Il recensore dei gialli: convegno a Pistoia sabato 19 maggio

Ho accolto molto volentieri l’invito degli amici toscani a partecipare al convegno che si terrà sabato prossimo a Pistoia. Cross-posto qua l’articolo apparso su La lettera rubata:

Gli Amici del Giallo Pistoia, il Comune di Pistoia e la Biblioteca San Giorgio hanno organizzato per sabato 19 maggio, presso l’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio (Via Pertini, Pistoia) un convegno dal titolo IL RECENSORE DEI GIALLI. La critica letteraria sul giallo e noir in Italia, a cura di Graziano Braschi e Giuseppe Previti. Parteciperanno: Giuseppe Previti, Graziano Braschi, Roberto Pirani, Valerio Calzolaio, Sergio Calamandrei, Alessandra Buccheri, Marco Santoni, Susanna Daniele.

In questo incontro alcuni critici, scrittori ed esperti ci parleranno della letteratura gialla e noir dal loro punto di vista – di “addetti ai lavori” – fra passato, presente e futuro. È tutta qui l’originalità dell’iniziativa: nel considerare l’importanza del recensore dei gialli, con la sua critica “periodicista” (durevole nel tempo). In due interventi si parlerà del lavoro di alcuni recensori “storici” sul giallo italiano: nel primo, dagli anni Trenta fino a metà degli anni Sessanta; e, nel secondo, dagli anni Settanta ai primi anni del Terzo millennio, che è poi il periodo della crescita irresistibile del giallo italiano e dalla sua uscita dal “ghetto” della cosiddetta paraletteratura. Seguiranno interventi, ancor più specifici ed altrettanto importanti. Ad esempio, in uno verranno esaminate e confrontate le diverse specificità della recensione di genere; in un altro verranno scandagliati quindici anni della critica dedicata ai romanzi filmati in “bianco e noir”; in altri due si parlerà di come l’avvento del WEB abbia cambiato il panorama letterario. E ancora: si parlerà del rapporto fra recensione e promozione di un giallo, con la domanda finale “Un’appropriata recensione quante copie in più fa vendere del libro?”. Il convegno, primo in Italia, intende analizzare lo stato dell’arte, le tendenze e gli effetti della critica letteraria sui romanzi di genere giallo/noir.

Il programma completo cliccare qui.

Febbre di Giulio Minghini: come i siti di incontri online (non) sono un rimedio alla solitudine

«Il numero di persone che vivono sole in Francia è stimato a 12 milioni: la metà ha già frequentato un sito di incontri, e un quarto si è iscritto (a pagamento) per un periodo più o meno lungo. L’Europa annovera 100 milioni di single…»

È un dato impressionante. Un esercito di persone sole che tenta di esorcizzare la solitudine gettandosi nel virtuale. È quello che accade al protagonista di Febbre (Piemme) di Giulio Minghini: al termine di una relazione insoddisfacente durata tre anni, un trentacinquenne scopre il “meraviglioso” mondo delle chat e dei siti di incontri su internet. Crea un account con il nick Dilacero e inizia la perlustrazione del web. Scopre un mondo di solitudini come e peggio della sua, un mondo con il quale tenta inizialmente di comunicare, ma solo perché questo gli garantisce maggiore visibilità (e dunque maggior numero di contatti, e dunque maggiori possibilità di incontro reale). Un’overdose, un’orgia di incontri con donne di ogni età più o meno single, molto sole, prevalentemente ben disposte.
Ora, io so che i miei tre lettori uomini saranno tentati di non terminare la lettura di questo post e correre invece a iscriversi a Meetic o a un altro qualsiasi sito di incontri, sperando di ripetere le gesta del protagonista. Ma attenzione, Febbre non è un’esaltazione dei siti di incontri on line:

L’inferno di oggi ha l’aspetto di un sito di incontri. Babele di desideri frustrati, di aspettative ostentate come ferite, di solitudini colme di ombre feroci e inafferrabili. Mi appunto queste parole, una sera, in un bar della rua Saint-Blaise, mentre aspetto France con la quale, senza una ragione precisa, so che non funzionerà.

Febbre è casomai l’esatto opposto. Il titolo originale, Fake, rende meglio la sostanza del libro. Un gioco di specchi, di incontri fittizi, in cui non ci si rivela mai per quel che si è, in cui mancano le aspettative, le emozioni, gli scambi. Si condivide del sesso – poco e insoddisfacente – e via, verso un’altra notte, un altro incontro, un’altra persona-senza-nome di cui non resterà traccia. Il protagonista rimane avvinto da questo gioco, al punto da perdere ogni riferimento con la realtà.
Fortunatamente, sembra, è solo una fase, un periodo bulimico a cui presumibilmente farà seguito un nuovo equilibrio. O almeno così mi piace pensare.

Febbre è stato scritto in francese e pubblicato in Francia, prima che in Italia. Minghini, esule a Parigi senza grossi rimpianti, ha una prosa asciutta ed essenziale, dritta al punto, tuttavia accurata. Ineccepibile nello stile e nel ritmo. La lettura può essere urticante se siete del tutto estranei all’universo virtuale; se invece – benvenuti nel club – avete una qualche familiarità con questo avvilente simulacro del reale, Febbre vi mostrerà esattamente quello che siete o che potreste diventare. Tabagisti che tentano di smettere con l’ultima sigaretta, alcolisti che tentano di curarsi con l’ultimo bicchiere, solitudini che tentano di colmarsi con l’abbondanza.

E se ogni nuovo incontro non fosse nient’altro che un piccolo suicidio? Un atto inconsulto di abdicazione di sé?