Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Ottobre 2015

book-toiletAl gabinetto strane domande. Perché la storia? Ma perché, ma perché mi è entrata nel sangue sin dalle elementari quando un sacco di eroi morivano per la patria e c’era pure chi tirava la stampella al nemico. Poi l’ho coltivata con passione e mi ci sono laureato. Gli eroi, dicevo, come i famosi Trecento che mica se la facevano sotto, e la morte. La morte.
Perché gli scacchi? Ma perché, ma perché anche qui si tratta di battaglie. Finte finché si vuole ma pur sempre battaglie. Basta guardare le facce minacciose di certi giocatori. Scacco matto, ovvero il Re è morto. La morte.
Perché il giallo inteso in senso lato? Ma perché, ma perché idem lo stesso con patatine fritte. Tutto gira intorno ad uno o più cadaveri che si sono fatti fregare da qualcuno. Insomma la morte.

Non sono normale.

Iniziamo, come al solito, dai nostri favolosi G.M.
charlie chan e il pappagallo cineseCharlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers, Mondadori 2015.
Tutto parte da una collana. Una maledetta collana di perle, le famose perle di Phillimore di Sally Jordan acquistate dal “grosso pescecane di Wall Street” P.J. Madden (segretario che suscita sospetto) con l’intermediazione dell’amico gioielliere Alexander Eden. Solo che il compratore le vuole prima ricevere a New York e poi, cambiando improvvisamente idea, al suo ranch nel deserto. Qualcosa non quadra…
Il nostro Charlie Chan, detective della polizia di Honolulu, che deve consegnare la collana per la sua amicizia con Sally, arriva a pagina ventitré in veste di “un ometto grassoccio vestito alla foggia occidentale e con un’aria abbastanza insignificante”, guance pienotte, pelle d’avorio, “occhi limpidi e penetranti, con le pupille simili a neri tizzoni sotto la luce gialla del lampadario”. Data la situazione poco chiara l’idea è questa: Bob Eden, il figlio di Alexander, si presenterà direttamente al ranch mentre il nostro detective… lo ritroveremo come cuoco proprio lì con il nome di Ah Kim!
Non la faccio lunga: un pappagallo che urla all’assassinio, un morto ammazzato che ci deve essere e non c’è, lo stesso pappagallo avvelenato, un altro uomo ucciso durante un viaggio in macchina, l’arrivo di un naturalista interessato alla fauna del luogo e della polizia nelle vesti del capitano Bliss, piedi piatti e occhi bovini, che non ne indovina una.
E insomma un bel plot di eventi, di colpi di scena e personaggi (c’è pure un giornalista e una “cerca Sfondi” per il cinema) descritti con brio e leggerezza. Al centro (anche se talora defilato) il nostro Charlie Chan con la sua affabilità, la sua ironia e la sua saggezza orientale.

Per “I racconti del giallo” ecco Danuta e il colonnello di Maria Cristina Taddeucci.
Un colonnello vedovo dei carabinieri in pensione, la figlia insegnante Marianna e una donna polacca che sbriga le faccende di casa. Ci sono pure le ortensie che vengono distrutte da certi ragazzacci rumeni. Dicono. Però l’occhio vigile del colonnello ha notato che sono state “tagliate”. Perché?. E perché solo le ortensie?. A cosa possono servire? Un nuovo caso per il vecchio colonnello. Racconto gradevole e spiritoso.

