Le gialle di Valerio/7: Jason Goodwin

i cospiratori del BaklavaI cospiratori del Baklava
Jason Goodwin
Traduzione di Cristiana Mennella
Einaudi 2015 (orig.: 2014)
Giallo storico

Istanbul. Fine estate 1842. L’aitante bruno eunuco Yashim, cuoco investigatore e uomo di fiducia alla corte di Topkapi della “valide” (la madre del Sultano), va a Pera dall’amico Stanislaw Palewski, ambasciatore polacco; vi trova tre giovani (quasi) italiani, complottardi per patria e rivoluzione, accanto alla splendida danese Birgit, capelli biondi e occhi azzurri. La stessa ex Polonia non se la passa bene nel consesso internazionale delle nazioni e nobili esuli cercano agganci con l’Impero Ottomano. Altri ambigui personaggi si aggirano per i quartieri della capitale e per le acque del Bosforo, incombono trame tradimenti attentati, accade che Yashim si distrae per amore. È arrivata anche Natasha Borisova, graziosa russa 21enne che vuol far intercedere il Sultano per ottenere la grazia al padre decabrista confinato in Siberia da oltre un decennio: nasce una reciproca fatale febbrile attrazione, il sesso non è impedito. Moriranno in molti prima di avere la mente sgombra e capirci qualcosa.
Siamo al discreto quinto giallo (in otto anni) della puntuale documentata serie storica del 51enne britannico Jason Goodwin, in terza persona varia al passato. L’autore ha studiato storia bizantina a Cambridge. La protagonista è la metropoli cosmopolita, rifugio di santi e peccatori da regimi illiberali, mosaico di religioni e culture, in tutto il suo lento pullulare di splendori e mercati. Già allora c’era un “comitato” che sosteneva despoti e imperatori, sorvegliava “gli affari europei come un falco”, stroncava “il minimo cambiamento o la minima ribellione”. I personaggi sono plausibili, le relazioni un poco scontate. Il titolo richiama le tante spie presenti e lo zuccherosissimo tipico dolcetto di pasta sfoglia (al pistacchio il più famoso). Un principe declama il Purgatorio di Dante. Il romanzo è godibile e interessante, seppur un poco “stanco”.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Estate 2014/2: Maurizio de Giovanni

in fondo al tuo cuoreNon uno, ma due romanzi di Maurizio de Giovanni letti a tempo di record. Buio per i bastardi di Pizzofalcone e In fondo al tuo cuore, i due ultimi usciti (notare che due uscite nell’arco di sette mesi sono già un record, in un panorama editoriale sempre più stitico, arido e superficiale).
Il primo fa parte della serie “moderna” di Lojacono, l’altro della serie “antica” di Ricciardi. Difficile stabilire una preferenza tra le due perché sono profondamente diverse tra loro, anche se in entrambe risuona la voce potente e inconfondibile dell’autore.
Non parlerò di trame perché avrebbe poco senso. Basti sapere che Ricciardi è alle prese con la morte di un celebre ginecologo, uno che per arrivare dov’era arrivato si era lasciato alle spalle i cadaveri di molti nemici. I Bastardi, invece, devono indagare sul rapimento di un bambino.
Le trame sono anche delitti, i delitti più efferati, ma quello che conta è la scrittura, il modo di raccontare, di incantare i lettori, di tenerli avvinti fino all’ultima pagina. Sempre nuovo ma senza tradire le aspettative. Con questi personaggi vividi, che si evolvono, che si immergono nei fatti della vita e ne escono cambiati. Come il commissario Ricciardi, ancora in bilico tra due donne, sempre più cupo; come il bel “Cinese” Lojacono e la sua vivacissima squadra di bastardi (prossimamente sul piccolo schermo? Speriamo), sempre più caratterizzati.
Se aggiungiamo i racconti e le pièce teatrali che l’autore ci ha regalato in questi anni, possiamo affermare con certezza che Maurizio de Giovanni ha affiancato (e forse anche scalzato?) i grandi autori contemporanei di giallo e non solo. Lo ha fatto con naturalezza, come se fosse nato per questo.

