“GialloLuna NeroNotte”: premio letterario nazionale dedicato agli autori di giallo, thriller e noir

TypewriterÈ giunto alla terza edizione il Premio GialloLuna NeroNotte, promosso dall’associazione culturale Pa.Gi.Ne., organizzatrice a Ravenna del Festival letterario GialloLuna NeroNotte, e realizzato in collaborazione con Il Giallo Mondadori.

Il racconto vincitore verrà premiato durante la 13ª edizione del festival GialloLuna NeroNotte (in programma fine settembre-ottobre 2015) dal direttore editoriale de Il Giallo Mondadori, lo scrittore Franco Forte, e sarà successivamente pubblicato nella rinomata collana Mondadori.

Il Premio è aperto a tutti i cittadini europei. I racconti devono essere scritti in lingua italiana e ambientati in Italia. La lunghezza massima delle opere deve essere di 20 cartelle dattiloscritte (ogni cartella è intesa di 35 righe e 55 battute, per un massimo di 2.000 battute).

I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 5 copie ciascuno al seguente indirizzo postale:
“Premio GialloLuna Mondadori”
c/o associazione culturale Pa.Gi.Ne.
via Corezolo 47
48121 Ravenna.
Contemporaneamente una copia, in formato pdf, andrà inviata all’indirizzo di posta elettronica: gialloluna@racine.ra.it

Il termine ultimo per presentare i racconti inediti è il 30 aprile 2015.

All’interno della busta con i racconti, i concorrenti devono inserire, ritagliato in originale, il Certificato di Partecipazione (CdP), che si trova nelle ultime pagine de “Il Giallo Mondadori” in edicola.

La pregiuria, composta da Federica Angelini (giornalista e traduttrice), Antonella Beccaria (giornalista e scrittrice), Matteo Diversi (libraio e promotore di eventi letterari), Nicola Lombardi (libraio e scrittore), Adele Marini (scrittrice e giornalista), Vania Rivalta (giornalista) esaminerà i racconti in concorso e ne selezionerà cinque.

La giuria finale, composta da Nevio Galeati (presidente associazione Pa.Gi.Ne. e direttore artistico del festival GialloLuna NeroNotte), Annamaria Fassio (scrittrice) e Franco Forte (direttore editoriale de Il Giallo Mondadori e presidente della giuria), stabilirà il vincitore assoluto.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio all’indirizzo mail: gialloluna@racine.ra.it

Gelo (Buon Anno!)

Buon 2015Archiviato (ma sarà davvero così?) senza troppi rimpianti un anno pieno di sfide, questo 2015 nuovo di zecca inizia con pochi buoni propositi e molti auguri.
Tra i buoni propositi quello di essere più presente, anche se ancora non so con quale formula.
Gli auguri sono per tutti voi che passate di qua e in particolare per Fabio Lotti che, come avete potuto leggere, ha portato avanti il blog praticamente da solo negli ultimi mesi.

Letture – Ho ripreso a leggere con piacere, lontana dalle polemiche e menate varie su chi è meglio di cosa (che nel 2014 non sono mancate e certamente non mancheranno nel 2015). Ma il buon proposito zen è quello di continuare a non parlare di ciò che non mi piace (dagli editori a pagamento ai libri mediocri) e pazienza se mi perderò qualcosa in termini di accessi al blog.

Tra le ultime cose lette degne di memoria invece:
Dimentica il mio nome di Zerocalcare, preso in prevendita, quest’estate, prima che l’autore vincesse premi e diventasse ostaggio del mainstream – talmente in prevendita che ho la versione con preziosissima variant cover di GiPi;
Il cacciatore del buio di Donato Carrisi, seguito del Tribunale delle anime, filone del serial thriller importato dagli americani e rivisitato con ambientazione italiana. Risultato più che soddisfacente per gli appassionati; 
La sposa silenziosa
di A.S.A. Harrison, una storia dark con lieto fine. Forse.
Attualmente in lettura: Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni. Mai romanzo fu più appropriata per trascorrere il Capodanno più freddo che io ricordi (tranne forse qualche capodanno passato sulla neve, ma non ci giurerei).
In lista d’attesa un’infinità di libri: mi basterebbe smaltirne almeno un terzo per dichiararmi soddisfatta.

Visioni – E qua invece sono abbastanza avanti, almeno sul commerciale: Fargo, True Detective, House of Cards, Orange is the New Black, entrambe le stagioni di The Fall, le nuove stagioni di American Horror Story, Scandal e The Big Bang Theory: visto tutto con grande soddisfazione.
In attesa della quinta stagione di Shameless e del finale di stagione di How to Get Away with Murder (Le regole del delitto perfetto in italiano, su Fox dal 27 gennaio. Per me, capolavoro).
Mi mancano la nuova stagione di The Killing e del Doctor Who. Dovrò aspettare il 2016 per Sherlock, invece.

BonusNeil Gaiman legge A Christmas Carol: la favola delle feste per eccellenza si ascolta in streaming in un’ora e mezzo (in inglese).

Infine, mi associo agli auguri di Elisabetta Bucciarelli:

2015 Elisabetta Bucciarelli

Estate 2014/2: Maurizio de Giovanni

in fondo al tuo cuoreNon uno, ma due romanzi di Maurizio de Giovanni letti a tempo di record. Buio per i bastardi di Pizzofalcone e In fondo al tuo cuore, i due ultimi usciti (notare che due uscite nell’arco di sette mesi sono già un record, in un panorama editoriale sempre più stitico, arido e superficiale).
Il primo fa parte della serie “moderna” di Lojacono, l’altro della serie “antica” di Ricciardi. Difficile stabilire una preferenza tra le due perché sono profondamente diverse tra loro, anche se in entrambe risuona la voce potente e inconfondibile dell’autore.
Non parlerò di trame perché avrebbe poco senso. Basti sapere che Ricciardi è alle prese con la morte di un celebre ginecologo, uno che per arrivare dov’era arrivato si era lasciato alle spalle i cadaveri di molti nemici. I Bastardi, invece, devono indagare sul rapimento di un bambino.
Le trame sono anche delitti, i delitti più efferati, ma quello che conta è la scrittura, il modo di raccontare, di incantare i lettori, di tenerli avvinti fino all’ultima pagina. Sempre nuovo ma senza tradire le aspettative. Con questi personaggi vividi, che si evolvono, che si immergono nei fatti della vita e ne escono cambiati. Come il commissario Ricciardi, ancora in bilico tra due donne, sempre più cupo; come il bel “Cinese” Lojacono e la sua vivacissima squadra di bastardi (prossimamente sul piccolo schermo? Speriamo), sempre più caratterizzati.
Se aggiungiamo i racconti e le pièce teatrali che l’autore ci ha regalato in questi anni, possiamo affermare con certezza che Maurizio de Giovanni ha affiancato (e forse anche scalzato?) i grandi autori contemporanei di giallo e non solo. Lo ha fatto con naturalezza, come se fosse nato per questo.

Sì, Maurizio de Giovanni è straordinario. Inutile raccomandarlo a chi lo conosce già. Chi ancora non lo conosce invece dovrebbe rimediare al più presto.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Maggio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERASeduta gabinettistica dedicata alle elezioni europee e ai nostri cari politici. Butto giù all’impronta. Grande fermento, discussioni accese, ostruzionismo con tirata di sciacquone mentre parla l’“avversario”, salti improvvisi sulle tazze del water, e insomma Europa sì o Europa no, euro o lira, tutta colpa della Germania o colpa solo nostra, c’è voglia di indipendentismo e dunque “Rifacciamo il Granducato di Toscana!” ha esultato il sor Peppino dalla bocca storta suscitando una sorta di spirito partigiano, le riforme si fanno o non si fanno? sono come la sora Camilla che tutti la vogliono e nessuno la piglia?, i cosiddetti “professori” risultano utili o rompono solo le palle con le loro interminabili litanie che non finiscono mai? (maggioranza per quest’ultimo parere), Berlusconi dovrà pulire il culo ai vecchietti ricoverati o si limiterà a raccontar loro barzellette? Lotta accesa, dicevo, soprattutto fra grillini e renziani con i primi (un paio) che si sono incatenati alle tazze in segno di protesta e poi se le sono date (dette) di santa ragione contro Renzi giullarone fanfarone e contro Grillo capocomico da strapazzo. Ultima chiosa finale del sor Antonio che ha suscitato una specie di ripensamento generale con “Se n’andassero tutti a fancala!”. Momento di impasse, tirata di sciacquone e via casa (i grillini sono rimasti incatenati).

Un giretto fra i miei libri

hotel omicidiHotel omicidi di E. Howard Hunt, Polillo 2011.

Il duro, l’uomo vero (lasciato dalla moglie incontentabile) e la belloccia di turno senza troppi scrupoli ma con sentimento buono di fondo. Pete Novak, detective privato un po’ spaccone e Paula Norton. Luogo: il grande albergo Hotel Tilden di Washington dove Pete è incaricato della sicurezza. Ancora: un metro e ottanta per ottantacinque chili, sigaretta incollata in bocca, alcol che sguazza nello stomaco (whisky irlandese). Allo specchio una faccia piena di guai, mano forte e robusta.

La storia è su certi gioielli che spariscono e non spariscono (assicurazione da capogiro), un ex marito che ritorna a picchiare l’ex moglie (proprio Paula), un morto ammazzato nella sua stanza che viene trasportato da un’altra parte.

Poliziotto (anche lui di turno) il tenente Morely, della squadra omicidi, abito marrone, cappello grigio vecchiotto, basso con la faccia da “cane da caccia affamato”, all’antica e “maledettamente ostinato”. E non vede l’ora di andare in pensione, obiettivo massimo di questi eterni segugi. C’è movimento, lotta, spari, la botta in testa, la stanchezza che arriva, un breve sguardo alla società (gangster dappertutto, anche, e soprattutto, nei più importanti studi legali).

Atmosfera melanconica tipica di certi romanzi americani. Per le strade vagabondi, prostitute, alcolizzati, sbarbatelli timorosi. “Gente solitaria. Washington ne era piena”. L’incontro di due anime forti e sfortunate, ormai ciniche, nessuna ambizione, nessun amore, “malattie” superate da tempo. Un caldo abbraccio, uno sguardo al cielo, la luna “batuffolo di bambagia sporca”. Alla fine Pete e un cane che si incamminano lungo la stessa strada. “Due esseri dimenticati”.

È un discreto romanzo questo di E. Howard Hunt che si trovò invischiato nello scandalo Watergate di Nixon, dallo stile asciutto, senza fronzoli e ambizioni esagerate che ci ripaga di tante storie strampalate e di tanti sbrodolamenti stilistici.

primavera di ghiaccioCSI Alaska – Primavera di ghiaccio di Dana Stabenow, Newton Compton 2011.

Continuano a imperversare i libri venuti dal freddo. In questo caso dal freddo che più freddo non si può. Più precisamente dall’Alaska (giuro). O, ancora meglio, dal villaggio di Niniltna dove un folle fa fuori nove persone con un fucile di precisione, Ma una di queste, la giovane Lisa Getty, che se la spassava con tutti gli uomini del paese, risulta essere uccisa da un’altra arma. Chi ha sfruttato questa occasione per togliere di mezzo una tal fomentatrice di invidie e gelosie?

Ad indagare Kate Shugak con il suo fedele husky (femmina) Mutt in calore con un lupo grigio in giro che le fa la corte. Vive in una capanna “nel bel mezzo di un parco nazionale di otto milioni di ettari”, sempre in continua attività, una cicatrice alla gola ricordo di un terribile momento, pelle liscia e dorata, occhi grandi e luminosi color nocciola, capelli lunghi fino alla vita, lisci e soffici come la seta, voce roca e irregolare. Ascolta Beeethoven insieme ai gruppi moderni. Più avanti da un personaggio veniamo a conoscenza di altri particolari: minuta e agile, non beve alcol, è competente ed efficiente nel lavoro, dotata di un notevole senso dell’umorismo, responsabile verso gli altri che la rispettano e la temono, soprattutto per le sue gesta leggendarie. In relazione affettiva con Jack Morgan, capo della squadra investigativa, accetta a quattrocento dollari al giorno più le spese (pure concreta) di condurre le indagini.

In primo piano gli spazi enormi, la neve, il freddo, il silenzio, il tenue ma confortante calore del sole, perfino un terremoto che rende più potente e spaventosa la Natura. Ma anche qui, in questo mondo così lindo e pulito che sembra lontano da qualsiasi imbrattatura del male, la stessa follia, gli stessi rancori, lo stesso odio che alberga negli altri uomini della terra.

alla ricerca di Sony DufretteAlla ricerca di Sonya Dufrette di R.T. Raichev, Elliot 2009.

“Luglio 1981. Nella villa di campagna di Lady Mortlock, durante il party dato in occasione del matrimonio tra Carlo e Diana, una bambina scompare. Poco dopo la sua bambola viene ritrovata sulla riva del fiume che scorre vicino alla casa, ma della piccola nessuna traccia. Tutte le ricerche si rivelano inutili e il caso viene archiviato come un tragico incidente”.

Venti anni dopo, leggendo un articolo di giornale che rievoca il matrimonio reale, la signora Antonia Darcy ripensa all’episodio della bambina scomparsa di cui anche lei era stata testimone. E, come dire, il caso si riapre. Nella testa della nostra Darcy, bibliotecaria cinquantenne in un “esclusivo club londinese per ex militari”, divorziata con figlio David e la nipotina Emma. Ad aiutarla in questa ricerca il maggiore Hugh Payne, vedovo, socio del club e suo accanito ammiratore.

Aggiungiamo che, sempre la nostra Antonia Darcy, è una scrittrice di romanzi polizieschi (quasi scontato), le piace la musica classica, presa spesso da cattivi presentimenti, ancora fragile per il divorzio. Determinata tuttavia nella ricerca della verità.

La quale ricerca parte da ciò che lei stessa aveva scritto di quella particolare giornata, per poi svilupparsi con il ritrovare i personaggi che vi presero parte. Un viaggio nella sua mente ricca di dubbi (la bambina è stata uccisa o rapita, oppure è sempre viva?), di scoperte, di fragili verità, di assilli, di ripensamenti fino all’epilogo finale. In un continuo confrontarsi con le educate schermaglie amorose del maggiore che piano piano  riescono a vincere in parte la sua ritrosia.

Prosa leggera, piacevole, ricca di citazioni letterarie che non appesantiscono il testo.

blanche o il cuore dell'assassinoBlanche o il cuore dell’assassino di Hervé Jubert, Salani 2008, mi ha ricordato all’improvviso le letture fanciullesche di Verne e il suo bel giro in ottanta giorni.

Malloppo di 408 pagine che ha almeno a sua discolpa dei caratteri abbastanza grandi da essere facilmente letti da un tizio incanutito come il sottoscritto.

Siamo nel 1870 durante l’assedio dei prussiani di Parigi. Idea non peregrina. La città assediata ricorda un po’ le case assediate dalla neve del giallo classico da cui non si poteva uscire. Dunque un thriller in uno spazio ben delimitato. Due piccioni con una fava.

La solita litania di assassini mostruosi: un cappellaio, un macchinista, un soldato, un fonditore di caratteri ecc… che porta alle sette sataniche e a Rebecca, la signora dei veleni. Tutti i cadaveri recano impresso un misterioso tatuaggio sul braccio sinistro e i loro nomi hanno origine dalla mitologia. La colpa ricade su Victor Pilotin, un giovane apprendista del cappellaio che riesce a fuggire e viene addirittura tenuto nascosto da Blanche Paicham (crede alla sua innocenza), diciassette anni, che si ritrova sola a Parigi separata dai genitori (era destino, l’avevano già persa più di una volta) ad aiutare nelle indagini lo zio Gaston Loiseau, ispettore di polizia sulla quarantina. Studia il “Dizionario di polizia”, suona il pianoforte, segue un corso accelerato nei locali della scuola di medicina, si prodiga come infermiera per alleviare il dolore dei soldati feriti. Dunque fuori dagli schemi del suo tempo: energica, forte, resistente “Quella giovane era una forza della natura… Si era nutrita di materialismo e, tra le sue certezze, c’era questa: che la magia era soltanto un paravento aperto davanti a fenomeni assolutamente reali. Nel loro caso cosa nascondeva? Una storia di potere, non c’erano dubbi in proposito”. Non manca il movimento, il colpo di scena, il pericolo (rischia addirittura di essere uccisa), il travestimento e insomma tutto l’armamentario del vecchio feuilleton. Compreso il volo sul pallone aerostatico con il famoso fotografo Nadar realmente esistito. Il ritmo si fa via via più convulso sino all’epilogo finale e un’aura di mistero e magia nera serpeggia lungo tutto il libro.

lasker la filosoifa della lottaPer gli scacchi ecco Lasker filosofia della lotta di Boris Vajnstejn, Prisma 1994.