Intrigo in costa azzurra di Rhys Bowen, Mondadori 2015.
intrigo in costa azzurra“Una vera fortuna essere al servizio segreto di Sua maestà. Lady Georgiana Rannoch, trentaquattresima in linea di successione al trono d’Inghilterra, temeva che suo fratello Binky e quell’antipatica della moglie fossero gli unici a potersi godere sole e svago sulla riviera francese, quand’ecco la regina venire in soccorso inviandola a Nizza per una missione delicatissima”.
Dalla sua collezione di antiquariato (della suddetta regina) “manca una tabacchiera di grande valore”. Sospettato sir Toby Groper, “uno degli uomini più facoltosi del paese”, ossessionato collezionista. Dunque la nostra Georgiana, che narra la vicenda in prima persona, deve andare alla sua villa per recuperare il prezioso reperto. Una bella ragazza di ventidue anni (ancora vergine) legata al fascinoso Darcy O’Mara senza il becco di un quattrino (come lei, d’altronde). Aggiungo la madre vedova svegliotta, il fratellastro Binky, già citato, sottomesso alla mogliera, il maggiordomo Hamilton, la cameriera Queenie imbranata fradicia, l’amica Belinda dall’avventura facile (purché renda) e il nonno al bisogno in villetta nei sobborghi di Londra.
Ambiente la riviera di Nizza, tempo gennaio ma si sa che lì è come se non ci fosse. In qualche modo la nostra riesce ad incontrare Toby che cerca invano di sfruttare l’occasione, in quel senso. Dopodiché si ritroverà nella sua piscina “steso a faccia in giù, riverso sul primo gradino e semisommerso dall’acqua” colpito alla testa.
Georgiana dovrà dimostrare la sua innocenza (tra l’altro c’è una dichiarazione compromettente di un testimone) al baffuto ispettore Lafitte e scovare il colpevole tra una sfilata di moda per Coco Chanel e le attenzioni premurose di un bel francese. Alla fine una frase, qualcosa che aveva udito alla villa di sir Toby a proposito di… e il gioco è fatto. Un classico con una sosia inquietante in giro e il passato che ritorna funesto (mai che ritorni, al limite, solo incazzato).

Perry Mason e la rossa ambiziosaPerry Mason e la rossa ambiziosa di Erle Stanley Gardner, Mondadori 2015.
Una rossa, Evelyn Bagby, “avvenente cameriera in cerca di un’occasione nel mondo del cinema”, in giudizio accusata di un furto ai danni di un’attrice hollywoodiana. Difensore d’ufficio il giovane Frank Neely. Da solo forse non ce la farà a tirarla fuori dai guai, ma con l’aiuto inaspettato di Perry Mason il problema sembra più risolvibile (intanto una bella lezione su come condurre l’interrogazione di un teste accusatore).
E, infatti, la nostra pimpante rossa viene scagionata con la possibilità di ottenere un congruo risarcimento. Non finisce qui. Il fatto principale è il tentativo di qualcuno in auto con la testa infilata in un sacco (si scoprirà poi che trattasi di una federa di guanciale) e due buchi per gli occhi che la sta seguendo. Evelyn, impaurita, spara due volte alla cieca. Solo che il guidatore si ritrova con un buco nella tempia. Come spiegare l’accaduto?
Inevitabile processo e scontro tra Hamilton Burger, grosso procuratore distrettuale, e Perry Mason tra ghigni, guati, dichiarazioni, repliche, obiezioni accettate e respinte, proteste, scatti, risatine, latrati, gracchiamenti, esultanze con il giudice Kippen “sconcertato e perplesso”.
Una lezione da manuale sul sistema giuridico americano.

Per “I racconti del giallo” So Lonely di Riccardo Landini.
Un ragazzo, Simone, scomparso tanti anni fa. Dal capitano Fulvio Sanacore arriva Galasso, il padre del suddetto che aveva fatto un concerto insieme al nostro poliziotto nell’età più bella. Chiede che indaghi sul caso. Dal fascicolo che riguarda il fatto tre pagine mancanti (perché?). Probabile depistamento. Alla fine il caso è risolto e dalla musicassetta donatagli da Galasso le note di So Lonely dei Police suonate da Simone e Sanacore. Nostalgia.

Phuket InfernoPhuket Inferno di Fabio Novel, Delos Crime 2015 (in e-book).
Phuket in Thailandia. Un bar che salta in aria, una voce che chiama mamma. È Chamoi, ferita gravemente. Sta per morire. Il soldato accanto, Colin, che narra in prima persona, l’accarezza. Muore. È ferito, ustionato in qualche parte, aiuta un suo compagno italiano. Tra le macerie arrivano i soccorsi. Anche Lek, la figlia di Chamoi, di undici anni, ha perso la vita.
Inizia così una storia di attentati, di vari gruppi in lotta fra loro, la jihad islamica che vuole colpire duro l’Occidente. “Per portare a termine questa offensiva, erano stati appunto schierati dei nuovi, insospettabili, combattenti. Anche a Phuket”. Contatti, incontri, tradimenti, uccisioni.
Stranieri in vacanza. “Keith e Margaret, inglesi, entrambi ventiquattrenni. Erano arrivati all’isola di Phuket un paio di giorni prima, dopo un passaggio nella capitale Bangkok”. Festival vegetariano, i flagellanti, i carboni ardenti, uomini tatuati e forati da borchie e… un’autobomba. C’è pure Helga venuta qui a comprare, non crede che i terroristi colpiranno ancora, un felino di plastica che scoppia, muore il venditore e la stessa Helga dopo poco.
Ora c’è da fare un ultimo attentato. Diversi gruppi non sono contenti ma dovranno schierarsi con il fronte islamico internazionale. Scontri, in regalo la testa mozzata di un amico, uccisioni.
Ci si sposta in Irlanda. Attentato dell’IRA contro gli inglesi. Una bambina innocente che si avvicina al luogo dell’esplosione. Muore. Fanculo a tutto. Fanculo a tutti.
Fanatismo e morte in nome di qualcosa che non ha senso.

