Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2019

Le foto…
Affidare la rubrica ad un vecchietto, per di più rinseccolito, è un rischio colossale. Prima o poi arrivano i ricordi. Non c’è niente da fare. O in forma di canzoni, come in una delle precedenti, o in forma di foto. Tutto è cominciato da una vecchia, vecchissima fotografia del 25/12/1937 in cui sono immortalate mia mamma e mia sorella con una dedica al mio babbo allora soldato nella guerra di Etiopia “Sempre ricordaci come noi ti ricordiamo. Tanti baci affettuosi” e relative firme. Da qui è nato un viaggio fotografico lungo tutto l’arco della mia vita. Da ragazzetto imberbe, adolescente, giovincello scherzoso, uomo, vecchietto rinseccolito. Insieme ad una marea di pose, volti, smorfie e sorrisetti che non vi dico. Fino ad arrivare alle facce di oggi, ovvero a quelle allegre e spensierate dei miei nipotini. Ricordi e ricordi…
Come passa il tempo!

Il castello dell’arsenico e altri racconti di Georges Simenon, Adelphi 2019.
Dopo Cronaca nera di James Ellroy mi ci voleva un libro gradevole, leggero e riposante. Soprattutto dal punto di vista della scrittura. E allora chi meglio del grande Simenon?
Trattasi di cinque racconti che hanno come protagonista il simpatico dottor Jean, detto anche il “dottorino” a cui capitano dei casi veramente particolari. Vediamoli in ordine…
La pista dell’uomo con i capelli rossi
Il racconto di un uomo dai capelli rossi stravolto, terrorizzato. Di Georges Motte al nostro dottorino. L’incontro con una donna affascinante e misteriosa, il loro appuntamento in una casa. Entra, non c’è nessuno, solo una voce soffocata proveniente da un armadio a muro. Lo apre e un vecchio coperto di sangue rotola sul tappeto. Tutti credono che sia lui l’assassino, l’uomo dai capelli rossi. Deve salvarlo. D’accordo, ma solo se resta chiuso in casa. Il morto ammazzato è un collezionista di arte al quale sono stati rubati i dieci pezzi più belli e di più alto valore. Ora bisogna scoprire la verità mentre Georges Motte, però, se ne scappa via…
L’Ammiraglio è scomparso
L’Ammiraglio è scomparso in mezzo alla strada in pieno giorno sotto gli occhi di tutti. Ed era pure grosso, “sui novanta chili e con la pancia prominente.” A metà di una discesa è sparito. Il nostro dottor Jean si trova sul posto a cercare di risolvere il mistero dopo aver ricevuto una lettera anonima: “Ti credi tanto furbo, ma scommetto che non sei capace di trovare l’Ammiraglio”- Scommessa accettata tra soldi che spariscono e soldi che arrivano…
Il campanello d’allarme
“Questo del campanello d’allarme fu forse il caso in cui il dottor Jean si avvicinò di più al famoso “delitto perfetto” tanto caro a tutti i criminologi.” Campanello d’allarme di un treno tirato da una donna che accusa Étienne Chaput di averla molestata. Ma non è vero, dice lui, e ora aspetta impaurito l’incriminazione ufficiale. Il dottor deve salvarlo. Solo che questo Etienne sembra proprio un bugiardo matricolato, il classico “testimone mendace.” Indagine pericolosa tra personaggi che non sono proprio quello che dicono di essere. E si rischia pure la vita…
Il castello dell’arsenico
Il nostro dottorino, appassionato di problemi umani e di enigmi, si trova in un castello “triste e polveroso, logoro, sbiadito, squallido” a fare delle domande precise al signor Mordaut. Ovvero “se è stato lei ad avvelenare sua zia Émilie Duplantet, poi sua moglie Félicie, nata Maloir, e infine sua nipote Solange Duplantet…”, perché sui tre cadaveri sono state trovate tracce di arsenico. Ci si aspetterebbe una reazione quantomeno accesa e invece ecco lì il signor Mordaut, simile in tutto e per tutto al suo castello, triste e malinconico, a spiegare i singoli casi. Un uomo sfortunato, dice lui. Ma, secondo il dottor Jean che con la memoria sta passando in rassegna gli avvelenatori e le avvelenatrici più celebri, non ce n’è stato uno allegro. Dunque… Di mezzo la classica eredità e arriva un altro morto avvelenato tra i membri della famiglia…
L’uomo delle pantofole
“Da una settimana si ripeteva ogni giorno la stessa scena. Il cliente guardava Gaby con grande dolcezza come un innamorato timido, e si toglieva la scarpa sinistra mentre lei andava a prendere una pila di scatole.” Scatole con le pantofole che lui sceglie solo un istante prima della chiusura. Fino a quando un giorno si affloscia su se stesso. Gli hanno sparato al petto e nessuno, in quel grande magazzino, ha sentito niente! Per la polizia l’opera di un professionista. Urge dare una controllata alla sua abitazione dalla quale si evince che sembra vivere in beata solitudine. Piccolo particolare: ultimamente sul suo conto in banca i versamenti sono diventati molto cospicui, mentre nei grandi magazzini sono aumentati i furti di oggetti di valore. Qualcosa non quadra per il dottorino…
Cinque racconti lievi, leggeri, ironici pur tra morti ammazzati. Un fluire dolce e riposante anche nei momenti di maggior pathos e tensione. Tutto merito di una scrittura precisa, puntuale, ben dosata, senza una parola di troppo a creare un intreccio, un’atmosfera particolare, a sbozzare personaggi che rimarranno vivi con pochi tocchi. Personaggi che spesso sembrano essere quello che non sono. Al centro della scena, senza ingombrare troppo, il simpatico, stravagante, arguto (e chi più ne ha più ne metta) dottor Jean che pensa, rimugina, si immedesima nelle vicende fino all’accendersi della lampadina, fino a scoprire il dettaglio che lo porterà alla soluzione. In contrasto, magari, con il commissario Lucas, tra una buona mangiata e una ricca bevuta di Calvados. E il movente di tanti morti ammazzati è quasi sempre lo stesso: soldi, soldi, soldi come recita una attualissima canzone italiana.

