Identità culturale e violenza (Le varie di Valerio 86)

Franco Fabbro
Identità culturale e violenza. Neuropsicologia delle lingue e delle religioni
Bollati Boringhieri, 2018
Scienza

Luoghi e cervelli, io noi altri. Prima e dopo. L’unico e più originale “territorio” di un popolo si situa a livello cerebrale e mentale. La cultura è costituita da informazioni e abilità memorizzate nel cervello umano e, in secondo luogo, nei supporti materiali come manufatti, opere musicali, quadri, lettere, poemi, romanzi, contesti elettronici. Acquista significato solo all’interno di una rete sociale di più individui, gruppi popoli Stati. Anche altre specie hanno espressioni culturali, la nostra è l’unica che per manifestarle si è dotata di un linguaggio articolato simbolico (tradottosi in più lingue, parlate e/o scritte, alcune estinte). Sappiamo ormai qualcosa su quando dove come e perché. L’”invenzione” del linguaggio risale a circa 80 000 anni fa in Africa, un’evoluzione culturale di Homo sapiens che veniva da lontano (rispetto ad altre specie di mammiferi, primati, ominidi, ominini, umani) ed è andata poi molto avanti (dopo che siamo rimasti soli ed è divenuto egemone il modo di produzione stanziale agricolo). I più significativi momenti precedenti Homo sapiens riguardano: sviluppo dell’andatura bipede (4,5 milioni di anni fa), costruzione di primi utensili litici (3,3), fuoriuscita dall’Africa (2,5), controllo del fuoco e aumento della capacità cranica, affinamento delle amigdale bifacciali (1,5), costruzione di lame (0,5), lance e accampamenti (0,4). Lo stile organizzativo di con-vivere in gruppi sociali ristretti in media di 70-150 individui viene ereditato dalla nostra specie e resta invariato per decine di migliaia di anni, con punti di forza (legame bambini-madri-parenti-affini, responsabilità educative diffuse, moderazione dei sistemi punitivi) e limiti di debolezza (scarsa interazione con gli estranei, ostilità e violenza verso comunità linguistiche e culturali differenti). La successiva decisiva svolta avviene con l’”invenzione” dell’agricoltura e dell’allevamento a partire da circa dieci mila anni fa, che consente di sopravvivere e meglio riprodursi a gruppi molto più ampi, popoli, civiltà.

Il neuropsicologo e docente Franco Fabbro (Pozzuolo del Friuli, 1956) da tempo riflette, studia e spiega su bilinguismo e linguaggio, religioni e fede. Condensa ora in un chiaro volume una disamina multidisciplinare sulla crescita parallela negli ultimi millenni di ideali universalistici (integrativi di stranieri) e violenti conflitti identitari (fra istituzioni statuali). Tiene sempre in debito conto la biologia evoluzionistica e le neuroscienze per vedere se e come è possibile conciliare nella mente e nei comportamenti, sia individuali che collettivi, propensioni universalistiche e istanze identitarie, entrambe con radici neuroculturali, entrambe da rispettare e promuovere. Senza differenti popoli, lingue e culture potrebbe non esservi spazio né per un’evoluzione biologica della specie umana, né per un ricco variegato e pacifico progresso culturale e rischiare di imporsi soltanto una desolante, disumana e universale standardizzazione. Serve ragionare bene sia sulla spinta alla violenza sia sull’esigenza di religione. Una certa aggressività intraspecifica è presente in tutte le specie di vertebrati, per l’accesso al cibo o a partner sessuali; fra i mammiferi può essere difensiva, predatoria o di dominanza (soprattutto umana, organizzata e maschile). Quella di dominanza interpersonale non viene approfondita. D’altra parte, in tutte le religioni coesistono nella forma e nelle pratiche, caratteristiche identitarie e aspetti universalistici. Visto che, come per la lingua, esistono strutture cerebrali che rendono possibile l’acquisizione di qualsiasi religione (e opzione relazionale più o meno aggressiva) appare decisiva la prima decade della vita: insegnamenti di storia e geografia delle tradizioni religiose, educazione bi o plurilingue, approcci al pensiero critico e scientifico, induzione all’autoconoscenza. Pochi cenni all’essenziale questione del fenomeno migratorio come straordinario fattore evolutivo della nostra specie.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il mastino di Darwin (Le brevi di Valerio 259)

Alessandro Chiometti
Il mastino di Darwin
Dalia, 2017
Postfazione di Telmo Pievani
Noir scientifico