alla derivaAlla deriva di Michael Katz Krefeld, Einaudi 2015.
Copenaghen. Tre personaggi: Masja (21 anni), Thomas ed Erik. Tre storie in tempi diversi che si riallacciano fra loro. Dunque Masja, venduta dal fidanzato Igor per debiti di gioco al criminale Slavros che gestisce una rete di bordelli. La storia più agghiacciante fatta di violenze, soprusi, droga. Una umanità violata e distrutta. Solo il suo diario rivolto alla madre, dove annota la cruda esistenza personale e quella delle altre sfruttate, la tiene in vita.
Poi c’è il detective Thomas Ravnsholdt, soprannominato Ravn, ormai un derelitto attaccato alla bottiglia dopo che gli hanno ucciso la moglie Eva. Vive sulla sua barca Bianca (ormai a pezzi) e il cane Møffe. Sospeso anche dal servizio ecco che un amico gli chiede di ritrovare una ragazza scomparsa (sarà proprio Masja) tra i bassifondi di Copenaghen e Stoccolma.
Per terzo arriva Erik, figlio di un tassidermista che impaglia gli animali, lavoro che lo affascina e lo spingerà a introdurre particolari “innovazioni”.
Un libro ben scritto, certo, ma in qualche modo scontato con il solito sbevazzone che vive di ricordi e cerca di uscire dalla deriva; il mondo marcio,  implacabile della prostituzione e il tassidermista (già trovato in altri scritti) che segue il suo sogno allucinato e allucinante. Movimentato il giusto tra botte, sparatorie, You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker, Private Dancer di Tina Turner e Everytime You Go Away di Daryl Hall. Contorno nordico con il classico freddo e la classica crisi familiare che sfocia in tragedia.

il banchiere assassinatoIl banchiere assassinato di Augusto De Angelis, LIT 2015.
Legge Freud, Lawrence, Platone, Le epistole di San Paolo. Perché mai fa il commissario di Pubblica Sicurezza si domanda Carlo Vincenzi nella Milano degli anni Trenta cupa e infreddolita. Per l’enigma da sciogliere, il colpevole da individuare?… No, no per il mistero dell’animo umano. “Io sento la poesia di questo mestiere” dichiara e il personaggio è già lì bell’e fatto. Colto, sensibile e nello stesso tempo deciso e pronto, se necessario, a saltare qualche regola che intralcia.
Al dunque. Siamo nell’ufficio del commissario. Di notte (addirittura). Ecco irrompere l’amico Giannetto Aurigi che ha un grosso debito con il banchiere Mario Garlini. Due chiacchiere e una telefonata improvvisa. Notizia: il suddetto Garlini è morto proprio nell’appartamento dell’Aurigi. Ci siamo.
Causa della morte un foro di pallottola alla tempia, per terra una fialetta di profumo d’oro con odore di mandorle amare. Ovvero acido prussico. E che c’incastra? Prime impressioni e rimuginamenti che seguiranno per tutta la vicenda imperniata sugli sghei e sull’amore, sul classico triangolo amoroso, la fidanzata dell’Aurigi, l’inquilino del terzo piano, la pendola che segna un’ora avanti (perché?) e addirittura qualcuno pronto ad autoaccusarsi del delitto! Personaggi che entrano ed escono da una porta come all’aprirsi di un sipario, qualche stilettata al detective privato Harrington che rappresenta il modello poliziesco anglosassone.
Il primo giallo di De Angelis teso a creare un clima particolare in cui immergere il lettore: “C’era in quella camera, in quell’appartamento, un’atmosfera pesante, viscida, che  pesava come qualcosa di mostruoso, d’inumano”.
La storia è finita e il nostro commissario ha gli occhi lucidi. Nella sua stanza squallida con la scrivania “macchiata e bruciacchiata” e la poltrona consunta. Mica male.