Sei donne e un libro di Augusto De Angelis, Il Giallo Mondadori 2019.
Milano anni Trenta. Per il commissario De Vincenzi della Squadra Mobile una lettera con un pacco misterioso trovato da uno spazzino e una strana telefonata, interrotta, di una donna che chiede aiuto. Nel pacco un camice bianco e quattro ferri chirurgici, tra cui un bisturi macchiato di sangue. Proprio il primo giorno di primavera. Se a questo si aggiunge l’assassinio di un noto chirurgo e senatore con due proiettili nel cranio trovato nella bottega di un libraio, allora le cose cominciano ad avere un senso, un collegamento. Ci sarà da lavorare, mentre ogni tanto il nostro giovane commissario, neppure trentacinquenne ma che si sente già vecchio, ripensa alla sua casettina di campagna nell’Ossola dove vive ancora la madre. Ora abita a Milano con la domestica Antonietta che gli aveva fatto da balia.
Subito le indagini. E subito il nostro è colpito dal senso dell’illogico “con quel cadavere troppo elegante, troppo nobile e raffinato, disteso tra la polvere delle stanzette, tetre come il fondo di una palude. Melmose. Il contrasto urlava” e manca il suo cappello. Perché?… I primi incontri e colloqui: con la bella moglie del morto che sviene; con la sua altrettanto bella infermiera americana; con la domestica che sviene anche lei; con il dottor Verga fidanzato dell’infermiera; con il dottor Alberto Marini, amico dell’ucciso dal quale apprende che entrambi facevano delle sedute spiritiche attraverso una medium molto brava. Dunque l’assassinio di un noto chirurgo senatore, Ugo Magni, a cui piaceva andar dietro le sottane (viene a sapere anche questo), che praticava lo spiritismo e, aggiungo, un volume mancante nella libreria, ovvero la “Zaffetta”, poema erotico del 1531 attribuito falsamente a Pietro Aretino. Uhmm… c’è di che pensare, tanto più che arriva a trovarlo anche la ragazza della telefonata, anch’essa bella (non ci sono donne brutte in questa avventura “tutta impregnata di erotismo”), ex fidanzata innamorata del dottor Verga “preso” ora dall’infermiera americana che racconta l’episodio dello scontro del dottore con l’ucciso.
Tanti indiziati, tanti che volevano la morte del senatore sottaniere. Dubbi, incertezze, assilli, dato che la mente diabolica dell’assassino ha creato “una macchina impeccabile… tutte le rotelle al loro posto”. Addirittura “è un artista! Un inventore!” si trova ad urlare. Nella sua indagine procede soprattutto per intuizione guidato da “un senso nascosto e sconosciuto” che mette a fuoco fatti minimi e indizi microscopici. Non crede “all’evidenza degli indizi” più di quello che crede alla certezza delle prove. “Nessuna prova era certa e tutte lo erano”. Criticato dal superiore per questo metodo psicologico, perché “la sua psicosi del delitto è una pazzia!”, “Che cosa ha nel cervello, De Vincenzi!”.
Arriva un altro morto ammazzato. Forse aveva intravisto qualcosa, forse sapeva troppo e il caso si complica ancora di più. Addirittura un confidente della polizia accusa dell’omicidio un avanzo di galera, innocente secondo il commissario. Ma non c’è tempo da perdere, gli hanno dato otto giorni per chiudere l’inchiesta. Occorre far uscire allo scoperto l’assassino, occorre, ma sì!, una nuova seduta spiritica con lui presente… E ora anche il libro pornografico rubato assume ai suoi occhi “un significato netto e preciso.”
Ci siamo. E non manca neppure il Caso, questa volta con la C maiuscola, a completare il quadro. Scrittura netta, pulita, essenziale ricca di molti dialoghi, qualche breve tocco di umorismo e un ritmo incalzante che ci porta lungo una Milano ora lussuosa, ora popolare. Lettura decisamente piacevole con il passato che ritorna funesto nell’animo di qualcuno quasi un piccolo omaggio a Freud.
Il libro mi ha dato l’occasione di rileggere Un secolo in giallo di Maurizio Pistelli, Donzelli Editore 2006, ottimo excursus sulla storia del poliziesco italiano dal 1860 al 1960, soffermandomi in modo particolare sul nostro autore. E già questo è un altro piccolo merito.

Svanita nel nulla di Ethel Lina White, Il Giallo Mondadori 2019.
“La storia della presunta scomparsa di Evelyn Cross era troppo incredibile per essere vera. In base alle prove, lei era scomparsa nel nulla poco dopo le quattro di un nebbioso pomeriggio di fine ottobre. Un attimo prima era lì, in carne e ossa: una bionda alla moda di diciannove anni che pesava circa cinquantatré chili. Ma un attimo dopo non c’era più.”
Vediamola più da vicino questa storia. La sparizione avviene in un edificio del XVIII° secolo a Mayfair, ovvero a Pomerania House, rinominata così dal proprietario, il maggiore Pomeroy. Qui la signorina Evelyn Cross sparisce all’interno dell’appartamento n°16 dove abita la chiaroveggente madame Goya. La quale dichiara di averla vista sulla soglia e poi svanire subito dopo averle detto di scriverle per un appuntamento. La ragazza non è stata vista nemmeno dal padre che sta parlando con Pomeroy proprio davanti alla porta, né dal portiere dello stabile, né dalla signorina Simpson che è con lui. E nemmeno da Viola Green abitante di fianco al n°15 e dalla signorina Power del n°17. Incredibile!…
Raphael, non volendo di mezzo la polizia, chiama a risolvere l’enigmatico mistero l’investigatore privato Alan Foam diventato duro e cinico con il passare del tempo e convinto “che la specie umana si fosse evoluta nel tipo più letale di sanguisughe parassitarie”. La casa della veggente è messa sottosopra ma non viene trovato nessun passaggio segreto. Solo “un paio di scarpe femminili alla moda, dai tacchi molto alti” nel retro di una pendola. Sono di Evelyn. Perché?… Intanto Foam scrive le sue prime annotazioni su un taccuino che verrà in seguito molto utile.
Raphael Cross, intenerito da Viola, le trova un buon lavoro come dama di compagnia nella casa degli Stirling milionari con il compito di seguire la figlia Beatrice che ha già due guardie del corpo. Arriva un altro fatto tragico: una vecchia amica di Cross, Neil Gaymor, (qualche sua frase particolare che evidentemente colpisce qualcuno) verrà ritrovata morta investita da un auto. E qui il dubbio, una discrepanza, qualcosa che sfugge a Foam “un qualcosa che lo infastidiva come un capello contro la guancia”. Ma che cosa?…
Ed ecco un biglietto di Evelyn dove annuncia che tornerà lunedì, poi la richiesta di un riscatto di cinquemila sterline, l’intervento necessario della polizia e infine il ritrovamento della stessa trovata uccisa, colpita alla testa e strangolata nell’albergo, con un biglietto che accusa proprio l’intervento della polizia. Ora potrebbero essere in pericolo anche Beatrice e Viola. E infatti la prima sparisce proprio al numero 16 dove è andata per farsi predire il futuro…
Caso incredibile, difficile, difficilissimo ma Alan Foam è un lottatore, uno che non si lascia intimorire. Con l’aiuto di Viola che, al primo contatto, gli provoca “un trasporto improvviso”. Chi ha architettato tutto quanto? Come è possibile sparire all’improvviso per ben due volte nella stessa casa? Alla fine il nostro detective spiegherà l’intricatissimo ambaradan come nel più classico dei classici. Paura, mistero, cupidigia, crudeltà e un pizzico di sentimento in una storia terribile dove fanno gola certi diamanti.
Per I racconti del giallo, Omicidi nella nebbia di Andrea Delle Sedie, Alessandro Napolitano e Fiammetta Rossi.
Vigevano 1921. In prima persona dall’agente investigativo Ferruccio Busecchi. Due ragazze uccise trovate dal camparo. Elisa e Teresa di quattordici anni del Pio Istituto. I vestiti e le mani puzzano di resina. Altra ragazza uccisa nelle prigioni del castello sforzesco, Cristina Hertz. Incinta. Caduta dalle scale. Due casi diversi. Risolti anche con gli incubi della passata guerra che tormentano Ferruccio. Gradevole.
Per i 90 anni di Giallo Mondadori la settima puntata Gli Italiani di Mauro Boncompagni.
Dedicato ai nostri autori: Varaldo, Montano, Spagnol, Vailati, Mariotti, De Stefani, Lanocita, D’Errico, De Angelis e ho ritrovato perfino lo storico Giorgio Spini con il quale mi sono laureato. Che ricordi!

