Le gialle di Valerio/73: Pulixi

Prima di dirti addioPiergiorgio Pulixi
Prima di dirti addio
Edizioni e/o, 2016
Noir

La Giungla, metropoli lombarda. Novembre 2015. Il pluridecorato ispettore superiore della Narcotici Biagio Mazzeo, 95 chili, collo taurino e mani tozze, magnetici occhi celeste artico, espressione spesso imbronciata con improvvisi disarmanti sorrisi, sfrontato capo di un Branco di poliziotti corrotti criminali, è ancora alle prese con le conseguenze del violentissimo scontro con lo spietato potente mafioso ceceno Sergej Ivankov, ex leader della guerriglia e re di Grozny. Vatslava Ivankov, la donna del capo lo ha vendicato portandogli via tutto, vari killer la perseguitano ovunque nel mondo, ora Biagio vuole solo vederla o saperla morire lentamente. Per trovarla lui si affida alla ‘ndrangheta e loro lo usano cinicamente quando in Colombia il bravo procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria Antonio Gualtieri (da 26 anni sotto scorta) fa arrestare Roberto Pagani, narcobroker internazionale di altissimo livello, al soldo di chiunque gestisce traffici di droga o di armi. S’intensificano le guerre, di mezzo Cia e Fbi, agenzie antidroga e servizi segreti, soprattutto il cartello di Sinaloa con El Chapo appena evaso dal carcere federale messicano. Ricatti e tradimenti, stragi e torture, ingiustizie pubbliche e private vedono Biagio restare progressivamente sempre più solo e disperato, preda di fantasmi e rabbia. I suoi amici criminali e fratelli di vita, la madre Miriam del suo piccolissimo figlio Matteo, la gelosa innamorata Donna, tutti vengono travolti da una vicenda tragica e feroce, con al centro la nuova criminalità organizzata del capitalismo finanziario, tutto documentato.

Quarto e ultimo romanzo della serie del poliziotto “nero” per il bravo e maturo Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982), allievo di Carlotto e pure padovano d’adozione, in terza varia su molti delle decine di protagonisti. Come nei gialli, il volume si apre con l’elenco dei personaggi, tutti con biografie che si intrecciano pericolosamente: i dodici del Branco; i 7 della “Giustizia” non solo italiani, più o meno sani o bacati; le 7 donne in qualche modo intorno a Biagio; i 4 stranieri; i 4 potenti collegati ai capi di “Mamma” ‘ndrangheta. Sette di loro erano già morti nelle precedenti avventure, almeno la metà dei restanti decede durante questa. Non sono molti i paesi per (noi) vecchi. Ormai il crimine è multinazionale e si intreccia con concorrenze e conflitti fra gli Stati, alimentando il circolo vizioso tra affari e certa politica, tra mercato nero delle armi (funzionale a quasi tutti) e banche compiacenti (pubbliche e private). In questo quadro almeno l’Italia ha “la migliore e più rigida legislazione antimafia”. Ambientazione intercontinentale. Il titolo dell’intero libro è anche quello dell’ultimo degli undici capitoli (a parte prologo in Cina ed epilogo nel deserto texano). Pagani è abituato a mangiare in ristoranti da almeno due stelle Michelin, all’occorrenza spazzola alla grande pane e formaggio. La colonna sonora è minuziosamente citata in appendice: presenti non solo album citati durante la narrazione, nessun italiano, molto Johnny Cash ed Etta James, la ragazzina prostituta in partenza per Berlino ascolta “Shells of Silver” dei Japanese Popstars.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Azrael

