Giovedì 6 giugno: evento Carrisi a Roma

Invito_CarrisiGiovedì 6 giugno alle 18.30, alla libreria IBS (via Nazionale 254) Donato Carrisi firma le copie del nuovo romanzo L’ipotesi del Male (Longanesi), che per l’occasione potrà essere acquistato con il 15% di sconto.
Parleremo (brevemente, promesso, per lasciare spazio alle dediche) di persone scomparse, di serial killer, del labile confine tra Bene e Male. È l’occasione per incontrare dal vivo un ottimo scrittore e un gran comunicatore, non potete mancare!

Vi aspettiamo!

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L’ipotesi del Male di Donato Carrisi

ipotesi del male_Sovra.inddIl bene di alcuni coincide sempre con il male di altri, ma è valido anche il contrario.

Mila Vasquez, poliziotta con l’abisso nell’animo, viene coinvolta nelle indagini su una sequenza di omicidi legati a persone scomparse da anni. Gli scomparsi sono il suo pane quotidiano, un po’ di più da quando il collega Eric Vincenti è a sua volta svanito nel nulla, quattro anni prima, senza lasciare indizi. Le loro foto campeggiano, in una lunga sequenza di volti per i quali il tempo si è fermato anche da decenni, nella sala del Limbo, il regno degli scomparsi, quelli che – come il gatto di Schroedinger – potrebbero essere indifferentemente vivi o morti. Un orfano di mezza età. Una donna maltrattata dal marito. Un’adolescente affetta da disposofobia. Sono tutti P.V.O., Potenziali Vittime di Omicidio, in gergo tecnico. Fino a quando gli scomparsi tornano, collegati tra loro in un modo che sembra non avere spiegazione, e tornano per vendicarsi.

Poi c’è Simon Berish. Tutti vogliono parlare con Simon Berish. Fin da bambino, Simon raccoglie le confessioni di coetanei e adulti. Nemmeno lui sa il perché, ma ha usato questo talento nella vita: adesso fa il poliziotto ed è il mago delle confessioni. Per sua fortuna ha sviluppato questa competenza, altrimenti sarebbe stato cacciato dalla Polizia anni prima, a seguito di una vicenda i cui contorni non sono mai stati chiariti. Ma in Polizia la fama conta più dei fatti, e la nomea di reietto accompagna Berish ormai da anni.

Mila è sola. Simon è solo. Sono destinati a incontrarsi per affrontare un criminale mai identificato che è tornato a colpire a distanza di anni.

Il nuovo, affascinante thriller di Donato Carrisi, L’ipotesi del Male (Longanesi 2013), segna il felice ritorno di Mila Vasquez, già presente nel Suggeritore. Beh, “felice” riferito a una come Mila Vasquez è un termine un po’ forte, ma insomma, ci siamo capiti. Per Mila Vasquez sono passati sette anni dalle vicende del Suggeritore, per noi qualche mese in meno, ma i tempi tornano. Cosa è successo nel frattempo lo scopriremo nel corso del romanzo.
Ciò che conta invece è che Donato Carrisi non solo non ha perso la mano nella scrittura di thriller di impatto, ma riesce anche a rinnovare il genere, inserendo nel meccanismo consolidato elementi di novità dettati, principalmente, dalle conoscenze di criminologia e antropologia.
L’ambientazione è, come nel Suggeritore, priva di riferimenti geografici precisi e di descrizioni dettagliate, e questo espediente (che altrove risulterebbe forse inaccettabile) consente al lettore di astrarsi dalla realtà e di non focalizzare l’attenzione sui dettagli ma di concentrarsi sulla trama – sui colpi di scena, sugli sviluppi – e sulle riflessioni riguardo alla natura del Male, tema che Carrisi ha trattato anche nel precedente Tribunale delle anime.
Non c’è un unico cattivo, ma tanti, e inaspettati: si nota in questo una vaga somiglianza con The Following, la serie tv che ha spopolato di recente; solo che qui sappiamo fin da subito chi è il colpevole, nell’Ipotesi del Male bisogna arrivare fino alla fine… e oltre.
Un vero thriller “voltapagina” che riesce a riconciliare con il genere anche chi, come me, pensa di aver già letto tutto.

Segnalo che, nei ringraziamenti, Carrisi racconta lo spunto da cui ha preso avvio il romanzo: che sia vero o meno (lo stesso autore non si sbilancia in merito), è senz’altro affascinante.

Infine mi sembra degno di nota che i proventi della traduzione greca andranno a Boroume, un’associazione di volontariato greca che si occupa di sfamare chi è in difficoltà. Un segnale concreto che svela l’attenzione dell’autore per la realtà – critica – in cui siamo immersi.

«Ci sono diverse categorie dei cosiddetti ‘manipolatori di coscienze’.» Cercava di arrivare al punto per gradi. «I seminatori d’odio sono coloro che, senza apparire, creano un ideale malvagio sperando che qualcuno decida di seguirlo: si servono di informazioni artefatte e le diffondono per istigare gli altri alla violenza. Poi ci sono i cercatori di vendetta, che riescono a imporre come obiettivo di una moltitudine sconosciuta l’annientamento di un loro nemico.» […] «Ne esiste una terza. Ed è quella che ci interessa… I predicatori.»