I Maigret di Marco Bettalli

Liberty Bar del 1933
Qui siamo in Costa Azzurra, descritta un po’ incongruamente come già caldissima, nonostante si sia solo a marzo. I fondali vacanzieri, quasi irreali, di Antibes e Cannes sono presenti quasi a ogni pagina e irretiscono Maigret, che peraltro non li ama affatto. La storia ha un certo fascino e si basa, ancora una volta, sul contrasto, centrale in Simenon, tra il mondo “ufficiale” di chi lavora, ha successo, fa soldi, e il mondo degli emarginati che vive intorno alle persone “per bene”. Il personaggio centrale è appunto un australiano smisuratamente ricco che, lentamente e inesorabilmente, “passa il confine”, riducendosi a vivere reietto, più o meno circondato da quattro donne da corte dei miracoli, fino a essere ammazzato per gelosia da una di esse. Certo, verrebbe da chiedersi perché preferire un vecchio ubriacone che si circonda di prostitute, ex-prostitute, vecchie laide senza fare assolutamente nulla tutto il giorno, al figlio “perfetto” che ha studiato forse a Oxford, amministra miliardi, è sempre correttissimo e a suo agio in ogni circostanza. Tant’è: Simenon ha fatto la sua scelta, e Maigret, ancora una volta deus ex machina (e divertentissimo in alcune scene da incorniciare) salverà la sua triste eroina dalla galera (anche se è condannata a morire entro poco tempo…), non incriminerà nessuno e farà addirittura in modo da far recapitare un po’ di soldi al misero circo che aveva vissuto con il riccone decaduto.

L’ombra cinese del 1932
Un palazzo di place des Vosges in cui abitano – a piani diversi – famiglie della piccola e grande borghesia (incredibile per noi immaginare oggi famiglie modeste che abitano in place des Vosges…). L’inchiesta novembrina, con la solita pioggia d’accompagnamento, per la morte di un piccolo industriale che si è fatto da sé, si svolge tutta lì, tra giovani debosciati, ambasciatori sussiegosi, portiere impiccione, modesti impiegati repressi e la solita ballerina mantenuta che Maigret adora. La storia gialla non è granché: indimenticabile invece la figura dell’assassina, vero e proprio archetipo della piccola borghese sfortunata e terribilmente rancorosa, tesa spasmodicamente tutta la vita a raggiungere un livello di vita “da signora” e che, visto fallito anche l’ultimo, disperato tentativo, non trova altra via che impazzire per trovare un minimo di pace nella perdita della ragione. Un Maigret un po’ statico, ma meravigliose le descrizioni degli interni e del modestissimo train de vie della famiglia protagonista, i Martin, per cui Simenon mostra ben poca pietà umana: per lui, i piccolo-borghesi sono comunque borghesi, e dei peggiori: meglio l’ambasciatore, almeno ha un po’ di eleganza…

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

La signora Holmes di Susanna Raule (integralmente disponibile su Wattpad)
Una storia, una fiction, una lunga e forse mai immaginata finora storia rigorosamente personale su Sherlock Holmes, marito e padre mancato. Ma chi mai può vietare di scrivere una possibile trama che veda Sherlock Holmes sposato? Una storia in cui una leggerissima sfumatura gialla è data anche dalla presenza femminile ufficiale nella vita del celeberrimo investigatore? E allora scende in pista Susanna Raule, psicologa e psicoterapeuta della Spezia, e crea ad hoc un fittizio e convincente scenario familiare nello spazio e nel tempo in cui sviluppare la sua trama. Dunque la signora Holmes sarebbe la moglie del celebre Sherlock e l’autrice coglie questo spunto, che potrebbe sembrare pretestuoso, per sfidare la questione femminile in quell’epoca confrontata a una società in continuo e rapido mutamento quale era allora la vittoriana e che per alcuni aspetti potrebbe richiamare l’attuale…
Non ci sono cadaveri in La signora Holmes a parte forse, si spera, quello di Moriarty, il crudele nemico scomparso nella cascata svizzera. E invece è un’indagine sentimentale sul sofferto legame matrimoniale di due persone brillanti, generose e magnifiche. Un libro a tratti molto esplicito sul rapporto tra i sessi e tutto il male o il bene che può scaturirne. E su un corretto rapporto tra uomo e donna, in quanto non sempre, come scrive con acume l’autrice “è cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie” e, specialmente, non sempre una donna sta cercando uno scapolo.

L’isola delle anime di Piegiorgio Pulixi, Nero Rizzoli 2019
In una Sardegna in cui convivono millenarie tradizioni, attribuibili addirittura a un’antica era del bronzo preceltica, per un ristretto nucleo di abitanti, che seguono ancora le stesse regole, l’unica vera Divinità è la terra. La mitica, implacabile e insaziabile Madre Terra che devono, se necessario, propiziarsi anche con mostruosi sacrifici umani (o meglio assassini rituali, perpetrati ancora tranquillamente in diversi paesi africani quali Kenia, Uganda, Niger e più segretamente, si dice, in alcuni stati americani). Inimmaginabili, orribili e crudeli riti atavici, ma esistono. Nella Barbagia, la regione storica della Sardegna dove l’agropastorale popolazione indigena trovò rifugio in seguito a invasioni esterne, in parte dei comuni della provincia di Nuoro, in quelli del Goceano (provincia di Sassari) e in parte del medio-alto oristanese vige ancora l’ancestrale e omertoso codice barbaricino della vendetta a tutela dell’onore e della dignità dei singoli. Codice che spiega e definisce le offese subite, dall’insulto personale al furto e all’omicidio, decretando le relative sanzioni. Per esempio, nel caso di un furto di bestiame, non sarà il furto in sé a costituire danno, ma il significato intrinseco legato al crimine: la perdita dell’autosussistenza della famiglia offesa, che avrà diritto a una vendetta proporzionata al danno subito. In pratica l’individuo derubato avrà diritto a rivalersi commettendo a sua volta un furto di bestiame.
E Pulixi parla e scrive della stessa Sardegna, la stessa terra dove si è cercato di sostituire le certezze nuragiche della Madre Terra con il potere del Dio industriale nell’imprescindibile e moderno ideale del progresso, portando questa stupenda isola, da sempre afflitta da una non facile condizione socio-economica, a prestare orecchio al soave canto delle sirene dell’industria…
Con L’isola delle anime Pulixi ha affrontato coraggiosamente un romanzo e due storie, concepite e scritte su due diversi e paralleli binari narrativi. Due storie entrambe crudeli e feroci, che necessariamente si incontrano, si sfiorano, in cui la più arcaica, legata alla tradizione dei luoghi, diventa la causa scatenante ma non necessariamente il campo di battaglia della complessa e sofferta indagine poliziesca. Un’indagine che, riportando in ballo una serie di irrisolti e spaventosi cold case che risalgono a oltre ben cinquant’anni prima, metteranno l’isola sotto il fuoco dei riflettori. Un mostruoso delitto avvenuto vicino a Carbonia, vittima una giovane donna di appena ventidue anni e tutte le stigmate di un omicidio sacrale, metterà in pista una strana coppia di poliziotte in fase di rodaggio composta dall’ispettore capo Mara Rais e dall’ispettore capo Eva Croce che si sono ritrovate insieme nel limbo della Sezione Delitti insoluti presso la questura di Cagliari…
Certo è che L’isola delle anime è un romanzo bello ma molto duro, a tratti selvaggiamente feroce, macabro addirittura, con la sua ineluttabilità di un cerchio sempre obbligato di vita – morte, quando poi proprio quella morte possa farsi garante di una nuova vita, sia fisica che spirituale.