AzraelAzrael
di Pierluigi Porazzi
Marsilio, 2015
Pagine 358
Euro 15,30

Azrael è il terzo romanzo di Pierluigi Porazzi, un quasi sequel (persino l’antagonista sembra provenire dal passato) che vede il ritorno alla grande di Alex Nero, protagonista e vittima di L’ombra del falco (2010), il thriller che l’aveva introdotto nel panorama italiano. Carta vincente non si cambia e a ragione.
Quindi sempre Udine a fare da scenario e la stessa squadra di uomini fatta di magistrati, polizia e consulenti. Nero infatti era ricomparso anche in Nemmeno il tempo di sognare del 2013.
Pierluigi Porazzi è cresciuto come scrittore e con lui è cresciuto anche il suo personaggio – cult. Alex Nero, ormai ex agente, riciclatosi in investigatore consulente della polizia, è cambiato, è diverso? Un altro uomo? Non proprio, però un uomo provato, che ha molto sofferto ma ha rialzato la testa e, non essendo perfetto, non rifugge dalle armi proibite perché combatte e vive per un ideale, raddrizzare il lato più oscuro della società.
Anche un’Udine diversa, a far da sfondo a una collettività con problemi economici e in crisi di valori morali, e l’indagine principale diventa il vettore per portare alla luce storie che raccontano l’imbarbarimento dei nostri tempi: intolleranza razziale, abusi sui minori, corruzione e affari sporchi di politici senza scrupoli. La città si è trasformata in uno scenario dove domina la corruzione, è in atto una guerra tra poveri e dove ogni giorno bisogna fronteggiare un clima di odio e di violenza.
Proprio su questo palcoscenico fa sanguinosamente irruzione il Teschio che scrive i suoi minacciosi messaggi come Azrael@hotmail.it. Ma perché Azrael? Sappiamo che Azrael (forma inglese dell’in arabo: عزرائیل‎, ʿAzrāʾīl), o ‘Ezra’il o ‘Ezra’, che tradotto alla lettera vorrebbe dire: “colui che Dio aiuta”, è considerato dalla cultura islamica come l’arcangelo incaricato da Allah di apportare la morte agli uomini. Il responsabile della separazione dell’anima dal corpo e di lui (come Malak al-Mawt), parla il Corano alla sura XXXII (La sura della prostrazione), nel versetto 11, che spiega: ‘Vi farà morire l’Angelo della Morte…
Ma questo Azrael di Porazzi, più che un angelo, pare un diavolo della morte che, con il volto coperto da una maschera da teschio, uccide senza logica apparente lasciando brandelli di pelle delle vittime con misteriosi messaggi quasi indecifrabili: indirizzati a chi?
E l’autore non può essere Cristiano Barone, il Teschio di L’ombra del falco, il poliziotto e crudele serial killer fermato da Alex Nero, perché ha un alibi di ferro: è chiuso in un carcere di massima sicurezza, in attesa del processo d’appello.
Qualcuno, un imitatore o forse un complice, sta usando il modus operandi del Teschio e, per riuscire a fermare questo nuovo killer che si fa chiamare Azrael, bisogna rimettere in azione Alex Nero, l’uomo che era riuscito a bloccare il primo.
E Nero non si tira indietro, ricompone la squadra di investigatori che aveva risolto il caso del Teschio/Barone e si mette sulle sue tracce. Una caccia all’uomo, ma anche una corsa contro il tempo. L’indagine è difficoltosa come non mai e Porazzi, che si diverte e ci sa fare, svia il lettore su false piste. Cosa c’entra una palestra frequentata da culturisti che ospita anche meeting di estrema destra? Possono esserci dei legami con Barone? Azrael, che pare abbia il dono dell’ubiquità, continua a colpire a casaccio oppure? In ogni modo bisogna fare presto, scoprire la sua identità e riuscire a fermarlo. Ma per farcela, oltre a fare ricorso ai mezzi scientifici, si dovrà anche risalire con la memoria nel passato. Chi può volere la distruzione morale e la morte di Alex Nero?
Un terzo libro rappresenta una tappa importante per un autore e, a occhio, mi pare che Pierluigi Porazzi sia pronto a fare ancora molta strada. Dice lo “strillo editoriale” di Maurizio de Giovanni: “la scrittura limpida e tagliente di una delle più interessanti voci del romanzo nero italiano, per un nuovo viaggio nella stanza più buia della nostra anima”.
Con Azrael, dopo aver utilizzato un accorto flash back ambientale, approfondisce e perfeziona personaggi e situazioni già note, poi si sbizzarrisce, ci tiene angosciosamente con il fiato sospeso per oltre trecento pagine e alla fine ci lascia in attesa davanti a un futuro scenario a venire ancora tutto da risolvere.

