Elogio delle frontiere (Le brevi di Valerio 209)

Régis Debray
Elogio delle frontiere
Add, 2012 (orig. 2010)
Traduzione e postfazione di Gian Luca Favetto
Geopolitica

1991-2010. 27.000 km di nuove frontiere. Il futuro resterà loro, disse controcorrente il noto intellettuale francese Régis Debray (Parigi, 1940) in una conferenza del 2010 a Tokio. La frontiera è “un’assurdità necessaria e inevitabile”, inutile illudersi di poterne fare a meno. Il testo erudito e stimolante (per quanto provocatorio e talora discutibile) fu pubblicato in volume come Elogio delle frontiere: visto che non si poteva (almeno dal neolitico), può e potrà eliminare “frontiere” tanto vale approfondire perché ed evitarne significati e funzioni di definitiva separazione fra umani sapienti.
Opportunamente l’autore segnala che le barriere naturali diventano “frontiera” attraverso un atto di registrazione solenne, serve il diritto, sia interno che internazionale. E riconoscerla significa conoscere pure chi sta di fronte. Anche per chi difende diritti universali e intende la priorità degli equilibri ecologici non può prescindere dall’affrontare gli argomenti illustrati.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La voce del crimine (Le brevi di Valerio 208)

Ed McBain
La voce del crimine
Einaudi, 2018 (orig. 1973, Let’s Hear It for the Deaf Man)
Traduzione di Andreina Negretti
Giallo

Isola. Aprile. I casi criminali sono già tanti in quel quartiere e cominciano ad arrivare pure telefonate e lettere anonime attribuibili a un antipatico conoscente che ci riprova. Il Sordo è un inafferrabile cattivo seriale, alto e bello, invia a Carella buste con fotocopie di foto (riprodotte nel libro), prepara un misfatto, probabilmente una rapina.
Evan Hunter sapeva bene di voler dar vita a una innovativa serie poliziesca, fece un contratto per più romanzi e adottò lo pseudonimo di Ed McBain. Dopo 4 anni (e 11 romanzi) sull’87° Distretto, nel 1960 individuò il personaggio “contro”, l’avversario dei buoni (più o meno). Piani astutissimi, rompicapo irridenti, una virgola che alla fine non va, loro che sventano qualcosa, lui che riesce a fuggire (spesso lasciando sul campo complici morti o arrestati). Tutto magnificamente narrato con stile dilettevole anche in La voce del crimine, 26°romanzo della serie, 3° col Sordo. E 4° riedito ora da Einaudi con nuovo titolo. Alta letteratura.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Putin segreto (Le brevi di Valerio 207)

Vladimir Fédorovski
Putin segreto
Edizioni del Capricorno, 2018 (orig. ed. fr. Poutine, l’itineraire secret, 2014)
Traduzione di Barbara Sancin
Storia e politica

Russia e Urss. Putin è stato rieletto nel marzo 2018. Dopo Gorbaciov (1985-1991), dopo la fine dell’URSS, dopo Eltsin (1991-2000), in Russia e nella grande zona d’influenza russa il capo è lui da vent’anni e forse molto ancora.
Vladimir Fédorovski (Mosca, 1950) è stato un diplomatico sovietico (nella perestroika) e vive da tempo in Francia, avendo confermato lì doti di narrazione geopolitica. Il suo recente saggio Putin segreto non è una vera e propria biografia, l’autore ha conosciuto il leader russo, ricostruisce infanzia (a Leningrado) famiglia studi interessi carriera, intrecciando informazioni e contesto. L’idea è che Putin riabiliti i retaggi storici, russo zarista (di oltre due secoli) e sovietico stalinista (di oltre settanta anni), valendosi della polizia segreta (come nei regimi totalitari), il KGB, e del controllo dell’informazione. Ne vien fuori un dettagliato realistico resoconto diplomatico (con note bio dei personaggi, cronologia e bibliografia finali).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Leningrado (Le brevi di Valerio 206)

