La Debicke e… Da molto lontano

Roberto Costantini
Da molto lontano
Marsilio, 2018

Roberto Costantini ha sempre saputo scrivere e parlare fuori dai denti. Prima si è servito della “Trilogia del male” per spiegare con toni giallo-noir quanto è avvenuto prima e dopo l’ascesa al potere di Gheddafi poi, come il protagonista Michele Balistreri, si è trasferito in Italia. Da molto lontano è il sesto lungo e intenso capitolo di un saga che Costantini ha dedicato alle sue avventure con una trama che si snoda su due piani temporali, tra il ’90 e i mesi compresi tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, e quindi divisi tra loro da quasi trent’anni ma strettamente connessi.
1990. Sono le frenetiche notti del mondiale di calcio in Italia, ci sarà la combattuta semifinale tra gli argentini e gli italiani, tra chi tifa azzurro e chi invece, con un cuore borbonico che batte nel petto, tifa Maradona. Proprio durante una di quelle notti scompare Umberto, il figlio del potente costruttore romano cavalier Prospero Petruzzi, ex-muratore emigrato argentino fattosi da sè, ora spietato e potentissimo affarista. La scomparsa del giovanotto – oltre a lui il cavaliere ha anche una figlia decisamente intrigante, Elide, con il pelo sullo stomaco peggio del padre – salta fuori solo grazie a una lettera anonima al Messaggero. Naturalmente il caso viene appioppato al nostro Michele Balistreri. Lui considera subito il fatto una rogna, vista la fama di faccendiere di Petruzzi padre, e non crede a un rapimento. Mentre indaga, cercando di capirci qualcosa, cominciano a sfilare davanti a lui avvocati di grido al soldo della famiglia, affaristi senza scrupoli, tra i quali emerge un giovane e cazzuto boss della camorra, belle donne disposte a tutto e un magistrato, tutto d’un pezzo o almeno pare, sceso a Roma dal Nord con l’intento di bonificare lo stato… Ma il ritrovamento dei corpi orribilmente mutilati del giovane e della sua amica Penny, con legami familiari poco chiari, faranno prendere all’inchiesta una direzione più precisa. Michele Balistreri, impegnato a districarsi tra il pierre nordista Locatelli e Capuzzo, il suo valido collaboratore meridionale, in disaccordo su tutto, indaga svogliatamente.
E invece punto cardine dell’inchiesta sarà proprio Capuzzo, l’ispettore napoletano, ottimo investigatore, grande tifoso del web, tanto che vive praticamente in simbiosi con il suo Compaq portatile, e del “Pibe” Diego Maradona, colonna del Napoli. La trama tuttavia vira al tragico, le piste si toccano, si sovrappongono e si ingarbugliano fino ad arrivare a un finale drammatico che porterà alla (o a una ?) soluzione del caso.
Ma nel 2018 un biglietto anonimo, ricevuto anche stavolta dal Messaggero, spedisce la polizia nel parco semidistrutto di Villa Petruzzi, da anni donata dal cavaliere allo stato, fa ritrovare sepolti in terra due manichini con le stesse orride mutilazioni inflitte ai due giovani amanti e fa riaprire il caso.
Nel 2018 Balistreri, ormai in pensione, fa vita tranquilla, da poco ha festeggiato in famiglia il Natale con la moglie Bianca, ex giudice, e la figlia, la brava giornalista d’inchiesta Linda Nardi. Legge molto e fa lunghe passeggiate sulla spiaggia di Ostia. Ma, secondo sua moglie, sta perdendo la memoria, e la neurologa teme che il motivo reale sia l’aver lasciato un lavoro che lo stimolava. E quindi ricorda poco di quella storiaccia del 1990, piena di personaggi senza scrupoli, uomini e donne. Ma inevitabilmente l’ex-commissario viene coinvolto nella indagine dal suo successore ed ex vice, Corvu, e da sua figlia Linda. Anche l’ex giovane boss della camorra, l’unico ad essere stato condannato (non per la morte di Umberto e Penny però) ed è appena uscito di galera, vuole che sia incastrato l’assassino. Sul macabro ritrovamento si buttano i mass media, con in testa Linda Nardi, la figlia di Balistreri. E purtroppo per Balistreri i due manichini lo costringeranno a fare marcia indietro nel tempo fino a quel 1990, che non gli ricorda il Campionato del mondo in Italia, ma piuttosto una maledetta sparatoria in cui lui stesso era stato coinvolto. Una sparatoria che allora aveva provocato l’annacquamento e il blocco delle indagini, fino ad oggi, fino a quasi tre decenni dopo, quando le vittime dei due irrisolti omicidi torneranno a reclamare giustizia.
Balistreri ha i capelli grigi, a più di sessant’anni potrà finalmente godersi un po’ di pace? Siamo arrivati all’ultimo capitolo della storia di uno dei personaggi più particolari del noir italiano? Oppure Costantini dedicherà ancora qualche prequel al suo poliziotto eclettico e sui generis? Per chi non lo sapesse, Balistreri non lotta solo contro gli assassini e i loro crimini, ma soprattutto e da sempre contro il suo lato oscuro e i fantasmi del suo passato. Balistreri è un uomo che, nonostante il nuovo status di pensionato, non può fare a meno di indagare, deve poter finire quel qualcosa lasciato incompiuto e, per non perdere se stesso, dovrà continuare.
Una trama forte, molto convincente, che si rispecchia in errori che non si possono più correggere e si avvale dell’alternarsi del presente e del passato radicato negli anni novanta. Una trama che ha dato spazio anche a un’intima analisi di quanto il lavoro e la sfera privata possano diventare una cosa sola e, se non ben calibrati, portare a un’irresistibile spinta all’autodistruzione. Tra un salto temporale e l’altro, Costantini dà modo di ripassare e rivivere eventi che, nel bene e nel male, hanno scandito la vita italiana. Che è poi, questa, una delle sue caratteristiche: la scelta di raccontare costumi, politica e intrighi attraverso il suo personaggio. E state certi che, se i nodi verranno al pettine, il Commissario Balistreri sarà là, pronto a contarli uno a uno.