“Azrael” di Pierluigi Porazzi

AzraelPierluigi Porazzi
Azrael
Marsilio, 2015

Una processione infinita di auto. Sui marciapiedi umanità colorata. I negozi storici della città sono quasi tutti chiusi. I primi “Compro oro” hanno aperto all’inizio della crisi, nel 2008, e sono aumentati di anno in anno. Sono come gli avvoltoi: quando sentono odore di morte arrivano a frotte. Adesso sono decine. Pronti a spolpare il cadavere dagli ultimi brandelli di carne. Poi, quando non resteranno che le ossa, se ne andranno anche loro, verso i resti di un’altra economia. Non gli piace sentire parlare di crisi. Questa è una guerra, e le vittime non si contano più, falciate dalla disperazione e dalla miseria.
Non si può salvare un paese già morto. Ucciso dalla corruzione e dai privilegi, da leggi scritte per opprimere gli onesti e salvare i potenti, da disonestà e ipocrisia. Troppe persone cercano soltanto e prima di tutto la loro convenienza. I principi e le leggi devono essere sempre gli altri a rispettarli.
Nessuno, in questi anni, ha mai voluto rinunciare a un euro dei suoi profitti, soprattutto se illeciti o ingiusti. Come se il fatto di non averli meritati rendesse più difficile rinunciarvi. Pensioni e retribuzioni da decine di migliaia di euro al mese sono lo scandalo di quest’epoca, im un’economia malata, in cui pochi detengono ricchezze e risorse affamando tutti gli altri, la maggioranza inconsapevole, stordita dalle menzogne, incapace di ribellarsi finché ognuno curerà soltanto il proprio orticello, fregandosene di tutto il resto, diventando complice dei potenti. [Azrael, pag. 78]

Bentornato, Alex Nero. Dopo L’ombra del falco e Nemmeno il tempo di sognare, tocca ancora all’ex agente di Polizia più malvisto di tutto il nord-est indagare su un caso che rischia di far saltare più di una poltrona. Il Teschio – l’assassino già assicurato alla giustizia in L’ombra del falco – è tornato a uccidere.
Ma come è possibile, se colui che era, oltre ogni ragionevole dubbio, il colpevole, si trova in carcere? La Squadra si ricompatta per dare un senso a un omicidio impossibile: Scaffidi, Santoruvo, Caputo, Rocco e lui, Nero, appunto, a prezzo di molti sacrifici, anche personali, indagano a ritmo serrato. Sullo sfondo Udine, una città travolta dalla crisi e sin troppo indifferente.
Thriller incalzante, a tratti pulp, Azrael si lascia leggere molto rapidamente e non delude.

Le gialle di Valerio/29: Katz Krefeld

alla derivaMichael Katz Krefeld
Alla deriva
Traduzione di Eva Kampmann
Einaudi, 2015
Noir

Copenaghen e Stoccolma. 1979-80 e 2010-13. In Svezia un ignoto assassino sta uccidendo svariate prostitute, sistemando i cadaveri come statue imbiancate nelle autodemolizioni: le uccide, strappa la pelle ai corpi, le concia, le impaglia, imbianca il tutto con la calce. C’è un nesso con la morte di una moglie e madre a inizio 1980. Dal 15 ottobre 2010 anche la prostituta danese 21enne Masja (in arte Karina) viene venduta dal suo ragazzo Igor al racket della prostituzione per saldare un debito di gioco. Finisce schiava del furbo perfido potente trafficante Vladimir Slavros, capelli neri impomatati e occhi piccoli, codino e barbetta da satiro, reduce russo della guerra in Cecenia, ben organizzato uomo d’affari anche in Svezia, per quanto l’Interpol gli dia la caccia. Il “protettore” le fa credere che potrà finire di pagare il debito; Masja comincia a scrivere un diario segreto, regge con l’eroina, organizza una fuga; la madre (di origini lituane) continua a cercarla, vuole qualcuno per trovarla, coinvolge Thomas Ravnsholdt. Ravn vive sulla barca ormeggiata a Christianshavn, quasi sempre zuppo d’alcol, in aspettativa dalla polizia dopo che gli hanno ucciso l’amatissima Eva. Ci prova.

