Catastrofi, disgrazie: perdere un figlio, perdere tutto

Di solito non intervengo a caldo sui fatti di cronaca. Non mi piacciono le reazioni isteriche della folla forcaiola, non mi piace parlare senza conoscere i fatti. Sulla bomba di Brindisi ho una tesi che tengo per me; aspetto ulteriori elementi prima di lanciarmi in analisi che in questo momento non avrebbero dati su cui fondarsi. Però, indipendentemente da quelli che saranno gli esiti delle indagini e le verità processuali che – forse fra anni – saranno resi noti, il pensiero oggi va alle persone. A Melissa, figlia unica su cui i genitori avranno interamente investito sogni, speranze e desideri. A quei genitori che in un attimo hanno perso tutto e ai quali le cause poco interessano. Alle vite che dovranno essere ricostruite pagando il prezzo del dolore.

Casualmente ieri, durante un viaggio in treno, mi ha fatto compagnia l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Il metodo del coccodrillo. In cui si parla della perdita di un figlio, appunto. Argomento che de Giovanni tratta con il carico di emotività che contraddistingue la sua scrittura, e che racconta da vari punti di vista: il figlio morto, il figlio non voluto, il figlio mai avuto, il figlio negato. La vicenda è ambientata nel presente e introduce un nuovo investigatore, l’ispettore Lojacono, dolorante come Ricciardi ma per motivi diversi. Ne riparlerò.

Stamattina, infine, un pensiero va agli abitanti dell’Emilia che stanotte alle 4 si sono svegliati con il terremoto. Anche se i fatti della vita hanno reso le distanze difficilmente colmabili, non dimentico che a San Felice sul Panàro e a Mirandola ho passato una delle giornate più serene degli ultimi anni. Un pensiero caldo a chi vive da quelle parti, con l’augurio di tornare al più presto a una tranquilla normalità.