Ma sì, diciamolo subito, mi ha fatto un gran piacere trovare tra i santoni della scacchiera, tra gli artisti supremi del nobile giuoco questo Baffetto-Lasker che mi immagino fare versacci e pernacchie a tutte le sacre regole e gli intoccabili principi su cui si fondava la forza dei giocatori del suo tempo. Uno spiritello irriverente, uno gnomo dispettoso delle sessantaquattro caselle, pronto a fissarti negli occhi, a buttare all’aria il tuo fragile inconscio, a scoprire le tue naturali debolezze per sorprenderti e fregarti. In barba all’Assoluto egli era un convinto, pervicace assertore del “particulare” da ottenere in contropiede ed il marcamento ad uomo. Già l’acutissimo Reti fu il primo ad osservare lo “strano” gioco di Lasker. Egli spesso non effettuava di proposito la mossa più forte ma quella più fastidiosa per chi gli stava di fronte, quella che creava più problemi all’avversario, a quel “tipo” di avversario. Un combattente, anzi Il Combattente per antonomasia. Nato  il 24 dicembre del 1868 nella piccola cittadina di Berlinchen in Germania, morto il 13 gennaio 1941 nella gelida New York.

Spiluzzicature

armata dei sonnambuliAlla Feltrinelli di Siena ho cercato il libro L’armata dei sonnambuli di Wu Ming, Einaudi 2014. Sono sincero. Avevo dichiarato che lo avrei letto. Però, visto il malloppone di quasi 800 (ottocento!) pagine, ho preferito spiluzzicarlo un po’ ed essere dichiarato bugiardo piuttosto che lasciarci le penne. Inizio superbo con i nasoni orrendi della plebe di Parigi che si appresta a vedere ghigliottinato il proprio Re. (Magari lo leggerò quando i nipotini saranno in vacanza).

Spiluzzicature con atavici ricordi

Quando passo tra i miei satirici latini mi sento rinascere. I ricordi sono vivi, scoppiettanti. Già ho citato in qualche lettura precedente Marziale che, con i suoi Epigrammi, mi fece scompisciare dal ridere. L’autore sapeva trasferire in forma pungente e poetica tutto il mio bagaglio di balorda goliardia paesana. Un mito. Anche le Satire di Giovenale colpirono positivamente il mio apparato burlesco, soprattutto nello staffilare a dovere tutti i debosciati e la corruzione delle donne lascive (ah, le matrone di una volta!). Quelle di Orazio, via, mi lasciarono nel complesso moscio e avvilito. Elogiare, per dirne una, la temperanza e la vita campestre, due palle! (mi tirai un po’ su con quella dello scocciatore). Naturalmente l’ho riletto in seguito con ben altro spirito e ora ogni tanto lo riprendo in mano chiedendo sempre umile perdono. Pure Persio (morto in giovane età), fissato con gli studi duri e inflessibili, non mi rimase troppo simpatico, mentre Lucilio, invece, ovvero quel poco che ne è rimasto, mi solleticò non poco, soprattutto quando se la prendeva con tutti coloro che dalla mattina alla sera gironzolavano per il foro cercando di fregarsi a vicenda (cambiano i tempi, cambiano i luoghi ma l’istinto dell’uomo è sempre lo stesso).

Presentazioni

sei notti di misteroSei notti di mistero di Cornell Woolrich, Mondadori 2014.

In breve.

New York. Una sorella, Jerry Wheeler, cerca di difendere il fratello dall’accusa di omicidio. Con l’aiuto del poliziotto che lo ha arrestato. Spariti i due principali testimoni (uno per sempre). Canta e balla come “Faccia d’Angelo”.

Chicago. Una pupattola di un bastardo che si vuole vendicare delle botte e del tradimento. La nuova fiamma uccisa proprio dal suddetto che cerca di incastrare un altro tizio. Ma lei è svelta di mente e di azione e c’è il poliziotto buono a darle una mano.

Hollywood. Poliziotto Buck in California. A cercarlo un “lurido topo di fogna” che addirittura chiede il suo aiuto. Era stato pagato per ferire un tizio che viene ucciso nello stesso momento in cui spara al suo braccio.

Montreal. Una scommessa. Resistere in questa città con duemila dollari. Ted Ewitt accetta ma rimane incastrato in un delitto. Dunque occorre beccare il vero assassino.

Parigi. Due furfantelli si ritrovano invischiati in un giro di stupefacenti, difendono una ragazza e sbaragliano, senza saperlo, una banda di droga.

Zacamoros. Un tranquillo poliziotto in questa città. C’è la rivoluzione, vincono i ribelli, due capi terrore della zona. Uno dei due viene assassinato e la colpa ricade su un innocente. Ma il poliziotto non ci sta, sul balcone della stanza in cui è avvenuto il delitto un pezzo di foglia masticato, indizio per il probabile assassino.

Sei racconti stupendi che mettono ancora una volta in luce le qualità dello scrittore. La sorpresa, il cambio di prospettiva, la vendetta, il ribaltamento delle aspettative, l’astuzia, cellule grigie e movimento, spari e botte da orbi con una scrittura che va dritta al sodo, delinea contorni, crea atmosfere (anche un po’ surreali), rassoda figure, e si diverte a spruzzare sorriso e ironia.

Se poi il tutto è tradotto da uno come Mauro Boncompagni siamo a posto.

gli omicidi della ZGli omicidi della “Z” di Jefferson Farjeon, Polillo 2014.

Atmosfera deprimente per Richard Temperley durante il lungo viaggio in treno con un vecchio accanto che russa continuamente (da strozzarlo). Fermata ad Euston e possibile dormitina nella sala fumatori di un hotel dove va anche quel rompitimpani. Le cinque e un quarto. Una bella signora esce di fretta. Lui si sistema su una poltrona. Ma c’è qualcosa che non va. Non sente il fastidioso russare. Il vecchio è stato ucciso con un colpo di pistola dalla finestra sulla quale viene trovata una “Z” di metallo rosso che provocherà in seguito altri morti ammazzati.

Farne il riassunto è un po’ complicato. Diciamo che lo stesso Richard è sospettato dall’ispettore James, cercherà di trovare la “signora”, in effetti Miss Wynne, verrà pedinato, ci saranno due viaggi in taxi molto movimentati (uno addirittura da incubo per il tassista), finale con scontro aperto e insomma una vicenda perfettamente ingarbugliata, intessuta da un tourbillon di dialoghi, che si porta dietro una vecchia storia di rapina. Eccellente inizio con atmosfera davvero misteriosa. Per il seguito de gustibus.

la congiura di PragaLa congiura di Praga di Massimo Pietroselli, Newton Compton 2013.

Si ritrovano qui due bei personaggi già conosciuti in La profezia infernale: Leonia, cacciatrice di rarità per Rodolfo, imperatore del sacro romano impero, e Grifo, che ha il dono di “disegnare in ogni minimo dettaglio” qualunque cosa abbia visto anche per una sola volta. Ora (siamo nel 1604 in Boemia) entrambi sono sulle tracce, senza sapere l’uno dell’altro (ma vedrai che si incontreranno), del dottor Fasstolf che sembra abbia il potere di dare vita a creature mostruose.

Si interseca in questa vicenda un quadro del pittore misconosciuto Alessandro Verzeni (anche un suo libretto) che rappresenta la Custode (la morte) e che interessa a diverse persone fra cui lo stesso Fasstolf, il segreto custodito nelle mura dell’ipogeo della contessa Zenobia (“coacervo di simboli ermetici”) e la congiura contro Rodolfo II organizzata dalla stessa Zenobia insieme al ciambellano Lang e al comandante Aleko, marito di Leonia (ora in duro scontro con lui). Non manca in prima persona al presente il racconto di Musodicane, storpiato dal terribile dottore, a cui ha chiesto aiuto Leonia.

Per non farla troppo lunga tutto si risolve la notte di Valpurga (il 30 aprile durante la quale il popolo crede che si scateni il mondo degli spettri) tra oscuri misteri, numeri, cabale, follia, inganni e tradimenti, leggenda e realtà, storia vera documentata, dubbio, assillo, movimento, grottesco e paura a costituire un fascinoso racconto nella Praga del ‘600. Reso vivo e credibile da una scrittura ora evocativa, ora tenera, ora cruda e impietosa che trapassa i corpi e scivola negli animi creando personaggi (anche i minori) belli nella loro complessa struttura. Il solito Pietroselli.

mercenariMercenari – Il mestiere delle armi nel mondo greco antico di Marco Bettalli, Carocci 2013.

Grande mia passione la storia che si accompagna e accumula con quelle del romanzo poliziesco, della letteratura satirica e degli scacchi. Per cui graditissimo l’omaggio dell’amico Marco Bettalli, professore di storia greca all’Università di Siena (anche lui scacchista). Su un argomento, la guerra, che mi ha sempre colpito fin da ragazzo, quando ammiravo la stampella volante di Enrico Toti o la mano bruciata di Muzio Scevola.

Qui trattasi di mercenari, uomini che offrivano il proprio corpo per le battaglie in cambio di qualcosa di concreto, terre o denaro, cercando di riscattare una condizione precaria. Spazio vasto come il tempo in cui vivono. La caratteristica principale del mercenario nella Grecia antica è l’“ambiguità”. Ora esaltati, ora criticati: giovani desiderosi di avventura e arricchimento; esuli per motivi politici, maschi adulti avvezzi per tradizione a combattere al servizio di stranieri. Da ogni polis del Mediterraneo. Famosi gli Arcadi, combattenti valorosi, e i Cari per l’innovazione nell’armamento. Numeri che oscillano da 2.000 a 30.000 citati da Erodoto in Egitto.

Paga sicura? Mica tanto se i committenti sono le pòleis. Pagamento in ritardo (2 oboli al giorno) e che i mercenari si arrangiassero con le scorrerie e i bottini di guerra. Più sicura con qualche re egiziano, e in seguito con Alessandro Magno. Armatura in bronzo, elmo, corazza, a cui si aggiungono altri pezzi a coprire il corpo e uno scudo rotondo e convesso (l’hòplon). Ed ecco l’oplita della leggendaria falange. Meno coperti i peltasti, per avere maggiore movimento, poi gli arcieri e i frombolieri (famosi quelli di Creta e di Rodi).

Gli eserciti erano seguiti da una infinità di persone: schiavi, mercanti, prostitute, danzatrici, flautiste. Universo invisibile, però sappiamo che al seguito del famoso esercito dei Diecimila le persone non erano inferiori a quelle dei soldati (tanto per avere un’idea).

Un lavoro prezioso di ricerca e di studio con una quantità innumerevole di spunti: gli storici antichi, i condottieri, la guerra terrestre e quella navale, Atene, Sparta, la Persia, l’Egitto, le problematiche interpretative portate avanti con una scrittura solida e nello stesso tempo di sicura attrattiva.

il poliziotto è marcioIl poliziotto è marcio di William P. McGivern, Mondadori 2014.

Un poliziotto bastardo, venduto alla mala. Un poliziotto onesto, suo fratello minore Eddie. La storia scivola via lungo le soliti direttrici fino a quando il fratello rischia la vita per avere individuato l’assassino in un uomo del potente boss Ackermann.

Vediamo un po’ il bastardo: sergente Mike Carmody, sulla trentina, ben piantato, due occhi grigi e freddi, “sorriso rapido e impersonale” come una sfida al mondo intero. Presenza assillante quella del padre (ormai morto), circondato da litografie con santi e madonne.

Piano piano assistiamo al cambiamento di Mike per salvare il fratello (non vi dico se ce la farà). Tutti i mezzi sono buoni, botte e sparatorie fino all’ultimo. Due ragazze in evidenza: quella maltrattata di un boss e quella di cui si è innamorato Eddie con passato poco chiaro e occhio ai giudizi affrettati. Il solito contorno di poliziotti più o meno onesti, il giornalista pronto ad aiutarti, la critica al cinismo e al compromesso del cittadino americano sfruttato dalla mala. La solitudine della canaglia che si redime.

Senza scampo è il titolo del film tratto da questo romanzo con Robert Taylor e Janet Leigh attori principali.

Ed ecco il contributo della nostra inossidabile Patrizia Debicke (la Debicche)

il seminatoreIl Seminatore di Riccardo Perissich, Longanesi 2013.

Dopo Le regole del gioco, suo indovinato romanzo d’esordio, con Il Seminatore Riccardo Perissich riporta in libreria Giulio Valente, il principe romano ultimo di suo nome, cittadino del mondo per educazione e vocazione, che aveva scelto l’anonimato di un cognome da battaglia e un’avventurosa militanza nel servizio segreto…

Due sanguinosi attentati a Parigi, il primo a una sinagoga e il secondo a una moschea, con adolescenti plagiati, indottrinati e mandati a immolarsi imbottiti di esplosivo, portano Anne Dumont, colonnello francese, collega, vecchia amica e… qualcosa di più di Valente, a scoprire un complotto, un incredibile intrigo collegato a una congregazione di cattolici fanatici, nota anche alla curia romana, che si fanno chiamare i Legionari.

Ma tutto invece ruota attorno a una misteriosa figura: Il Seminatore, che si direbbe abbia il dono dell’ubiquità. Un implacabile e inafferrabile personaggio che, non pago di aver impostato un sistema informatico segreto chiamato Gengis Khan in grado di mandare in tilt tutte le reti mondiali, pare miri a destabilizzare il pianeta. Qualcuno che vuole condizionare le grandi potenze e la chiesa. Anche la Casa Bianca lo insegue e lo teme…

Valente, che per sua scelta si vorrebbe fuori dal gioco e, invece, viene chiamato in causa dagli americani, sarà costretto ad affrontare al fianco di Anne Dumont, indagini  farraginose corredate di rischi mortali che porteranno anche a un orribile delitto volto alla testa e al cuore del Vaticano.

Esiste davvero uno spaventoso ma possibile domani controllato solo dai capricci degli hacker? Da un inarrestabile virus informatico? Ma basta! Non una parola di più.

Ben impostati i personaggi. Ottima, palpabile, reale la ricostruzione ambientale per una trama complessa, articolata, ma calibrata con perfetto ritmo che riesce a incollare il lettore alle pagine. Bel thriller!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Aprile 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERALascio per un momento da parte gli incontri gabinettistici condominiali, sperando che vengano letti (se vengono letti) con lo spirito goliardico di un tempo che fu (per il lettore stagionato) o di un tempo che è (per il lettore giovincello). Naturalmente mi diverto a creare personaggi e situazioni paradossali.