Il bravo sceneggiatore (corti, serie tv) e scrittore danese 49enne Michael Katz Krefeld inaugura una nuova serie, in terza persona varia, già un discreto successo internazionale, dedicato alla moglie Lis. Ravn “Corvo” è incerto se tornare nell’appartamento dove vivevano felici (prima della rapina in casa, mentre lui era al lavoro) e se tornare a fare il mestiere che amava, vedremo i seguiti. L’eroe e la trama non sono originalissimi, tuttavia l’intreccio di biografie e tempi è compatto, molti personaggi sono rimarchevoli, le ambientazioni efficaci. Clima e dinamiche sono da Nord Europa, emergono come sempre le idiosincrasie fra paesi e popoli confinanti. La triste sofferente relazione fra le prostitute restituisce odi e alleanze dei piccoli gruppi, in un inferno. Il piccolo albero a vela “Bianca”, il cane Møffe, i veri amici salvano la vita. Nei casini non si mangia e non si beve granché. Musiche e parole dalle canzoni di Daryl Hall, in particolare “Everytime You Go Away”: porta con te un pezzo di me!

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/13: Carlotto

la banda degli amantiLa banda degli amanti
Massimo Carlotto
Edizioni e/o 2015
Noir

Cagliari e Nordest. Estate 2014. Tempi cupi per Marco l’Alligatore Buratti, ex cantante blues, investigatore senza licenza coadiuvato dal contrabbandiere e rapinatore Beniamino Rossini e dal ciccione ex sessantottino analista Max La Memoria.
Dopo una sanguinosa faida internazionale (lunga sei anni) e un bel biennio con una barista ex pornostar, viene chiamato a Beirut dove la vendicata Sylvie (donna di Beniamino) decide infine di suicidarsi: si getta dalla finestra al termine dell’ultimo pasto con gli amici. Marco ha un crollo emotivo e se ne va mesto in Sardegna a sbevazzare. Lì arriva la svizzera Oriana Pozzi Vitali, un anno prima in Veneto le avevano rapito l’amato amante, ora vuol sapere che fine ha fatto.
Max accetta di aiutarla, in corso d’opera arriverà anche Beniamino, criminale vecchio stampo. Il fatto è che qualcuno rapisce il povero delle coppie segrete e ricatta il ricco con riservato successo. E c’è di mezzo quel genio ed esteta del male che si chiama Giorgio Pellegrini.
Torna il più noto “eroe” seriale del mitico scrittore 59enne Massimo Carlotto, quello che lo ha reso famoso e mantiene uno stuolo di ammiratori, protagonista di sei romanzi (cinque fra il 1995 e il 2002, poi il precedente nel 2009), il soprannome legato al drink con sette parti di Calvados. Marco era stato vittima di un errore giudiziario e aveva scontato sette anni in carcere per partecipazione a banda armata, esperienze che segneranno la sua esistenza in ogni rapporto che intesserà, duro per quanto sincero. Ora prova a farsi crescere i baffi. La narrazione è in prima persona, perlopiù di Buratti, più brevemente di Pellegrini (protagonista feroce e felice di altri due romanzi di Carlotto), con due intermezzi in terza sull’eccentrico poliziotto perbene Giulio Campagna. Le donne sono di rincalzo (anche nelle relazioni d’amore). Le piste politiche appaiono in crisi. Cucina quanto più stagionale e regionale possibile, vini ricercati, ascolti jazz.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/9: Montalbán

GalindezGalíndez
Manuel Vázquez Montalbán
Traduzione di Hado Lyria
Sellerio 2015 (orig.: 1990, Frassinelli 1991)
Storia romanzata

Paesi baschi, New York, Caraibi. Seconda metà del secolo scorso. Nel 1988 la rossa Muriel Colbert, studentessa a Yale, va ad Amurrio con il bel Ricardo, un ragazzo che le piace e può esserle utile: sta scrivendo la tesi sulla oscura vicenda di un giurista e scrittore martire della patria basca. Jesús (de) Galíndez Suárez era cresciuto lì; quasi 41enne, il 12 marzo 1956 scomparve a Manhattan. Sempre come “ambasciatore” del Partito Nazionale basco in esilio, aveva insegnato prima nella Repubblica Dominicana poi a New York, dove si era trasferito e aveva appena presentato un testo contro Trujillo; fu proprio il dittatore dominicano a farlo rapire, torturare, uccidere. Muriel trova solo una piccola stele di pietra a ricordarlo, allora parte per Santo Domingo. La Cia, tramite un cubico agente, non la perde di vista, cerca di sviarla e fermarla, ricatta il suo stesso amato professore. Eppure, ogni volta che Muriel sta per rinunciare, capita qualche nuova informazione e lei riparte, l’impegno per la verità è etico, una forma di resistenza.