Giuseppe Tornatore e Massimo De Rita
Leningrado
Sellerio, 2018
Cinema

Italia e Russia. 2001-2004. All’inizio degli ’80 si parlò spesso del film che il grande Sergio Leone avrebbe voluto trarre da un volume sui 900 giorni dell’assedio di Leningrado (attenzione, non Stalingrado). Si incuriosì anche il giovane bravo regista Giuseppe Tornatore (Bagheria, 1956). Il progetto rimase incompiuto fin quando Leone morì nel 1989. A sorpresa, nel 1994 il produttore Grimaldi propose a Tornatore di riprendere in mano l’idea di Leone. L’ormai famoso regista ci rifletté e, per due volte, spiegò motivatamente perché non se la sentiva. Dopo vari altri anni e intrecci, nel 2001 iniziò a visitare San Pietroburgo per realizzare il film e nel 2004 terminò la sceneggiatura insieme a Massimo De Rita (1934-2013). Il film non è stato mai girato, ma ora Leningrado spiega chiaramente tutta la vicenda (Tornatore) e presenta la bella sceneggiatura ultimata (a quattro mani). Molto interessante, anche sul piano della storia, della musica (era là pure Šostakovič) e del mercato.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

L’uomo dei dubbi (Le brevi di Valerio 205)

Ed McBain
L’uomo dei dubbi
Einaudi, 2018 (orig. 1964 “He Who Hesitates”, prima edizione Mondadori 1967)
Traduzione di Andreina Negretti
Giallo

Isola. 13 febbraio 1964. Roger Broome, grande e grosso 27enne, artigiano del legno su a Carey (vicino Huddleston), dove vive solo con la madre, ha affittato una stanza alla vigilia di San Valentino, è in procinto di andare al distretto di polizia più vicino, deve segnalare un crimine, però è incerto. E lo resterà a lungo, mentre l’attività degli agenti dell’87° è sfocata sullo sfondo.
L’uomo dei dubbi è il diciannovesimo romanzo della serie iniziata nel 1956, il primo davvero diverso nello svolgimento, una riuscita creativa sperimentazione narrata in terza con “una trama senza trama, una collocazione temporale claustrofobica”, come illustra Maurizio de Giovanni nella prefazione. Einaudi ha saggiamente deciso di ripubblicare qualche gran McBain, che, nato Salvatore Lombino, si chiamò Evan Hunter (1926-2005) e scelse uno pseudonimo per le serie dei gialli conosciuti in tutto il mondo. C’è un nuovo titolo (richiama l’originale) ma la stessa traduzione delle precedenti edizioni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il caso Moro (Le brevi di Valerio 204)

Gianni Oliva
Il caso Moro. La battaglia persa di una guerra vinta
Edizioni del Capricorno, 2018
Storia

Roma. 16 marzo-9 maggio 1978, quaranta anni fa. Le Br rapiscono il Presidente della Dc in via Fani, dopo meno di due mesi lo uccidono e fanno ritrovare il cadavere in una piccola strada fra le sedi del Pci e della Dc. Si sa chi ha commesso l’orrendo crimine ed è unanime la motivata convinzione che abbia cambiato radicalmente la storia politica italiana. Non tutto è certo nella ricostruzione, vi sono stati depistaggi durante e dopo, restano alcuni dubbi e misteri, addirittura nella legislatura appena terminata è stata istituita di nuovo una commissione parlamentare d’inchiesta. Comunque, una regia esterna e un complotto istituzionale non hanno mai trovato effettivo riscontro.
Lo studioso torinese Gianni Oliva riassume in Il caso Moro materiali e informazioni sulla vicenda, partendo dallo stesso Moro (1916-1978) e dal periodo dell’unità nazionale Dc-Pci (1976-1978), con ricco apparato iconografico e stile “Bignami”: ecco un manuale utile di nozioni essenziali e condensate!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Una variazione di Kafka (Le brevi di Valerio 203)

Adriano Sofri
Una variazione di Kafka
Sellerio, 2018
Letteratura

Praga. 1912. Franz Kafka scrive “Die Verwandlung”, pubblicato poi nel 1915 da una rivista letteraria di Lipsia. “La metamorfosi” parla di un ambulante che si sveglia dal sonno e si trova trasformato in un animale mostruoso, un orrido parassita. Adriano Sofri (Trieste, 1942) lo rilegge qualche anno fa, ben tradotto, con il testo tedesco a fronte. All’inizio della seconda parte trova che a Straβenlampen corrisponde tramvia, ma “come si fa a prendere un tram per un lampione”? Così inizia il suo ultimo saggio, Una variazione di Kafka. Sofri è andato a verificare le notizie sull’originale, intrecci e nessi del tedesco, le opzioni di vari traduttori in italiano e altre lingue, il contesto letterario del grande Kafka (1883-1924), senso e dinamiche (pure tipografiche ed editoriali) del racconto, insomma ogni possibile ragione di quello che non sembra un “errore” ma la conseguenza di possibili casi o scelte. Ne vien fuori un testo acuto con oltre cinquanta pagine di accurate note.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il grande giorno (Le brevi di Valerio 202)

