Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2015

toilet paperSulla tazza stavo rileggendo il VI canto del Purgatorio quando mi sono imbattuto per la centesima volta nei versi Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello! Bordello. Ecco la parola giusta nei secoli dei secoli per il nostro paese. Grande Dante! Aveva previsto anche il seguito.

La collera di NapoliLa collera di Napoli di Diego Lama, Mondadori 2015.
Napoli 1884, al tempo del colera. Si parte da una donna segata in due il cui artefice è un ragazzo di sedici anni e si continua con la vicenda dei fatidici delitti delle Sirene, ovvero giovani fanciulle mutilate e abbandonate sulla spiaggia delle Trecorone. Dalla mano di una di esse una medaglietta con incisa una rosa. Indaga il commissario Veneruso, brusco, di poche parole, caffè e sigaro al bisogno, con i suoi collaboratori: Salvo Serra (fissato con le donne), l’ispettore Antonio Polverino (fissato con i figli che gli muoiono uno dopo l’altro), l’agente Domenico Ruocco “cafone, sporco e privo d’educazione”.
Subito, però, in prefettura da sua eccellenza per risolvere il caso della sparizione di un bambino, poi al convento di Santa Maria Vergine di Porta Capuana diretto da suor Giuseppina dove vivono ben settecento ragazze lasciate nella famosa ruota degli esposti. Qui c’è qualcosa che non quadra, una suora bellissima, troppo bella, due preti e altre suore che forse nascondono un terribile segreto.
Al centro della scena Veneruso. “Non era un investigatore raffinato, i casi li risolveva sempre sul posto parlando con la gente, ascoltando, osservando, stuzzicando, studiandone i movimenti, interpretando gli sguardi, le esitazioni, i turbamenti, la rabbia e mascherando tutte le bugie”. Ogni tanto i dubbi, i rovelli, lo scambio di idee con i sottoposti, i ricordi della sua vita e le capatine alla Casina Rosa (si capisce che cos’è) per avere conforto corporale da una certa Annarella.
Ancora giovani uccise al solito posto e allora l’indagine si fa più dura e intensa, viene messo a nudo il convento sopracitato dove si formano le amicizie, i gruppi (le cosiddette famiglie) suscitatrici di pericolose relazioni, invidie e gelosie. Come contorno la città di Napoli invasa dal colera, i fuochi per bruciare le cose degli ammalati, l’ospedale della Conocchia, le sofferenze della popolazione in una società fatta solo per i signori che se la cavano sempre anche quando commettono un delitto.
La morte di una giovane donna sfracellata sulla strada (si è buttata o l’hanno buttata?) offre lo spunto al nostro commissario per risolvere il mistero delle Sirene. “Finalmente aveva capito tutto. Quasi tutto.” Perché al termine della storia non può mancare il colpo a sorpresa come nella migliore tradizione. Un classico.

Per “I racconti del giallo” ecco “Storia da un’estate romana” di Marco Minicangeli.
Un cadavere ridotto in condizioni pietose. Assassino Hassim, psicopatico. Di mezzo la droga ma qualcosa non quadra. Forse Hassim non è proprio l’assassino e il giornalista che racconta in prima persona si trova in pericolo… Il classico caso legato ad un altro caso scritto con bravura.

incuboIncubo di Anne Blaisdell, Mondadori 2015.
Pat Carroll, americana, già ce l’aveva con gli inglesi per le loro “strane” abitudini (ad esempio “guidare sul lato sbagliato della strada”), quando si trova con la sua Jaguar (questa, però, l’avevano fatta bene) sulla loro terra davanti ad un vero e proprio diluvio con “la spiacevole sensazione di avere deviato inavvertitamente dalla strada principale”. Deve andare a far visita alla madre di Stephen, suo fidanzato morto in un volo sperimentale. Una visita che si trasformerà in un vero incubo…
Lungo il viaggio soccorre l’automobilista scrittore in panne Alan Grentower e tra loro nasce subito una bella intesa che sfocia in un appuntamento a Newcastle dopo la famosa visita. Al dunque la scampata suocera, signora Trefoile piccola e grassa come la regina Vittoria, capelli grigi raccolti sulla nuca e “gli occhi di un azzurro slavato” che vive in una casa buia per le tende pesanti, piena di “mostruosità dell’epoca vittoriana” e “di odore di muffa” (brrr!). Prima di tutto in chiesa per offrire una preghiera alla memoria di Stephen. Ci vuole “pazienza e comprensione” pensa la nostra Pat. Quando però arrivano altri segnali di pazza bigotteria incomincia il dramma fino alla sua clausura con la forza nella camera del defunto marito e i susseguenti tentativi di fuga (ci sarà pure una lettera scritta col sangue), mentre Alan incomincerà, a sua volta, la ricerca della ragazza. Tralascio gli altri personaggi che in qualche modo servono a rendere più inquietante la vicenda.
L’obiettivo della scrittrice non è quello di proporre una trama complessa difficile da sciogliere, insomma il classico giallo ad enigma (dopo un po’ siamo in grado di immaginarci lo svolgimento), ma di creare un’atmosfera, una suspense, una ossessione con venature gotiche e di legare il lettore ai tentativi della giovane Pat Carroll di uscire fuori dalla situazione incredibile in cui è stata coinvolta. E ci riesce piuttosto bene.

Sherlock Holmes e la donna fataleSherlock Holmes e la donna fatale di Amy Thomas, Mondadori 2015.
“Sistemò il colletto e studiò il proprio riflesso nello specchio sporco appeso alla parete, trovandosi convincente come uomo d’affari americano, solido esponente del ceto medio”. È il nostro Sherlock Holmes, ufficialmente morto nelle acque di una famosa cascata, che si appresta ad andare negli Stati Uniti, su richiesta del fratello Mycroft, per proteggere una cantante lirica. Nientepopodimenoche Irene Adler (la “Donna”) già conosciuta nello “scandalo di Boemia” che lo aveva messo nel sacco (leggere alla fine del libro il bell’articolo Sotto la lente di Sherlock di Luigi Pachì). Anzi, la missione prevede la collaborazione fra i due che si presentano, addirittura, come marito e moglie, i ricchi coniugi James, per infiltrarsi nella buona società di Fort Myers, più precisamente da Mina Edison “giovane e adorabile moglie dell’inventore Thomas Edison”. L’obiettivo è quello di scoprire chi vuole recare danno a Irene e al suo patrimonio dopo la morte dell’odioso marito. Da tenere d’occhio lo stesso avvocato della vedova e un certo Alberto Sanchez, proprietario di vasti possedimenti di agrumi. Qui è d’uopo un altro travestimento ed i coniugi James diventano all’improvviso i meno abbienti signori Perkins.
Il racconto, scritto con gradevole leggerezza e alternato dai punti di vista dei due, è costruito sia sui fatti specifici della vicenda movimentata e ricca di colpi di scena, che sull’evoluzione del loro complesso rapporto. Sherlock ricorda spesso il rassicurante Watson e “i suoi familiari e concreti processi mentali”, mentre Irene era “un grecale, un ciclone americano che soffiava dove gli pareva e ribaltava tutto quanto gli si frapponesse lungo il cammino”. Collaborazione, tuttavia, che si fa sempre più stringente per giungere ad un finale bucolico nella pace campagnola del Sussex con Irene pronta “a diventare la signora Holmes”. Che ci scappi qualcosa?…