Un giretto tra i miei libri
Questo Anthony Boucher (suo vero nome William Anthony Parker White), autore di Il caso dei sette del Calvario, Polillo editore 2004, è davvero straordinario. Intanto sapeva parlare un sacco di lingue, aveva una memoria eccezionale (si dice che ricordasse le trame di tutti i libri che aveva letto) e un interesse spiccato per un bel po’ di attività: l’opera, il teatro, la scenografia, la critica letteraria (in cui eccelse), la fantascienza, la teologia, la politica, per terminare su cosette più terra-terra come lo sport, il poker e perfino i gatti. Per non parlare, appunto, del giallo. Un vulcano in continua eruzione. Senza pedanteria ma aperto e disponibile con tutti. È perciò quasi naturale che tirasse fuori dal cilindro una storia interessante come questa.
il caso dei setteSi parte con un “Preludio”, una conversazione tra un certo Tony (lo scrittore stesso?) e Martin Lamb riguardo al fatto che nei gialli ci sia ancora bisogno di una spalla alla Watson. È vero che i vari Roger Sheringham, Reggie Fortune, Lord Peter Wimsey (Philo Vance è solo un fantoccio) sono troppo intelligenti per avere bisogno di una spalla, “Ma gli scrittori la usano ancora”, e lo stesso Martin una volta ha fatto la parte di Watson nel caso Schaedel. Che inizia a raccontare partendo quasi subito dall’assassinio del dottor Hugo Schaedel, ambasciatore della repubblica Svizzera, ucciso ad opera di uno sconosciuto con un punteruolo da ghiaccio di fronte ad una abitazione privata di Berkeley, in California. Dunque Martin Lamb, unico studente del primo anno di sanscrito nell’ Università di Berkeley, si trova in coppia con il professore John Ashwin a risolvere questo caso. Il primo sospettato è Kurt Ross, nipote di Schaedel per motivi di denaro accusato dallo stesso Martin. Arrivano in seguito altri due omicidi, uno in teatro e l’altro per strada, che scombussolano perfino le teorie di Ashwin-Holmes. Ma alla fine riunisce tutti e svela il colpevole.

assassinio in libreriaAssassinio in libreria di Lello Gurrado, casa editrice Marcos y Marcos 2009.
In seconda di copertina il nocciolo della questione con la Tecla Dozio (a cui va un saluto riconoscente) della mitica libreria Sherlockiana di Milano a tirare il calzino per un prosecco al cianuro, circondata dal fior fiore della intellighenzia giallistica italiana: Camilleri, Faletti, Lucarelli e via e via e via. I migliori dieci giallisti del mondo, di cui non vi dico il nome, arriveranno dopo. Non è la prima volta che qualcuno spicca il volo contro la sua volontà dal globo terracqueo in una libreria ma insomma vediamo cosa ti inventa il nostro Lello.
Intanto l’assassino è uno che scrive gialli. Una caterva di gialli (ventitré) che porta avanti tutti insieme con amore filiale. Per un verso o l’altro non vengono pubblicati e dunque ce l’ha con il mondo intero. Più specificamente con gli editori, gli agenti letterari e i librai. Suo piano divenire famoso per l’uccisione di Tecla, trovare uno pseudonimo, farsi pubblicare e pagare senza uscire allo scoperto (ma senti). Classico incontro con la bella giornalista di  turno (in un giallo che si rispetti c’è sempre), pedina importante per la soluzione finale.
Chi lo deve beccare sono il sostituto procuratore Luca Cassano (non male) e il commissario Antonio Spadavecchia. Ma i nostri eroi (leggi scrittori italiani, quelli stranieri lo vorrebbero fare ma ne sono impediti) mica stanno con le mani in mano. Indagano prendendo le sembianze dei loro personaggi.
Inizio interessante e poi… e poi viene fuori una certa ingenuità narrativa. Prosa agile, ironica, vogliosa di convincere. Un libro in cui trovo una grande passione, praticamente un omaggio a Tecla e a tanti illustri scrittori che l’autore ha amato e ama tutt’ora.

autentico assassinioAutentico assassinio di Maurizio Bettini, Nottetempo editore 2007.
In sintesi “Un uomo viene abbandonato dalla moglie nella casa spogliata di tutto fuorché di un libro, Candido di Voltaire. Leggendo e rileggendo prima il libro e poi il frontespizio, fa una straordinaria scoperta: il Candido non è stato scritto da Voltaire. A caccia del più importante scoop letterario degli ultimi secoli, l’uomo, un professore, va alla ricerca del misterioso autore e in una frenetica indagine filologica-poliziesca che lo porta alla biblioteca dell’Università di Yale, passa di rivelazione in rivelazione, fino alla stupefacente scoperta finale che rivoluziona tutta la storia della letteratura”.
Questo lo spunto che dà vita alla trama del libro scritto da un fior di professore di Filologia classica dell’Università di Siena, che tiene anche seminari presso la University of California a Berkeley. Tanto per gradire. Qualcuno potrebbe pensare che un simile cattedratico non possa che tirar fuori qualcosa di pesante, di orpelloso, di plumbeo. Di cattedratico, appunto. Idea sbagliata, sbagliatissima. Soprattutto per chi già conosce questo brillante studioso. E dunque anche il presente breve racconto esprime chiaramente le sue doti basate spesso su una spumeggiante ironia. Non mancano riferimenti a Raymond Chandler ed il solito, orripilante (nessuno è perfetto) “Elementare Watson!”.

BestieBestie di Sandrone Dazieri, Edizioni ambiente 2007 (ripubblicato da Einaudi, anche in ebook).
Un giallo classico. Che più classico non si può. “Un piccolo albergo nelle valli della bergamasca. L’omicidio di un ragazzo di passaggio. Un cuoco con trascorsi da rapinatore costretto a reinventarsi investigatore. L’ombra delle Triadi cinesi e della criminalità organizzata. Tra oscuri rimedi orientali e ambientalisti arrabbiati…”. Presentazione concisa senza tante lungaggini. Primo punto a favore.
Sam, il protagonista, racconta in prima persona e lavora come cuoco in un albergo in località Foppolo. Maurizio Ferri, un ragazzo di Milano che “Si era preso un po’ di denunce per azioni animaliste, come liberare le cavie di un laboratorio o tirare uova sulle pellicce alla Prima della Scala” viene trovato ucciso nella sua stanza. Aggiungo che Sam ha una relazione con la “Direttora” dell’albergo, aggiungo i ricordi della sua attività di ladro, del suo arresto in Svizzera, della prigionia, l’incontro con un investigatore privato Marco Sonetti che si occupa del caso da parte della famiglia di Maurizio, aggiungo anche il tentativo di uccidere il nostro bravo cuoco e… niente altro. Prosa asciutta, lineare, essenziale, senza tanti ghirigori o smagliature (si dice quello che c’è da dire). Ritmo ora lento ora in crescendo adeguato alle circostanze. Classico colpo di scena finale. Un racconto. Semplice e concreto come deve essere un racconto.

MarshallMarshall di Andrew Soltis, Prisma 2004.
Una volta mi sono messo di buzzo buono ad osservare le circonvoluzioni del Controgambetto Marshall della Spagnola e ne sono uscito fuori con gli occhi sbarrati e le mani tremanti. Il suo ideatore, quello spilungone di Frank Marshall, ci ha fatto sapere di averlo tenuto nascosto per molti anni per adottarlo alla prima occasione propizia. Peccato, però, che alla prima occasione si presentasse davanti a lui un certo José Raùl Capablanca e allora essa non fu proprio propizia. Questo temerario giocatore americano mi ha sempre suscitato una istintiva simpatia, sia per il suo gioco funambolico sia perché la sua figura mi ricorda uno dei primi interpreti di Sherlock Holmes, un attore alto e dinoccolato che da ragazzo aveva colpito la mia fantasia. E se si mettono insieme gli scacchi ed il giallo è amore a prima vista. Frank Marshall è stato, è vero, un campione discontinuo, un “Donchisciotte degli scacchi” come lo ha definito qualcuno, ma se non fosse per quello che ha fatto (e non è poco) andrebbe comunque ricordato per la mossa più bella degli scacchi, quella 23…Dg3!! nella partita contro Lewitskij a Breslau nel 1912 che ancora oggi suscita incredula meraviglia negli appassionati di tutto il mondo.

Spiluzzicature
Alla Feltrinelli di Siena ho leggiucchiato Maigret e il caso Simenon, Robin 2013, di Maurizio Testa, di cui ricordo il Dizionario atipico del giallo, Cooper 2009 e 2010, in cui appare anche la nostra splendida Buccherina. Se il naso non mente bel libro.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Quell’antica festa crudele. Guerra e cultura della guerra dal Medioevo alla Rivoluzione francese di Franco Cardini mi riporta al mio primo esame di università a Firenze. Più precisamente di storia romana. Non ricordo il titolare della cattedra (fissato con le rovine di Leptis Magna), ma Cardini professorino assistente (poi si è buttato sul Medioevo) dallo scilinguagnolo sciolto, che praticamente condusse il colloquio facendomi beccare un bel ventotto!
E, a proposito sempre di storia, ecco La congiura di Catilina e La guerra giugurtina di Sallustio con quell’incipit formidabile Catilina, nobili genere natus… che mandai a memoria per un bel po’ di pagine e che mi procurò imperitura gloria (lieve sorrisetto della terribile prof. La Macchia), all’esame di latino ancora in quel di Firenze. Non vi dico i tremori viscerali con stretta spasmodica di labbra e tamponamento forzato dell’unica via d’uscita (poi gli detti sfogo con un senso di straordinario sollievo mai più riprovato).

Presentazioni
Luis RoldanLuis Roldán né vivo né morto di Manuel Vázquez Montalbán, Feltrinelli 2013.
Tre tizi di Saragozza (poco raccomandabili) incaricano Pepe Carvalho di trovare Luis Roldán, ex capo della Guardia Civil e delegato del governo in Navarra del PSOE, a cui hanno affidato un bel gruzzolo per acquistare una tenuta di caccia in Kenia. Vogliono Roldán “né vivo né morto”.
Carvalho con le sue “pastiglie per l’acido urico, la pressione, la depressione, l’euforia, la stitichezza e un piatto di trippa “alla fiorentina” contro l’effetto delle pastiglie” (tiè!) via in giro a trovare questo benedetto uomo che pare spunti dappertutto (che abbia dei sosia?). Insieme a rogne, botte, spari con relativo morto. E fogne. Miriadi di fogne, lungo le quali sguazzano le fazioni del potere economico, politico, militare multinazionale. E lungo le quali si trova a circolare Carvalho aiutato dal fido Biscuter, che si era ringalluzzito tempo addietro con “un corso di zuppe e minestre in una scuola di alta cucina di Parigi” (Cibo sempre presente nel libri di Montalbán e vedi mangiatona da blurp pag. 45).
Realtà e fantasia, metafore e contrometafore dove il linguaggio la fa da padrone per delineare la Spagna del tempo e un mondo decisamente schifoso. Gruppi e gruppuscoli, sigle su sigle, servizi segreti su servizi segreti che infestano il paese. Citato Holmes come da prassi giallistica.
Però sono sincero. Sarà perché l’ho letto in macchina durante una mattinata piovosa, sarà perché ogni giorno perdo milionate di neuroni, ma non l’ho compreso del tutto nei suoi incredibili risvolti. Comunque svergo un ottimo per non fare la figura del bradipo.

utilità dell'inutileL’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine, Bompiani 2013.
Finalmente un libro che tira un po’ su il morale. Almeno a quelli come me che talvolta si chiedono a cosa serve leggere e scrivere ogni giorno. Soprattutto se non si guadagna un baiocco in una società basata quasi esclusivamente sul malloppone dollaroso.
E allora posso citare una bella trenata di capoccioni così (ho allargato le braccia) che vengono a darci una mano. Dove si pesca, si pesca bene. Per esempio partendo da Montaigne per cui “Non c’è niente di inutile, neppure l’inutilità stessa” (evviva!). E già Dante e Petrarca avevano condannato gli pseudo-letterati che scrivevano con l’occhio al guadagno, mentre il disprezzo per il vile denaro (ma non si esagera un po’?) lo si trova bello tosto nella letteratura rinascimentale dell’Utopia con Tommaso Moro, Campanella, Bacone e compagnia bella.
Lo stesso Shakespeare (e di’o po’o) afferma che “non è tutto oro ciò che luccica”, se poi ci si mette anche Kant per cui “il gusto del bello è un piacere disinteressato e libero” siamo con le spalle al sicuro. Ovidio confessa apertamente di coltivare l’inutile, il nostro Leopardi condanna l’utilitarismo di un “secol superbo e sciocco”. “Essere un uomo utile mi è sempre sembrato una cosa squallida” dichiara Baudelaire e Théophile Gautier rincara “Ciò che è utile è brutto” come “il cesso” e la pazzia di Don Chisciotte si ispira, come sappiamo, agli ideali nudi e puri. Ma il problema dell’inutilità, che non è per niente inutile, era già stato affrontato in un saggio di Zhuang-Zi addirittura nel IV° secolo a.C.!
Oggi, tutti presi dalla logica del profitto, non ci si rende conto degli effetti catastrofici sul mondo della scuola. Studenti clienti e professori burocrati. Nessuno che si preoccupi della qualità della ricerca e dell’insegnamento. A finire il saggio “L’utilità del sapere inutile” di Abraham Flexner.
Insomma, amici dello scrivere inutile, miei sfortunati compagni di viaggio, oggi possiamo tirare un sospiro di sollievo confortati da cotante menti e gridare al mondo intero ”Vedete, anche noi siamo utili!”.
O no?

il palazzo dalle cinque porteIl Palazzo dalle Cinque Porte di Stefano Di Marino, Mondadori 2014.
“Sebastiano “Bas” Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un’eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all’incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra”.
Per essere più precisi lo zio è stato bruciato vivo da un incendio mentre stava incatramando una vecchia gondola. Un delitto mascherato da incidente? La vicenda è complessa e intrigante. Si scopre che intorno al defunto circolano personaggi interessati all’occultismo, un libro e un simbolo misterioso, un quadro altrettanto misterioso di un pittore maledetto del Cinquecento, un delitto insoluto di dieci anni prima, una confraternita dedita a sacrifici umani, una figura femminile che appare e scompare all’improvviso sotto gli occhi dello stesso Bas.
Il quale Bas (ricordi di guerra e violenza) conduce le indagini insieme alla bella fotografa Martina (evitate le solite scene di sesso) e al vicequestore Panitta in una Venezia invernale avvolta nella nebbia. E quando incominciano ad arrivare i primi delitti la tensione aumenta, il ritmo si fa concitato, un’aria di brivido scivola lungo la vicenda tra realtà e irrealtà, in un continuo tourbillon di colpi di scena.
Una grande storia narrata con la perizia e la passione di chi ha dedicato una vita alla scrittura anche in campi diversi. E se il sottoscritto ha come avuto la sensazione che il tentativo di suscitare interesse e sbalordire il lettore sia rimasto talvolta sopra le righe, come un tambureggiare troppo insistente, questo si confina nel gusto personale.
Dice Stefano Di Marino “Scrivere, raccontare storie “vivendo” l’esperienza del narratore per davvero, significa anche accettare delle sfida. Vuol dire seguire a volte impulsi e suggestioni anche un po’ diversi (non contrastanti) con quello che si fa di solito e sembra “garantito”. Credo sia l’unico modo per migliorare e tenere via l’attenzione dei lettori”.
Sottoscrivo.

le mani insanguinateLe mani insanguinate di Maurizio De Giovanni, Edizioni CentoAutori 2014.
Come scrive nella prefazione Paola Egiziano, si tratta di “quindici racconti molto diversi fra loro per lunghezza, modalità di scrittura e soprattutto argomento: a storie di fantasmi si affiancano riletture di fatti di cronaca nera o rivisitazioni di eventi storici; a racconti a sfondo sociale se ne alternano di grotteschi o amaramente umoristici; e poi, più o meno esplicita Napoli con i suoi riti, i suoi Santi, il suo sangue”.
Aggiungo alcune tematiche senza un ordine preciso: la fame, il dolore, la forza di una bambina stuprata dal padre ubriaco, l’incontro fortuito, l’amore e il distacco, storie di sfruttamento e degrado, storie di tradimenti e morte violenta, di avvelenamento della propria terra, storie che si avviluppano e si incrociano, la miseria, la ricchezza, un posto per dimenticare, il mondo di oggi e di ieri, il giornalista, l’università, la scuola, l’aspirante scrittore e lo scrittore valutato anche, e forse soprattutto “per la sua bella presenza”, la violenza sulle donne e tanto altro ancora.
C’è, però, una linea sicura che percorre molti di questi racconti, e direi molto della produzione di De Giovanni. Una linea di grande forza psicologica, di ironia leggera e mordace, di fine sensibilità e “accompagnamento” del dolore (parola che si ritrova anche nel titolo di un suo bel libro) nelle sue varie sfaccettature, di intensa forza espressiva e commozione che coinvolge il lettore facendolo riflettere anche sulle proprie esperienze di vita.

il veleno è servitoIl veleno è servito di Anthony Berkeley, Mondadori 2014.
3 settembre sinistro ad Anneypenny nel Dorset: raffiche di vento improvvise, tuoni, un “senso di cattivi presagi e rovina” con il sig. John Waterhouse, uomo semplice e gentile, che tira il calzino. No, non per la sua maledetta ulcera gastrica, ma per una buona dose di cianuro trovato nel sangue, dopo che suo fratello Cyril ha fatto riesumare la salma. Alla moglie Angela un corposo testamento. Nel frattempo una certa boccetta di medicinale, fatta preparare dal medico di famiglia Glen Brougham per John, è sparita.
Mi spiego meglio. La suddetta boccetta è stata presa dal vicino di casa Douglas Sewell, frutticultore, che è il narrante in prima della vicenda, così, per istinto, in quanto poco convinto della cura. Solo che non la ritrova più nel suo cassetto.
La semplice storia di un delitto di villaggio (in ebollizione), si complica, si allarga, la segretaria di Angela, una nazista, fugge veloce in patria (perché?), arriva pure Scotland Yard (ancora perché?) e il cugino Alec Jeans con una notizia sorprendente (quale?). Quadretto umoristico durante l’inchiesta in un’aula della scuola con la cuoca nazista austriaca che ce l’ha con gli “eprei”.
Scrittura lenta, precisa, personaggi ben scavati come i rapporti familiari in un villaggio pettegolo (“Dove c’è un villaggio inglese, c’è il pettegolezzo”), sorprese e sorprese specialmente dal punto di vista sentimentale (chi mai avrebbe pensato che lei o lui… ma guarda un po’), e in tribunale arriva pure una lettera del morto (acc… mi è sfuggita). Già vista la coppia ulcera gastrica-cianuro nella letteratura poliziesca ma ciò che conta è la mano. E quella di Berkeley è una manina santa. Se poi ci si aggiunge la sapienza del traduttore Mauro Boncompagni andiamo a festa.
La banda scatenata di Franco Forte ha colpito ancora.