Perugia. Poco tempo fa. Una sera di fine febbraio la prostituta ucraina Tania (arrivata due anni prima da Minsk) viene fatta salire, cloroformizzata e infine addentata alla giugulare da un bel vampiro alto e imponente che da ormai tre secoli si gode quei momenti. Federica Buglioni coinvolge gli amici Paola, Luca e Yuri nella paura di avere casa infestata per gli strani rumori, forse è solo pareidolia acustica. Intanto il povero morditore continua ad aver bisogno di sangue umano per il suo metabolismo e il cinefilo ispettore di polizia Abramo Cantainferno si mette sulle sue tracce in giro per l’Italia. Con Il mastino di Darwin il controllore ambientale Alessandro Chiometti (Terni, 1972) usa il thriller come incursione narrativa per fornire dati scientifici sulla teoria dell’evoluzione biologica (il che giustifica anche l’ottima postfazione di Pievani sulle ambivalenze della natura umana), proponendoci una visione laica e pluralista in uno stile divertito e godibile (in terza varia).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il pianeta umano (Le varie di Valerio 85)

Simon L. Lewis e Mark A. Maslin
Il pianeta umano. Come abbiamo creato l’Antropocene
Einaudi, 2019 (ed. orig. 2018)
Traduzione di Simonetta Frediani
Scienza

Terra. Eoni, ere, periodi, epoche, piani. Il nostro pianeta natale funziona come un unico sistema integrato: componenti fisiche, chimiche e biologiche (comparse circa 4 miliardi di anni fa), oceani, atmosfera e terre emerse sono tutti collegati. Noi, Homo sapiens, specie saggia, siamo un’aggiunta biologica recente. I cambiamenti ambientali causati dalle nostre attività sono aumentati al punto che oggi le azioni umane costituiscono una nuova forza della natura, che determina in misura crescente il futuro del pianeta. Ripercorrendo la storia sociale della nostra specie troviamo quattro transizioni principali che modificarono in modo fondamentale sia le società che gli impatti sul sistema, due legate alle forme d’uso dell’energia, due all’organizzazione umana: la prima circa 10500 anni fa derivò dalla nascita dell’agricoltura (cattura diretta di maggiore energia solare), la seconda dal “colombiano “scambio transoceanico di specie a partire dal Cinquecento, la terza dall’estrazione di antichi depositi concentrati di energia solare (con conseguente reimmissione in aria) a partire dalla fine del Seicento, la quarta dalla creazione di una rete di istituzioni globali dopo l’ultima guerra mondiale. Gli effetti cumulativi sono paragonabili a quelli di altri eventi geologici di scala globale e, combinando le parole greche traducibili con “uomo” e “recente”, gli scienziati di varie discipline da tempo riflettono se e da quando vi sia stato l’inizio di un nuovo strato sedimentario (ancora in corso ovviamente) che possa essere definito Antropocene. E su cosa ci aspetta. Vi sarà una quinta transizione a nuova forma di società umana, forse in grado di mitigare i nostri impatti sull’ambiente e di migliorare la vita delle persone? Oppure stiamo andando verso un collasso?

Gli scienziati inglesi cinquantenni Simon L. Lewis e Mark A. Maslin hanno scritto un ottimo testo di approfondimento teorico e divulgazione colta. Sono convinti che le scelte politiche dei prossimi decenni possano determinare la rotta di gran parte dell’umanità per un periodo di tempo molto più lungo e, per permettere la costruzione di risposte intelligenti, chiariscono benissimo qual è la posta in gioco, partendo da quando qui la vita è iniziata, nella notte dei tempi, in cui la Terra si formò per aggregazione di particelle con la gravità che attraeva materia fino a formare un oggetto grande come un pianeta (4,54 miliardi or sono). La geologia è scienza umana e da secoli aiuta a ricostruire la storia terrena (terrestre), pur condizionata dalle preoccupazioni dominanti nelle varie fasi, che fossero e siano religiose, politiche o filosofiche. La stessa suddivisione del tempo è stata via via dibattuta e aggiornata sulla base delle tracce fossili. Gli autori riprendono e rivalutano molte narrazioni classiche, attraverso una chiara comparazione scientifica interdisciplinare: la discesa dagli alberi, l’agricoltura prima rivoluzione energetica, la globalizzazione 1.0, i combustibili fossili seconda rivoluzione energetica, la globalizzazione 2.0 che ci ha condotti a toccare i confini planetari. L’argomentata tesi è che, dall’inizio del mondo moderno del Cinquecento, due circuiti di feedback autorinforzanti e collegati (l’investimento dei profitti per generare altri profitti e la produzione crescente di conoscenza mediante il metodo scientifico) hanno dominato in misura sempre maggiore le culture del mondo. La stimolante ipotesi conclusiva è che sia stato il 1610 il cosiddetto chiodo d’oro (golden Orbis spike), ovvero il marcatore temporale dal quale la Terra ha iniziato a procedere verso un nuovo stato, dopo aver toccato il minimo dell’anidride carbonica atmosferica presente in una carota di ghiaccio antartico. Ricchissima bibliografia, notevole apparato di figure e note, dettagliato processuale stile narrativo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Conversazioni su Tiresia (Le brevi di Valerio 258)

