Stephen Jay Gould (Le brevi di Valerio 186)

Alessandro Ottaviani
Stephen Jay Gould
Ediesse, 2012
Scienza

New York, 10 settembre 1941 – 20 maggio 2002. Consiglio di approfondire la conoscenza di Gould, uno dei grandi scienziati del Novecento, straordinario divulgatore scientifico. Famiglia laica (ebrea non osservante), padre stenografo marxista e madre artista di origini ungheresi, “graduato” nel 55, diplomato nel 58, buon corista e fanatico del baseball, laureato nel 63 in geologia, mogli e figli. Paleontologo per vocazione e professione, dal 71 teorizzò con Eldredge gli “equilibri punteggiati” (in alternativa al “gradualismo filetico”) per connettere evoluzione della biosfera, selezione naturale, speciazioni. Dal 73 ottenne la cattedra ad Harvard, formatore di tanti nuovi zoologi, biologi, scienziati, protagonista del dibattito culturale internazionale anche attraverso meravigliosi libri (alcuni tradotti in italiano). Il giovane filosofo della scienza Ottaviani ha scritto una chiara e utile biografia intellettuale con finestre di approfondimento, ottimo glossario, curata bibliografia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

A bon droit (Le brevi di Valerio 185)

Luciana Benotto
A bon droit. Il piacere della vendetta
La vita felice, 2017
Storico sentimentale

Milano e stato visconteo. 1380-1385. Gian Galeazzo Visconti (Pavia, 1351-Melegnano, 1402) fu detto Conte di Virtù dal nome di Vertus in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois (1348-1372). Fu scombussolato dalla morte di lei, poi di due dei quattro figli e del padre (1378). Il crudele zio Bernabò restava come uomo forte del casato, nel 1380 costrinse il mite accorto Gian Galeazzo a sposare la cugina sua figlia e qualche mese dopo fece uccidere Azzone, il maschio vivo del primo matrimonio. L’esperta insegnante alle superiori, giornalista di lunga data, lombarda d’acqua dolce Luciana Benotto narra in terza varia il conflitto latente e patente fra i due Visconti, il covare principesco della rivalsa del Conte con l’aiuto della madre Bianca di Savoia, il nuovo vero amore per Agnese Mantegazza. Ne vien fuori un garbato romanzo storico, A bon droit. Il piacere della vendetta, avventure e sentimenti di oltre sei secoli fa, documentato e avvincente.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Memoria (Le brevi di Valerio 184)

Pietro Ingrao
Memoria
Ediesse, 2017
Politica

Ha vissuto cent’anni Pietro Ingrao (Lenola, 30 marzo 1915 – Roma, 27 settembre 2015), è stato una gran bella persona. Il suo Archivio è conservato al CRS (presieduto da Maria Luisa Boccia) e raccoglie materiali politici e culturali di un lungo percorso di conoscenza e comunicazione letteraria. Nel 1998 aveva predisposto un testo autobiografico registrato poi come “Memorie di guerra” perché concentrato all’inizio sugli anni del conflitto (1939-1945), diffondendosi poi ben oltre. Viene pubblicato giustamente come Memoria, curato col consueto acume da Alberto Olivetti, che rielabora come postfazione (“Oltre i comunismi del Novecento”) scritti recenti su Ingrao. L’inedito è diviso in 16 capitoli e ruota intorno alle date cruciali personali e globali: il 1936 (lui fresco di liceo, la guerra civile in Spagna) e il 1956 (lui all’Unità, la scossa in URSS con il XX Congresso del PCUS e i carri armati a Budapest), per dipanarsi verso scelte di vita e curiosità intellettuali, eventi e arti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il vignaiolo universale (Le brevi di Valerio 183)

Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini
Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere
Marsilio, 2017
Enologia