Musica sull’abisso di Marilù Oliva, Harper Collins 2019.
Dopo Le spose sepolte arriva Musica sull’abisso, secondo indovinato capitolo della saga di indagini di Micol Medici, ispettore di polizia poco più che trentenne che, in virtù del suo contributo alla soluzione del caso di Monterocca, ha chiesto il trasferimento alla Squadra Mobile di Bologna ed è stata accolta a braccia aperte dal vicequestore, il bellone Giuseppe D’Aquila, dirigente della sezione Omicidi e dal suo numero due, il commissario Attila Tarantola, piccolo di statura, zoppicante ma cervello fino. Indubbiamente un successo professionale, ma il suo lavoro non è facile e la costringe a confrontarsi ogni giorno con un mondo abbastanza maschilista, peggiorato dall’arrivo in squadra della sua invidiosa mosca tze-tze, il sovrintendente Jacobacci. Ma la nostra Micol non si demoralizza, tira dritto e, pur sottoposta al costante e sfibrante stalking di una madre invadente, va avanti per la sua strada forte della risolutezza e di un puntuale e rigoroso metodo scientifico, che vede la ripetuta stesura di una serie di “pittini”, specie di schemi e di appunti, aggiornati e modificati di volta in volta. La sua vita privata ha subito un’interessante svolta sentimentale: ora è coinvolta in una soddisfacente relazione con un ricercatore di origini albanesi che lavora per l’Azienda Farmaceutica di Monterocca. Proprio al ritorno da un felice week end in collina Micol Medici viene convocata dal commissario Tarantola che si è appena trovato tra capo e collo una denuncia da parte della signora Smeralda Nanni: lo strano caso di sua sorella Gwendalina Nanni, giovane imprenditrice bolognese residente a Padova, scomparsa a febbraio dell’anno prima (2018). L’ultima volta che Gwendalina era stata vista viva, era mattina presto e stava correndo come al solito lungo gli argini del Bacchiglione prima di andare in ufficio. Un mese dopo il suo cadavere era stato ritrovato straziato dall’acqua in un’ansa del fiume. La sua morte era stata archiviata come suicidio dalla polizia di Padova, ma secondo la famiglia la ragazza non aveva alcun motivo di togliersi la vita e anzi, secondo la sorella, Gwendalina è solo l’ultima vittima di un omicida che ha eliminato in qualche modo tante altre persone, tutti allievi della stessa classe di un liceo storico di Bologna, il Marco Tullio Cicerone, frequentato solo dalle famiglie bene della città. E in effetti la quinta superiore, la vecchia classe di Gwendalina Nanni, sembra implacabilmente condannata da un infausto destino…
Molto intrigante la scelta narrativa di far rievocare in prima persona alle diverse vittime, nell’avanzare della trama, le ore o i minuti vissuti prima della morte, trasformandole quasi in mitiche offerte al sacrificio. Ma Marilù Oliva va molto oltre con la sua avventura gialla e non si fa scrupolo di trattare temi scomodi, quali il senso di inadeguatezza che può frenare, l’importanza attribuita a certe scelte comportamentali, il sempiterno valore dell’arricchimento fornito dalla cultura e dell’istruzione, purché non utilizzato per prevaricare gli animi altrui. Temi magari nascosti dietro l’angolo, ma reali e che non devono mai essere separati dall’essenza umana. Certo è, e sia detto comunque a valere per tutti noi, che ciò che siamo oggi sia la logica conseguenza di ciò che abbiamo – o non abbiamo – ricevuto.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento qualcosa di nuovo, ovvero Diario di una Schiappa. Guai in arrivo! di Jeff Kinney, Editrice Il Castoro 2014.
Questo libro, narrato in prima persona da Greg, una “schiappa” che frequenta la terza media, è diverso dai soliti, ovvero un misto di scritto e di vignette molto buffe. La sua scuola organizza il Ballo di San Valentino, quindi deve procurarsi una ragazza. Prova con molte ma tutte lo respingono. Però pochi giorni prima della festa il suo migliore amico Rowley gli comunica che Abigail, una loro compagna di classe, non ha nessuno con cui andare al ballo perché il suo compagno ha un impegno. Quindi i due amici decidono di andarci insieme alla ragazza. Mentre si preparano Greg nota una macchiolina rossa sul mento del suo amico. Ha la varicella, ma Greg gliela copre con una sciarpa. Poi partono con la macchina del babbo di Rowley e passano a prendere Abigail. Dopo aver mangiato in un ristorante del centro vanno in palestra, dove si svolgerà il ballo. La festa inizia e Greg e Abigail si mettono a ballare… Andrà tutto bene per la nostra schiappa? O tutto si risolverà nella sua solita sfiga? Leggere per sapere…

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Il pianto dell’alba (Le gialle di Valerio 207)

Maurizio de Giovanni
Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi
Einaudi Torino, 2019
Noir