Andrea Camilleri
Conversazioni su Tiresia
Sellerio, 2019
Teatro

Grecia antica e Italia moderna. Tiresia è personaggio della mitologia, un indovino cieco di Tebe. Negli ultimi anni il grande straordinario Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) ha perso progressivamente la vista, continua a narrare dettando con meravigliosa immaginazione, di tutto di più. L’11 giugno 2018 ha interpretato al Teatro Greco di Siracusa un breve testo autobiografico, introdotto da un flautista e alcuni bimbi, parlando su una poltrona al centro della scena con accanto un giovinetto seduto a terra. Racconta in prima persona il proprio mito, le ipotesi sulla cecità, l’evoluzione degli innumerevoli usi letterari classici e recenti, stranieri e italiani. Le Conversazioni su Tiresia arrivano all’oggi: “ho trascorso questa vita a inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Il respiro della marea

Jean Failler
Il respiro della marea 
TEA, 2019

Il respiro della marea è il primo dei romanzi di Jean Failler, una quarantina e più, con la poliziotta Mary Lester. In questo primo capitolo Mary Lester, appena uscita dall’Accademia di polizia, presta servizio come ispettore tirocinante presso la polizia di Lorient, porto turistico e città marinara della Bretagna. Troppo spesso è costretta a occuparsi di noiose statistiche di delinquenza, di denunce per furti di conigli e altri reati minori tipici della vita di provincia. Le tocca perché tanto per cominciare è una ragazza di venticinque anni, ma soprattutto perché è entrata a far parte di un clan difficile, con l’ispettore capo che pare ignorarla e la sballotta qua e là e gli altri colleghi, all’apparenza imbevuti di una buona dose di maschilismo, che le danno poco credito. Ciò nondimeno sarà la prima ad accorrere sul posto di un crimine, a seguito di una chiamata. Nei pressi della passerella metallica sulla Scorff del ponte ferroviario di Lanester, ridente conglomerato turistico poco lontano da Lorient, la bassa marea ha fatto ritrovare il cadavere di Toutousse, un barbone benvoluto da tutti, e due giorni dopo una donna affranta denuncia la scomparsa del marito Antoine Sallabert, direttore di un grosso supermercato della zona, mentre in contemporanea viene ritrovato il suo furgone, rubato e usato da alcuni teppisti della zona per tentare di svaligiare una casa, servendosi della sega elettrica, rinvenuta sul pianale dei veicolo, e facendosi cogliere sul fatto. Mary Lester pensa che potrebbe essere arrivato il suo momento per farsi largo e dimostrare cosa sa fare. Purtroppo l’ispettore capo Marc Amedeo, il suo superiore che pare deciso a lasciarla a bollire tra le scartoffie, banalizza la faccenda. A suo vedere il barbone aveva bevuto troppo ed era caduto dalla passerella, mentre il manager, che diamine sono tante le persone che spariscono, probabilmente aveva tagliato la corda per altri lidi in compagnia di un’amante, e il tentato furto non erano che quattro piccoli manigoldi che avevano approfittato della situazione. Ordinaria amministrazione insomma, niente di eccezionale o in grado di scuotere la routine del commissariato di Lorient. Ma Mary Lester ha quello che in gergo poliziesco si chiama naso, insiste nel voler andare dietro al proprio istinto. Crede di dover collegare questi tre avvenimenti, indaga da sola caparbiamente e piomba su diversi strani indizi. In un ambiente che non la incentiva, riuscirà Mary a convincere i colleghi ad aiutarla? Pare difficile ma… Una malattia da raffreddamento dell’ispettore capo Amedeo provoca l’ingresso in scena del commissario Lebret al quale gli indizi e la ricostruzione degli eventi di Mary Lester appaiono abbastanza convincenti da fargli prendere in mano il caso per arrivare a una soluzione. Ma quale sarà poi soluzione?
La brevità del libro non lascia ancora spazio alla figura della protagonista, che tuttavia inquadriamo già caratterialmente come caparbia e determinata, né degli altri personaggi, ai quali l’autore dedica solo brevi tocchi di caratterizzazione. Immagino che per conoscere meglio tutti dovremo attendere i successivi capitoli della serie, ma gli intensi spunti locali e gli sprazzi della suggestiva ambientazione bretone, con il suo tipico clima invernale, stuzzicano la fantasia del lettore.
Il respiro della marea è il fortunato debutto sulla scena di Mary Lester. Il bretone Jean Failler ha ambientato nell’estremo Nord-Ovest della Francia la fortunata serie di gialli che vanta tre milioni di copie vendute in Francia.

Sulla rotta del giallo Mondadori (IV) – Le lunghine di Fabio Lotti

Gli Speciali…
Questa volta diamo uno sguardo veloce agli Speciali Mondadori che sono davvero “speciali”. Basti pensare al curatore Mauro Boncompagni. Così, come sono stati presentati in quarta di copertina. Non c’è da aggiungere altro data l’alta qualità degli autori e il costo veramente appetibile.