Jack Ritchie
Il grande giorno
Marcos y Marcos, 2018
Traduzione di Sandro Ossola e Claudia Tarolo
Noir

Wisconsin, Usa. John George Reitci (1922-1983) è famoso per i racconti di genere hard-boiled e fantascienza, perlopiù firmati come Jack Ritchie. Ne ha pubblicati oltre 500 mentre l’unico romanzo (completato poco prima dell’infarto) fu pubblicato postumo nel 1987. Le sue storie, ammirate molto anche da colleghi grandi scrittori e registi, hanno avuto innumerevoli adattamenti televisivi e cinematografici. I racconti sono mirabili per l’eleganza della sintesi, lo schizzo dei caratteri, la relatività del cinismo, uno stile inconfondibile. La raccolta Il grande giorno ne contiene quattordici e riprende il titolo di uno, The Big Day, fra i più brevi (nessun racconto è veramente lungo): l’esordio settembrino di un ragazzo davanti a quarantaduemila persone sugli spalti per una partita della stagione di baseball, big league. Incipit deliziosi, chiusure fulminanti (anche quando non sono noir).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La scomparsa di Patò (Le brevi di Valerio 201)

Andrea Camilleri
La scomparsa di Patò
Sellerio, 2018 (prima edizione Mondadori 2000)
Reportage giallo

Vigàta. Marzo 1890. Il ragioniere Antonio Patò, nipote del senatore Pecoraro, scompare dentro una botola posta sul palco del cortile padronale di un nobile palazzo, mentre recita la parte di Giuda in una sacra rappresentazione del Venerdì santo. Possiamo ricostruire indagini e ipotesi, insomma cosa davvero accadde, attraverso i giornali locali dell’epoca (come “L’Araldo di Montelusa”), informative al Questore, al Maresciallo dei Carabinieri e al Prefetto, scritte murali e avvisi pubblici, lettere ufficiali (di sottosegretari, astronomi, archeologi) o anonime, verbali d’interrogatorio, planimetrie, carteggi fra potenti. Raccolse il dossier, un faldone di documenti qui fedelmente riprodotti, un autore della seconda metà dell’Ottocento, omonimo del grande scrittore contemporaneo Andrea Camilleri, che goduria! Sellerio ripubblica lo spassoso romanzo di (eccelsa) fantasia, ispirato dalla frase di un romanzo di Sciascia relativa alla (proverbiale) “Scomparsa di Patò”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La situazione dei diritti umani nel mondo (Le brevi di Valerio 200)

Amnesty International
La situazione dei diritti umani nel mondo. Rapporto 2017-2018
Infinito edizioni, 2018
Traduzione dall’inglese: Anna Ongaro e Patrizia Carrera
Diritto

Il mondo. Ieri e oggi. Amnesty International è un movimento democratico (fondato nel 1961) di 7 milioni di persone (73.184 soci e sostenitori in Italia) che partecipano a campagne per convivere tutti sul pianeta, godendo tutti degli stessi diritti umani. Prende spunto dalla Dichiarazione Universale (siamo nell’anno del 70° anniversario) e da altri standard internazionali sui diritti umani, viene sovvenzionata da soci e specifiche donazioni, comunque indipendente da qualsiasi governo, ideologia politica, interesse economico o credo religioso. L’ultimo rapporto documenta la situazione in 159 stati durante il 2017, descritta per gruppi geografici, paese per paese dell’Africa subsahariana, delle Americhe, di Asia e Pacifico, di Europa e Asia centrale, di Medio Oriente e Africa del Nord. Si sintetizzano fra l’altro il contesto, le principali violazioni, lo stato di alcune libertà (riunione, associazione, espressione) e comunità (prigionieri, rifugiati), l’esistenza di conflitti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)