Le varie di Valerio/38: L’ultima bambina d’Europa

Francesco Aloe
L’ultima bambina d’Europa
Alter Ego, 2017
Avventura, Climate Fiction

Da Nord a Sud, Italia meridionale. Non molti anni dopo ora. Qualcosa è accaduto là fuori, nel nostro continente. In poco tempo un intenso cambiamento climatico ha trasformato l’Europa rendendola invivibile: troppo fredda, ampiamente ghiacciata, lambita da un mare radioattivo, scossa da terremoti ed eruzioni continui, da venti piogge incendi nebbie in siti inconsueti. Città e strade sono stati abbandonati, non funzionano mezzi di trasporto, tutto risulta divelto e deserto, l’unica alternativa sembra sia riuscire a fuggire in Africa, senza bagagli e trovando oro o pietre per pagare il trasbordo agli scafisti. Ma i sopravvissuti sono pochissimi, si riesce solo a camminare verso sud, cercando acqua e residui di cibo nel dissesto generale, con il rischio dei predoni e dei “soldati” del Reggimento Verde. Da qualche mese una famigliola sta costeggiando l’Adriatico, ora si trovano fra Puglia e Basilicata, ormai è autunno e tentano comunque di spostarsi a piedi verso la Calabria, lo stretto, la Sicilia, in tutto dovrebbero fare ottocento chilometri. Sono un uomo con la barba, una moglie vegetariana incinta (ormai circa al sesto mese) e la loro figlia bionda di 8 anni, Sofia, magri sfiniti sporchi acciaccati. Ricchi solo dei ricordi di tempi felici (il concepimento era avvenuto subito dopo la fuga, in una notte di stelle cadenti, sulle rive del lago di Suviana nell’Appennino bolognese) incontrano altri profughi, killer, tanti morti isolati o in fosse comuni. Continuano a scappare, a ripararsi in qualche modo, a marciare. Sarà dura.
Il giovane promettente direttore editoriale Francesco Aloe (Catanzaro, 1982), già autore di buoni romanzi, si cimenta con un genere spesso chiamato Climate Fiction. La sostanza del cambiamento climatico descritto è improbabile a breve e medio termine, a Nord tende a diventare più caldo. Vero è che, una volta innescato il riscaldamento globale (di origine antropica), si susseguiranno sempre più eventi meteorologici estremi, dinamiche non cicliche, svolte inattese e repentine, effetti imprevedibili. E lo scenario proposto dal libro sarebbe un’apocalisse straordinaria e terribile per noi, ma è da decenni l’apocalisse ordinaria e terribile di milioni di persone in fuga dai cambiamenti climatici dell’Africa subsahariana e di altri parti del mondo. Basterebbe ascoltare o leggere i loro drammatici racconti (quando sopravvivono)! Dovremmo pensare a ogni ragazzino e a ogni nucleo familiare che arriva dall’Africa come se domani fossimo noi costretti a salvare altrove L’ultima bambina d’Europa (da cui il titolo): gli sconvolgimenti sociali ed emotivi, i pericoli e gli orrori di un viaggio senza niente dietro (né beni né abitudini), il futuro del tutto incerto e i desideri da affidare al vento. Ci sono ragioni e sentimenti nella toccante narrazione, in terza fissa sul padre. Il rum ha un odore pungente, è un piacere da dimenticare, meglio barattarlo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

 