IL MESSAGGIO DEL MORTO
AGATHA CHRISTIE, I Sette Quadranti
Un gruppo di amici in vena di scherzi, riunito per il weekend, organizza una levataccia shock per un compagno dormiglione collocandogli in camera ben otto sveglie. Ma il mattino dopo le sveglie squillano invano e lo shock è riservato ai burloni: la loro vittima dorme il sonno eterno per aver assunto una dose eccessiva di sonnifero. Il tragico episodio, con tanto di lettera incompiuta, è la scintilla che dà l’avvio a un intrigo dagli sviluppi impensabili.
JOHN DICKSON CARR, Astuzia per astuzia
Non è cosa di tutti i giorni, in uno studio legale, assistere all’irruzione di un ometto che indossa un fez verde e va delirando circa un delitto imminente. Nemmeno accade così spesso che un cliente venga pugnalato a morte in quelle stanze. Eppure è questa la sorte toccata al povero Abu di Ispahan, spirato pronunciando le sue ultime, ermetiche parole a proposito di certi guanti. Un autentico rompicapo che è un invito a nozze per l’avvocato Patrick Butler.
ELLERY QUEEN, L’avventura dell’orologio sotto la campana di vetro
Che cosa si ottiene mettendo insieme un’ametista purissima, un profugo dalla Russia zarista, una coppa d’argento, una partita a poker, cinque biglietti di auguri di buon compleanno e, dulcis in fundo, un orologio protetto da una campana di vetro? Per chiunque non sia Ellery Queen, un rebus impossibile da decifrare. Per lui, un caso semplice come sommare due più due.

AMORI MALATI
ORIANA RAMUNNO, L’amore malato
Una youtuber di successo viene assassinata con selvaggia efferatezza. Per Emma, investigatrice della Mobile, sentir parlare di delitto passionale è inconcepibile, quando non c’è altro che odio. Si tratta forse del fatale epilogo di una storia di maltrattamenti che, come spesso accade, si sarebbe dovuto prevenire? Ma a nessuno importa, finché non è troppo tardi. Un copione che si ripete sempre uguale.
ANTONIO TENISCI, Ombre viola
Il cadavere di una ragazza sul ciglio di una strada. Massacrata nella notte a colpi di martello. Un’altra immagine nell’atroce galleria delle vittime di una violenza cieca che sembra dilagare come un contagio. Bocche mute e sguardi senza futuro, volti che portano i segni del pianto e della sofferenza, in una straziante sfilata che per il commissario Pazienza non può, non deve, diventare routine.
ELISA BERTINI, Nerocuore
Un uomo è accusato dell’omicidio della moglie, e per Minerva Mai l’ombra della paura risorge dal passato a oscurare la sua nuova vita. Perché certe ferite non si cancellano ed è come se ogni volta succedesse a lei. Ma qualcosa non le torna nella ricostruzione dei fatti. È tempo di trasformarsi da preda in fuga a cacciatore. Per non dare tregua agli uomini che uccidono le donne.

DELITTI IN GIOCO
JOHN V. TURNER, L’uomo dal fazzoletto
Per un boxeur come Al Fanlagan, soprannominato il Massacratore, l’incontro per il titolo dei pesi medi dovrebbe essere una passeggiata. Eppure Al va giù al primo round, per non rialzarsi più. Infatti è morto. Avvelenato. Ma come può essergli stata somministrata la sostanza letale, se nelle ore precedenti non aveva assunto cibo né bevande? L’unica ipotesi possibile, per l’avvocato Amos Petrie, è che sia successo sul ring…
S.S. VAN DINE, Il mistero di casa Garden
Sodio radioattivo, l’Eneide di Virgilio e un cavallo da corsa: è con questo rebus astruso che un anonimo attira l’attenzione sulla famiglia Garden. Se poi nell’attico della loro residenza chi si è giocato tutto su un purosangue rivelatosi perdente si uccide con un colpo di pistola, l’enigma si colora a tinte fosche. Ma c’è tra i presenti l’investigatore Philo Vance, pronto a cimentarsi con un assassino che non ha tenuto conto del suo talento.
ELLERY QUEEN, L’avventura della finale di baseball
Ellery Queen, tifoso accanito, si sta godendo a New York la finale del campionato di baseball, ma tutto sembra congiurare per impedirgli di assistere in pace al match. Come quando un famoso ex giocatore muore all’improvviso tra gli spettatori. Allora Ellery dovrà rivolgere per qualche istante la geniale mente al caso di omicidio più inopportuno che gli sia mai capitato.

