Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre 2015

candelaC’è poco da dire. Un momento di silenzio per tutte le vittime di questi barbari assassini che infestano le nostre città.

cadaveri in divisaCadaveri in divisa di Peter Lovesey, Mondadori 2015.
“L’agente Harry Tasker, in servizio di pattuglia, percorre Walcot Street, a Bath, a piedi. Un attimo dopo, qualcuno gli spara in testa”. Terzo poliziotto ammazzato in dodici settimane con un fucile d’assalto ad alta velocità, tra l’altro in dotazione della stessa polizia (che l’assassino sia uno di loro?). Caccia aperta al “Cecchino del Somerset”. Ci prova subito Ken Lockton, il poliziotto più anziano sulla scena del crimine, ma viene ferito gravemente alla testa con il calcio di un fucile.
Se qualcuno può cavarci qualcosa da questa storia ingarbugliata è il sovrintendente investigativo Peter Diamond, capace “di agire fuori dagli schemi e senza tabù, sfidando anche le resistenze e la sfiducia dei colleghi” (ha perso pure la moglie assassinata in Victoria Park). Intanto il cecchino ha lasciato il fucile contro una ringhiera. Vorrà riprenderselo? Appostamenti e sorveglianza dei sentieri del bosco dove può apparire da un momento all’altro. Avvistato un sospetto e qualcuno in motocicletta investe Diamond, costretto a portare le stampelle (per un po’).
Accanto alle indagini della polizia ci sono quelle di una certa Ishtar attraverso il suo blog e la collaborazione di altre due donne: Anita e Vicky. La loro missione è scoprire la verità sull’accaduto e forse sono già sulla via giusta perché c’è un tizio che…
Intanto nel portafoglio di Harry Tasker si scopre un foglietto con la scritta “Il prossimo sarai tu”, e si scopre pure che il suddetto si serviva della sua posizione per intascare bustarelle. Il quadro si fa più complicato con la cattura di un uomo che non vuole rivelare la sua identità.
Quasi al termine della vicenda le due indagini convergono, si accende la lampadina al nostro Diamond e… Racconto ricco di movimento, dubbi, ripensamenti, sorprese, false piste, tensione e momenti di crisi confortato dall’amica-amante. Finale in crescendo con brivido incorporato. Traduzione superba di Mauro Boncompagni.

L’incanto delle sireneL’incanto delle sirene di Gianni Biondillo, Guanda 2015.
Milano, settembre e caldo boia. L’ispettore Ferraro in piscina per togliersi qualche chilo di troppo (la figlia Giulia lo tratta come una palla di lardo), lui che, giovanotto secco secco, era chiamato Chiodo dagli amici del quartiere. Vorrebbe defilarsi un po’ da tutto ma questa volta deve vedersela con l’omicidio di una modella, una di quelle “sirene” o “divinità iperuranie”  che volteggiano sinuose nella sfilata di moda del noto Varaldi. In effetti il colpo di fucile (un M24 SWS con mirino ottico) doveva toccare proprio a lui ma si è chinato al momento giusto a raccogliere delle orchidee. Da qui l’indagine che Ferraro conduce soprattutto per l’insistenza di una vecchia amica nel mondo della moda, Luisa Donnaciva, con la quale si ritrova abbracciato nella doccia come dieci anni prima (corsi e ricorsi storici). Una pista potrebbe essere quella di uno sgarro che il suddetto Varaldi avrebbe fatto a chi gli forniva la droga.
Accanto all’indagine la storia di Aisha, nove anni, riccioli ribelli e due occhioni azzurri (Occhiblù) e il fratello Mu’ammar costretti a lasciare il proprio paese bombardato per l’Italia dove vive un altro fratello. La bambina si ritroverà sola lungo il viaggio, avrà l’aiuto del clochard Baffo (Oreste) che vuole ritornare a casa perché sente giungere la sua fine e anche quello della prostituta Marta che accoglie i suddetti al momento del bisogno.
Le due storie servono, sia per la presentazione dei personaggi che per una riflessione, ora sottile e ironica (sfruttato anche il dialetto in chiave di sorriso), ora dura e cruda sulla nostra società: critica al mondo della moda fatto di invidie e giochi di potere; profluvio di servizi televisivi sull’omicidio citato, ne parlano tutti, anche “nani e ballerine” con ripetizione “ad libitum” delle immagini della morta fotomodella; sgombero di un bilocale cinese con l’ispettore-macchietta De Michelis che ha quasi una erezione per l’eccitamento; bulli contro un baracchino di un creduto islamico (inutile essere, invece, un egiziano copto, cioè cristiano); giovinastri sfatti e disillusi dalle canne; scontri con la polizia e scontri tra “fasci e antifasci” e si finisce a razziare al supermarket (vedete un po’).
L’indagine, che si avvale anche dell’informatore Mimmo ‘O Animale (soprannome tutto un programma), ha come corollario i dubbi, i rovelli, una piccola luce, “un particolare che non gira come dovrebbe” fino all’”esplosione” della verità.
Personaggio indelebile Aisha, forte eroina delle sofferenze di vita, un po’ di impostazione da fiaba per gli sventurati, qualche scena superata dalla realtà stessa in un quadro di sicuro impatto emotivo con storie che si sviluppano e intrecciano fra loro mescolando il bene e il male. E il nostro Ferraro che nulla lo turba e nulla lo infastidisce? Che non crede alla storia della livella perché siamo tutti diversi, anche nella morte? Si scioglierà, si scioglierà. Qualcosa alla fine si rompe nel suo petto davanti ad una bara. E si accorge di singhiozzare. Sempre di più.

lo specchio neroLo specchio nero di Gianluca Morozzi, Guanda 2015.
“C’era una ragazza morta con la gola tagliata dentro una stanza con la porta chiusa dall’interno, e un  uomo morto in un bagno cieco con la porta chiusa dall’esterno. L’unica persona viva tra quelle due porte era lui e soltanto lui. Lui che aveva un coltello insanguinato in mano.” Trattasi di Walter Pioggia, scrittore e direttore di una piccola casa editrice di Bologna. Com’è finito lì, in quella stanza viola di via della Luna? Inizia così un tourbillon mentale alla ricerca di una pur semplice spiegazione, partendo dal ricordo degli eventi precedenti che risultano difficili e nebulosi. Ricordi vaghi, a intermittenza, lui e l’amico Mizio, il concerto al Botanique, al bar, una voce che lo chiama… Che si sia immaginato tutto? (tra l’altro è seguito pure dallo psicanalista) o che l’abbiano, addirittura, drogato?
In prima persona gli estratti da un suo libro: i ricordi dell’adolescenza, la famiglia problematica con la sorella che si droga e prostituisce, gli amici di scuola (lui il freak della classe), le ragazze, le canne, le prime esperienze sessuali, via da casa, l’incontro con un signore… E, insomma, “Nomi, facce, urla e pianti di un pesantissimo, insostenibile passato”.
Stacanovista, legge tutto quello che gli mandano gli scrittori, “testi densi”, “testi pop”, “gli obbrobri insalvabili”. L’incontro con Isabel, belloccia il giusto, e il suo libro “Lo specchio nero” da leggere e valutare per eventuale pubblicazione. Ottima intesa tra i due con fremiti stuzzicarelli finiti bene e si capisce dove. Alla notizia della scoperta dei cadaveri riprende l’assillo e la ricerca ossessiva della verità in un continuo alternarsi di alti e bassi. In corsivo qualcuno che soliloquia (mio conio) o scrive su Walter, il quale deve stare tranquillo fino a quando non incontrerà un cancello “E tutto finirà come deve finire” (miezzeca!).
Una Bologna descritta con affetto, stile brioso, ironia pungente sul mondo dell’editoria, musica, soprattutto rock, libri, scrittori, sogni, incubi, paura, l’amore che addolcisce, l’amore che ferisce, gli specchietti per le allodole, per noi lettori, doppio colpo a sorpresa finale tanto per gradire. Realtà e finzione, tutto si mescola e si inebria e mi immagino come si sia divertito l’autore a scrivere questa storia “strana” e inquietante (così come brividoso era stato il suo racconto Bambini nel grano in Delitti in vacanza di AA. VV., Newton Compton 2015). Aggiungo il mistero della camera chiusa insieme alla citazione degli amati scacchi. Una manna per il sottoscritto. Bel libro, noir o thriller psicologico che sia, anche senza il mistero della camera chiusa e la citazione degli scacchi.