Un romanzo meraviglioso su un personaggio vero, misto colto e raffinato di realtà e finzioni, che si sovrappongono e intrecciano, anche nei tempi storici. Dopo oltre 4 anni di ricerche ovunque possibile, con depistaggi e intimidazioni (simili a quelli subiti da Muriel), il grande Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003) lo pubblicò nel 1990, ebbe un premio in Spagna ed edizioni ovunque, anni dopo ne venne fuori anche un film con Harvey Keitel. Meritoriamente ora Sellerio lo ripropone con la stessa affettuosa immancabile traduzione di Hado Lyria, della quale colloca le noti finali del 1991 all’interno del testo e aggiunge solo poche pagine di commento (scritte nel 1991) a fine testo: “la solitudine degli innocenti”, dedicate al romanticismo militante e al pensiero ironico. La funzione storica e sociale della narrativa noir francese e italiana nell’ultimo quindicennio molto dipende dai grandi scrittori di lingua spagnola di una generazione precedente. Imperdibile e sempre vivido.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Incontri: George Pelecanos

PelecanosHo iniziato (in tremendo ritardo!) a guardare la serie tv The Wire e ho scoperto che uno degli autori è una mia vecchia conoscenza, George Pelecanos, pluripremiato autore di noir. E mi sono ricordata di una vecchia intervista…
Eccola. Datata ma “ripulita” e attualizzata.

AB – Come è stata la tua infanzia?
GP – Ero un bambino americano di seconda generazione (i miei genitori erano greci) vissuto negli anni in cui Washington era teatro di infuocati riots tra neri e bianchi. Il ricordo di quegli anni ha sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

AB – Quando hai iniziato a scrivere?
GP – La mia carriera è iniziata nel mondo del cinema come produttore e sceneggiatore. Ho deciso di diventare scrittore dopo aver seguito un corso di letteratura poliziesca e riscoperto i vecchi classici: Hammett, Chandler, Ross MacDonald… Da quel momento in poi ho letto tantissimo. Scrivevo di notte, o di mattina presto, mentre continuavo a fare altri lavori per mantenermi.
Ho pubblicato il primo libro, A Firing Offense, a 31 anni: era il 1992. Il protagonista, Nick Stefanos, è abbastanza autobiografico: ha origini greche, beve e ha un lavoro che non gli piace molto.
L’investigatore Derek Strange nasce dopo ed è un personaggio che ho voluto fortemente. Un detective nero che vive e agisce in una comunità che lui protegge ma dalla quale non è accettato.

AB – Hai scritto anche romanzi stand-alone. 
GP – La città che fa da sfondo a tutti i miei romanzi è Washington. Prendo ispirazione da storie reali: in Drama City (Il Guardiano del Buio, in italiano) ad esempio i protagonisti sono Lorenzo e Rachel. Lorenzo ha scontato una pena in carcere e ora per lavoro si prende cura dei cani reduci dagli incontri di dog fighting; Rachel è una poliziotta dalla doppia vita: la notte dà sfogo alle sue angosce dedicandosi all’alcol e agli incontri fortuiti nei bar.

AB – Cosa è cambiato rispetto agli inizi della carriera?
GP – All’inizio ero più libero di scrivere ciò che volevo. Adesso l’editore investe molto di più su di me e quindi vuole essere certo che quello che scrivo sia di gradimento dei lettori. Io tento comunque di raggiungere un’audience vasta, ma senza snaturare la mia arte.

AB – Cosa ti è rimasto dell’anima greca, come uomo e come scrittore?
GP – Il fatto di essere un lavoratore instancabile. Lo vedevo fare a mio padre e lo faccio io.