scarafaggiScarafaggi di Jo Nesbø, Einaudi 2015.
Bangkok, gennaio 1998. Dim, prostituta sventurata come tante altre. Appuntamento con un cliente. Solo che lo trova “sdraiato sul letto a pancia in giù” con un coltello che spunta dalla giacca. Un pezzo grosso, Atle Mones, diplomatico norvegese, cosa assai spiacevole per l’attuale governo. Occorre qualcuno che vada laggiù e risolva il caso “in silenzio”. Ovvero Harry Hole sbevazzone spilungone dai capelli chiari tagliati corti. Accetta solo se gli danno mano libera sul caso dello stupro della sorella down non risolto.
A Bangkok (umidità micidiale) in contatto con l’ispettore capo Crumley, testa rapata a zero, occhi blu, enormi scarpe da ginnastica Nike e la gonna. In cinque a sbloccare il caso. Coltello molto raro probabilmente del popolo montano degli Shan, ma in seguito ne sapremo di più. Gli scarafaggi (quelli animali, gli altri umani sono sparsi dappertutto) arrivano a pagina 110 e Hole rabbrividisce. Nella macchina del morto una fialetta di plastica con farmaco contro l’asma. Atle sotto usura e gay, moglie che lo tradisce, sarà lei l’assassina?
Tra una indagine e l’altra, non priva di movimento, di suspense e pericolo per il nostro Harry, ecco spiattellata una società dove emergono: la prostituzione di ogni genere compresa quella infantile, i gay, i travestiti, le scommesse, la boxe thailandese (colpi con ogni arto), i fumatori d’oppio, i combattimenti di galli a porte chiuse. Relazioni sessuali a go-go e situazioni inconcepibili rese del tutto normali, polizia marcia o che chiude un occhio. Momenti personali con il padre e la sorella, ricordi (una certa Brigitta svedese aveva detto di amarlo) inframezzati a inevitabili scontri con la malavita e i suoi superiori che non desiderano andare a fondo.
Finale in crescendo (Harry si incazza di brutto) e sogno dove il sentimento d’amore non muore mai, tanto per dire che nell’uomo qualcosa di buono c’è sempre. Un classico, come pure in Perfidia di Ellroy. Trama risaputella per chi ha letto qualche thriller riscattata da una scrittura che sa il fatto suo e da personaggi credibili. Ma dai migliori si pretende sempre di più.

l'uomo con la valigiaL’uomo con la valigia di Francesco Recami, Sellerio 2015.
Assemblea condominiale della casa di ringhiera a Milano. Tra i soliti inquilini un duo di architetti alla moda. Da attuare il rifacimento di un bel po’ di condominio. Incasinamento e rissa generale.
Il nostro Amedeo Consonni ha un appuntamento che non può rivelare alla sua compagna, la professoressa Angela Mattioli. Con Ketty, una bella ragazza di venticinque anni, incasinata il giusto, conosciuta qualche tempo prima, che ha sempre bisogno di soldi. Appuntamento. Al posto della Ketty una ragazza nuda dentro la vasca, “gli occhi sbarrati e un coltello infilato nel petto”. Consonni afferra istintivamente il coltello e nello stesso tempo scattano alcuni flash. Unica cosa che riesce a vedere tra i lampi un gemello del polso d’oro con al centro “l’inconfondibile simbolo rosso-nero dell’AC Milan”. Sono stato incastrato, pensa.
Da qui l’avventura del suddetto che scappa di casa con la valigia e un lingotto d’oro alla ricerca del colpevole con dubbi travestimenti (pure testimone di Geova, camionista e assistente sociale) prima di essere fermato dalla polizia. Aiutato dall’amico De Angelis. Tra l’altro il corpo della ragazza morta viene ritrovato in altro luogo. Perché?
Alla vicenda principale si alternano quelle di Angela incazzata fradicia per il sicuro tradimento, del nipotino Enrico e della madre (sua figlia), dei due architetti che vogliono fare ostinatamente i lavori di restauro, della Mattei Ferri “installata di fronte al suo osservatorio, la finestra di cucina”, ognuna con le sue sfumature di umorismo (a volte un po’ forzato).
Un tourbillon di situazioni fino all’epilogo con colpo a sorpresa in cui si ritrovano, uno dopo l’altro, i vari personaggi come all’aprirsi di un sipario (mi ricorda Il banchiere assassinato di Augusto De Angelis). Allora tutto si risolve tra un sorriso e una smorfia dubbiosa del sottoscritto che l’ambaradan recamesco questa volta (ho letto altri suoi libri) non mi convince appieno.

Senza ragione apparenteSenza ragione apparente di Grazia Verasani, Feltrinelli 2015.
Di Velocemente da nessuna parte, Colorado Noir 2006, della stessa autrice avevo scritto “Qui troviamo l’investigatrice privata Giorgia Cantini che lavora a Bologna e che racconta la sua storia in prima persona. Una quarantenne bene in carne con il “setto nasale deviato, la frangia irregolare sugli occhi scuri incavati, l’aria assorta di chi beve l’ultima birra della sera e poi va a casa a disfare la valigia e a addobbare le mensole con qualche souvenir tunisino”. Abita in una zona di periferia in un appartamento di settanta metri quadri incasinato come la sua vita. Veste sportiva, fuma e beve, fuma e beve. Caffè e liquori. Anche il vino se non c’è di meglio. Sua amica la sbronza. Ama la musica, o meglio una certa musica. Troviamo tra i suoi dischi i “Blue Zero One” dei Taxi, “Hotel Costes” di Jon Cutler e “Sound Travels” di Nathan Haines. Vita sentimentale sguaiata o sfortunata come dir si voglia. Non ha mai creduto all’amore a prima vista, anzi all’amore in generale. La vita è una recita “Aveva ragione Erasmo: la vita è teatro, tutti abbiamo battute e ruoli da recitare; difficile uscire dalla finzione”.  Ha suonato alla batteria in una band, ha frequentato l’Università ma vi ha rinunciato quando le mancava solo discutere la tesi. Rapporto freddino con il padre, madre morta per un incidente stradale, sorella impiccata. Un bel quadretto davvero”.
Ora la situazione è diversa. Da qualche mese Giorgia Cantini ha come compagno Luca Bruni, capo della Omicidi e si avvale per la sua agenzia dell’ottima collaboratrice surreale Genzianella. Caso da seguire un suicidio di uno studente senza ragione apparente. Ma la madre vuole vederci chiaro. Allora via attraverso il mondo degli adolescenti, il loro rapporto con il sesso, le trasgressioni, le inquietudini incertezze e paure. Sempre in costante rovello sul suo rapporto con Bruni (durerà?, non durerà?, ma quanto durerà?… mah.), l’incontro con suo figlio Mattia, il suicidio di un altro studente.
Ricordi e ricordi che si intrecciano con la storia presente, qualche spunto scontato sulla società: i romanzi facili che attirano i lettori, inutile scrivere bene, il paese che non legge, tempi frigidi signori miei, troppi palestrati e poco sesso, rum e Camel a babordo e tribordo, “Hot Cakes” a tutto volume e chi s’è visto s’è visto.
E ancora riflessioni amare sulla vita, sul rapporto con gli altri in cui la fiducia sembra bandita (solo sospetti), citazioni a go-go su scrittori, libri, canzoni e cantanti da tutte le parti. E se c’è Chandler con Hammett e Ellroy c’è pure il nostro Sherlock che se non si cita si fa una figura di merda.
Le indagini per scoprire la verità sono un pretesto per un altro tipo di indagine sugli altri e su noi stessi, sulla nostra umanità. Finale con rete ingarbugliata di sentimenti, tristezza grigia e piovosa come il tempo con qualche sprazzo di luce e di speranza.