Roberto Costantini (Tripoli, 1952), ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss. È autore per Marsilio della Trilogia del Male con il commissario Michele Balistreri, bestseller in Italia e già pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei, premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale “migliore opera noir degli anni 2000”. Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016.
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Il talento del crimine (Le brevi di Valerio 248)

Jill Dawson
Il talento del crimine
Carbonio, 2018 (orig. 2016, The Crime Writer)
Traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini
Noir

Earl Soham, Suffolk, Inghilterra. Autunno 1964. L’americana Mary Patricia Plangman (Fort Worth Texas, 19 gennaio 1921 – Aurigeno Svizzera, 4 febbraio 1995), molto ben conosciuta come Patricia Highsmith (oltre che come Claire Morgan), è stata una delle più straordinarie scrittrici del secolo scorso, in qualche modo cofondò in teoria e in pratica il genere noir e la suspense fiction.
La docente di scrittura creativa Jill Dawson (Durham, 1962) è una delle più brave autrici inglesi contemporanee e, con Il talento del crimine, vincitore dell’East Anglian Book Award 2017, rende la misantropa eccentrica Highsmith protagonista di un ottimo meditato thriller, alludendo nel titolo a uno dei suoi romanzi più letti (e visti). Patricia ha 43 anni, sta terminando un romanzo e il manuale sul giallo, beve molto, scrive il diario e nei weekend attende l’amata Samantha, di cui disegna con maestria il volto. Poi arriva una giovane fastidiosa bella giornalista. Patricia sarà davvero capace di uccidere?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Festa al trullo (Le varie di Valerio 93)

Chicca Maralfa
Festa al trullo
Les Flâneurs, 2018
Moda

Puglia, alto Salento, valle d’Itria, Ostuni, contrada Pascarosa. D’estate, forse proprio venerdì 12 agosto 2016. C’è una gran bella festa al C-Trullo: trenta ettari di terra, cancellata antica sul viale di pini verso l’edificio padronale (ancora non ben ristrutturato) con balconcino, a cento metri ampia piscina non senza idromassaggio, dietro la casa dei custodi contadini (ora anche per ospiti) con corte, poi soprattutto la trulleria (a sei coni) con una nuova magnifica area residenziale e quattro altri coni diroccati più distanti, l’agrumeto con venti piante di aranci, dieci di limoni, tre di mandarini, un cedro, e ancora la vite, gli ulivi, i grilli. Tutto stasera è un set cinematografico: la proprietaria è originaria dei luoghi, 45enne di Cisternino, famosissima influencer, mammasantissima della moda internazionale, Chiara Laera, in gioventù modella di successo, ora fashion blogger e stylist editor, sorridenti occhi azzurri e lunghi capelli biondi, volto lentigginoso ed esile, non classica bellezza ma fascinosa e magrissima; la festa serve a lanciare l’emergente 27enne fasanese (Pezze di Greco) Vanni Loperfido; per la sua nuova collezione hanno scelto il nome ciceri&tria, il piatto tipico a km0 (base di ceci e pasta fritta), squisito (se ben preparato, come ora). Piccole casse ben nascoste trasmettono musica a volume altissimo per tutti i gusti, i circa trecento agghindati ospiti passano da un artigiano figurante all’altro (mozzarelliere, cartomante, cestaio), ballando e mangiando prodotti biologici (qualcuno molto bevendo, facendo sesso o altro), mentre un drone e vari addetti riprendono e fotografano il lecito in diretta su ogni social possibile, in vista pure di un film. Fra palme, ombrelloni e fuochi d’artificio l’architetto del restauro sembra proprio rilassato nella poltrona gonfiabile in acqua.

La giornalista pugliese (girovaga) Chicca Maralfa (Bari, 1965) esordisce nella fiction con un testo di scoppiettante prorompente modernità, letto socialmente prima dell’edizione (campagna di comunicazione teaser). Non finisce qui, sono già pronti altri due romanzi. La narrazione è in terza varia al passato, l’incedere originale ed elegante, un poco ripetitivo verso la fine, con una chiusura peraltro ben congegnata. Opportuni divertenti e certificati gli innumerevoli brevi detti e proverbi fasanesi (tradotti in nota). Pur debordando inevitabili anglismi, è un testo consigliabile pure a colleghi lettori antiquati, sconcertati da parlamentari che fanno spettacoli più che norme, da ministri che con tweet e post si sentono più influencer che servitori pubblici. Tutto avviene in una notte, anche se a ogni personaggio significativo e a ogni relazione vitale sono poi dedicati spunti e narrazioni di flashback o backstage. Sullo sfondo uno scontro di civiltà, il conflitto tra vecchio e nuovo, culturale e generazionale (ai tempi della terribile Xylella, questione fitosanitaria e maledizione biblica, tornata purtroppo oggi attuale): i nativi contro gli invasori del Nord e gli stranieri, chi resta ancorato ai vecchi contenuti dell’esistere e chi asseconda ormai solo una modellistica dell’apparire e dell’avere. Il nuovo è la corte di Chiara, succubi e professionisti che le ruotano intorno e dipendono dal suo stile; il vecchio è rappresentato dal custode contadino residente nel podere (e geloso della memoria) Mimmo Montanaro, 65enne figlio del colono della vecchia proprietà, sposato con Memena (titolare della ricetta riportata in fondo come brand), padre di due ragazze, per vent’anni operaio specializzato licenziato quando la fabbrica aveva chiuso. Durante i due tre anni della ristrutturazione era entrato in aperto aspro continuo screzio con l’architetto Sante D’Elia, omosessuale milanese grande amico di Chiara, la quale (presunta colta indigena) cerca comunque sempre di far conciliare gli opposti. Mimmo si sente minacciato dallo sbarco invadente di presenze aliene (manageriali e turistiche) dentro spazi, valori e tradizioni che considera sacri; e medita una qualche rivalsa per salvare il proprio ecosistema, naturale ed esistenziale. Rosé di primitivo e negramaro rosso. Colonna sonora variegata e spumeggiante (la compilation è sul sito dell’esperta autrice).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La transazione (Le brevi di Valerio 247)

Riccardo La Cognata
La transazione
Ventura, 2018
Noir

Roma. Tra maggio e novembre 2015. Il 20 giugno il tranquillo giudice Vito Pennisi compie 40 anni e decide di radersi a zero mento e cranio. I genitori sono morti, vive in una gran bella casa con terrazza, si accompagna volentieri a donne. Da due mesi lavora con lui la 28enne Luisa Altieri di Roccabruna, splendida uditore (uditrice) assegnatagli dal procuratore, con la quale c’è stata una prima volta, anche ultima secondo lui. Sta conducendo un’indagine su un presunto falso in bilancio che si rivela un intreccio di crimini finanziari, tra faccendieri e corrotti di ogni istituzione e religione, prelati e killer. Qualcuno cerca subito di ammazzarlo e la vicenda diventa internazionale.
L’avvocato sportivo (dalla capitale per il mondo, in ogni modo) Riccardo La Cognata (Ragusa, 1969) con La transazione è all’esordio letterario: la trama interessante ruota tra il mondo della giustizia e loschi riciclaggi, fra personaggi stimolanti spicca a Nassau la creola Maya Navarro.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Una giornata in giallo (Le gialle di Valerio 183)

AA. VV. (Camilleri, Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Malvaldi, Dominique Manotti, Piazzese, Recami, Savatteri)
Una giornata in giallo
Sellerio, 2018
Due racconti tradotti da Maria Nicola e Francesco Bruno
Noir

Tempi e luoghi differenti ma consueti. Salvo Montalbano, agli esordi, festeggia il primo mese trascorso nella casa di Marinella a Vigàta, acquistando per 50 mila lire una bottiglia di sciampagni e deve gestire il pizzino mafioso dove qualcuno minaccia di dare fuoco all’enoteca (con ventiquattr’ore di ritardo). Un sabato del maggio scorso Saverio Lamanna visita Gibellina, città perfetta (50 anni dopo il terremoto del Belice), con la morosa Suleima e l’amico Peppe, ma dal museo scompare l’arazzo di Boetti, prisenti o drappo professionale, dieci metri per due, cuciti con devozione, valore alto, più di 500 mila euro (anche solo un metro quadrato). Loro di Pineta, compresi quelli della Loggia del Cinghiale, sono tutti in trasferta ad Amsterdam per la mitica festa arancione del 27 aprile; solo Alice Martelli è rimasta a casa a lavorare, vigile e agile come sempre, e risolve a distanza il caso del duplice scippo contro Tiziana e Marchino. Il 28 agosto 1973 il giovane commissario Daquin da sei mesi si trova (di mala voglia) a Marsiglia, ha già chiesto il trasferimento; lì ce l’hanno con gli immigrati, ovviamente con gli algerini in particolare, per l’odio ci scappa il morto e, pur di andarsene quanto prima possibile alla Narcotici di Parigi, lui risolve il caso. A fine luglio di uno degli anni novanta Lorenzo La Marca, appena tornato dall’aeroporto di Palermo, poco fuori l’ingresso della Stazione Notarbartolo, cammina solitario e incontra una biscia; son ricordi oltre che problemi; a lui fanno schifo ma lo scorsone nero, detto Iside e Maria Walewska, memore dell’omicidio di una lucciola, sta battendo sul vetro di una pelletteria; difficile farlo smettere. In pieno nubifragio il ladro Drago si avventura nei magazzini sotterranei (dove confluiscono pure acque nere e bianche) della casa di ringhiera di via *** 14 a Milano e vi rimane chiuso dentro; quel primo giugno 2006, da tappezziere in pensione, Consonni vorrebbe studiare meglio l’omicidio di viale Bligny, epperò la figlia Caterina gli lascia il piccolo Enrico, termometro e lavandino funzionano così e così, l’idraulico non arriva, che pene! Angela Mazzola ha la giornata libera, è un assolato aprile palermitano e resterebbe volentieri a crogiolarsi in terrazza, senonché la chiamano i suoi capi dell’Antirapina, vi è stato lì vicino lo strano furto di un furgoncino carico di carciofi (refurtiva di circa 3 mila euro); lascia il labrador, prende il Liberty e fa un sopralluogo; c’è di mezzo una guerra di criminalità organizzata e si rivela ancora una volta molto brava. Petra Delicado ha appena risolto un caso difficile e sguazza fra le scartoffie, a tarda sera esce dal commissariato di Barcellona e viene sequestrata da una pericolosa manesca ragazza, finendo così per trascorrere il giorno più insolito dell’intera sua vita lavorativa, perlopiù in un casolare immerso nel bosco di pini.

Le novità di quest’ultima raccolta di racconti gialli inediti sono diverse e non tutte positive, pur in continuità con le accorte riuscite sperimentazioni che hanno costituito una svolta nel genere del genere. Sono meno gli autori coinvolti della scuderia Sellerio: Camilleri, Savatteri, Malvaldi, Dominique Manotti, Piazzese, Recami, Costa, Alicia Giménez-Bartlett. Il tema un po’ forzato sono le 24 ore, l’ambientazione temporale (decenni fa nella metà dei casi) di un solo giorno “in giallo”. La lunghezza è molto omogenea (poco più lungo Savatteri, più breve Manotti), la raccolta ribadisce una contaminazione che non inficia gli stili noti e amati di ogni autore, come d’abitudine solo alcuni in prima persona (Savatteri, Piazzese, Giménez-Bartlett). Ma questa volta è la qualità letteraria non sempre all’altezza in tutti gli autori, a tratti stanchi, almeno nella prima parte; bello e attuale Manotti; molto carino Recami. I mafiosi con la musica non ci appattano, Maremma amara sui canali, Miles Davis coi leggendari (sognati) Margarita, per la bella fulva blues e indie con la voce di Beth Hart.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… A chi appartiene la notte

Patrick Fogli
A chi appartiene la notte
Baldini + Castoldi, 2018

Premio Scerbanenco 2018

La Contessa, due piani in sasso e una mansarda che si erge su un’enorme pianta rettangolare, in cima a una delle colline di quella parte di Appennino Reggiano, era la casa di sua nonna, la casa delle sue vacanze da bambina, quella dei ricordi familiari. Su tre lati, ettari di campi a coltivazione. Sul quarto, il bosco, l’unica terra che non le appartiene. Ma ora La Contessa è sua e rappresenta la sua nuova vita. il suo nuovo lavoro. Irene Fontana è, o meglio era, una giornalista d’inchiesta tenacemente dedita a svelare la corruzione e tutelare i diritti della gente. Poi, un fatale errore, la crepa in un’impeccabile carriera, il tracollo. Quando tutto ciò che per lei contava era crollato, era tornata a vivere là. Per ripartire da capo, forse nella speranza che il mondo la rimpiangesse e la ricordasse più di qualche istante.
La storia che trascina tutta la trama sarà quella di Filippo, diciassettenne, studioso, timido, solitario. In una limpida notte d’estate Filippo precipita, con un volo di circa 300 metri (grazie, Enrico!), dalla Pietra di Bismantova, l’isolato massiccio a forme di nave, un luogo speciale, quasi un simbolo per quella zona appenninica. Il giorno dopo sul posto si trova per caso Irene Fontana, da anni appassionata rocciatrice, che assiste scioccata al recupero del corpo da parte delle squadre di soccorso. Filippo si è suicidato o è stato spinto giù da qualcuno? Cosa nascondeva la sua vita, all’apparenza così innocente e tranquilla? Dorina, madre del ragazzo, la casearia del posto che, pur duramente provata, continua a lavorare, non crede al suicidio. Contatta Irene Fontana e le chiede di aiutarla a scoprire cosa sia accaduto veramente, per riuscire a dare un senso alla sua tragedia. Irene accetta, pur avendo in mano solo poche tracce quasi indecifrabili: foto, appunti su peregrinazioni, racconti non finiti. Lo fa perché sa di essere forse la sola in grado di ripercorrere il breve passato di Filippo, immergendosi nella parte più ignota e segreta di un adolescente, alla ricerca di un perché. Non le resta che dare il via a un’indagine che la rimanda anche implacabilmente al suo passato, ripartendo dagli amici del ragazzo, dalle sue frequentazioni e dai luoghi che batteva di solito. Spostandosi, bussando alle porte e interrogando le famiglie del luogo, raggiungendo i lontani borghi individuati nelle foto, abbandonati al fascino misterioso delle sette mistiche. Incontrerà uno strano uomo, il Pittore, un artista che vive isolato in una specie di casa museo, circondato della sue sculture da incubo. Ma Irene riuscirà ad andare oltre e scoprire anche un locale, lo Snoopy dove, nel giorno di chiusura, si organizzano festini estremi. Ha scoperchiato il malefico vaso di Pandora della zona che va dalle feste allucinanti, dove chiunque può fare dell’altro ciò che vuole, senza pietà, limite o regola, al patto risalente al dopoguerra. Un ferreo e orrido patto stipulato per sfuggire alla mostruosità di una serie di spaventose carestie e garantire prosperità. Cinque famiglie, in cinque diverse frazioni dell’Appennino, disposte ad accettare un barbaro sacrificio in cambio di un qualche futuro. Questa è la verità, o solo una parte di un quadro ben più complesso che parte da lontano.
«Uno per generazione, perché il patto si trasmette e si eredita. Una vita per la vita di tutti. Bisogna prenderli giovani, quando hanno tutta la vita davanti, il potenziale integro.» Anche se per Irene inseguire la vita di Filippo si trasformerà in una spaventosa discesa all’inferno, contemporaneamente questo calvario forse le darà agio di riappropriarsi del suo posto nel mondo.
Patrick Fogli, alternando una narrazione in terza e prima persona, saltando abilmente dal passato al presente, dal mondo avventuroso al microcosmo montano, scrive un romanzo convincente, con quel nero che è il colore degli incubi, ma anche quello della notte. E ciò che è legato alla notte, è come un’illusione: dura lo spazio di un attimo… poi non c’è più. Come i sogni, i miraggi, i miracoli, i demoni, le nostalgie, le favole e i ricordi, i racconti degli anziani e i miti ancestrali legati alle antiche millenarie credenze. Un thriller diverso che s’impadronisce dell’attenzione del lettore in un vortice frenetico. Una commistione di fantasy, horror e noir, alla ricerca di una realtà mischiata al sogno, l’incubo che spinge al terrore dell’uomo nero o di ciò che questo rappresenta nell’inconscio collettivo, assumendo un caleidoscopio di ancestrali e terrificanti impressioni immaginate. Il tutto inserito in un fatale scontro con il bisogno connaturato alla natura della protagonista (per me forte e commovente la memoria morale di Oriana Fallaci) che sembra rappresentare la personificazione umana dalla ricerca della verità unita alla ferma volontà di annientare il male.

Patrick Fogli è nato e vive a Bologna (1971). Ha esordito con Lentamente prima di morire (2006), un romanzo che ha ottenuto molto successo e altrettanti riconoscimenti. Successivamente ha pubblicato L’ultima estate di innocenza (2007) e Il tempo infranto (2008), consacrandosi come uno fra gli scrittori italiani più sensibili al mistero e ai lati inquietanti della psiche umana ma anche della vita civile. Con Stefano Incerti ha scritto la sceneggiatura di Neve, il film del regista napoletano.

Vite bruciate (Le brevi di Valerio 246)

Dominique Manotti
Vite bruciate
Sellerio, 2018 (orig. Lorraine connection 2006; prima ed. italiana 2009)
Traduzione di Claudio Castellani
Noir

Lorena e Parigi. Anni novanta. Prima parte in provincia, in una piccola fabbrica della zona siderurgica del Nord-Est. È metà ottobre, c’è un cortocircuito, operaie rischiano la vita, un manager si comporta in modo arrogante, proteste e occupazione, vertenza e accordo, ma scoppia un drammatico incendio. Dalla seconda parte in avanti: nella capitale il 15 ottobre il governo deve scegliere l’acquirente della Thomson, la maggiore impresa pubblica francese di elettronica militare, da privatizzare. L’Alcatel si propone, c’è di mezzo anche la Daewoo Lorena e uno scontro senza esclusione di colpi. Crimini e morti, armi e droghe, corruzione e ricatti, vizi e guerre ammorbano gli affari politico-finanziari, ogni romanzo di Dominique Manotti (Parigi, 1942), storica ed ex sindacalista, è lì a dimostrarcelo, ancora in terza varia al presente, ben documentato sul capitalismo reale, aromatizzato anche in luoghi di caccia. Bellissimo pure Vite bruciate, ora opportunamente riedito da Sellerio.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