AGLI ALBORI DEL GIALLO
JOHN BUCHAN, I trentanove scalini
Al ritorno dalla Rhodesia in Inghilterra, l’ingegnere minerario Richard Hannay si ritrova accusato di un omicidio che non ha commesso. La vittima è un americano in possesso di informazioni su un complotto per uccidere il primo ministro greco. Braccato dalla polizia e dai cospiratori, dovrà risolvere il mistero per salvarsi la vita.
EMILIO DE MARCHI, Il cappello del prete
Il barone Carlo Coriolano di Santafusca ha un debito che non è in grado di saldare. Don Cirillo è un religioso che, a dispetto della vocazione, ha messo insieme molti denari. Quale rimedio migliore, per il nobile decaduto, che togliere di mezzo il prete e impadronirsi dei suoi averi? Un delitto perfetto, se non fosse per la sparizione di un certo cappello.
EDGAR ALLAN POE, I delitti della rue Morgue
Al quarto piano di una casa a Parigi vengono rinvenuti i cadaveri di due donne, brutalmente assassinate. Porte chiuse a chiave, passaggi troppo stretti per un essere umano, eppure nessuna traccia del colpevole. Di fronte a un caso che appare senza soluzione, la parola a C. Auguste Dupin, pioniere della scienza investigativa.

TRE MISTERI PER LE SIGNORINE OMICIDI
PATRICIA WENTWORTH, La collezione
La morte violenta di un collezionista è di per sé un caso interessante. Ancora di più se costui, per ironia della sorte, raccoglieva gioielli appartenuti alle vittime di delitti assurti agli onori della cronaca. Per l’investigatrice privata Maud Silver poter contribuire alle indagini è un invito a nozze, e una pessima notizia per il colpevole.
KAY STRAHAN, La Fattoria del Deserto
Quando un omicidio e un suicidio sconvolgono la vita degli ospiti di un ranch nel Nevada, sembra che nessuno possa decifrare una simile esplosione di follia. Nessuno eccetto l’investigatrice Lynn MacDonald.
La sua proposta è semplice e onesta: rimborso spese in caso di insuccesso, diecimila dollari se riesce. E a Lynn non piace fallire.
STUART PALMER, Il mistero della villetta da luna di miele
Per Hildegarde Withers, investigatrice dilettante, intrufolarsi in casa d’altri non è poi così grave se c’è di mezzo sua nipote, scomparsa dopo una lite con il marito. Non sono dello stesso avviso i poliziotti che l’arrestano per violazione di domicilio. Ma avranno modo di ricredersi, quando la zitella ficcanaso scoprirà cose che loro nemmeno si sognano.

I TRE VOLTI DEL NOIR
JAMES HADLEY CHASE, Colpo a freddo
Confessare il suo crimine è ciò che rimane a Chad Winters. Un cronico bisogno di soldi e la presunzione di poter commettere il delitto perfetto l’hanno spinto ad architettare il suo piano. Sposare una ricca ereditiera e poi ucciderla. Niente di nuovo sotto il sole. Ed è finita male. Per quelli come lui va sempre a finire così.
STEFANO DI MARINO, Per il sangue versato
Sergio vorrebbe davvero cominciare un’altra vita, magari con l’affascinante Thiushan. Ma vecchi debiti e una serie di macchinazioni alle quali è impossibile sfuggire lo costringono a tentare un ultimo colpo: un favoloso carico di rubini provenienti dall’Oriente. Il piano s’intreccia però con la vendetta di un uomo solo e disperato…
FRANCIS ILES, Viaggio nel buio
L’omicidio è l’unica soluzione, Norman Cayley lo sa. Un’avventura amorosa può capitare a tutti, ma Rose vuole fare sul serio. Un bel guaio per un avvocato in carriera che invece punta alla figlia del socio anziano dello studio. Per risolverlo gli basterà aspettare in strada, al buio, pieno di whisky e con una rivoltella in tasca…

Non perdeteli e buona lettura!

La Debicke e… Mazzo e rubamazzo (con un pizzico di Mendicante)

Matrimonio tra blues e giallo per Mazzo e rubamazzo di Roberto Centazzo, in coppia con Mendicante, ultimo album di Enrico Santacatterina…

Infatti non solo la canzone Christmas Blues è inserita in Mazzo e rubamazzo, ultima fatica letteraria di Roberto Centazzo, scrittore e giallista doc (creatore e padre degli inarrestabili poliziotti in pensione del team-trio Minestrina in brodo), ma Roberto Centazzo ha collaborato con Enrico Santacatterina scrivendo tutti i testi delle canzoni di Mendicante. Dal giorno dell’uscita di Mazzo e rubamazzo l’album di Santacatterina è stato abbinato al tour promozionale di presentazione in tutte le librerie e negozi. E naturalmente i brani del cd diventeranno pilastro portante della colonna sonora del programma radiofonico «Noir is Rock» con Centazzo sempre in pista. L’album Mendicante ha una genesi inusuale, nata da un fortuito scambio di idee sui social network tra il musicista e lo scrittore. A giugno 2018 Roberto Centazzo pubblica sulla sua pagina Facebook il testo di Christmas Blues, per stuzzicare la curiosità dei suoi lettori in attesa dell’uscita di Mazzo e rubamazzo (pubblicato a gennaio 2019). Enrico Santacatterina, che aveva incontrato lo scrittore solo una volta per pochi minuti, anni prima, viene conquistato dal testo e decide di musicarlo. Il risultato è coinvolgente, funziona ed entusiasma gli autori. Nasce così, si potrebbe dire quasi per caso, il primo rapporto professionale tra i due artisti, che si piacciono e, immaginando di potersi completare a vicenda, allargano la loro collaborazione alla realizzazione di un album in comune. Roberto Centazzo mette a punto i testi per 12 brani musicali con Enrico Santacatterina che da parte sua ha ben chiara la strada da seguire: il ritorno al suo amato blues. Il risultato di questo lavoro fatto a distanza è l’album Mendicante. Un album intriso di blues e rock blues, con testi in italiano e un mood decisamente accattivante e “batti piede”. Un album di canzoni blues, con testi che presentano svariati livelli di interpretazione e significato, musicalmente molto intenso con la chitarra di Santacatterina volutamente mai virtuosistica. Un album che Enrico Santacatterina ha scelto di realizzare da solo, componendo musicalmente tutti i dodici brani, suonando e registrando tutti gli strumenti nel suo studio, con il solo aiuto del fratello Carlo Santacatterina all’organo Hammond. Album prodotto e distribuito da Azzurra Music Mendicante è disponibile nei negozi e in streaming sulle varie piattaforme web.
A questo punto però, visto che si parla di un album che ha saputo realizzare un eccellente mix tra musica e scrittura, si impone una breve sintesi di Mazzo e rubamazzo. Per uno stupido errore informatico/burocratico della Prefettura, che per i nostri eroi assumerà contorni quasi drammatici, il bonifico delle sudate pensioni sul conto corrente di Semolino, Kukident e Maalox è stato bloccato. E si può facilmente immaginare quali possano diventare i tempi tecnici per rimettere in sesto la faccenda. I tre ex poliziotti, orfani all’improvviso di quell’entrata per loro vitale, si trovano economicamente nelle peste e, per racimolare qualche euro, scaraventati in un mondo per loro sconosciuto. Il mondo scomodo e insicuro di chi si arrangia per mettere insieme il pranzo con la cena. In quel «ventre molle» di Genova, però, non si muovono solo delinquenti e poveri diavoli, ci sono ben altri giri. Gente di denaro che gravita e rimesta sporco nello stesso campo d’azione: speculatori, costruttori, uomini d’affari ed esponenti politici. I nostri tre eroi si rendono presto conto che è in atto uno sporco piano: approfittare delle paure di scontri etnici, della delinquenza virale in crescita e del locale degrado degli edifici del centro storico. Il loro intento è: comprarli per un tozzo di pane, far traslocare chi ci abita per poi ristrutturarli in appartamenti di lusso e rivenderli cari, guadagnandoci alla grande. E non basta. Il brutto piano si allarga fino a rasentare la truffa. Le banche infatti, che sanno chi sono i padroni degli immobili, li plagiano, convincendoli a investire i loro magri risparmi in operazioni a rischio, investimenti spazzatura insomma. A quel punto per quei poveretti rimasti al verde, l’unica via percorribile sarà vendere. Tuttavia quando un prete, don Parodi, l’economo della diocesi, viene trovato morto in dubbie circostanze, la Procura apre un’inchiesta. Saltano fuori tante speculazioni immobiliari, troppe!, realizzate da una società che ha tra gli azionisti un’impresa edile in odore di mafia e ohimè… l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Si suppone anche un possibile giro di riciclaggio, ma va dimostrato. Tutto poi sarebbe avallato dalla banca, coinvolta nell’affare, che copre la società con canali agevolati di credito. Insomma, come Davide contro Golia, abbiamo tre poliziotti in pensione contro quattro poteri forti (mafia, politica, Chiesa e banche). Una battaglia impari? Ma Kukident, Maalox e Semolino, coinvolgendo tutto il quartiere, riusciranno a mettere i bastoni tra le ruote agli speculatori e fregarli. In attesa del prossimo “Minestrina” non ci resta che andare all’azzeccato colpo di scena finale.

Leopardi si tinge di nero (Le brevi di Valerio 257)

Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad
Leopardi si tinge di nero
Fanucci, NeroItaliano, 2018
Noir

Macerata e Recanati. Qualche mese fa. Iniziando le pulizie al Centro Studi Leopardiani Maria s’accorge che la sala della Biblioteca non è chiusa e rinviene il cadavere del giovane da poco responsabile, Raffaele Bravetti, trent’anni, celibe (omosessuale) e residente ancora con i genitori. Dalla questura del capoluogo provinciale arrivano subito e indagano il commissario Luca Bonaventura e l’ispettrice Francesca Gentilucci, professionisti ben assortiti e ormai coppia innamorata. Luca, fra l’altro, vorrebbe che lei vada a vivere da lui ed è distratto dalle preoccupazioni della madre per una misteriosa passione del padre.
I due giovani scrittori marchigiani Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad sono alla seconda prova di efficace affiatamento; con Leopardi si tinge di nero narrano in terza varia un noir contemporaneo ambientato con garbo e competenza fra le tante eredità materiali, culturali, istituzionali, emotive del grande poeta, scoprendo affari di cuore e beghe amministrative.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Navi a perdere

