Le brevi di Valerio/17: Elvira Sellerio

la memoria di ElviraTitolo La memoria di Elvira
Autore Autori vari
Editore Sellerio
Pagine 287
Prezzo 10 euro

Elvira Giorgianni Sellerio, 1936-2010. Collana Sellerio “La memoria”, 1979-2015. Nelle ultime 21 pagine del libro, non numerate, da 267 a 287, trovate un lungo elenco di titoli e autori. Il numero 1 era Dalle parti degli infedeli di Leonardo Sciascia, il numero 999 è l’ultimo di Tabucchi. Una collana blu, straordinaria, colore e copertina inconfondibili, un pezzo fondante la cultura italiana ed europea degli utili 35 anni. Impossibile che non ne abbiate letti almeno dieci! E il numero 1000 è questo libro, la raccolta di ricordi, episodi, aneddoti utili a valorizzare La memoria di Elvira, di autori vari, oltre venti italiani e un paio di stranieri, da Camilleri a Canfora, da Sofri a d’Amico, da Maria José de Lancastre a Alicia Giménez-Bartlett.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl gabinetto casalingo, tra una lettura e l’altra, improvvisi ricordi…
Lo lasciai a vent’anni. O quasi. Era piccolo il mio paese. Alcune centinaia di anime tra Siena e Firenze. Lo lasciai per la città con il groppo in gola e con la sensazione che si strappasse qualcosa dentro. Salutai la mia infanzia, la mia adolescenza e parte della giovinezza. Lì c’erano i miei amici, lì c’erano le mie speranze, le mie paure, i primi battiti del cuore, i primi tremori lungo la schiena. Lì c’erano i luoghi dove avevo scorrazzato intrepido con l’animo rivolto al futuro. Conoscevo ogni angolo, ogni anfratto. Ad ogni ritorno, quando da lontano incominciavo a scorgere l’antico castello, mi sembrava di riabbracciare un vecchio amico. Ci ritornavo con l’orgoglio di chi aveva studiato e nel suo piccolo ce l’aveva fatta, con quel pizzico di vanità che colpisce le ingenue anime dei giovani. Saluti, abbracci, complimenti. Bevute al bar inframezzate da racconti mitici delle passate avventure. Forti strette di mano e il senso di ritrovare me stesso. Alla partenza, mentre vedevo svanire sul treno il vecchio castello, una specie di vuoto, un velo di malinconia. Poi il mio paese è cresciuto, è diventato grande. Diverso. Quasi non lo riconosco. Uno sguardo sorpreso (chi sei?), un saluto affrettato, volti cari che non ci sono più. Panta rei. Tutto scorre. Restano i ricordi a farmi compagnia.
Ogni tanto li sfoglio ricercando i momenti più belli e  allora rimango per un bel po’ sulla tazza a crogiolarmi in un estasiato brodo di giuggiole rotto dallo squillante “Esci fuori, nonno!”. La vita continua…

Un giretto tra i miei libri
caos a BrugesCaos a Bruges di Pieter Aspe, Fazi 2010.
Siamo a Bruges, nevica e fa un freddo boia. Il turista tedesco Dietrich Fiedle viene ritrovato ferito a morte (frattura cranica con emorragia interna) sul selciato di una strada. Tra gli oggetti personali del morto la foto della Madonna di Michelangelo, sul cui sfondo appare l’uva turca e… e qualcosa non quadra…
Ad indagare il nostro commissario Van In già incontrato ne Il quadrato della vendetta. Trasandato, con l’aspetto “di un barbone ripescato in un fiume”, se la prende con gli immigrati, beve e ribeve da tutte le parti tanto da beccarsi una specie di coccolone (cade pure per terra) e un’ulcera gastrica che tiene a bada con il Logastrit. Accanto all’omicidio l’esplosione della statua di bronzo del poeta Guido Gezelle. Pronta riunione del consiglio comunale che degenera nella solita bolgia di insulti (tutto il mondo è paese), lettera minatoria al sindaco di far saltare altri monumenti. L’opera di un pazzo o di un movimento anti fiammingo dei valloni?
Di mezzo una grande società di Tour Operator che cerca di rendere Bruges una città dormitorio e solo turistica come Venezia, la guerra, le SS, la deportazione in Germania dei capolavori artistici su ordine di Himmler, un vecchio attentato che ritorna in discussione, e dunque intreccio tra presente e passato.
Prosa spedita, soffusa di humour, che sa anche mettere elegantemente in rilievo le magagne della società e del comportamento individuale senza fare due maroni (o marroni) così.

