La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

la verità sul caso herry quebert“Harry, se dovessi salvare solo una delle tue lezioni, quale sceglieresti?”
“Rigiro a te la domanda.”
“Io salverei L’importanza di saper cadere.
“Mi trovi pienamente d’accordo. La vita è una lunga caduta, Marcus. La cosa più importante è saper cadere.”
(La verità sul caso Harry Quebert – Bompiani, 2013 – pag. 95)

New York, 2008, poco prima della (prima) elezione del presidente Obama. Marcus Goldman, ebreo quasi trentenne, scrittore acclamato dopo la pubblicazione del primo romanzo, è in piena crisi creativa. La pagina bianca lo assilla, non riesce a buttar giù un rigo nemmeno sotto la pressione dell’imminente scadenza e delle minacciose telefonate del suo editore. Decide quindi di andare a trovare un suo ex professore e mentore, Harry Quebert, affermato scrittore e intellettuale che da sempre conduce vita ritirata ad Aurora, New Hampshire.
Il soggiorno a Goose Cove, la dimora di Quebert, non riesce a sbloccare la creatività di Marcus, che torna a New York affranto. Poco dopo, però, con una telefonata, lo stesso Quebert avvisa Marcus di essere stato arrestato. I resti di Nora Kellergan, una quindicenne sparita da Aurora nel 1975, sono stati rinvenuti nel giardino della casa di Goose Cove. In occasione della scomparsa di Nora era stata uccisa anche l’unica testimone oculare, Deborah Cooper. Quebert è sospettato per entrambi gli omicidi.
Perplesso, confuso, Marcus torna ad Aurora e si stabilisce a casa del professore per indagare sull’assassinio di Nola e per scrivere un libro sulla vicenda che occupa le prime pagine dei quotidiani.
Quebert, che nel 1975 era un trentaquattrenne non ancora famoso, ammette di aver avuto una relazione con Nola, ma si dichiara strenuamente innocente. Indagando su Nola, Marcus scopre che nella vita della dolce e sorridente quindicenne figlia del pastore locale si celava ben più di un segreto. E più scava, più la faccenda si ingarbuglia. E quando sembra arrivare a una soluzione, succede ancora qualcosa… E ancora, e ancora, fino a scoprire La verità sul caso Harry Quebert.

Alternando suggerimenti di scrittura (i “31 consigli” di Quebert, che sono anche consigli di vita) ai fatti del 2008 e a quelli del 1975, Joël Dicker ha scritto un autentico voltapagina.
La verità sul caso Harry Quebert (disponibile anche in ebook) è la storia di uno scrittore in crisi che a sua volta indaga su un altro scrittore e sul best seller di quest’ultimo. Le origini del male, questo il titolo del romanzo che aveva portato Quebert al successo dopo la scomparsa di Nola, narrava la storia di un amore impossibile che milioni di lettori avevano ritenuto puramente di fantasia e che invece si scopre essere la storia reale dell’amore illecito tra il trentaquattrenne Quebert e la quindicenne Nola. Ma non solo.

In settecento pagine Joël Dicker ha riversato uno spaccato di quell’America che è stata il riferimento ideale per molte generazioni. Film, canzoni, libri, immagini.

La verità sul caso Henry Quebert è un giallo: due omicidi, nessun colpevole, poi un sospettato, poi troppi sospettati. Fino a scoprire che gli omicidi di Nola e Deborah Cooper non sono stati gli unici crimini commessi ad Aurora intorno agli anni Settanta.