Storia degli scacchi in ItaliaPer gli amici scacchisti consiglio ostinato (ancora una volta, mi pare) Storia degli scacchi in Italia di Adriano Chicco e Antonio Rosino, Marsilio 1990. “Gli scacchi, il più antico e intelligente gioco dell’universo, fecero il loro ingresso in Italia prima dell’anno Mille… Ancora oggi i nomi di Giovanni Leonardo da Cutro detto “Il Puttino”, di Giulio Cesare Polerio, di Gioacchino Greco, di Pietro Carrera, di Ponziani, di Serafino Dubois e di Mario Monticelli fanno parte della grande storia scacchistica europea e mondiale e sono studiati e ricordati…”. Un volume prezioso da leggere e conservare.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Preso dalla passione per la storia ho tirato fuori il secondo volume di Stato e società nei secoli di Franco Catalano, casa editrice G. D’Anna 1969, una raccolta di documenti che vanno dal Quattrocento al Congresso di Vienna e mi sono messo a spiluzzicare in qua e là, soffermandomi soprattutto sugli interventi di Guicciardini e Machiavelli riguardo alla crisi italiana alla fine del ‘400. Che emozione, che ricordi libreschi!

Un giretto tra i miei libri
Oggi sono di scena i gatti…
Il gatto che scoprì il colpevoleIl gatto che scoprì il colpevole di Lilian Jackson Braun, Mondadori 2009.
Composto da due romanzi: Il gatto che amava il formaggio e Il gatto che pedinava il ladro.
Qui i gatti sono due, il maschio Koko “snello e muscoloso” con gli occhi azzurri e la femmina Yum Yum “piccola e delicata” con gli occhi “di un azzurro violetto”, completamente diversi da quelli gialli del gatto in copertina che comunque l’azzurro lo sbandiera nel pelo. Il maschio, poi, ha la capacità di interagire con il pensiero del suo padrone (non per nulla ha trenta vibrisse al posto delle normali ventiquattro) e di aiutarlo a svelare qualche mistero con i suoi atteggiamenti (per esempio facendo cadere per terra un libro della biblioteca con un titolo significativo).
Dunque due gatti particolari e il loro padrone Jim Qwilleran, Qwill per gli amici, un giornalista alto, di bell’aspetto, capelli sul grigio, occhi malinconici e un bel paio di baffoni, che vive nella cittadina di New Pickax. E ci vive pure bene avendo ricevuto in dono una bella eredità.
Ma veniamo al sodo partendo dal primo romanzo. Che certo sarà pure un giallo ma è anche un perfetto manuale di cucina che ci introduce nei segreti del polpettone e dei formaggi. Di tutti i tipi e di tutte le specie con annesse feste e premi speciali per i più bravi. Poi ogni tanto si sa di una misteriosa signora in nero, di un pacco esploso a lei diretto che ha ucciso una innocente ragazza, di una rapina con morto ammazzato annesso e di un altro morto ammazzato anche questo ma dalle api. Così di sfuggita, che le cose più importanti sono altre con il nostro Qwilleran in giro per il paese a spiluccare di qui e di là, a fare interviste, a ricercare un libro di ricette sparito, a vedersela con i suoi gatti (legge loro pure il teatro greco). Soprattutto con Koko che alla fine lo fissa, anzi si fissano per conoscere la verità attraverso il battito delle palpebre (lo giuro).
Nel secondo romanzo pochi eventi: piccoli furti in qua e là che terminano con un furto più consistente al club del bridge, un morto ammazzato, un matrimonio e la sposa che tira il calzino avvelenata. Aggiungo il nostro Qwilleran sempre da tutte le parti a parlare con tutti, a registrare racconti, a comprare i regali di Natale e il solito gatto Koko che fa un po’ di confusione e lo aiuta ancora una volta a svelare il mistero.
Prosa semplice, tutta ricamata e infiocchettata per benino come una bomboniera.

