Una giornata in giallo (Le gialle di Valerio 183)

AA. VV. (Camilleri, Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Malvaldi, Dominique Manotti, Piazzese, Recami, Savatteri)
Una giornata in giallo
Sellerio, 2018
Due racconti tradotti da Maria Nicola e Francesco Bruno
Noir

Tempi e luoghi differenti ma consueti. Salvo Montalbano, agli esordi, festeggia il primo mese trascorso nella casa di Marinella a Vigàta, acquistando per 50 mila lire una bottiglia di sciampagni e deve gestire il pizzino mafioso dove qualcuno minaccia di dare fuoco all’enoteca (con ventiquattr’ore di ritardo). Un sabato del maggio scorso Saverio Lamanna visita Gibellina, città perfetta (50 anni dopo il terremoto del Belice), con la morosa Suleima e l’amico Peppe, ma dal museo scompare l’arazzo di Boetti, prisenti o drappo professionale, dieci metri per due, cuciti con devozione, valore alto, più di 500 mila euro (anche solo un metro quadrato). Loro di Pineta, compresi quelli della Loggia del Cinghiale, sono tutti in trasferta ad Amsterdam per la mitica festa arancione del 27 aprile; solo Alice Martelli è rimasta a casa a lavorare, vigile e agile come sempre, e risolve a distanza il caso del duplice scippo contro Tiziana e Marchino. Il 28 agosto 1973 il giovane commissario Daquin da sei mesi si trova (di mala voglia) a Marsiglia, ha già chiesto il trasferimento; lì ce l’hanno con gli immigrati, ovviamente con gli algerini in particolare, per l’odio ci scappa il morto e, pur di andarsene quanto prima possibile alla Narcotici di Parigi, lui risolve il caso. A fine luglio di uno degli anni novanta Lorenzo La Marca, appena tornato dall’aeroporto di Palermo, poco fuori l’ingresso della Stazione Notarbartolo, cammina solitario e incontra una biscia; son ricordi oltre che problemi; a lui fanno schifo ma lo scorsone nero, detto Iside e Maria Walewska, memore dell’omicidio di una lucciola, sta battendo sul vetro di una pelletteria; difficile farlo smettere. In pieno nubifragio il ladro Drago si avventura nei magazzini sotterranei (dove confluiscono pure acque nere e bianche) della casa di ringhiera di via *** 14 a Milano e vi rimane chiuso dentro; quel primo giugno 2006, da tappezziere in pensione, Consonni vorrebbe studiare meglio l’omicidio di viale Bligny, epperò la figlia Caterina gli lascia il piccolo Enrico, termometro e lavandino funzionano così e così, l’idraulico non arriva, che pene! Angela Mazzola ha la giornata libera, è un assolato aprile palermitano e resterebbe volentieri a crogiolarsi in terrazza, senonché la chiamano i suoi capi dell’Antirapina, vi è stato lì vicino lo strano furto di un furgoncino carico di carciofi (refurtiva di circa 3 mila euro); lascia il labrador, prende il Liberty e fa un sopralluogo; c’è di mezzo una guerra di criminalità organizzata e si rivela ancora una volta molto brava. Petra Delicado ha appena risolto un caso difficile e sguazza fra le scartoffie, a tarda sera esce dal commissariato di Barcellona e viene sequestrata da una pericolosa manesca ragazza, finendo così per trascorrere il giorno più insolito dell’intera sua vita lavorativa, perlopiù in un casolare immerso nel bosco di pini.

Le novità di quest’ultima raccolta di racconti gialli inediti sono diverse e non tutte positive, pur in continuità con le accorte riuscite sperimentazioni che hanno costituito una svolta nel genere del genere. Sono meno gli autori coinvolti della scuderia Sellerio: Camilleri, Savatteri, Malvaldi, Dominique Manotti, Piazzese, Recami, Costa, Alicia Giménez-Bartlett. Il tema un po’ forzato sono le 24 ore, l’ambientazione temporale (decenni fa nella metà dei casi) di un solo giorno “in giallo”. La lunghezza è molto omogenea (poco più lungo Savatteri, più breve Manotti), la raccolta ribadisce una contaminazione che non inficia gli stili noti e amati di ogni autore, come d’abitudine solo alcuni in prima persona (Savatteri, Piazzese, Giménez-Bartlett). Ma questa volta è la qualità letteraria non sempre all’altezza in tutti gli autori, a tratti stanchi, almeno nella prima parte; bello e attuale Manotti; molto carino Recami. I mafiosi con la musica non ci appattano, Maremma amara sui canali, Miles Davis coi leggendari (sognati) Margarita, per la bella fulva blues e indie con la voce di Beth Hart.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