Ma La verità sul caso Henry Quebert è anche una grande storia d’amore, un amore unico e irripetibile nella sua incompiuta perfezione.
“Marcus, sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona?”
“No.”
“Perderla.” (pag. 253)

Scrittura fluidissima per questo romanzo che ha conquistato i lettori francesi e che adesso è in corso di traduzione in 25 Paesi. Alcune pagine sono esilaranti (i dialoghi tra Marcus e la madre, che vorrebbe accasarlo con una brava ragazza e si preoccupa che il figlio possa essere omosessuale, o la scena in cui Tamara Quinn organizza un ricevimento per rendere noto il fidanzamento della figlia Jenny – con esiti catastrofici). Altre sono drammatiche per il senso di solitudine e abbandono che aleggia su tutta la vicenda:

La vita ha poco senso. E scrivere dà un senso alla vita. (pag. 314)

Ma, in ultima analisi, La verità sul caso Henry Quebert è soprattutto un omaggio alla scrittura, agli scrittori, ai libri: a quel mondo di fantasia che si trasfonde nelle pagine di un romanzo e che viene consegnato ai lettori perché se ne lascino catturare.

“Il pericolo dei libri, mio caro Marcus, è che a volte puoi perderne il controllo. Pubblicare significa che, all’improvviso, ciò che hai scritto in piena solitudine ti viene strappato dalle mani per essere gettato sotto gli occhi del pubblico. È un momento di grande pericolo: devi riuscire a dominare la situazione in ogni sua fase. Perdere il controllo del proprio libro è una catastrofe.” (pag. 443)

Consigliatissimo.

 

Sveltine di Inachis Io

sveltine Inachis IoSi va dalla passione per il cioccolato all’amore di una vita, dalle relazioni virtuali all’amore “rubato” (ma sarà poi davvero così?), dal tradimento al classico ménage a trois, dall’amore irrimediabilmente perduto al futuristico “social sex” del futuro… Brevi racconti di raffinato erotismo conditi spesso dal sentimento, o almeno dalla passione divorante.

Il misterioso autore si cela dietro lo pseudonimo di Inachis Io. Di lui sappiamo che è un uomo sposato (capito, donne?) con figli che nella vita lavora con le parole e per passione scrive racconti che pubblica (anche) sul sito Dire fare l’amore.

15 racconti che si leggono in un tempo brevissimo (quindici, dieci minuti, anche meno), pubblicati da Emma Books e disponibili solo in formato elettronico. Questo è il link per acquistarli su Amazon a un prezzo più che accessibile.

I titoli:

Il gioco
Sai tenere un segreto?
Il primo bottone
Passepartout
Cose che possono succedere alla tua vita sessuale in dieci minuti
Dopamina
Calibro 18
iSex
Finestra sul cortile
Strip poker
Adrenalina
Il reggiseno no
La venticinquesima ora
Quattro chiamate senza risposta
La scopata al contrario

“Di tutte le ricchezze” di Stefano Benni

Anche Stefano Benni (mi) è mancato per qualche anno. Contingenze, come per altri autori. Il riavvicinamento è avvenuto con Di tutte le ricchezze (Feltrinelli, 2012), ultima felice uscita dell’autore bolognese.

La trama – Martin, professore universitario in pensione, vive in un eremo isolato nei pressi di Borgo Cornio e si dedica quasi esclusivamente allo studio di Domenico Rispoli detto il Catena, il poeta e pittore morto suicida che è stato il suo cavallo di battaglia per tutta la carriera accademica. In realtà l’isolamento di Martin è piuttosto affollato, popolato da animali parlanti, vicini pittoreschi e occasionali visite di Remorus, ex collega viveur del professore. L’arrivo di Michelle e Aldo (rinominato il Torvo), coppia cittadina in cerca di ispirazione, crea un sussulto nel cuore di Martin, che si innamora di Michelle (lui, che ha amato tante donne e nessuna davvero). Un amore platonico per via della differenza di età, ma che risveglia la vena romantica e creativa del professore. L’incontro porterà delle conseguenze per tutti: ciò che è stato celato per lungo tempo dovrà essere rivelato: sentimenti, segreti, desideri.