La Debicke e… La ragazza sbagliata

La ragazza sbagliata
di Giampaolo Simi
Sellerio, 2017

Ho letto La ragazza sbagliata solo ora – prima non ero in Italia – e la spinta, anche se non ce n’era bisogno, me l’ha data l’essermi trovata al tavolo accanto a Giampaolo Simi durante la presentazione finale di I Sapori del giallo, la manifestazione culturale (con prosciutto e tortelloni a contorno) felicemente proposta da ben quattordici anni da Gigi Notari a Langhirano. Ed è stato un vero piacere.
Ci sono autori che meriterebbero un posto in prima pagina: lui, il viareggino Giampaolo Simi, che da anni pubblica silenziosamente con le maggiori case editrici, chissà perché non è osannato da un certo tipo di critica che fa “punteggio intellettuale”. E invece Simi a mio avviso dovrebbe stare sullo stesso piano dei nostri top Lucarelli, Camilleri, de Giovanni, eccetera, eccetera. Simi si è meritatamente guadagnato giusta fama in Francia con Gallimard e anche in Italia con il premio Scerbanenco 2015, ma rimane immeritatamente relegato nelle seconde file. Sarà perché fa parte di quella stretta cerchia di autori che non si possono inquadrare in un qualche genere? Sarà perché, come ammette francamente, non fa serial?
Di lui ho letto molto, mi piace e gli invidio la straordinaria facilità di scrittura, l’uso accorto della lingua e la bravura di saper raccontare storie sempre diverse e originali. La ragazza sbagliata infatti è un romanzo molto indovinato.
Il protagonista e io narrante è Dario Corbo, giornalista quarantenne disoccupato che si trova a ricostruire l’efferato omicidio di Irene Calamai, diciottenne studentessa modello, un esempio per i compagni e una perla rara per i genitori. Uccisa, torturata e abbandonata in un dirupo sulle colline della Versilia, ventitré anni prima (nel 1993). Del delitto era stata accusata una bella ragazza ventenne, Nora, figlia del celebre scultore inglese Thomas Beckford, proprietario di una grande villa nella zona. Una vicenda giudiziaria durata ben cinque anni che, dopo un’iniziale assoluzione, aveva portato a una definitiva condanna. Su Nora Beckford si era indagato, scavando e infierendo su ogni sua debolezza: il carattere, l’uso di droghe, la passione, la gelosia, per poi crocefiggerla. Dario Corbo, allora giovane redattore di cronaca nera per la redazione viareggina, era stato tra i più accaniti colpevolisti. È naturale che, quando la Beckford torna alla ribalta, fuori dalla prigione e nuovamente sul luogo del delitto, un editore gli solleciti un libro sul caso, una specie di autofiction il cui sostanzioso anticipo offerto lo tirerebbe fuori dai guai. Ma quando Corbo, con la complicità di una grintosa piemme, arriva a rileggere la documentazione completa del delitto Calamai, inizia a dubitare delle certezze del passato e a scandagliare altri aspetti di un crimine che potrebbe rivelarsi un Giano bifronte.
Ma sarà soprattutto l’occasionale impatto/incontro con Nora Beckford (Corbo nel buio rischia di travolgerla con la macchina) che lo spingerà a ripercorrere particolari trascurati, a scegliere nuove piste che lo porteranno a inimmaginabili scoperte e a un possibile inquietante scenario. Chi era Nora? Chi è ora Nora? Perché non riesce a ricordare qualcosa, almeno un particolare, un barlume del suo feroce delitto? Cosa succedeva allora intorno a lei? Presto, più della possibile soluzione di un delitto, sarà l’angoscioso mistero che grava sulla donna ad attrarre irresistibilmente Dario Corbo.

Intensa, coinvolgente, commovente ricostruzione psicologica dei personaggi. Uno splendido e inatteso finale per un libro da leggere! Assolutamente.

Le brevi di Valerio/155: La notte della rabbia

Autore Roberto Riccardi
Titolo La notte della rabbia
Editore Einaudi
Anno 2017

Roma. Maggio 1974. Una colonna delle Sap (Squadre d’Azione Proletaria) uccide il giovane di scorta e rapisce il professor Claudio Marcelli, autore della proposta di riforma della legge penale, nominabile presto ministro dell’Interno. Il colonnello dei Carabinieri Leone Ascoli, ostinatamente rispettoso della legalità, indaga con acume, nonostante manovre e intralci dei servizi non solo italiani e non solo occidentali, bastoni fra le ruote interni e istituzionali, pericoli e lutti. Due anni prima aveva arrestato il capo del gruppo eversivo, ora ne chiedono la liberazione immediata. Trova aiuto nell’amico giudice Tramontano e nell’interessante scrittrice Luisa Rivelli, testimone dell’attentato, proprio quando il vecchio partigiano Bepi (che gli aveva salvato la vita ad Auschwitz) rintraccia un aguzzino e gli chiede di intervenire. Nel nuovo romanzo La notte della rabbia l’ufficiale dell’Arma Roberto Riccardi (Bari, 1966) racconta con dettaglio competente gli anni di piombo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/122: Non lasciare la mia mano

Michel Bussi
Non lasciare la mia mano
e/o, 2017
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Giallo Hard-boiled