Un giretto tra i miei libri
Il gioco dell’amore e della morteAvevo già conosciuto la bella raccolta di racconti Donne pericolose pubblicata dalla Piemme e quindi non ho avuto esitazioni di sorta a impadronirmi anche de Il gioco dell’amore e della morte a cura di Harlan Coben, della stessa casa editrice 2008. Se si offre un ottimo prodotto si pensa sempre che lo sia anche il prossimo. E non mi sono sbagliato.
Intanto le penne. Voglio dire gli scrittori. Tutta gente che mastica la lingua fin da quando succhiavano il latte della mamma. Basti pensare al curatore, quell’Harlan Coben che si è pure concesso il lusso di vincere i premi più ambiti della letteratura gialla: l’Edgar, lo Shamus e l’Anthony. Tanto per gradire. Oppure Laura Lippman che non avrà vinto l’Anthony ma si è beccata l’Agata e Nero Wolfe. Non so se mi spiego. E gli altri mica sono da meno.
Poi i racconti. Che si snodano belli fluidi (qualche intoppo c’è sempre via…) come una filastrocca: conseguenze di una ingiusta condanna, matrimoni falliti con inevitabile soppressione dell’altro/a, destini che si intrecciano, vendette compiute e non compiute, cambi improvvisi di prospettiva e di giudizio, discussioni sugli scrittori, sul perché si scrive (evasione, dissotterramento delle verità della vita, racconto di menzogne…), il dubbio che arrovella (l’avrà ucciso/a?), la solitudine confortata dalla presenza di un gatto, il sesso senza amore, rapporti irrisolti tra padre e figlio, tra moglie e marito, ricatti, inganni, tradimenti, il cane che ha visto l’assassinio, l’impostore che ha preso il posto del marito e il solito (ormai è di moda) richiamo ai rischi di chattare che ci si può trovare davanti a sorprese inaspettate.
Racconti che entrano dentro, sviscerano la psiche, suscitano fermenti e nello stesso tempo sono reali e brutali. Non manca l’esempio esilarante di “Finché morte non ci separi” di Tim Maleeny. Un chimico e una botanica. Marito e moglie. Festeggiano sessanta anni di matrimonio. Tutti carini e gentili. Si raccontano la loro vita durante il pranzo. I loro viaggi, i loro ricordi, i loro piccoli difetti. Un pranzo un po’ particolare ricco di sorprese. Con piatti particolari. Ora conditi con stricnina, o con l’olio di jatropha, o cicuta. E sorprese nelle sorprese con il gas al cianuro che si sprigiona al levarsi di un coperchio, o il curaro iniettato attraverso il contatto con l’anello matrimoniale. Uniti fino alla morte. Che bella coppia!
Lo stile, anzi gli stili dei racconti, pur nella loro diversità, mantengono quasi sempre un livello elevato. Riescono a trasferire al lettore quelle atmosfere di dubbio e incertezza, di strano e misterioso che circola nell’aria senza eccessivi appesantimenti.
Se “Le storie hanno il potere di cambiare le persone”, come afferma uno dei personaggi di “Ciance” (autore Steve Hockensmith), leggete queste storie. Se il cambiamento sarà in peggio o in meglio lo vedrete in seguito.

Il lago d’oroIl lago d’oro di Carter Dickson, Mondadori 2010.
Il Vecchio, ergo sir Henry Merrivale, arriva a pagina settant’otto quando viene fatto oggetto involontario di lancio di palle di neve con “una faccia così terrorizzante nella sua collera da non parere quasi umana”. Ruggisce e manda pure un accidente, indossa “un cappotto dall’antiquato collo di astrakan” e porta “mezzi guanti lavorati a maglia”, un orologio penzolante sul pancione che manda un bagliore d’oro sul vestito nero lucido dal troppo uso. Lo dico perché è uno dei personaggi più riusciti della letteratura poliziesca e non si vede l’ora che entri in azione.
Deve indagare su un fatto estremamente curioso dal risvolto mortale: nella lussuosa dimora Masque House di Dwight Stanhope, ricco uomo d’affari, è stato pugnalato a morte un ladro mascherato che ha cercato di rubare un quadro di El Greco che rappresenta Guatavita, il Lago d’oro dove gli indiani del luogo gettavano dentro il prezioso metallo due volte all’anno.
Tutto più o meno regolare se non fosse per il fatto che il ladro è il padrone di casa stesso! Se a ciò si aggiunge pure che il signor Stanhope aveva incaricato il giovane ispettore Nicholas Wood di sorvegliare i suoi quadri, si capisce bene come tutta quanta la faccenda sia piuttosto strana e misteriosa. Tanto più (altra aggiunta) che non sembra sia entrato nessuno nella casa e dunque il classico delitto della camera (in questo caso sala da pranzo) chiusa…
Qualche particolare: due sorellastre di primo e secondo letto, una moglie ancora piacente, un grande finanziere, un ufficiale di marina, un playboy, un piccolo teatro all’interno della casa dove in passato è morta una attrice “famigerata” (tanto per creare un po’ di tensione), e c’è  pure di mezzo un mago che non può arrivare per la neve. A sostituirlo nel piccolo teatro il nostro Merrivale che lascia a bocca spalancata per la sua bravura.
Atmosfera notturna inquietante, indizi sparsi ad arte, un po’ di attrazione sentimentale che non guasta mai. Classica riunione finale con la spiegazione di tutto l’ambaradan e l’assassino che esce addirittura da una botola ignaro di essere stato scoperto.