In viaggio coi Bassotti della Polillo (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Una veloce carrellata rosso fuoco…
Dunque qualche appunto veloce sui libri di una benemerita collana che mi sono passati fra le mani. Partiamo da Il mistero del vecchio granaio di Henry Ware Eliot Jr, Polillo 2018. “Che cos’hanno in comune delle orme su un muro; un granaio che “sembra” impenetrabile; una rivoltella Colt 45 scomparsa; un barile pieno di trucioli per imballaggio e di pallottole, e un crittogramma in apparenza indecifrabile? Nulla, almeno a prima vista. E che c’entrano i due cadaveri seminudi infilati nel bagagliaio di due auto, una delle quali ripescata in un lago?” Un bel problema per cinque amici che si trovano a trascorrere le vacanze sulle colline del Massachusetts. Più precisamente dentro un vecchio granaio trasformato in abitazione. Gruppo composto dai proprietari Ed e Jeanie, dallo scrittore di gialli George, dal famoso detective Gil e da Mike, il direttore del giornale locale. Un discreto rompicapo da tenere bene gli occhi sbarrati. E non so se vi basterà…

La maledizione del rubino di Adam Bliss, Polillo 2018.
Ovvero quando un gioiello, come il rubino Camden, porta una sfortuna maledetta. Tutti quelli che l’hanno indossato hanno fatto una brutta fine. Meglio stargli alla lontana secondo Gary Maughan, amico del ricchissimo possessore Van Every e narratore della storia. Ma c’è sempre qualcuno che non crede alle terribili leggende come questa. Vedi la famosa attrice Margalo Younger che, invitata ad ammirarlo, lo indossa tranquillamente. Facendo la scontata brutta fine addirittura nella stessa stanza dove sono presenti gli altri due personaggi! Impossibile…

L’enigma della rosa di John V. Turner, Polillo 2018.
Qui due parole sull’autore sono obbligatorie, tanto ha fatto e scritto in poco tempo, avendo lasciato la nuda terra a soli 39 anni (1905-1945). Sesto figlio di un sellaio, trascorre l’infanzia in un sobborgo di Manchester, fa il giornalista e poi lo scrittore sfornando ben 45 romanzi in quindici anni firmati anche con gli pseudonimi Nicholas Brady e David Hume. Romanzi di stampo classico ma anche hard boiled all’americana con ritmo pazzesco e botte da tutte le parti. Tra i suoi personaggi preferiti il giornalista di nera Tony Carter, l’eccentrico reverendo Ebenezer Buckle e il piccolo avvocato Amos Petrie che troveremo anche qui.
In breve “I MILIONARI DEVONO MORIRE” è la minaccia che riceve il riccone Okley Masters, sposato con la bella figlia di Lord Mayers, attraverso un biglietto portato dal suo segretario. Ma non è il solo. Lo riceve anche Lord Belden, il magnate dei giornali. E tutti e due si ritroveranno nella casa di campagna di Masters per il fine settimana. Insieme ad altri ospiti, naturalmente. Così come naturale, per un giallo che si rispetti, sarà l’arrivo di un bel morto ammazzato. Proprio con le fattezze del già citato Masters persuaso che si trattasse solo di uno scherzo. Una bella gatta da pelare per il piccolo Amos e l’ispettore Ripple di Scotland Yard.

La lettera sbagliata di Walter S. Mastermann, Polillo 2018.
A Scotland Yard il telefono della scrivania del sovrintendente Sinclair comincia a squillare. È la voce di una donna che annuncia la morte del ministro degli Interni a casa sua. “Chi parla?” domanda Sinclair. “Oh, nessuno di speciale, solo l’assassino.”
Inizio niente male. Dopo un po’ arriva l’amico Silvester Collins, avvocato che ha abbandonato la professione forense per diventare un detective dilettante e collaboratore della polizia. Lineamenti marcati, naso piuttosto largo, occhi castano chiari e capelli ricci quasi neri. Estremamente elegante, sportivo e gentile ma si arrabbia se gli amici lo chiamano Sherlock Holmes. Un tipo assai diverso da Sinclair “funzionario esperto senza nessuna genialità” ma ricco di esperienza (ci ricorda il famoso duo). Qualcuno gli ha telefonato dicendogli che voleva proprio lui. E sembrava una donna… La notizia è vera. Il ministro degli interni, il vedovo Sir James Watson, è stato ucciso nella sua biblioteca con un colpo di pistola alla tempia. Porta sbarrata e finestre chiuse con il fermo. Nessuna via d’uscita per l’eventuale assassino…
Un consiglio ai lettori. Non fidatevi delle apparenze. Non fidatevi! Il libro uscì nel 1926 con una prefazione lusinghiera di Chesterton. E questo è già un bel marchio di qualità.