“GialloLuna NeroNotte”: premio letterario nazionale dedicato agli autori di giallo, thriller e noir

TypewriterÈ giunto alla terza edizione il Premio GialloLuna NeroNotte, promosso dall’associazione culturale Pa.Gi.Ne., organizzatrice a Ravenna del Festival letterario GialloLuna NeroNotte, e realizzato in collaborazione con Il Giallo Mondadori.

Il racconto vincitore verrà premiato durante la 13ª edizione del festival GialloLuna NeroNotte (in programma fine settembre-ottobre 2015) dal direttore editoriale de Il Giallo Mondadori, lo scrittore Franco Forte, e sarà successivamente pubblicato nella rinomata collana Mondadori.

Il Premio è aperto a tutti i cittadini europei. I racconti devono essere scritti in lingua italiana e ambientati in Italia. La lunghezza massima delle opere deve essere di 20 cartelle dattiloscritte (ogni cartella è intesa di 35 righe e 55 battute, per un massimo di 2.000 battute).

I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 5 copie ciascuno al seguente indirizzo postale:
“Premio GialloLuna Mondadori”
c/o associazione culturale Pa.Gi.Ne.
via Corezolo 47
48121 Ravenna.
Contemporaneamente una copia, in formato pdf, andrà inviata all’indirizzo di posta elettronica: gialloluna@racine.ra.it

Il termine ultimo per presentare i racconti inediti è il 30 aprile 2015.

All’interno della busta con i racconti, i concorrenti devono inserire, ritagliato in originale, il Certificato di Partecipazione (CdP), che si trova nelle ultime pagine de “Il Giallo Mondadori” in edicola.

La pregiuria, composta da Federica Angelini (giornalista e traduttrice), Antonella Beccaria (giornalista e scrittrice), Matteo Diversi (libraio e promotore di eventi letterari), Nicola Lombardi (libraio e scrittore), Adele Marini (scrittrice e giornalista), Vania Rivalta (giornalista) esaminerà i racconti in concorso e ne selezionerà cinque.

La giuria finale, composta da Nevio Galeati (presidente associazione Pa.Gi.Ne. e direttore artistico del festival GialloLuna NeroNotte), Annamaria Fassio (scrittrice) e Franco Forte (direttore editoriale de Il Giallo Mondadori e presidente della giuria), stabilirà il vincitore assoluto.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio all’indirizzo mail: gialloluna@racine.ra.it

Gelo (Buon Anno!)

Buon 2015Archiviato (ma sarà davvero così?) senza troppi rimpianti un anno pieno di sfide, questo 2015 nuovo di zecca inizia con pochi buoni propositi e molti auguri.
Tra i buoni propositi quello di essere più presente, anche se ancora non so con quale formula.
Gli auguri sono per tutti voi che passate di qua e in particolare per Fabio Lotti che, come avete potuto leggere, ha portato avanti il blog praticamente da solo negli ultimi mesi.

Letture – Ho ripreso a leggere con piacere, lontana dalle polemiche e menate varie su chi è meglio di cosa (che nel 2014 non sono mancate e certamente non mancheranno nel 2015). Ma il buon proposito zen è quello di continuare a non parlare di ciò che non mi piace (dagli editori a pagamento ai libri mediocri) e pazienza se mi perderò qualcosa in termini di accessi al blog.

Tra le ultime cose lette degne di memoria invece:
Dimentica il mio nome di Zerocalcare, preso in prevendita, quest’estate, prima che l’autore vincesse premi e diventasse ostaggio del mainstream – talmente in prevendita che ho la versione con preziosissima variant cover di GiPi;
Il cacciatore del buio di Donato Carrisi, seguito del Tribunale delle anime, filone del serial thriller importato dagli americani e rivisitato con ambientazione italiana. Risultato più che soddisfacente per gli appassionati; 
La sposa silenziosa
di A.S.A. Harrison, una storia dark con lieto fine. Forse.
Attualmente in lettura: Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni. Mai romanzo fu più appropriata per trascorrere il Capodanno più freddo che io ricordi (tranne forse qualche capodanno passato sulla neve, ma non ci giurerei).
In lista d’attesa un’infinità di libri: mi basterebbe smaltirne almeno un terzo per dichiararmi soddisfatta.