Stefano Benni non ha perso il tocco magico del raccontastorie, la capacità di inventare parole e mondi anche quando descrive la realtà (d’altra parte è l’unico autore che riesce a rendermi piacevole la lettura della poesia, praticamente un miracolo). Di tutte le ricchezze è un (auto?)ritratto dell’intellettuale che si avvia malinconico verso la fine dell’esistenza. Con dignità, ironia e mantenendo il necessario distacco dalla volgarità e dalle meschinerie che non gli sono mai appartenute.

Contiene – Riflessioni sparse sull’editoria:

– I lettori sono sempre stati una minoranza, nei secoli dei secoli – sentenzio. – Ma una minoranza fertile, che sa contagiare e creare cultura. I suoi libri non andranno persi se sono belli, qualcuno li sta leggendo anche adesso.

…e sull’amore:

– Non possiamo sempre aspettare con pazienza. È come in amore. Ci innamoriamo di una persona e subito il nostro tempo accelera, l’abbiamo lasciata un momento fa e subito vorremmo rivederla, le ore lontano da lei sembrano lunghissime. Allora corriamo, scavalchiamo ostacoli e barriere, solo per raggiungerla un minuto prima. […]

…e sugli anni del tramonto:

Ascolti le voci nel muro professore? Sì, e parlo con gli animali.
E parlo col mio passato e con la mia parte peggiore. Non voglio ammettere che Michelle ha illuminato la mia solitudine. Ma quando una stanza viene illuminata, mostra anche quello che c’è di vecchio e di misero, e che non vogliamo più. Mi mancherà, come mi manca mio figlio, come spesso mi manca un amico con cui ridere o sfogarmi.
La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta, ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce, fa ritornare tutte le solitudini del passato. È così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.

E questo è dedicato a mio padre, professore universitario in pensione, che tratta il cane come se fosse la quarta figlia (la prima, in ordine di importanza):

IL DODECALOGO DEL BUON CANE

1. Ama il padrone tuo come te stesso.
2. Odora il padre, la madre e tutto il resto.
3. Caga sempre dove qualcuno può passare.
4. Se ti abbandonano non ti meritano.
5. La pulce è sempre dove non puoi grattarla: accettalo.
6. Non desiderare la ciotola d’altri, ma se capita…
7. Se uno è più piccolo di te ringhia, se è più grosso mettiti a pancia in su.
8. Ciò che per altri è puzza per te è curiosità.
9. Ulula, crederanno che stai dicendo qualcosa.
10. Se il padrone si siede a tavola, guardalo come se non mangiassi da un anno.
11. Quando fai le feste, la tua gioia sia proporzionale al tuo peso.
12. Il tuo padrone non è strano, è umano: accettalo.

Anche in ebook:

e in audiolibro:

Cinquanta sfumature di nero – La vendetta

[Nota preliminare per eventuali giornalisti di importanti quotidiani che dovessero passare qua in cerca di ispirazione: questo è un post ironico e no, il romanzo non mi è piaciuto. Per niente.]

Fatte le solite doverose premesse, veniamo a noi.

Mi sono immolata per voi. Ho letto Cinquanta sfumature di nero – la seconda parte dell’ormai famigerata trilogia, seguito di Cinquanta sfumature di grigio – che ufficialmente esce oggi.

Yawn.