cinque donne e mezzoCinque donne e mezzo di Francisco Gonzales Ledesma, Giunti 2009.
Ormai lo conosciamo l’ispettore Méndez. Un uomo all’antica, amante della poesia rivoluzionaria e poco amante dei regolamenti. Occhi metallici, magnetici, occhi “da vecchio serpente”. Senza pietà con “gli stupratori, con i corruttori di minori e con i pistoleri arroganti”. Sospetto a tutti i regimi e infelice sotto ogni regime perché “le dittature tagliano sempre le palle degli innocenti, mentre le democrazie non tagliano mai le palle ai colpevoli”. Uomo di pazienza ma al bisogno anche di azione. Duro, testardo e generoso. Preso dalle storie di strada che pesca nei vicoli della Barcellona più povera.
Questa volta si trova di fronte al caso di Palmira Canadell, persona dai “modi maneschi”, violentata e assassinata che ha una sorella gemella dal temperamento opposto, sorvegliata da un killer professionista. Insieme alle indagini per questo caso si sviluppa la storia di una bambina e di una madre costretta per bisogno a fare la prostituta. Chi racconta in prima persona è proprio la bambina, divenuta adulta, anche lei sulle orme della mamma.
Libro di forte impatto emotivo, di violenza, di prevaricazione, di potere e dominio dell’uomo sulla donna attraverso il denaro e il sesso. Ma anche storia di imbrogli, falsi fallimenti, finte vendite di terreni, di un sistema giudiziario corrotto dove “I giudici non sono tutti uguali”. Il rimpianto di un mondo che non c’è più. Violenza e dolore con qualche spunto di insperata nemesi.

come piante tra i sassiCome piante tra i sassi di Mariolina Venezia, Einaudi 2009.
La trama interessa fino ad un certo punto. Voglio dire interessa, sì, ma al centro della scena si piazza lei, Imma (Immacolata) Tataranni, sostituto procuratore di Matera, quarantatre anni, alta uno sputo, un po’ miope, faccia di “luna piena”, tacchi a spillo, capelli rosso mogano o fiamma o carota, o addirittura di “un infido color melanzana”, secondo lo schiribizzo giornaliero. Per la suocera, poi, “la donna peggio vestita di tutta la provincia”, anche se sui giudizi delle suocere c’è sempre da stare cauti.
Soliti personaggi di contorno: Diana, la sua assistente, “un’accanita spettatrice di fiction televisive”, il giovane e bell’appuntato Calogiuri, il maresciallo tuttofare Domenico La Macchia. Sulla trama è presto detto. Trovato morto ammazzato il giovane Nunzio (taglio alla gola) con mutande Dolce e Gabbana e sull’erba un santino di La Madonna della Sula. Di mezzo traffici illeciti e, come al solito, l’amore.
Attraverso le indagini vengono fuori in maniera naturale alcuni aspetti della società della sua terra: maschilismo e dura vita delle donne, smaltimento dei rifiuti tossici radioattivi, sfruttamento degli aiuti della Comunità Europea, abusi edilizi, sottrazione di reperti archeologici.
Ma, soprattutto, è lei, Imma (Immacolata) Tataranni, che giganteggia su impossibili tacchi a spillo e si muove di qua e di là attraverso paesaggi ricchi di storia antica, incespicando, osservando, pensando, rimuginando, ricordando, sognando. E, nei momenti critici, mangiando. Che, con lo stomaco pieno, si ragiona meglio.

confessioneConfessione di Bill James, Sellerio 2009.
Sarah Iles, moglie del dirigente di polizia Desmond Iles, frequenta il “Monty” di Ralph Ember e se la fa con il giovane amante Ian Aston. Un uomo arriva nel locale, cade in terra ferito e viene trascinato via dai suoi killer, non prima di avere detto a Sarah le ultime parole “Un giorno d’argento”. Questo episodio costituisce praticamente il punto di riferimento di tutta la vicenda che vede interessati i due amanti, le forze di polizia e le bande di delinquenti rivali (hanno paura che qualcuno parli). Insieme a Margot, la psicoterapeuta che segue le vicende amorose della pimpante mogliettina (un po’ di sesso fa sempre bene).
Dicevo delle bande rivali che si contrappongono. Da una parte quella di Loxton, dall’altra quella di Leo. Inutile dire delle false amicizie, dei complotti, degli agguati, dei pedinamenti,  delle sparatorie che costituiscono il contorno necessario di tali vicende. Con la polizia presa nel mezzo tra il bene e il male, corrotta e incorruttibile, con Sarah che tra un amplesso e l’altro riesce a far perdere le tracce ad una brancata di esperti inseguitori ed il marito tradito che sopporta stoicamente per salvare il matrimonio.
Buona introspezione psicologica, dubbi, tormenti, descrizione vive soffuse di ironia, riflessioni sociologiche al tempo della Thatcher (in una città portuale nel sud dell’Inghilterra).