Terroir, vigne, vitigni, vignaioli e vignaiole, vini, degustatori e degustatrici, qui e altrove. Da qualche migliaio d’anni e per sempre (forse). La milanese Fondazione Cologni opera da oltre un ventennio e la collana Marsilio “Mestieri d’Arte” giunge al decimo titolo: Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere, realizzato dai divulgatori enoici Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini e sapientemente illustrato da Paolo Rui (che però non beve). Si tratta di 33 brevi saggi critici su luoghi e tempi della cultura enologica artigianale con colte citazioni, inframezzati dalla riproduzione di 16 tele colorate di paesaggi, filari, cantine, recipienti, bicchieri, personaggi. Emergono le “funzioni” del vino: alimentare (contenuto proprio e da abbinare), sensoriale (in tutti i sensi), speculativa (diretta e indiretta), unica e universale, con un tramite e un ordire socialmente umani. Consuete introduzioni; in fondo un simpatico glossario eno-filosofico e spunti bibliografici.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

A tavola coi re (Le brevi di Valerio 182)

Francesca Sgorbati Bosi
A tavola coi re. La cucina ai tempi di Luigi XIV e Luigi XV
Sellerio, 2017

Francia. Seicento e Settecento del millennio scorso. La traduttrice e saggista Francesca Sgorbati Bosi (Cesena, 1958) continua a deliziarci su storia e cultura del XVIII° secolo, questa volta portandoci A tavola coi re. La cucina ai tempi di Luigi XIV e Luigi XV. Durante il regno del Re Sole la cucina iniziò ad assumere inaudita importanza, non più solo per la sopravvivenza, ma anche per la cultura dell’intera Francia, da esportare nel mondo, con successo per molti decenni a venire. I due regali periodi sono trattati separatamente, seguendo l’identica sequenza degli argomenti: gusto, salute, morale, scienza, polemiche; cosa-dove-quando-come si cucinava e mangiava; reggia casa (e fuori) tugurio; ricettari e libri enogastronomici; politica letteratura filosofia arte aneddoti; con adeguato spazio per le bevande (più o meno alcoliche) e soprattutto per quel vino che già da secoli svolgeva funzioni dietetiche, igieniche, curative e simboliche.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Delitto dietro le quinte (Le brevi di Valerio 181)

Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad
Delitto dietro le quinte
Fanucci, NeroItaliano, 2017

Macerata. Primi d’agosto, di questi tempi. Gabriella Lattanzi vive con il figlio Christian a Montanello, una piccola mitica contrada collinare sopra la frazione di Villa Potenza. Va a gettare il sacchetto giallo dell’indifferenziata nel grosso bidone metallico della spazzatura e inizia a urlare: dentro c’è il cadavere di una donna strangolata. Indagano il commissario Luca Bonaventura e l’ispettrice Francesca Gentilucci, ben assortiti. La vittima è Chiara Palmucci, 25enne danzatrice di talento a una settimana dal debutto nel Nabucco che deve inaugurare il Macerata Opera Festival.
I due scrittori marchigiani Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad narrano in terza varia un Delitto dietro le quinte, classico giallo a enigma scritto con garbo a quattro mani, prendendo spunto da un dramma realmente accaduto: il 4 luglio 2006 un marito separato (direttore artistico dello Sferisterio) tentò di uccidere la ex moglie, lasciandola poi infilata in un sacco nel cassonetto di quel quartiere.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

L’uomo di casa (Le brevi di Valerio 180)

Romano De Marco
L’uomo di casa
Piemme, 2017

1979 e oggi. Virginia, USA. A Richmond erano stati rapiti e uccisi sei piccolissimi bambini. La giovane detective afroamericana Gina Cardena aveva indagato sei mesi, senza successo, prima di dimettersi dalla polizia. Ora la logopedista Sandra Morrison scopre che il marito Alan Sandford, trovato sgozzato in un parcheggio con i pantaloni calati mentre lei e la figlia adolescente Devon aspettavano a cena nella loro casa di Vienna, era ossessionato da quell’irrisolta vicenda e conosceva Gina. Passato e presente si accavallano, tempi pericolosi per Sandra: chi era veramente Alan?
Romano De Marco (Francavilla al Mare, 1965) è un professionista della sicurezza integrata (persone, valori, dati) negli istituti di credito, e da quasi dieci anni si cimenta con successo e fantasia nel giallo e nel noir. L’uomo di casa è il suo ultimo romanzo, finalista allo Scerbanenco 2017, in terza varia al presente; talora in prima Sandra e, a brevi tratti, in corsivo e prima, chi sa.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Lissy (Le brevi di Valerio 179)