In viaggio coi Bassotti della Polillo (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Una veloce carrellata rosso fuoco…
Dunque qualche appunto veloce sui libri di una benemerita collana che mi sono passati fra le mani. Partiamo da Il mistero del vecchio granaio di Henry Ware Eliot Jr, Polillo 2018. “Che cos’hanno in comune delle orme su un muro; un granaio che “sembra” impenetrabile; una rivoltella Colt 45 scomparsa; un barile pieno di trucioli per imballaggio e di pallottole, e un crittogramma in apparenza indecifrabile? Nulla, almeno a prima vista. E che c’entrano i due cadaveri seminudi infilati nel bagagliaio di due auto, una delle quali ripescata in un lago?” Un bel problema per cinque amici che si trovano a trascorrere le vacanze sulle colline del Massachusetts. Più precisamente dentro un vecchio granaio trasformato in abitazione. Gruppo composto dai proprietari Ed e Jeanie, dallo scrittore di gialli George, dal famoso detective Gil e da Mike, il direttore del giornale locale. Un discreto rompicapo da tenere bene gli occhi sbarrati. E non so se vi basterà…

La maledizione del rubino di Adam Bliss, Polillo 2018.
Ovvero quando un gioiello, come il rubino Camden, porta una sfortuna maledetta. Tutti quelli che l’hanno indossato hanno fatto una brutta fine. Meglio stargli alla lontana secondo Gary Maughan, amico del ricchissimo possessore Van Every e narratore della storia. Ma c’è sempre qualcuno che non crede alle terribili leggende come questa. Vedi la famosa attrice Margalo Younger che, invitata ad ammirarlo, lo indossa tranquillamente. Facendo la scontata brutta fine addirittura nella stessa stanza dove sono presenti gli altri due personaggi! Impossibile…

L’enigma della rosa di John V. Turner, Polillo 2018.
Qui due parole sull’autore sono obbligatorie, tanto ha fatto e scritto in poco tempo, avendo lasciato la nuda terra a soli 39 anni (1905-1945). Sesto figlio di un sellaio, trascorre l’infanzia in un sobborgo di Manchester, fa il giornalista e poi lo scrittore sfornando ben 45 romanzi in quindici anni firmati anche con gli pseudonimi Nicholas Brady e David Hume. Romanzi di stampo classico ma anche hard boiled all’americana con ritmo pazzesco e botte da tutte le parti. Tra i suoi personaggi preferiti il giornalista di nera Tony Carter, l’eccentrico reverendo Ebenezer Buckle e il piccolo avvocato Amos Petrie che troveremo anche qui.
In breve “I MILIONARI DEVONO MORIRE” è la minaccia che riceve il riccone Okley Masters, sposato con la bella figlia di Lord Mayers, attraverso un biglietto portato dal suo segretario. Ma non è il solo. Lo riceve anche Lord Belden, il magnate dei giornali. E tutti e due si ritroveranno nella casa di campagna di Masters per il fine settimana. Insieme ad altri ospiti, naturalmente. Così come naturale, per un giallo che si rispetti, sarà l’arrivo di un bel morto ammazzato. Proprio con le fattezze del già citato Masters persuaso che si trattasse solo di uno scherzo. Una bella gatta da pelare per il piccolo Amos e l’ispettore Ripple di Scotland Yard.

La lettera sbagliata di Walter S. Mastermann, Polillo 2018.
A Scotland Yard il telefono della scrivania del sovrintendente Sinclair comincia a squillare. È la voce di una donna che annuncia la morte del ministro degli Interni a casa sua. “Chi parla?” domanda Sinclair. “Oh, nessuno di speciale, solo l’assassino.”
Inizio niente male. Dopo un po’ arriva l’amico Silvester Collins, avvocato che ha abbandonato la professione forense per diventare un detective dilettante e collaboratore della polizia. Lineamenti marcati, naso piuttosto largo, occhi castano chiari e capelli ricci quasi neri. Estremamente elegante, sportivo e gentile ma si arrabbia se gli amici lo chiamano Sherlock Holmes. Un tipo assai diverso da Sinclair “funzionario esperto senza nessuna genialità” ma ricco di esperienza (ci ricorda il famoso duo). Qualcuno gli ha telefonato dicendogli che voleva proprio lui. E sembrava una donna… La notizia è vera. Il ministro degli interni, il vedovo Sir James Watson, è stato ucciso nella sua biblioteca con un colpo di pistola alla tempia. Porta sbarrata e finestre chiuse con il fermo. Nessuna via d’uscita per l’eventuale assassino…
Un consiglio ai lettori. Non fidatevi delle apparenze. Non fidatevi! Il libro uscì nel 1926 con una prefazione lusinghiera di Chesterton. E questo è già un bel marchio di qualità.