Francia, Saint-Gilles-les-Bains, Isola della Réunion. 29 marzo – 1 aprile 2013. Josapha Sofa Bellion ha sei anni, disincantata figlia di Liane e Martial, capelli biondi e occhi azzurri, adorabile peste, intelligente appassionata volitiva. Liane Armati, bibliotecaria a mezzo tempo, è la più bella donna dell’hotel, bionda, lattiginosa, lentigginosa, esile, allegra, di classe. Martial aveva già vissuto sull’isola, ora è custode di palestra in un piccolo comune della regione parigina, muscoloso e abbronzato, sono sposati da cinque anni. Sofa sta facendo la smorfiosa coi braccioli in piscina quando la madre svanisce. Era salita un attimo in camera, il padre l’aveva raggiunta, un’ora dopo lui affranto ne dichiara la scomparsa, nella stanza manca un coltello e sono evidenti gli schizzi di sangue. Poche ore dopo i primi interrogatori, quando vari indizi convergono sulla colpevolezza del marito che sta per essere arrestato pur non essendo stato rinvenuto il cadavere, anche papà e figlia scappano e riescono a non farsi più trovare. Li braccano ovunque con perquisizioni e posti di blocco, all’inizio sotto la guida della locale giovane comandante della brigata di gendarmeria, Aja Purvi, meticcia zarabe (padre di origine indiana e religione musulmana) e creola, lunghi capelli neri e occhi a mandorla, laureata in Giurisprudenza a Parigi, sposata con il perfetto maestro Tom, due figlie, piccola nervosa ambiziosa tenace, coadiuvata dall’irregolare vecchietto sottotenente Christos innamorato della curiosa arrapante Imelda. Vari muoiono, la matassa risulterà dolorosa e difficile da sbrogliare.

Il professore di geografia all’università di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese Michel Bussi (Louviers, 1965) continua a scrivere ottimi gialli senza protagonisti seriali in ecosistemi sempre molto biodiversi e originali. Grande oltre 2.500 chilometri quadrati con quasi un milione di abitanti (5 deputati all’Assemblea Nazionale), la frastagliata isola tropicale Réunion fa parte dell’arcipelago delle Mascarene nell’Oceano Indiano, dipartimento francese d’oltremare a est del Madagascar non lontano da Mauritius, una meraviglia per le vacanze, piena di turisti soprattutto durante la settimana di Pasqua. Immigrazioni plurime e diacroniche ne hanno fatto un guazzabuglio etnico, attira godurioso turismo per il vulcano e i 207 chilometri di costa, le foreste tropicali e le barriere coralline. Vi si svolge un’accorata caccia all’uomo di 50 ore e verrebbe voglia di visitare ognuno dei centri urbani e dei siti naturali citati. La narrazione è in terza varia al presente, emerge la sensibilità evoluzionistica dell’autore, sia quando parla delle specie animali presenti più o meno estinte (come il tenrec o il papangue, il tec-tec, il dodo), sia quando usa termini e modi di dire del posto. Il titolo (anche francese) fa riferimento alle paure della bambina (per suggestione o rischio pratico), che si rivolge accoratamente al papà (talora in prima), pur non sapendo se abbia davvero già ucciso la mamma. Frequenti i richiami normanni e Monet non manca mai! Vino di Cilaos e rum alla nespola giapponese (anche lo Charrette andrebbe benissimo).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le varie di Valerio/37: Le 10 mappe che spiegano il mondo

Tim Marshall
Le 10 mappe che spiegano il mondo
Garzanti, 2017
Traduzione di Roberto Merlini
(orig. 2015 Prisoners of Geography)
Scienza Storia Politica (geopolitica)