Il mistero del caso irrisoltoMr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto di Mitch Cullin, Neri Pozza 2015.
Se volete sapere quale potrebbe essere, con il trascorrere del tempo, l’evoluzione psicofisica del nostro Sherlock Holmes, questo è il libro che fa per voi. Lo ritroviamo nel 1947 a novantatré anni con la lunga chioma rasata a zero, la barba ridotta ad “una peluria ispida sul mento sporgente e le guance incavate”, piazzatosi in una fattoria del Sussex come apicultore, aiutato dalla giovane governante Mrs Munro e dal figlio (di lei, naturalmente) Roger che gestisce gli alveari. Il ragazzo scopre nello studio di Holmes un suo manoscritto “L’armonicista”, il cui contenuto entra a far parte del presente libro. Praticamente la storia di una donna sposata che certi giorni scompare per molto tempo, dopo avere imparato a suonare un’armonica a vetro (alcuni sostengono che con questo strumento si possano richiamare i morti). Infine è raccontato il suo viaggio a Kobe, in Giappone, invitato da Tamiki Umezaki, figlio di “uno dei più abili ministri degli Esteri del Giappone” che aveva conosciuto Holmes.
Dunque al centro il Detective per antonomasia. Riporto spunti tratti in qua e là: vecchio, si è detto, claudicante (cammina con due bastoni), accusa alcune malattie come la flebite e l’ulcera gastrica, gli piacciono i sigari, i libri, un bicchiere di brandy al bisogno, preferisce le brezze serali e le ore dopo la mezzanotte, si accorge della fallibilità della sua mente (anche se ogni tanto vengono fuori le note capacità deduttive), trova difficoltà ad esprimere i propri affetti pure con Roger, rivede ogni tanto il suo Manuale pratico di apicoltura, ritocca L’Arte dell’investigazione, ricorda il fedele Watson (lo preferisce chiamare John) che disponeva di “una naturale perspicacia e di un’astuzia innata.”, il suo viaggio a Kobe, le visite a Hiroshima, ai giardini Shukkei-en, alla Cupola della bomba atomica, ricorda i segni della povertà e della fame, il suo rapporto complesso con Umezaki. Un personaggio ormai circondato da un senso di decadenza e di morte.
Praticamente il libro potrebbe essere diviso in tre parti e così intitolato: 1) La vecchiaia; 2) La scomparsa; 3) La ricerca del padre. Una scrittura delicata, sensibile e nello stesso tempo intensa avvolge i personaggi e l’ambiente creando un’atmosfera di vera, sentita umanità. Dicevo dei ricordi e aggiungo i desideri, i sogni, la malinconia, gli scherzi della memoria, le domande sofferte sulla vita, i dubbi su se stesso, i silenzi, lo spettacolo incredibile della natura e delle api, il senso di colpa, la lacrima che scende furtiva e alla fine il vuoto: “Mai avevo provato un tale, incomprensibile vuoto dentro di me, e allora, mentre il mio corpo lasciava la panchina, iniziai a comprendere quanto fossi solo al mondo”. Una stretta al cuore per noi lettori che lo avevamo visto splendido e dinamico personaggio, solitario, è vero, ma ricco di infinite risorse, ora profondamente abbattuto. Così è la vita. Per tutti. Anche per le figure indimenticabili create dalla nostra fantasia.

Un giretto tra i miei libri

Il libro dei mortiIl libro dei morti di Patricia Cornwell, Mondadori 2007.
“Dopo l’ultimo, devastante caso che l’ha vista in azione in Florida, Kay Scarpetta decide che nella sua vita è giunto il momento di una svolta, non solo professionale. Si trasferisce così a Charleston, nel South Carolina, dove apre uno studio di patologia forense con l’irrinunciabile aiuto della nipote Lucy e del fidato Pete Marino. Proprio quando sembra prendere avvio una tranquilla esistenza nella routine della provincia americana, Kay è chiamata a Roma per collaborare con i carabinieri che investigano sull’orrenda fine di una giovane campionessa di tennis statunitense.
L’alone di mistero che circonda il delitto si infittisce al ritorno della dottoressa a Charleston, quando emergono angoscianti collegamenti tra il caso insoluto di Roma e quello di un bambino morto in seguito alle privazioni e ai maltrattamenti subiti. E a tutto ciò non sembra essere estranea un’antica nemica di Kay, la psichiatra Marylin Self…”.
Primo impatto del lettore con vittima in una vasca di ghiaccio e assassino che la tormenta. Scarpetta chiamata a Roma per risolvere il caso della campionessa di tennis americana Drew Martin uccisa mentre si trova in vacanza a Roma. Il suo corpo è ritrovato nudo e mutilato nei pressi di piazza Navona. L’assassino le ha cavato gli occhi, ha riempito le orbite di sabbia e ha richiuso le palpebre con la colla. Dopo morta, non quando era in vita. Prime schermaglie con il capitano Poma (elegante, vanitoso e polemico) su alcuni termini usati da Scarpetta. Poi corte al ristorante con Benton Wesley, compagno di vita di Kay, visibilmente geloso. Aggiungo che la dottoressa Marilyn Self, la psichiatra più famosa del mondo, condannata per la testimonianza di Kay Scarpetta, è in contatto via mail con Sandoman, l’assassino, combattente in Iraq dove ha subito traumi psicologici profondi.
Kay Scarpetta: vista dalla sua “nemica” Marilyn Self “Tailleur nero gessato di azzurro, camicetta azzurra che fa sembrare ancor più azzurri gli occhi. Capelli biondi corti, pochissimo trucco”. Subito alle prese con la corte del capitano Poma (elegante, vanitoso, polemico e… profumato) che fa scattare la gelosia del suo compagno Benton Wesley (già detto). In realtà lo disprezza. Esperta in vini italiani sceglie, ad una cena, il Brunello di Montalcino Biondi santi del 1966 (mica scema). Acuta osservatrice: “C’è qualcosa di tenero, di affettuoso nella posizione in cui l’ha messo”. Dal colloquio con Benton si viene a sapere che Kay ha avuto un incontro sessuale con uno più giovane di lei, perché pensava che lui fosse morto. Ritorno a Charleston con Pete Marino e Lucy. La quale Lucy ha una Ferrari e rapporti gay con Janet che non ne vuole sapere di sposarsi. Con la sua nipote e Rose ha messo a posto il nuovo ufficio: “Per mesi hanno sverniciato, abbattuto pareti, sostituito finestre e tegole e girato per imprese funebri, ospedali e ristoranti alla ricerca di attrezzature di seconda mano”. Contrasti con Marino “aizzato” dalla bella Shandy Snook “Ti tratta come una merda. Per lei non sei nessuno. Ti usa come uno schiavo”. Kay lo trova cambiato. Non è più quello di prima. Lui si sfoga “Se ci penso, ero un bravo pugile, però non volevo ridurmi il cervello in pappa. Ho fatto il poliziotto a New York, ma poi mi sono stufato. Ho sposato Doris, che poi mi ha lasciato. Ho avuto un figlio psicopatico, che poi è morto. Adesso do la caccia a psicopatici di mestiere… A Richmond, quando io ero ispettore capo e tu dirigevi l’Istituto di medicina legale, andavamo d’accordo… Poi ti hanno licenziato e io me ne sono andato”. Ubriaco fradicio tenta pure di violentarla. Lo calma e lo mette a letto. In contrasto anche con Lucy che la trova troppo accentratrice “Hai bisogno di pensare che tutto dipenda da te e che tu possa aggiustare ogni cosa”. Ogni tanto ripensa al passato “Kay ricorda le lunghe passeggiate, la brezza salmastra e i tramonti ammirati dal balcone, e ripensa a quando tutto questo è finito. Rivede il cadavere che aveva creduto essere di Benton fra i resti dell’incendio, i suoi capelli grigi, le membra carbonizzate in mezzo al legno bruciato e alla cenere”. Premurosa con Rose che ha un cancro incurabile. Perfettamente a suo agio nel suo laboratorio.
La storia si sviluppa da diverse angolazioni. In corsivo quella dello psicopatico. Abbiamo Kay Scarpetta ormai tuttologa (sa proprio tutto di tutto), una tecnologia all’avanguardia, una serie di coincidenze al massimo livello, e una mancanza, almeno in parte, di brivido (a me ha fatto questa impressione). Il tutto un po’ ingarbugliato. Un buon thriller deve essere complesso, complicato ma non “ingarbugliato”. Non so se mi spiego…