Le prime duecento pagine sono una noia mortale. Ma veramente mortale. Alla fine del primo volume avevamo lasciato i nostri due eroi in grandi ambasce. Christian Grey e Anastasia Steele si erano lasciati, ma purtroppo nel giro di quattro pagine giorni tornano insieme.
Lui la ricopre letteralmente di regali costosissimi che lei ormai accetta con una certa disinvoltura.
Si ripetono in continuazione che si amano e che “tu sei mia”, “il tuo corpo mi appartiene” e altre amenità simili.
Continuano a trombare come ricci, come è giusto che sia. Lui si è quasi dimenticato della “stanza rossa delle torture” e a lei quasi quasi dispiace un po’.
Lui è gelosissimo, possessivo, protettivo, la presenta a tutti come la sua fidanzata suscitando l’ammirazione degli uomini e l’invidia delle donne; se per caso un uomo le rivolge la parola, lui lo fulmina con lo sguardo e lo fa licenziare. È soffocante.
Lei non riesce a darsi pace del fatto di non essere (stata) l’Unica Donna della sua Vita e continua a tormentarsi sul passato di lui.
La dea interiore è diventata un’acrobata olimpionica a furia di capriole, piroette, urletti e tripli salti mortali. Quando non indossa boa di piume e diamanti e scarpe da sgualdrina (citazione letterale, giuro).
La famiglia di lui la adora (basterebbe quest’ultima frase a farvi capire che siamo in ambito fantascienza: mai avuto notizia, nel mondo reale, di suocere che adorano le nuore).
Ciliegina sulla torta, siamo finalmente riusciti a capire in che modo Grey riesca ad avere quel tenore di vita: lui guadagna centomila dollari all’ora. A. Ventisette. Anni. E senza nemmeno aver terminato l’Università (ecco, sento già il popolo dei bimbiminkia che esulta perché vede confermata la teoria che “studiare non serve a niente”).

Certo, ci sono dei problemi (altrimenti non ci sarebbe storia).
Innanzitutto Grey è fissato con il controllo e con il cibo («Hai mangiato, Anastasia? Mangia, Anastasia, mangia» è il ritornello costante).
Poi, lui non vuole essere toccato in certi punti, non si sa bene perché (un po’ si intuisce, ma a spizzichi e bocconi).
Poi, le ex di lui sono psicopatiche. Non che fosse difficile presagirlo, visto che avevano firmato un contratto a termine da Sottomesse (perché è bene tenere un occhio vigile sul sociale: la piaga del Ventunesimo Secolo è il precariato. Pure i posti da schiavo sono a tempo determinato, ormai). Ma, invece di denunciarle quando iniziano a dare seriamente di matto, Grey attiva la sua sorveglianza privata e cerca di salvare capra e cavoli.

Ecco, questo è quanto, più o meno. Tutto il resto, circa 600 pagine complessive, sono le atroci seghe contorsioni mentali dei due protagonisti. Ha detto che mi ama, ma mi amerà davvero? E mi amerà per sempre? E se tutto questo dovesse finire? E se io non fossi abbastanza per lui/lei? Tutte domande che qualunque psicotico innamorato si è posto almeno una volta nella vita. Non mi sembra che ci sia materiale sufficiente per 60 pagine, figuriamoci per 600.

Sono praticamente sparite le velleità BDSM; rimangono i “buchi neri” emotivi di Grey, che però progredisce rapidamente: per essere uno che non vuole impegnarsi, un paio di orecchini di diamanti di Cartier a pagina 146 è un discreto compromesso. (Non vi dico il resto, ma a questo punto lo starete già immaginando. Sì, è proprio quello che state pensando. Sì. Esatto.).

La delusione più grande è Mrs Robinson. Mi ero immaginata una splendida quarantenne realizzata e compos sui, invece è una bionda secca ricca nevrotica e – guess what – maniaca del controllo. Bocciata. Improponibile persino come dominatrice di minorenni. Una così non può addomesticare nemmeno il criceto.

Basta, smetto di annoiarvi. Se lo leggerete mi farete sapere. Vi dico solo che Anastasia, a pagina 259, è convinta di aver “fatto sesso estremo in tutte le maniere” con Christian. Seriously?! Adesso un normalissimo rapporto sessuale (sebbene ripetuto con la stessa frequenza dei roditori) è diventato “sesso estremo”? Ah beh. Allora io faccio sesso estremo più volte al mese, mi sa.

È evidente che Cinquanta sfumature è scritto per le donne. Nessun uomo ha aspirazioni erotiche così piatte e banali (attendo auterevoli smentite). Nessun uomo reale si dilunga in moine e smancerie. Nessun uomo, spero, si sente gratificato nel comprare a una donna regali costosissimi per poi dirle “Di te mi piace il fatto che non mi ami per i soldi”. (Ma certo. Volevo vedere quanto si innamorava Anastasia se, invece di essere un golden boy, C.G. fosse stato un runner-pizza boy o un chinese-delivery boy).

