L’abisso (Le varie di Valerio 76)

Flore Murard-Yovanovitch
L’abisso. Piccolo mosaico del disumano
Stampa alternativa , 2017
Traduzione di Luca Briasco
Reportage

Mediterraneo. Ai giorni nostri. “In una pulsione senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale, l’Europa sceglie la violenza come politica e decide di spostare la sua Frontiera più a sud, in Africa, trasformandosi in un dispositivo per bloccare e per deportare chi tenta di arrivare – l’Europa si fa muraglia di eserciti e di poliziotti, di campi, di leggi e persecuzioni”. Da circa dieci anni la giornalista Flore Murard-Yovanovitch, di origine serbe, nata e cresciuta in Francia, globetrotter militante, spesso con base a Roma, raccoglie cronache, commenti, pensieri, recensioni nel blog Floremy, molto imperniato sulla (cattiva) politica europea nei confronti delle immigrazioni. Non solo comunque: si tratta di scritture intuitive di quello che c’è nell’aria e delle trasformazioni psicosociali in corso, pulsanti verso una società diversa, libera e davvero umana fondata su rapporti umani nonviolenti, sulle realizzazioni reciproche degli individui, della loro identità, in creatività e fantasia. Esce ora con la terza parte di quello che ha chiamato “piccolo mosaico del disumano”. Dopo Derive (2014) e La negazione del Soggetto Migrante (2015), L’abisso (ottobre 2017) contiene quasi una trentina di testimonianze e resoconti su episodi di flusso migratorio del biennio 2015-2016: la percezione “delirante” (concetto ripreso dallo psichiatra Fagioli) che impera sugli organi d’informazione e sui social, capace di delirare sugli esodi, distorcendo dati e realtà; il nuovo “fascismo” della frontiera, ovvero muri razziali, caccia ai profughi, campi di concentramento nuovi lager lungo i transiti o all’arrivo, rimpatri forzati e mortiferi; la vera e propria “guerra” ai migranti, ovvero pattugliamenti militari respingenti, fuoco armato contro i soccorritori, naufragi indotti o accettati, psicopatologia dei poteri statali e comunitari.

Flore Murard-Yovanovitch (Parigi, 1972) è una storica di formazione, divenuta ben presto operatrice dell’Onu e di varie Organizzazioni non governative, giornalista freelance, coinvolta nelle esperienze di psichiatria dell’analisi collettiva di Massimo Fagioli (1931-2017), testimone diretta e sul campo di storie e volti di esodati. I testi erano in parte usciti anche su quotidiani cartacei e online, agenzie varie. Nel volume la scrittrice assembla i pezzi non per tema, ma per amaro argomento e aggiunge un lavoro di editing, oltre a un ricco apparato di circa cento note (con citazioni bibliografiche e riferimenti giuridici). Entusiasta l’impegnata postfazione di Alessandro Dal Lago, che parte dal “costo umano” dei morti di frontiera (“Trentamila annegati in vent’anni. Quaranta o forse cinquantamila morti, se contiamo le vittime, per fame, sete, torture o guerra, nelle savane, nei deserti e nelle desolazioni che separano l’Africa… dalle coste mediterranee”) e integra il libro con le novità del 2017: “quello che è successo in Italia tra il febbraio e l’estate del 2017 non ha precedenti. Una campagna, probabilmente appoggiata o ispirata dai servizi segreti, alimentata dai media scandalistici e legittimata da alcuni magistrati inquirenti loquaci o specializzati in esternazioni alla stampa, ha preso di mira le navi delle Ong che operano tra Sicilia e Libia, salvando migliaia di migranti”. Ė purtroppo un dato che l’Europa di fatto non ha mai riconosciuto il diritto di restare (con la schiavitù antica e moderna, il colonialismo, lo sfruttamento, le emissioni di gas serra) e ha paura della libertà di migrare (altrui e universale), unita da una psicosi nazionalistica ed etnocentrica. Abbiamo bisogno di conoscenza ed empatia per resistere alle abissali disuguaglianze!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/106: Erpenbeck

voci-del-verbo-andareAutore Jenny Erpenbeck
Titolo Voci del verbo andare
Editore Sellerio
Anno 2016
Pagine 349
Prezzo 16 euro
Traduzione di Ada Vigliani

Berlino. 2014. Richard è un filologo classico appena andato in pensione, vedovo e senza figli: che fare? Per caso incontra un gruppo di donne e uomini, esuli africani in un campo profughi. Vengono dal Ghana, dal Ciad, dalla Nigeria, erano sbarcati l’anno prima nell’isola siciliana di Lampedusa, dopo molte peripezie. Comincia ad ascoltare, gli sovvengono Omero ed Esiodo, Seneca e Tacito, Ovidio e l’esploratore marocchino del Trecento Ibn Battuta, Shakespeare e Goethe, capisce che chi parla è costretto a una doppia assenza e non ha certo finito di soffrire.
Con Voci del verbo andare la brava scrittrice Jenny Erpenbeck (Berlino est, 1967) ci consegna un reportage letterario sul misconosciuto diritto di restare e sulla scarsa libertà di migrare, una doppia presenza fra noi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/103: Ma il mondo, non era di tutti?

ma-il-mondo-non-era-di-tuttiAutori Vari
Titolo Ma il mondo, non era di tutti?
Editore Marcos y Marcos
Anno 2016
Pagine 159
Prezzo 10 euro

I confini del e nel pianeta. I secoli contemporanei. Otto autori italiani di differente ambito o genere (saggi, romanzi, poesie, fumetti e così via) si cimentano sui confini in un interessante volume curato (anche con breve prefazione) da Paolo Nori, in collaborazione con l’Arci, Ma il mondo, non era di tutti?. Sono Violetta Bellocchio, Emmanuela Carbé, Francesca Genti, Carlo Lucarelli, Monica Massari, Giuseppe Palumbo, Antonio Pascale, Gipi.
Massari riassume una decennale raccolta di storie di donne e uomini migranti attraverso il mar Mediterraneo: bisogna ascoltare i linguaggi dell’inquietudine con attenzione ed empatia, e parallelamente dotarsi di una griglia critica di precisi riferimenti bibliografici. Pascale con garbo e ironia fa la propria autobiografia del mondo, Lucarelli traccia una riga italiana fra Eritrea ed Etiopia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)