Termino con il contributo di Patrizia Debicke (la Debicche) Un giorno a Milano, Novecento Editore 2013.
un giorno a milanoUn giorno a Milano è la vispa primogenita di Calibro9, nuova collana di gialli e noir diretta da Paolo Roversi.
In ordine alfabetico potete leggere in copertina: Besola, Cappi, Di Marino, Ferrari, Foderaro, Gallone, Lugli, Narciso, Pastori, Perizzolo e Roversi. La prefazione è di Andrea Pinketts.
Il 13 aprile 2013, la serata Borderfiction all’Hotel Admiral di Milano, dedicata all’ultimo romanzo di Paolo Roversi (seguita da prolungate libagioni), si è trasformata nella “scatola a sorpresa” di questa antologia di racconti noir, tutti rigorosamente ambientati a Milano. E tutti, pur spaziando nei diversi quartieri cittadini, datati lo stesso giorno il 12 novembre. Unica licenza qualche flash back.
Ne è scaturito uno shaker in cui, secondo Andrea Carlo Cappi, curatore e – ça va sans dire – autore di uno dei racconti: …per la prima volta nello stesso universo si muovono Chance e Butch, Medina e Sauro, Paleari e qualche altro personaggio già comparso altrove o in procinto di tornare…
Il risultato è un quadro molto noir, più vicino alla Milano calibro nove di Giorgio Scerbanenco che alla città raccontata da Renato Olivieri, per ricordare i padri indiscussi del giallo milanese.
Un avvio “a tutta birra” di Stefano Marino e del suo mitico Chance Renard per un nuovo episodio della sua Gangland/Milano, si prosegue con Jack Narciso e il suo sfigato detective privato, Butch Moroni, inguaiato da una cliente “bomba di carne”, che deve scovare un assassino nell’universo di via Padova. Nel terzo racconto, Federico Pastori sfodera il suo sfortunato ex poliziotto Fabio Paleari, ora battitore libero. Il quarto è di Paolo Roversi con Radeschi, ancora in caccia di scoop giornalistici, in sella al “giallone”, la sua mitica Vespa. Poi il trio (Riccardo Besola/AndreaFerrari/Francesco Gallone) con una scalcagnata e assurda rapina.
Al sesto posto: un nuovo episodio di Carlo Medina, ormai specializzato nella “rimozione dei problemi”. Subito dopo Giuseppe Foderaro fa “sistemare” a dovere uno stupratore seriale, nel penultimo racconto Francesco Perizzolo si confronta con la triste vendetta che cementa la fine di una storia. E, a conclusione, la terribile mattinata noir di un giovane ingegnere in caccia di lavoro, narrata da Francesco Lugli.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

“Che male c’è?” di Ugo Mazzotta

Todaro Locandina Mazzotta RomaFine settembre, Sardegna. Un Andrea Prisco confuso e smarrito si ritrova a Cagliari in seguito a una “promozione punitiva” (sì, ai ministeriali succede anche questo…). Diventato vicequestore con tanto di encomio pubblico, è stato frettolosamente trasferito dal commissariato “Bella Napoli” a Cagliari, dove non si rassegna al lavoro d’ufficio e invidia i suoi sottoposti che invece continuano a svolgere il lavoro di strada, anche se “in aliquota” alla Polizia giudiziaria presso la Procura.
Guardato con un certo sospetto anche da superiori e sottoposti, Prisco naviga a vista fino al suo primo caso importante, un omicidio e un tentato omicidio in una concessionaria. Il morto è Sandro Deiana, il moribondo è l’amico Maurizio Melis. Entrambi lavoratori, sposati con figli adolescenti, media borghesia, mogli amiche tra loro… Chi poteva avere un movente per l’omicidio? Si inizia a scavare nella vita della vittima e gli scheletri non rimagono nell’armadio. Nel frattempo, però, una minaccia incombe sulla vita di Prisco, una persona che proviene dal passato e che non esiterà a colpire le persone a lui vicine pur di ferirlo.

Trae spunto da fatti di cronaca Che male c’è? (Todaro, 2014, anche in ebook), la nuova indagine di Andrea Prisco, l’investigatore creato da Ugo Mazzotta.
Tra i diversi casi seguiti in Procura (come nella realtà, non si indaga mai su un unico evento ma su più vicende contemporaneamente) quello di più dolorosa attualità riguarda la prostituzione minorile, le modalità sconcertanti e disarmanti con le quali insospettabili studentesse minorenni si ritrovano, anche a loro insaputa, a barattare prestazioni sessuali reali e virtuali per pochi spiccioli. Ma anche la complicata vita sentimentale di Prisco avrà dei risvolti particolarmente cupi, davanti ai quali l’uomo (non l’investigatore) si ritrova completamente privo di risorse.
Nella svolta sarda di Prisco sembra assumere particolare rilievo una nuova protagonista, il procuratore Silvia Congiu, donna bellissima, determinata e assai complicata. E al momento pluri-impegnata.
Di più non può dirsi…

Con Ugo Mazzotta parleremo di Che male c’è? mercoledì 2 aprile alla libreria Koob (via Luigi Poletti 2 – Roma).
Ecco intanto i “book appetizers”, mini letture unite a immagini e musica, creati dall’autore per Che male c’è? e riuniti in un’unica playlist:

Un delitto impossibile (2000)

un delitto impossibileNei momenti di confusione, sommersa da novità e presunti capolavori, trovo rilassante rifugiarmi nel passato.
Ieri ho recuperato (e non è facile, purtroppo, trovarne una copia: molti ringraziamenti vanno a chi me l’ha fatta avere) Un delitto impossibile di Antonello Grimaldi. È un bellissimo film giallo tratto dal romanzo Procedura (Einaudi) di Salvatore Mannuzzu.
Valerio Garau (Lino Capolicchio), sostituto procuratore di Sassari, viene ucciso nel bar del Tribunale davanti agli occhi di Lauretta Oppo (Angela Molina), magistrato, amante storica di Garau. L’indagine viene affidata per competenza al procuratore Pietro D’Onofrio (Carlo Cecchi), rude magistrato della procura di Palermo, che si scontra immediatamente con le tesi accusatorie del magistrato locale, il procuratore Pani (Ivano Marescotti). Pani ha un’idea ben chiara su chi sia il colpevole: non può che essere il marito di Lauretta, presidente della Corte d’Appello.
D’Onofrio invece ha le idee altrettanto chiare sul fatto che la verità vada cercata oltre le apparenze.
Una storia semplice e complessa al tempo stesso, raccontata con grande eleganza, senza indugiare su particolari morbosi. Molto intensa l’ambientazione sarda, con scorci di paesaggio che sembrano arrivare dal passato. Musiche suggestive. Interpretazione incisiva degli attori, che in confronto al piatto panorama televisivo attuale hanno una “voce” e una presenza fisica di grande impatto.
Un film coraggioso anche per via dei temi trattati: temi scomodi, che forse spiegano per quale motivo il film non abbia avuto molti passaggi televisivi. Ma soprattutto un giallo elegante e sorprendente. Un’anomalia, una perla tutta italiana di cui andare orgogliosi.

Se riuscite, recuperatelo.

Un delitto impossibile
Regia di Antonello Grimaldi
Con Carlo Cecchi, Ivano Marescotti, Angela Molina, Lino Capolicchio (e Silvio Muccino bambino).
Italia, 2000

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Marzo 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAÈ morto il sor Antonio. Quello che attaccava sempre i miei gialletti. È scivolato, ha battuto la testa sulla tazza del water e ci è rimasto secco. Così, per pura sfortuna. Qualcuno ha fatto notare che sul pavimento, proprio lì vicino alla sua “sedia”, c’era qualcosa di appiccicaticcio che deve avere contribuito alla funesta caduta. Ma su mia premurosa iniziativa tutto è stato pulito con cura, perché non succedesse qualche altra disgrazia. Adagiato il corpo su una lettiga, prima di essere portato via, ho tessuto l’elogio del morto rammaricandomi di avere perso un critico schietto e genuino come il sor Antonio.

Un giretto tra i miei libri
Questa volta poca o niente trama (la memoria vacilla), ma personaggi.

una carrozza nella notteUna carrozza nella notte di Richard Austin Freeman
Ricordo bene il personaggio del dottor Thorndyke. Bello che più bello non si può. Alto, slanciato, atletico, profilo greco, un dio sceso sulla terra. Tiene sempre a portata di mano una valigetta verde in cui ci sono tutti gli strumenti e le sostanze chimiche che gli servono per i suoi esperimenti scientifici.
Richard Austin Freeman (1862-1943) medico anche lui, oltre che per il suo famoso Thorndyke (ha scritto con questo personaggio ben 21 romanzi e 42 racconti), si ricorda anche per il contributo alla narrativa della “inverted story”, nella quale il lettore è già a conoscenza del delitto ed il godimento sta soprattutto nell’assistere alle schermaglie tra il detective e l’assassino. Chandler lo considerava uno splendido artista capace di creare una continua suspense. E se lo dice lui…

nessuno piange per il diavoloNessuno piange per il diavolo di Claudia Salvatori.
Anche qui un paio di personaggi: le due detective Mariarita Fortis e Stella del Fante. La prima fa la ghost reader (in precedenza era stata anche insegnante) per l’onorevole Gianfrancesco Balenotti, cioè legge per uno che non ha tempo di leggere. In realtà se la cava brillantemente senza leggere nulla “sorvolando, copiando, riciclando, attingendo a ricordi, analogie e talvolta spudorate invenzioni”. Vive in un bilocale lasciatole da uno dei suoi “undici ex fidanzati” tanto per non rimanere sola, suppongo. Bruna con gli occhi neri, meno alta ma più femminile di Stella. Bevicchia (si fa per dire): al bar ordina tre vodka per sé. Ha una mamma femminista storica che non è proprio nata per fare la mamma.
Stella si presenta “con pantaloni bianchi e sporchi di una tuta, scarpe da basket bianche e lerce, e la sua maglietta preferita, quella con la scritta Born to be a Winner in bianco su fondo nero”. Ha i capelli rossi, separata da Willy con figlio affidato al padre per la vita intensa in relazione al suo lavoro di detective. È ricca ma ce l’ha con un analista freudiano che in meno di un anno le ha “prosciugato il conto in banca”. Ama trovarsi in luoghi e situazioni in cui avverte un pericolo immaginario. Una bella coppia.

uno della famigliaUno della famiglia di Christianna Brand.
Mi soffermo sull’autrice. Se il personaggio vi piace potete buttarvi tranquillamente sui suoi libri. Questa Christianna Brand ( in realtà il cognome vero è Milne ) ne ha provati di lavori! “Governante, commessa, ballerina, modella, segretaria, insegnante di danza, standista e decoratrice d’interni”. Nata nel 1907 in Malesia, poi trasferita in India e infine in Inghilterra. Nel periodo in cui lavora come commessa in un negozio scrive un giallo in cui fa uccidere una compagna di lavoro che la tormenta. La vicenda viene ripresa dopo il matrimonio del 1939 e pubblicata nel 1941 con il titolo Death in High Heels (La morte ha i tacchi alti), seguita da un altro romanzo in cui compare per la prima volta l’ispettore Cockrill della polizia del Kent (lo troviamo anche in questo libro, un piccolo, vecchio passero insignificante solo al primo sguardo). Di Christianna Brand si ricorda soprattutto Delitto in bianco del 1944 dove la vittima viene uccisa sul tavolo di una sala operatoria davanti agli occhi di tutti. Interessante anche la trilogia di Tata Matilda, una tata, appunto, che si serve della magia per tenere buoni i bambini che le sono affidati. Muore a Londra nel 1988. Un pezzo grosso del mystery se il famoso critico Anthony Boucher la inserisce tra scrittori come la Christie, Carr ed Ellery Queen. Era una donna “interessante ed arguta”, piena di spirito e di umorismo, capace di “battute fulminee ed apologhi spiritosissimi”.

Maisie DobbsMaisie Dobbs di Jacqueline Winspear
Maisie Dobbs è davvero un personaggio eccezionale. Capelli neri e occhi azzurri che guardano “dritto dentro”. Sin da piccola dura, forte, caparbia. Intenso e affettuoso rapporto con il padre Frankie vedovo (vive solo per lei) e con il suo insegnante privato Maurice Blanche i cui consigli le sono utili anche nella vita adulta.
Affascinata dalla biblioteca di lady Rowan (opere filosofiche di Hume e altre cosette del genere), studia e lavora, studia e lavora fino ad arrivare all’Università. Per puro slancio patriottico diventa infermiera. Ed ecco la guerra, il contatto con la morte e la sofferenza degli altri. E poi l’amore con Simon, tenero amore fatto solo di sentimento e teneri baci. Maisie è il vero motore del libro, al margine il mistero del giallo. Qualche lacrima subito asciugata, niente lamenti o piagnistei. In un mondo reale o in quello fittizio dei libri, dove vengono messe in mostra le sozzerie più sozze, le vigliaccherie più vigliacche, il marciume più marcio dell’uomo, dove impera il linguaggio più becero e schifoso e la volgarità più volgare, fa piacere ritrovare una ragazza semplice e pulita come Maisie Dobbs con i suoi sentimenti semplici e puliti.

gli assassini del profetaGli assassini del profeta di Mehmet Murat Somer
Ormai beccare un detective diverso dalle milionate di detective già in circolazione è più difficile che far passare il classico cammello attraverso la cruna del solito ago (povero cammello, ma anche povero ago…).
Mehmet Murat Somer ci deve avere pensato un po’ sopra e poi ha tirato fuori un transessuale per la gioia dei lettori, soprattutto dei nostri politici. Siamo in Turchia, più precisamente ad Istanbul, terra fertile di detective particolari. Vedi, per esempio, l’eunuco Yashim Togalu di Jason Goodwin, superiore di un bel palmo a Somer.
Veniamo al nostro/a . “Io sono una bella di notte e un uomo di giorno” dichiara nella sua prima avventura (Scandaloso omicidio a Istanbul). Programmatore informatico, moderatore di una chatroom “Ragazze-uomo!” per lesbiche, gay e travestiti, proprietario in parte di un club che gestisce personalmente, abile nelle arti marziali, gli/le (non fateci caso che farò confusione) piace la cucina, i telequiz, stravede per Ava Gardner e Audrey Hepburn della quale vorrebbe conservare la linea.
Tutto filerebbe liscio nella sua movimentata e scoppiettante vita se non ci fosse un fissato che uccide travestiti secondo le stesse modalità con le quali era stato segnato il destino dei Profeti. Vedi Ceren morto bruciato, o Gül finito in una cisterna, in entrambi i casi con somiglianze legate alla vita di Abramo e Giuseppe (anche se questi si erano salvati). Indagando su tali omicidi, aiutato/a dall’amico commissario e dall’amica Pompon, vengono fuori altri episodi del passato che evidenziano le stesse caratteristiche. Mica male.