Napoli. Luglio, anno XII (1934). Il ricchissimo barone commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte, proprietario di mezzo Cilento, genitori morti e figlio unico, da un anno si è sposato con Enrica, è felice, stanno per avere un figlio. O una figlia, chissà? Vari famigli se ne intendono e hanno opinioni diverse su forme e segnali. Lui 34 anni (primo giugno 1900), enigmatico ciuffo ribelle e inquiete pupille verdi, scuro e ateo, taciturno e introverso, nervoso e malinconico, senza auto né patente; lei 26 anni (24 ottobre 1907), occhi neri e occhiali, miope gentile alta mancina, poco aggraziata, riservata e silenziosa, paziente e risoluta. Quella domenica primo di luglio Ricciardi è di turno, esce all’alba, saluta con un breve inchino del capo la moglie alla finestra che gli invia un bacio, si sente sereno e si dirige a piedi al lavoro in questura. Per strada trova il fido brigadiere Maione ad attenderlo, con accanto la domestica di Livia Lucani vedova Vezzi (di Ricciardi da anni innamorata), bella affascinante colta disinibita. La ragazza ha trovato sul letto di casa (odoroso di vino) la signora profondamente addormentata con una rivoltella in mano e l’amante con il buco di un colpo di pistola in testa, si tratta del maggiore della cavalleria germanica Manfred Kaspar von Brauchitsch, addetto culturale del consolato tedesco (spasimante di Enrica, tempo prima). Incombono guai sotto tutti i profili, giudiziari politici emotivi. Decidono di precipitarsi sulla scena del crimine facendosi accompagnare anche dall’amico medico (antifascista) Bruno Modo. Maturano un’idea circa l’accaduto ma sopraggiungono quattro uomini vestiti di scuro con i cappelli a tesa larga in una specie di divisa, la polizia politica. Vengono cacciati in malo modo. Pare che Manfred fosse una spia, c’è una lotta al vertice delle dittature sia in Germania che in Italia, Livia è caduta in disgrazia a Roma, non sono velate le minacce alle famiglie di tutti. Risulterà davvero difficile indagare, ancor più individuare e perseguire gli assassini.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha più volte annunciato che la sua prima e più amata serie sarebbe giunta al termine con questo (dodicesimo) romanzo. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, passiamo qui dal maggio 1933 all’estate 1934. Gli eventi renderanno inevitabile abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario. Ricciardi era certo di essere pazzo, ora non più, però mantiene una peculiarità al limite del paranormale e non sa se possa trasmettersi alla prole: nei luoghi che frequenta percepisce tanto dolore, le voci di chi è morto, ascolta chiaramente ultime parole e sentimenti quando si trova sulla scena della dipartita (criminale o meno), chiama questo fenomeno il Fatto (conosciuto ora solo da Enrica, con la quale condivide tutto). La narrazione è in terza varia, Ricciardi ha tutte le sue donne attorno, in differente modo. Sa di aver ereditato la follia dalla madre, la defunta baronessa Marta, e lei gli appare spesso in testa per rimproverarlo. Prova un amore nuovo e profondo per la moglie Enrica e ha paura di metterla in pericolo perché si vogliono bene, perché lei è in procinto di partorire, perché lui deve affrontare subdoli criminali. Vuole salvare Livia e lei è comunque ancora perdutamente innamorata di lui. Come al solito lo aiuta la meravigliosa Bianca Borgati, ora ricchissima e sola, altra vittima del suo tetro fascino. La bruttissima giovanissima governante Nelide anticipa ogni suo desiderio, innanzitutto curandosi della gravidanza, ma questa volta s’inserisce pure nell’indagine seguendo in sogno i consigli di zi’ Rosa. E sono soprattutto le lettrici donna (l’ampia maggioranza di chi legge) che stanno protestando con l’autore per far tornare Ricciardi, prima o poi. Certo è che il romanzo è bello e la fine impeccabile. Il maestro del noir sentimentale evita con cura la tipologia degli altri finali annunciati, costruisce una trama originale e coerente, a più strati affettivi. Ovviamente si mangia (bene) cilentano. E le magnifiche appropriate canzoni napoletane illuminano ogni ora del giorno e ogni relazione di emozioni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Classici del Giallo e del Noir (Le brevi di Valerio 304)

Aa.Vv.
Classici del Giallo e del Noir nell’illustrazione del secolo XX in Italia
Fondazione Rosellini Senigallia, 2019
Catalogo Giallo

Italia. Dal 1929 in avanti. Ci voleva proprio una monografia dedicata agli illustratori delle copertine del genere poliziesco-noir-criminale, soprattutto quando le foto erano in b/n e ancora non c’era la tv. Opere d’arte a colori su sfondo giallo, legate all’editore che investì su quel tipo di romanzo popolare, Mondadori. Due grandi protagonisti: Abbey negli anni trenta, Jacono dopo il 1950 (per oltre 35 anni). A Senigallia presso la Fondazione Rosellini per la letteratura popolare c’è una miniera per gli appassionati: la raccolta di quasi tutti i libri gialli pubblicati in italiano, con illustrazioni originali, accanto alle collezioni di forme e generi della letteratura popolare. Durante l’estate 2019 è stata organizzata l’apposita mostra “Classici del Giallo e del Noir nell’illustrazione novecentesca” con ottimo catalogo, entrambi suddivisi in 7 “stanze”, per cronologia e argomento, l’ultima dedicata alle 12 splendide copertine fotografiche imposte da Simenon per i primi Maigret.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Cinquanta in blu (Le gialle di Valerio 206)

Aa.Vv. (Costa, Malvaldi, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi, Stassi)
Cinquanta in blu. Otto racconti gialli
Sellerio Palermo, 2019
Noir

Italia. Qui e là, ora e sempre. Ampelio, il nonno di Massimo Viviani, ha il diabete e sta peggiorando, i disturbi cominciano a essere seri. A metà giugno riescono a portarlo dal medico e il direttore del reparto di Diabetologia della clinica Santa Bona sita in Pineta intima un cambio di cura e dieta ferrea: niente frutta ma broccoli a volontà, legumi al posto della carne. Il rischio è che i pasti siano brevi e insoddisfacenti, invece lunghe e rumorose le soste al bar dove Massimo lavora. Alice Martelli, fidanzata di Massimo e vicequestore, sta intanto indagando sul professore che pare si sia gettato dalla finestra della sua camera d’albergo a Pisa e che stava per tenere una conferenza (insieme all’ex compagno d’università di Massimo) sull’identità di Geoffrey Holiday Hall, lo scrittore americano della cui biografia nessuno finora sa molto (niente luogo e data di nascita, forse si tratta di uno pseudonimo) pur avendo pubblicato nel 1949 un celebre capolavoro, The End is known (in Italia meritò poi l’introduzione di Sciascia). Il morto era soprattutto un esperto d’identificazione di testi scritti attraverso il calcolo matematico delle frequenze nell’uso delle parole, veniva coinvolto in varie perizie anche all’estero. Il suo computer portatile è scomparso, ci vorranno scienza e acume per risolvere i misteri. Massimo e Alice riusciranno a collaborare alla grande, la coppia funziona e si conclude abbastanza bene la prima delle otto avventure. Seguono Lorenzo La Marca a Palermo negli anni Novanta (in prima persona), Amedeo Consonni a Milano quasi una ventina di anni fa, Saverio Lamanna fra Màkari e l’ultimo Salone del Libro di Torino (in prima), Dario Corbo a Viareggio d’estate (in prima), Angela Mazzola a Palermo, Vince Corso a Roma (in prima), Carlo Monterossi a Milano. Coi soliti amici e parenti intorno.

L’originalità di quest’ultima (quattordicesima) raccolta di racconti gialli inediti degli otto grandi autori (questa volta tutti italiani) della scuderia Sellerio sta nello spunto comune: ognuno doveva scegliere un vecchio romanzo della collana “La Memoria” (giunta qui al titolo numero 1140) e utilizzarlo come elemento significativo della trama del testo con il proprio protagonista. Missione riuscita, il filo “blu” (il titolo richiama il cinquantenario della casa editrice e il colore dei volumi) riesce a essere sia unitario che diversificato, rispettoso dei differenti stile e sensibilità; forse non è in assoluto la raccolta con tutti i migliori racconti, certo è molto gradevole e stimolante la lettura. La lunghezza è abbastanza omogenea (più lungo Savatteri, più breve Stassi), risulta davvero fertile una contaminazione che non inficia i paradigmi noti e amati di ogni autore, come d’abitudine solo alcuni in prima persona. Appare indispensabile citare il personale abbinamento dei romanzi a ogni autore. Illustrato diffusamente per Malvaldi, gli altri sono: Ignazio Buttitta (1899-1997) La vera storia di Salvatore Giuliano per Piazzese, Louise de Vilmorin (1902-1969) I gioielli di Madame de*** per Recami, Anatole France (1844-1924) Il procuratore della Giudea per Savatteri, Manuel Vázquez Montalban (1939-2003) Assassinio al Comitato Centrale per Simi, Salvo Licata (1937-2000) Storie e cronache della città sotterranea per Costa, Gesualdo Bufalino (1920-1996) La luce e il lutto per Stassi, Hans Fallada (1893-1947) Ognuno muore solo per Robecchi. Ovviamente vini e canzoni non mancano e vanno riferiti ai personaggi e ai contesti dei singoli scrittori.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Un mondo di ghiaccio

A.G. Riddle
Un mondo di ghiaccio
Newton Compton, 2019

Un mondo di ghiaccio è il nuovo romanzo apocalittico di A.G. Riddle, il creatore di Atlantis Saga.
Il mondo intero si dichiara impotente davanti a una nuova, imprevedibile e mostruosa era glaciale: ogni mese la Terra diventa più fredda, la neve cade ovunque anche in estate e il ghiaccio comincia a ricoprire intere porzioni del pianeta. Le organizzazioni scientifiche globali cercano il motivo per cui la Terra si sta raffreddando. La dottoressa Emma Matthews, esperta astronauta, comandante della Stazione Spaziale Internazionale, sta aspettando ansiosamente di ricevere i dati dalle sonde spaziali Esperimenti invernali, inviate dalla Terra verso il Sole un mese prima per scoprire cosa stia accadendo. Negli ultimi cinque mesi dagli oblò dell’astronave Emma ha visto il ghiaccio ricoprire il mondo. Ormai Canada, Inghilterra, Russia e Scandinavia sono inabitabili. Di questo passo il ghiaccio pare destinato a ricoprire l’intero pianeta, mettendo fine alla vita. E ciò che lei può vedere dagli oblò è solo metà del dramma. Perché gli scarni messaggi di sua sorella le raccontano il resto: folle di gente in balìa di forzate migrazioni di massa, per garantire un qualche futuro ai propri figli, in lotta tra loro per la sopravvivenza. Quando una delle sonde, la 127, scopre un misterioso oggetto liscio e oblungo che sembra andare alla deriva davanti al Sole, e proprio mentre Emma Mattews sta trasmettendo quei preziosi dati alla Terra, qualcosa colpisce la Stazione Spaziale Internazionale, dandole appena il tempo di ordinare l’evacuazione. Troppo tardi: la nave cosmica sta andando a pezzi e il suo equipaggio è perduto. Non le resta che infilarsi in una Eva, una speciale tuta termica, e cominciare una difficilissima lotta per la sopravvivenza. Intanto sulla Terra stanno esplodendo panico e il caos. Le persone abbandonano le case per riversarsi in regioni equatoriali dove si pensa ci sia una possibilità di sopravvivere.
Il dottor James Sinclair è uno dei più grandi scienziati viventi del pianeta, uno dei migliori studiosi di intelligenza artificiale. Ma la sua mente è andata troppo oltre rispetto all’etica e ai costumi del suo tempo. Sinclair ha inventato qualcosa che ha sì il potenziale per rivoluzionare la vita terrestre, ma che è anche in grado di stravolgere per sempre gli equilibri mondiali di potere. Solo per questa ragione, per un crimine che non ha commesso, i suoi nemici l’hanno fatto condannare all’ergastolo e rinchiudere in una prigione di massima sicurezza di Edgefield, in Sud Carolina. Ma con il Lungo Inverno e il futuro dell’umanità in gioco, la NASA gli abbuona la pena e gli chiede di unirsi alla prima spedizione di contatto da inviare nello spazio. La sua esperienza è indispensabile per il successo della missione e per tentare di salvare Emma Andrews, in balia dello spazio. Dovranno fare il possibile per mettersi in contatto con l’oggetto sconosciuto in orbita che potrebbe essere una nave aliena. Ma la loro missione di contatto non va come previsto. Ciò che Sinclair scoprirà là fuori va oltre ogni logica e lo costringerà a prendere una serie di nuove decisioni. Una cosa è certa: riuscire a fermare quello strano oggetto alieno è forse l’unica speranza di sopravvivenza dell’umanità. Mentre l’era glaciale rivendica più vite e il mondo scivola nell’anarchia, i continenti e le nazioni entrano in guerra per le ultime zone abitabili. Ma solo James Sinclair ed Emma Edwards hanno le chiavi della salvezza dell’umanità…
La perdita di calore solare e la susseguente glaciazione, a cui fanno seguito sanguinose guerre per guadagnare a ogni costo una speranza di salvezza, sono i temi sfruttati da Riddle per il suo catastrofico romanzo e, vista l’attenzione che di questi tempi riscuote il cambiamento climatico, la sua storia susciterà sicuramente curiosità e interesse. Anche perché ogni situazione descritta, pur ai limiti della fantascienza, è accettabile e ogni personaggio verosimile.
Non è certo un mistero che la parola ‘glaciazione’ sia ricorrente in molte discussioni tra uomini di scienza, ma occorre ricordare che gli scienziati sono tuttora abbastanza divisi sul tema delle cause delle ere glaciali.

A.G. Riddle è cresciuto in Nord Carolina. Da giovane ha fondato la sua prima società con gli amici d’infanzia. Dopo aver lavorato dieci anni per aziende online, ha scelto di dedicarsi esclusivamente alla sua vera passione: scrivere romanzi. Trova sempre un po’ di tempo per rispondere alle mail di lettori che gli scrivono all’indirizzo ag@agriddle.com
Newton Compton ha pubblicato Atlantis Saga, I sopravvissuti del volo 305, Epidemia mortale e Genesi. Torna in Italia con Un mondo di ghiaccio.

Ogni riferimento è puramente casuale (Le varie di Valerio 101)

Antonio Manzini
Ogni riferimento è puramente casuale
Sellerio, 2019
Racconti

Italia. Intorno a oneri e onori della produzione di libri e a noi ignari lettori che alcuni ne consumiamo. Le presentazioni: il 34enne romano Samuel Protti, barba rossiccia ed esperienze ecosostenibili, dopo 5 romanzi rifiutati da tutte le case editrici del paese, diventa improvvisamente celebre quando un grande editore milanese gli pubblica L’altra bellezza; ora dovrà presentarlo in giro per l’Italia, gli hanno organizzato 143 appuntamenti nei successivi tre mesi; comincia da Gorizia a gennaio, già a inizio febbraio talora piange solo in albergo, dopo la 74° presentazione a Brugherio lo chiamano dall’ufficio stampa in seguito alle lamentele per le risposte sgarbate e gli scarabocchi sulle copie, poi Como e Pavia, finché se ne perdono le tracce; un’odissea, un incubo per ogni scrittore. Le recensioni: l’incorruttibile critico milanese quasi sessantenne Curzio Biroli è il più accreditato commentatore di romanzi, intrattabile cane sciolto; detesta premi e scuole di scrittura creativa, ormai non sopporta più quel che gli suggeriscono di leggere con i continui pacchetti postali, le telefonate, le raccomandazioni; ogni giorno scrive una critica, solo che ormai sono sempre stroncature; tutti gli innumerevoli professionisti non scrittori (né lettori, spesso) operanti fra chi ha scritto (non sempre molto letto, talora) e chi compra (perlopiù in libreria, ancora) s’industriano per corteggiarlo; ci provano anche negli uffici della famosa Hyperion di Brugherio per Amore 2 punto zero, il discutibile manoscritto di Gabriele Seppi; così si rivolgono alla costosa arma finale Adoración Moretti, diversamente bella, una bomba sessuale dalla chioma rosso fuoco naturale. E Biroli forse capitola, a suo modo, i recensori sono vittime. Seguono i mitici autentici scrittori stranieri con i loro amici editori; i mitici isolati scrittori sardi nella collana Meridiani di Mondadori; i mitici librai indipendenti periferici (questa volta a Giugliano) con i loro parenti, amici, amori; le apprese arti dei ringraziamenti finali e delle dediche autografe durante i firmacopie.

L’attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964) è uno degli scrittori italiani di maggior (meritato) successo da solo sei anni, dall’avvio della mitica serie alla ricerca dello Schiavone perduto. Aveva pubblicato qualcosa di interessante anche prima e ha continuato poi ad alternare scritture varie ai romanzi e ai racconti sul vicequestore romano trasferito ad Aosta per punizione. Qui in sette brevi episodi grotteschi e surreali immersi in un vocabolario di parole appropriate, sceglie la forma del racconto con l’obiettivo di descrivere alcuni aspetti sostanziali del mondo dell’editoria per come ha imparato a conoscerlo in poco tempo sulla propria pelle, nella fama e nei drammi, nei trucchi e nelle leggende, nelle dinamiche di cultura e di mercato, nei miti tragici e nei tic ridicoli, fra i saloni di Torino, i cortili di Mantova e le tecnostrutture di Pordenone, fra circoli dei lettori, uffici di marketing e quattro amici al bar. Delizioso tutto, a tratti esilarante, con una persistente vena satirica e noir; compreso il titolo, visto che molti riferimenti non sono affatto casuali, tanto che ai ringraziati corrispondono nomi più o meno importanti di quel mondo. Solo pochi scrittori hanno fatto eccezione alla regola che sui Meridiani si pubblica solo chi non è più in vita: “ma quelli sono scrittori senza regole, esecrano tutti i dettami e nella vita fu impossibile misurarli, sia coi meridiani che coi paralleli. Sempre sfuggirono alle conte e … ai cataloghi. Liberi come la lingua e come le storie” (uno fu Camilleri). Sembra per altro che l’unico vero autentico scrittore italiano contemporaneo, Alvaro Careddu (sostiene Protti), abiti nelle campagne del maceratese o faccia il barbone in Friuli Venezia Giulia. Come al solito, discreta attenzione al panorama enologico.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La chiave di tutto (Le brevi di Valerio 303)

Gino Vignali
La chiave di tutto
Solferino Milano, 2018
Giallo

Rimini. Inverno. Il barbone Vagano è stato pestato e carbonizzato sotto una panchina nella rotonda del Grand Hotel, ha ingoiato una chiave prima di morire, la storia si rivelerà complicata anche per l’intelligente simpatica magnifica vice questore (al maschile, così vuole) Costanza Confalonieri Bonnet (12 giugno 1981), capelli lunghi e mossi.
Il grande autore televisivo e teatrale Luigi Gino Vignali (Milano, 1949) è conosciuto e apprezzato in coppia con Michele per successi in vari campi dello spettacolo oltre che per la mitica serie letteraria delle formiche, antologie delle battute. Dal 2018 si dedica al genere giallo, crimini efferati raccontati con umorismo, La chiave di tutto è il primo degli annunciati quattro della serie, uno per stagione. L’allegra godibile narrazione è in terza quasi fissa sulla nobildonna questurina, una leggerezza seria, piena di giochi di parole, di citazioni argute, di riferimenti a donne e uomini della vita mondana milanese e nazionale.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… L’ultimo dei Santi

Marisa Salabelle
L’ultimo dei Santi
Tarka, 2019

Siamo alla fine degli anni 90 e da Pistoia, dove Marisa Salabelle aveva scelto di ambientare il suo primo giallo noir intriso di contraddizioni e di poesia, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu, ci trasferiamo nel minuscolo borgo di Tetti, con la splendida natura dell’Appennino tosco emiliano che fa da cornice e domina la trama gialla. Trama in cui fanno la loro comparsa gli Elfi, l’eterogeneo gruppo di persone dette anche “movimento comunitario italiano”, che ha scelto di vivere nei boschi a contatto con la natura e in semi-isolamento dal resto dell’umanità. (Ci tengo a ricordare che Mario Cecchi fu tra i fondatori della Comunità degli Elfi, agli inizi degli anni ‘80, e ancora oggi, a più di trent’anni di distanza, la Comunità comprende più di una mezza dozzina di insediamenti sull’Appennino Pistoiese). Questi elfi non sono folletti ma donne, uomini e bambini che hanno scelto di creare delle comunità autosufficienti, si vestono con abiti a colori vivaci, portano sandali di cuoio fatti a mano e vivono di pastorizia, artigianato, agricoltura e raccolta dei prodotti che il bosco e la natura regalano. Ogni tanto gli elfi scendono, per scambiare o vendere al mercato alcuni manufatti artigianali. Non sono e non sono mai stati un pericolo per i montanari, ma anzi hanno rappresentato una risorsa per salvaguardare e curare parte dei territori degli Appennini che altrimenti sarebbero completamente abbandonati. Ormai da anni purtroppo tanti borghi dell’Appennino si sono vuotati, i giovani sono calati a valle per cercare lavoro o magari perché non accettano di vivere lontano dalle comodità cittadine e i pochi abitanti rimasti sono quasi tutti anziani.
L’ultimo dei Santi si svolge a Tetti, un minuscolo borgo montano. Solo d’estate Tetti sembra rivivere, quando tante famiglie con bambini scelgono di passare le vacanze in questo beato angolo di pace. Ma proprio in questo paesino tranquillo tre anziani fratelli, Romolo, Alvaro ed Ermanno Santi, sono morti a breve distanza uno dall’altro. Romolo ai primi di gennaio per un brutto scivolone sul ghiaccio, Alvaro il dieci luglio è ruzzolato da un’impalcatura e il ventinove luglio anche Ermanno si è ammazzato in un incidente di macchina, mentre scendeva per andare in banca a Pistoia. Il breve lasso di tempo e la tragica e fatale scadenza di questi “incidenti” ha fatto sì che la gente di Tetti e della vicine frazioni cominciasse a mormorare. La parola omicidi aveva cominciato a fare capolino prima sottovoce, timidamente, poi sempre più spesso. Ma chi mai potrebbe aver ucciso tre vecchi e perché? E anche la dinamica dell’ultimo “incidente”, in cui la macchina di Ermanno aveva tirato dritto fino a schiantarsi contro un castagno secolare, non era troppo chiara. Insomma qualcosa non quadra e anche gli inquirenti in città avevano cominciato a indagare. La palla passerà ai locali carabinieri capitanati dal maresciallo Borghi che si darà da fare coadiuvato da Mario, geometra del posto, e soprattutto da Saverio Giorgianni, giornalista della Nazione di Pistoia, già incontrato in L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (caso in cui si era impegnato risolvendolo) che, per sua colpa, si troverà coinvolto in un quasi boccaccesco e complicato problema familiare, per la contemporanea presenza in vacanza nella zona di sua moglie con i due figli e dell’ex fidanzata. Ma deve darsi da fare e mettere da parte beghe e ripicche, il giornale preme per notizie e aggiornamenti. Non resta che aiutare Borghi a risolvere il lontano mistero che sta dietro la morte dei Santi. Che cosa avrà spinto l’omicida ad uccidere i tre fratelli ultrasettantenni? Ragioni economiche, ragioni di cuore? O solo una vendetta personale? Gli Elfi potrebbero essere implicati? Incuriosiscono le attente e calibrate descrizioni della vita e delle ripetitive quotidiane abitudini dei piccoli borghi italiani dove purtroppo, pian piano, la popolazione scompare.

