C’è crisi, c’è grossa crisi… (post pre-natalizio)

n importe quoiUno dei segnali più decisivi della crisi di una civiltà è la sua incapacità di stabilire un metodo con cui rapportarsi col mondo, con le cose, con gli altri popoli, uomini, culture – in una parola: con la realtà. (Luca Doninelli)
Inutile che lo ribadisca: è un momento di crisi e si sente, non solo nelle tasche ma anche nell’atteggiamento della gente. La crisi porta cambiamento e qua di cose ne stanno cambiando parecchie sotto il profilo personale, lavorativo e sociale. Non tutti i cambiamenti sono negativi, non mi dilungherò in spiegazioni, ma insomma, sappiate che nel silenzio degli ultimi tempi c’è anche molta riflessione. Quali saranno gli esiti è ancora presto per dirlo ma immagino che si vedranno, prima o poi.
Per la parte che ci interessa, la crisi dell’editoria sta producendo in me una sorta di disaffezione, anche se osservo con interesse alcune cose che in questo momento sono in fase embrionale ma che mi auguro vedano presto la luce.
Sulla crisi dell’editoria voglio mettere in evidenza due articoli: il primo riguarda gli editori a pagamento, che io continuo a considerare una piaga perché, guardando esclusivamente al punto di vista del lettore, intasano il mercato di roba illeggibile sottraendo risorse e visibilità a libri meritevoli. Per quanto mi riguarda, l’esperienza di Più libri più liberi quest’anno è stata tremenda: un giro veloce degli stand, la rapida realizzazione che di editori “sani” ce n’erano pochissimi – il resto era fuffa – e mi è salita una tale rabbia mista a frustrazione che me ne sono andata. La salute prima di tutto.
Se volete farvi del male potete guardare il video realizzato da Scrittori in causa e Scrittori precari per guardare in faccia qualche “campione” dell’EAP mentre difende la deprecabile prassi. Sconsigliato dopo i pasti.

Più recente invece è la notizia che perfino Mondadori ha adottato un nuovo contratto che li pone al limite dell’EAP: il Contratto ad Anticipo Zero (o CAZ, come lo ha efficacemente definito Giampaolo Simi in questa esauriente trattazione). Il che suggerisce che si debba rivedere l’intera filiera produttiva dell’editoria se non si vuole perdere il patrimonio culturale dei prossimi anni.
Sembra andare controtendenza invece la norma – all’esame del Consiglio dei Ministri – che prevede la possibilità di detrarre fiscalmente il 19% dell’importo dei libri acquistati, purché non in ebook, fino a 1000 euro (più altri 1000 per libri scolastici e universitari). Se la norma verrà approvata potremmo assistere a un rifiorire delle librerie. Forse.

Nonostante tutto, però, sto leggendo diverse cose, ho dei romanzi in wishlist e altri ne vorrei consigliare tra le uscite recenti, magari da regalare o regalarsi.

Innanzitutto c’è un’iniziativa importante, quella dei Racconti in sala d’attesa (Caracò 2013, anche in ebook).
Dodici racconti, dodici autori e un progetto culturale dedicato a Vincenzo Federico, che anche io ho conosciuto, morto dopo una breve malattia.
Si corre e non si pensa. Si corre e non si vive. Si corre e i problemi non si risolvono mai. Eppure ci sono dei momenti della nostra vita in cui siamo costretti a fermarci. Non dipende da noi. Dobbiamo aspettare.
Nelle sale d’attesa il tempo si dilata e tutto quello da cui fuggiamo ogni giorno ci si attacca addosso. Non ci sono vie di fuga. Si è da soli davanti al tempo e a se stessi.

I diritti d’autore di questo libro saranno devoluti ad un progetto culturale destinato agli ospedali italiani.
Gli autori sono Maurizio de Giovanni, Cristina Zagaria, Patrizia Rinaldi, Gabriella Genisi, Luigi Romolo Carrino, Elisabetta Bucciarelli, Patrick Fogli, Andrej Longo, Giuseppe Lupo, Emilia Marasco, Marco Marsullo, Antonio Paolacci.

Ecco, questo lo compriamo tutti, vero? Ci tengo molto.

Poi.

