Cinquanta sfumature di grigio… fumo (e niente arrosto!)

E vabbè, doveva arrivare anche questo momento. Il momento in cui, dall’alto della mia veneranda età, posso parlare di sesso senza sembrare una pervertita. Ho letto Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, 2012) perché il battage pubblicitario a livello mondiale è stato grandioso. Dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo per la trilogia, diritti venduti in 37 Paesi, un film in arrivo, donne che lo leggono sul tram, nei parchi, in spiaggia, grandi dibattiti. Ero curiosa di capire cosa avesse scatenato tutto questo fanatismo.

Non certo la scritturaCinquanta sfumature di grigio non è un capolavoro di letteratura, come era prevedibile. Le prime cinquanta pagine sono a dir poco imbarazzanti. C’è questa ragazzina goffa, Anastasia Steele, che sta per laurearsi e che lavora per mantenersi agli studi. Ha una coinquilina, Kate, bellissima, simpatica, ricca e intelligente che è anche la sua migliore amica nonché la direttrice del giornale della scuola. Causa influenza della coinquilina, Anastasia la sostituisce in un’intervista per il giornale. L’intervistato è il ricchissimo, bellissimo e affascinantissimo industriale Christian Grey. Per la prima volta in 21 anni, Anastasia si innamora perdutamente nell’istante stesso in cui incrocia lo sguardo di lui. Fin qui siamo nella più trita banalità. Quale donna non si innamorerebbe di un uomo bellissimo, di successo, ricchissimo, generoso, simpatico, disponibile…? E siccome è un romanzo, anche il bellissimo etc etc si innamora della nostra scialba-ma-bella-dentro eroina. E la ciliegina sulla torta: il bellissimo e simpaticissimo fratello di lui si innamora perdutamente della bellissima e ridanciana Kate. Cioè, se proprio bisogna sognare, sogniamo in grande, no?

OK. Poste queste premesse fantascientifiche, per creare un po’ di storia bisogna metterci l’ostacolo. L’ostacolo è che Mr Grey ha difficoltà ad impegnarsi (come gli fa brutalmente notare la protettiva Kate ogni dieci pagine). Diciamo che qua si va su un piano di realtà. Ma invece di liquidare la questione in due semplicissime parole – Christian Grey è uno stronzo viziato che non vuole impegnarsi – gli viene cucito addosso un passato oscuro di cui lui non parla quasi mai e un presente da Dominatore. Anastasia, che pure è assolutamente inesperta sotto ogni profilo, lo etichetta immediatamente come maniaco del controllo e lo studia come un entomologo studierebbe una farfalla rara, mentre il grande Dominatore gioca tutte le sue carte con inaudita ingenuità.
Innanzitutto si premura di sottoporre all’aspirante Sottomessa un corposo contratto – privo di valore legale – con una marea di clausole insensate che la nostra eroina non solo negozia una per una, ma rifiuta di sottoscrivere. Lui è ansiosissimo di ottenere quella firma che, per qualche oscuro motivo, pur essendo del tutto priva di valore, gli darebbe il pieno possesso di Anastasia. Lei è ansiosissima di compiacerlo ma senza sottoscrivere alcunché. Mentre entrambi riflettono sul da farsi, trombano come ricci. E qui siamo davvero nella fiction più pura. Un’esplosione ormonale senza limiti, una chimica pazzesca, roba che nemmeno due ventenni… EHI. Un attimo. Ma loro SONO due ventenni. Ventuno lei, ventisette lui, per la precisione.

Ora, la cosa divertente è che, nonostante tutte le minacciose dichiarazioni di intenti, l’unico modo in cui Christian riesce a esprimere il suo lato dominante è ricoprire Anastasia di regali costosissimi e di sorprese che nemmeno l’uomo più innamorato del mondo, incluso presentarsi alle rispettive famiglie dopo dieci giorni che si frequentano. Ma lei vuole di più. E quelle cose terribili che lui la costringe a subire, tipo – orrore!! – legarle i polsi con una preziosa cravatta di seta grigia (e poco più, davvero) proprio no, non può sopportarle. Il suo lato oscuro la terrorizza. Così il nostro esperto Dominatore rimane (basito) senza giocattolo e la nostra aspirante moglie Sottomessa se ne va senza anello al dito.

Fine della prima parte. Continua tra un mese in libreria.

Ma oggi mi sento indulgente. Quindi non starò a sottolineare la marea di stereotipi disseminati qua e là, le atroci ingenuità che pullulano nelle trecento e passa pagine, il fatto che nessuno abbia spiegato al traduttore che vanilla sex non si traduce “sesso alla vaniglia” ma “sesso vaniglia”, e ignorerò anche il continuo mordersi il labbro e alzare gli occhi al cielo di lei, il modo in cui i pantaloni di lui gli cadono addosso, il fatto che un preservativo usato NON può essere infilato in tasca nemmeno dopo essere stato annodato (pena vistose macchie di lubrificante e puzzo nauseabondo) e persino il drammatico passaggio in cui Anastasia, facendo i conti, conclude che se prima di lei ci sono state 15 Sottomesse lei è… uhm… er… la numero 17. Insomma, gli ormoni giocano brutti scherzi. E poi Anastasia è laureata in lettere, che diamine.

Ma parliamo della sua dea interiore. Inner goddess, in inglese. Una specie di grillo parlante che fa capriole e piroette nella testa di Ana, le rovina la vita con predicozzi inutili, la induce a pensare al peggio salvo spingerla a gettarsi allo sbaraglio, e che di tanto in tanto (vivaddio) la chiama “puttana” ricordandole che fare sesso in cambio di una macchina, un Blackberry, un Mac nuovo di fabbrica etc etc nel linguaggio comune ha un nome ben preciso.

E parliamo del sesso. Ventunanni, illibata e immediatamente scafatissima. Insomma, abbiamo sdoganato questo modello di vergine attempata che si conserva per l’uomo della sua vita, lo individua a colpo d’occhio in un rinomato puttaniere problematico e a lui si concede come la più navigata delle entraîneuses. E sdoganiamo pure il modello di maschio Alfa che si concede tutto perché “se lo può permettere”. A. Ventisette. Anni.

Donne. Ascoltatemi.
Diciottenni e infra: me lo ricordo benissimo. Quando avevo diciotto anni, uno di 27 anni era vecchio. Ai miei occhi poteva anche avere un’aura mitica, da leggenda di re Artù, da città perduta di Atlantide (cit)… e altrettanto carisma. Se il prossimo ventisettenne che incontrate vi sembra attraente come Grey, siete giustificate solo se avete appena fatto l’esame di maturità e se lui è ricco come Bill Gates.
Dai venti in su: dai, parliamoci chiaro. Quale ventisettenne di oggi è sufficientemente arrivato, charmant e autoconsapevole da poter esercitare una qualche forma di autorevole seduzione? Quindi, leggendo Cinquanta sfumature di grigio, ricordatevi sempre che stiamo parlando di un ventisettenne. Uno di quelli che in Italia vive ancora con mamma che gli cucina e gli stira le camicie.

Dai, su.

Abbiate pazienza. Ho riso e sorriso per 3/4 di romanzo. Di erotismo nessuna traccia. Un po’ di sesso qua e là, ma niente che un essere umano in carne e ossa appena maggiorenne (e al giorno d’oggi, sospetto, anche molto meno che maggiorenne) non abbia già ampiamente sperimentato. Se dovesse essere ripreso in futuro, invece, potrebbe essere interessante il rapporto tra Christian e “Mrs Robinson”, la creatura mitologica mezza-donna e mezza-socia in affari che ha sottomesso il giovane Grey dai 15 ai 21 anni e che per lui ha mandato all’aria un matrimonio. In questo romanzo è solo evocata come il demone che impesta gli incubi di Anastasia, ma in futuro, chissà.

Per il sesso, Cinquanta sfumature di grigio sta alla vita reale come per il sangue un giallo di Agatha Christie sta a un mattatoio. E il linguaggio. Faccio solo notare che l’organo genitale femminile, che in un romanzo erotico o porno avrebbe una pletora di potenziali nomi evocativi, qua viene chiamato . Proprio così: . There, in inglese. E il rapporto BDSM… Oddioddioddio. Da ora in poi chiunque usi un paio di manette passerà per essere un raffinato e perverso Dominante.

Ma allora perché tanto successo?
L’unica spiegazione che riesco a darmi è che in giro c’è tanto, tanto bisogno di sognare. Leggo che il romanzo ha il suo principale bacino di lettrici tra le donne sposate sopra i trent’anni e che per questo è stato definito mommy-porn. Dev’essere ben triste la vita di una porno-mamma per trovare attraente un Christian Grey. Uno che nel migliore dei casi ti fa venir voglia di prenderlo a schiaffi, nel peggiore di ignorarlo e lasciarlo annegare nel suo brodo di ostriche e nei suoi calici di champagne.
Ho letto da qualche parte che si tratterebbe di un romanzo maschilista. Macché. Scritto da una donna per le donne, Cinquanta sfumature di grigio inganna proprio le donne, perché alla donna, moglie e madre di oggi, presumibilmente trascurata, viene suggerito un ideale erotico irraggiungibile. Un principe azzurro che si innamori perdutamente di noi, ci ricopra di attenzioni, conosca esattamente i nostri desideri sessuali e non, si preoccupi per noi, ci protegga, sia appagato dal nostro piacere e gratificato dalle nostre piccole, inaspettate crisi isteriche (che lui sa perfettamente come gestire). E che scopa tre volte al giorno tutti i giorni. Un essere perfettissimo e leggermente problematico da salvare con l’amore, laddove nessuna prima è riuscita nell’impresa.

Sarà.

A me è sembrato solo tanto, tanto irreale. Una favoletta da leggere restando con i piedi ben piantati per terra, altrimenti il rischio di frustrazione, confrontandosi con la realtà, è praticamente garantito. Già ci hanno fregate da bambine con storie di principesse e principi. Almeno da adulte, cerchiamo di non farci fregare dal primo stronzo problematico che passa…

Piacerà ai bimbminkia di entrambi i sessi, alle casalinghe disperate, a qualche uomo che crede ancora nelle vergini adoranti, a chi si interroga perplesso sui segreti di un bestseller.

Disponibile anche in ebook:

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. Buona lettura 🙂