Niceville di Carsten Stroud: quando l’uomo con la pistola incontra il paranormale…

…l’uomo con la pistola è un uomo morto? Non necessariamente. In Niceville di Carsten Stroud (Longanesi, 2012 – da ieri nelle librerie) il detective Nick Kavanaugh  – reduce di guerra residente nella tranquilla cittadina di Niceville – deve indagare su un’assurda sparizione:

Alle 15.13.55 Rainey Teague c’è, è proprio lì.
Alle 15.13.56 il ragazzo scompare.
Non sguscia fuori dall’inquadratura, non si abbassa, non salta verso l’alto, non si allontana, non si trasforma in uno sbuffo di fumo, non viene strattonato via dalla mano di uno sconosciuto.
No, scompare di colpo, come se fosse stato soltanto un’immagine digitale e qualcuno avesse premuto il tasto CANCELLA.
Rainey Teague d’un tratto sparisce.
E non torna più.

Ma non c’è solo questo. Tutto, a Niceville, è permeato da una strana aura. Circa un anno dopo la sparizione di Rainey, un uomo trama la sua vendetta per un’ingiustizia che ritiene di aver subito, una donna scompare nel nulla e una sanguinosa rapina in banca metterà a dura prova la polizia di Niceville. È tutto molto “umano”, ma anche questi avvenimenti in qualche modo si incastrano nel quadro delle strane sparizioni per le quali Niceville detiene un record superiore alla media nazionale. All’ombra di Tallulah’s Wall, la rupe che sovrasta la città, sormontata dal cupo Crater Sink, un gorgo da cui nessuno è mai riemerso, le 4 famiglie di “fondatori” di Niceville – gli Haggard, i Cotton, i Teague e i Walker – si tramandano un terribile segreto di generazione in generazione…

L’autore, Carsten Stroud, si è gentilmente prestato a rispondere a qualche domanda in occasione dell’uscita del romanzo:

AB – Innanzitutto, ho letto che Niceville è il primo romanzo di una trilogia. Avevi già in mente che lo fosse quando hai iniziato a scrivere, o hai deciso in un momento successivo?
CS – Era già una mia intenzione, anche se l’arco della narrazione è cambiato molto rispetto alla mia previsione iniziale. Penso che sia una buona cosa quando i personaggi del tuo libro si liberano, in qualche modo, dalle tue aspettative e dai progetti che avevi per loro. In questo caso vanno assecondati, perché il risultato potrebbe essere sorprendente. È esattamente ciò che è accaduto con Niceville, e anche con il secondo libro (The Homecoming) che ho appena completato, e immagino che – se avrò fortuna e abbastanza calma da rendermene conto – succederà anche nel terzo, The Departure.

AB – Leggo nella tua biografia che hai lavorato nel campo della pubblica sicurezza e come giornalista investigativo, e hai vinto – insieme a tua moglie, la ricercatrice e scrittrice Linda Mair – diversi premi su riviste a tiratura nazionale prima di scrivere un best-seller sulle “forze armate” americane (polizia, esercito, sceriffi). Poi sono arrivati i libri di fiction, tra cui Cuba Strait, Black Water Transit, Cobraville, e Lizardskin, alcuni dei quali sono stati opzionati per diventare film. Su internet ho trovato due diversi siti web, carstenstroudbooks.com e nicevilleusa.com, come se tu volessi tenere separati i tuoi libri precedenti dall’attuale trilogia. Quando è arrivata la svolta?
CS – Il punto di svolta della mia carriera è arrivato durante un lungo viaggio nel Sud degli Stati Uniti. Io e Linda – mia moglie – abbiamo passato molti anni viaggiando insieme, sia per lavoro che per il piacere della compagnia reciproca, e a volte sembriamo una coppia di poliziotti che osserva e prende nota di tutte le stranezze in cui ci imbattiamo. Nel caso di Niceville, Linda aveva notato una serie di auto distrutte e messe in fila lungo la carreggiata dell’interstatale opposta alla nostra. Ma non c’era polizia sul posto. Ce ne siamo meravigliati e abbiamo elaborato una teoria per spiegare quale fosse la relazione fra quelle carcasse. Da questo è nata l’idea di una seria a proposito di un poliziotto specializzato in inseguimenti che vive in una piccola e strana città del Sud. Niceville è basata, per certi aspetti, su Savannah (Georgia) e Marietta (Georgia), ma è soprattutto di nostra invenzione. Ci rendevamo conto che Niceville sarebbe stato molto diverso da altri libri che avevamo scritto. Quindi abbiamo chiesto a nostra figlia Emily di disegnare e creare un sito a parte per la serie di Niceville. Il sito (www.nicevilleusa.com) è opera sua, e devo dire che è brillante. Emily è stata la prima ad accorgersi che dentro il nome Niceville si nasconde la parola Evil (il Male).