Io continuo a non capire perché. Perché una roba così noiosa, così irreale, così frustrante debba vendere così tanto. Addirittura l’edizione economica di Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey), uscita la settimana scorsa nel Regno Unito, ha stracciato il record di vendite del Codice da Vinci. Siamo davanti a un fenomeno di portata mondiale che non può essere liquidato con due battute e che suscita interrogativi. Sul modo in cui sono cambiati i rapporti tra sessi, la percezione dell’amore, i desideri dell’una e dell’altra parte. C’è un abisso tra realtà e narrativa.

La mia indagine prosegue.

Come contributo personale alla ricerca scientifica, segnalo che io non sogno un fidanzato come Christian Grey: io preferirei piuttosto essere Christian Grey (cioè: bella come C.G., ricchissima come C.G., affascinante e giovane come C.G., appassionata e sportiva come C.G.; e però intelligente come Alessandra, moi).

To be continued – non vorremo mica perderci l’entusiasmante e sorprendente finale della trilogia, vero?

Cinquanta sfumature di rosso, arrivo.

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. O anche da non mettere, vedete un po’ voi. Buona lettura 🙂

Cinquanta sfumature di grigio… fumo (e niente arrosto!)

E vabbè, doveva arrivare anche questo momento. Il momento in cui, dall’alto della mia veneranda età, posso parlare di sesso senza sembrare una pervertita. Ho letto Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, 2012) perché il battage pubblicitario a livello mondiale è stato grandioso. Dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo per la trilogia, diritti venduti in 37 Paesi, un film in arrivo, donne che lo leggono sul tram, nei parchi, in spiaggia, grandi dibattiti. Ero curiosa di capire cosa avesse scatenato tutto questo fanatismo.

Non certo la scritturaCinquanta sfumature di grigio non è un capolavoro di letteratura, come era prevedibile. Le prime cinquanta pagine sono a dir poco imbarazzanti. C’è questa ragazzina goffa, Anastasia Steele, che sta per laurearsi e che lavora per mantenersi agli studi. Ha una coinquilina, Kate, bellissima, simpatica, ricca e intelligente che è anche la sua migliore amica nonché la direttrice del giornale della scuola. Causa influenza della coinquilina, Anastasia la sostituisce in un’intervista per il giornale. L’intervistato è il ricchissimo, bellissimo e affascinantissimo industriale Christian Grey. Per la prima volta in 21 anni, Anastasia si innamora perdutamente nell’istante stesso in cui incrocia lo sguardo di lui. Fin qui siamo nella più trita banalità. Quale donna non si innamorerebbe di un uomo bellissimo, di successo, ricchissimo, generoso, simpatico, disponibile…? E siccome è un romanzo, anche il bellissimo etc etc si innamora della nostra scialba-ma-bella-dentro eroina. E la ciliegina sulla torta: il bellissimo e simpaticissimo fratello di lui si innamora perdutamente della bellissima e ridanciana Kate. Cioè, se proprio bisogna sognare, sogniamo in grande, no?