Colgo l’occasione per scusarmi pubblicamente con gli autori alle cui presentazioni non sono andata. Ci tengo che sappiano che l’assenza non è sintomo di lontananza, anzi, e che spero sinceramente in prossime occasioni e contesti migliori.
E quindi, in rigoroso ordine alfabetico, date un’occhiata a:
Giulio Leoni con il giallo storico Il testamento del Papa (Editrice Nord 2013, anche in ebook)
Angelo Marenzana e L’uomo dei temporali (Rizzoli 2013, anche in ebook): un giallo con il commissario Augusto Bendicò, personaggio a cui sono molto affezionata (Angelo sa perché)
Bruno Morchio e la nuova avventura di Bacci Pagano, Lo spaventapasseri (Garzanti 2013, anche in ebook)
Simone Togneri e il suo Arnoamaro (Fratelli Frilli 2013, anche in ebook).

Tra le cose che ho in lettura, praticamente già terminate:
Gaia Conventi con Giallo di zucca (Betelgeuse 2013, finalmente anche in ebook): giallo classico con Luchino, fotografo della Scientifica, che indaga “in famiglia” su una serie di omicidi avvenuti a Ferrara. Cane Poirot al seguito, utile anche per fare conoscenze femminili. Si mangia tanto, si parla del Palio, si ride anche. Piacevole.

Maurizio de Giovanni con Buio per i bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013, anche in ebook) che segna il tempestivo ritorno dei ragazzi del commissariato più reietto di Napoli. Meno pathos del solito, vira molto più verso il noir. Bello, bello, bello.

Poi, per i più svariati motivi, non dovrebbero mancarvi:
Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (Salani 2013, anche in ebook): perché non si può non leggere la Rowling, anche se fosse solo per parlarne male;
Adamante di Maria Silvia Avanzato (Edizioni della Sera 2013): perché lei è una che sa raccontare in modo affascinante anche la quotidianità con la nonna, figuriamoci il resto – e poi Crune d’aghi per cammelli mi era piaciuto moltissimo;
Il pallonaro di Luigi Romolo Carrino, sull’omosessualità nel mondo del calcio, perché lui è uno che scrive da Dio;
il classico giallo di Natale della Polillo, quest’anno Il canto di Natale di Clifford Witting (perché non è Natale, senza).

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Ultimamente mi sono dedicata ai film horror: un po’ lento ma ben fatto Sinister con Ethan Hawke; classico college americano con finale a sorpresa in Smiley, autoprodotto dal regista Michael Gallagher (promette un seguito); agghiacciante per la violenza Chained di Jennifer Lynch. Così, se vi avanza un po’ di tempo nelle prossime vacanze e amate il genere, sapete cosa vedere.

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Prosegue anche l’overdose di serie tv: la terza stagione di The Killing è ok; The Blacklist ha un suo perché nel genere crime; Homeland (anche qua, terza stagione) stenta a decollare ma si riprende dalla settima puntata in poi; naturalmente però l’attesa va tutta alla sera del 1 gennaio 2014, quando gli spettatori britannici potranno guardare il primo episodio della terza stagione di Sherlock:

Due parole sul NoirFest: il premio Scerbanenco quest’anno è andato a Donato Carrisi, menzione speciale per Simone Sarasso; avendo presentato entrambi gli autori e rispettivi romanzi, non posso che congratularmi con entrambi. Nella sezione cinema invece è stato presentato Neve di Stefano Incerti, co-sceneggiato da Patrick Fogli. Il film ha vinto il premio per il miglior attore, andato a Roberto De Francesco, e adesso si spera che trovi una distribuzione.

Se poi, come credo, anche voi siete nel vortice dei regali di Natale, sappiate che:
– quest’anno ho privilegiato l’artigianato e anzi, ho rispolverato un minimo di manualità persino io (ma non per farne regali, ché agli amici ci tengo);
– ho regalato qualche libro e qualche altro ancora lo regalerò;
– in libreria si trovano agende bellissime (io ho sempre una spiccata preferenza per la Moleskine) ma anche fumetti, lettori ebook, accessori da lettura… insomma, per i regali di Natale la libreria è ancora un posto privilegiato;
– tuttavia, quando la pigrizia incombe, mi soccorre Amazon. Un clic e via. Tanto sono già stata definita “una str**** di sinistra radical-chic” (detto da uno che mi ha vista due volte, n.d.b.) quindi posso anche dichiarare apertamente che la tecnologia, quando mi semplifica la vita, è una gran risorsa a cui attingo a piene mani.