Delitto in Cornovaglia di Anthony Weymouth, Polillo 2018.
“Mrs Bennet, una ricca vedova con uno squisito senso dell’ospitalità, ha invitato alcuni amici nella villa che ha affittato per i mesi estivi in Cornovaglia. Tra gli ospiti ci sono Joyce, la figlioccia, Geoffrey, il nipote, Mr Frere, un colonnello in pensione, Sir John Manners, rientrato dal servizio civile in India, e l’avvocato Sylvanus Ward. Al termine di una cena Geoffrey, che per tutta la giornata aveva mostrato grande nervosismo, chiede privatamente all’avvocato un consiglio: deve assolutamente versare 30 sterline come acconto di un grosso debito che ha contratto e non vorrebbe rivolgersi alla zia. L’avvocato lo esorta a farlo, ma il mattino seguente si scopre che dal portafoglio di Sir John mancano proprio 30 sterline. Un semplice furto? Niente affatto, perché la situazione precipita quando uno degli ospiti viene trovato pugnalato a morte nel suo letto e un altro scompare misteriosamente con indosso solo il pigiama e la vestaglia. L’ispettore Meredith della polizia locale si trova ben presto in difficoltà e allora non rimane che chiedere aiuto a Scotland Yard. Sarà così l’ingegnoso ispettore Treadgold a risolvere il complicato caso, partendo da pochi e bizzarri indizi: una macchia di ruggine su un lenzuolo, un’etichetta strappata sulla quale è impressa una strana impronta e un pezzo di corda sporco di catrame.” Libro valutato assai diversamente dai lettori. Per quello che mi è parso, spilluzzicandolo in una libreria di Siena, sembra di piacevole lettura senza inutili orpelli.

L’indizio della luna crescente di Valentine Williams, Polillo 2018.
Intanto si tratta di un inedito del 1924. Bel colpo! Chi narra la storia, Peter Blakeney, è un autore che vive un momento felice della sua creatività. Infatti sta scrivendo una commedia che ha interessato un produttore di Broadway. Per l’ispirazione si è trasferito in una tenuta di Mr Lumsden, vecchio amico assai ricco, sui monti Adirondack nello stato di New York. Qui numerosi ospiti tra cui Victor Haverseley e signora Graziella, un vecchio medico, belle ragazze come Sara Carruthers, zitellone curiosone come miss Ryder, segretarie…Insomma un discreto mazzo di personaggi che si divertono un mondo tra nuotate nel lago vicino, partite a bridge e a tennis. Ma è solo apparenza. Tradimenti e ripulse amorose scatenano violente gelosie. Fino alla morte di qualcuno con il classico dubbio: suicidio o omicidio? Un bel caso e un chiaro giallo ad enigma per il possente e ingenuo sceriffo Hank Wells e per il giovane occhialuto Trevor Dene di Scotland Yard. Per lui è sicuro omicidio e lo si può capire, pensate un po’, dalla luna crescente… Di gradevole lettura senza entusiasmare.

Omicidio a Kensington di C. St. John Sprigg, Polillo 2018.
A Kensington, ovvero al “Garden Hotel” gestito dalla coppia Mr e Mrs Budge e frequentato da pittoreschi personaggi. Qui arriva il giornalista Charles Venables (con il monocolo!) invitato dall’amica lady Viola di cui è innamorato e subito assiste ad un furioso litigio proprio fra i due. La signora Budge si ammala per poi scomparire misteriosamente, insieme ad una cliente, dalla stanza in cui è chiusa, tenuta addirittura sotto stretto controllo. In seguito la sua testa verrà trovata dentro una cappelliera e altre parti del cadavere in svariati posti dell’albergo. Il marito sospettato, per evitare l’arresto, si suicida. Almeno così sembra… Bella gatta da pelare per Bernard Bray, ispettore di Scotland Yard coadiuvato dal giornalista Venables, amico di vecchia data. Capitoletti brevi, spezzettati, personaggi “leggeri”, ovvero poco approfonditi, a rendere meno efficace una prima opera di uno scrittore morto troppo presto a soli ventinove anni in uno scontro con i franchisti nella valle di Jarama.