AB – Cosa succede quando un uomo d’azione, forte ed energico come Nick, un soldato e un combattente, si scontra con un’attività “sovrannaturale”?
CS – La reazione di Nick di fronte agli eventi paranormali che si sviluppano in Niceville è una lenta e riluttante accettazione che dietro l’apparente bellezza della cittadina possa celarsi qualcosa di inspiegabile e totalmente maligno. La sua reazione è probabilmente la stessa di ogni altra persona ragionevole. Quando mi è capitato di imbattermi in eventi che non sono stato in grado di spiegarmi razionalmente, la mia prima reazione è stata quella di non credere ai miei sensi, poi di non credere a ciò che stava accadendo e solo alla fine mi sono costretto a prenderli in considerazione realmente.

AB – OK, devo dirlo: Tony Bock, a dispetto di tutti i tuoi sforzi per mostrarlo come un uomo gretto e meschino, è un personaggio divertente. È talmente “piccino” e sciocco che non si può fare a meno di riderne. Che ne pensi?
CS – Ho incontrato tre uomini molto simili a Tony Bock e non mi piacevano per niente, ma questo è dovuto ai danni che avevano causato nella realtà. Nel caso di Tony Bock, il mio macabro senso dell’umorismo si è manifestato attraverso di lui. L’ho messo in una situazione in cui i suoi difetti caratteriali diventavano farsa. È stato divertente farlo, anche se forse in questo modo si è perso il potenziale negativo che questo personaggio avrebbe avuto. Ma sono un uomo che apprezza una sana risata e non perdo occasione di farlo. So che l’umorismo presente in Niceville colpisce molte persone perché sembra fuori luogo in un thriller/horror, ma nella mia vita mi sono trovato in situazioni molto brutte – scene di omicidi e scontri a fuoco – e quasi tutti i presenti avevano un senso dell’umorismo molto nero e tagliente. Era il modo in cui affrontavamo le difficoltà.

AB – Chi è il tuo personaggio preferito? A parte Nick, naturalmente (immagino che il protagonista sia un po’ come il figlio primogenito, per gli scrittori).
CS – Il mio personaggio preferito a dire il vero è Coker, subito dopo viene Charlie Danziger. Coker è un perfetto “cattivo” e un buon thriller non può fare a meno di un cattivo molto convincente. Credo di aver riservato a Coker le mie righe migliori, e questo significa che mi piace davvero.

AB – Nel tuo romanzo le donne sono personaggi forti, con una personalità ben definita, e questo non sempre si vede nei romanzi, mentre nella realtà è frequentemente vero. C’è lo zampino di tua moglie nel modo in cui tu “tratti” i tuoi personaggi femminili?
CS – Lascia che ti racconti una storia. Tanto tempo fa Linda – che non solo mi aiuta a dar forma alle idee, ma si occupa di fare ricerca e del primo editing del manoscritto – bene, Linda stava finendo la prima lettura di un libro chiamato Sniper’s Moon. Ha messo il manoscritto da parte e ha detto “Lo sai che tutte le donne in questo romanzo indossano la mia stessa lingerie?” e io ho risposto “Certo. Non pensi che sarei in grossi guai se descrivessi qualcosa di diverso?”. Linda è il mio modello per tutte le donne forti, sexy e pericolose che si trovano nei miei romanzi. Naturalmente la adoro, ma cerco di non farla arrabbiare. Una volta mi ha lanciato un ferro da stiro. L’unico motivo per cui sono ancora vivo è che la spina è rimasta collegata alla presa. Bionda con gli occhi verdi e incline alla vendetta e alle stravaganze. Sono fortunato ad averla. Lo dico a tutti miei amici maschi – che la adorano quanto me – “Nessuno di voi resisterebbe più di un minuto in una gabbia con questa grossa gatta. Solo io ho il coraggio”. Questa è Linda…

AB – Nella tua biografia racconti di aver svolto diversi lavori prima di diventare uno scrittore professionista. Hai mai avuto esperienza personale e diretta di situazioni rischiose?
CS – Sì, sono stato esposto a rischi – e non solo quando ho fatto infuriare Linda – ma poiché ero quasi sempre in compagnia di uomini molto più coraggiosi di me l’ho sempre scampata. Non che mi sia piaciuto essere bersaglio di uno sparo o trovarmi in un combattimento, ma sono contento di aver avuto queste esperienze. Avere esperienze di prima mano sulle armi e sui danni che producono aiuta a scrivere scene molto più convincenti nei libri. È utile anche sapere come funziona un arresto cardiaco e cosa si prova quando si ha davvero paura…

AB – Nick è un veterano di guerra. Mi sembra di capire che tu ti interessi di politica, in particolare degli aspetti riguardanti l’estero, la difesa e i temi internazionali. Secondo te, chi sarà il prossimo presidente Americano?
CS – La mia previsione, tastando il polso degli Americani, è Barack Obama. Non sono sicuro che sia che sia il migliore in assoluto, ma nessun altro lo sarebbe, dal mio punto di vista.

L’autore aggiunge, direttamente in italiano:

Grazie per questo! è stato divertente. Spero che ci incontreremo in Italia l’anno prossimo!

Ciao,
Carsten

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