Il gatto che conosceva gli astriIl gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun, Mondadori 2010.
Ci risiamo coi gatti. Con gatti particolari come Koko e Yum Yum e il loro proprietario James Macintosh Qwilleram che abbiamo già trovato nella precedente recensione.
Nel primo racconto Il gatto che cantava agli uccelli abbiamo la strana morte di una vecchietta in un incendio che si scoprirà essere doloso. Di mezzo la speculazione edilizia. Nel secondo Il gatto che guardava le stelle tutto ruota intorno alla scomparsa di due persone e alla possibile evenienza che ci siano di mezzo addirittura gli alieni. In entrambi i casi Koko riesce a dare una mano alla risoluzione, spostando libri o cartoline.
La storia gialla c’entra e non c’entra. C’è, ma può benissimo anche non esserci perché al centro dell’attenzione si staglia Qwilleram con i suoi gatti (a cui legge pure delle storie), la vita del paese, i ristoranti, le taverne e le boutique, i pettegolezzi, le manifestazioni sportive e culturali, il tradizionale che si scontra con il progresso. Prosa leggera venata di un allegro umorismo, il classico libro scorrevole senza impegno.

Il gatto del Rettore di Giorgio Celli, Morganti 2011.
il gatto del rettoreLeandro Marchi, genetista e Rettore dell’Università degli Studi di Bologna, creatore del Golden Rice, il riso d’oro per salvare milioni di vite umane nei paesi del terzo mondo (ma dietro ci sono le solite speculazioni di denaro e le solite truffe a danno dei contadini del Pakistan), chiede l’intervento dell’ex commissario Angelo Michelucci, perché ogni sera si sente osservato da un individuo con un impermeabile sotto la sua casa che legge il giornale. Dopo un po’ lo stesso Leandro viene trovato morto impiccato nel suo studio.
Da qui inizia l’indagine vera e propria del nostro investigatore che pratica lo Zen, è piuttosto schivo nel rapporto con gli altri, ama passeggiare e pensare alle piccole cose, vive con la governante Ka, senegalese di quaranta anni, “una montagna di carne”, (clandestina da lui salvata che avrebbe dovuto fare la maîtresse in una casa di piacere) e con Abdul, una specie di guardia del corpo silenziosa. Poiché l’ucciso ha un gatto di nome Bianco, Leandro lo prende con sé e sarà proprio lui a fornirgli lo spunto (in verità piuttosto banale) per risolvere il caso.
Il libro si presta pure ad una sentita critica delle ingiustizie accademiche “La cattedra è un idolo a cui si sacrifica tutto”, di mezzo pure il sesso pervertito ed estremo, vedi villa Gioia “una sorta di camuffato postribolo per delinquenti con appetiti sessuali da manuale di psicopatologia”, e la delusione dell’amicizia.
Semplice e ingenuo, via, pure un po’ scolastico, ma un saluto e un ringraziamento al grande entomologo scomparso glielo voglio mandare lo stesso.

il gatto e il topoIl gatto e il topo di Christianna Brand, Polillo 2010.
Cosa ti combina la posta del cuore. Tinka (Katinka) Jones (Miss La-Vostra-Amica), zitella londinese, tiene una posta del cuore per la rivista “Girls Together”. Ha una corrispondenza con la signorina Amista che le scrive “dal più profondo Galles” sulla sua storia d’amore con un certo Carlyon, decisamente affascinante, che tiene un gatto siamese “con grandi occhi azzurri obliqui”. Spinta dalla curiosità (e dal sangue un po’ gallese nelle vene) decide di andare a trovarla. Dopo un lungo viaggio piuttosto difficoltoso si trova di fronte ad una ben strana realtà. Amista sembra proprio non esistere. Però alcuni particolari non la convincono: il gatto siamese c’è, così come una lettera con impresso il nome di Amista vista sul tavolo e poi sparita. Qualcosa non torna.
E allora arrivano corse e ricorse nel buio, cadute, slogature, dubbi, sogni, innamoramento (addirittura) di Carlyon, un signore che dice di essere un poliziotto, rumori, voci nel buio, inseguimenti, scoperte, un anello particolare, la moglie deturpata (ma sarà la vera moglie?), un tragico incidente.
Al centro Tinka con i suoi sospetti, i dubbi, la verità che non è la verità, il colpo a sorpresa, il pericolo finale. Il classico giallo psicologico, gonfiatamene terrorifico che attenua di molto la tensione nel lettore con l’aumento spropositato della tensione.