OK. Poste queste premesse fantascientifiche, per creare un po’ di storia bisogna metterci l’ostacolo. L’ostacolo è che Mr Grey ha difficoltà ad impegnarsi (come gli fa brutalmente notare la protettiva Kate ogni dieci pagine). Diciamo che qua si va su un piano di realtà. Ma invece di liquidare la questione in due semplicissime parole – Christian Grey è uno stronzo viziato che non vuole impegnarsi – gli viene cucito addosso un passato oscuro di cui lui non parla quasi mai e un presente da Dominatore. Anastasia, che pure è assolutamente inesperta sotto ogni profilo, lo etichetta immediatamente come maniaco del controllo e lo studia come un entomologo studierebbe una farfalla rara, mentre il grande Dominatore gioca tutte le sue carte con inaudita ingenuità.
Innanzitutto si premura di sottoporre all’aspirante Sottomessa un corposo contratto – privo di valore legale – con una marea di clausole insensate che la nostra eroina non solo negozia una per una, ma rifiuta di sottoscrivere. Lui è ansiosissimo di ottenere quella firma che, per qualche oscuro motivo, pur essendo del tutto priva di valore, gli darebbe il pieno possesso di Anastasia. Lei è ansiosissima di compiacerlo ma senza sottoscrivere alcunché. Mentre entrambi riflettono sul da farsi, trombano come ricci. E qui siamo davvero nella fiction più pura. Un’esplosione ormonale senza limiti, una chimica pazzesca, roba che nemmeno due ventenni… EHI. Un attimo. Ma loro SONO due ventenni. Ventuno lei, ventisette lui, per la precisione.

Ora, la cosa divertente è che, nonostante tutte le minacciose dichiarazioni di intenti, l’unico modo in cui Christian riesce a esprimere il suo lato dominante è ricoprire Anastasia di regali costosissimi e di sorprese che nemmeno l’uomo più innamorato del mondo, incluso presentarsi alle rispettive famiglie dopo dieci giorni che si frequentano. Ma lei vuole di più. E quelle cose terribili che lui la costringe a subire, tipo – orrore!! – legarle i polsi con una preziosa cravatta di seta grigia (e poco più, davvero) proprio no, non può sopportarle. Il suo lato oscuro la terrorizza. Così il nostro esperto Dominatore rimane (basito) senza giocattolo e la nostra aspirante moglie Sottomessa se ne va senza anello al dito.

Fine della prima parte. Continua tra un mese in libreria.

Ma oggi mi sento indulgente. Quindi non starò a sottolineare la marea di stereotipi disseminati qua e là, le atroci ingenuità che pullulano nelle trecento e passa pagine, il fatto che nessuno abbia spiegato al traduttore che vanilla sex non si traduce “sesso alla vaniglia” ma “sesso vaniglia”, e ignorerò anche il continuo mordersi il labbro e alzare gli occhi al cielo di lei, il modo in cui i pantaloni di lui gli cadono addosso, il fatto che un preservativo usato NON può essere infilato in tasca nemmeno dopo essere stato annodato (pena vistose macchie di lubrificante e puzzo nauseabondo) e persino il drammatico passaggio in cui Anastasia, facendo i conti, conclude che se prima di lei ci sono state 15 Sottomesse lei è… uhm… er… la numero 17. Insomma, gli ormoni giocano brutti scherzi. E poi Anastasia è laureata in lettere, che diamine.

Ma parliamo della sua dea interiore. Inner goddess, in inglese. Una specie di grillo parlante che fa capriole e piroette nella testa di Ana, le rovina la vita con predicozzi inutili, la induce a pensare al peggio salvo spingerla a gettarsi allo sbaraglio, e che di tanto in tanto (vivaddio) la chiama “puttana” ricordandole che fare sesso in cambio di una macchina, un Blackberry, un Mac nuovo di fabbrica etc etc nel linguaggio comune ha un nome ben preciso.

E parliamo del sesso. Ventunanni, illibata e immediatamente scafatissima. Insomma, abbiamo sdoganato questo modello di vergine attempata che si conserva per l’uomo della sua vita, lo individua a colpo d’occhio in un rinomato puttaniere problematico e a lui si concede come la più navigata delle entraîneuses. E sdoganiamo pure il modello di maschio Alfa che si concede tutto perché “se lo può permettere”. A. Ventisette. Anni.