Un dubbio necessario (Le brevi di Valerio 245)

Colin Wilson
Un dubbio necessario
Carbonio, 2017 (originale inglese 1964)
Traduzione di Nicola Manuppelli
Giallo

Londra e Heidelberg. Fine anni cinquanta e inizio anni trenta. Una vigilia di Natale, girando per le strade della capitale britannica ove si è trasferito prima dell’avvento del Nazismo, dopo aver partecipato a un seguito quiz televisivo, il professore tedesco di filosofia Karl Zweig scorge un suo allievo di quasi trent’anni prima, Gustav Neumann. Era amico del padre, neurochirurgo ebreo poi suicidatosi, e aveva spesso discusso con il giovane, colpito da un’adolescenza tormentata rivolta infine al nichilismo e convinto di voler compiere il delitto perfetto. Ricorda il passato e sospetta un prossimo crimine, sotto la neve cerca prove e fa teorie, coinvolge gli amici e indaga.
Con Un dubbio necessario il grande saggista e scrittore inglese Colin Wilson (Leicester 1931 – St. Austell  2013) gioca con lettori e personaggi, con il genere e con se stesso, a esempio intitola questo bel romanzo (di oltre 50 anni fa) come uno dei libri più celebri del suo protagonista: sia lode ai dubbi!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

L’ultimo respiro del drago (Le gialle di Valerio 182)

Qiu Xiaolong
L’ultimo respiro del drago
Marsilio, 2018 (orig. 2017, Hold Your Breath, China)
Traduzione di Fabio Zucchella
Noir

Shanghai. Una settimana del 2015. Il colto, sensibile, capace e onesto shanghaiese purosangue ispettore capo Chen Cao continua a operare nel centro finanziario dell’Asia ed è ora chiamato ad affrontare il dramma criminale del mortifero inquinamento atmosferico. Gli telefona Zhao, il suo protettore politico, primo segretario del Comitato centrale di disciplina del Partito, ora in pensione. Da Pechino, la Città Proibita, si è trasferito presso l’Hotel Hyatt a Pudong per una breve vacanza al Sud, vuole che lo raggiunga subito, ne ha abbastanza dello smog della capitale, chiede che gli faccia da suggeritore turistico e soprattutto che indaghi sul movimento degli attivisti ambientalisti che sta organizzando qualcosa di clamoroso proprio a Shanghai. Pare sia guidato da Yuan Jing, una giovane donna con milioni di follower, capelli neri e occhi radiosi, bella moglie di un uomo d’affari. Zhao vuole saper tutto sul progetto: contatti, risorse, tempistica. Gli mostra la foto della responsabile e Chen rimane senza parole, lui l’aveva conosciuta a Wuxi (e non è escluso si sappia), si tratta di Shanshan, l’amata alleata nel caso delle “lacrime del lago Tai”, cui aveva dedicato due anni prima una magnifica pubblicata celebrata poesia, senza riferimenti espliciti. Riprende il treno per Wuxi, individua chi fra ricchi o attivisti può dargli informazioni certe, verifica che è in corso un aspro conflitto ai piani alti del potere centrale fra quanti sono interessati al business as usual e quanti non vogliono più negare l’inquinamento. Però è distratto dai ricordi, dal non poter visitare la madre e dall’indagine di cui era consulente col fido ispettore Yu Guangming: già quattro delitti seriali avvenuti e altri in preparazione. Pian piano capisce tutto, ammesso che serva.

Decimo ottimo episodio della magnifica serie ambientata in Cina e scritta in inglese negli Usa dal docente universitario di letteratura in Missouri Xiaolong (“piccolo drago”) Qiu (Shanghai, 1953), in terza varia sul protagonista e i poliziotti buoni. I primi episodi erano stati ambientati subito dopo i fatti di Tienanmen (1989), che suggerirono, invece, a Qiu di fermarsi negli Stati Uniti. Ora siamo giunti ai giorni nostri, sappiamo che Chen esprime la vita parallela dell’autore se fosse rimasto in patria. Qui finalmente opta per passare all’azione, conferma la lealtà personale alla verità e si prende in aggiunta una pubblica responsabilità civile. Niente passionale sesso (“momenti di nubi e pioggia”) in quest’avventura, era stata un’eccezione. Il protagonista resta solitario romantico buongustaio irrequieto fumatore poeta, traduttore di polizieschi americani (oltre che di Eliot e di business plan) e non credente. Il parco del Bund è il suo rifugio feng shui, lì prende le decisioni importanti, anche rispetto al socialismo reale. Si documenta seriamente sul dramma dell’inquinamento (pure delle menti) e sull’eccessiva presunzione da parte del partito unico di voler controllare tutto e tutti, dati e notizie su decessi e malattie, ricerche sulle cause e sulle responsabilità. Come al solito, l’ispirazione riguarda il vero video di una brava giornalista cinese visto online milioni di volte prima di essere oscurato dalle autorità. Il noir serve a indagare non solo enigmi e colpevoli bensì anche le circostanze sociali, culturali e politiche all’origine dei crimini; la poesia a salvare storie ed emozioni dell’identità collettiva della comunità (versi musicali, antichi e moderni, sono citati di continuo). Innumerevoli i riferimenti al cibo, il sontuoso banchetto è abbinato a una bottiglia di liquore, Maotai distillato dei primi anni Settanta. Nella caffetteria dell’Associazione scrittori fa da sottofondo la sinfonia Dal nuovo mondo di Antonín Dvořák (1893).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il delitto di Kolymbetra (Le gialle di Valerio 181)

Gaetano Savatteri
Il delitto di Kolymbetra
Sellerio, 2018
Noir

Sicilia, Agrigento. Primavera, fine aprile. Peppe Piccionello e Saverio Lamanna si recano per pochi giorni a Milano, dove s’inaugura la concept home art (galleria espositiva) di tal Marisa (conosciuta in gioventù e nuova estimatrice dei post sulla pagina Facebook del primo) e dove ormai lavora l’architetta Suleima, col delizioso broncio da ribelle, nata a Dublino di padre irlandese e madre friulana (fidanzata del secondo). Va tutto secondo le previsioni e presto tornano nel golfo di Màkari, in provincia di Trapani. Qui i due amici hanno entrambi la proposta di un incarico sul lato meridionale dell’isola. Un conoscente, Accursio Sabella, direttore di “LiveSicilia”, propone a Saverio alcuni servizi d’autore (scritti e filmati) relativi ai luoghi della Sicilia patrimonio dell’Unesco e si potrebbe iniziare dalla Valle dei Templi di Agrigento (vicino a dove Suleima pare debba presto andare). La comare Lina chiede aiuto a Peppe, in quanto madre della ragazza di cui lui è stato padrino al battesimo: si è sposata con un giovane di Agrigento (che col fratello gestisce un’impresa) ma ora la coppia è finita sotto protezione per problemi con la mafia, occorre che consegni loro seimila euro da parte dei genitori. E così partono alla volta delle zone di Montalbano. Vanno nell’area archeologica e a un convegno, dove il grande professore Demetrio Alù parla della battaglia del 480 a.C. a Himera fra siracusani (Gelone) e cartaginesi (Amilcare) e del possibile ritrovamento del teatro dell’antica Akragas (trecentomila abitanti, una delle più importanti città della Magna Grecia). All’alba del giorno dopo viene trovato con la testa spaccata nel giardino della Kolymbreta. Saverio si sente messo di mezzo, individua i tre possibili assassini e prova a fare la sua. Dall’altra parte aiuta Peppe a rintracciare la compaesana nella misteriosa faccenda che sempre più s’intorbida. Suleima c’è e insieme a lui lotta (oltre ad altro), beato.

Il bravo giornalista Gaetano Savatteri (Milano, 1964) è cresciuto a Racalmuto in Sicilia, da parecchio vive e lavora a Roma; grazie anche all’editore insiste sul suo scoppiettante protagonista seriale e sulla relativa corte dei miracoli, che funzionano proprio per raccontare usi e costumi siciliani, fatti e miti. La doppia trama gialla resta esile, ma non importa, contano dialoghi, situazioni, personaggi, rimandi, citazioni, giochi di parole, ironie e autoironie, sapori colori odori umori di una terra magnifica. Pirandello, Sciascia e Camilleri incombono a ogni passo, insieme ai mitici scrittori preferiti dal saggio padre e alla invadente Teresita del corso di spagnolo. Con loro, alcuni colleghi giallisti della Sellerio in un continuo sovrapporsi fra i libri dell’autore e quelli di Lamanna. Non a caso, la narrazione è in prima persona al presente. Il giardino del titolo risulta un paradiso terrestre: cinque ettari di ulivi, carrubi, mandorli, arance, limoni, accanto al tufo sabbioso degli incantevoli Templi. Bello il progetto di Farm Cultural Park ai Sette Cortili di Favara: museo di arte contemporanea, residenza per artisti stranieri, laboratorio culturale, sede per il corso di architettura rivolto a bambine e bambini. Il vino abbonda in tutte le accorte bocche: zibibbo, inzolia, catarratto, grillo; altro che il prosecco della trasferta veneziana del precedente settembre! Musica dei Collage per gli amori giovanili, mentre il padre ascolta I’m on fire di Bruce Springsteen sentendosi (anche per colpa del figlio) “born in Usa”, per quanto non si sia mai mosso da Palermo e dalla Sicilia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

A chi appartiene la notte (Le brevi di Valerio 243)

Patrick Fogli
A chi appartiene la notte
Baldini Castoldi, 2018
Noir

Appennino reggiano. Estate. Filippo è precipitato di notte dalla Pietra di Bismantova; mamma Dorina, la casearia del posto, stava aspettando il suo bravo ragazzo fumando l’ennesima sigaretta sul terrazzo di casa. Il giorno dopo, quando il corpo viene recuperato dalle squadre di soccorso, sul posto si trova casualmente Irene Fontana, appassionata di arrampicata e di rocce, giornalista d’inchiesta sconvolta e ritiratasi da tutto alla Contessa, l’antica residenza dei nonni, dove vive ben gestendo i campi coltivati accanto al bosco. Dorina non si rassegna all’ipotesi di suicidio, per scoprire la verità contatta Irene che s’immerge nella vita di Filippo, fra i locali e le famiglie dei borghi.
Gran bel romanzo il nuovo di Patrick Fogli (Bologna, 1971). A chi appartiene la notte, recente meritato vincitore del Premio Scerbanenco 2018, alterna terza varia e prima (la rossa 46enne Ortensia, l’antica Irene), presente e passato, mondo avventuroso e microcosmo montano.

Recensione di Valerio Calzolaio

Donne che non perdonano (Le gialle di Valerio 180)

Camilla Läckberg
Donne che non perdonano
Einaudi, 2018 (originale 2018)
Traduzione Katia De Marco
Noir

Svezia. Un inverno dei giorni nostri. Tre donne di differenti generazioni sopravvivono con maschi molto imperfetti e imperdonabili, due in realtà si conoscono (pur non sapendo molto l’una dell’altra), la terza è segregata lontana. Ingrid Steen è sposata con Tommy. Entrambi sono giornalisti a Stoccolma; lei, dopo 14 anni di professione, due come corrispondente dagli Stati Uniti, innumerevoli premi, ha accettato di restare a casa quando il marito è divenuto l’intelligente direttore dell’autorevole Aftonpressen (dove per altro si erano conosciuti); la loro figlia Lovisa era nata da poco; lui aveva detto che in caso opposto avrebbe fatto la medesima cosa. Ora è certa che Tommy la tradisca con qualcuna della redazione, mette un piccolo registratore nella fodera del giaccone. La maestra della bimba si chiama Birgitta Nilsson, a due anni dalla pensione le hanno appena diagnosticato un tumore al seno. Per tanto tempo aveva rinviato le sollecitazioni istituzionali a fare la mammografia, non voleva mostrare ferite ed ecchimosi procuratele dall’amato marito commercialista Jacob con sempre maggior crudeltà, ancor più dopo che i gemelli ventenni si sono trasferiti e li vanno solo a trovare con le fidanzate. Victoria Volkova si trova a Sillbo nella Svezia centrale, senza amici né lavoro. Si è sposata per corrispondenza con Malte Brunberg, dopo che tre anni prima in Russia, alla festa del suo ventesimo compleanno, avevano ucciso il gangster con cui viveva. Lui si ubriaca spesso, impone frequenti pompini, lesina soldi, usa cattive parole. Le tre decidono di vendicarsi, separatamente ma insieme.

La brava scrittrice Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson (Fjällbacka, 1974) in circa 15 anni ha scritto la serie di una decina di romanzi gialli noir ambientati nella sua città natale, sulla costa occidentale della Svezia. Ha avuto grande successo di critica e di pubblico, tradotta ovunque, protagonista della vita culturale del suo paese (serie tv, cucina, testi musicali, danza), attiva in molte iniziative umanitarie (anche coi figli). Qui prende di petto l’onda del #MeToo. Ovviamente ci son uomini di tutti gli stili, più o meno cortesi o violenti, rozzi o forbiti, ricchi o poveracci, campagnoli o metropolitani. Alcuni, molti hanno la cattiva abitudine di instaurare una relazione asimmetrica di potere e, talora, di violenza con le proprie compagne. Pure le donne hanno stili e caratteri diversi. Alcune, molte donne subiscono la relazione, anche le tre protagoniste, a lungo, troppo. Tutte e tre hanno chinato il capo di fronte a un modo (ingiusto) di sopravvivere finché non accade qualcosa che le spinge a reagire, a rifiutare ruoli di comparsa o di schiava, a cercare una soluzione, ognuna per suo conto, attraverso un percorso mentale individuale, chiedendo infine un anonimo aiuto su un sito collettivo (FamiljeLiv.se) e dichiarandosi disponibili a darlo per liberare altre. È un noir criminale, sia chiaro, non un fondo di denuncia o un appello pubblico. Lo stile è secco ed essenziale (a differenza di altre opere dell’autrice), senza eccessive introspezioni o lamenti teorici, in terza varia sulle tre “vendicatrici”, messe nelle condizioni di soffrire ancora molto, destinate comunque a incrociarsi e svelarsi. I capitoli sono brevissimi, una sceneggiatura già pronta. Vino e/o coca ai party, fiumi di birra il venerdì. Tommy canticchia Springsteen, Ingrid in auto ascolta Beyoncé.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/95: de Giovanni

pane-per-i-bastardi-di-pizzofalconeMaurizio de Giovanni
Pane. Per i bastardi di Pizzofalcone
Einaudi, 2016
Giallo

Napoli. Fine giugno 2016. In una stretta viuzza senza uscita, proprio Downtown, qualcuno spara alle spalle del Principe dell’Alba. Muore così il fornaio Pasquale Pasqualino Granato, uscito come al solito per assaggiare un panino della prima infornata mattiniera, fatta con il lievito madre del giorno prima, sana abitudine già del nonno e del padre (quasi come da copertina). Arrivano Lojacono e Romano del vicino commissariato di Pizzofalcone, ma vengono cacciati dal famoso potente sostituto procuratore Buffardi della Direzione distrettuale antimafia e dalla Squadra Mobile: tempo prima l’assassinato aveva assistito a un delitto della criminalità organizzata riconoscendo il tatuaggio del figlio del capo del clan Sorbo (anche se poi aveva ritrattato la testimonianza), sono certi che siano coinvolti loro. Lojacono ha osservato la scena del crimine con esperienza e acume, non gli sembra sia opera di killer professionisti, convince il commissario Palma, i colleghi e poi il magistrato Laura Piras (con la quale ha oltretutto una complicata relazione sentimentale) a chiedere la co-assegnazione dell’indagine, pur mettendo a rischio il loro stesso posto di lavoro, sono una squadra di reietti chiamati a sostituire poliziotti corrotti, sempre a rischio di chiusura. Buono e tranquillo, Granato si era separato tre anni prima da Loredana, insegnante alla scuola media, troppo dedito solo al lavoro; non avevano figli ma uno piccolo e bravo ne ha la sorella Filomena Mimma, sposata con Fabio Marino, ormai comproprietario del forno e preoccupato che l’antiquato eccelso schema produttivo non regga più sul mercato. Altre indagini incombono: lo stalking di una bellissima a uno bruttissimo, i suicidi assistiti, gli affetti di ciascun agente.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) offre alle tante lettrici e lettori il miglior romanzo della sua ottima (seconda) serie Einaudi, giunta in tre anni al quinto romanzo, a gennaio 2017 anche su Rai Uno. Una decisiva stimolante chiave critica sta nella dedica: “A Ed McBain. Il più grande di tutti”. Dopo un volume contemporaneo (ben diverso dalla serie Ricciardi) uscito per Mondadori nel 2012, su consiglio e guida del grande Severino Cesari, coinvolgendo pochi fidati amici, l’autore scelse di narrare in terza varia storie collettive (criminali e private) di una “squadra” di poliziotti di servizio nel cuore della sua città, ispirandosi a quello straordinario autore americano (1926-2005). Certo Ed (o Evan o Salvatore che dir si voglia) aveva ruotato New York di 90° gradi e cambiato nome a ognuno dei cinque “quartieri”, oltre che alle innumerevoli aree delle migliaia di incroci Avenue-Street; descriveva un police procedural con decine di poliziotti in squadre di due investigatori organizzati all’americana; dovette ben presto capire che c’era un agente preferito dal pubblico e che non poteva farlo morire. Qui i toponimi sono proprio della magnifica città che conosciamo (quattro universi in poche centinaia di metri quadrati, i Quartieri Spagnoli, piazza Martiri, via Chiaia, lungomare Partenope); non si uccide (volutamente e per ora) causa mafia; il protagonista di trascorsi siciliani resta il punto di partenza. E, tuttavia, sia la serie che l’ultimo sono sapientemente pervasi dallo spirito dell’87° distretto: il titolo ha una parola sola (che viene declinata poi in tutti i possibili significati), si parte da un vitale cadavere, l’indagine coinvolge tutto il commissariato (a partire dalla riunione di prima mattina), siamo a pochi mesi dalla storia precedente (anche se le date editoriali hanno evidentemente intervalli più lunghi), a tratti parlano il clima e i ritmi della Città, elegie e drammi shakespeariani aleggiano in azioni, reazioni, dialoghi. E il tono, i registri emotivi sono insieme gialli e rosa, tragici e umoristici, noir e culturali, con risultati sempre maturi e alti, senza corsivi. De Giovanni possiede notevoli qualità letterarie sue proprie, in Pane raggiunge un picco. Conferma anche uno specifico obiettivo “dimostrativo” della colta scrittura “di strada”: come ovunque, anche a Napoli si uccide forse più per la famiglia che per la camorra. E qui siamo al compimento: due magistrati seguono le due diverse piste, esplicitamente. Ora tocca al passo successivo: lasciare spazio alla fantasia del genere, per gli intrecci oltre che per le passioni (ah, Giulia!): purtroppo si uccide per troppe cose e casi. Viva l’artigianale lievito madre. Piras si rifà a Proust. Sempre vino bianco col pesce. Barry White al supermercato, Pisanelli con Vivaldi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il ponte delle spie (2015)

il ponte delle spieJames Donovan: Aren’t you worried?
Rudolf Abel: Would it help?*

Straordinario regalo di queste feste Il ponte delle spie (Bridge of Spies, 2015), l’ultimo potente film di Steven Spielberg, sceneggiatura dei fratelli Coen. Una storia di spionaggio e di eroismo, di gesti “forti”, di valori umani al primo posto.
Il colonnello Rudolf Abel (Mark Rylance) è – forse – una spia russa. Arrestato in territorio statunitense, rischia di essere condannato alla pena di morte. La difesa d’ufficio viene affidata all’avvocato Donovan (Tom Hanks), che inizialmente assume l’incarico per dare lustro allo studio legale in cui lavora, poi si appassiona al caso. In un delicato bilanciamento di principi giuridici, valori etici e lungimiranza, Donovan porta avanti la sua battaglia fino alla Corte Suprema (da brividi la sua orazione, che stando a Wikipedia è quella originale).
In qualche modo riesce a salvare la vita di Abel, ma la fama di “difensore della spia russa” gli procura la diffidenza, se non l’odio, dei colleghi, dei vicini e dei semplici conoscenti.
L’occasione di riscatto si presenta quando il pilota di U-2 Francis Gary Powers viene preso prigioniero e trattenuto dai Sovietici. Stessa sorte tocca a Fredric Pryor, uno studente di Yale che rimane bloccato a Berlino Est nel momento in cui viene eretto il famigerato Muro. Siamo in piena Guerra Fredda. Tutti spiano tutti, tutti tramano alle spalle di tutti. Donovan è solo, la copertura della CIA non gli garantisce immunità.
Può contare solo sulle proprie capacità.

La ricostruzione storica non è meticolosa (le sezioni Trivia e Goofs su IMDB ve lo confermeranno) ma è estremamente suggestiva. Tom Hanks è grandioso (uno “Stoikiy muzhik” in odore di Oscar?) ma anche Mark Rylance dà vita a uno straordinario personaggio. Non un cattivo, ma un “diversamente buono”.
Il ponte che dà il titolo al film è il Glienicke Bridge di Potsdam.
Da vedere perché è una bella storia, emozionante e istruttiva, ispirata a una storia vera. Una storia con molti grigi che propone un punto di vista differente.

* “Non è preoccupato?”
“Servirebbe?”

Le brevi di Valerio/43: Gialli d’inverno

Gialli d'invernoTitolo Gialli d’inverno
Autore Agatha Christie e altri
Editore Einaudi
Anno 2015
Pagine 314
Prezzo 16 euro
Traduzione di Grazia Maria Griffini e altri

1901-2002. Estero vario. La raccolta Gialli d’inverno raccoglie testi di dieci importanti autori scritti nel secolo scorso, alcuni (tre) appositamente tradotti in italiano. Sono Agatha Christie (con Poirot), Conan Doyle (con Holmes), Futrelle, Mary Higgins Clark, Leblanc (con Lupin), London (il più antico, inedito), Pentecost, Queen (con Ellery), Fred Vargas (il più recente, con Adamsberg), Wallace.
È anche un modo di prepararsi (già) al Natale, qualche racconto è ambientato proprio durante la festa dicembrina. Non c’è altro filo, nessuna introduzione, niente contestualizzazione di scrittori e scritti, giusto una gradevole compagnia per i giorni freddi con poca luce naturale e mancanza di alternative.

(Recensione di Valerio Calzolaio)