Continuiamo con il contributo di Omar Lastrucci (del blog Assassini e Gentiluomini).
Molti si saranno accorti che nei classici del giallo è esplosa, da un annetto, una vera Perry Mason mania. A quanto dice la redazione i titoli a cadenza ormai trimestrale sulle avventure dell’avvocato del diavolo sono tra i titoli attualmente più venduti. Io ne sono felice, perché l’alto artigianato dell’eclettico Erle Stanley Gardner merita di essere riscoperto.
Erle_Stanley_GardnerMa perché, direte, leggersi ancora oggi un libro con Perry Mason, per giunta in edizione talvolta sforbiciate senza pietà dai traduttori? Per la meravigliosa Los Angeles degli anni del cinema in bianco e nero, per la bella gente ben vestita (siano essi gentiluomini o gangsters importa relativamente, sempre belli da vedere sono) e delle donne fatali (talvolta ingenue e talvolta vipere DOC) che si gettano fiduciose tra le protettive (ma poco amorevoli, sia chiaro) braccione di colui che saprà assisterle e trarle fuori da situazioni a dir poco scabrose, giocando sempre sul filo del codice penale, non esitando a violarlo piegandolo al proprio volere.
È da leggere per i dialoghi scoppiettanti e arguti, compresi quelli dei processi, da non immaginare tonitruanti e farraginosi come in tanti legal thriller ma sempre essenziali. Gardner era maestro nel non mettere mai parole di troppo, e in ogni caso anche quelle poche gliele tagliavano in sede di traduzione.
E poi assisterete alla più grande storia d’amore irrisolta della storia del poliziesco, quella tra Perry e la magnifica segretaria Della Street, avvenente quanto efficiente, che più che amare venera il proprio capo e per lui allontana qualsiasi altro maschio le ronzi intorno; si danno sempre del voi anche quando si tengono la mano e si abbracciano/sbaciucchiano nei momenti difficili, ma amo pensare che lo facciano per salvare la faccia e le convenienze, chissà che cose turche combinano quando l’autore e i lettori non li guardano!
A Settembre c’era in edicola Perry Mason e la rossa ambiziosa dove si può trovare tutto quello che vi ho detto ne più ne meno che in qualsiasi altro romanzo della serie. Gardner si può prendere a scatola chiusa, quando va bene (Zampe di velluto, Avversario leale, Cane molesto, Anatroccolo) è molto bello, quando va male è bellino.
Lunga vita al vecchio Perry!

E terminiamo con la nostra incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche) che ci presenta Sbirritudine di Giorgio Glaviano, Rizzoli 2015.

sbirritudineIl primo libro di Giorgio Glaviano – siciliano che vive e lavora a Roma come sceneggiatore per Rai, Mediaset e Sky – è un thriller notevole, ispirato a fatti accaduti che, oltre a spiegarci a chiare lettere una certa realtà che rivela l’inciucio Stato-mafia, narra contemporaneamente con dati inconfutabili la condizione in cui molti poliziotti, “veri e leali” servitori dello Stato (che bisogna definire eroi), sono costretti a operare. Un thriller condotto in prima persona, con la possente voce narrante, determinata ma allo stesso tempo disincantata, di lui, il protagonista, lo sbirro che non sopporta mai di piegarsi davanti al crimine. Vent’anni della vita di uno scomodo e retto poliziotto siciliano di provincia, per ricordare quanto, cosa ha fatto e ciò che ha omesso. Un poliziotto, uno sbirro che non ha mai accettato compromessi. Così malato di sbirritudine, che in nome della giustizia è stato pronto ed è ancora pronto a mettere in gioco tutto: carriera, amore, la sua vita, la sua famiglia.
Stanco e scoraggiato, durante un’eterna notte insonne, in cui dovrebbe decidere cosa rispondere a una telefonata la mattina dopo, esce di casa, sale in macchina e chilometro dopo chilometro ripercorre mentalmente e fisicamente i luoghi delle sue battaglie. E ricordando i compagni, gli agguati e gli uomini d’onore, farà il giro dell’intera Sicilia. Un ideale viaggio nel cuore nero della mafia, della politica e della continua abnorme trattativa tra stato e criminalità. La memoria di vent’anni passati in quella terra di confine dove non esistono amici, alleati o leggi, ma solo connivenza, corruzione e prevaricazione. Questo libro è un thriller, una fiction che si rifà a una storia vera, ma allo stesso tempo deve diventare un grido forte e sincero di denuncia, contro l’inettitudine, la prevaricazione e certi gravi, imperdonabili errori. E quindi un grido di rabbia, liberatorio a cui dobbiamo unirci. Per il protagonista e per tutti coloro, troppi, che sono morti combattendo e per quelli ancora vivi, convinti che ci sia qualcosa per cui valga a pena di combattere.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti