Incontri: George Pelecanos

PelecanosHo iniziato (in tremendo ritardo!) a guardare la serie tv The Wire e ho scoperto che uno degli autori è una mia vecchia conoscenza, George Pelecanos, pluripremiato autore di noir. E mi sono ricordata di una vecchia intervista…
Eccola. Datata ma “ripulita” e attualizzata.

AB – Come è stata la tua infanzia?
GP – Ero un bambino americano di seconda generazione (i miei genitori erano greci) vissuto negli anni in cui Washington era teatro di infuocati riots tra neri e bianchi. Il ricordo di quegli anni ha sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

AB – Quando hai iniziato a scrivere?
GP – La mia carriera è iniziata nel mondo del cinema come produttore e sceneggiatore. Ho deciso di diventare scrittore dopo aver seguito un corso di letteratura poliziesca e riscoperto i vecchi classici: Hammett, Chandler, Ross MacDonald… Da quel momento in poi ho letto tantissimo. Scrivevo di notte, o di mattina presto, mentre continuavo a fare altri lavori per mantenermi.
Ho pubblicato il primo libro, A Firing Offense, a 31 anni: era il 1992. Il protagonista, Nick Stefanos, è abbastanza autobiografico: ha origini greche, beve e ha un lavoro che non gli piace molto.
L’investigatore Derek Strange nasce dopo ed è un personaggio che ho voluto fortemente. Un detective nero che vive e agisce in una comunità che lui protegge ma dalla quale non è accettato.

AB – Hai scritto anche romanzi stand-alone. 
GP – La città che fa da sfondo a tutti i miei romanzi è Washington. Prendo ispirazione da storie reali: in Drama City (Il Guardiano del Buio, in italiano) ad esempio i protagonisti sono Lorenzo e Rachel. Lorenzo ha scontato una pena in carcere e ora per lavoro si prende cura dei cani reduci dagli incontri di dog fighting; Rachel è una poliziotta dalla doppia vita: la notte dà sfogo alle sue angosce dedicandosi all’alcol e agli incontri fortuiti nei bar.

AB – Cosa è cambiato rispetto agli inizi della carriera?
GP – All’inizio ero più libero di scrivere ciò che volevo. Adesso l’editore investe molto di più su di me e quindi vuole essere certo che quello che scrivo sia di gradimento dei lettori. Io tento comunque di raggiungere un’audience vasta, ma senza snaturare la mia arte.

AB – Cosa ti è rimasto dell’anima greca, come uomo e come scrittore?
GP – Il fatto di essere un lavoratore instancabile. Lo vedevo fare a mio padre e lo faccio io.

Sherlock, la seconda serie

Inizia sabato prossimo su Premium Crime la seconda stagione di Sherlock, andata in onda su BBC 1 dal 1 gennaio 2012. Anche questa stagione prevede (solo) tre episodi: A Scandal in Belgravia, The Hounds of Baskerville e The Reichenbach Fall.

Questo è il trailer del primo episodio della seconda stagione:

La stagione 1 era partita vagamente in sordina, ma dopo i primi tre episodi (A study in pink, The Blind Banker, The Great Game) Sherlock era già diventato un’icona.

Nella brillante trasposizione attuale il dottor John Watson tiene un blog su consiglio della sua psichiatra (un medico di colore), è tormentato dagli incubi della guerra in Afghanistan e zoppica come Dr House. Sherlock Holmes è un consulting detective. I CSI lo odiano per il modo in cui invade le scene del crimine, mentre un tal ispettore Lestrade lo cerca perché non può fare a meno delle sue straordinarie capacità deduttive: Holmes infatti è in grado di capire se un uomo è separato, alcolizzato, il lavoro che ha e molto altro… dall’analisi del suo cellulare.
Watson e Holmes sono destinati a incontrarsi, piacersi e dividere lo stesso appartamento londinese al 221 B di Baker Street, di proprietà della gentilissima signora Hudson.
Ambientato ai giorni nostri, lo straordinario Sherlock – interpretato da Benedict Cumberbatch – ha riscosso un enorme successo: brillante, cinico, nicotinomane (ma rimedia con i cerotti alla nicotina), sociopatico.

Alla fine della prima serie avevamo lasciato Holmes alle prese con Moriarty al bordo di una piscina.

A Scandal in Belgravia ricomincia dalla stessa piscina, ma [spoiler!] Moriarty si dilegua quasi subito in seguito a una telefonata (la suoneria del cellulare è la celeberrima Staying Alive…); Holmes e Watson tornano alla loro vita quotidiana fino a quando compare Irene Adler, l’unica donna che – in qualche modo – riesca a suscitare l’interesse di Holmes.

Ovviamente la Adler del XXI secolo non può che essere una raffinatissima mistress in possesso di scottanti segreti di Stato. Non sono mancate le polemiche per qualche – pudicissima – scena di nudo appena accennato. In effetti, ciò che sembra strano è che gli inglesi si scandalizzino per la foto riportata sopra e non per frustini e bondage…
So’ strani, eh.

L’episodio, per la verità, è a dir poco entusiasmante. Il genio di Sherlock è messo a dura prova e lo spettatore è travolto dai continui colpi di scena fino all’ultimo dei 90 minuti di messa in onda. Un episodio che lascia spazio a un solo commento: “Ancora!”.

The Hounds of Baskerville e The Reichenbach Fall non sono da meno. Nel frattempo in rete si è scatenata una vera e propria sherlock-mania: la pagina di FaceBook dedicata alla serie tv conta 309.000 “mi piace”.

Sherlock e i suoi attori (Benedict Cumberbatch e Martin Freeman) hanno fatto incetta di premi agli ultimi Bafta e sembra ormai certo che ci sarà una terza serie, compatibilmente con gli impegni di sceneggiatori e protagonisti. E questo nonostante l’ultimo episodio sia legato al celebre scontro fra Holmes e Moriarty nel quale, secondo le intenzioni di Conan Doyle, entrambi avrebbero perso la vita.

Ma se Holmes è potuto tornare in vita nei romanzi e sul grande schermo, potrà ben farlo anche in tv…

Le solite varie ed eventuali e un saluto speciale

Carlo Oliva (1943-2012)

Ricordo in rosso La blogger ricorda con affetto Carlo Oliva, uomo gentile e colto che gli amici milanesi saluteranno oggi pomeriggio per l’ultima volta.

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Le parole sono importanti Anche minima & moralia, il blog di minimum fax, esprime solidarietà all’editor di Ponte alle Grazie Vincenzo Ostuni, citato in giudizio da Gianrico Carofiglio per un commento molto poco lusinghiero su Il silenzio dell’onda («un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes»). Indipendentemente dall’esito del giudizio penso che la verità stia nel mezzo: si può (si deve!) stroncare un romanzo senza offendere la persona. Se Ostuni avesse pronunciato la stessa frase omettendo solo “da uno scribacchino mestierante”, nessuno avrebbe potuto contestargli niente.

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Decaloghi di scrittura Grazie a questo post è tornato alla ribalta un articolo del Guardian di quasi due anni anni fa in cui alcuni autori svelano il proprio decalogo di scrittura. Parte prima (Elmore Leonard, Roddy Doyle, Jonathan Franzen, Neil Gaiman, P D James…) e parte seconda (Joyce Carol Oates, Ian Rankin…).
Come tutti i decaloghi, vanno letti per essere dimenticati immediatamente dopo.

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Serie tv, che passione! Sono in arrivo decine di programmi dagli USA, tra nuove produzioni e nuove stagioni di vecchie serie. Come ho scritto a un’amica, se non trovo un fidanzato almeno so cosa fare nei prossimi sei mesi. Se trovo un fidanzato in ogni caso non voglio perdere Homeland 2, American Horror Story: Asylum, Person of Interest 2, Elementary e Boardwalk Empire 2. Per gli appassionati di Miss Marple segnalo – su Rai Movie ogni mercoledì alle 21.10 – la quarta e la quinta stagione della serie britannica dedicata alla cara vecchietta.

Avrei anche in programma Sons of anarchy, trent’anni di Doctor Who, The good wife e Wallander (versione svedese e versione britannica). Li riservo per la vecchiaia.

E voi, cosa state guardando?

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Medialibrary: lo conoscete? Che ne pensate?

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Il baratro Due parole, due, sulla profonda deriva sociale e politica che stiamo attraversando. Che schifo.

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La noia Si accettano consigli di lettura e cinema. Qualcosa di attuale e bello, per favore, anche non esclusivamente di genere purché sia bello. Altrimenti devo proseguire nel vintage spinto (al momento sto ripassando i film di Woody Allen, per dire).


Dr House, la fine della serie.

E così, dopo otto stagioni, è arrivata anche la puntata finale di Dr House, la serie che ha stravolto il concetto di “politically correct” in televisione. Il medico più cattivo nella storia della fiction, emotivamente disastrato, insopportabile traduzione ospedaliera dell’high-functioning sociopath sherlockiano, ha cessato di allietare le nostre serate (le mie di sicuro, le vostre a breve, se lo seguite in italiano).
Anche se gli ascolti erano calati a partire dalla quinta stagione – segno che persino le cose belle e intriganti annoiano, se tirate troppo in lungo – rimpiangeremo il fottuto bastardo.

Attenzione, il finale è del genere “dopo di me il diluvio”.

Cose che ho imparato dall’ultima stagione di House:

– Quando inizi a vomitare sangue, la situazione è seria.

– Se non è cancro, è sarcoidosi. Oppure un coagulo.

– “Diagnosi differenziale” significa che un team di medici altamente specializzati non ha idea di come curarti.

– Se sei donna, non importa che tu faccia il medico o la prostituta: la vita è comunque dieci volte più dura rispetto a un uomo.

– La vita fa schifo. E a volte può persino peggiorare.

– Everybody lies.