crepa!Crepa! di AA.VV., edizioni Erasmo 2008.
Siamo a Livorno, in Toscana, dove non esistono le mezze misure e “Un accidenti a te!” vale da noi come un saluto. Figuriamoci “Crepa!”. È un abbraccio fraterno, una promessa di lunga vita.
Dunque trattasi di sedici racconti noir nei quali c’è di mezzo la CIA (sì anche la CIA) e la vendicatrice che ritorna nonna, l’infanzia che riemerge cupa nel presente, disgraziati che incendiano barboni e poi se la fanno sotto, depistamento delle prove per la carriera, il tormento dell’assassino, e poi si può uccidere per un manoscritto originale di Puccini? (sì che si può), ci si può fidare di un dottore del pronto soccorso? (no, che non si può), abbiamo la politica, il sessantotto, il razzismo, l’amore sognato che non c’è e l’amore vissuto che sparisce, la malattia che consuma e porta alla disperazione, un detective privato alle prese con la sparizione di gioielli, uno strano falò, un cadavere dentro uno squalo, amore etero e amore lesbico in conflitto e insomma un bel po’ di schifezze della vita.
Racconti sinceri, veri, scritti con il cuore. Alcuni scontati che non si può tacere l’evidenza. Prosa equilibrata, chiara, semplice e non è un difetto.
E allora lettori, leggete o crepate!

crimeCrime di Irvine Welsh, Guanda 2009.
L’ispettore detective scozzese trentacinquenne Ray Lennox della polizia di Edimburgo è in vacanza a Miami. Deve solo rilassarsi e poi sposarsi con la bella Trudi Lowe diventata “da impiegatuccia a icona della donna manager”.
Diciamolo subito. Lennox è ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima ad Edimburgo contro la bambina Britney Hamil che gli squassa il cervello. Ne risente la relazione con Trudi e quando arriva Ginger “grosso valigione di pelle abbronzata”, poliziotto di Edimburgo in pensione, la cosa si complica e si ritrova a bere e sniffare cocaina. Si ritrova anche a difendere e a salvare una bambina, Tianna, dalla violenza di un pedofilo poliziotto.
Movimento, spazio, cielo, natura, animali, uomini che fanno paura e uomini che pescano tranquilli, flash back sulla sua storia ad Edimburgo, l’incontro con il pedofilo, gli scontri con quelli di Miami, l’angoscia di Trudi, il loro amore, il sesso, minimi particolari di realtà e di pensiero che si affastellano l’uno sull’altro e concorrono alla ossessione generale (vedi, per esempio il continuo ritornello delle partite degli Hearts) come un grido lacerante nell’aria. Rabbia, rabbia e rabbia trasmessa anche a Tianna. Fino all’abbraccio e al pianto liberatorio in questo mondo di merda.
Un po’ troppo urlato e ripetitivo ma in fondo ci stava.

tal magia dell'attaccoPer gli scacchi Tal magia dell’attacco di M.Tal e J. Damskij, Prisma 1997.
Gli occhi. Sì, gli occhi sono la “cosa” che ti colpisce di più in queste foto d’epoca che sfoglio con tanta cura. Lo sguardo brucia-caselle incorniciato, con il passare degli anni, in un volto mefistofelico (si sente odore di zolfo) fa riemergere dal mondo fiabesco visioni di Orchi cattivi, di Mangiafuoco terribili. Occhi scuri, profondi, capaci di bucare il futuro, di prevedere al di là di ogni possibilità umana.
Mikhail Tal (Riga, 9 novembre 1936 – Mosca 28 giugno 1992) era una furia scatenata, una forza tremenda della Natura, con lui la scacchiera diventava un vulcano in eruzione, una foresta in fiamme. I sacrifici scoppiavano come petardi impazziti. Che fossero del tutto corretti o meno poco importava. Stava agli avversari dimostrarne l’inconsistenza, la fallacità. Ma gli avversari continuavano a sbagliare e, quasi sempre, venivano travolti. Questo modo di giocare scatenò consensi e mugugni, lodi e critiche sia presenti che future.
Mentre sfoglio con devozione le foto dedicate alla sua vita, alla sua carriera agonistica, sono colpito dagli occhi. Sì, gli occhi. Anche quando il male ha ormai devastato il suo volto rendendolo simile ad un teschio vivente, gli occhi mantengono intatto il loro fascino, conservano il loro mistero. Gli occhi del grande, indimenticabile Michail Tal.

Spiluzzicature
Tra i vari libri spiluzzicati cito tre della Polillo, casa editrice a me cara: Enigma a Cape Cod di Phoebe Atwood Taylor, L’occhio di Osiride di Richard Austin Freeman e L’incredibile viaggio di Todd Dowing. Libro ironico, frizzante e leggero in senso positivo (sempre per quello che ho potuto leggere) il primo; pietra miliare il secondo nella Londra agli inizi del Novecento, dove si amalgamano perfettamente l’ambaradan poliziesco (complesso il giusto) con una bella storia d’amore (a dir la verità questo l’avevo già letto diverso tempo fa in altra edizione); il terzo è il classico esempio di come non ci si debba fidare troppo dei treni, soprattutto quando si imboccano gallerie. Prima o poi me lo becco.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il capitale di Karl Marx mi riporta al momento dei fermenti rivoluzionari degli anni ’60 durante i quali si voleva cambiare il mondo e al “tutto e subito” che a me bastava pure un poco per volta. Solo aperto e sfogliato, e insomma messo lì per l’onore dei tempi. Invece lessi con avidità fanciullesca la Storia della rivoluzione russa di Lev Trotsky, due volumi in cofanetto Mondadori, che mi esaltò non poco. Mentre i tredici volumi della Letteratura italiana (Einaudi) mi scaraventano ad un momento particolare della mia vita quando mi misi a vendere i libri. Allora andavano di moda le enciclopedie come La storia del mondo moderno della Cambridge-Garzanti che riuscii a piazzare qualche volta con sospirato batticuore. Ho fatto anche questo.