il lupo rossoSe mi trovo davanti a scrittrici (ma anche scrittori) scandinave vado quasi (meglio non essere perentori) sul sicuro. Vedi Asa Larsson e Karin Fossum, tanto per portare due esempi. Sarà l’habitat che le ispira, quei cieli e quei silenzi immensi, fatto sta che hanno le parole giuste incorporate nelle dita sia con la penna che con il computer. E quindi non ho fatto difficoltà a fidarmi di Il Lupo Rosso di Liza Marklund, Marsilio 2008.
“Rientrata in redazione dopo la lunga assenza seguita a un’inchiesta che l’ha molto scossa, Annika Bengzton, reporter di punta della Stampa della sera di Stoccolma, parte per Luleå, non lontano dal circolo polare artico. Deve incontrare un collega giornalista che le ha promesso informazioni su un vecchio attentato terroristico rimasto irrisolto su cui lei sta indagando. Ma quando arriva, viene a sapere che qualcuno lo ha ucciso.
Le ricerche di Annika, trentacinque anni, un matrimonio in difficoltà e due bambini da accudire, conducono a un uomo che, quasi invisibile, è tornato nel profondo nord della Svezia per ritrovare le sue radici e riunirsi al gruppo di cui un tempo aveva assunto il comando, in nome di un’idea folle per la quale aveva deciso di lottare”.
Partiamo dunque dalla nostra Annika Bengzton: si è detto trentacinque anni, crisi matrimoniale, due bambini, un maschio ed una femmina. Siamo nella linea normale delle detective lady. Qui si può aggiungere il tradimento del marito Thomas che si aggiunge a sua volta ad un rapporto difficile con un precedente fidanzato ed un suo innamoramento non ricambiato. Aggiungiamo ancora, tanto per sfruttare questo verbo, la brutta avventura “intorno al Natale precedente, quando era stata presa in ostaggio e tenuta prigioniera in un tunnel da una serial killer psicopatica, la Bombarola”. Conseguenza: crisi di panico e vocine che le ronzano per la testa. E caffè a barili. Anche quattro per volta. Non si pone limiti e si espone senza pensarci a situazioni limiti (oggi mi va di ripetere le stesse parole). Passione per la giustizia e la verità. Vista dal marito: estranea e inafferrabile. Un’aliena scesa sulla terra, anzi per essere più precisi “una piccola donna verde venuta da un altro pianeta”. Alterna momenti di depressione e di sconforto ad altri sicuri e decisi. Soprattutto quando c’è da togliere di mezzo l’”altra” del consorte facitor di corna. E quando c’è da far valere le sue idee con il classico scontro con il direttore responsabile del giornale. Mangia di tutto, anche un cheeseburgher con salsa e cipolla che mi ha fatto rivoltare lo stomaco. Sua amica Anna Snapphane, pure lei sfortunatina. Lasciata dal marito con problemi di affidamento della figlia. Non crede in Dio (ritorno ad Annika), non ha interesse per i monumenti e gli hotel con piscina. Le piace il contatto con la gente normale. Ottima madre che si dedica con cura ai figli. Un personaggio complesso e tormentato.
Seguito anche  il terrorista assassino, imbottito di idee maoiste, con una vita familiare difficile alle spalle, frustato da suo padre che pratica il laestadianesimo (c’è sempre da imparare) e pochi mesi di vita per un cancro allo stomaco. Oltre al giornalista viene ucciso anche il ragazzo che aveva visto tutto ed un consigliere comunale. Intreccio tra politica e giornalismo, miti rivoluzionari, il cambiamento della società, scontro fra chi si rassegna e chi vuole ancora combattere, lettere anonime, nomi in codice tra cui Lupo Rosso che dà il titolo al libro, paesaggi, il silenzio, il freddo, brevi pennellate di sesso, l’indagine psicologica, l’”imprigionamento”, la fuga, la salvezza, la gloria giornalistica. Stile semplice, nitido, sicuro con qualche appesantimento di troppo nell’ultima parte. Un buon libro.

Il marcio nella cittàIl marcio nella città di Mickey Spillane e Max Allan Collins, Mondadori 2012.
New York, anni sessanta. Cazzotto che spacca la faccia, braccio spezzato, metà dei denti saltati, palle a raggiungere le interiora. Ecco Mike Hammer, investigatore privato, subito in azione a difendere un ragazzo da due bastardi. È ritornato dalla Florida per riprendersi da una brutta ferita. Sua segretaria amante (che aspetta inutilmente di sposarlo e vorrebbe un figlio) Velda Sterling, stangona bonona dalle curve mozzafiato (frase fatta) e dal seno traboccante di allegria. Pure dotata di forza e coraggio, ferita sulla schiena e sul palmo della mano.
Amico Pat Chamber, capitano della polizia di New York che lo vorrebbe ancora in vacanza e giovane viceprocuratore che lo vorrebbe, invece, senza licenza. Traffico di droga, c’è penuria in giro e sta per arrivare un grosso carico, lotta tra due capi trafficanti con il dubbio di un terzo incomodo. Un paio di tentativi per farlo fuori e a rimetterci sono gli assalitori. Qualche spunto sulla città: poeti di strada, capelloni stravaganti, hippy, musica folk elettrica, mercato degli ambulanti, puttane, tossicomani, predatori, una pioggia fastidiosa e insistente. In giro per ristoranti, bevute di Pabst e whisky, fumate di Lucky accese con il suo formidabile Zippo, ricordi di soldato nella giungla contro i giapponesi.
Mike Hammer si fa largo nella giungla del male con il passo spedito e i modi spicci, senza badare tanto al sottile. Se c’è da ammazzare si ammazza e basta, se c’è da fare l’elemosina si fa all’ubriacone di turno e non allo stronzetto capellone.
Il linguaggio è diretto, veloce, non privo di ironia e battute varie. Alla fine la resa dei conti e godetevi lo spettacolo.

Dalla nostra “inviata” Patrizia Debicke (la Debicche) arriva Lo Zoo di Marilù Oliva, Elliot 2015.
lo zooIntanto si cambia completamente scenario e dalla consueta e familiare Bologna si passa alle spiagge incantate di uno splendido Salento estivo. Quindi il suo immaginario (ma quanto potrebbe invece essere vero) Zoo rappresenta una terribile metafora tesa a raccontare quel delittuoso campionario di grettezza e abiezione umana che è poi l’unico vero Zoo di questa storia. Perché troppo spesso il vero zoo è fuori della gabbia e invece il disumano recinto rettangolare, della tenuta di Pescalusa nelle Puglie, è solo un luogo di depravazione e di torture che, con le sue gabbie di cristallo imprigiona sette povere e innocenti vittime: l’uomo scimmia, la donna vaso, l’angelo ermafrodito, il minuscolo nano, la sirena, Polifemo, uomo con un solo occhio, e la vecchia strega. Poveri e disgraziati esseri deformi la cui unica colpa è una mostruosa anormalità.
Ma l’unica belva, il vero mostro è lei, la Contessa Clotilde, che ha segregato nella sua casa castello, ereditata dal marito morto, questa novella Corte dei Miracoli destinata ai folli esperimenti del suo ultimo uomo – un chirurgo sospeso dalla professione per interventi proibiti – e che tiene in schiavitù, con la complicità dei suoi dipendenti lautamente prezzolati: il guardiano tatuato, un torvo aguzzino maniaco di porno su facebook, una cameriera bruttarella assai e con poco sale nella zucca e il sorvegliante sentinella, incaricato della sicurezza della tenuta.
Depravata e crudele peggio di una mantide religiosa, ebbra per decenni di gloria, fama e potere, con la muta e pelosa connivenza dei potenti locali, impazza, mettendo in atto la contorta e abbietta follia di un orrendo show, riservato a pochi ed eletti ospiti.
La ferocia, che trasuda da ogni pagina, richiama purtroppo la spaventosa ma ordinaria normalità della quale siamo spesso testimoni e che vede tanti, troppi personaggi sopraffare, soggiogare, umiliare e uccidere gli indifesi, i più deboli, i diversi, facendosi forti di una presunta supremazia.
Ma qualcosa che non fila per il verso giusto spezza finalmente la malvagia catena di omertà. L’angelo ermafrodito è scomparso. La sua gabbia di cristallo foderata di ovatta per fingere le nuvole è vuota. Dove è finito? Si scoprirà che è morto, anzi che è stato ucciso. Ma da chi e perché? Chi ha peccato dovrà essere punito?
Un consolatorio lieto fine riduce a fatica l’amaro in bocca di una lucida, dissacratoria e tragica analisi delle multiformi e inesauribili debolezze umane.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011)

sherlock-holmes-gioco-di-ombreSherlock Holmes – Gioco di Ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)
Regia di Guy Ritchie
Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Stephen Fry
Regno Unito, USA, Australia, 2011

In soli tre anni, grazie anche al rinnovato interesse per la figura di Sherlock Holmes, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre è diventato ormai un classico delle feste.
Ispirato a L’ultima avventura – con tanto di scena sulle cascate svizzere, in un panorama mozzafiato – è ambientato nel 1891. Sherlock Holmes trascina l’amico John Watson in un’avventura in giro per l’Europa, sebbene il buon Watson sia in procinto di sposarsi. Così l’addio al celibato è funestato da una spettacolare scazzottata con un cosacco, mentre la luna di miele a Brighton diventa una rocambolesca missione tra Parigi e la Svizzera, sulle tracce del professor Moriarty, brillante matematico e nemico storico di Holmes.

Gli estimatori di Millennium Trilogy riconosceranno Lisbeth Salander-Noomi Rapace nei panni di una zingara focosa, chi ha seguito Fringe avrà un déjà-vu vedendo James Moriarty, e non si può non apprezzare Stephen Fry nei panni di Mycroft Holmes. Ma la straordinaria coppia Holmes-Watson (rispettivamente Robert Downey Jr e Jude Law) si manifesta in questo film in tutto il suo splendore. Affiatati, ben assortiti, lo Sherlock Holmes di Ritchie ha smussato i suoi caratteristici tratti di asocialità, mentre Watson è più compagno che comprimario (tanto che, mi fanno notare, sembra accentuato l’elemento di omosessualità latente che caratterizza le coppie celebri). Brillanti anche le scene d’azione, in slow-motion, e spettacolari effetti speciali.

Forse i puristi del canone sherlockiano storceranno il naso davanti a questa sceneggiatura “infedele”, ma Gioco di Ombre è 129 minuti di divertimento, suspense e sorprendenti trovate, fino al sospiro di sollievo finale.

Stra-raccomandato, adattissimo se volete staccare per un paio d’ore dallo stress delle feste.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl nostro circolo gabinettistico di lettura è successo un fatto inusuale. Più precisamente a tutti noi appartenenti al suddetto circolo. Partendo dal sor Pampurio dall’occhio porcino che un giorno si è sentito come chiuso e impotente ad esternare il lato corporale durante la riunione, fattore decisivo di crescita culturale secondo l’obiettivo comune. Nemmeno con il nostro aiuto, i nostri “Forza, dai che ce la fai!”, “Non demordere!”, “Siamo tutti con te!” ed altri similari incoraggiamenti. Lui ce l’ha messa tutta, è diventato paonazzo che sembrava scoppiare da un momento all’altro ma nisba, niente, nemmeno un refolo di vento. Si pensava che l’incidente rimanesse nell’alveo di un singolo episodio quando il disturbo si è allargato piano piano, dicevo, a tutti noi. Colpa sicura di qualche lettura pesante, di qualche malloppone indigesto che avevamo letto e commentato ultimamene. Occorreva fare qualcosa, trovare un rimedio per ritornare al felice connubio mente-corpo allietato dall’allegro scampanio degli sciacquoni. Qualcosa che allentasse le viscere, che provocasse una specie di terremoto liberatorio. “La confessione di Pupo!” ha esclamato la sora Corinna, fan sfegatata del cantante. E così è iniziata la lettura di questa “cosa”, aspettando frementi l’esito sperato. Credetemi, è bastata mezza pagina perché certi argini oscuri venissero rotti provocando una tracimazione mai vista con mugolii di soddisfazione e urla di gioia. Il problema era risolto. Tirata di sciacquone e via a casa, finalmente svuotati e con il sorriso sulle labbra. Conclusione: tutti i libri sono utili.

sherlock gm1Non ho mai avuto una grande passione per gli apocrifi (lasciamoli in pace i grandi morti) ma se si tratta dei miei inseparabili G.M. allora la cosa prende un’altra piega. Così segnalo Sherlock Holmes e il diario segreto del dottor Watson di Phil Growick. Un’avventura incredibile di Sherlock e Watson nella Russia della guerra civile del 1918. Ed una missione impossibile (si direbbe oggi): salvare la famiglia imperiale dei Romanov prima che lo zar Nicola II venga giustiziato insieme alla Zarina Alessandra e ai cinque figli dai rivoluzionari bolscevichi!

Segnalo pure I morti non riposeranno di Tessa Harris che ci porta nella Londra fine Settecento dove certi dottori anatomisti si contendono i corpi dei morti per le loro ricerche (brrr!).

assassino tra noiAggiungo L’assassino è tra noi di Ellery Queen, una folla micidiale di deduzioni e controdeduzioni, unita ad una atmosfera tesa e ossessiva con squarci di sorriso. Un libro sorprendente. Un classico.

Per finire beccatevi La scatola d’argento di Margaret Millar. Bella storia ricca di tensione, inquietudine e suspense con tranello finale in cui ricompare la scatola d’argento del titolo perduta in precedenza. Margaret Millar è stata la moglie del più noto Kenneth Millar, ovvero Ross Macdonald. Magari non alla sua altezza ma mica male.

Uno sguardo alla Polillo fa sempre bene. Tra gli ultimi arrivati dei Bassotti Invito con delitto di R. Philmore che dimostra in modo inequivocabile come il sesso non sia faccenda riservata ai gialli di oggi. Qui abbiamo rapporto prete e prostituta, moglie assatanata, politicone invischiato in bordelli e allegri scambisti. Tutto il tempo è paese.
Così come in La stessa sera alla stessa ora di Herbert Adams dove allegrotte fanciulle se la spassano mica male. Naturalmente ci sono i morti ammazzati e il solito dilettante di talento.
Per i Mastini andiamo sul sicuro con La bella addormentata e Il brivido blu di Ross Macdonald che non ha bisogno di presentazione.

cacciatore del buioScrittore da brivido nostrano Donato Carrisi che ebbe il suo battesimo di fuoco con Il suggeritore, Longanesi 2009, praticamente un successo strepitoso ed incetta di vari premi prestigiosi. Due anni dopo si fa vivo con Il tribunale delle anime ambientato in una Roma misteriosa, segue L’ipotesi del male (premio Scerbanenco 2013) e, ultimo arrivato, Il cacciatore del buio, tutti pubblicati dalla Longanesi. Qui abbiamo un personaggio particolare, Marcus, l’ultimo dei penitenzieri, un prete che ha il dono di “scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio”.

Mica male, in fatto di brividi, anche Massimo Lugli di cui consiglio Crimini imperfetti – Tutte le indagini di Marco Corvino, Newton Compton 2013. Ci si trova Il carezzevole, L’adepto, Il guardiano e Gioco perverso ad un prezzo eccellente strada dei delitticon una miscela esplosiva: riti satanici, esorcisti, maghi, sensitivi, corpi mutilati e sezionati, animali sacrificati, con il nostro cronista Marco Corvino a districare le orribili trame e a fare un po’ i conti con se stesso. Ora, mentre scrivo, ho tra le mani l’ultimo nato La strada dei delitti, Newton Compton 2014, che non è da meno nel portare alla luce fatti orrendi relativi a bambini e adolescenti sfruttati da bande di criminali senza scrupoli. Sono arrivato al decimo capitolo (circa un quarto del libro) in un batter d’occhio seduto su una panchina del “giardino” del paese in cui vivo e già sono in pena per la vita di Sveglio, uno dei tanti ragazzi (ha tredici anni) maciullati dalla sorte… Arieccomi! Terminato con soddisfazione anche per la parte finale che, insomma, mica si può stare sempre a prenderle. Due linee che si intersecano, quella di Corvino e di Sveglio (poi Gigi quando viene in Italia), e che danno vita ad un bel racconto con scrittura energica di forte impatto emotivo e qualche luccichio di umanità in un mondo di merda. Vince la parte di Sveglio su quella canonica e più prevedibile di Marco. Qui la recensione.

petrosjanPer i grandi campioni di scacchi Petrosjan oltre i confini della teoria di Tigran Petrosjan, Prisma 1998.
Sono stato sempre colpito dalle corporature tozze e massicce. Nei miei ricordi di ragazzino esile i compagni più robusti e cicciottelli mi suscitavano simpatia e sicurezza insieme, anche perché potevano venirmi meravigliosamente in soccorso quando c’era da menar le mani fra le bande rivali. Dunque la “stazza” di Tigran Petrossiàn (così ho trovato scritto in altri libri) si presentò per la prima volta ai miei occhi in tutta la sua gradevole possanza.
Tigran Vartanovic Petrossiàn nasce il 17 giugno 1929 a Tblisi, capitale della Georgia, ma i suoi genitori sono armeni ed egli per tutta la vita si sentirà orgoglioso di essere cresciuto in una famiglia operaia. Conosce il gioco degli scacchi a undici anni in maniera del tutto occasionale, comune a molti campioni, in una colonia estiva da un amico che gli spiega il movimento dei pezzi. La cosa gli piace ma la spinta decisiva arriva, come attesta lui stesso nel primo capitolo del suo gioiello Lezioni di strategia, pubblicato lodevolmente dalla Prisma, nel vedere al Palazzo dei pionieri a Tblisi una simultanea di un adulto contro tanti bambini. Il fatto lo colpisce e da quel momento non si stacca più dagli scacchi.
Il Nostro è stato spesso criticato per il gioco pattoso, troppo difensivista, poco portato all’attacco. La profonda capacità di penetrare e capire ogni tipo di posizione gli impediva di forzare gli eventi, di azzardare. Egli ricercava la pura e semplice “verità”, rispettava quello che di concreto maturava sulla scacchiera. Sarebbe stato un peccato sciupare con una mossa inopportuna, e bella solo in apparenza, tutto il lavoro portato avanti fino a quel momento con tanto sudore. Tigran Vartanovic Petrossiàn è stato un grande stratega, un grande giocatore di scacchi, un grande campione. È scomparso prematuramente il 13 agosto 1984 minato da un male incurabile.