Carlo Lucarelli
Navi a perdere
Einaudi, 2018

Proverò, non so se ci riuscirò, a dire qualcosa in più di quanto è stato già detto da penne abili e raffinate su Navi a perdere, suggestivo noir di Carlo Lucarelli. Già pubblicato nel 2008 nella collana Verde Nero di Edizioni Ambiente, casa editrice impegnata nella difesa e custodia dell’ambiente, Navi a perdere è stato poi ripreso dall’autore nella trasmissione Blu notte. Intanto, come prima cosa, sono andata a riascoltare parola per parola la puntata del 5 agosto 2011 alle 23,55. La storia è perfetta, soprattutto per la tensione e l’interpretazione narrativa che Carlo, autore e attore straordinario, riesce a regalare al pubblico. La serie era molto bella, straordinariamente coinvolgente e ha avuto un’audience eccezionale per gli argomenti e i tempi trattati, nonostante l’orario notturno della trasmissione. E questa puntata è notevole da tutti i punti di vista: realizzazione della ripresa televisiva, che non si avvale di trucchi ed eccessi spettacolari (vedi misurata ambientazione, ricostruzione ecc.), e soprattutto per il giusto tono ed emotività adottati da Lucarelli. Il mare è come l’aria. Servono navi o aerei per affrontarli e superarli. Servono mezzi concepiti e usati dagli uomini, macchine che possono guastarsi. Succede. E dunque una nave può affondare e un aereo può precipitare. Sono rischi che andrebbero sempre messi in conto. I relitti degli aerei vengono ritrovati quasi sempre, quelli delle navi invece… Quando una nave ha problemi, imbarca acqua e fa naufragio in alto mare, magari scompare definitivamente nelle profondità degli abissi marini. In questa storia ci sono certe navi, più carrette del mare che navi, specie di cargo trasportacontainers, che all’improvviso affondano per misteriose avarie. E a nessuno importa come e perché. Tanto nave e carico sempre sono assicurati. Le assicurazioni servono a coprire i rischi e proprio i Lloyd’s di Londra, in questo noir di Lucarelli, con la loro voce e la loro precisa denuncia avranno importante voce in capitolo. Una loro denuncia fatta a La Spezia, infatti, darà modo alla magistratura di aprire un’indagine.