Capablanca di Vasilij Panov
A onor del vero la prima esternazione che mi è sorta spontanea dal cuore, dopo avere letto la vita e le avventure scacchistiche del mito Josè Raoul Capablanca (1888-1942), può essere benissimo condensata in due sole parole “Che culo!”. Sentite un po’ cosa ne pensa il mai dimenticato Esteban Canal: “Capablanca nacque certo in un giorno di festa e di tripudio! Cantavano gli angeli nelle alture e le muse danzavano intorno alla casa un gaio girotondo, mentre la dea fortuna gli preparava i regali: bellezza, ricchezza, salute, intelligenza, tutto ben dosato e senza eccedere; soltanto il cartoccio della saggezza era un po’ bucato…” (E. Canal Il virtuoso Capablanca in Esteban Canal di A. Zichichi. Messaggerie Scacchistiche, Brescia 1991, pag.102). Chi vuole conoscere un grande campione e beccarsi un po’ di invidia legga il libro.

Spiluzzicature
Ho spiluzzicato con soddisfazione La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker. Mi era venuta voglia di acquistarlo ma, vista la lunghezza, ho avuto timore di tirarci il calzino e ho desistito.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il primo impatto con le Operette morali di Leopardi (sempre da giovincello) fu di inaspettata meraviglia. Me le immaginavo robustamente pallose dato il tetro aggettivo e invece non me ne staccai fino all’ultima pagina (miracolo). Il Gallo silvestre, le mummie e la Natura in prima fila a volteggiare paurose nel sogno che ne ricavai piuttosto tormentato (in primis dalle mummie con la loro mortuaria, fascinosa canzone). Anche la terra vuota palleggiata da Ercole e Atlante mi colpì in modo particolare e credo che il concetto sia tutt’ora valido. Soprattutto dalle nostre parti. E non votatemi pessimista.
Sono sincero. Le poesie più conosciute dei Canti con la donzelletta campagnola vestita a festa che trilla da tutte le parti, il triste passero solitario con il becco che gli casca per terra, la bella Silviona dal canto perpetuo, l’ermo colle e la siepe benedetta insieme al gioioso sabato nel villaggio che la domenica si muore di pizzichi, mi fecero meno effetto. Sempre all’inizio. Poi ci ho tirato sopra anche qualche singhiozzato sospirone. E vedete quant’è strano i’ Lotti.

Presentazioni
Curarsi con i libriCurarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio 2013 (anche in ebook).
Non mi era mai capitato di presentare due volte lo stesso libro, ma ora faccio una eccezione viste le richieste da parte di molti lettori sofferenti di alcuni problemetti corporali e non. Naturalmente terrò segreti i loro nomi che la faccenda è delicata.
Andiamo al sodo. Per chi soffre di eiaculazione precoce efficace risulta Pamela di Samuel Richardson dove il signor B. insidia di continuo, senza risultato, la suddetta Pamela per diverse centinaia di pagine. Questo vi aiuterà a resistere alla tentazione di giungere troppo presto all’atto finale.
E già che siamo in tema di disturbi sessuali possiamo avere un certo giovamento all’impotenza con Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati. L’uomo del titolo è bello, bellissimo, una statua greca, le donne ai suoi piedi. Ed ecco che si sposa e non consuma il matrimonio. Mal comune mezzo gaudio.
Se vi sentite falliti per qualsiasi motivo buttate giù Storia di un uomo che digeriva male di H.G. Wells. Mr. Polly vive in uno stato di indigestione permanente, scontento e avvilito di se stesso. Tenta il suicidio ma non gli riesce. Allora cambia modo di fare e trasforma il suo fallimento in nuove occasioni. Perché non provare?
Soffrite di insonnia? C’è pronta La casa del sonno di Jonathan Coe. Bellissimo libro che vi farà restare ad occhi aperti. Consiglio di leggerlo di giorno e la notte russerete tranquilli.
Per gli alcolisti cura efficace con Shining di Stephen King. Qui Jack Torrance, lo scrittore protagonista attaccato perennemente alla bottiglia e volto all’autodistruzione della sua vita, vi metterà paura e “vi spingerà verso il succo d’arancia”. Che non è male.
Chi soffre di balbuzie può trovare giovamento in A casa di Dio di David Mitchell. Il tredicenne Jason Taylor, angustiato da questo difetto, con grande sforzo di volontà riesce a stringere un nuovo legame con le parole e a superare l’ostacolo. Ci si può fare.
Gli obesi, invece, seguiranno i consigli della signora Hawkins, “l’eroina dal doppio mento” di A mille miglia da Kensington di Muriel Spark. Ce n’è per tutti, anche per i supergrassi. Se non siamo proprio obesi ma, diciamo, in sovrappeso, c’è Precious Ramotswe, creatura di Alexander McCall Smith, a tirarci su con la sua discreta stazza che volteggia sicura e sorridente da tutte le parti nelle storie ambientate in Botswana.
Rimedio radicale per sconfiggere il senso di colpa è Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. Dopo avere letto gli straordinari tormenti di Rodion Romanovi Raskol’nikov, che lo angosciano per avere compiuto due delitti, vi verrà voglia di confessare le vostre colpe, piccole o grandi, e di stare in pace con voi stessi.
Qui chiudo e non farò un altro intervento. Perciò un consiglio. Non comprate il libro (così risparmiate) ma telefonatemi o mandatemi una mail sui vostri malanni che saprò darvi le indicazioni adatte.
Intanto vi auguro buona salute.

melodie di morteMelodie di morte di Jonathan Stagge, Robert Goldsborough, Cornell Woolrich, Mondadori 2013.
Nella introduzione Mauro Boncompagni ce lo dice apertamente. Certe ballate o filastrocche nel romanzo poliziesco sono di una sfiga pazzesca. Portano morti ammazzati a go-go. E ne fa una lista impressionante. Fra cui quelle inserite in queste tre chicche.
Partiamo dalla prima Dolce, vecchia canzone di morte di Jonathan Stagge.
“Un gruppo di amici a un picnic, qualcuno canta un’antica ballata. Cala la sera, scoppia un temporale, e al rientro mancano all’appello due gemellini. Giacciono in uno stagno, uccisi seguendo le parole della canzone. E finché il dottor Westlake non fermerà il loro assassino, la sinistra filastrocca continuerà a scandire omicidi”.
C’è il dongiovanni rubacuori, la classica persona mancante occupata da altra parte, questioni sentimentali, una collana pregiata, una segheria con mistero incorporato. Ma c’è, soprattutto, la sfilza dei morti ammazzati che si rimpolpa sempre più. E il dottor Westlake, insieme all’ispettore Cobb che cerca di svelare il vero volto dell’assassino. Un pazzo pericoloso (e un po’ di pazzia serpeggia in qualche famiglia) o un terribile programmatore di morte?… Brividoso.
Nero Wolfe: delitto in mi minore di Robert Goldsborough.
“Lettere di minaccia perseguitano il direttore della New York Symphony Orchestra. Interpellato dalla nipote del musicista, Nero Wolfe accetta il caso in nome di un antico debito di gratitudine”. Chiaro che lo zio si ritrova morto ammazzato con un tagliacarte infilato dietro la schiena. Solito quadretto umoristico nella vecchia casa arenaria nella Trentacinquesima strada Ovest, vicino allo Hudson, con Archie Goodwin a raccontare la storia e flirtare con Lily Rowan, Nero Wolfe stravaccato in poltrona a bere birra, Theodore Horstman a vigilare sulle diecimila orchidee e Fritz Brenner a preparare succulenti menu. Questa volta il caso è complicato e il “poltronista” (mio conio) per eccellenza è costretto a chiedere l’aiuto dei suoi abituali collaboratori e a un investigatore privato di Londra. Poi, quando incomincia a muovere ritmicamente le labbra, il caso è risolto. Leggero e frizzante.
Passi che si avvicinano di Cornell Woolrich.
“Ceil è una ragazza che adora il jazz. Almeno una volta alla settimana, suo padre la vede tornare a casa con un nuovo disco. Lei lo suona e lo suona ancora, ad oltranza, prima di staccarsene e passare al successivo”. Ma nell’ultimo c’è qualcosa che non va. Matt Molley, il cantante, geme in modo più “realistico” del solito. “Ohhh, sto male: Ohhh, muoio” al posto del conosciuto verso. Impossibile, via. O possibile? Una perla.
Ancora una volta scelta perfettamente centrata del nostro curatore.

uno di noi deve morireUno di noi deve morire di Ursula Curtiss, Mondadori 2013.
“Andrew Sentry ha perso il fratello Nick durante la guerra di Corea. Catturato dalle guardie mentre cercava di evadere da un campo di prigionia e fucilato. Ormai sono passati anni, ma la ferita di quella scomparsa non si è mai cicatrizzata”.
Ferita che si riapre quando in un bar si trova davanti un tizio appollaiato su uno sgabello “Un albino dalla carnagione rossa, frutto di settimane alle prese col sole e di ore alle prese col whisky”. Ha conosciuto suo fratello tradito da un certo Sands. Un assassinio.
Chi può essere, ora, Sands? Sotto quali vesti può nascondersi? È, forse, James Court, l’amico della fidanzata di Nick, oppure Cy Stevenson, l’amico dello stesso Andrew, o Charles Farrar, il fidanzato dell’amica di Sarah? (scusate le ripetizioni). Tanto per citare quelli più probabili. Si cercano certe lettere di Nick che sono sparite, si cerca, soprattutto, un taccuino con lo schizzo di Sands che potrebbe rivelare la sua identità. Quando arriva un biglietto di minaccia del sopracitato il cerchio si stringe e c’è da lottare per la vita. Dubbi, assilli, un incidente del passato che getta nuova luce, la pioggia insistente, il tuono, tutto tende a creare momenti di tensione che percorrono l’intera vicenda.

nelle mani di dioNelle mani di Dio di Gianni Biondillo, Guanda 2014
L’ispettore Ferraro, più vicini i cinquanta dei quaranta, sta tornando a casa armato di cuffie e di pezzi tamarri. Importa assai l’età. Ma non ha fatto i conti con il truce Destino che si presenta sotto le sembianze del sovrintendente Vincenzo Ranieri. In macchina, e lo strappo è scontato. E non ha fatto i conti nemmeno con la maestra Loretta che si è fatta uccidere proprio vicino alla sua cattedra. Strangolata e presa a calci e pugni. Addio riposo. Ora si balla anche senza cuffie sotto controllo della dottoressa Giuliana Di Muro (tostina il suo).
Visti due balordi in zona. Via alle indagini. Al centro islamico (minoranza perseguitata), dalla famiglia Xiao (società ormai multietnica), da certi genitori degli alunni. Maestra tosta contro il lassismo imperante, colpa dei figli? Colpa dei genitori? Colpa degli insegnanti? E i talk show che ci ricamano sopra con il criminologo fisso.
Un assassinio “esagerato”, improbabile per mettere a fuoco certi malanni della società. Impostazione un tantinello meccanica con i pro e i contro come in quei dibattiti televisivi presi di mira. Scrittura che scivola via come un’anguilla.

il terrore che mormoraIl terrore che mormora di John Dickson Carr, Polillo 2013.
Il dottor Miles Hammond è invitato ad una cena del Club del Delitto dove parlerà il professor Rigaud (siamo nel 1945). Tredici uomini, tredici celebrità in vari campi del sapere, che discutono casi di omicidio ormai classici. Ma i membri del club sono assenti. Presenti solo Barbara Morell, ospite del dottor Gideon Fell come Miles, e Rigaud che espone ai due il suo caso avvenuto nella cittadina di Chartres prima della guerra. Qui vive la ricca famiglia Brooke, bella villa e una torre poco distante. Arriva la nuova segretaria Fay Seton, collo sottile, capelli rossi folti, occhi azzurri e sognanti che fanno fremere il giovane Harry Brooke. Ma dopo un po’ incominciano a girare voci spiacevoli sul suo conto, il padre del giovane chiede un incontro con lei sulla torre. Morto stecchito infilzato dal suo bastone che nasconde una lama, spariti i duemila dollari che probabilmente servivano per sbolognare la ragazza. Delitto impossibile perché la vittima era sola sulla torre!
Ora, combinazione delle combinazioni, la bibliotecaria richiesta da Miles per mettere in ordine i suoi libri è proprio Fay Seton, con i capelli che scintillano e il profumo che inebria…
Il mitico Gideon Fell arriva a pagina centonove con la sua stazza gigantesca, una lunga cappa nera, “rullando e beccheggiando con la maestà di un imperatore”, la faccia rubiconda, gli occhi ammiccanti, il folto ciuffo di capelli striati di grigio, i baffoni da bandito e i numerosi menti che si agitano. Sarà lui a risolvere il mistero gravato da una coltre di terrore e di vampiri che sembrano costituire il nucleo di una vecchia storia che si ripropone. Fremiti d’amore e colpi di scena a completare il tutto con il conte Cagliostro che fa la sua parte (giuro).
Troppo complicato? Al limite del credibile? Vedete un po’ voi.

doppia ombraLa nostra Patrizia Debicke (la Debicche) presenta Doppia ombra di Roberta Gallego, TEA 2014.

Come in Quota 33, il suo primo romanzo, anche in Doppia ombra la Gallego, pubblico ministero nella vita, ci presta le sua esperienza diretta sul campo per costruire diabolicamente uno strano poliziesco, con protagonista più la scenografia ambientale della Procura della Repubblica di Ardese, piccola e ordinata città lacustre di provincia, che non i veri personaggi della storia gialla noir.

Il pur articolato percorso giallo che ci presenta nei panni di “eroi” il sostituto procuratore Alvise Guarnieri e il suo team di investigatori, tirate le somme, si rivela alla fine solo un filo conduttore, quasi la “causa incidentale” di un’antologia di esperienze vive e reali, alcune sofferte, altre godibili, altre di ordinaria follia, ma tutte profondamente umane.

Questa volta Alvise Guarnieri e i suoi uomini si trovano tra le mani un efferato delitto, l’uccisione di un membro cittadino della locale società bene. La vittima è Fulvio Albastri, facoltoso farmacista di mezz’età, sadicamente assassinato nella sua villa. Alle sue spalle, una famiglia all’apparenza normale, una separazione amichevole, l’unico figlio a studiare in Inghilterra, larghi mezzi a disposizione. A prima vista il crimine, date le atroci modalità, con il morto torturato e mutilato, le stanze depredate, la feroce determinazione, sembra di facile collocazione e tutto farebbe pensare a un caso analogo successo poche settimane prima sull’altra sponda del lago…. E tutto sembra indirizzare le indagini degli inquirenti verso la criminalità organizzata di origine straniera.

Ma è solo apparenza. Solo apparenza ingannatrice.

L’indagine deve farsi largo tra le ombre e i misteri celati della vita apparentemente normale della vittima, in una gotica ragnatela che celava torbide relazioni e terribili segreti.