Pianeta Terra. Ieri oggi domani. Da sempre l’ambiente fisico e il contesto geografico condizionano scelte e sentimenti, le dinamiche storiche individuali e collettive. Fiumi e montagne, deserti e mari, ciclo delle acque e clima hanno influenzato vicenda politica e sviluppo sociale dei popoli, guerre e poteri del passato e del presente. Tutto ciò è noto come “geopolitica”, il rapporto tra fattori geografici e relazioni internazionali. Eppure spesso i confini degli Stati non sono stati tracciati tenendone conto, sia per la violenza esterna di singoli invasori “a prescindere” sia per l’artificiosità di linee imposte da potenze coloniali oltretutto “ignoranti”. La geografia e la storia dello sviluppo delle nazioni risultano cruciali per capire il mondo come è oggi e come potrebbe configurarsi in futuro. Partiamo da dieci mappe, interconnesse, il cui insieme fa l’atlante globale (o quasi): Russia, Cina, Stati Uniti, Europa occidentale, Africa, Medio Oriente, India e Pakistan, Corea e Giappone, America latina, Artide. Si comincia dal paese più grande (oltre 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari) la cui profondità strategica senza montagne a occidente (una pianura dalla Francia agli Urali ha reso possibili svariate invasioni) e senza porti su acque temperate (la mancanza di accesso alle rotte commerciali più importanti ha imposto costi e compromessi) ha inevitabilmente finito per prevalere sull’ideologia di chi ha guidato il paese, zarista o comunista o neocapitalista. La geografia è sempre stata una “prigione” da cui gruppi umani e leader istituzionali hanno spesso faticato a evadere. Tutti i problemi e i conflitti quotidiani non ne prescindono. Per ora è inutile illudersi troppo sui diritti umani e sui valori occidentali.

Il bravissimo colto giornalista e analista inglese Timothy John Tim Marshall (1959) ha scritto un libro prezioso per orientarsi fra le “notizie” internazionali di questi anni con lungimiranza sana e spirito critico, verso quanto è già accaduto, quanto leggiamo e vediamo di giorno in giorno e quanto probabilmente accadrà. Il volume contiene oltre una 15ina di mappe in bianco e nero che combinano barriere fisiche e statuali, all’inizio dei capitoli e qualche volta anche dentro, oltre a una finale discreta bibliografia essenziale. La narrazione è accurata, piena di spunti (pure terminologici e culturali), briosa e competente, con riferimenti trasversali in ognuno dei dieci capitoli a caratteristiche geografiche (e abitabilità degli spazi), storia moderna e contemporanea, confini sui quattro lati, demografie e migrazioni antiche recenti prevedibili. Si arriva infine al Mar Glaciale Artico (14 milioni di chilometri quadrati), scosso da cambiamenti climatici che lo renderanno crocevia migratorio per nuove rotte e patrimonio energetico pericolosamente sfruttabile, forse in modo più condiviso. L’autore ci induce a riflettere meglio sulla discutibile presunzione d’onnipotenza (anche tecnologica) degli umani sapienti ed è cosa buona e giusta: gli ecosistemi sono variabili indipendenti e permanenti. Marshall raggiunge il suo obiettivo, pur se non tutte le scienze sono tenute in debito conto: di biologia e fisica poco si parla, si allude solo vagamente all’evoluzionismo e ad alcuni importanti aspetti dell’ecologia (le relazioni fra specie, i relativi equilibrio e resilienza, i limiti planetari ora raggiunti o sfiorati), sono rari i cenni alla storia prima dell’imporsi delle potenze navali, le mappe sono funzionali ma “povere” e non all’altezza della trattazione scritta. Da leggere e meditare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Dammi tutto il tuo male

Dammi tutto il tuo male
di Matteo Ferrario
HarperCollins, 2017

Dopo la scomparsa della sua compagna Barbara, Andrea è un padre single e adora la piccola Viola, nata dall’unione con la donna. Ogni tanto la sera, quando tutti i rumori intorno si attutiscono e sul prato di casa cala l’oscurità e si potrebbero vedere le lucciole, Viola, quasi sei anni, attende silenziosa abbracciata strettamente a suo padre sotto la veranda. Spera di vedere le lucciole, ma spera anche nel ritorno di sua madre Barbara. Solo suo padre sa e teme che la sua sia una vana attesa.
Andrea ha quarant’anni ed è un uomo dalla vita normale. Fa il bibliotecario, gli piace e, da quando Barbara è scomparsa, cresce da solo e con amore sua figlia. Ma Andrea è anche un assassino e l’autore ce lo anticipa, con una sincera confessione del protagonista e io narrante, fin dalle prime pagine.
Barbara e Andrea si erano conosciuti a un esclusivo party milanese, dato dal miglior amico di Andrea e, da quel momento, erano diventati inseparabili. Barbara, con la sua attività di tatuatrice, eroina iconica con un paio di ali – una di farfalla e una di pipistrello – incise sulle scapole, una ragazza dalla bellezza un po’ androgina, stravagante, talvolta schiva ma decisa, aveva creduto di trovare in Andrea l’unica persona al mondo che potesse salvarla. Ma salvarla da cosa? E perché si è praticamente volatilizzata poco dopo la nascita di Viola? La minuziosa opera per riallacciare i tanti fili del passato si alterna alla vita di apparente e protettiva normalità quotidiana di Andrea e Viola. Ci sono gli inviti dagli amici, le gite al mare, i cartoni animati, le feste, la scuola.