Il lato sinistro del cuoreIl lato sinistro del cuore di Carlo Lucarelli, Einaudi 2008.
Praticamente 50 (cinquanta) racconti scelti tra i più significativi dell’autore. Racconti più o meno lunghi (molti proprio bonsai), divertenti, grotteschi e spiazzanti nello stesso tempo: emozioni, turbamenti adolescenziali, l’eros che si sprigiona con pochi tocchi, il colpo di scena, il ribaltamento delle aspettative, la tensione che si accumula pagina dopo pagina, il dubbio che arrovella, il male che trionfa con agghiacciante naturalezza.
E poi personaggi che rimangono impressi nella mente come la domestica Etienne, Rita, Francesca, Cristina, Eleonora (figure estremamente sensuali), il maresciallo Leonardi e il più volte evocato Vittorio travolti da un Destino più grande di loro. E ancora bambini assatanati, gatti, tende nere, fantasmi, forze occulte che entrano in gioco, il trucco dei gemelli, fusi orari dimenticati, mele marce nei carabinieri, collusioni tra politici, loschi affaristi e cardinali, brividi di guerra, fascisti picchiatori, nazisti assassini, l’ossessione, la morte di Garcia Lorca (e c’entra di mezzo anche Goya), l’indifferenza verso gli altri, la sorte infame dei più deboli, i misteri oscuri del Vaticano e così via.
E non dimentichiamo l’umorismo, l’ironia che ci allarga la bocca al sorriso con il Lumegha che fugge troppo piano, o l’arresto per il culo di salame, l’urlo del lupo mannaro, l’ombra sul muro che c’è e non c’è, l’omino coi baffi, l’impossibile che diventa possibile e dunque Babbo Natale che uccide un grosso spacciatore e fugge con le sue renne verso il cielo.
Lo stile si adegua all’argomento: ora lieve, sottile, spumeggiante, ora realistico, duro e brutale (basti per tutti “Un chien andalou”). Sempre professionale, sempre sicuro. Ci si trova davvero di tutto in questa antologia. Non lasciatevela scappare.

Dalla nostra indistruttibile Patrizia Debicke (la Debicche) arriva Il romanzo di Matilda di Elisa Guidelli, Meridiano Zero 2015.
Il romanzo di MatildaLa Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde, o più correttamente Matilde di Toscana (1046-1115), uno dei personaggi più affascinanti del Medioevo – e bella la danno i ritratti arrivati fino a noi – fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale, contessa di un vastissimo dominio che si stendeva tra la Toscana e il Lazio.
Ricostruire una storia e un periodo ostico, complicato e confusionario come quello vissuto dalla immensa Matilde di Toscana, come si è accinta a fare Elisa Guidelli, deve essere stato impresa faraonica. Penso alla mole di materiale tra cui districarsi che si doveva consultare, le tante leggende attorno alla sua persona da combattere o convalidare usandole per la fiction, i miti da sfatare o rendere vincolanti.
Elisa Guidelli si è rimboccata le maniche e ha scritto una lunga biografia romanzata ma allo stesso tempo realistica e, se possibile, anche a tratti romantica della sua Matilda (vi confesso che nonostante la sua celebrata avvenenza ho sempre pensato a lei, come a un uomo in gonnella) rispettando scrupolosamente un pesante scenario fatto di date e vicende storiche medievali.
Realistica e romantica, dicevo, perché l’autrice pone l’accento sullo scontro con l’imperatore, cugino ed eterno nemico, che sostiene stregato di lei e che per una vita intera si sia battuto per domarla e forse sottomettere il suo provocante corpo di femmina. E dà una sua delicata interpretazione alle maldicenze sulla peccaminosa “puttana” di Gregorio VII, il “suo” pontefice.
Essere donna fu l’unico, insormontabile ostacolo di questa accorta protagonista politica e delle sue straordinariamente lucide intuizioni, condannata per questo e per la ragion di stato a due fallimentari matrimoni, il primo con un uomo per lei repellente, il secondo con un impotente ragazzino di cui avrebbe potuto essere madre.
A mio vedere una serena valutazione su una donna che sapeva combattere come un guerriero, tale infatti era Matilde di Canossa (per chi non sapesse il castello di Canossa si trova nel comune di Canossa in provincia di Reggio Emilia, nell’Appennino reggiano), mette subito in risalto il suo ruolo istituzionale in un momento cruciale della storia di allora e la sua fortissima personalità in grado di condizionare e tenere al laccio papi e imperatori e, contemporaneamente, di barcamenarsi nella lotta per il potere assoluto.
Per anni e anni ago della bilancia tra Papato e Impero, entrò nell’epocale scontro prima come pacificatrice, poi invece operò un’ideale scelta a favore della riforma di Gregorio VII, che andava contro i suoi interessi materiali e gli stessi doveri del suo rango, schierandosi apertamente al fianco del pontefice.
In nome dei propri ideali, mise più volte in gioco poteri e dominio. Intere città si ribellarono alla nemica di Enrico IV e “amante” di Gregorio VII, tacciandola di tradimento nei confronti del cugino imperatore.
Ma nonostante le conseguenze dovute alle sue scelte, mise in opera un progetto per creare nella penisola (l’Italia di allora era smembrata tra longobardi e normanni) un contraltare al dominio imperiale.
Alla fine della sua vita invece accettò di rientrare nei ranghi feudali, riconoscendo come imperatore Enrico V (figlio di Enrico IV), nominò duca di Toscana il figlio adottivo Guido Guerra dei conti Guidi e, reintegrata nei suoi pieni poteri, si dedicò al governo del suo dominio, privilegiando il sostegno a chiese e abbazie. Morì di gotta a Bondeno di Roncore nel 1115, novecento anni fa.
Un gigantesco personaggio, una persona vera o un mito favoloso?

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Gelo (Buon Anno!)

Buon 2015Archiviato (ma sarà davvero così?) senza troppi rimpianti un anno pieno di sfide, questo 2015 nuovo di zecca inizia con pochi buoni propositi e molti auguri.
Tra i buoni propositi quello di essere più presente, anche se ancora non so con quale formula.
Gli auguri sono per tutti voi che passate di qua e in particolare per Fabio Lotti che, come avete potuto leggere, ha portato avanti il blog praticamente da solo negli ultimi mesi.

Letture – Ho ripreso a leggere con piacere, lontana dalle polemiche e menate varie su chi è meglio di cosa (che nel 2014 non sono mancate e certamente non mancheranno nel 2015). Ma il buon proposito zen è quello di continuare a non parlare di ciò che non mi piace (dagli editori a pagamento ai libri mediocri) e pazienza se mi perderò qualcosa in termini di accessi al blog.

Tra le ultime cose lette degne di memoria invece:
Dimentica il mio nome di Zerocalcare, preso in prevendita, quest’estate, prima che l’autore vincesse premi e diventasse ostaggio del mainstream – talmente in prevendita che ho la versione con preziosissima variant cover di GiPi;
Il cacciatore del buio di Donato Carrisi, seguito del Tribunale delle anime, filone del serial thriller importato dagli americani e rivisitato con ambientazione italiana. Risultato più che soddisfacente per gli appassionati; 
La sposa silenziosa
di A.S.A. Harrison, una storia dark con lieto fine. Forse.
Attualmente in lettura: Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni. Mai romanzo fu più appropriata per trascorrere il Capodanno più freddo che io ricordi (tranne forse qualche capodanno passato sulla neve, ma non ci giurerei).
In lista d’attesa un’infinità di libri: mi basterebbe smaltirne almeno un terzo per dichiararmi soddisfatta.

Visioni – E qua invece sono abbastanza avanti, almeno sul commerciale: Fargo, True Detective, House of Cards, Orange is the New Black, entrambe le stagioni di The Fall, le nuove stagioni di American Horror Story, Scandal e The Big Bang Theory: visto tutto con grande soddisfazione.
In attesa della quinta stagione di Shameless e del finale di stagione di How to Get Away with Murder (Le regole del delitto perfetto in italiano, su Fox dal 27 gennaio. Per me, capolavoro).
Mi mancano la nuova stagione di The Killing e del Doctor Who. Dovrò aspettare il 2016 per Sherlock, invece.