Un’indagine che si lega anche al caso della Rosso. 12 dicembre 1995. È notte e piove a dirotto. Una Fiat Tipo è partita da Reggio Calabria, corre sull’autostrada in direzione di La Spezia con a bordo due carabinieri, un appuntato e un maresciallo, e il capitano di fregata Natale De Grazia, che collabora con il pool investigativo del procuratore Francesco Neri. Per arrivare ci vorranno circa dodici ore di viaggio. Finora hanno fatto tre soste, per fare benzina, per andare in bagno e per cenare. Ma, passato il casello di Nocera Inferiore, il capitano De Grazia sta male. Ha perso i sensi, non respira, i due carabinieri lo adagiano, mentre chiamano il 112 tentano anche, ma invano, un massaggio cardiaco. In ospedale accertano la sua morte per cause naturali. Infarto? Comunque De Grazia stava andando a La Spezia per approfondire un caso poco chiaro di naufragio seguito da uno spiaggiamento. Il 14 dicembre 1990 alle 7.55 Luigi Giovanni Pestarino, comandante della motonave da carico Rosso della Ignazio Messina & co. di Genova, partita da La Spezia e diretta a Malta, aveva lanciato un SOS mentre passava davanti a Capo Vaticano, in Calabria. Chiedeva aiuto perché la nave, sballottata dalle onde di un maestrale forza 7, stava imbarcando molta acqua da una falla nella stiva. E abbandona la nave con l’equipaggio, portandolo in salvo. Troppa fretta forse? Eh già perché la Rosso, che sarebbe dovuta affondare, invece si raddrizza, si gira e, portata dalla corrente, va alla deriva fino a incagliarsi sulla spiaggia di Formiciche, a quindici chilometri da Amantea. Il giorno dopo, mentre il comandante della capitaneria di porto ha dato ordine di stare alla larga dal relitto e lo ha fatto recintare (la Rosso ha una pessima fama, prima si chiamava Jolly Rosso e nel giro dei marittimi era conosciuta come la nave dei “veleni”) la squadra mandata dall’armatore interviene, sale a bordo e… Ma è un dato di fatto che, quando in seguito la squadra di demolitori di Crotone raggiungerà il relitto, invece di una falla troverà un buco dai contorni netti, che sembra fatto con la fiamma ossidrica. Buco fatto per far “sparire” una parte del carico? Ipotesi avanzata dai carabinieri che indagano sul mancato naufragio. E successiva ipotesi fatta da De Grazia e dal suo pool investigativo: che la nave trasportasse rifiuti radioattivi e che il naufragio fosse solo un trucco per scaricare in fondo al mare un carico molto pericoloso e incassare i soldi dell’assicurazione. Insomma Navi a perdere riassume un susseguirsi di eventi sconcertanti: navi che affondano tutte più o meno nello stesso modo davanti alle coste della Calabria, cariche di rifiuti tossici infilati in cannister che si disperdono come siluri sparati nelle profondità degli abissi dei nostri mari. Siluri utilizzati dal Dodos, operazione di deep ocean operating data? Un sistema usato per anni da Italia, Francia, altri paesi europei e da altri diversi paesi anche al di là dell’oceano? Certo è che strani containers sono approdati alle spiagge di Ischia pieni di merci varie, ma le loro pareti presentano notevoli tracce di torio. Navi a perdere con tre punti in comune: uomini, droga e rifiuti tossici. Il gioco è in mano a gente di potere che mette a repentaglio le condizioni ambientali dell’Italia e del mondo intero, specialmente di tanti paesi in via di sviluppo, imponendo un commercio illegale di rifiuti velenosi, destinati al mare o a discariche illegali in luoghi isolati, quasi irraggiungibili. Ḕ all’opera il lungo artiglio dell’ecomafia. Bisognerebbe intervenire, fermarli e reagire, ma molti di quelli che hanno tentato di farlo ci hanno rimesso la vita. Da troppi fatti si propagano echi di criminalità organizzata, di delitti irrisolti, di tentativi di copertura da parte di imprese e di politici. Tante diverse storie in grado di scuotere le coscienze, che collegandosi tra loro, indichino una possibile verità, o per lo meno ci provino. Lucarelli si serve della parola “dietrologia”, come di un filo rosso per mettere insieme i vari fatti narrati, continuando a spiegarla con l’esatto significato del Devoto. E sa bene che la dietrologia = ricerca di interpretazione, a volte ossessiva, dei fatti diventa spesso un qualcosa di biasimato, visto con sospetto. Come si difendono i presunti responsabili di danni ecologici? Strillando a gran voce che la dietrologia significa paranoia. Facendo passare gli atti e le parole di chi cerca la verità per pura e semplice paranoia. Dietrologia, verità, paranoia. E invece paranoia non è. Si deve sempre battersi per raggiungere la verità. E si può battersi anche rendendo noto questo sferzante reportage, che racconta una storia di fantasmi: i fantasmi delle navi a perdere che gridano la loro verità dal fondo del mare. Una voce inascoltata quella delle navi affondate che «si fanno uscire dalla pancia versi bassi come muggiti, rantoli cavernosi come un sospiro a bocca aperta, gemiti e mormorii lunghi… esiste un canto delle navi perdute?». Un romanzo-inchiesta, coinvolgente come un giallo privo di una conclusione consolatoria. Un romanzo con un protagonista: il capitano di fregata De Grazia. Un uomo che ha cercato la verità a costo anche della propria vita.

Carlo Lucarelli: scrittore noir di successo e volto noto della TV italiana, il suo mestiere è indagare e raccontare la “metà oscura” delle cose. Nato a Parma, terminati gli studi si diede al genere poliziesco esordendo nel 1990 con Carta bianca, che inaugurò la serie del commissario De Luca. Raggiunta la popolarità nel 1997 con il bestseller Almost Blue (da cui viene tratto un omonimo film), l’anno seguente debutta in televisione con “Mistero in blu”, in seguito ribattezzato “Blu notte”, in cui racconta con suspense delitti irrisolti e grandi misteri della realtà italiana. Docente di scrittura creativa alla Scuola Holden, nel 2014 è autore di Albero Italia, giallo storico ambientato nell’Africa coloniale, edito da Einaudi. Nella stagione 2015/16 conduce la trasmissione “Profondo nero” sui canali Sky.

Milano non ha memoria (Le brevi di Valerio 256)

Gino Marchitelli
Milano non ha memoria. Il commissario Lorenzi indaga a Lambrate
Frilli, 2014
Noir

Milano est. Primavera di qualche anno fa. Nel campo di rugby un panettiere egiziano (migrante sui barconi messosi in regola) viene ammazzato di botte, era marito di Layla, padre di Kaled (11), Alì (10), Luna (8). Il vedovo commissario Matteo Lorenzi, due figli universitari, innamorato di Cristina Petruzzi, bella intraprendente giornalista di Radio Popolare, è reduce dall’indagine a Carovigno, nel Salento, e vorrebbe indagare anche ora. S’intrecciano altre misteriose storie e partono depistaggi che coinvolgono agenti e servizi deviati. Non sarà facile.
Il bravo scrittore militante (con tanti lavori energetici alle spalle) Gino Marchitelli (Milano 1959) dal 2012 usa il noir per raccontare come la destra continui a inquinare corpi dello Stato ben dopo Resistenza e Liberazione, condizionando appunto la storia del nostro paese. Milano non ha memoria è il quarto dell’avvincente serie, ne sono seguiti altri due (oltre a narrazioni diverse), da poco in libreria Il covo di Lambrate.

(Recensione di Valerio Calzolaio)