Donne. Ascoltatemi.
Diciottenni e infra: me lo ricordo benissimo. Quando avevo diciotto anni, uno di 27 anni era vecchio. Ai miei occhi poteva anche avere un’aura mitica, da leggenda di re Artù, da città perduta di Atlantide (cit)… e altrettanto carisma. Se il prossimo ventisettenne che incontrate vi sembra attraente come Grey, siete giustificate solo se avete appena fatto l’esame di maturità e se lui è ricco come Bill Gates.
Dai venti in su: dai, parliamoci chiaro. Quale ventisettenne di oggi è sufficientemente arrivato, charmant e autoconsapevole da poter esercitare una qualche forma di autorevole seduzione? Quindi, leggendo Cinquanta sfumature di grigio, ricordatevi sempre che stiamo parlando di un ventisettenne. Uno di quelli che in Italia vive ancora con mamma che gli cucina e gli stira le camicie.

Dai, su.

Abbiate pazienza. Ho riso e sorriso per 3/4 di romanzo. Di erotismo nessuna traccia. Un po’ di sesso qua e là, ma niente che un essere umano in carne e ossa appena maggiorenne (e al giorno d’oggi, sospetto, anche molto meno che maggiorenne) non abbia già ampiamente sperimentato. Se dovesse essere ripreso in futuro, invece, potrebbe essere interessante il rapporto tra Christian e “Mrs Robinson”, la creatura mitologica mezza-donna e mezza-socia in affari che ha sottomesso il giovane Grey dai 15 ai 21 anni e che per lui ha mandato all’aria un matrimonio. In questo romanzo è solo evocata come il demone che impesta gli incubi di Anastasia, ma in futuro, chissà.

Per il sesso, Cinquanta sfumature di grigio sta alla vita reale come per il sangue un giallo di Agatha Christie sta a un mattatoio. E il linguaggio. Faccio solo notare che l’organo genitale femminile, che in un romanzo erotico o porno avrebbe una pletora di potenziali nomi evocativi, qua viene chiamato . Proprio così: . There, in inglese. E il rapporto BDSM… Oddioddioddio. Da ora in poi chiunque usi un paio di manette passerà per essere un raffinato e perverso Dominante.

Ma allora perché tanto successo?
L’unica spiegazione che riesco a darmi è che in giro c’è tanto, tanto bisogno di sognare. Leggo che il romanzo ha il suo principale bacino di lettrici tra le donne sposate sopra i trent’anni e che per questo è stato definito mommy-porn. Dev’essere ben triste la vita di una porno-mamma per trovare attraente un Christian Grey. Uno che nel migliore dei casi ti fa venir voglia di prenderlo a schiaffi, nel peggiore di ignorarlo e lasciarlo annegare nel suo brodo di ostriche e nei suoi calici di champagne.
Ho letto da qualche parte che si tratterebbe di un romanzo maschilista. Macché. Scritto da una donna per le donne, Cinquanta sfumature di grigio inganna proprio le donne, perché alla donna, moglie e madre di oggi, presumibilmente trascurata, viene suggerito un ideale erotico irraggiungibile. Un principe azzurro che si innamori perdutamente di noi, ci ricopra di attenzioni, conosca esattamente i nostri desideri sessuali e non, si preoccupi per noi, ci protegga, sia appagato dal nostro piacere e gratificato dalle nostre piccole, inaspettate crisi isteriche (che lui sa perfettamente come gestire). E che scopa tre volte al giorno tutti i giorni. Un essere perfettissimo e leggermente problematico da salvare con l’amore, laddove nessuna prima è riuscita nell’impresa.

Sarà.

A me è sembrato solo tanto, tanto irreale. Una favoletta da leggere restando con i piedi ben piantati per terra, altrimenti il rischio di frustrazione, confrontandosi con la realtà, è praticamente garantito. Già ci hanno fregate da bambine con storie di principesse e principi. Almeno da adulte, cerchiamo di non farci fregare dal primo stronzo problematico che passa…

Piacerà ai bimbminkia di entrambi i sessi, alle casalinghe disperate, a qualche uomo che crede ancora nelle vergini adoranti, a chi si interroga perplesso sui segreti di un bestseller.

Disponibile anche in ebook:

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. Buona lettura 🙂