Cari saluti, ci risentiamo per gli auguri – forse.

Scerbanenco 2013: anche quest’anno…

noirsito1…una marea di scontento accompagna la rivelazione della cinquina.
Che, per inciso, vede in finale a contendersi il premio Scerbanenco Donato Carrisi (L’ipotesi del Male, Longanesi), Simone Sarasso (Il Paese che amo, Marsilio), Claudio Paglieri (L’enigma di Leonardo, Piemme), Massimo Gardella (Chi muore prima, Guanda) e Marco Malvaldi (Milioni di milioni, Sellerio).
Ma qual è il motivo dello scontento, si chiederanno i miei lettori? ALT! Se siete miei lettori, non potete farvi questa domanda perché certamente ricorderete che sul “blog che non si può nominare” ci furono, in passato, molte polemiche in merito al meccanismo della cosiddetta giuria popolare. Polemiche sulle quali si sprecarono interventi autorevoli. Polemiche le quali, sempre sia detto per inciso, se da una parte forse indussero gli organizzatori ad apportare minimi aggiustamenti formali – non sostanziali – al regolamento, dall’altra danneggiarono la sottoscritta al punto che tra me e Courmayeur c’è ormai ben più della distanza chilometrica e del gelo perenne.
La sostanza di quelle polemiche è riprodotta anche quest’anno nella lettera aperta agli organizzatori che lo scrittore Raul Montanari ha diffuso in queste ore, dopo aver appreso la composizione della cinquina dei finalisti:

Potevate dirlo prima, che era tutta una messinscena!
Mi sarei risparmiato la procedura macchinosa, grottesca, mortificante di dovermi iscrivere per votare al vostro malfatto sito, rimbalzare fra link impazziti, dover dare i miei dati personali inclusi addirittura gli estremi della carta d’identità (cosa che ho fatto con molta riluttanza, come tutti), perché così chiedevate per garantire la massima trasparenza e correttezza al voto della giuria popolare.
Risultato?
Seconda questa povera giuria popolare, la cinquina dei finalisti doveva essere:
1. Massimo Donati, Diario di spezie, Mondadori [222]
2. Fabrizio Canciani, Acqua che porta via, Todaro Editore [156]
3. Erica Arosio & Giorgio Maimone, Vertigine, Baldini & Castoldi [113]
4. Claudio Paglieri, L’enigma di Leonardo, Piemme [98]
5. Romano De Marco, A casa del diavolo, Fanucci [69]
Peccato che l’aggiunta dei voti “ponderati” della giuria tecnica abbia mandato all’aria la cinquina, confermando il solo Claudio Pagliari [sic] ed estromettendo gli altri quattro finalisti a vantaggio di Donato Carrisi, Simone Sarasso, Massimo Gardella e Marco Malvaldi.
Per dare un’idea di quanto poco contassero i voti della giuria popolare, si noti che il primo classificato della cinquina definitiva, Donato Carrisi, aveva avuto quattro, ripeto: QUATTRO voti dai giurati popolari e si ritrova in finale con 964 voti, mentre Donati (222 voti popolari), Canciani (156 voti popolari) e gli altri se ne vanno a casa! E che dire del mio amico Marco Malvaldi? I giurati popolari avevano dato quattro, ripeto: QUATTRO voti anche a lui, eppure eccolo nella finale con 484 voti totali.
Ma non vi vergognate almeno un po’? Non siete imbarazzati?
Abbiate coraggio, ditelo che tutta la strombazzata trasparenza richiesta al voto popolare conta quanto il letame, se alla fine l’unica cosa che vale sono i voti della giuria tecnica! Non state a far perdere tempo alla gente, non imbrogliate il popolo noir mettendo in scena una votazione ridicola che offende il festival e il suo legittimo orgoglio di essere il più grande evento italiano nella narrativa di genere!
In venticinque anni e passa di frequentazione da addetto ai lavori del mondo dei libri ho visto un bel numero di cialtronate, ma questa dello Scerbanenco 2013 passa in pole position con uno scatto degno di Vettel.
Bisogna però darvi atto di avere raggiunto due notevoli risultati:
1. Il ben noto complesso di inferiorità del noir non ha più ragione di esistere: avete dimostrato che nel mondo del noir ci si comporta esattamente come nelle liturgie dell’esecrata letteratura “alta”. L’allineamento è avvenuto al peggio e non certo al meglio, ma questo non deve preoccuparvi.
2. E quei poveri di spirito che mettono in dubbio che il noir sia lo specchio della società? Eccoli serviti da questa perfetta metafora dell’Italietta nostra: un popolo di caproni che votano, illusi che la loro volontà collettiva conti qualcosa, mentre questa volontà viene tranquillamente sovvertita.
Congratulazioni.
Raul Montanari
PS Per favore, amici, condividete questo stato. Facciamo un puttanaio!