Il rapporto fra Andrea e la figlia, che deve proteggere a ogni costo, potrebbe essere il fulcro del romanzo, che però è anche una bella e sofferta storia d’amore fra il protagonista e la misteriosa Barbara, scomparsa dopo aver percorso un brevissimo tratto di vita con Andrea e Viola, e la incredibile cronaca di un omicidio, commesso da Andrea per amore. Andrea è l’unico a conoscere la verità. Una verità oscura e inconfessabile, nascosta in una fitta boscaglia fatta di troppo silenzio, omertà e dolore. Andrea ha ucciso, ma non è pentito. Perché si può uccidere per odio. Però a volte, si può anche uccidere per amore. E infatti Andrea Bertone, fino ad allora incapace di fare del male a chiunque, ha accettato di sfidare l’inferno pur di salvare sua figlia.
La difficoltà di trovare certe risposte si trasmette nettamente. E si allarga a macchia d’olio. Se si pensa all’infanzia: i bambini capiscono l’infelicità e la solitudine degli adulti? Perché il bisogno di essere amati dai propri genitori è così forte da far persino dimenticare certi torti? Ma soprattutto si può essere un buon padre anche senza dire tutta la verità ai figli?
Nell’animo di Andrea si susseguono dubbi, problematiche irrisolte, fatti tragici, fino a giungere al finale, decisamente poco scontato, in cui tutta la storia troverà il suo epilogo, tanto che la necessità di scoprire come e perché un padre possa diventare un assassino garantisce la suspense fino alla fine.
Un romanzo intenso che Ferrario riesce, con raro buon gusto e raffinatezza, a mantenere in equilibrio fra tenerezza, sentimento e mistero, senza mai guastare la suspense.
Da leggere.

Le brevi di Valerio/154: La sfida di New York

Autore Elio Menzione
Titolo La sfida di New York
Editore Rubbettino
Anno 2017

New York. 1993-1998. Elio Menzione (Alassio, 1949) è oggi un ambasciatore in pensione. Iniziò la carriera diplomatica nel 1975 e, dopo sedi asiatiche e sudamericane, operò alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite dal 1991 al 1996. Qui contribuì in modo determinante al primo tentativo di riforma (1993-1998) del Consiglio di Sicurezza, successivo alla fine della guerra fredda. Giappone e Germania elaborarono una strategia per passare da 5 a 7 membri permanenti, ottenendo un certo sostegno da Usa, Francia, Gran Bretagna. Promossa dall’ambasciatore Fulci, per difendere l’interesse nazionale, mantenere aperta la strada al seggio europeo e non aggravare il deficit di democrazia Onu, l’Italia sostenne una diversa strategia. Non prevalse ma impose una diga procedurale che da quasi vent’anni ancora vale. Oggi Elio Menzione, con competenza, garbo e ricco apparato documentale, racconta tutto ne La sfida di New York, avvincente e interessante reportage storico.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/121: I signori della cenere

Tersite Rossi
I signori della cenere
Pendragon, 2016
Noir Hard-boiled (narrativa d’inchiesta)

New York e Creta (fra l’altro). 2006-2008 (e molto prima). Lorenzo Rettura, nato a Settebagni nel 1968, padre postino e madre casalinga, liceo linguistico e Lettere Moderne, molto amante di Bukowski, scommesse, ozio e avventure di una notte, nell’estate 1993 durante il classico road-trip negli Usa conosce un trader di Wall Street, fanno amicizia e inizia a far carriera, diventando presto asso del trading e cocainomane. Dopo l’11 settembre l’amico si suicida, la psicanalista gli spiega che ha una personalità dipendente, diventa più ricco e potente, sempre più dipendente da borsa, droga, violenza, prostitute. Visti il parco clienti e i successi finanziari è quasi l’unico cui viene concesso di non adeguarsi al modello “banca e famiglia” (serietà, austerità, salutismo, stabilità sentimentale con prole). Inevitabilmente all’inizio dell’autunno 2006 la competizione al vertice si fa durissima e, per prevalere, deve imparare i trucchi illeciti del mestiere e usare i ricatti personali del potere. Non mancheranno incidenti di percorso e comportamenti criminali, riuscirà a scalare verso l’alto, finché nel maggio 2007 a Milano condividerà un pericolo di poche ore con la donna. Petra Venturini è una bella 31enne fiorentina iscritta a un dottorato in antropologia, si mantiene sistemando scatole in una profumeria, con pessima vita sentimentale (grande amore svanito, pletora di occasionali feticisti, frustati, impotenti o idioti), ora disperata per la scomparsa dell’amica Sonia. D’estate Lorenzo e Petra cominciano a scriversi, legati anche dall’interesse per gli studi che stava facendo Sonia su civiltà neolitiche pacifiche, imperniate sulla Grande Madre, un altro modo di essere umani sapienti, da sempre perseguitati e stuprati (anche nel mondo della finanza). Escogitano un piano.

Tersite (antieroe omerico) Rossi è un collettivo di scrittura (prevalentemente due, Mattia e Marco). Dopo un paio di bei romanzi d’inchiesta sulla Sera della “trattativa” Stato-Mafia e sui Sinistri della deriva assolutista scelgono di raccontare la grande crisi economico-finanziaria esplosa nel 2007-2008, nelle sue (evitabili criminali) premesse di finanza speculativa e nei suoi sviluppi, per i quali i principali responsabili alla fine si sono trovati meglio. Dietro la narrazione (ancora “binaria”) vi sono letture e ricerche sulle perverse reazioni a catena nei processi decisionali di chi opera in borsa e sui sempiterni “globocrati”, uomini del fuoco e signori della cenere. Interessanti (seppur parziali) anche i riferimenti alle teorie sulla contrapposizione fra società androcratiche e gilaniche, adattata alle strategie dei contropoteri per non subire l’oppressione e gli istinti criminali dei poteri. Non a caso l’incipit si colloca nel XII secolo a.C. e nel 1973, prima fra i guerrieri alla caccia delle donne guidate da una Sacerdotessa, poi fra i ricchissimi neoliberisti (non solo americani) che fondano la globalizzazione e il Clan, o la Trilateral che dir si voglia. Variabile parzialmente indipendente (ma funzionale ai potenti) sono gli extraterreni monaci del Grande Ordine, che fanno rinviare a un ecosistema sconosciuto l’epoca della Pacificazione Globale. Si giustificano così continui salti nel tempo e nello spazio, sempre in varia terza persona, con molte storie collaterali al percorso di Lorenzo e Petra. Nell’insieme, si mescolano bene fiction hard-bolied e pagine tecnico-informative (forse troppe e troppo lunghe). Ovviamente alcuni mangiano e brindano alla grande.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/153: Le figlie di Caino

Autore Colin Dexter
Titolo Le figlie di Caino
Editore Sellerio
Traduzione di Luisa Nera
Anno 2017

Oxford. 1994. Il diabetico e poco udente Colin Dexter (Stamford 1930 – Oxford 2017) è stato un docente inglese di greco e latino, specialista in enigmistica, magnifico scrittore di genere. I 13 romanzi con protagonista l’ispettore Thames Valley Police Endeavour Morse sono datati 1975-1999, la televisione inglese ne trasse una serie di 33 episodi trasmessa anche in Italia; serie connesse continuano ancor oggi. Le figlie di Caino, terzultimo, è del 1994, come sempre magnifico, ironico, erudito. La narrazione è in terza varia al passato, brevi tratti in punta di piedi dedicati ai vari protagonisti, belli e brutti. Qui la 46enne Julia, docente severa, separata, dai capelli rossi; la sua preziosa colf Brenda; il suo studente Kevin 17enne poco intelligente, violento e dinoccolato; l’esimio 66enne Felix, professore universitario in pensione e cliente affezionato di una prostituta, presto ucciso con una pugnalata. Il protagonista incanta, appassionato di Wagner.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le varie di Valerio/36: L’arrivo di Saturno

Loredana Lipperini
L’arrivo di Saturno
Bompiani, 2017
Romanzo storico sentimentale (non solo)

Roma e molti altri luoghi. 1980, prima e dopo. Graziella De Palo (Roma, 17 giugno 1956) scomparve a Beirut il 2 settembre 1980 insieme al meno giovane collega Italo Toni (Sassoferrato, 31 gennaio 1930), il suo ex-compagno col quale continuava a collaborare (fra l’altro un libro insieme sul Che), entrambi giornalisti. Lei aveva scritto coraggiosi articoli per Paese Sera sulla vendita di armi italiane in Medio Oriente. Stavano seguendo la pista che collegava i servizi segreti nostrani e l’OLP, forse imperniata sul cosiddetto eventuale “lodo” Moro degli anni settanta (“noi chiudiamo gli occhi sul traffico d’armi, voi non fate attentati in Italia”), messo in crisi dal rapimento-esecuzione dello stesso Moro e da successivi omicidi e stragi. Graziella era stata per oltre un decennio la legatissima più cara amica della coetanea Dora, avevano rotto da poco più di un anno (futili motivi, piccole gelosie, competizione vitale). Giunta quasi a sessant’anni Dora cerca di dar conto del loro legame e della misteriosa vicenda, riprendendo in mano foto e taccuini, leggendo e studiando tanto, contattando parenti e amici, ripercorrendo le svolte personali e politiche prima (comuni) e dopo la scomparsa, segnalando quanto è stato volutamente occultato e falsato nel caso Toni-De Palo, utilizzando infine la finzione letteraria per narrare. “Non c’è verità negli artisti, non c’è nei cantastorie” si dice il pittore Han Van Meegeren, personaggio chiave del romanzo, falsario incaricato decenni fa da un vecchio ricchissimo di riprodurre in un santuario sperso sui monti marchigiani un Giudizio Universale di Vermeer. “Immagina che solo raccontando menzogne si possa arrivare a raccontare la verità. Immagina che sia tutto un inganno. Immagina di raccontare quell’inganno, per nascondere altro, che infine si risveglierà… per riprendersi la storia… Prova a fallire”. Abracadabra.

Gran bel romanzo della brillante giornalista, scrittrice e operatrice (agitatrice) culturale Loredana Lipperini (Roma, 1956) che alterna terza e seconda persona perché spiega quasi all’inizio: “Dora sei tu. Non ti chiami così. Ma Dora è un nome da romanzo e questo è un romanzo: dunque ti chiamerai Dora per raccontare la lunga vibrazione durata quasi una vita, e rimasta silenziosa prima di esplodere”. Dopo una lunga gestazione (covato per decenni, scritto in 4 anni), da uno stimolo di autofiction vien fuori un meticciato degli ibridi generi letterari: fiction storica e sentimentale (concentrata sugli anni 1978-81), no fiction generazionale e investigativa (prima e dopo). Una volta spiegato perché “mentire è creare”, corrono alternati l’introspezione di Dora e la pittura di Han, con svariate vibrazioni. Da una parte, mescolando realtà e creazione, i sentimenti dell’amicizia e l’intensa storia fra Dora e Graziella fino alle scelte adulte, l’incrocio con grandi personaggi e i clamorosi eventi degli anni settanta, elementi sulla sparizione dei due amici e sui segreti politici (di Stato e no), spunti autobiografici e riflessioni su Dora Loredana anche successivi; dall’altra, pure mescolando inganni e verità, il progredire del quadro, il contesto delle relazioni montane del pittore fra Serravalle e Muccia (“luoghi” dell’autrice e recentemente del terremoto), cenni su Vermeer e sul suo falsario olandese ex-alcolizzato (la storia è inventata ma Han è esistito, 1889-1947), richiami a tanti veri falsari della storia nelle arti visive e nei conflitti istituzionali. Essendo finzione non c’è l’indice dei nomi (tanti celebri) ma solo una nota sulla gestazione. Il lento Saturno ci mette quasi trent’anni a entrare in Scorpione. Pur forse a tratti ridondante e di lettura impegnativa, il testo scorre unitario e interessante. Lipperini è una personalità importante della cultura italiana dell’ultimo quarantennio, da quando lavorava a Notizie radicali (con Graziella, giovanissime), entrando anche nella segreteria nazionale del Partito Radicale, fino alle coraggiose scelte dalla parte delle bambine e dei più socialmente deboli (sul territorio come nei media). Cibi locali e passioni musicali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)