Un libro ricercato che con linguaggio lieve e raffinato umorismo riesce a narrarci le difficoltà e i più stupidi quotidiani problemi di uffici, dotati di attrezzature inadeguate, superate con il fax che non funziona mai… Ma davanti al Palazzo di Giustizia c’è il negozio di kebab di Mohammed e il suo fax non perde un colpo…

Però il sottile filo giallo della trama vuole una soluzione. E anche stavolta la saggezza del dottor Speranza, che ricorda la Fata Morgana – il fenomeno di chi dalla costa calabrese per effetto di un miraggio si illude di poter raggiungere a nuoto Messina in due bracciate – spingerà Guarnieri a scartare l’abbaglio iniziale, cambiare chiave di lettura e sbrogliare il delitto.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Febbraio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn po’ di spensieratezza…
Oggi voglio presentare ai miei lettori qualche personaggio tipico delle nostre riunioni gabinettistiche. Parto dal sor Eugenio, omone gigantesco dal relativo ciondolo in perfetto rapporto, che se ne sta sempre tranquillo anche nei momenti più frenetici delle sedute, occhieggiato spesso dalle signore, soprattutto quando si alza dalla tazza. Ha un vocione da orco che rimbomba per tutta la sede, ama i libri di caccia e pesca.
Continuo con la sora Cecilia, zitella stagionata dagli occhi a lemure che vagano di continuo smarriti per l’aria, sempre agitata e alla indefessa caccia di un marito. Le piacciono i romanzi d’amore, comprese le sfumature che le procurano lievi mancamenti e gridolini tremolanti.
Segue la sora Maria, un donnone spropositato che riesce a tappare tutta la tazza. Aperta, gioviale, simpatica, disponibile con tutti. Preferisce i romanzi d’avventura e quelli dove si termina con una bella abbuffata. Adora i libri di ricette che sfrutta per le nostre saporite serate culinarie. Una forza della natura (ha cinque figli), una pietra miliare.
Il sor Eugenio, invece, se non si attacca saldamente ai lati della tazza, finisce per affogarci. Secco come un chiodo, dalla voce stridula che ti entra nel cervello. Curioso di tutto chiede spiegazioni a raffica che ti lasciano senza fiato. Ama le storie truculente di sangue sparso anche sulle copertine. Allora strabuzza gli occhi e serra le mascelle come se fosse in fase ponzatoria. Allarme continuo.
Obbrobrioso il sor Antonio dalle palle vizze pericolosamente ciondolanti (qualche volta spero che se le pesti), quello che attacca sempre i miei gialletti, in perenne contrasto con l’intera società. Non sta fermo un attimo, gesticola, blatera sputacchiando, si alza di continuo, tira lo sciacquone come fosse la corda di una campana a festa. Una spina nel fianco. Dovrò sfruttare la trama ben congegnata di qualche romanzo poliziesco per farlo fuori.
Se il sor Eugenio attira gli sguardi concupiscenti delle signore, la sora Carmela, di origine siciliana, suscita quelli dei signori. Pelle bianca d’avorio, capelli e occhi neri che bucano chi la guarda, labbra carnose, sensuali. Movimenti lenti e sinuosi. Non ama leggere ma ascoltare ciò che si legge. Quando parla, seppure raramente, silenzio assoluto coi pensieri mascolini che vanno a posarsi proprio lì.
Il sor Peppino e la sora Ginevra dalle zinne prorompenti culo e camicia. Non fanno altro che miagolare fra loro, cacandosene allegramente degli altri (notare come le espressioni siano in perfetta sintonia con l’ambiente). Portano spesso giornaletti di parole crociate dalle quali è difficile strapparli se non con urli disumani.
C’è, anzi c’era, il sor Pasquale detto “Puzzola” e avete capito perché lo abbiamo buttato fuori.

Un giretto fra i miei libri
Vediamo, vediamo un po’, cercando di non scegliere quelli già scelti nelle precedenti letture (può capitare). Allora ecco Il bambino nel bosco di Karin Fossum. Tema della pedofilia trattato con grande rispetto. Linea dolorosa che scorre lungo tutta la storia coinvolgendo soprattutto i personaggi femminili come fossero i depositari di questo sentimento.
Il giallo non è un’opinione. Come la matematica. Ce lo spiega Carlo Toffalori in Il matematico in giallo. Con l’appetitoso sottotitolo Una lettura scientifica del romanzo poliziesco. Che la matematica, ovvero il ragionamento logico e scientifico, stia alla base di questo genere letterario lo sappiamo fin dalla sua nascita, quando il “padre” Edgar Allan Poe tirò fuori dal cilindro delle invenzioni quell’Auguste Dupin che del ragionamento matematico, appunto, fece l’arma principale dei suoi successi investigativi. Dopo di lui una serie impressionante di detective che hanno seguito le sue orme… (qui mi fermo). Una prosa chiara, lucida, a volte ironica, mai pesante. Chi l’ha detto che uno scrittore matematico, anzi un logico-matematico come il professo Carlo Toffalori, deve essere per forza noioso?

storie di politica sospettaStorie di politica sospetta di Manuel Vazquez Montalbán.
Tre racconti. Personaggio indimenticabile Pepe Carvalho. Lo vediamo intento a gustarsi la “nouvelle cousine” in compagnia dell’amministratore Fuster e del prostituto Charo ”lumache con besciamella alla menta e chicchi di melagrana, il tutto passato al gratin, e come secondo, una spallina di capretto con acquavite alle erbe”. Quello della cucina è un aspetto peculiare e risaputo del noto investigatore spagnolo. Lo ritroviamo anche in seguito con l’aiuto del tuttofare-cuoco Biscuter. Mangia bene, beve bene e fuma sigari Cerdàn. Tipo tranquillo (apolitico dice lui) ma quando c’è da correre e darsi da fare, anche con l’astuzia e l’imbroglio,  non si tira indietro.
Stile asciutto, concreto, venato di una sottile ironia e autoironia, brevi macchiette che restano impresse, storia, politica e aspetti individuali che si mescolano senza alcuno sforzo apparente, in maniera semplice e naturale. Da Scrittore, insomma.

uno sbirro femminaUno sbirro femmina di Silvana La Spina.
Di questo libro mi è rimasto impresso il personaggio di Maria Laura Gangemi, commissario di polizia di Catania che non le manda a dire. Critica la società dei mariti violenti, della Mafia, della Chiesa come apparato in contrasto con la chiesa militante, di Catania, dei siciliani tutti “che vedono nel caffè la panacea di tutti i mali”, della Sicilia dei soprusi e del voto dato dietro compenso, dell’Italia “delle vallette, delle sceneggiate politiche, degli inciuci, delle arroganze, delle prepotenze, delle minacce e dei ricatti, delle feste napoleoniche sui panfili dei finanzieri che si mangiavano le nostre finanze a morsi”, critica anche stessa come madre lontana dalle esperienze del figlio. Vita sfortunata con il marito Attilio. Solo insulti e botte. Grande personaggio, dicevo.
Lo stile di Silvana La Spina è asciutto, essenziale, non una parola di troppo. Gli appunti forti alla città e alla società in generale non danneggiano il racconto ma nascono spontanei e veri dalla sofferenza stessa della protagonista.

a un passo dalla tombaA un passo dalla tomba di Ed McBain.
La storia è nota. C’è un ex investigatore ubriaco maledetto nella Bowery a New York, tradito dalla moglie, indagato dalla polizia e dunque ha perso la licenza. Suo rifugio la bottiglia. Quel rompicoglioni di Johnny Bridges viene a chiedergli aiuto. Proprio a lui. A Matt Cordell. Dalla cassa della sua sartoria spariscono soldi. Pochi ma continui. Non sarà mica il socio Dom Archese che glieli frega? Matt lo deve aiutare, magari dopo avere bevuto un bicchierino… No, via, non posso… va bene vengo a vedere… E la sorpresa non manca. E che sorpresa!
Da qui parte tutto l’incasinamento che vede il nostro eroe alle prese con mascalzoni, detective più o meno privati, polizia e qualche bel tocco di figliola che il fascino non lo ha perso neppure da barbone. Matt Cordell, irlandese, “tipo da bassifondi” nella zona nord-orientale di Manhattan, spalle larghe, alto un metro e ottantatré. Legato ai ricordi della moglie che ogni tanto attraversano i suoi pensieri. Bugie, bugie e bugie da tutte le parti. Racconto in prima con tono naturale venato di un certo rimpianto e di ironia. Lunghi e veloci dialoghi  inframmezzati da azione, botte, ganci e colpi vari. Dati e ricevuti. Un occhio particolare alla musica, alla band di neri e bianchi che suonano insieme alla faccia del razzismo di qualsiasi genere. Finale un po’ scontato per gli esperti. E Matt che si ritrova abbracciato con la sua inseparabile bottiglia.

Per gli scacchi scelgo Alekhine di Alexander Kotov.
Aleksandr Aleksandrovic Alekhine nato a Mosca l’11 settembre 1892 da una famiglia agiata, essendo il padre un maresciallo della nobiltà e la madre una ricca commerciante, non fa parte di quella tremenda schiera di bambini prodigio che assilla noi comuni mortali, di quelli, insomma, che sin dalla culla riescono a darti il matto del corridoio e strillano tutta la notte se non hanno vinto tutte le partite. Impara presto, è vero, a sette anni, ma poi impiega un po’ di tempo per rodare il motore. Fa parte, invece, di quella banda di piccoli sciagurati che mandano in bestia i fratelli più grandi. Imparano a giocare con loro, perdono i primi incontri, poi regolarmente li umiliano e li ridicolizzano. Quarto campione del mondo, un concentrato di forza e debolezza umana (perde uno scontro importante per ubriachezza), ha  lasciato un segno indelebile nella storia degli scacchi.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Continuo con quelle casalinghe che mi riportano indietro nel tempo. Su Il Decamerone di Boccaccio, per esempio. Naturalmente parlo solo delle prime sensazioni, delle prime letture. Un fremito, uno sfrigolio di sensi al solo contatto del libro, subito a ricercare le novelle più spinte, più boccaccesche (quelle di Dioneo, insomma, e mi piaceva da morire il fatto del diavolo nell’inferno), ma poi preso anche dalle storie di burle, di battute tipiche della tradizione toscana e una pietra a Calandrino l’avrei tirata anch’io. Da ignorantello paesano saper leggere e capire lo scritto trecentesco mi dava un senso di conquista, di “elevazione” culturale.
I Promessi Sposi una tragedia. Essendo un bravo alunno alle elementari con medaglie di cartone da tutte le parti, arrivato in quinta la maestra Elvira (a cui mando lo stesso un saluto in cielo) pensò bene di appiopparmi il suddetto libro di Manzoni per le vacanze (sì, avete capito bene). Rimasi impantanato nelle acque del lago di Como e non ne uscii vivo. Alessandro maledetto per diversi annetti insieme a tutta la famiglia e a li mortacci loro.

Giallo NataleGiallo Natale di AA.VV, Newton Compton 2013 (anche in ebook).
Gli autori: Marcello Simoni, Massimo Lugli, Lorenza Ghinelli, Davide Mosca, Massimo Pietroselli, Fabio Delizzos, Silvia Montemurro, Gianmichele Lisai, quasi tutti già conosciuti dal sottoscritto.
Veloce. C’è un po’ di tutto in questa piccola, graziosa antologia che ha come sfondo il Natale o i giorni vicini alla Festa: il magico, il soprannaturale e insomma l’incredibile con il brivido incorporato, la paura interna sottile e la paura vera e concreta, la lotta per la vita e la morte, la violenza sessuale, la critica a certe panzane della società, l’amore e la vendetta e altro ancora. Scritture diverse, stili diversi, angolazioni diverse, tempi diversi. Come da antologia, appunto.

sei delitti senza assassinoSei delitti senza assassino di Pierre Boileau, Giallo Mondadori 2013.
All’inizio un po’ di perplessità, via. Il solito delitto della camera chiusa con i soliti marchingegni letti e riletti. Poi, però, con lo sfogliare delle pagine e il trascorrere della storia, aumenta il desiderio di scoprire tutto l’ambaradan. Non ci si può fermare. E le domande fioccano. Come ha fatto l’assassino ad uccidere nell’appartamento di Rue Greuze Simone Vigneray e a ferire mortalmente la moglie, sparendo come un fantasma in un ambiente perfettamente chiuso? E come ha fatto la domestica Adèle Blanchot ad apparire sotto forma di cadavere in una delle stanze prima perfettamente vuote?
Un problema che assilla pure l’investigatore privato André Brunel chiamato ad aiutare la polizia per risolvere il caso pazzesco e impossibile (“impossibile!” è la parola che risuona più volte). A Parigi, in un pomeriggio di maggio. E noi siamo lì con lui a seguirlo nelle sue ricerche.
Che non finiscono mai, perché cresce il numero dei morti ammazzati (titolo docet) che preferiscono esalare l’ultimo respiro in ambienti terribilmente chiusi nei quali, come al solito, l’autore sembra essersi volatilizzato. Furbo una cifra e pure strafottente se minaccia alla fine con biglietto l’ultimo delle sue possibili vittime.
E allora? Allora il nostro André Brunel si rinchiude nello studio e passeggia per la stanza fino a quando il mistero non è risolto (sembra Holmes).
Dubbio, assillo, elucubrazioni ma anche azione. Il tutto raccontato con paurosa meraviglia dall’amico dell’investigatore.

cantuccio della stregaIl Cantuccio della Strega di John Dickson Carr, Mondadori 2013.
Il primo giallo in cui compare Gideon Fell, una specie di orco gigantesco che cammina appoggiandosi a due bastoni, un gran ciuffo di capelli neri striati di bianco, baffoni da bandito, un faccione rosso e rotondo, occhietti arguti sotto occhiali tenuti da un largo nastro nero. Fuma la pipa e il sigaro, ama la musica per banda, il melodramma, le commedie strappalacrime e la birra che butta giù a barili. Ora ferocemente aggressivo (batte con forza il bastone ferrato), ora ammantato di risolini e ghigni furbeschi, tuona, grugnisce, soffia come Eolo in persona.
È lui che deve sbrogliare una intricata matassa che vede coinvolta la famiglia Starberth (siamo a Chatteram, sereno villaggio della provincia inglese) sulla quale sembra pesare una antica maledizione. “Al compimento del venticinquesimo anno di età, i figli primogeniti devono per tradizione trascorrere un’ora, di notte, in una sala dell’antica prigione di cui sono governatori da generazioni. E puntualmente vengono ritrovati cadaveri, con il collo spezzato”. Ora tocca a Martin Starberth che, ancora puntualmente, fa la stessa fine dei predecessori. Lì, vicino al Cantuccio della Strega, il punto in cui si usava impiccare le streghe.
Qualche spunto senza scoprire troppo la trama. Scontri tra Fell e il capo della polizia sir Benjamin Arnold, innamoramento del giovane americano Tad Rampole (venuto a trovare Gideon Fell) per la bella occhi-celesti viso-ovale bocca-rossa Dorothy, sorella di Martin (fratello Herbert sparito e dunque possibile indiziato), una specie di crittogramma da decifrare, un orologio che va avanti, mistero, paura, spruzzate di gotico (tuono che esplode al momento giusto, gufo che si lamenta…), umorismo e sottile ironia (irresistibile il breve duetto Fell-signora). Aggiungo citazioni di classici (“la cultura classica trionfa sempre” dice Fell) con riferimenti a Plutarco, Gellio, Cesare  e finale dove tutto viene ricollocato al punto giusto. Un personaggio gigantesco e un gigantesco capolavoro.