Presentazioni
la mossa del cartomanteLa mossa del cartomante di Franco Matteucci, Newton Compton 2014.
Marietta Lack, la sarta di Valdiluce, muore nell’incendio della sua casa. Tragico incidente o attentato? Ad indagare l’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, capelli biondi lunghi, occhi azzurri, fisico splendido e splendido naso capace di avvertire i minimi odori (mi ricorda don Attilio Verzi di Andrea Franco). Vespa 50, bianca come la neve, degli anni ottanta (e qui mi viene in mente il free lance Radeski di Paolo Roversi). Scapolo, vive in una casa con formicaio (giuro) e il topo Mignolino. Suo assistente Kristal Beretta, capelli a spazzola, occhi celestini e una gran simpatia. Supercapo Soprani invischiato in traffici piuttosto dubbi. Portatore di disgrazie al solo apparire il falco Trogolo, come in questo caso.
Sull’omicidio: Marietta nuda, odore di cherosene e, soprattutto, una impronta particolare sulla neve che potrebbe essere quella dell’assassino. In giro sette segrete, satanismo, feste mascherate con orge incluse. Colpa del “cartomante” che legge il futuro e porta alla perdizione un sacco di donne (urge beccarlo).
Tutto gira intorno alla Locanda della padella nera con la proprietaria Alma Bellini, il fido servitore nano thailandese Dan Chupong e il “Bamboccione”, un grasso Buddha a forma di vaso. Non mancano i personaggi tipici di ogni paese: il benzinaio che sa tutto e la signora “telecamera” che vede tutto. Momento sentimentale del Nostro con la campionessa del mondo di sci, di riflessione con il Poeta del luogo, gomma forata della Vespa (avvertimento?) e altri morti ammazzati. Citazione imprescindibile di Watson e Sherlock che se manca non c’è gusto.
Sulla fascetta gialla che circonda il libro la scritta “Geniale!”. Diciamo normale, via.

giochi criminaliGiochi criminali di De Cataldo, De Giovanni, De Silva, Lucarelli, Einaudi 2014.
Medusa di Giancarlo De Cataldo
Stefano Mallarmè, barone di Belcastro, viene trovato ucciso dall’amica Emma Blasi, professoressa di Lettere classiche in pensione, le mani legate dietro la schiena con un calzino da uomo infilato in bocca. Giochetti erotici fra loro due, ma niente di conclusivo che al barone piacciono i maschietti. Ha dilapidato il patrimonio con il gioco delle carte dove il Jolly, un “satiro barbuto dal membro esagerato”, vince tutto. Fa gola il suo castello alla malavita e quelli che girano attorno alla “faccenda” sono ex alunni della suddetta Emma, la “Medusa”, che impietriva a scuola con lo sguardo. Ma chi è l’assassino? Violenza, tradimento e un pizzico di ironia che la prof. terrorizza ancora.
Febbre di Maurizio De Giovanni
Al tempo del fascismo il commissario Ricciardi che ha il dono di sentire le ultime parole dei morti. Con i comprimari: il dottor Bruno Modo e il brigadiere Maione. Tante febbri in giro: amore, fame, gioco. Giocano tutti. Al lotto. Un defunto ammazzato al circolo Speranzella. Trattasi di Gaspare ‘o Cecato che parla coi morti e qualche numero buono poteva darlo. Ultime sue parole “Ventuno, nove e diciannove”. Cosa vorranno dire? Un po’di sbandamento e poi il gioco (passatemela) è fatto.
Patrocinio gratuito di Diego De Silva
All’avvocato Vincenzo Malinconico gliene capitano di tutti i colori. Ora arriva Clelia mandata dagli amici (accidenti a loro). Riceve telefonate che l’assillano. Addirittura una canzone “Parole parole” quella cantata da Alberto Lupo e Mina. La canticchia anche uno che abita al quarto piano del suo appartamento. Lo stalker sarà lui. Veda l’avvocato di indagare. Amore e sesso. E senza sesso non c’è amore. Almeno per la bisnonna Giulia di Malinconico.
A Girl Like You di Carlo Lucarelli
L’ispettore Grazia Negro dell’antimafia (quella che si mordicchia l’interno della guancia) aspetta un bambino da Simone (cieco). Tre suicidi e una ragazza scomparsa con stella tatuata sul dorso di un piede. Di mezzo una sala da giochi, l’Aids e la vendetta. E che tipo di vendetta…
C’è molto in questi quattro racconti lunghi. Il sapore e l’atmosfera di una città, l’ironia e la malinconia unite in una prosa cruda al momento giusto, una scrittura lenta e precisa, un’altra che scivola via a guizzi e lampi. C’è l’indagine con i suoi momenti di impasse e di luce improvvisa, ci sono i personaggi veri e concreti, colti nei loro tic umoristici e negli aspetti più umani. C’è il divertimento e la passione dello scrivere. E il gioco, naturalmente. Mortale.

casi da manualeCasi da manuale di Margery Allingham, Mondadori 2014.
Diciotto racconti, diciotto enigmi di una regina del mystery tradotti dal grande Igor Longo. Qui abbiamo Albert Campion, il detective gentiluomo, che ascolta le storie dell’ispettore capo del distretto Charles Luke, bello massiccio, zigomi prominenti, occhi a forma di diamante, lunghe mani ossute e quella (una) del sovrintendente Stanislaus Oates con il “volto smunto e perennemente malinconico”. Campion, dicevo, “magro, pallido, apparentemente innocuo”, capelli imbiancati, spesse lenti di tartaruga e “un gentile e ingenuo serpente velenoso” secondo uno dei personaggi. Spesso paragonato ad un gufo ascolta, osserva, deduce, qualche volta se le becca pure in un racconto piuttosto movimentato (Il professionista e i truffatori). Se non c’è lui ci sono altri che narrano le loro mirabolanti vicende in prima persona.
Di ogni genere: pistole, collane e pellicce che spariscono, addirittura persone che si volatizzano, un delitto premeditato (far fuori la terza moglie), tutto sembra andare per il meglio ma…, uno strano tipo che brucia il denaro, un pazzo che va in giro a strangolare donne di mezza età con i capelli rossi, truffatori alla ribalta, l’agente McFall che si crede furbo una cifra e fa tutto di testa sua, l’ostinazione di una ragazza che vuole sposare il fidanzato probabile assassino con dubbio fino all’ultimo, addirittura la madre di Luke a risolvere il problema della sparizione di una collana e tanto ma tanto altro ancora.
E insomma grande bagaglio tecnico e una scrittura leggera che scivola via da sé con brevi tocchi di umorismo. Una Margery di classe.

la trappolaLa trappola di Mignon G. Eberhart, Mondadori 2014.
“Innamorata di un assassino? Mary Kingery, figlia di un finanziere ucciso cinque anni prima in circostanze mai chiarite, non intende correre il rischio di sposare proprio il colpevole dell’omicidio. Riunisce allora nel padiglione di caccia di famiglia tutti coloro che erano stati presenti in quella tragica occasione, fra cui il futuro consorte. Per scoprire la verità e fugare ogni sospetto, convoca, a insaputa degli altri ospiti, anche l’investigatore O’ Leary e l’infermiera Sarah Keate, sua collaboratrice”.
C’è tutto e di più in questo libro della Eberhart. Ne elenco alcuni aspetti: un vecchio omicidio messo a tacere soprattutto per motivi finanziari, una casa circondata dalla neve dalla quale è impossibile fuggire, un morto ammazzato proprio nella stanza dove era avvenuto il precedente assassinio, un parrucchino e una lettera scomparsi, un diario importante da ritrovare, un cane avvelenato, la nostra Keate che spara ad una mano alla finestra e… e non aggiungo altro per non scoprire troppo la trama.
Tutto contribuisce a creare un clima claustrofobico e di paura come il vento che fischia, il lamento del gatto, qualcuno che entra al buio nella camera di Keate, il personaggio che grida “C’è la morte in questo padiglione!”, la stessa Mary che teme di avere preparato una trappola anche per lei. E insomma tutti pallidi, con gli occhi stanchi e lo sguardo allucinato.
Raccontato in prima persona dalla nostra infermiera che lascia, però, la scena principale della risoluzione del mistero all’investigatore O’ Leary. Assassino smascherato con un trucco piuttosto conosciuto nella letteratura poliziesca. Un buon lavoro con qualche cosettina da aggiustare.

la morte viaggia in autobusLa morte viaggia in autobus di Leslie Cargill, Polillo 2014.
“Caleb Wainwright morì per un colpo d’arma da fuoco a bordo di un autobus in viaggio da Colborough a Netherton”. Inizio niente male. Sull’autobus, poi, c’è un tizio altrettanto niente male. Un tipo strambo, fissato con l’enigmistica e gli scacchi, capace di perdere il treno ogni martedì e di risolvere i problemi più intricati.  Insomma Morrison Shape.
Il morto ammazzato viene fuori poco oltre metà del percorso, quando il motore dell’autobus incomincia a rumoreggiare. Un colpo di pistola al petto e arma sparita. Arriva la polizia nella persona del sergente Matthews (anche lui gioca a scacchi) e l’”ometto”, che si intrufola nelle indagini, suggerisce spunti e suscita discussioni. Intanto sembra che un passeggero si sia volatilizzato (ma come?) e al primo defunto forzato se ne aggiunge un altro per avvelenamento di stricnina.
Il caso si ingrossa, se ne possono notare gli echi sempre più vasti sulla stampa. C’è di mezzo un furto di gioielli e un intrigo gigantesco. Non manca la fuga del probabile assassino con relativo processo.
Insomma, fatemelo dire, gli scacchi al centro dell’attenzione e la vicenda, secondo Morrison Shape, come una partita in cui vince chi pensa sempre con una, due, o tre mosse di anticipo rispetto all’avversario. E, dulcis in fundo, lo ritroviamo seduto davanti ad una scacchiera.
Un lavoro apprezzabile con il connubio “nobil giuoco”- giallo che continua imperterrito il suo bel viaggio insieme a tanti altri compagni di avventura.

soglia criticaPer il contributo di Patrizia Debicke (la Debicche) ecco Soglia critica di Alessandro Prandini, Terra Marique, 2013.
Seconda avventura gialla per il commissario Scozia e il suo numero due Sara Fiorentino che stavolta devono affrontare un assassino che ama Maupassant… Due delitti infatti si susseguono a distanza di pochi giorni in una Bologna immersa nella calura estiva. Le vittime sono donne, la prima una giornalista affermata con brillante marito giornalista anche lui e giovane amante, la seconda una insegnante elementare complessata, con alle spalle una lunga storia di fragilità nervosa. Vengono ritrovate una dopo l’altra, a distanza di pochi giorni, nude nella loro camera da letto, con a fianco una scala e una citazione tratta da Bel Ami di Maupassant. Tutto potrebbe far pensare a un serial killer. Un serial killer letterato che colpisce implacabilmente, ma il commissario Scozia non ci crede e con il valido aiuto di Sara Fiorentino cercherà di risolvere il caso… Il vezzo dell’assassino di riferirsi a Maupassant, farà scoprire qualcosa che porta a legare questi omicidi al passato. E non è finita. Sotto i portici di una misteriosa Bologna, con uno zaino sulle spalle, si aggira uno strano assassino pronto a colpire ancora…
Ambientazione ben costruita, narrazione gradevole, scorrevole che incuriosisce e funziona. I due protagonisti principali, Scozia e Fiorentino, simpatici, umani – lui, divorziato e con un figlio adolescente, ama il cognac e la pianola e lei giovane, moderna con la verve della sua età – con i loro pregi e difetti cercano di mettere insieme e portare avanti un buon rapporto. La concatenazione dei fatti tiene, ma la trama che, a mio vedere, forza un po’ troppo il tema noir sociale di una pseudo vendetta o della folle programmazione di un’anormale giustizia fai da te, provocata da distorsioni mentali dovute a quelle che si credono terribili colpe del passato, mi lascia un po’ perplessa.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Andrea Camilleri riceve il Premio Pepe Carvalho 2014

andrea-camilleriGiovedì 6 febbraio alle 19,00
nell’ambito del Festival del Noir BCNegra
Cerimonia di premiazione
Barcellona, Saló de Cent de l’Ajuntament, Plaça sant Jaume, 1

Venerdì 7 febbraio alle 16,30
Andrea Camilleri incontra i lettori
Intervengono Pau Vidal e Jokin Ibáñez
Barcellona, centro Barts – Av. Parallelo 62,

La giuria, composta da Jordi Canal, Andreu Martín, Rosa Mora, Daniel Vázquez Sallés, Sergi Vila-Sanjuán e Paco Camarasa, ha deciso all’unanimità di concedere il Premio ad Andrea Camilleri indicandolo come «uno dei più autentici rappresentanti del noir mediterraneo».
«Salvo Montalbano e Pepe Carvalho sono personaggi pieni di vita, tentazioni e contraddizioni, che preferiscono la strada agli uffici, che scelgono di affidarsi al proprio sguardo e alla parola piuttosto che ai computer…». Tanto Carvalho quanto Montalbano sono «testardi e intransigenti nel perseguire la giustizia. Entrambi hanno bisogno di conoscere la verità e ci rendono partecipi della loro lotta per un mondo in cui i potenti non siano al di sopra della legge»: così si è espressa la giuria sul suo personaggio più famoso, Montalbano.
Il Premio Pepe Carvalho, giunto alla nona edizione, è nato per celebrare la memoria di Manuel Vázquez Montalbán, è un ambito premio internazionale dedicato al romanzo poliziesco. Camilleri si unisce ad una lista di vincitori in cui figurano Maj Sjöwall, Petros Márkaris, Andreu Martín, Ian Rankin, Michael Connelly, P.D. James, Henning Mankell e Francisco González Ledesma.

[causa impegni personali per il momento si navigherà un po’ a vista, con segnalazioni e qualche news qua e là per sopperire alle diminuite letture].

Alicia Gimènez-Bartlett (reloaded)

Alicia Gimènez-Bartlett è una delle migliori penne spagnole in circolazione. Vincitrice del premio “Feminino Lumen” nel 1997 come miglior scrittrice (scrive infatti anche narrativa mainstream: l’ultimo romanzo pubblicato in Italia, Exit, è appunto una “commedia letteraria”), deve la sua notorietà al ciclo di romanzi con Petra Delicado, un’ispettrice della polizia di Barcellona che, insieme al suo collaboratore, il viceispettore Fermin Garzón, ha contribuito a rendere la Gimènez-Bartlett un’icona del cosiddetto noir mediterraneo.
Questa intervista (del 2008) è ancora attualissima, quindi la ripropongo con piacere.

AB – Come è nata l’idea di Petra Delicado?
AGB – Volevo scrivere un romanzo in cui fosse protagonista una donna. Fino a quel momento, in Spagna, il ruolo centrale era affidato a figure maschili. Così ho creato una poliziotta, quindi una donna che comanda, di mezza età, sufficientemente adulta da poter riflettere sulla vita, sul lavoro, sulla società. Non avevo mai pensato di scrivere un giallo, prima, ma è venuta fuori una “novela negra”. Il mio agente, e anche la critica e il pubblico, lo hanno accolto molto bene e mi hanno chiesto un seguito. All’inizio ero perplessa, ma poi ho scritto il secondo romanzo e mi sono divertita molto, perché a quel punto avevo una certa padronanza delle tecniche per scrivere narrativa di genere. Così ho continuato la serie.

AB – Scrivere un giallo è una scelta primaria, fine a sé stessa, o è un modo per raccontare “altro”?
AGB – Il giallo non è un romanzo di evasione, soprattutto oggi, in Europa. C’è un movimento letterario molto interessante, che mette insieme gli scrittori del nord e del sud dell’Europa, che ha portato il romanzo giallo a esssere narrativa di denuncia e di analisi della società: cosa sta succedendo, cosa pensa la gente. Il giallo permette bene di fare questo tipo di riflessione.

AB – Sei anche una lettrice di romanzi gialli?
AGB – Sì. Non è un genere per cui abbia una spiccata preferenza, ma come tutti ho letto i classici: Agatha Christie, Raymond Chandler… Simenon mi sembra molto interessante. E trovo Ruth Rendell meravigliosa.

AB – Come mai hai scelto la narrazione in prima persona?
AGB – La narrazione in prima persona limita la libertà di azione, perché non ti permette di dire più di ciò che la protagonista effettivamente vede, sente e vive. Però al tempo stesso permette la riflessione, che è un aspetto che mi interessa molto. Petra Delicado dà molta importanza alle sue idee, riflessioni, a ciò che pensa.

AB – E l’antagonismo con Fermin Garzón?
AGB – È un falso antagonismo, esteriore, come marito e moglie. Si punzecchiano, ma entrambi si rispettano e tengono in conto le osservazioni che l’uno fa all’altra.

AB – Rispetto al passato, si delinque di più o di meno?
AGB – Non saprei. Certo è che si delinque in modo diverso. Ci sono crimini specifici, legati alla modernità, alla presenza di internet, ad esempio, e ai mezzi di comunicazione veloce che abbiamo oggi. Però i moventi ultimi sono sempre gli stessi, sono quelli shakespeariani: ambizione, passione, desiderio di potere.

AB – Mi racconti un aneddoto legato alla tua carriera di scrittrice?
AGB – Ero in un aeroporto, in Asturia, ed ero in fila per il controllo di sicurezza. A un certo punto ho visto sul nastro uno dei miei libri. Mi sono voltata e alle mie spalle c’era una signora, che doveva essere la proprietaria del libro. Allora le ho detto: “Signora, quel libro è mio”. E lei, subito: “Ah no, quello è il MIO libro!”. Allora le ho fatto vedere la foto, in fondo, e le ho detto: “Vede, questa sono io!”. A quel punto lei mi ha riconosciuta e si è messa a ridere. Colpa mia, non ero stata chiara…

AB – Scrivere è un lavoro solitario. Ti trovi bene, in questa dimensione di solitudine?
AGB – Mi piace la solitudine, però a volte è un lavoro duro. Non è solo la solitudine, ma anche il fatto che la scrittura non prevede un “mezzo”, come la musica, in cui c’è uno strumento, o la pittura, dove hai pennelli e colori: no, sei solo tu e il foglio davanti a te. È terribile. Però non so se potrei scrivere un libro a quattro mani. Un volta ho collaborato alla stesura di una sceneggiatura e devo dire che è difficile far coincidere due diversi processi creativi. Però, ecco, a volte mi piacerebbe che ci fosse qualcuno che scrive nella stanza accanto alla mia, per sentirmi meno sola. Per questo quando scrivo sono in compagnia dei miei cani, Lula e Isacco, e li guardo e chiedo loro: “Va bene questa frase?”. Loro sono la mia compagnia.

AB – Petra Delicado è un personaggio seriale. Pensi di farle fare la fine di Poirot o quella di Miss Marple? Voglio dire: ci sarà un romanzo “finale” di Petra Delicado?
AGB – A pensare di farla morire mi prende male. Poverina, è stata una buona amica. Però mi piacerebbe accompagnarla fino all’età della pensione e poi farla ritirare in un convento, ad espiare le sue colpe (ridiamo insieme, sta scherzando). È una cosa che i lettori tedeschi apprezzerebbero moltissimo perché la troverebbero coerente con l’idea che loro hanno delle donne spagnole, che vanno in chiesa tutte le mattine. Suor Petra Delicado, suona bene, no?