La lettera di Montanari, pubblicata anche da altri siti e su FaceBook, sta suscitando commenti che, in qualche modo, sembrano avallare il sospetto che si tratti del solito imbroglio “all’italiana”.

In realtà non è così, con le dovute precisazioni.

Chi vi scrive parte da una posizione molto impopolare, e cioè che “il web” non ha ragione di default e che solo in rari, fortunati casi si ha l’incontro alchemico tra qualità del testo e gusto popolare. Data questa premessa, sono convinta che sia intrinsecamente sbagliato affidare alla giuria del web il compito di compiere una valutazione qualitativa. In questo come in qualunque altro caso: anche voi avrete riscontrato che la miglior canzone dell’anno non è quella prescelta dal televoto di Sanremo; la più bella miss d’Italia non è quella che riceve più sms inviati a un numero a pagamento; il miglior romanzo noir dell’anno non può essere deciso da chi, nel migliore dei casi, tra i venti e passa libri finalisti ne ha letti solo uno o due.
Il miglior romanzo noir dell’anno deve essere scelto da una giuria di qualità, punto.
Di questo avviso sembrano essere anche gli organizzatori, dal momento che hanno introdotto il meccanismo del voto ponderato che è – appunto – ponderato in modo tale da disattendere completamente l’esito del voto popolare, se i giurati tecnici lo vogliono.
Quello che non comprendo è perché ogni anno gli organizzatori inducano i votanti all’erroneo convincimento che il loro voto potrà servire a qualcosa. Perché, a chi non legge con molta attenzione il regolamento, sembra che il voto al proprio libro preferito potrà contribuire a formare la cinquina. Invece non è così.
È su questo passaggio che si appuntano le mie critiche perché è questo passaggio che genera, in molti, il sospetto dell’imbroglio, sospetto le cui ombre si allungano maligne anche sui malcapitati finalisti. Questi ultimi, infatti, senza alcuna colpa vedono una “deminutio” del loro riconoscimento a causa dei “rumors”. E questo è sommamente ingiusto.
D’altra parte comprendo la necessità degli organizzatori di generare “interesse” intorno alla manifestazione (e al suo sito web) soprattutto in prossimità della prima settimana di dicembre.

Che fare, dunque?

Ammesso e non concesso che ci sia la reale volontà di trovare una soluzione, ripropongo un suggerimento già avanzato qualche anno fa, pur consapevole che ancora una volta cadrà nel vuoto.
Partendo dal presupposto che il meccanismo della giuria popolare sia finalizzato a generare “contatti” sul sito web del Noirfest, il suggerimento agli organizzatori era:
– fate votare il “popolo del web” e tra tutti coloro che votano (con nome, cognome, carta d’identità etc etc) mettete in palio un premio poco più che simbolico, ad esempio tre buoni acquisto di Amazon da 50 euro ciascuno. In questo modo vi assicurerete una marea di accessi al sito con una spesa decisamente modica;
– chiarite in anticipo che il voto della giuria popolare servirà solo a incoronare un “vincitore del web”, una sorta di riconoscimento morale al libro più votato, ma che *in nessun modo* il voto della giuria popolare influenzerà il voto della giuria tecnica.
Così sarebbero tutti felici e contenti e finalmente potremmo parlare della qualità dei libri invece che di ‘ste cose.
Con questo minimo, stupido accorgimento ci risparmieremmo ogni anno la polemica del premio Scerbanenco, stantìa come le decorazioni di Natale a febbraio.
È davvero così difficile?
(Poi magari discutiamo anche della giuria di qualità, volendo, ma intanto chiariamo i fondamentali…).