Luca D’Andrea
Lissy
Einaudi, 2017

Inverno 1974. Sud Tirolo. La bella 22enne Marlene Taufer in Wegener, occhi blu malinconia, affascinante neo accanto alle labbra, sta derubando la cassaforte nella villa del 42enne marito Robert, potente crudele boss della zona, capo della malavita, ormai legato al temibile segreto Consorzio. Lo ha tradito pensando a Klaus, nonostante fosse pedinata ovunque. Prende gli zaffiri, ha l’inseparabile vecchio libro dei fratelli Grimm e fugge con la Fiat 130 avuta in regalo. Acquista una Mercedes W114 dallo sfasciacarrozze, però sbanda e vola fra gli alberi nella scarpata innevata. L’uomo di fede Simon Keller l’estrae viva dall’auto, la porta al secolare maso dove accudisce maiali; pulisce e ricuce le ferite, la cura con infuso di papavero; la nasconde all’ira funesta del marito che la cerca ovunque, con rabbia malvagia, con uomini di fiducia. Seconda buona prova per Luca D’Andrea (Bolzano, 1979), Lissy, in terza varia su fuggitivi e cacciatori, di ogni risma, Premio Scerbanenco 2017.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

È stato breve il nostro lungo viaggio (Le brevi di Valerio 178)

Elena Mearini
È stato breve il nostro lungo viaggio
Cairo Editore, 2017

6 aprile – 6 maggio 2016. Milano. Il 50enne Cesare Forti si racconta. Spalle larghe, corpo asciutto, barba accennata, capelli fluttuanti, ottima confezione per un guru dell’industria chimica (fluidificanti, acceleranti, antischiuma, battericidi), ricco e potente, ha una famiglia felice. La splendida misurata moglie Margherita e la figlia Maya (in vista della prima comunione) lo amano, riamate, è perfetto anche con loro. Da sei mesi ogni venerdì incontra Alma (un’interprete di arabo), pelle ambrata e capelli corvini; è la sua smagliatura di passione, il punto di rottura. Lei arbitra la partita. Un pomeriggio s’infrattano, lei lo provoca, muore, la seppellisce alla meglio. Qualcuno lo ha visto? Proprio bello il nuovo romanzo a tinte noir dell’ottima sensibile scrittrice Elena Mearini (1978), È stato breve il nostro lungo viaggio, finalista allo Scerbanenco 2017, in prima, quasi sempre lui, a tratti in corsivo una lei diversa da quel che crede, i dialoghi come flusso di frasi narrate.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Un fitto mistero. Immagini e storie del crimine (Le brevi di Valerio 177)

Giancarlo De Cataldo
Un fitto mistero. Immagini e storie del crimine
Contrasto, 2017

Gli ultimi 150 anni, circa. Cronaca nera e narrazione poliziesca. L’ottimo giudice, scrittore e sceneggiatore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) consegna ad accurate stampe Un fitto mistero. Immagini e storie del crimine, brevi saggi e grandi illustrazioni su memorabili delitti. L’introduzione ragiona sulle domande-chiave dietro i casi emblematici, mettendo in parallelo, dalla metà dell’Ottocento, supplementi feuilleton dei giornali della domenica e nascita del romanzo da noi poi chiamato “giallo”. Seguono 25 storie (in larga parte già pubblicate da quotidiani o settimanali), italiane o americane, distinte in sette sezioni (famiglia, complotti, mafia, affari, politica, mostri, luci rosse), perlopiù di vicende famose, spunto di riflessioni su fatti, tecniche, mode, stereotipi, logiche lombrosiane, segreti, false emergenze, con un ricchissimo apparato di coevi foto e disegni. L’epilogo è lungo la via Gradoli di oggi. Scritto benissimo, stimolante, godibile (se così si può dire).

(Recensione di Valerio Calzolaio)