Courmayeur, dicembre 2008

Appartamento a Istanbul e Divorzio alla turca di Esmahan Aykol

Gli ultimi giorni di ferie sono stati allietati da due deliziosi cozy mysteries della scrittrice turca Esmahan Aykol. La protagonista è Kati Hirschel, berlinese trapiantata a Istanbul per amore, proprietaria di una piccola libreria specializzata in gialli (in Appartamento a Istanbul sappiamo che è nella “fase Minette Walters”), datrice di lavoro della studentessa Pelin e dello spagnolo Fofo (già apparso nel primo romanzo, Hotel Bosforo, temporaneamente assente nel secondo e nuovamente presente in Divorzio alla turca).

Eshaman Aykol racconta la Turchia contemporanea, a cavallo tra spinta verso la modernità e l’integrazione e vecchia mentalità, attraverso gli occhi di una straniera “molto particolare”. Kati infatti è una “giovane circa quarantenne” in cerca di stabilità, piena di amici, facile al dialogo (e all’impicciarsi dei fatti altrui). Ha un fidanzato precario, un avvocato, tale Selim, ma è corteggiata dal poliziotto della situazione e anche da qualche giovanotto attraente. Lei, sempre in lotta con la bilancia, convinta sostenitrice del cambio di colore ai capelli quando si vuole dare una svolta alla vita, fumatrice (poi ex), gran bevitrice sociale, si muove con leggerezza sui tacchi o sui taxi (e sui tassisti di Istanbul ne ha tante da raccontare), destreggiandosi tra modesti lavoratori e ricchi industriali. Se in un caso, infatti, deve indagare sull’omicidio di un giovane di origini poverissime per difendersi dal sospetto di esserne responsabile, nell’altro è la morte di una ricca “sciura” a destare la curiosità di Kati. Scopriamo così che è normale passare bustarelle sottobanco agli impiegati comunali perché seguano le pratiche con maggior attenzione, ma che è altrettanto normale avere un contratto prematrimoniale (nella miglior tradizione americana) e anche uno/a o più amanti… con discrezione, si intende.

Leggeri, divertenti e molto istruttivi, i gialli di Esmahan Aykol sono – naturalmente – da leggere 🙂

Gli scheletri nell’armadio di Francesco Recami

Gli scheletri che danno il titolo al nuovo romanzo di Francesco Recami non sono metaforici ma reali: sono contenuti in un mobile antico che viene recapitato ad Amedeo Consonni da parte di un vecchio amico. Vuoi perché il Barzaghi ha fretta di sbarazzarsi degli inquietanti reperti, vuoi perché Consonni si è fatto una certa fama per aver contribuito alla risoluzione del caso della Sfinge di Lentate, le povere spoglie mortali non trovano giusta sepoltura ma transitano per il condominio milanese che avevamo già conosciuto ne La casa di ringhiera. Tocca al Consonni darsi da fare sia per dare un nome a quei resti, sia per evitare che i suoi terribili vicini ne scoprano l’esistenza.

D’altra parte nel condominio sono tutti impegnati con le proprie vicende.

Lo stesso Consonni, tappezziere in pensione con la passione dei vecchi casi irrisolti, è arruolato come baby sitter full-time per il nipotino Enrico, nel tentativo di porre rimedio ai guai sentimentali della nervosa e irascibile figlia Caterina.
La vicina di casa, professoressa Mattioli, prosegue il discreto corteggiamento che attraversa fasi altalenanti, oscillando tra una platonica amicizia e una sorta di onesto disinteresse (da parte del Consonni, soprattutto) e di repentini cambiamenti di umore (da parte di lei).
Il De Angelis tradisce la sua vecchia vettura per una BMW nuova di zecca.
Claudio l’alcolista, dopo la separazione, tenta di rimettersi in piedi come può e intanto scopre che non è impossibile vivere senza alcol.
E così via: ognuno degli abitanti della casa di ringhiera ha qualche gatta da pelare.
Com’è come non è, anche stavolta il Consonni ne esce illeso, sebbene perplesso.

Gli scheletri nell’armadio (Sellerio, 2012) è il seguito di La casa di ringhiera, anzi addirittura si potrebbe parlare di romanzo seriale a puntate, se la serialità potesse definirsi a priori.
La sequenza è cronologica, si riprende là dove terminava La casa di ringhiera (a parte la breve parentesi festiva contenuta nella raccolta Un Natale in giallo) con le gesta dell’allegra-ma-non-troppo combriccola di un condominio milanese. E presumibilmente ci sarà un seguito.

Non è il miglior Francesco Recami, temo, quello che si muove nel solco wodehousiano del condominio milanese. È divertente e spensierato, ma non è un giallo. Il pretesto investigativo è talmente labile da non necessitare spiegazioni, mentre l’occhio si sofferma soprattutto sulle macchiette folkloristiche, su acciacchi, retropensieri e nefandezze varie.
Ve lo segnalo, quindi, come romanzo leggero, sornione, che sorride dei vizi italici con il massimo disimpegno e con un’ottima scrittura.


Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. Buona lettura 🙂