Il richiamo del cuculo copertinaIl richiamo del cuculo di Robert Galbraith, Salani 2013 (anche in ebook).
Diciamo subito che l’autore al suo primo libro è soltanto lo pseudonimo di J.K. Rowling, madre di Harry Potter, “scoperta” al momento giusto per vendere di più (mica scemi).
Lula, top model giù dal balcone. Una donna “disturbata” venuta “in contatto con la società immorale dei ricchi e famosi che l’avevano corrotta”. Suicidio. Tre mesi dopo il fratello John Bristow si affida all’investigatore Cormoran Strike, reduce dalla guerra in Afghanistan (bruttino il giusto, mezza gamba persa, creditore non pagato, debitore che non paga e fidanzata scappata), per ulteriori accertamenti. Impossibile che si sia suicidata, qualcuno l’ha uccisa. Aiutato da Robin Ellacott delle “Soluzioni Temporanee”, un concentrato di intelligenza e gentilezza.
Indagini a tutto campo su amici, amiche, fidanzato (il primo su cui cadono i sospetti), la mamma fuori di testa, l’autista, lo zio, e tutto l’entourage sciccoso che la circondava. Lettura minuziosa del fascicolo della polizia, mazzo di fotografie sparite dal computer di Lula.
Luoghi diversi, ambienti ricchi e poveri, personaggi sbalzati con pochi tocchi, dialoghi su dialoghi, dialoghi e dialoghi (ma non saranno troppi?), incasinamenti familiari e intermezzi da sorriso come quello della signora Hook tradita dal marito, con Strike scatafascio (dorme in ufficio dentro ad sacco a pelo e si lava all’università) che gira dappertutto insieme alla gamba mortuaria dolorante, ai ricordi dell’infanzia tribolata, assillato da una sorella minore che lo tratta come un bambino. Sbornia al momento giusto e Robin pronta a tirarlo su come l’angelo custode. Sesso solo accennato con garbo.
Niente di nuovo sotto il sole, niente di originale se non una bella tecnica di scrittura maturata col tempo. Alla fine il colpevole è proprio lui, quello inverosimile già sfruttato millanta volte nella tradizione del romanzo poliziesco, e dunque verosimilissimo, beccato subito (o quasi, via) dal lettore vispino.
Un ottimo al principiante Galbraith e un buono alla stagionata Rowling.

chiese pievi e segretiChiese, Pievi e Segreti sulle colline di Siena, di Annalisa Coppolaro, il Leccio 2013.
Paesaggio stupendo quello toscano, paesaggio ancor più mirabile quello delle colline senesi. E allora possiamo compierlo attraverso la guida esperta dell’autrice ricercando chiese e pievi antiche  che racchiudono tesori di arte e di storia. E di leggende. Andando verso San Quirico si incontra la villa “Rondinella”. Due amanti, un amore antico sfortunato, una presenza che si manifesta ancora oggi con “voci, chiarori, cigolii”. E, addirittura, con banchetti fantasma.
Per la chiesa di Giovanni Battista a Corsano si parla della “Sposa Bambina”. Una ragazzina di dieci anni data in matrimonio ad un signore (siamo nel ‘600) che al momento fatidico del “sì” fugge dalla chiesa e svanisce nel bosco dove si perde ogni traccia. Anche adesso nelle domeniche di primavera si trovano piccole impronte come se lei tornasse a visitare quel luogo.
La chiesa di Santa Cecilia a Crevole racchiude numerose fatti da brivido fra cui quello del vescovo Domusdeo Malavolti che urla alla luna piena. Sarebbe apparso anche alle truppe spagnole nel 1554 durante la guerra che portò alla caduta della Repubblica di Siena, minacciando i soldati con un crocifisso.
A Pievescola c’è la contessa Ava dei Lombardi che vaga per i boschi e con uno sguardo risolve i problemi di chi la incontra (andateci!). E ancora misteri e misteri che rendono intrigante il cammino. Insomma una guida di storia, amore, passione, ricca di paesaggi incantati, di arte, di cultura tra il fremito di racconti leggendari. Anche in inglese, cioè edizione bilingue nello stesso testo, e con belle foto di Göran Södeberg.

pietra è il mio nomeEd ecco il contributo della nostra Patrizia Debicke: Pietra è il mio nome di Lorenzo Beccati, Editrice Nord 2014 (anche in ebook).
Romanzo giallo noir di Lorenzo Beccati, ben noto al pubblico per prestare la sua voce al Gabibbo in diverse trasmissioni televisive, Pietra è il mio nome è un thriller, a tratti granguignolesco, a fondo storico, ambientato nella Genova del 1601. Ben delineato, vivo e quasi palpabile il quadro della città con la ricchezza e lo splendore dei suoi palazzi, la protervia dei nobili, degli sbirri e del clero e come debole contraltare i carruggi, i vicoli che trasudano povertà da ogni pietra e condizionano un popolo miserabile e superstizioso. La protagonista della vicenda è Petra, o Pietra come lei preferisce farsi chiamare, una strana ragazza che sa celare dietro una bacchetta da rabdomante un eccezionale acume quasi da super poliziotto e una straordinaria abilità in letali arti di combattimento degna di una cintura nera e che, ogni volta, sigla le sue vittorie con il suo grido di battaglia: Pietra è il mio nome. Vita grama per questa giovane donna che, con la tiepida benevolenza dogale, vive vendendo a ricchi e poveri la sua capacità di rabdomante per trovare oggetti smarriti o rintracciare persone scomparse e che porta un difficile e pesantissimo nome: Petra o Pietra, denso di significato per la storia. La pietra infatti è l’orribile strumento per la lapidazione (praticata ancor oggi con troppo disinvoltura da molti fanatici paesi mediorientali). E proprio la lapidazione si rivelerà la causa incidentale del fattaccio. Ce lo chiarisce un flash back riportandoci all’infanzia da orfanella della nostra eroina che, nascosta dietro una siepe, aveva assistito alla morte della piccola Nora, uccisa per vendetta a colpi di pietra da altre bambine sue compagne di sofferenza nell’orfanotrofio.
Siamo nel Seicento genovese, il secolo che vide i grandi ritratti (allora il pittore di moda tra i genovesi era Antoon van Dyck), tanta storia, tanta guerra e l’incolmabile abisso sociale che divideva i nobili dalla plebe.
Dicevamo il fattaccio, che poi è un terribile delitto e che coinvolgerà personalmente Petra/Pietra la rabdomante-detective. Stavolta il compito che deve affrontare è diverso da tutti gli altri. Mentre Genova è in preda alla frenesia orgiastica del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane donna, massacrata a morte e, accanto a lei, una bacchetta da rabdomante che potrebbe incriminarla. Petra/Pietra deve difendersi, cercare, indagare e la sua indagine la porterà a scoprire che la maledizione di quei delitti viene dal passato. Ma chi e cosa li lega alla lontana follia di un gruppo di bambine? Pietra scoprirà che anche la sua vita è in gioco. Bisogna fermare l’assassino a ogni costo.

Un saluto da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’ho già scritto e lo ripeto. Ogni tanto mi prende un po’ di depressione. Non so se capita anche a voi (spero di no). La salute latita, le cose non vanno come devono andare, e insomma tutto è grigio, tutto è triste. L’asma, la prostata, il giradito, la pensione striminzita, la suocera con l’Alzheimer che vuole andare a casa sua quando è già a casa sua, la tegola rotta, il freno che non funziona, il lavandino che gocciola, la cacca di piccione sul tetto della macchina, i mutui (dei figli) che ti assillano, le solite facce dei politici alla televisione. È proprio in questi momenti che mi soccorre il giallo, comprensivo di noir e thriller. Io sarò pure sfigato (penso) ma guarda cosa succede ai disgraziati maledetti che vivono, seppur di fantasia, in queste pagine. D’altra parte che il giallo risulti il luogo più adatto alle disgrazie è nella sua stessa natura. Il fatto che ci sia come minimo un morto ammazzato già questa è una disgrazia. Per il morto ammazzato, se non aveva intenzioni suicide, per coloro che gli erano affezionati davvero e per quelli rimasti fuori dal testamento. Questa volta, dunque, un piccolo lavoro di ricerca dell’equipe gabinettistica che già conoscete sulle disgrazie nel romanzo poliziesco. Per tirarci un po’ su di morale. Qualche libro a caso che qualcosa si trova sempre. E di disgrazie ne abbiamo trovate. Da dà a’ maiali! ha esultato il sor Eugenio tra una carneficina e l’altra: poliziotti sotto cura psichiatrica, sfortunati da morire come quello con moglie in coma e figlia perduta in un incidente stradale, madre buttatasi sotto le rotaie e pure la sorella che è in terapia, vite spezzate dall’alcool, dalla droga, inganni, tradimenti, botte da orbi e via e via e via. A fine riunione un breve sospiro di tristezza per le sfortune lette (ad eccezione del sor Eugenio) e subito dopo un liberatorio Che culo! riferito alle nostre esistenze che è rimbalzato roboante per tutta la stanza gabinettistica. Alzata di deretano, tirata di sciacquone e tutti a casa.

Un giretto tra i miei libri

Parto dalle antologie di racconti che mi garbano una cifra (tra l’altro una delle più famose scrittrici di questo genere, Alice Munro, ha vinto recentemente il premio Nobel). Quindi da Los angeles noir (Alet, 2008) a cura di Denise Hamilton (traduzione italiana di Seba Pezzani). In pratica diciassette storie incentrate sulla città che fu quella di Raymond Chandler e James Cain. Ci sono anche gli scacchi in quello di Lienna Silver Pesce dove i pensionati trascorrono il loro tempo (anche) spostando pezzi e pedoni, e uno dei personaggi Grigorij Petrov si sente male (e dopo muore) proprio nel momento in cui sta per muovere la Regina (non si capisce di che colore sia).
Continuo con Il gioco dell’amore e della morte (Piemme, 2008). Intanto le penne. Voglio dire gli scrittori. Tutta gente che mastica la lingua fin da quando succhiavano il latte della mamma. Basti pensare al curatore, quell’Harlan Coben che si è pure concesso il lusso di vincere i premi più ambiti della letteratura gialla: l’Edgar, lo Shamus e l’Anthony. Tanto per gradire. Oppure Laura Lippman che non avrà vinto l’Anthony ma si è beccata l’Agatha e il Nero Wolfe. Non so se mi spiego. E gli altri mica sono da meno. Racconti che entrano dentro, sviscerano la psiche, suscitano fermenti e nello stesso tempo sono reali e brutali. Lo stile, anzi gli stili dei racconti, pur nella loro diversità, mantengono quasi sempre un livello elevato. Riescono a trasferire al lettore quelle atmosfere di dubbio e incertezza, di strano e misterioso che circola nell’aria senza eccessivi appesantimenti. Altro bel parto Donne pericolose a cura di Otto Penzler e qui basta la citazione di alcuni scrittori: Ed McBain, Jeffery Deaver, Michael Connolly, Elmore Leonard, Ian Rankin ecc… per darvi l’idea del sollucchero e qualche dritta sulla pericolosità di certe candide femminucce.
Venendo a qualcosa dell’italico seme ecco che spunta Crimini curato da Giancarlo De Cataldo. Nove racconti ambientati in nove città dove è reso palese come i nostri facitor di parole non siano succubi di nessuno in questo campo (bastano Ammanniti, Camilleri, Carlotto, Dazieri…).
Ancora più vicino al sottoscritto Toscana in giallo. In questi undici racconti ci si trova parecchio di toscano e altro: violenza, mistero, furbizia, grottesco, richiamo alla storia, ironia impastati in una lingua ora alta e forte ora tendente al basso con quella spigliatezza popolare tipica delle nostre parti. C’è il dramma intero, scuro e profondo di Il demone di Velatri di Claudia Salvatori che si pone ad un livello più alto degli altri racconti (solo questo vale il libro) e c’è il dramma circonfuso di una perfida ironia; ci sono personaggi tipici di ogni paese della mia terra con i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro modi di fare, agire e parlare. Semplici e sfrontati allo stesso tempo. E quindi veri.
Con un discreto balzo passo a La scienza di Sherlock Holmes di E.J. Wagner, una cavalcata lungo le strade battute da Sherlock Holmes che ci conduce attraverso la medicina, la legge, la tossicologia, l’anatomia, la chimica del sangue e l’emergere della scienza forense nel XIX e XX secolo. Insomma un bell’incontro con tutto quello che poteva servire al nostro Investigatore per risolvere i misteri dell’epoca.
Elementare Wittgenstein! di Renato Giovannoli mi ha riportato di colpo agli anni degli studi superiori quando me la dovevo vedere con i ragionamenti assurdi (per me, ma non solo per me) dei filosofi. E con lo sguardo ora minaccioso, ora compassionevole, del professore Martufi (lo ricordo di una correttezza esemplare. Poiché era un filosofo di formazione marxista ci faceva studiare le opere di Benedetto Croce…). A dir la verità qualcosa già sapevo sul rapporto indagine poliziesca-filosofia, ma di fronte al presente Malloppone di 373 (trecentosettantatre) pagine, di cui ben 57 (cinquantasette) dedicate a 900 (novecento!) note e ad un corposo indice alfabetico, mi sono sentito gelare le vene e i polsi come canta il Poeta. Che il Malloppone, comunque, fosse quantomeno dignitoso lo dimostrava la Prefazione, come al solito accattivante, del nostro Umberto Eco. E così mi sono ritrovato in mezzo a tutta una serie di personaggi e scrittori del giallo (inteso in senso lato) come Holmes (soprattutto), Philo Vance, Chesterton, Poe, la Regina Agatha, ecc… (e fin qui tutto bene), ed in mezzo ad una serie di filosofi come Wittgenstein, Cartesio, Leibniz, Peirce, Popper, Heidegger, ecc… (e ora tutto male).
Per quanto riguarda gli scacchi ogni tanto mi metto istintivamente a sfogliare il libro fotografico Passion: Black & White di Catherine Jaeg, una carrellata di scacchisti famosi ripresi nelle pose più strambe davanti alla scacchiera: c’è chi sbadiglia, chi storce la bocca, chi si succhia un dito, chi, invece, il dito se lo infila nel naso, chi intreccia le mani sul capo e perfino chi si addormenta!

Spiluzzicature

Saggiato in qua e là Le lacrime del lago di Qiu Xiaolong, Marsilio 2013, un autore che già conosco. Oltre ad una sana scrittura troviamo pure delle belle poesie che l’ispettore capo Chen Cao di Shanghai si diletta a scrivere.

A casa ho spiluzzicato con nostalgia canaglia L’età del Rinascimento in Italia di Henri Hauser e Augustin Renaudet che mi servì per un esame all’Università.