Secondo Bruno Arpaia lo scrittore medio è morto. E io mi sento poco bene (è una vita che volevo scimmiottare questa battuta).

ira domini forteIra Domini di Franco Forte, Mondadori 2014.
Milano, agosto 1576. Caldo, peste, monatti, morti, fopponi (fosse comuni), patiboli, grida e dolore. Carlo Borromeo a visitare il Lazzaretto Maggiore per qualche conforto ai disperati. Nello stesso tempo un assassino armato di balestra sembra colpire chi gli capita a tiro. Ultima vittima una ragazza in piazza Carobio. Urge l’intervento del nostro Niccolò Taverna, notaio criminale, con i due assistenti: il gigante Rinaldo e il fiero portoghese Tadino che lo aiuteranno nelle indagini. Secondo problema: sequestrati i figli di don Carlos de Alcante, ricchissimo nobile spagnolo in rapporti con il governatore Guzman e la Corona. Tutti asserragliati in un magazzino di pietre e sabbia che serve per la Fabbrica del Duomo voluta dallo stesso Carlo Borromeo. I sequestratori (incisiva la figura tracotante e spietata del loro capo Lasser de Bourgignac) chiedono soldi, cavalli e una lettera di immunità per fuggire in Francia. Niccolò è chiamato a fare da mediatore, stretto tra i poteri forti di allora.
Due impegni che lo tengono costantemente occupato, mentre il suo cuore vibra per Isabella Landolfi, intelligente, ironica, un po’ monello che lo tiene anch’essa sul chi vive. La classica ragazza con piglio moderno, simbolo di quella donna che, secondo uno dei personaggi (il maestro Cordelli), conquisterà il mondo. Niccolò Taverna, dicevo, uomo forte, risoluto, acume sherlockiano (vedi le sue “scoperte” sul nonno di Isabella) e deduzioni tecniche sulle armi del tempo, aggrappato alla terra e nello stesso tempo disilluso, come dimostra il colloquio con il cardinale Borromeo, il quale invece “credeva in ciò che non poteva vedere”.
Dunque due linee di sviluppo che alla fine si intersecano, con momenti di viva tensione (perfino Rinaldo viene colpito dal balestriere assassino) e altri di lucida analisi delle vicende infiorettati da qualche sorriso, in una ricostruzione storica accuratissima della Milano cinquecentesca, di una città che soffre e nello stesso tempo cerca di non abbandonarsi alla disperazione.
Alla prossima.

il tempo non cancellaIl tempo non cancella di Roberta De Falco, Sperling & Kupfer 2014.
Trieste. Stelio Kunz, “critico letterario per necessità” e “scrittore incompreso”, deve scrivere un pezzo su Ivo Radek, scrittore famosissimo, che si appresta a ricevere la laurea honoris causa dall’Università.
A Trieste anche Rhoda Wallace, importante agente letterario dello stesso Ivo Radek, che viene a fagiolo per il commissario Ettore Benussi, uscito indenne da un incidente di otto mesi prima (moglie Carla, figlia Livia) per il suo gialletto (anche lui scrive, mannaggia) e chissà che la bella Rhoda non lo aiuti a realizzare il suo sogno. In corsivo e in prima persona, raccontata da un vecchio che sta per morire, la vicenda dell’esodo istriano sotto i talloni di Tito e nello stesso tempo la storia sofferta d’amore di due giovani per la stessa ragazza.
La linea di indagine del commissario Benussi (goliardichetto il giusto) si sviluppa dal fatto che Ivo Radek viene colpito pesantemente alla testa nella biblioteca della facoltà universitaria dove si è svolta la premiazione ed è portato in fin di vita all’ospedale. Ma il libro è, soprattutto, un condensato di varie problematiche legate alla società tra cui: storie di clandestini, storie individuali e sentimentali che si intrecciano fra loro, storie familiari, rapporti duri e difficili moglie-marito o genitori-figli, il ritrovamento di una madre da parte della figlia abbandonata alla nascita in un orfanotrofio, la forza di una donna abbandonata dal marito che ce la fa a rompere con il nuovo compagno. Dolore, solitudine, rabbia, malinconia ma anche lo slancio di aiutare gli altri con Violeta e padre Florence attraverso la loro struttura d’accoglienza.
Il libro è, pure, una specie di sarcastico pamphlet sulla mania di scrittura che prende tutti i bipedi pensanti (compresa l’autrice e il sottoscritto, dico io), sui brutti manoscritti infarciti di sesso e violenza, sui gialli che arrivano da ogni parte con “serial killer psicopatici e asociali” e sulla lotta all’ultimo sangue fra le case editrici.
Un romanzo, un romanzetto a tratti toccante (soprattutto il corsivo) ma nel complesso stereotipato e scontato con una scrittura che non lascia il segno. Però mi pare giusto sottolineare il giudizio estremamente positivo in copertina di Maurizio De Giovanni sulla scrittrice “Una voce che promette di diventare sempre più importante nel polifonico coro del romanzo nero italiano contemporaneo”. Per correttezza nei confronti del lettore.

mistero Oliver RyanIl mistero di Oliver Ryan di Liz Nugent, Neri Pozza 2014.
Oliver Ryan, irlandese, è un uomo bello e sicuro di sé. Uno scrittore famoso sotto lo pseudonimo di Vincent Dax. Sua moglie Alice, dolce e carina, è l’illustratrice dei suoi libri per bambini. Una sera di novembre 2011 la “picchia così selvaggiamente da ridurla in coma”. La notizia si sparge subito attraverso i mezzi di comunicazione e tutti ne rimangono sbigottiti. Ma allora chi è veramente Oliver Ryan? La risposta l’avremo leggendo i racconti e le confessioni dei suoi amici e conoscenti. E, soprattutto, di lui stesso.
Dunque vediamoli questi amici e conoscenti. C’è Barney a cui ha “fregato” Alice proprio quando le aveva comprato l’anello di fidanzamento; c’è l’amico Michael ossessionato dall’idea di essere gay; c’è Moya, l’attrice vicina di casa con la quale ha un lungo rapporto; c’è Madame Veronique che gestisce un castello con tenuta (vigneto) a Bordeaux; c’è  Stanley che lega con Oliver al ST. Finian’s; c’è suo fratello più piccolo Philip ed Eugene, fratello di Alice, con quoziente intellettivo inferiore alla norma.
Tutto gira intorno al Personaggio. Bello e fascinoso, dicevo. Ragazze ai suoi piedi, sempre al centro della scena ma un tarlo lo rode, la mancanza della madre, la mancanza di amore del padre che lo “elimina” praticamente dalla sua esistenza. Ed il Male che lo abbraccia.
Dai racconti e dalle confessioni degli altri ecco tanti piccoli tasselli che contribuiscono a comporre la sua inquietante figura con prospettive diverse e ad offrirci il destro per la conoscenza di altre storie. C’è tutta la vita, c’è tutto l’uomo in questa vicenda: la nascita e lo sviluppo dei sentimenti, il sesso, l’amore cercato e l’amore mancato, il figlio non desiderato e quello voluto, la vergogna del peccato, la lotta e la sofferenza di esprimere la propria sessualità, gli sfruttati, le sorprese, il dolore, la voglia di farla finita, il suicidio, la morte. E poi i ricordi, i sogni, qualcosa di buono che all’improvviso si accende nell’animo di Oliver.
A fine lettura un senso di rabbia misto ad un sentimento di tristezza infinita per la debolezza del nostro essere, di noi tutti, di fronte agli agguati del male.

Spiluzzicature
Alla solita Feltrinelli di Siena ho girato e rigirato fra le mani Tre stanze per un delitto di Sophie Hannah, Mondadori 2014, dove viene resuscitato il testa d’uovo Poirot. Così a naso (lette, comunque, una cinquantina di pagine) niente a che vedere con l’eleganza e l’ironia della Christie. Però i tempi cambiano. Spiluzzicato pure Il telefono senza fili di Marco Malvaldi, Sellerio 2014, che mi ha convinto all’acquisto. Ne riparleremo alla prossima. Altre occhiatine in qua e là senza sugo di nulla.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il successo ottenuto con i miti greci, più precisamente con Storie illustrate dai miti greci, edizioni Usborne 2013, nei confronti del mio nipotino Jonathan (vedi il suo interesse ai tanti mostri che li popolano) mi ha spinto a ripassare in qua e là i miti in generale che mi hanno sempre affascinato sin da ragazzo. Ho ripreso in mano i due volumi di Anna Ferrari Dizionario di mitologia, Istituto geografico De Agostini 2006, e mi sono lasciato trasportare dalle storie più belle e dai personaggi più famosi che popolano questo mondo magico e misterioso.

Un giretto tra i miei libri.
delitto a teatroNgaio Marsh è un pezzo grosso della letteratura poliziesca e, insieme ad Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e Margery Allingham, “fa parte dell’originale quartetto delle “Queens of Crime”, ovvero le scrittrici inglesi di gialli che dominarono la scena della crime fiction nell’epoca d’oro tra gli anni Venti e Trenta”. Dunque un caldo benvenuto a Delitto a teatro di Ngaio Marsh, Elliot 2010.
Siamo di fronte ad un omicidio sul palcoscenico (il revolver era caricato con proiettili veri) dell’ultimo atto di “Il Topo e il Castoro”, un tema caro agli autori del giallo classico. Indaga l’ispettore capo di Scotland Yard, Roderick Alleyn, chiamato a risolvere l’enigma e presente alla scena. Tranquillo, sicuro di sé “Io, signori, rappresento la Legge” e “Tutti siete sospettati. E tutti mentite e recitate”. A fargli da spalla l’amico Nigel Bathgate che in qualche modo si dà da fare per risolvere il mistero.
L’indagine porta a scoprire diverse cosette sul morto: un passato da drogato e molestatore di fanciulle, buttato fuori perfino dalla scuola. Infuriato contro Gardener che gli ha rubato la parte principale e contro Stephanie Vaugham, la primadonna della compagnia. Qualche particolare: sparite e poi ritrovate le cartucce fasulle macchiate con biacca fresca, lettera minatoria, un po’ di movimento, pedinamenti, spezzoni di colloquio compromettenti, ricatto, altre vittime, la ricostruzione della scena con delitto, un trucchetto per incastrare l’assassino, lo scioglimento di tutto l’ambaradan.
Lettura veloce, scorrevole intessuta di molti dialoghi. Un prodotto dignitoso senza eccedere.

Delitto in manicomio di Jonathan Latimer, Mondadori 2009.
Si inizia bene con il poliziotto privato William Crane libero da vincoli matrimoniali che se ne va in manicomio (su una autoambulanza) per proteggere la signorina attempatella Van Kamp a cui hanno rubato una cassaforte blindata con quattrocentomila dollari in titoli e la chiave di una cassetta di sicurezza (ergo è ricca). Qui troviamo il dottor Livermore con una barbetta alla Italo Balbo, il dottor Eastman, la signorina Clayton e… strani mugolii che provengono da fuori. Appartenenti ad un uomo che corre carponi e si magia una falena con un ben assestato colpo di denti. Come inizio, ripeto, non c’è male. Si continua con la signorina Evans, un gran pezzo di gnocca che mette scompiglio fra i dottori (ma non solo) e una serie di deduzioni alla Sherlock Holmes tirate fuori dal cappello a cilindro di Crane. Arrivano poi in fila tutti gli altri personaggi della storia.
Che è la storia di morti strozzati o infilzati per la gola con un discreto coltello a lama lunga. La storia di questa benedetta cassetta che passa da una mano all’altra per poi scomparire. La storia del nostro Crane che corre di qua e di là per tutta la clinica (è pure sospettato degli omicidi) in una atmosfera da paura resa più lieve da un substrato ironico e dissacrante.
È anche la storia della barbetta del dottor Livermore che sembra vivere per conto suo come quella di Rubin del club dei famosi Vedovi Neri di Asimov, a rimarcare il senso divertito di tutto il contesto, confortato pure dalla scena della signora Brady che, tutta nuda e impaurita, sembra volersi gettare dalla finestra.
Finale da giallo classico con doppio colpo di scena ad accontentare gli amanti di questo genere.
Leggetelo e moltiplicatevi. [Questo romanzo sembra essere disponibile solo nelle librerie dell’usato, n.d.A.]

delitto imperfetto solanaDelitto imperfetto di Teresa Solana, Sellerio 2008.
Eduardo e Borja dirigono una specie di agenzia che si occupa di sbrigare faccende poco limpide dei ricconi. Si presenta un giorno un importante politico destinato a una carriera di governo, che chiede di occuparsi del mistero del quadro di un noto pittore che ritrae sua moglie. Un caso di adulterio? I due dilettanti cominciano a battere pista, tra salotti e club esclusivi, quando la signora viene trovata morta per avvelenamento.
Sono fratelli gemelli ma non lo fanno sapere. Di carattere opposto: quanto il primo è serio e posato (pure sposato), quanto il secondo è single e spostato. Un tipetto particolare che non va tanto per il sottile. Un viaggio a Parigi per conoscere il pittore del quadro con annessi ricordi. Troppo tardi. Gli è venuto un colpo…
Storia movimentata, ora passabile, ora ingenua, ora con diverse lungaggini di troppo e il solito Armani che nel giallo c’è di casa e di bottega (L’ho ritrovato ultimamente anche in A rischio di Patricia Cornwell).
Insomma un giallo così e così con un finale tirato per i capelli. C’è ancora tanto da lavorare per avvicinarsi ai più bravi giallisti spagnoli…

di tutti e di nessunoDi tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009.
Giorgia Cantini, single poco più che quarantenne, ha un’agenzia di investigazioni a Bologna. Deve seguire, su richiesta della madre Edda Fraschi, una giovane, Barbara, che ha smesso di frequentare la scuola senza un motivo apparente. Nello stesso tempo Franca Palmieri, una specie di indovina di tarocchi e di fondi di caffè, viene trovata uccisa in un giardino con fendenti alla schiena ed al volto. Giorgia se la ricorda come la Ragazza dei Rospi che si offriva ai giovani e che abitava nel suo quartiere di quando era ragazza. E dunque si interessa anche di questo caso con l’aiuto di Luca Bruni, funzionario capo della Sezione Omicidi.
Andando avanti si compone la figura della nostra detective: sorella impiccata, padre divorziato con nuova moglie, si sposta su una Citroën, fuma Camel, in preda ai ricordi del passato, della madre che amava la cultura francese, dei suoi amori più o meno fortunati, della sua musica, delle sue letture con i grandi scrittori e filosofi a farle compagnia. Riflessioni sul presente, sulla vita, sull’amore, sul dolore dei luoghi che non si riconoscono più perché cambiati. Un’atmosfera un po’ uggiosa, sfumata, in una Bologna però sempre bella, bellissima “con le sue penombre, i suoi cieli chiusi, i nascondigli, gli orti”.
Ad aiutarla nel suo piccolo ufficio Genzianella, la cui madre piange tutto il giorno perché “il marito è scappato con la badante russa di un vicino” (piccolo squarcio di ironica realtà), pizzicotti alle sottane che cinguettano intorno allo scrittore famoso di turno.
E poi il tema sulla violenza alle donne e il problema della loro tutela, il senso dello sforzo vano, che non va bene niente ma bisogna resistere e insistere, stacchi tra il bar Felicita e le varie trattorie dove si parla, si osserva, si riflette. Sesso e amore, sesso e amore e Franca Palmieri che si erge su tutti.
Un primo finale bello e toccante. Un secondo finale per sorprendere il lettore che sciupa un po’ l’atmosfera  di intima commozione che si era venuta a creare. Come inserire una nota più alta dove non è più possibile. Peccato.

Termino con la nostra incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche)
risaia crudele realiRisaia crudele – Quei giorni dell’inverno ’45, Frilli 2014, di Alessandro Reali.
Protagonista del suo nuovo romanzo è Lisandro, uomo ricco, arrivato che, richiamato dalla lettera di Carlin, un caro amico in fin di vita, torna dopo più di cinquant’anni dai vigneti della California alle risaie di Casoni Borroni, una frazioncina di Mezzana Bigli, vicino al Po, al confine tra Pavia e Alessandria, che oggi ormai conta meno di cento abitanti.
Perso nei ricordi, in un continuo, drammatico flashback, il vecchio Lisandro rivive un episodio di guerra di odi, di passioni, con l’amore, la gelosia, la vendetta e la morte che invadono le pagine e le macchiano di sangue. E, in un torrido pomeriggio d’agosto, ritrova il suo passato di umile paesano, tra le tombe del piccolo cimitero di Casoni Borroni. Un passato che lo fa soffrire dipanando i fili della memoria, un passato che gli parla in particolare di Cristina, di don Dalmazio, di Leone, di Santino, tutte persone che la morte si è portata via nei terribili giorni dell’inverno tra il 1944 e il 1945. Giorni di ghiaccio e di neve, che allora lui, Lisandro, poco più che ventenne, testa calda e sanguigno, sopraffatto dai fatti e dalle situazioni, ha affrontato a suo modo, da cane sciolto, da vendicatore ma anche con profonda ingiustizia fino alla tragedia che ha segnato il suo destino.
L’incontro con l’amico morente si trasformerà quasi in una catarsi liberatoria e porterà Lisandro – figlio di un tempo pieno di lotte e contraddizioni più dell’oggi – a parlare, a confessare, a sfogarsi, a rivivere quel gelido inverno della sua pazza giovinezza e della crudele resa dei conti, sua personale e dell’Italia intera, sconvolta dalla spaventosa e fratricida guerra civile tra fascisti e partigiani.
Non potrà mai sapere che quanto resta del suo irrimediabile passato, è ancora là, poco lontano.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Sherlock – Season 3 – The Empty Hearse (genio!)

Sherlock Lives(Attenzione, contiene spoiler) Dopo la terza o quarta visione di The Empty Hearse, primo episodio della terza stagione di Sherlock, e in attesa del secondo (stanotte), posso affermare che questa serie rimane insuperabile nelle mie preferenze e lo rimarrà ancora per molto. The Empty Hearse è andato in onda la sera del primo gennaio, è stato guardato da quasi dieci milioni di spettatori e ha mandato in tilt Twitter con i due hashtag #SherlockLives e #Sherlock. “Non impeccabile ma brillante” è stato definito, ma in generale l’accoglienza di pubblico e critica è stata straordinariamente positiva.
Il ritorno di Sherlock Holmes – dopo il suicidio andato in scena a beneficio di John Watson due anni fa – è inevitabilmente istrionico. L’attesa dei fan era pazzesca ma, come da canone, vengono fornite diverse spiegazioni più o meno plausibili di come Sherlock sia sopravvissuto, nessuna delle quali vera. E va bene così, visto che nemmeno Conan Doyle raccontò mai in che modo Sherlock Holmes fosse sopravvissuto alle cascate di Reichenbach.
La prima spiegazione che viene fornita prevede addirittura l’intervento di un ipnotista (Derren Brown, popolarissimo illusionista britannico, primo cameo di molti all’interno dell’episodio) e un improbabile bacio tra Sherlock e Molly Hooper

Sherlock Mollyprima di rivelarci che no, si tratta solo di una fantasiosa teoria di un giornalista ossessionato dal fatto che Sherlock possa essere ancora vivo.
In realtà sia Watson che la signora Hudson che Lestrade ancora lo piangono. Watson, in particolare, pur avendo deciso di voltare pagina ha ancora in mente l’amico di sempre.

È Mycroft, il fratello intelligente di Sherlock:
Mycroft

(che nella vita reale, oltre a recitare, fa lo sceneggiatore con il nome di Mark Gatiss, il vero genio dietro Sherlock insieme allo storico Steven Moffatt), a riportare lo sconsiderato fratellino a Londra per sventare un complotto.
La prima difficoltà è far accettare a Watson che l’amico non è morto: Sherlock si presenta in un elegante ristorante durante la cena in cui John dovrebbe fare la proposta di matrimonio a Mary, sua recente fidanzata (che nella vita reale è Amanda Abbington, compagna di Martin Freeman da tredici anni).

sherlock 3La reazione di Watson è sospesa tra l’incredulità e la rabbia: man mano che si rende conto non solo che l’amico è vivo, ma che molti sapevano, Watson diventa sempre più nervoso. Da un ristorante di lusso a un diner fino a un self service di infimo ordine, la serata romantica di Watson prende una piega inaspettatamente violenta.
I due si separano in malo modo, ma non per molto.
Il rapimento di Watson e il suo rocambolesco salvataggio da un Guy Fawke’s bonfire riuniranno la coppia.
Altro cameo: i genitori di Sherlock Holmes, apparentemente suoi clienti, in realtà a Londra per qualche giorno (un Mycroft disperato dovrà accompagnarli a vedere Les Miserables, che a quanto pare non piace a Gatiss), nella vita reale sono il signore e la signora Cumberbatch, genitori di Benedict.
CumberbatchesIl complotto ai danni del Parlamento è sventato alla maniera di Sherlock, con buona pace di Mycroft e ulteriore arrabbiatura di Watson.
Prima di presentarsi alla stampa, Sherlock celebra il successo con gli amici di sempre: la signora Hudson e Lestrade, Watson e Mary.
E Molly Hooper: finalmente la vediamo risoluta. Ha chiuso con l’amore impossibile per Sherlock (pur essendo tra le poche persone a sapere che Sherlock non era morto) e ha trovato un vero fidanzato. Uno con cui andare al pub il venerdì sera e portare fuori il cane. Tom SherlockPeccato che sia la copia sputata di Holmes…

Infine: Sherlock Holmes, dopo la morte di Moriarty, ha un nuovo nemico senza volto.
Forse ne sapremo di più con il secondo episodio, The Sign of Three (che, secondo i trailer visti in rete, dovrebbe addirittura contenere il matrimonio di Watson e Mary):

sherlock-season-3-eps-2Qua Mark Gatiss intervista Martin Freeman.
Tutte le novità sul sito Sherlockology.

And the winner is…

CWA60La CWA, Crime Writers’ Association, aveva annunciato qualche settimana fa di aver aperto un sondaggio per assegnare la palma del “migliore”.
Nel 2013, infatti, l’associazione celebra i sessant’anni di attività nel campo della promozione e del supporto al romanzo di genere, nello specifico a quello che nei paesi anglosassoni si chiama crime novel (corrispondente, grossomodo, al nostro “giallo”). Per l’occasione aveva deciso di assegnare un premio speciale, i cui vincitori sono stati annunciati durante il tradizionale banchetto di ieri sera.

Alla votazione, che ha visto una controversa lista di finalisti al ballottaggio, hanno partecipato circa 600 scrittori.

Il responso è assolutamente prevedibile e cionondimeno meritatissimo:

Miglior romanzo di tutti i tempi: L’assassinio di Roger Ackroyd (The Murder of Roger Ackroyd) – Agatha Christie (da noi pubblicato anche con il titolo Dalle nove alle dieci)

Miglior autore di tutti i tempi – Agatha Christie

Miglior serie crime di tutti i tempi – Sherlock Holmes

Potete trovare informazioni sulle motivazioni dei premi nell’articolo su Independent.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto

OLYMPUS DIGITAL CAMERANell’incontro precedente (prima della pausa depressivo-riflessiva) con l’arrivo del sor Quintilio, detto “Puzzola”, era successo, come sapete, il finimondo, per cui mi ero ritrovato svenuto a casa con la figlia e la mogliera incazzicchiate alquanto. Non sarei più dovuto andare alle riunioni gabinettistiche condominiali. Perciò ho inventato un incontro importante di scacchi al circolo di Siena svicolando, invece, dai miei amici ponzatori. Grande riunione culturale sul sesso nel romanzo poliziesco e tout court, con i deretani che traballavano eccitati sulle tazze, dopo avere distribuito le mie opere sulla falsariga modaiola del momento: Il batacchio infernale, Edizioni Sottoachitocca 2012, Il randello dell’avvocato, Edizioni Checidòchecidòchecidò 2012, Il nespolo assassino, Edizioni Mammamiaquant’ègrosso! 2013, La farfallina birichina, Edizioni Miposodappertuttosenzafapagàuncentesimo 2013, e l’ultimo parto, Il pistolotto imbronciato, Edizioni Staseranisbamancosepiangi 2013, storia più leggera e sentimentale rispetto alle altre che sta avendo un corposo successo.
Tutto è filato liscio come l’olio, seppure in una atmosfera decisamente trillante, fino a quando la sora Cecilia, la zitella stagionata che già conosciamo, di fronte alla ricostruzione di un amplesso in posizione estremamente difficile, che ha dato la stura ad una vera e propria controversia (c’è chi lo riteneva possibile e chi no), ha strabuzzato gli occhi già di fuori per loro stessa natura, ha lanciato un flebile sussurro, quasi accorato, ed è crollata a terra svenuta. Viste certe facce arrossate, certi sguardi per nulla innocenti e il lombricone del sor Pasquino che stava diventando mostruosamente arzillo ho deciso di chiudere la seduta. Dovremo perlustrare altri argomenti.

Spiluzzicature

il matto affogatoQuesta volta, punto dall’atavica curiosità quadrettata, ho spiluzzicato Il matto affogato di Elda Lanza (88 anni!), Salani 2013. Il matto affogato è uno degli scacchi matti più spettacolari, in cui il Re viene mattato da un solo pezzo avversario pur essendo circondato da pezzi amici: sono proprio questi ultimi infatti a impedire al monarca di sottrarsi al mortale scacco, ostruendo ogni via di fuga. E all’insegna del matto affogato saranno anche i due casi su cui si trova a indagare Max Gilardi, che ha rinunciato alla sua carriera di commissario a Milano per intraprendere quella di avvocato a Napoli. Vista l’età mi pare che la scrittura non ne risenta minimamente. Fila veloce e sgrillante (mio conio) come una vent’enne.

morte a pemberleyLo stesso dicasi di P.D. James (93 anni!) che ha tirato fuori Morte a Pemberley, Mondadori 2013 (anche in ebook). Sono rimasto un bel po’ a leggerlo, poi ho desistito all’acquisto impaurito dalle urla bestiali del borsellino. Però mi sa che A proposito del giallo, Mondadori 2013, della stessa veneranda autrice, prima o poi lo prendo.