Marisa Salabelle è nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia dal 1965. È laureata in Storia all’Università di Firenze. Dal 1978 al 2016 ha insegnato nella scuola italiana. È una delle animatrici della libreria indipendente Les Bouquinistes di Pistoia. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme), con cui ha ottenuto significativi riconoscimenti.

I nostri padri (Le gialle di Valerio 205)

Karin Brynard
I nostri padri
Edizioni e/o, 2019 (originale in Afrikaans 2012, in inglese 2016)
Traduzione dall’inglese di Silvia Montis
Noir

Sudafrica. Tarda estate-inizio autunno 2010 (marzo-maggio). L’ispettore bianco poco più che quarantenne Albertus Markus Bert Beeslar, due metri di altezza, capelli neri e occhi verde scuro, tratti solidi e forti, pallido e corrucciato, sbirro vecchia scuola, spesso rude e sgarbato, pauroso solo dei ragni, vent’anni di servizio nella SAPS (la polizia sudafricana) perlopiù a Soweto (Johannesburg) e ora nel Western Cape, la polvere ruvida del Kalahari, decide di trascorrere qualche giorno di vacanza dal suo amico e mentore Balthazar Blikkies Bliksem van Blerk, un collega sessantenne appena andato in pensione, collocatosi in una residenza per anziani a Stellenbosch, dove vive la figlia Tertia. Proprio lei lo chiama mentre è in viaggio: il padre è morto. Naturalmente. Fa in tempo a partecipare alla cerimonia funebre e viene coinvolto nelle chiacchiere su strane vicende che accadono all’interno della casa di riposo. Poi arriva una telefonata: qualcuno ha ucciso la bella moglie del figlio di una delle ospiti più anziane, che gli chiede di aiutarli sostenendo che nelle forze dell’ordine i neri sono incapaci e demotivati, soprattutto quando ci sono di mezzo ricchi e/o afrikaner. La responsabile dell’indagine è il capitano xhosa Vuyokazi Qhubeka, giovane ma anche lei molto legata a Blikkies. Forse suo malgrado, di fatto Albertus si trova coinvolto. Nelle stesse ore il suo ex figlioccio meticcio Jannes Ghaap si è trasferito e sta provando a fare l’inesperto aitante sergente nell’enorme agglomerato di Soweto, quasi due milioni di persone. Gli rubano macchina e pistola, rischia salute e provvedimenti, finché arriva la chiamata che denuncia la scomparsa della rossa Gerda incinta e del figlio di venti mesi. Nelle foto di casa c’è Beeslaar, era la sua amata, accidenti!

La giornalista politica Karin Brynard (Koffiefontein, 1975) conferma le qualità letterarie e la densità emotiva (mostrate all’esordio) anche nel secondo ottimo romanzo della serie, uscito nel 2011 in afrikaans, poi tradotto in inglese nel 2016. Dall’arido contesto selvaggio del veld, l’azione si sposta parallelamente nella terra vitivinicola per eccellenza e nella township connessa a Johannesburg. La narrazione è in terza varia, alternativamente fissa sul punto di vista dei tre connessi protagonisti: Albertus, Jannes, Gerda; memorabili le telefonate fra i due, emozionanti e più brevi i capitoli sul violento rapimento della donna che sta per partorire una bambina concepita proprio con Beeslaar (anche se lui non lo sa), compiuto da due minorenni violati che l’hanno rinchiusa, legata e imbavagliata, con gli occhi coperti, in compagnia di una iena in gabbia. Finalmente scopriamo cosa era accaduto anni prima fra lei e Albertus, a legarli e allontanarli contemporaneamente e drammaticamente per la vita. I padri del titolo sono i nostri, quelli di ogni figlio, comunità, popolo; continui riferimenti ai meticci e al meticciato; le ferite dell’apartheid risultano ancora tutte aperte. E molto si racconta e si riflette su come i maschi esercitano la paternità, più o meno irresponsabile. Le descrizioni sociali sono accurate e approfondite, riguardo sia ai ricchi boeri dell’imprenditoria immobiliare che alle contraddizioni di classi e colori nelle persistenti townships. Il vino di Stellenbosch andrebbe assolutamente degustato. Beeslaar si addormenterebbe volentieri con i concerti per corno di Mozart.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Cronaca nera (Le brevi di Valerio 302)

James Ellroy
Cronaca nera
Einaudi Torino, 2019 (orig. 2017 e 2018)
Traduzione di Alfredo Colitto
Reportages gialli

New York e Los Angeles. 28 agosto 1963. 12 febbraio 1976. Il grande scrittore americano Lee Earle James Ellroy (Los Angeles, 1948) utilizza materiali d’archivio, rapporti di polizia e sapienti espedienti letterari per raccontare (retrospettivamente) due eclatanti reali casi criminali. Il primo, Career Girl Murder, riguarda l’omicidio efferato di due donne in un appartamento di Manhattan (avvenuto proprio lo stesso giorno del celebre discorso a Washington di Martin Luther King), per il quale fu costretto a confessare l’innocente ragazzo nero George Whitmore. Il secondo, Clash by Night, riguarda l’omicidio a pochi passi da casa dell’attore (bi- e omo-sessuale) Salvatore Sal Mineo (1939-1976), partner di James Dean in Gioventù bruciata (1955). Chi narra ora la Cronaca nera di ricerche ed errori sono i poliziotti americani, ormai anziani e appartati, che erano stati allora incaricati delle (clamorose) indagini.

(Recensione di Valerio Calzolaio)