La Debicke e… Una famiglia pericolosa

Una famiglia pericolosa
di Caroline Moorehead
Newton Compton, 2017

La verità andrebbe sempre raccontata senza mai stancarsi, perché gli anni annebbiano la memoria storica e gli italiani di oggi dovrebbero essere figli, nipoti e pronipoti di coloro che si batterono per la libertà. Ma erano pochi e troppo spesso le loro voci furono messe a tacere per oltre un ventennio. L’illusione, che per altro continua a serpeggiare velenosamente nelle menti di troppi, che il fascismo fosse il male minore, che fece anche cose “positive” (dimenticando troppo spesso tutte quelle negative: l’Africa e peggio), deve scontrarsi con quello che sicuramente portò: lo sfascio di una generazione e la distruzione morale e materiale di una nazione. Ma si sa: l’Italia e gli italiani hanno sempre sofferto del loro profondo male identitario. E allora la perenne insicurezza, l’ignoranza dovuta all’analfabetismo ancora molto diffuso nella penisola e l’incertezza di ideali comuni furono duramente messi alla prova dall’orrore della I Guerra Mondiale. Con il senno di poi, si può affermare che l’Italia avrebbe dovuto e potuto non farsi coinvolgere, né in quella guerra né nella successiva, ma la massa degli italiani di oggi invece, perennemente contraddistinta da faide politiche intestine, continua belligeranza e nuovi stravaganti sogni di potere assoluto, discende soprattutto da coloro che accettarono, magari per forza ma supini e incolori, Mussolini e il fascismo.
E dunque, visto che si è quasi perso l’anima di una generazione, buona parte dei superstiti sono pallidi ectoplasmi di quei loro predecessori che seppero dimostrare tanto patriottismo, sopportazione e coraggio. Scrivo questo perché il libro sull’odissea della famiglia Rosselli mi ha commosso e mi ha fatto toccare con mano e con il cuore cosa debba essere stato vivere e combattere la loro sanguinosa battaglia. La famiglia Rosselli faceva parte dell’aristocrazia intellettuale fiorentina che tanto dette alla nazione agli inizi del Novecento. I Rosselli erano una famiglia di commercianti e banchieri livornesi molto legati all’Inghilterra. Di fede mazziniana, credevano nel Risorgimento e per il Risorgimento si adoperarono sempre strenuamente. Attorno al 1890 Giuseppe “Joe” Rosselli sposò Amelia Pincherle, di origine veneziana, ed ebbero tre figli, Aldo, Carlo e Nello. Vivevano a Roma, erano entrambi ebrei non praticanti ma soprattutto si sentivano degli italiani. Dissapori nati tra i coniugi, dovuti soprattutto alla mania del gioco di Joe, li portarono alla separazione nel 1903, ma i rapporti tra loro restarono sempre improntati alla civiltà. Amelia Pincherle Rosselli, che è una figura chiave della storia, si trasferì a Firenze e provvide personalmente a una spartana educazione di Aldo, Carlo e Nello. Joe morì nel 1911 a quarantaquattro anni, lasciandola vedova. Ma Amelia era una donna straordinaria: di grande moralità e decisa a fare dei suoi figli dei cittadini responsabili. Fiera ed elegante, frequentava i più colti circoli fiorentini. La prima guerra mondiale le portò via Aldo, il maggiore dei ragazzi, morto in Carnia nella battaglia del Pal Piccolo. Sin dall’avvento di Mussolini e la sua cricca, Amelia, una matriarca a capo della famiglia, e i suoi due figli Carlo e Nello, si opposero al regime, prendendo posizione anche pubblicamente. Grazie ai dividendi di una miniera sul monte Amiata, avevano soldi sufficienti per finanziare le loro attività antifasciste: fondare e mandare avanti giornali liberali, fornire aiuto economico ai perseguitati dal sistema e tentare di far conoscere all’estero il pericolo della dittatura mussoliniana, che Carlo Rosselli definiva la peste nera. Quando si instaurò il nuovo Stato di Polizia, i Rosselli trasformarono il loro dissenso in una resistenza politica più attiva che li costrinse a vivere ripetutamente il confino. Erano convinti socialisti e il loro progetto era alternativo al comunismo: Carlo ci lavorò durante la prigionia sul’isola di Lipari e più tardi, quando riuscì a fuggire rocambolescamente e riparare in Francia, scrivendo, durante l’esilio parigino, il manifesto “Socialismo Liberale”, che in seguito ispirò il Partito D’Azione e il movimento Giustizia e Libertà. Dopo la fuga di Carlo, Nello fu arrestato di nuovo, poi rilasciato per i buoni uffici di uno storico amico che si barcamenava con il regime, ma costretto a Firenze a una vita isolata di ricercatore. Ma a metà degli Anni ’30 il capo della polizia di Mussolini, Bocchini, aveva un vasto apparato di spie e informatori a Parigi, che era il centro degli antifascisti esiliati. Dopo la guerra civile in Spagna, alla quale prese parte durante la fase iniziale, Carlo rientrò in Francia dopo essere stato ferito. Ma con il suo eccezionale carisma, che lo aveva fatto diventare un militante simbolo dell’antifascismo, diventava sempre più influente. E tanto pericoloso da doverlo eliminare. Infatti il 9 giugno nel 1937 i due fratelli – Nello aveva raggiunto il maggiore per una breve visita – furono brutalmente assassinati in Normandia, su ordine di Galeazzo Ciano. I loro funerali furono seguiti da oltre 200.000 persone. I fascisti tentarono di attribuire la loro morte a un tradimento di alcuni componenti del movimento Giustizia e Libertà, ma dopo pochi giorni la verità rimbalzò sulla stampa internazionale. Ma i tempi si facevano sempre più invivibili per gli ebrei in Italia e, dopo un soggiorno in Svizzera, Amelia raggiunse New York con le nuore e i bambini, grazie all’intervento di Eleanor Roosevelt, la moglie del presidente degli Stati Uniti.

Una famiglia pericolosa o la storia della famiglia Rosselli è l’indimenticabile affresco di un’Italia piegata sotto il giogo del fascismo e un vivido ritratto della strenua volontà di resistenza di alcuni che la dittatura non riuscì a soffocare. Un racconto disincantato sul colpevole silenzio di molti e sull’eroismo di coloro che persero la vita combattendo il regime. L’autrice ha dichiarato a ragione: il coraggio si impara dai Rosselli.

Caroline Moorehead: nata a Londra, è giornalista, autrice e attivista per i diritti umani. Ha firmato numerose opere, tra cui la biografia di Bertrand Russell e una storia della Croce Rossa, e ha collaborato con le più famose testate internazionali, tra cui «The Independent», lo «Spectator», il «Times» e la BBC. La Newton Compton ha pubblicato Un treno per Auschwitz, La piccola città dei sopravvissuti e Una famiglia pericolosa.