Sì, Maurizio de Giovanni è straordinario. Inutile raccomandarlo a chi lo conosce già. Chi ancora non lo conosce invece dovrebbe rimediare al più presto.

Il caso sbagliato di James Crumley (reloaded)

il caso sbagliatoIl caso sbagliato di James Crumley (Einaudi Stile Libero Noir, disponibile anche in ebook) uscì nella nuova traduzione di Luca Conti nel 2008, quasi in contemporanea con la morte del’autore.
Il romanzo originale risale al 1975 (anno in cui venne pubblicato nella collana dei Gialli Mondadori) e fa parte della trilogia del detective Milton Chester Milodragovitch, detto Milo.
Squattrinato, in attesa dell’eredità paterna che arriverà quando non avrà più l’età per sperperarla, Milo è un ex poliziotto ed ex marito (la moglie ha sposato Jamison, agente integerrimo in forza alla polizia locale), e anche come investigatore non è esattamente tra i più quotati da quando la legge sul divorzio è cambiata.
Ma il destino, sotto forma di una rossa da capogiro, lo porta a indagare sul suicidio di Raymond Duffy. Il caso è piuttosto semplice e Milo lascerebbe anche perdere se non fosse che la cliente, sorella di Raymond, è convinta che il fratello non possa essersi suicidato.
A causa di Helen, Milo inizia a rovistare nei bassifondi di Meriwether, fra drogati e alcolisti, alla ricerca di una soluzione che convinca la donna. E pazienza se per arrivare alla soluzione sarà necessario prenderle dall’enorme Lawrence Reese, un nero con l’ombretto viola poco disposto a collaborare, mentire, rischiare l’arresto e altre amenità.
I duri come Milo sono abituati a girare con gli occhi pesti e l’alito che puzza di alcool e a lasciarsi alle spalle una scia di cadaveri e comprimari malmenati.
Ma è proprio un caso sbagliato, questo, che nasce male e finisce peggio.

Nonostante sia datato, Il caso sbagliato ha una carica di attualità che il tempo non ha sfiorato. L’immagine della provincia americana, la corruzione, le dipendenze, le passioni: a distanza di trent’anni, niente di nuovo sotto il sole. Con la differenza che James Crumley era in grado di raccontarlo meglio di tanti altri.

Leggi l’incipit sul blog di Luca Conti.

 

 

Il potere del cane di Don Winslow (reloaded)

il potere del caneCostato a Don Winslow ben sei anni di ricerche, Il potere del cane (Einaudi, 2009) è il “romanzo criminale” dell’America Latina: se da noi c’era la Banda della Magliana, lì avevano (hanno ancora, immagino) i narcotraficantes che tenevano in scacco interi governi. Il libro si basa su fatti realmente accaduti: su Wikipedia, per chi mastica l’inglese, si trova la comparazione tra personaggi fittizi e persone reali.

Figura centrale è quella di Art Keller, che per quasi 30 anni si dedica – sacrifica la sua intera vita, meglio – alla lotta al narcotraffico. Dall’altra parte i fratelli Barrera e lo zio Miguel Angel. A contorno, una miriade di protagonisti: gli italiani, gli irlandesi, gli agenti federali, un mercenario a metà, un prete eroico. Le donne: poche, come se di questa guerra fra bambini avidi loro fossero solo vittime. A parte Nora, bellissima e disperata, che gioca un ruolo centrale anche se a tratti inconsapevole. E la droga: che scorre a fiumi, che si smercia a tonnellate, che viene usata come moneta di scambio. Che muove il mondo.

Lo straordinario, disperante intreccio di relazioni tra criminali, politici, funzionari di Polizia, CIA e DEA è raccontato con ritmo serrato. Ma anche la discesa agli inferi dei singoli personaggi, ognuno alle prese con il proprio dramma personale, è narrata con grande perizia. Come da manuale, sullo sfondo della Storia si svolgono le storie di rovina e devastazione, non meno interessanti e importanti dei grandi eventi.

A fine lettura rimane la sensazione di una guerra persa in partenza, senza scampo e senza speranza, di una formica in lotta contro un elefante.
Romanzo coinvolgente, indiscutibilmente amaro.