Presentazioni

l'odore del peccatoL’odore del peccato di Andrea Franco, Il Giallo Mondadori 2013. Già trovato il nostro uomo (don Attilio Verzi) in L’odore del dolore in Giallo 24-Il mistero è in onda di AA.VV., Il Giallo Mondadori extra 2013, che mi colpì per la sua originalità. La vicenda si svolge a Roma in dieci giorni dal 16 al 26 giugno del 1846. Don Attilio Verzi ha un dono particolare “che molti avevano additato come una maledizione del demonio”. Percepisce gli odori nel profondo, “vivi come può essere viva una persona, vicini come la carezza di una madre o lo schiaffo di un padre che educa un figlio”. Centinaia di preghiere sotto la guida del bigotto padre Ruggero Ancillotti, conseguenza incubi ripetuti. Cercato dal papa per scovare l’assassinio di un giovane prete, don Pasquale Masini, colpito al capo nella chiesa dei Santi Vito e Modesto. Questi era al seguito del cardinale Karl Kajetan per porre un veto proprio alla elezione del suddetto papa Mastai Ferretti (Pio IX) su ordine di Ferdinando I d’Austria. Don Attilio viene aiutato nella ricerca del colpevole dal padre Augusto Giani, anch’egli con le sue passate sofferenze (le “cicatrici”) e in seguito dal capitano della Milizia Jacoangeli. Di fronte al morto ammazzato un odore che stona con tutto il resto e che lo assillerà per l’intera l’indagine (il “moscone” per la testa). Sempre in giro a raccogliere informazioni, partendo dalla sorella Rebecca, madre superiora dell’istituto Angelica dove era stata alloggiata una parte del seguito del cardinale, fra cui il giovane prete ucciso. Ricordi di padre Costantino Patrizi che non considerava la sua una maledizione, spinte continue dall’alto per trovare presto il benedetto “moscone” che gli ronza per la testa. Intanto si scopre che un ragazzo (l’Orbo) aveva minacciato don Pasquale Masini… Racconto lieve, leggero, delicato, più “dentro” che fuori (ottima psicologia), qualche spicchio di realtà e critica agli uomini di Fede che hanno dimenticato Dio. Trama semplice, lineare e forse troppo semplicistica per chi ama storie più complesse. Ma la mano c’è e si sente.

la mano mankellLa mano di Henning Mankell, Marsilio 2013 (anche in ebook). Sabato, 26 ottobre 2002. Centrale di polizia di Ystad. Nel suo ufficio Kurt Wallander stanco e sfiduciato con un crescente malessere che si porta dentro. Non ha voglia di ritornare a casa in Mariagatan. Persa la moglie, perso il padre (gli manca molto), vive con la figlia Linda che lavora anch’essa nella polizia. Il suo sogno è quello di trovare una abitazione in campagna e di passarvi il resto della sua esistenza insieme ad una donna e un cane. Sogno che sembra realizzarsi con l’eventuale acquisto di una casa segnalatagli dal collega di lavoro Martinsson. Solo che dal giardino esce fuori lo scheletro di una mano. Progetto spezzato e bisogna trovare a chi appartiene. È di una donna, di circa cinquant’anni, impiccata. Dunque al lavoro e solita vita. Rogiti e carte per capire la storia della casa, pochi momenti di relax, il disco di Beethoven, il rapporto un po’ teso con Linda, la gelosia per un suo fidanzato, il sentirsi vecchio e allo stesso tempo la voglia di scoprire il mistero (il poliziotto è fatto per questo). E allora l’incertezza, il dubbio, la voglia di lasciatre tutto, il rapporto con gli altri compagni di lavoro, qualche critica alla polizia nella gestione dei fondi, la cruda verità che viene lentamente a galla (c’è pure un diario) dove è difficile separare il bene dal male. Storia delicata in terza, e sporadicamente in prima dallo stesso Wallander, con una scrittura piana, lineare, che scava leggera all’interno, suscita ricordi, desideri, nostalgie. Bastano pochi tocchi per far vivere un personaggio, per creare un’atmosfera, accompagnata dalla lieve presenza della realtà (il rumore di un trattore, un nibbio solitario) che lascia dietro di sé un senso di malinconica tristezza.

giocarsi la pelleGiocarsi la pelle di Stuart M. Kaminski, Mondadori 2013. Quando la quarta di copertina si presta bene bisogna sfruttarla: “Un orecchio mozzato in una scatola è un messaggio chiaro. Significa che il mittente fa sul serio. Il destinatario è il comico hollywoodiano Chico Marx, minacciato da un misterioso creditore che pretende la restituzione di un prestito di gioco. Se non paga, gli taglieranno le dita. Per proteggere il suo artista la MGM ingaggia Toby Peters, detective privato con una predilezione per il mondo del cinema…”. E dunque Toby Peters. Alto un metro e ottanta e ottanta di peso, naso quasi piatto, cicatrici dappertutto lasciate dal fratello. Per avere un punto d’appoggio c’è bisogno di Al Capone che gli consiglia l’aiuto di qualche amico. Ma chi potrebbe offrirgli buone informazioni finisce morto stecchito da pallottole mirate. Dentro un armadio, o fuori da un armadio (luogo prediletto), oppure nel portabagagli di un taxi. Racconto veloce. Rocambolesco. Tra botte da orbi e sparatorie, l’incontro con Ian Fleming (lo salva su un tetto), il sergente Kleinas sempre tra i piedi e parentesi romantica con la carina Merle Gordon che un saltino sul letto fa sempre bene (anche se raffreddati). Citate canzoni del tempo e pure La Traviata del nostro Verdi, Philo Vance e l’immancabile Sherlock Holmes in televisione. Situazioni comico-paradossali (Toby viene addirittura scambiato per uno scrittore ad un convegno di psicanalisti), ritmo serrato, scrittura ironica, gradevole e frizzante come un vinello che conosco e tengo da parte. Piccolo appunto sul titolo, da sintetizzare, in perfetta sintonia con lo spirito dell’autore, Giocarsi le palle.

Argento vivoArgento vivo di Marco Malvaldi, Sellerio 2013 (anche in ebook). Ogni tanto lo scrittore sente il bisogno di parlare del suo lavoro e di tutto l’ambaradan che lo circonda. O lo fa direttamente in modo esplicito, o indirettamente, come in questo caso, attraverso le parole e i pensieri di certi personaggi. Qui a coppie (sposate o meno): Giacomo Mancini scrittore con Paola architetto; Leonardo programmatore e Letizia insegnante; Corinna agente scelto e il dottor Corradini questore; il Gobbo e Gutta macchiette truffaldine; Costantino disoccupato e Tanasso ingegnere; Angelica editor e il dottor Luzzati editore. In più una macchina, più precisamente una Peugeot 206 color argento ed un portatile che custodisce un libro, a cui ne capitano di tutti i colori. E siamo a Pisa. Praticamente, a voler esser sintetici, la storia del succitato libro e del libro in generale con tutte le sue traversie, le interviste, l’editor (i libri li legge o non li legge?), i cambiamenti del testo, le recensioni come scudisciate all’inizio e quelle indulgenti su chi è arrivato, fino all’ultima tremenda domanda su che cosa sia uno scrittore (già, cos’è?). Ma anche macchiette, incontri e scontri fortuiti, casuali e le storie che si intrecciano come l’argento vivo degli alchimisti. E poi la classica multona dell’Equitalia ormai tristemente di moda, una pizzicata a certi programmi televisivi e alla supponenza dei loro partecipanti, la difficile convivenza tra marito e moglie (anche per Seelan, il domestico di casa Mancini), l’arroganza del potere che si prende tutto il merito (povera Corinna, costretta perfino a trasformarsi in prostituta!). In prima pure il racconto del direttore di un hotel che vede sparire, insieme a suo fratello Carlo defunto (fissato con un metodo di calcolo per riconoscere un musicista dalla partitura), i prossimi congressi con relativi incassi. Personaggi vivi e concreti che sembra toccarli. Una prosa veloce, leggera, ironica (a tratti mordicchia), con spunti in vernacolo a riportarci su un piano di sano gusto popolare. Un’insalata, magari un po’ troppo farcita (non esageriamo, eh!), ma pur sempre gustosa. Ancora un successo di Malvaldi e io mi immagino l’umore di quei livornesi che meglio un morto in casa che un pisano all’uscio.

la sentinella del papaLa Sentinella del Papa di Patrizia Debicke van der Noot, Todaro 2013 (anche in ebook). 1506 a Roma. Brutta fine del vescovo Giovanni Burcardo, torturato e ucciso nel suo palazzo, recisa la carotide, “un disegno inciso rozzamente con una lama affilata sul petto del morto” che si rifà al culto pagano di Ankh, simbolo egiziano della vita. Uccisa anche Lavinia Sabina, cortigiana di classe che teneva compagnia al nostro vispo uomo di chiesa (a quel tempo prassi normale). Al centro della vicenda un complotto per uccidere la figlia del Papa Giulio II, Felice della Rovere che si deve sposare con Giangiordano Orsini. Indaga il leutnant svizzero Julius von Hertenstein, la “sentinella” del Papa, sopracciglia folte e scure, capelli biondi, occhi azzurri, poliglotta, uditore all’Università di Basilea, poi nell’esercito, addirittura sotto Luigi XII e ora preposto a questa funzione. In netto contrasto con gli sbirri capitanati da Marco Alteri che si rode per essere stato estromesso proprio dagli svizzeri. Vicenda movimentata con sacrifici umani, intrighi, ricatti, colpi di scena, duelli, morti ammazzati, il classico passaggio segreto, spunto di sesso, squarci di vita della società del tempo, personaggi storici di rilievo ben sbozzati come lo stesso Giulio II, il banchiere senese Agostino Chigi, Michele Corella (il boia dei Borgia), Machiavelli malaticcio, l’allettante cortigiana Imperia che fa battere il cuore al nostro Julius (ed altri). Racconto che si dirama e si amplia, si contorce un pochettino nel variare degli avvenimenti (un vero tourbillon che mi ricorda certe avventure di cappa e spada) ma resta sempre di stimolo alla lettura.
Di questo ufficiale della Guardia Svizzera, belloccio e sveglio, risentiremo parlare.

il mistero delle tre querceIl mistero delle tre querce di Edgar Wallace, Polillo 2013. Il delitto non è un’arte né una scienza: è un incidente. Già l’incipit tira a fregarsi le mani anche se Thomas De Quincey e Austin Freeman (per dirne uno) scuotono la testa. Detto da Socrates Smith a suo fratello minore Lex. Single, magro da far paura, antropologo, studioso del crimine, già appartenuto al Criminal Investigation Department, ora collaboratore esperto di impronte e di macchie del sangue. Visita (su richiesta) a John Mandle, ex funzionario di polizia in carrozzella per forti reumatismi (contrasto con la bella figliastra Molly Templeton), che ha una paura terribile (diversi segni evidenti partendo dai sistemi di allarme) letta negli occhi dallo stesso Soc (Socrates). Messaggio luminoso in codice Morse visto dalla casa bianca al di là della vallata “Vieni alle tre querce”. E proprio qui, appeso ad una di esse penzola, ucciso da un colpo di pistola alla fronte, proprio il nostro Mandle. Difficile farne un resoconto come per altre storie (quelle che ho letto) di Wallace. Solo qualche spunto: impronte da verificare, una scarpa nel fango di Molly che sparisce un paio di volte (in seguito anche un ferito per terra), identità sospette. Aggiungo un diario del morto, quello della ragazza sopracitata, un incendio doloso, un manoscritto importante, un tentativo di strangolamento, una storia passata che si riversa nel presente. Non manca l’aspetto sentimentale con la bella Molly al centro di virile attenzione da parte del vecchio (per i tempi) Stone, amico di Mandle, e il giovane Lex. Movimento, ritmo incalzante, momenti di pathos e di paura, continui colpi di scena, sparatorie, una incessante fibrillazione con i personaggi che vanno e vengono da tutte le parti (di giorno e di notte) come su un palcoscenico. Prosa secca, essenziale (all’osso), dialoghi martellanti che non lasciano spazio al ciondolar della testa. E con Socrate Smith che tira le fila di una rocambolesca e intrigantissima vicenda. Da leggere con l’occhio vispo.

Presento il contributo dell’amica scrittrice, traduttrice e giornalista Annalisa Coppolaro di cui ricordo Misteri mari amori, Giochi d’amore e di infedeltà, Chiese pievi e segreti sulle colline di Siena (ed. bilingue inglese-italiano), Il Leccio, giugno 2013. Un libro, quest’ultimo, che non è solo una guida storica ma anche un viaggio intrigante tra leggende e misteri di queste magnifiche terre. Suo blog da visitare Storie randage
mare al mattinoMare al mattino di Margaret Mazzantini, Einaudi 2011 (anche in ebook). Un libro di grande poesia che ruota attorno al dramma attualissimo dei migranti in cerca di una vita migliore via mare. È il mare infatti il protagonista indiscusso della trama, insieme a due bambini le cui vite si incrociano. Durante un recente soggiorno a Londra ho trovato Mare al mattino nella biblioteca di Pimlico (Westminster) tra i circa venti libri in lingua italiana e non ho resistito: conosco la Mazzantini e la trovo sempre toccante e poetica, e questa storia ha confermato le sue doti di narratrice e le sue capacità anche giornalistiche, esemplificate in una trama semplice e allo stesso tempo densa di umanità ed emozioni.
Farid è un bambino della Libia che vive alle soglie del deserto con la bella e giovane madre Jamila e una gazzella per amica. Ma la feroce dittatura costringe i due a partire via mare alla ricerca di un po’ di libertà. Farid non conosce ancora il mare e fantastica su come sarà prima di incontrarlo, un mare che però non mantiene le promesse e diviene poco a poco una trappola per lui e Jamila.
Vito è siciliano, un ragazzino che ascolta da sempre le storie della madre e della nonna che appartenevano alla comunità siciliana che Gheddafi cacciò da Tripoli negli anni Settanta. Anche lui subisce il fascino immenso del mare, quello tra Italia e Libia, dalla spiaggia di un’isola siciliana al di là della Libia, e intanto narra i ricordi e la vita difficile e piena di sogni infranti che ha scoperto tramite i racconti di sua madre Angelina e che fin da piccolo lo ha colpito in modo indelebilmente intenso e spesso drammatico.
Le donne e il mare prevalgono in questa trama come presenze affascinanti, mutevoli, forti e allo stesso tempo in perenne cambiamento, adattabili, sensibili e talvolta dolorose. E su tutto le figure dei due bambini le cui speranze sono ancora solo accennate e intrise di fantasia e sogni, che risultano toccanti in tutto il loro magico mondo che verrà irreversibilmente segnato dal migrare.
La narrazione di Margaret Mazzantini è certamente degna di nota anche in questo romanzo, così ricca di emozione e poesia, ma anche di episodi storici e dei loro strascichi e ripercussioni sulle storie umane e sulla dignità di coloro che restano toccati per sempre dalle contraddizioni drammatiche di certe vicende del nostro tempo.

Chiudo con il contributo di Patrizia Debicke (la Debicche).
una tranquilla città di pauraUna tranquilla città di paura di Luigi Guicciardi, LCF Editori 2013. Torna in libreria Guicciardi con il suo commissario Giovanni Cataldo… Già, il suo commissario, un catanese testardo, individualista, un siciliano trapiantato al nord, che si chiama Giovanni, anche se pare quasi che Guicciardi lo nasconda o faccia di tutto per farci scordare il suo nome. Ma torniamo all’autore e al suo protagonista. Dal giorno della prima comparsa in libreria dell’accoppiata (il tempo vola, era il 1999) per il commissario catanese – trapiantato felicemente a nord e del quale ormai conosciamo molte delle irrinunciabili consuetudini – le cose vanno bene: è nel pieno della maturità professionale, ha una famiglia, è diventato padre, vive la sua vita mentre Modena…
«Certo che è cambiata…» dichiara a un informatore. «Un tempo questa era una bella città ora però non lo è più».
E infatti una catena di inspiegabili e spaventosi omicidi la sconvolge. Una dopo l’altra, tre persone saranno assassinate in meno di sei giorni. Tutte e tre hanno subito diverse coltellate e su tutte e tre viene ritrovato un ciondolo di nichel con il sole e la luna, appeso a un cordoncino.
Le vittime sono una prostituta slovena, massacrata in un casolare di periferia, un violinista di Trento, appena giunto in città per dare un concerto, colpito con violenza e abbandonato a morire in una strada del centro cittadino e una ricca e piacente vedova sessantenne di buona famiglia, uccisa nella sua bella villa.
Un’inchiesta difficile per il commissario Cataldo, al quale per di più qualche problema di salute sta complicando la vita facendolo vivere nel timore di avere chissà quali mali.
Un vero rompicapo da risolvere perché, apparentemente, non esiste alcun legame tra le tre vittime, ma l’arma del delitto, sempre lo stesso coltello, costringe a ipotizzare un killer, un omicida seriale.
Un arduo percorso il suo, pur validamente affiancato dallo storico vice Muliere e dalla squadra, con storie antiche che saltano fuori e si mischiano al presente. Bisogna barcamenarsi e scavare con attenzione in un crogiuolo di passioni, di interessi, di omertà. E purtroppo l’assassino non si fermerà.
Ma Cataldo va dritto per la sua strada e, piano piano, con interrogatori, arresti e messa alle corde di mezze cartucce collegate allo spaccio e al furto cittadino, indizi e piccole verità arriva finalmente a intuire l’incredibile e inimmaginabile legame giallo tra queste morti violente. Terrà  testa alle pressioni del magistrato, della stampa e dell’opinione pubblica, poi, affiancato dai suoi e dal medico legale, siciliano come lui, dopo aver scartato una falsa pista, riuscirà sbrogliare il caso. Un buon thriller con un bel titolo che non perde mai mordente, ricco di colpi di scena, ben costruito, senza sbavature. Da leggere.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti