Altre letture in breve

per dieci minutiChiara Gamberale
Per dieci minuti
Feltrinelli, 2013

Piacevole e leggero, Per dieci minuti di Chiara Gamberale si legge in un attimo. È il racconto (autobiografico?), non privo di ironia, di Chiara che, lasciata dal marito e persa la rubrica per cui scrive, deve reinventarsi una vita. La sua psicologa le consiglia di provare una cosa nuova al giorno. Una cosa piccola, bastano dieci minuti al giorno, ma deve trattarsi di qualcosa che non ha mai fatto prima. Chiara è quindi costretta suo malgrado a uscire dal guscio delle certezze ormai frantumate e deve aprirsi a chi le sta intorno. Per scoprire che un’altra vita è possibile.

Allegro ma non troppoCarlo M. Cipolla
Allegro ma non troppo con Le leggi fondamentali della stupidità umana
Il Mulino, 1988

Non esistono libri che ti cambiano la vita ma alcuni certamente aiutano.
Questo brevissimo libercolo del mai troppo compianto Carlo M. Cipolla, contenente ben due trattatelli di cui uno, celebre, nel quale enuncia le leggi della stupidità umana, è una perfetta lettura di evasione per intellettuali radical-chic. Ed è anche un regalo ideale.
Lo stupido: se lo conosci lo eviti. Se lo conosci non ti uccide. Ma attenzione: riconoscere gli stupidi e riuscire ad evitarli richiede allenamento costante.

prima di sparireMauro Covacich
Prima di sparire
Einaudi, 2008

Penso che possa dirmi è finita anche un istante dopo che mi ha detto ti amo. Sono due frasi che si prendono a pugnalate in continuazione negli occhi di Susanna.

Chi ha letto questo libro sa di cosa sto parlando. Chi non lo ha letto… lo faccia, se almeno una volta nella vita si è trovato a essere uno dei tre vertici di un triangolo amoroso.

A me è stato regalato da una donna che mi conosce meglio di quanto supponessi.

Comunque vada, il triangolo – finché rimane tale – è un oceano di infelicità.

“Non avevo capito niente” di Diego De Silva (2007)

Non avevo capito nienteNonostante suoi racconti compaiano in antologie dichiaratamente di genere come Crimini e Crimini Italiani, Non avevo capito niente (Einaudi, 2007 – finalista al premio Strega 2008) di Diego De Silva è narrativa mainstream. L’autore, in occasione di una presentazione, aveva precisato: «Non sono un giallista, ma poiché ho scritto un paio di libri “oscuri” sono stato inserito nel giro giallo-noir. Io però amo gli intrecci oscuri, ma non le trame gialle. Non avevo capito niente, in origine, doveva essere un libro buffo, o meglio un’opera letteraria di spessore drammatico ma che avesse la caratteristica della lievità. È un’insana passione italica, quella di “dare del lei” ai libri, di considerarli validi solo se sono “pesanti”: ma la narrativa che che ha il tratto della leggerezza, come Il giovane Holden, ha comunque dignità letteraria».

In Non avevo capito niente il protagonista, Vincenzo Malinconico, è un avvocato, ma è l’esatto opposto dell’avvocato figo da stereotipo. Ma poteva anche essere un ingegnere: il punto è che la classe dei liberi professionisti sta progressivamente scivolando lungo la china dell’indigenza sociale.
Vincenzo Malinconico è un “avvocato di insuccesso”: vive in una casa totalmente arredata Ikea, anzi ha talmente tanta familiarità con gli oggetti Ikea che li chiama per nome. È stato abbandonato dalla moglie Nives, psicologa di successo (lei sì), che lo ha sostituito con un architetto (ma non nel letto: qualche sana ora di ginnastica con l’ex marito è consentita anche dall’etica professionale, pare).
La carriera di Malinconico ha una svolta improvvisa quando arriva una chiamata dalla Procura: un piccolo camorrista, Mimmo ‘o Burzone, ha bisogno di un legale d’ufficio. Malinconico è preoccupatissimo, lui che da anni non tratta la materia penale. Ma per qualche strano motivo fa bella figura, così i capi di ‘o Burzone si convincono che lui sia un avvocato molto preparato che non ha ancora avuto la sua occasione. E decidono di farne un penalista di grido, mettendogli alle costole un guardaspalle molto poco discreto.
Contemporaneamente nella vita di Malinconico accade un altro miracolo: Alessandra Persiano, l’avvocatessa più gettonata del tribunale, si interessa a lui. Con esiti fino alla fine imprevedibili.
Pene d’amore e incerti del mestiere sono trattati con soave leggerezza. Lo stesso dicasi per il tema della camorra. Dati i tempi, sorge spontanea la domanda: la camorra dipinta da Roberto Saviano e la camorra di Diego De Silva sono la stessa cosa? Certo che sì. Ma se Gomorra sottolinea gli aspetti criminali, Non avevo capito niente ne evidenzia quelli grotteschi: «La camorra non è solo sangue: è anche cattivo gusto, stupidità, precariato, ottusità, cafonaggine, incapacità di evolversi. Le camicie che non si chiudono bene, la panza debordante, sono parte di una rappresentazione parodistica che può servire, se non a combattere, quanto meno a demolire un mito».
D’altra parte, per De Silva, «la letteratura dev’essere bella, non dev’essere un momento di rivoluzione delle coscienze. Se ottiene questo effetto, deve essere un elemento accessorio e complementare, e soprattutto spontaneo. Non può essere l’obiettivo principale».

Lettura godibilissima e raccomandata.

“Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron (2007)

un giorno questo doloreA dispetto del titolo – che pure mi ha conquistata appena l’ho letto, su uno scaffale della libreria – Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron è un romanzo molto ironico. La storia nuda e cruda, quella di un diciottenne molto sensibile e privo di punti di riferimento, potrebbe apparire drammatica. Ma non lo è, perché il contorno della storia è involontariamente comico.
La famiglia di James è squinternata nel senso wasp del termine: la madre ha una galleria d’arte e colleziona mariti, il padre pranza al circolo e fa operazioni di chirurgia estetica, la sorella ha una relazione con il suo prof. James si sente alienato dalla famiglia, ma anche dai suoi coetanei: anzi, in occasione di una gita scolastica si allontana dal gruppo e questo suo comportamento antisociale lo porta dallo psicologo. Le sedute dallo psicologo sono esilaranti. E anche l’appuntamento al buio con un gay dichiarato – per il quale James viene aspramente rimproverato – è emblematico di un certo modo di “prendersi troppo sul serio” che gli adulti hanno.
Insomma è un ritratto lieve e al tempo stesso corposo della vita (di un certo tipo di vita) nella New York contemporanea.
Ovviamente (siccome non è un giallo posso dirlo) nel finale la crisi si ricompone nel migliore dei modi. Come a significare che il dramma era solo nella percezione di James, nei suoi complicati e difficili sentimenti di adolescente.

Dal romanzo è stato tratto il film omonimo.

Dopo Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron Adelphi ha pubblicato la raccolta di racconti Paura della matematica, Coral Glynn, Il weekend e Andorra.