Cinquanta sfumature di nero – La vendetta

[Nota preliminare per eventuali giornalisti di importanti quotidiani che dovessero passare qua in cerca di ispirazione: questo è un post ironico e no, il romanzo non mi è piaciuto. Per niente.]

Fatte le solite doverose premesse, veniamo a noi.

Mi sono immolata per voi. Ho letto Cinquanta sfumature di nero – la seconda parte dell’ormai famigerata trilogia, seguito di Cinquanta sfumature di grigio – che ufficialmente esce oggi.

Yawn.

Le prime duecento pagine sono una noia mortale. Ma veramente mortale. Alla fine del primo volume avevamo lasciato i nostri due eroi in grandi ambasce. Christian Grey e Anastasia Steele si erano lasciati, ma purtroppo nel giro di quattro pagine giorni tornano insieme.
Lui la ricopre letteralmente di regali costosissimi che lei ormai accetta con una certa disinvoltura.
Si ripetono in continuazione che si amano e che “tu sei mia”, “il tuo corpo mi appartiene” e altre amenità simili.
Continuano a trombare come ricci, come è giusto che sia. Lui si è quasi dimenticato della “stanza rossa delle torture” e a lei quasi quasi dispiace un po’.
Lui è gelosissimo, possessivo, protettivo, la presenta a tutti come la sua fidanzata suscitando l’ammirazione degli uomini e l’invidia delle donne; se per caso un uomo le rivolge la parola, lui lo fulmina con lo sguardo e lo fa licenziare. È soffocante.
Lei non riesce a darsi pace del fatto di non essere (stata) l’Unica Donna della sua Vita e continua a tormentarsi sul passato di lui.
La dea interiore è diventata un’acrobata olimpionica a furia di capriole, piroette, urletti e tripli salti mortali. Quando non indossa boa di piume e diamanti e scarpe da sgualdrina (citazione letterale, giuro).
La famiglia di lui la adora (basterebbe quest’ultima frase a farvi capire che siamo in ambito fantascienza: mai avuto notizia, nel mondo reale, di suocere che adorano le nuore).
Ciliegina sulla torta, siamo finalmente riusciti a capire in che modo Grey riesca ad avere quel tenore di vita: lui guadagna centomila dollari all’ora. A. Ventisette. Anni. E senza nemmeno aver terminato l’Università (ecco, sento già il popolo dei bimbiminkia che esulta perché vede confermata la teoria che “studiare non serve a niente”).

Certo, ci sono dei problemi (altrimenti non ci sarebbe storia).
Innanzitutto Grey è fissato con il controllo e con il cibo («Hai mangiato, Anastasia? Mangia, Anastasia, mangia» è il ritornello costante).
Poi, lui non vuole essere toccato in certi punti, non si sa bene perché (un po’ si intuisce, ma a spizzichi e bocconi).
Poi, le ex di lui sono psicopatiche. Non che fosse difficile presagirlo, visto che avevano firmato un contratto a termine da Sottomesse (perché è bene tenere un occhio vigile sul sociale: la piaga del Ventunesimo Secolo è il precariato. Pure i posti da schiavo sono a tempo determinato, ormai). Ma, invece di denunciarle quando iniziano a dare seriamente di matto, Grey attiva la sua sorveglianza privata e cerca di salvare capra e cavoli.

Ecco, questo è quanto, più o meno. Tutto il resto, circa 600 pagine complessive, sono le atroci seghe contorsioni mentali dei due protagonisti. Ha detto che mi ama, ma mi amerà davvero? E mi amerà per sempre? E se tutto questo dovesse finire? E se io non fossi abbastanza per lui/lei? Tutte domande che qualunque psicotico innamorato si è posto almeno una volta nella vita. Non mi sembra che ci sia materiale sufficiente per 60 pagine, figuriamoci per 600.

Sono praticamente sparite le velleità BDSM; rimangono i “buchi neri” emotivi di Grey, che però progredisce rapidamente: per essere uno che non vuole impegnarsi, un paio di orecchini di diamanti di Cartier a pagina 146 è un discreto compromesso. (Non vi dico il resto, ma a questo punto lo starete già immaginando. Sì, è proprio quello che state pensando. Sì. Esatto.).

La delusione più grande è Mrs Robinson. Mi ero immaginata una splendida quarantenne realizzata e compos sui, invece è una bionda secca ricca nevrotica e – guess what – maniaca del controllo. Bocciata. Improponibile persino come dominatrice di minorenni. Una così non può addomesticare nemmeno il criceto.

Basta, smetto di annoiarvi. Se lo leggerete mi farete sapere. Vi dico solo che Anastasia, a pagina 259, è convinta di aver “fatto sesso estremo in tutte le maniere” con Christian. Seriously?! Adesso un normalissimo rapporto sessuale (sebbene ripetuto con la stessa frequenza dei roditori) è diventato “sesso estremo”? Ah beh. Allora io faccio sesso estremo più volte al mese, mi sa.

È evidente che Cinquanta sfumature è scritto per le donne. Nessun uomo ha aspirazioni erotiche così piatte e banali (attendo auterevoli smentite). Nessun uomo reale si dilunga in moine e smancerie. Nessun uomo, spero, si sente gratificato nel comprare a una donna regali costosissimi per poi dirle “Di te mi piace il fatto che non mi ami per i soldi”. (Ma certo. Volevo vedere quanto si innamorava Anastasia se, invece di essere un golden boy, C.G. fosse stato un runner-pizza boy o un chinese-delivery boy).

Io continuo a non capire perché. Perché una roba così noiosa, così irreale, così frustrante debba vendere così tanto. Addirittura l’edizione economica di Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey), uscita la settimana scorsa nel Regno Unito, ha stracciato il record di vendite del Codice da Vinci. Siamo davanti a un fenomeno di portata mondiale che non può essere liquidato con due battute e che suscita interrogativi. Sul modo in cui sono cambiati i rapporti tra sessi, la percezione dell’amore, i desideri dell’una e dell’altra parte. C’è un abisso tra realtà e narrativa.

La mia indagine prosegue.

Come contributo personale alla ricerca scientifica, segnalo che io non sogno un fidanzato come Christian Grey: io preferirei piuttosto essere Christian Grey (cioè: bella come C.G., ricchissima come C.G., affascinante e giovane come C.G., appassionata e sportiva come C.G.; e però intelligente come Alessandra, moi).

To be continued – non vorremo mica perderci l’entusiasmante e sorprendente finale della trilogia, vero?

Cinquanta sfumature di rosso, arrivo.

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. O anche da non mettere, vedete un po’ voi. Buona lettura 🙂