Delitto in Cornovaglia di Anthony Weymouth, Polillo 2018.
“Mrs Bennet, una ricca vedova con uno squisito senso dell’ospitalità, ha invitato alcuni amici nella villa che ha affittato per i mesi estivi in Cornovaglia. Tra gli ospiti ci sono Joyce, la figlioccia, Geoffrey, il nipote, Mr Frere, un colonnello in pensione, Sir John Manners, rientrato dal servizio civile in India, e l’avvocato Sylvanus Ward. Al termine di una cena Geoffrey, che per tutta la giornata aveva mostrato grande nervosismo, chiede privatamente all’avvocato un consiglio: deve assolutamente versare 30 sterline come acconto di un grosso debito che ha contratto e non vorrebbe rivolgersi alla zia. L’avvocato lo esorta a farlo, ma il mattino seguente si scopre che dal portafoglio di Sir John mancano proprio 30 sterline. Un semplice furto? Niente affatto, perché la situazione precipita quando uno degli ospiti viene trovato pugnalato a morte nel suo letto e un altro scompare misteriosamente con indosso solo il pigiama e la vestaglia. L’ispettore Meredith della polizia locale si trova ben presto in difficoltà e allora non rimane che chiedere aiuto a Scotland Yard. Sarà così l’ingegnoso ispettore Treadgold a risolvere il complicato caso, partendo da pochi e bizzarri indizi: una macchia di ruggine su un lenzuolo, un’etichetta strappata sulla quale è impressa una strana impronta e un pezzo di corda sporco di catrame.” Libro valutato assai diversamente dai lettori. Per quello che mi è parso, spilluzzicandolo in una libreria di Siena, sembra di piacevole lettura senza inutili orpelli.

L’indizio della luna crescente di Valentine Williams, Polillo 2018.
Intanto si tratta di un inedito del 1924. Bel colpo! Chi narra la storia, Peter Blakeney, è un autore che vive un momento felice della sua creatività. Infatti sta scrivendo una commedia che ha interessato un produttore di Broadway. Per l’ispirazione si è trasferito in una tenuta di Mr Lumsden, vecchio amico assai ricco, sui monti Adirondack nello stato di New York. Qui numerosi ospiti tra cui Victor Haverseley e signora Graziella, un vecchio medico, belle ragazze come Sara Carruthers, zitellone curiosone come miss Ryder, segretarie…Insomma un discreto mazzo di personaggi che si divertono un mondo tra nuotate nel lago vicino, partite a bridge e a tennis. Ma è solo apparenza. Tradimenti e ripulse amorose scatenano violente gelosie. Fino alla morte di qualcuno con il classico dubbio: suicidio o omicidio? Un bel caso e un chiaro giallo ad enigma per il possente e ingenuo sceriffo Hank Wells e per il giovane occhialuto Trevor Dene di Scotland Yard. Per lui è sicuro omicidio e lo si può capire, pensate un po’, dalla luna crescente… Di gradevole lettura senza entusiasmare.

Omicidio a Kensington di C. St. John Sprigg, Polillo 2018.
A Kensington, ovvero al “Garden Hotel” gestito dalla coppia Mr e Mrs Budge e frequentato da pittoreschi personaggi. Qui arriva il giornalista Charles Venables (con il monocolo!) invitato dall’amica lady Viola di cui è innamorato e subito assiste ad un furioso litigio proprio fra i due. La signora Budge si ammala per poi scomparire misteriosamente, insieme ad una cliente, dalla stanza in cui è chiusa, tenuta addirittura sotto stretto controllo. In seguito la sua testa verrà trovata dentro una cappelliera e altre parti del cadavere in svariati posti dell’albergo. Il marito sospettato, per evitare l’arresto, si suicida. Almeno così sembra… Bella gatta da pelare per Bernard Bray, ispettore di Scotland Yard coadiuvato dal giornalista Venables, amico di vecchia data. Capitoletti brevi, spezzettati, personaggi “leggeri”, ovvero poco approfonditi, a rendere meno efficace una prima opera di uno scrittore morto troppo presto a soli ventinove anni in uno scontro con i franchisti nella valle di Jarama.