BonusNeil Gaiman legge A Christmas Carol: la favola delle feste per eccellenza si ascolta in streaming in un’ora e mezzo (in inglese).

Infine, mi associo agli auguri di Elisabetta Bucciarelli:

2015 Elisabetta Bucciarelli

The Returned – ovvero dell’utilità dei social network

king returnedDunque succede che uno dei primi tweet di Stephen King è quello qua sopra, e parte la caccia forsennata a questo The Returned (Les Revenants) di cui non avevo notizia.
Complici le vacanze concludo la visione della prima stagione a tempo di record.
Si tratta di una serie francese (francesissima: parlano tutti in francese, si vestono come francesi e gesticolano come francesi, quindi se i francesi vi stanno un po’ sulle palle per quella maniera di parlare veloceveloce e con un sacco di parolacce vi tocca fare uno sforzo per andare avanti) ambientata in una paesino tra le montagne, nei pressi di una diga. I ragazzi si incontrano al Lake Pub, il pub del paese gestito da Toni, dove lavora anche Lucy. È un posto tranquillo fino a quando alcuni abitanti, deceduti, si ripresentano vivi e vegeti e senza alcun ricordo di ciò che è loro accaduto durante il periodo in cui sono morti. C’è Camille, c’è Victor, c’è Simon, c’è Serge, c’è la signora Costa. I parenti reagiscono nei modi più disparati (a volte francamente inspiegabili) al ritorno di queste “persone”; tutta la serie ruota intorno alla ricerca del “perché”: perché sono tornati proprio loro, perché il livello dell’acqua continua a salire da una parte della diga e a scendere dall’altra, dove si trova il vecchio villaggio distrutto 35 anni prima da un’inondazione (il sottotitolo della serie è Il passato ha deciso di tornare in superficie).
les revenants
In ogni episodio ci sono flashback sul passato e sul momento della morte di ciascun ritornato, non senza sorprese. Serie drammatica ma non splatter (i ritornati non hanno nulla dei walking dead che conosciamo).
Moltissime citazioni da film: facile riconoscere le locandine appese qua e là, un po’ più da esperti ricavare quelle nascoste nella trama e nelle scene. E, come dice King, il bambino Victor è davvero inquietante.
Effettivamente The Returned è interessante, speriamo che – come è successo per altre serie – la seconda stagione mantenga le premesse.

C’è crisi, c’è grossa crisi… (post pre-natalizio)

n importe quoiUno dei segnali più decisivi della crisi di una civiltà è la sua incapacità di stabilire un metodo con cui rapportarsi col mondo, con le cose, con gli altri popoli, uomini, culture – in una parola: con la realtà. (Luca Doninelli)
Inutile che lo ribadisca: è un momento di crisi e si sente, non solo nelle tasche ma anche nell’atteggiamento della gente. La crisi porta cambiamento e qua di cose ne stanno cambiando parecchie sotto il profilo personale, lavorativo e sociale. Non tutti i cambiamenti sono negativi, non mi dilungherò in spiegazioni, ma insomma, sappiate che nel silenzio degli ultimi tempi c’è anche molta riflessione. Quali saranno gli esiti è ancora presto per dirlo ma immagino che si vedranno, prima o poi.
Per la parte che ci interessa, la crisi dell’editoria sta producendo in me una sorta di disaffezione, anche se osservo con interesse alcune cose che in questo momento sono in fase embrionale ma che mi auguro vedano presto la luce.
Sulla crisi dell’editoria voglio mettere in evidenza due articoli: il primo riguarda gli editori a pagamento, che io continuo a considerare una piaga perché, guardando esclusivamente al punto di vista del lettore, intasano il mercato di roba illeggibile sottraendo risorse e visibilità a libri meritevoli. Per quanto mi riguarda, l’esperienza di Più libri più liberi quest’anno è stata tremenda: un giro veloce degli stand, la rapida realizzazione che di editori “sani” ce n’erano pochissimi – il resto era fuffa – e mi è salita una tale rabbia mista a frustrazione che me ne sono andata. La salute prima di tutto.
Se volete farvi del male potete guardare il video realizzato da Scrittori in causa e Scrittori precari per guardare in faccia qualche “campione” dell’EAP mentre difende la deprecabile prassi. Sconsigliato dopo i pasti.

Più recente invece è la notizia che perfino Mondadori ha adottato un nuovo contratto che li pone al limite dell’EAP: il Contratto ad Anticipo Zero (o CAZ, come lo ha efficacemente definito Giampaolo Simi in questa esauriente trattazione). Il che suggerisce che si debba rivedere l’intera filiera produttiva dell’editoria se non si vuole perdere il patrimonio culturale dei prossimi anni.
Sembra andare controtendenza invece la norma – all’esame del Consiglio dei Ministri – che prevede la possibilità di detrarre fiscalmente il 19% dell’importo dei libri acquistati, purché non in ebook, fino a 1000 euro (più altri 1000 per libri scolastici e universitari). Se la norma verrà approvata potremmo assistere a un rifiorire delle librerie. Forse.

Nonostante tutto, però, sto leggendo diverse cose, ho dei romanzi in wishlist e altri ne vorrei consigliare tra le uscite recenti, magari da regalare o regalarsi.

Innanzitutto c’è un’iniziativa importante, quella dei Racconti in sala d’attesa (Caracò 2013, anche in ebook).
Dodici racconti, dodici autori e un progetto culturale dedicato a Vincenzo Federico, che anche io ho conosciuto, morto dopo una breve malattia.
Si corre e non si pensa. Si corre e non si vive. Si corre e i problemi non si risolvono mai. Eppure ci sono dei momenti della nostra vita in cui siamo costretti a fermarci. Non dipende da noi. Dobbiamo aspettare.
Nelle sale d’attesa il tempo si dilata e tutto quello da cui fuggiamo ogni giorno ci si attacca addosso. Non ci sono vie di fuga. Si è da soli davanti al tempo e a se stessi.

I diritti d’autore di questo libro saranno devoluti ad un progetto culturale destinato agli ospedali italiani.
Gli autori sono Maurizio de Giovanni, Cristina Zagaria, Patrizia Rinaldi, Gabriella Genisi, Luigi Romolo Carrino, Elisabetta Bucciarelli, Patrick Fogli, Andrej Longo, Giuseppe Lupo, Emilia Marasco, Marco Marsullo, Antonio Paolacci.

Ecco, questo lo compriamo tutti, vero? Ci tengo molto.

Poi.

Colgo l’occasione per scusarmi pubblicamente con gli autori alle cui presentazioni non sono andata. Ci tengo che sappiano che l’assenza non è sintomo di lontananza, anzi, e che spero sinceramente in prossime occasioni e contesti migliori.
E quindi, in rigoroso ordine alfabetico, date un’occhiata a:
Giulio Leoni con il giallo storico Il testamento del Papa (Editrice Nord 2013, anche in ebook)
Angelo Marenzana e L’uomo dei temporali (Rizzoli 2013, anche in ebook): un giallo con il commissario Augusto Bendicò, personaggio a cui sono molto affezionata (Angelo sa perché)
Bruno Morchio e la nuova avventura di Bacci Pagano, Lo spaventapasseri (Garzanti 2013, anche in ebook)
Simone Togneri e il suo Arnoamaro (Fratelli Frilli 2013, anche in ebook).

Tra le cose che ho in lettura, praticamente già terminate:
Gaia Conventi con Giallo di zucca (Betelgeuse 2013, finalmente anche in ebook): giallo classico con Luchino, fotografo della Scientifica, che indaga “in famiglia” su una serie di omicidi avvenuti a Ferrara. Cane Poirot al seguito, utile anche per fare conoscenze femminili. Si mangia tanto, si parla del Palio, si ride anche. Piacevole.

Maurizio de Giovanni con Buio per i bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013, anche in ebook) che segna il tempestivo ritorno dei ragazzi del commissariato più reietto di Napoli. Meno pathos del solito, vira molto più verso il noir. Bello, bello, bello.

Poi, per i più svariati motivi, non dovrebbero mancarvi:
Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (Salani 2013, anche in ebook): perché non si può non leggere la Rowling, anche se fosse solo per parlarne male;
Adamante di Maria Silvia Avanzato (Edizioni della Sera 2013): perché lei è una che sa raccontare in modo affascinante anche la quotidianità con la nonna, figuriamoci il resto – e poi Crune d’aghi per cammelli mi era piaciuto moltissimo;
Il pallonaro di Luigi Romolo Carrino, sull’omosessualità nel mondo del calcio, perché lui è uno che scrive da Dio;
il classico giallo di Natale della Polillo, quest’anno Il canto di Natale di Clifford Witting (perché non è Natale, senza).

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Ultimamente mi sono dedicata ai film horror: un po’ lento ma ben fatto Sinister con Ethan Hawke; classico college americano con finale a sorpresa in Smiley, autoprodotto dal regista Michael Gallagher (promette un seguito); agghiacciante per la violenza Chained di Jennifer Lynch. Così, se vi avanza un po’ di tempo nelle prossime vacanze e amate il genere, sapete cosa vedere.

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Prosegue anche l’overdose di serie tv: la terza stagione di The Killing è ok; The Blacklist ha un suo perché nel genere crime; Homeland (anche qua, terza stagione) stenta a decollare ma si riprende dalla settima puntata in poi; naturalmente però l’attesa va tutta alla sera del 1 gennaio 2014, quando gli spettatori britannici potranno guardare il primo episodio della terza stagione di Sherlock:

Due parole sul NoirFest: il premio Scerbanenco quest’anno è andato a Donato Carrisi, menzione speciale per Simone Sarasso; avendo presentato entrambi gli autori e rispettivi romanzi, non posso che congratularmi con entrambi. Nella sezione cinema invece è stato presentato Neve di Stefano Incerti, co-sceneggiato da Patrick Fogli. Il film ha vinto il premio per il miglior attore, andato a Roberto De Francesco, e adesso si spera che trovi una distribuzione.

Se poi, come credo, anche voi siete nel vortice dei regali di Natale, sappiate che:
– quest’anno ho privilegiato l’artigianato e anzi, ho rispolverato un minimo di manualità persino io (ma non per farne regali, ché agli amici ci tengo);
– ho regalato qualche libro e qualche altro ancora lo regalerò;
– in libreria si trovano agende bellissime (io ho sempre una spiccata preferenza per la Moleskine) ma anche fumetti, lettori ebook, accessori da lettura… insomma, per i regali di Natale la libreria è ancora un posto privilegiato;
– tuttavia, quando la pigrizia incombe, mi soccorre Amazon. Un clic e via. Tanto sono già stata definita “una str**** di sinistra radical-chic” (detto da uno che mi ha vista due volte, n.d.b.) quindi posso anche dichiarare apertamente che la tecnologia, quando mi semplifica la vita, è una gran risorsa a cui attingo a piene mani.

Cari saluti, ci risentiamo per gli auguri – forse.

And the winner is…

CWA60La CWA, Crime Writers’ Association, aveva annunciato qualche settimana fa di aver aperto un sondaggio per assegnare la palma del “migliore”.
Nel 2013, infatti, l’associazione celebra i sessant’anni di attività nel campo della promozione e del supporto al romanzo di genere, nello specifico a quello che nei paesi anglosassoni si chiama crime novel (corrispondente, grossomodo, al nostro “giallo”). Per l’occasione aveva deciso di assegnare un premio speciale, i cui vincitori sono stati annunciati durante il tradizionale banchetto di ieri sera.

Alla votazione, che ha visto una controversa lista di finalisti al ballottaggio, hanno partecipato circa 600 scrittori.

Il responso è assolutamente prevedibile e cionondimeno meritatissimo:

Miglior romanzo di tutti i tempi: L’assassinio di Roger Ackroyd (The Murder of Roger Ackroyd) – Agatha Christie (da noi pubblicato anche con il titolo Dalle nove alle dieci)

Miglior autore di tutti i tempi – Agatha Christie

Miglior serie crime di tutti i tempi – Sherlock Holmes

Potete trovare informazioni sulle motivazioni dei premi nell’articolo su Independent.

Fitzek, Malvaldi, Mankell (segnalazioni di ottobre/1)

Ovvero: in rigoroso ordine alfabetico, tutto ciò che mi piacerebbe leggere subito se non fossi impegnata a leggere altro…

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il sonnambuloSebastian Fitzek
Il sonnambulo
Einaudi Stile libero Big, 2013
Anche in ebook

Leon vive in un elegante appartamento con la giovane moglie Natalie, in un condominio progettato da un famoso architetto. Nonostante tutto sembri procedere per il meglio, l’uomo comincia a notare qualche dettaglio sospetto e un giorno la moglie scompare nel nulla.
Leon è tormentato dall’idea di aver commesso qualcosa di irrimediabile e che siano tornati a manifestarsi i sintomi della grave forma di sonnambulismo che aveva funestato la sua adolescenza. Già allora, infatti, in quel durissimo periodo innescato dalla morte di entrambi i genitori, aveva avuto episodi violenti che lo avevano costretto per anni a seguire una cura psichiatrica. Terrorizzato da sé stesso, decide di piazzare una telecamera nella stanza da letto e monitorare i propri comportamenti. E cosí scopre la vita notturna della quale era totalmente inconsapevole…

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argento vivoMarco Malvaldi
Argento vivo
Sellerio, 2013
Anche in ebook

C’è una rapina nella casa di uno scrittore molto noto; col bottino, sparisce il computer in cui è salvato il suo ultimo romanzo non ancora consegnato alla casa editrice e incautamente non conservato in altro modo. Da questo momento il file comincia a scivolare come argento vivo sul piano accidentato della sua avventura, e si insinua, imprendibile e vivificante come il metallo liquido degli alchimisti, nel tran tran quotidiano dei tanti e diversi protagonisti. Ognuno dei quali sarebbe per sorte lontanissimo dagli altri, ma si trova coinvolto occasionalmente a causa della deviazione che quel manoscritto ha impresso nella sua esistenza. Il grande scrittore e la moglie; il giovane ingegnere a tempo determinato che lotta con la vita insieme alla affannata compagna; la bella agente di polizia, che conduce l’indagine in competizione con il laido superiore; la banda dei balordi; il tecnico appena disoccupato che c’è capitato per caso; il vecchio editore e la giovane editor. Questa varietà di personaggi, con i loro pezzi di vita, l’autore muove intorno alle eventualità aperte dallo svolgersi dell’inchiesta di polizia, su cui a loro volta gli individui incidono inconsapevoli con le scelte che fanno, creando una commedia degli incroci della vita.
Al consueto umorismo fondato sull’equivoco della situazione e sull’effetto sorprendente di un dialogo surreale e ovvio insieme, Malvaldi innesta in questa commedia poliziesca un altro tipo di indagine: una investigazione ambientata in quella zona misteriosa in cui avviene l’incontro tra il caso, la libertà di agire, e il corso necessario delle cose.

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la manoHenning Mankell
La mano
Marsilio, 2013
In libreria il 9 ottobre 2013
Anche in ebook

“Questa storia fu scritta diversi anni fa. Cronologicamente si colloca prima di L’uomo inquieto, l’ultimo della serie. Non esistono altre storie di cui Kurt Wallander sia il protagonista”

Kurt Wallander potrebbe finalmente realizzare uno dei suoi vecchi sogni e trasferirsi in una casa di campagna, fuori Ystad. Un giro di ricognizione del giardino lo porta però a fare una macabra scoperta: dal terreno spunta lo scheletro di una mano umana. A chi apparteneva? Da quanto tempo quel corpo è sepolto in quel giardino? Nei poderi lì intorno, non c’è nessuno in grado di fornire una spiegazione. Con l’aiuto dei suoi colleghi e di Linda, la figlia da poco entrata in polizia, Wallander deve scavare indietro nel tempo e cercare di ricostruire la storia di una morte oscura. Una tragedia dove innocenza e colpevolezza non sono nettamente distinte.

I romanzi di Mankell sono tradotti in più di 40 lingue e hanno venduto nel mondo 40 milioni di copie.

 

 

Whitechapel: il crime inglese colpisce ancora

whitechapelNon ne ho sentito parlare molto, eppure se la serie tv britannica Whitechapel è giunta alla quarta stagione ci sarà un buon motivo.
Un ispettore, Joseph Chandler (nomen omen), affetto da un leggero D.O.C. che aumenta quando è sotto stress. Una squadra scalcinata ma efficiente. Un ricercatore che studia le analogie tra crimini del passato e crimini del presente. La fascinosa Londra a fare da sfondo. Due, tre episodi al massimo per risolvere un caso. Sono ingredienti che fanno venire l’acquolina in bocca agli appassionati del mystery. Le già decantate virtù degli sceneggiatori britannici, inoltre, garantiscono realismo e violenza senza sconti anche quando si parla delle vite private dei protagonisti.
In ogni episodio (meglio: in ogni storia, che dura due o tre episodi) la squadra di Whitechapel si muove in contesti diversissimi: si va dall’emulatore di Jack lo Squartatore alla presenza/invadenza dei Servizi Segreti, dalla stregoneria a un assassino affascinato da un film “maledetto”.
Nel corso della serie i personaggi acquistano spessore e connotazione. Il D.I. Chandler cerca di tenere a bada i suoi fantasmi mentre la squadra, che all’inizio lo vede come uno strano essere piombato dal nulla con l’assurda pretesa di metterli in riga, a poco a poco inizia ad apprezzarlo. Tradimenti, incomprensioni, rivalità e nervosismo rimangono comunque all’ordine del giorno in un ambiente lavorativo certamente difficile.

Per me è stata una straordinaria scoperta. Spero che continui a lungo e con la stessa qualità.

Trivia: il sergente Miles (Phil Davis) ha avuto una piccola ma importante parte nell’episodio 1 di Sherlock, Uno studio in rosa.

Spoiler: per svariati episodi Chandler risolve il crimine ma non arresta il colpevole, a voi scoprire il perché.

Broadchurch: Twin Peaks in salsa britannica

BroadchurchHow could you not know?

Gìà, come potevi non sapere? Broadchurch: un paese in cui tutti conoscono tutti, bassissimo tasso di criminalità, il posto migliore dove crescere dei figli… fino all’omicidio di Danny Latimer, 11 anni. Convinta che, come tutte le mattine, il figlio sia uscito presto per andare a distribuire quotidiani prima di andare a scuola, la madre fa appena in tempo ad accorgersi della scomparsa del bambino che il corpo viene ritrovato sulla spiaggia. Strangolato. Una tragedia che sconvolge l’intero paese e mette in moto il diabolico meccanismo delle indagini, alle quali nessuno può sottrarsi. Pochi hanno un alibi: per alcuni è addirittura inconfessabile, al punto da rischiare l’incriminazione pur di non svelare segreti presenti o passati.
Le indagini sono condotte dal detective Alec Hardy, da poco in forza alla polizia locale dopo un clamoroso fallimento in sede processuale relativo a un caso precedente. Lui è il nuovo, l’estraneo alla comunità, quello che ha preso il posto della detective Ellie Miller, appena rientrata dalla maternità. Anche Hardy ha segreti inconfessabili, come altri: il giornalaio, il padre di Danny, la donna che vive sulla collina, il prete del paese, il miglior amico di Danny… Le indagini scavano nella vita degli abitanti e generano “rumore” intorno alla piccola comunità. Con tutte le conseguenze del caso.

Ambientazione affascinante (un paese in riva al mare, battuto dal vento), personaggi semplici e realistici, componente mystery tipicamente inglese unita a situazioni marcatamente drammatiche: l’insieme è accattivante e, per chi è appassionato del genere, molto godibile. Aggiungete il fatto che il tutto si conclude nel giro di pochi episodi, che dal mio punto di vista è un valore aggiunto.

Lanciato soprattutto dalla presenza di David Tennant (il decimo, popolarissimo Dr Who), Broadchurch è un classico “whodunit” ed è stato apprezzato da circa sette milioni di spettatori britannici, tanto da prevederne una seconda stagione (ma attenzione, la prima è comunque autoconclusiva). Nel frattempo ne sarà prodotta anche una versione americana dalla rete Fox. Non ho notizia di una messa in onda italiana, al momento, e ovviamente non posso che auspicarla.

Luther: un detective per tre stagioni

bbc lutherWe know it’s there, we just can’t see it

A simple solution is the best solution (Occam razor)

A fine luglio è terminata la serie tv Luther, di produzione britannica. Protagonista, per complessive tre stagioni e (soli) 14 episodi, il DCI John Luther (Idris Elba) della Serious Crime Unit.

Ricordate come iniziava? Nel primo episodio (era il 2010) Luther rischiava un’azione disciplinare per non essersi attenuto alle procedure nel corso dell’arresto di un serial killer. Nel frattempo la moglie Zoe, brillante avvocato, si era definitivamente allontanata da lui, e la cosa non era indolore.
Rientrato in servizio – ma ancora sotto l’occhio vigile di colleghi e superiori, che temono il ripetersi di episodi di insubordinazione – Luther si trovava alle prese con un omicidio plurimo di cui è sospettata Alice Morgan, una donna bellissima e geniale.

And so on. Chi ha visto, sa.

Luther è brillante, spigoloso e molto solo. Il destino sembra accanirsi contro coloro che gli stanno accanto, e lui stesso, ossessionato dal lavoro, spesso non è in grado di fornire adeguata protezione.

Dopo un tot di casi risolti, non senza spargimento di sangue, all’inizio della terza stagione Luther è nuovamente alle prese con dei colleghi intenzionati a mettere fine, una volta per tutte, ai suoi metodi non convenzionali. Ma il crimine non può attendere e Luther deve far fronte al lavoro di indagine, oltre che ai problemi con la disciplinare. In soli quattro episodi la vita di Luther va incontro a uno sconvolgimento totale, prodromico (nelle intenzioni dei produttori, tra cui lo stesso attore) al film sul grande schermo.

L’ho già detto che negli ultimi anni la produzione della BBC è di qualità notevole? Se non l’ho detto l’ho sicuramente pensato. Dopo il caso eclatante di Sherlock, Luther è l’ulteriore conferma. Ha elevate dosi di cattiveria e di ironia, strizza l’occhio – per ammissione dell’autore, Neil Cross – a Sherlock Holmes e al tenente Colombo, ha ritmo. È un poliziesco-con-cliché, hanno detto alcuni, ma è unanimemente riconosciuto che la recitazione dello straordinario Idris Elba dà spessore al personaggio salvandolo dal rischio di banalità.

Siamo lontani anni luce dalla produzione televisiva italiana, afflitta da perenne buonismo per famiglie. Ma siamo lontani anche da certe serie americane che, sebbene di buon livello, non resistono alla tentazione di protrarsi per innumerevoli, sfibranti stagioni: ad esempio, qualcuno sa quanti episodi sono serviti per trovare il vero assassino di Rosie Larsen in The Killing? Io no, a un certo punto ho gettato la spugna, ripromettendomi di riprenderlo, prima o poi. Ma nuove serie incalzano ed è difficile riprendere le fila di due, tre stagioni pregresse.
La qualità spesso soccombe alla quantità in danno ai telespettatori, con le dovute eccezioni che confermano la regola.

In ogni caso, Luther dura in tutto quattordici episodi, quindi anche chi non l’ha mai visto può facilmente recuperarlo per intero. Buona visione 🙂

La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

la verità sul caso herry quebert“Harry, se dovessi salvare solo una delle tue lezioni, quale sceglieresti?”
“Rigiro a te la domanda.”
“Io salverei L’importanza di saper cadere.
“Mi trovi pienamente d’accordo. La vita è una lunga caduta, Marcus. La cosa più importante è saper cadere.”
(La verità sul caso Harry Quebert – Bompiani, 2013 – pag. 95)

New York, 2008, poco prima della (prima) elezione del presidente Obama. Marcus Goldman, ebreo quasi trentenne, scrittore acclamato dopo la pubblicazione del primo romanzo, è in piena crisi creativa. La pagina bianca lo assilla, non riesce a buttar giù un rigo nemmeno sotto la pressione dell’imminente scadenza e delle minacciose telefonate del suo editore. Decide quindi di andare a trovare un suo ex professore e mentore, Harry Quebert, affermato scrittore e intellettuale che da sempre conduce vita ritirata ad Aurora, New Hampshire.
Il soggiorno a Goose Cove, la dimora di Quebert, non riesce a sbloccare la creatività di Marcus, che torna a New York affranto. Poco dopo, però, con una telefonata, lo stesso Quebert avvisa Marcus di essere stato arrestato. I resti di Nora Kellergan, una quindicenne sparita da Aurora nel 1975, sono stati rinvenuti nel giardino della casa di Goose Cove. In occasione della scomparsa di Nora era stata uccisa anche l’unica testimone oculare, Deborah Cooper. Quebert è sospettato per entrambi gli omicidi.
Perplesso, confuso, Marcus torna ad Aurora e si stabilisce a casa del professore per indagare sull’assassinio di Nola e per scrivere un libro sulla vicenda che occupa le prime pagine dei quotidiani.
Quebert, che nel 1975 era un trentaquattrenne non ancora famoso, ammette di aver avuto una relazione con Nola, ma si dichiara strenuamente innocente. Indagando su Nola, Marcus scopre che nella vita della dolce e sorridente quindicenne figlia del pastore locale si celava ben più di un segreto. E più scava, più la faccenda si ingarbuglia. E quando sembra arrivare a una soluzione, succede ancora qualcosa… E ancora, e ancora, fino a scoprire La verità sul caso Harry Quebert.

Alternando suggerimenti di scrittura (i “31 consigli” di Quebert, che sono anche consigli di vita) ai fatti del 2008 e a quelli del 1975, Joël Dicker ha scritto un autentico voltapagina.
La verità sul caso Harry Quebert (disponibile anche in ebook) è la storia di uno scrittore in crisi che a sua volta indaga su un altro scrittore e sul best seller di quest’ultimo. Le origini del male, questo il titolo del romanzo che aveva portato Quebert al successo dopo la scomparsa di Nola, narrava la storia di un amore impossibile che milioni di lettori avevano ritenuto puramente di fantasia e che invece si scopre essere la storia reale dell’amore illecito tra il trentaquattrenne Quebert e la quindicenne Nola. Ma non solo.

In settecento pagine Joël Dicker ha riversato uno spaccato di quell’America che è stata il riferimento ideale per molte generazioni. Film, canzoni, libri, immagini.

La verità sul caso Henry Quebert è un giallo: due omicidi, nessun colpevole, poi un sospettato, poi troppi sospettati. Fino a scoprire che gli omicidi di Nola e Deborah Cooper non sono stati gli unici crimini commessi ad Aurora intorno agli anni Settanta.

Ma La verità sul caso Henry Quebert è anche una grande storia d’amore, un amore unico e irripetibile nella sua incompiuta perfezione.
“Marcus, sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona?”
“No.”
“Perderla.” (pag. 253)

Scrittura fluidissima per questo romanzo che ha conquistato i lettori francesi e che adesso è in corso di traduzione in 25 Paesi. Alcune pagine sono esilaranti (i dialoghi tra Marcus e la madre, che vorrebbe accasarlo con una brava ragazza e si preoccupa che il figlio possa essere omosessuale, o la scena in cui Tamara Quinn organizza un ricevimento per rendere noto il fidanzamento della figlia Jenny – con esiti catastrofici). Altre sono drammatiche per il senso di solitudine e abbandono che aleggia su tutta la vicenda:

La vita ha poco senso. E scrivere dà un senso alla vita. (pag. 314)

Ma, in ultima analisi, La verità sul caso Henry Quebert è soprattutto un omaggio alla scrittura, agli scrittori, ai libri: a quel mondo di fantasia che si trasfonde nelle pagine di un romanzo e che viene consegnato ai lettori perché se ne lascino catturare.

“Il pericolo dei libri, mio caro Marcus, è che a volte puoi perderne il controllo. Pubblicare significa che, all’improvviso, ciò che hai scritto in piena solitudine ti viene strappato dalle mani per essere gettato sotto gli occhi del pubblico. È un momento di grande pericolo: devi riuscire a dominare la situazione in ogni sua fase. Perdere il controllo del proprio libro è una catastrofe.” (pag. 443)

Consigliatissimo.