La roccia nel cuore di Antonella Mecenero

La roccia nel cuoreLa roccia nel cuore (Interlinea, 2013) è un giallo ambientato nella zona del lago d’Orta. La storia prende avvio dal suicidio di Luigi, giovane e promettente ciclista, benvoluto da tutti. La famiglia, i compagni di classe e di squadra sono increduli e addolorati ma accettano la versione fornita dagli investigatori; l’unico che si pone dei dubbi è Gabriele – che poi, a lui nemmeno stava troppo simpatico, Luigi, tanto popolare anche con le ragazze, ma la sua mente razionale non riesce ad accettare una fine così inaspettata.
Il funerale viene officiato da don Marco Siracide, quarantenne oriundo di Pella ma vissuto lontano per anni, tra Università e studi teologici. Marco ha accettato di rientrare a coprire il posto rimasto improvvisamente vacante per il repentino allontanamento forzato di don Alfio, rimosso dall’incarico di parroco perché in odore di pedofilia.
Il ritorno di Marco a Pella non è indolore: nutre dei dubbi profondi, non ha mai fatto davvero il prete ma solo lo studioso e a Pella ha lasciato una giovane donna di cui si era invaghito per seguire la sua vocazione. Marco quindi prende il suo posto nella parrocchia e a scuola, dove insegna religione nella classe di Gabriele e del fu Luigi.
Cosa poteva significare veramente dire messa a una dozzina di vecchiette che forse non si erano neppure rese conto della partenza di Alfio e del suo arrivo? O parlare a classi di adolescenti ai quali non riusciva a dare una risposta per la morte del loro amico. Non sui motivi e sulla dinamica della morte, ma sul perché. Il perché della morte. Non era a quello che serviva un prete? (p. 112)
A complicare le cose, il furto di una reliquia di san Giulio da una cappella in mezzo al lago: il santo “se n’è andato”, pare. All’inizio i carabinieri, nella figura del burbero maresciallo Remigio Salvi, pensano a una ragazzata: tra i sospettati ci sono anche Gabriele e il suo amico del cuore Michele, esperto di svasse e “cotto” di Marta. Ma don Marco è di diverso avviso e inizia un’indagine parallela e ad ampio respiro. E poi… e poi succedono tante altre cose, di cui naturalmente non si può dire troppo.

Capita (sempre più raramente, ma capita ancora) di avere la fortuna di intercettare un talento in erba prima che diventi famoso. È stato solo un caso se la strada di Antonella Mecenero si è incrociata con la mia durante una delle sue prime prove. Nel frattempo la giovane professoressa non è rimasta con le mani in mano e adesso non solo è finalista al premio Tedeschi 2013 con un giallo storico, ma ha pubblicato questo romanzo, La roccia nel cuore. L’ho letto con piacere, perché Antonella racconta ciò che conosce (che è buona regola di chi scrive) e conosce bene ciò che racconta.
La roccia nel cuore è ambientato nella zona in cui Mecenero vive e lavora. Ci sono dentro i ragazzi (studenti del liceo, nel pieno dell’età dei dubbi e delle esplosioni ormonali), i paesaggi e le leggende del lago d’Orta, l’attenzione verso la realtà. C’è Marco che corre, corre, per riflettere e per chiarirsi le idee, come per anni ha corso Antonella, allenandosi da agonista. C’è il gatto Oro, il più pigro e indolente dei gatti, che nella realtà esiste tale e quale alle spassose descrizioni del romanzo. C’è molta storia e molta passione.
Devo dire, per onestà, che forse il romanzo pecca di un eccessivo buonismo di fondo, ma altrettanto onestamente devo fare i complimenti ad Antonella Mecenero per questo bel traguardo. La roccia nel cuore è un libro scorrevole e godibilissimo, soprattutto per chi frequenta le zone descritte, e si vede che Antonella sta cercando il punto di arrivo, la sintesi dei suoi molteplici interessi, che vanno dalla storia a Sherlock Holmes, dalla conoscenza del territorio allo sport, dalla fede ai ragazzi che segue a scuola.
A ulteriore merito dell’autrice aggiungo che non ha ceduto alla facile tentazione di parlare di temi “alla moda” come il femminicidio o il classico serial killer, ma ha raccontato una storia agganciata a fatti di cronaca.
Infine, ancora ad avvalorare la tesi del talento “in progress”, Antonella Mecenero non ha cercato scorciatoie ma sta facendo un’onesta, faticosa (e, le auguro, rapida) gavetta: partecipando a concorsi per racconti e romanzi e facendosi notare solo grazie alla sua capacità. È una strada difficile, nessuno lo nega, ma è l’unica che garantisce la selezione qualitativa. A lei, che ha scelto il percorso in salita e sta macinando tappe e obiettivi, va tutta la mia stima e la mia approvazione.

Il blog di Antonella Mecenero.
L’intervista a “Gabriele”
Un’intervista ad Antonella Mecenero realizzata da Ambretta Sampietro.