Visioni – E qua invece sono abbastanza avanti, almeno sul commerciale: Fargo, True Detective, House of Cards, Orange is the New Black, entrambe le stagioni di The Fall, le nuove stagioni di American Horror Story, Scandal e The Big Bang Theory: visto tutto con grande soddisfazione.
In attesa della quinta stagione di Shameless e del finale di stagione di How to Get Away with Murder (Le regole del delitto perfetto in italiano, su Fox dal 27 gennaio. Per me, capolavoro).
Mi mancano la nuova stagione di The Killing e del Doctor Who. Dovrò aspettare il 2016 per Sherlock, invece.

BonusNeil Gaiman legge A Christmas Carol: la favola delle feste per eccellenza si ascolta in streaming in un’ora e mezzo (in inglese).

Infine, mi associo agli auguri di Elisabetta Bucciarelli:

2015 Elisabetta Bucciarelli

Verità imperfette – AA. VV.

verità imperfetteUna ragazza si suicida in un appartamento del centro di Roma. Chiara Maffei era una giovane donna problematica, appena tornata nell’appartamento (che divideva con una coinquilina) dopo il ricovero in una clinica specializzata in malattie nervose. Il quadro sembra coerente con l’impulso a togliersi la vita, ma ricostruendo la vicenda qualcosa non torna…

Verità imperfette è un progetto a più voci reso possibile dall’editore Del Vecchio e curato da Luigi De Pascalis, che lo definisce “una jam-session”.
Alcuni degli autori non sono nuovi a questo genere di operazioni: c’era un precedente, Delitto capitale, pubblicato da un editore che poi ha chiuso.
Verità imperfette invece prende le mosse da un articolo di cronaca su una ragazza anoressica che è stata curata in modo sbagliato: ognuno dei dodici autori ha raccontato questo episodio in 4 righe, assumendo il punto di vista di un diverso personaggio; il curatore ha organizzato la sequenza e gli scrittori hanno iniziato a scrivere. Quando sono emersi nuovi personaggi, la jam-session ha funzionato da sé in modo stupefacente. Ciascuno ha scritto ciò che gli sembrava opportuno, nel rispetto della cornice generale e del lavoro degli altri.
Risultato ancor più stupefacente se si considera che non tutti gli autori si conoscono “de visu” (vivono infatti in Toscana, nel Lazio e chissà dove altro) e sono diversissimi tra loro: a scrittori affermati si affianca un’esordiente, Maria Bellucci, e Luigi Cecchi, noto soprattutto per la striscia Drizzit.
Tra un capitolo e l’altro ci sono degli articoli di giornale (a firma del giornalista Marco Rubini, ossia De Pascalis) che raccordano le storie tra loro.
Ogni personaggio ha la “sua” voce e gli autori si sono ripartiti i personaggi in base alle loro peculiari sensibilità. Maurizio De Giovanni intepreta la morta, Roberto Riccardi un maresciallo dei carabinieri, Nicola Verde un personaggio abietto che trova una redenzione finale, Massimo Mongai un verboso e coltissimo anatomopatologo…
Si tratta di dieci racconti diversi che hanno trovato una coerenza grazie allo spirito di squadra di un gruppo di seri professionisti.

Verde De Pascalis Del VecchioIl volume è dedicato A Luigi Bernardi, che avrebbe voluto essere con noi e non ha potuto. Luigi avrebbe dovuto scrivere il capitolo sulla magistrata, che doveva chiamarsi Claudia Martelli, poi è diventata Antonia Monanni in omaggio a un personaggio di Bernardi (e il suo capitolo è stato scritto da Luigi De Pascalis). Di Bernardi c’è anche un (riuscitissimo) cameo nel racconto di Nicola Verde.

Il romanzo è stato presentato a Roma in aprile (nella foto sopra, da sinistra verso destra: l’editore Del Vecchio, Luigi De Pascalis e Nicola Verde).

Alla fine del volume, “istruzioni per l’uso” a cura dell’editore.

Lettura molto piacevole.