La Debicke e… Dove il destino non muore

Elisabetta Cametti
Dove il destino non muore
Cairo, 20118

Katherine Sinclaire, protagonista dei primi due romanzi del ciclo “K. I guardiani della storia”, torna in Dove il destino non muore. Katherine è una famosa autrice fantasy che, pur non essendone consapevole, è lei stessa un personaggio fantastico, interessante, una donna determinata, intelligente, indipendente che va avanti per la sua strada e non si lascia fuorviare dalle difficoltà. Bella e sicura di sé, la Sinclaire, ormai scrittrice affermata, è a Roma, in Italia, per un trionfale tour dedicato alla promozione del suo ultimo libro, I guardiani del tempo. Ma, nell’incipit mozzafiato assistiamo in diretta all’angosciante suicidio dello zio di Catherine, lo studioso Theodore Sinclaire, a villa San Martino sull’isola d’Elba, un tempo residenza di Napoleone Bonaparte e oggi sede dei Musei napoleonici. Theodore Sinclaire, che era il “guardiano” della memoria imperiale, si è tolto la vita servendosi del pungiglione inserito in un ciondolo a forma d’ape che portava sempre al collo, per non essere catturato dagli uomini di una misteriosa organizzazione. La mattina dopo, a Roma, il vicequestore aggiunto Guelfi convoca Katherine, convinto che lei sappia qualcosa del fattaccio perché, prima di mettere in atto l’insano gesto, lo zio ha provato più volte a telefonarle. Come mai? E perché l’uomo ha scelto una morte così atroce? Le sue pressioni e spiegazioni convincono Katherine ad accompagnarlo all’Elba per indagare sul mistero. Sbarcata sull’isola, la scrittrice intuisce che nei ricordi delle sue vacanze ospite dello zio possano nascondersi risposte collegate a un pericoloso segreto che rimanda a Napoleone e alle sue imprese e, in particolare, alla campagna d’Egitto. Insomma suo zio avrebbe lasciato per lei delle tracce da seguire, una catena di enigmi da decrittare che dovranno portarla a una sensazionale rivelazione. La soluzione, quasi in forma di gioco, è nascosta nella memoria del tempo trascorso con lui all’Elba, da bambina. E quando penserà di avere decifrato tutti gli enigmi che le si sono presentati, si troverà suo malgrado intrappolata in una crudele sfida al destino. Ma Katherine non è la sola a voler scoprire il segreto custodito da suo zio. Perché sullo sfondo della storia operano due società segrete, in contrapposizione tra loro. La prima, quella dei Guardiani della storia, fondata da Napoleone stesso per proteggere le grandi scoperte che hanno arricchito le sue imprese. L’altra invece è una organizzazione che riunisce alcune tra le personalità più influenti al mondo, una misteriosa organizzazione sempre in agguato e pronta a intervenire. Due opposte fazioni in campo, impegnate in una caccia al tesoro nelle pieghe del tempo che potrebbe mettere in discussione il corso della storia e quanto si conosce delle civiltà più antiche. Una caccia che coinvolge due gruppi rivali che da duecento anni si contendono l’egemonia sulla “verità”. Ma, qual è la verita? Questo scontro all’ultimo sangue finirà per immergere anche Katherine in uno sconvolgente intrigo familiare. Però lei, oltre all’audacia e alla sete di verità, ha un formidabile atout: è una guardiana della storia. Questo le concederà la forza di accettare la sfida dell’eredità dello zio e d’intraprendere un nuovo difficile viaggio che la porterà lontano, in un futuro senza segreti nel passato. Là dove il destino non muore. Una trama storico fantasy ricca d’azione e densa di suspense. Un trama legata con il sangue alla campagna di Napoleone in Egitto: perché il grande generale Bonaparte coinvolse un esercito. la intraprese pur sapendo che era destinata a fallire? A cosa mirava e, soprattutto, cosa trovò?
Romanzo intrigante, denso di colpi di scena e avvenimenti, che corre sul filo del rasoio tenendo il lettore con il fiato sospeso. La parte storica, ben calibrata, gli regala uno spessore non trascurabile. Tra i personaggi minori da citare senz’altro Don Zeno – prete e… altro? – e lo zio Theodore che, grazie ai suoi intelligenti indovinelli da risolvere, pare voler tornare dalla tomba. L’ambientazione nell’isola d’Elba ci regala paesaggi di sogno e magiche inquadrature marine mentre il fantascientifico finale (ma non vi dirò dove) ci proietta in uno di quei film d’azione – stile Indiana Jones – in cui tra morti, sparatorie, inseguimenti, esplosioni e favolosi reperti, il lettore resta con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Un romanzo da leggere “assolutamente” per chi ama il genere fantasy-thriller-storico.
Elisabetta Cametti è nata nel 1970. Si è laureata in Economia e Commercio e ha intrapreso la strada del marketing. Dopo circa vent’anni di esperienza in importanti multinazionali, ha scelto di dedicarsi alla sua passione di sempre, iniziando così la carriera di scrittrice.

 

 

 

Un dubbio necessario (Le brevi di Valerio 245)

Colin Wilson
Un dubbio necessario
Carbonio, 2017 (originale inglese 1964)
Traduzione di Nicola Manuppelli
Giallo

Londra e Heidelberg. Fine anni cinquanta e inizio anni trenta. Una vigilia di Natale, girando per le strade della capitale britannica ove si è trasferito prima dell’avvento del Nazismo, dopo aver partecipato a un seguito quiz televisivo, il professore tedesco di filosofia Karl Zweig scorge un suo allievo di quasi trent’anni prima, Gustav Neumann. Era amico del padre, neurochirurgo ebreo poi suicidatosi, e aveva spesso discusso con il giovane, colpito da un’adolescenza tormentata rivolta infine al nichilismo e convinto di voler compiere il delitto perfetto. Ricorda il passato e sospetta un prossimo crimine, sotto la neve cerca prove e fa teorie, coinvolge gli amici e indaga.
Con Un dubbio necessario il grande saggista e scrittore inglese Colin Wilson (Leicester 1931 – St. Austell  2013) gioca con lettori e personaggi, con il genere e con se stesso, a esempio intitola questo bel romanzo (di oltre 50 anni fa) come uno dei libri più celebri del suo protagonista: sia lode ai dubbi!

(Recensione di Valerio Calzolaio)