Via la Letteratura, via la Filosofia, via la Storia! Non dant panem. L’ho trovata da qualche parte. Senza commento (o meglio, un commento ce l’ho ma me lo tengo).

Ho letto che per Philip Roth gli ottanta anni rappresentano un passaggio decisivo. Si comprende che non si cambia il mondo. Questi cervelloni sono di un lento, ma di un lento…

L’Islanda è piccolina ma sembra, non so se ci avete fatto caso, che fra poco avrà più scrittori di storie giallastre che abitanti.

Occhio ai libri che vi tengono “con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina”. Io un respirino ogni tanto lo farei.

Savage calibro 300 di Ed McBain, Mondadori 2013.
La prima reazione di invidia. Per questo Cotton Hawes, recente acquisto dell’87° Distretto di New York. Alto, robusto, occhi blu, capelli rossi con ciocca bianca, bocca carnosa. Se c’è una bella ragazza, fosse pure indiziata, se ne innamora, cena al ristorante, poi a casa e alla fine “spensero la luce”. Così in un batter d’occhio, quando al sottoscritto, nei tempi che furono una fatica bestiale a… Lasciamo perdere.
Dicevo dell’87° distretto dove lavora pure il nostro Steve Carella (brutta ferita tempo addietro) alle prese con un omicidio di un ex galeotto dedito ad estorsione e ricatti, Sidney (Sid) Kramer, fatto fuori con un fucile Savage 300 che gli ha spappolato la faccia, mentre passeggiava tranquillo per la strada.
Un tizio poco raccomandabile che si interessa del caso “Era mio amico e voglio che sia fatta giustizia”, alcuni possibili indiziati sotto ricatto: la moglie di un politico, una donna dal passato movimentato, un industrialone con qualche lato oscuro. E poi c’è da sapere dove andava a caccia e quale era la compagnia del defunto che amava ogni tanto assentarsi per questa passione.
Dunque, indagini, colloqui, pedinamenti, viaggi per seguire il suo percorso ed un compagno di caccia che sparisce improvvisamente. Inoltre personaggi. Ecco, personaggi ben delineati, ben costruiti, vivi, concreti. Anche i minori. Un tocco, un tratto di penna basta a fermarli nella memoria. Come quello che pedina, l’informatore, quello che ascolta e registra le telefonate, il poliziotto spedito ad un appuntamento… Per tutti un piccolo squarcio di vita.
Una prosa sicura, spedita, dialoghi magistrali, il colpo finale degno di una bella storia.

Destini fatali di Thomas H. Cook, Mondadori 2013.
Una storia raccontata e una storia letta. Chi racconta la storia, lontano da tutto e da tutti (caldo terribile e fitta giungla) ad un interlocutore grasso e sudaticcio e a noi lettori è il personaggio principale, il giornalista George Gates. Chi legge una storia all’interno della prima sulla scomparsa misteriosa di una donna è sempre lui insieme a…
Ma veniamo al dunque. Arlo Bride, detective in pensione, racconta la vicenda di una donna scomparsa a George Gates che ha perso il figlio Teddy diversi anni addietro, scomparso pure lui e ritrovato morto ammazzato (moglie persa dandolo alla luce). Allo specchio un uomo senza nessuna speranza nel domani, solo senso di vuoto e “piattezza”, un drink da O’Shea’s, tanti viaggi (Uganda, Saipam, Vienna, Portogallo, Polonia…), tanti ricordi, soprattutto del figlio (incubi), del padre morente, una frase che rimbomba nel cervello “Non dimenticartelo mai, George, il non visto”.
E allora questa ricerca sembra rianimarlo e scuoterlo un po’ dall’apatia. La donna, scomparsa il 24 aprile 1987, è la poetessa Katherine Carr. Ha scritto un  racconto e delle poesie che vengono letti e interpretati sia dal nostro giornalista che da Alice Barrows, una bambina malata di progeria (invecchiamento prematuro), lettrice accanita di gialli (Christie, Conan Doyle, Poe).
Ricerca, mistero, ricordi, il dolore di un uomo che ha perso una parte di se stesso attraverso una prosa che scivola nei meandri dell’animo e ritorna alla luce, per annotare un gesto, una piccola fetta di cruda realtà (certi fatti drammatici si ripetono). I dubbi, le angosce e lievi speranze si alternano per dare un senso (difficile) alla vita.
Un piccolo capolavoro. Come la traduzione di Mauro Boncompagni.

uomo che odiava sherlock holmesL’uomo che odiava Sherlock Holmes di Graham Moore, BUR Rizzoli 2013.
L’uomo che odiava Sherlock Holmes è proprio il suo autore, quell’Arthur Conan Doyle che ad un certo momento, non potendone più, decise di “ucciderlo” affogandolo nelle cascate Reichenbach. Era il 1893. A furor di popolo fu poi costretto a resuscitarlo otto anni dopo nel celebre Il mastino di Baskerville.
Ma durante questo periodo che cosa è accaduto al Nostro e che fine hanno fatto i suoi famosi diari? Ecco che nel 2010 Alex Cale, membro prestigioso degli Irregolari di Baker Street, annuncia proprio la scoperta di uno dei diari mancanti e dopo un po’ viene trovato strangolato nella sua camera dell’Algonquin Hotel di New York con una metodologia che sembra ricalcare quella di Uno studio in rosso. Ad indagare, oltre la polizia, c’è Harold White, ultimo degli Irregolari, coadiuvato dalla giornalista Sarah Lindsay.
Dunque due piani temporali: dal 1893 al 1901 con il nostro Arthur, in compagnia dell’amico Bram Stoker (Dracula), e nel 2010 con i sopracitati. Per quanto riguarda Doyle gliene capitano di tutti i colori. Subisce un attentato, si traveste da donna, finisce addirittura in prigione. Insomma diventa un personaggio vero con i suoi ricordi, la sua testardaggine, la passione per i romanzi storici, i momenti di dubbio e smarrimento.
Per quanto riguarda la “coppia” Harold e Sarah, anche qui abbiamo una folta serie di azione e ragionamento che si intrecciano fra loro nell’ambito di una società con le sue brutture: la povertà, il puzzo tremendo, il caos delle carrozze sferraglianti e il nuovo che avanza con la luce elettrica al posto dei lampioni a gas e le suffragette per il voto alle donne.
Scrittura vivace, ironica (gli Irregolari come anatre starnazzanti), intessuta di continui riferimenti al Canone e alle abilità investigative di Holmes. Profonda conoscenza della materia, lettura piacevole, fine godimento letterario.

resa dei contiResa dei conti di Petros Markaris, Bompiani 2013 (anche in ebook).
Non è facile scrivere un giallo a sfondo sociale. Soprattutto se il “sociale” è molto vicino a noi. Il rischio è di farne un pateracchio né carne né pesce. Il metodo quasi sempre uguale. Si prendono tre o quattro personaggi di diversa estrazione e contrapposte ideologie e gli si sparano in bocca le formule di rito. Io la penso così, io, invece, la penso così. Poi ci sarà il protagonista che la pensa così. Uno sguardo crudo alla realtà disumana e truculenta e il gioco è fatto. Sembra facile, ma non lo è. Soprattutto se la mano dell’autore tentenna, l’occhio è vitreo e il tutto sembra attaccato con una colla andata a male.
Per fortuna la mano di Markaris risulta ferma e la pupilla ben nitida. Il “sociale” è la crisi della Grecia ormai fuori dall’euro. Disoccupazione dilagante, taglio e blocco di pensioni e stipendi, continue rivolte. Anime bastarde contro gli immigrati, anime buone che cercano di aiutarli. Chi strilla contro l’euro, chi contro la dracma che non vale un fico secco, chi è sicuro che “Tutto finisce a schifio” (ideali, lotte, rivendicazioni).
Il “giallo” è l’uccisione di tre persone che sembrano avere in comune un passato di resistenza alla dittatura dei colonnelli. L’ispettore Charitos fra questi due fuochi: fatica ad andare avanti nella vita di ogni giorno (anche lui dovrà fare sacrifici) e fatica a sbrogliare il bandolo della matassa mortuaria. Naturalmente i sospettati sono diversi fra cui la politica e il cuore. Spunti di quotidianità familiare e un rigurgito di bontà verso il tedesco cattivone che qui diventa pure utile (insegna a maneggiare il computer al nostro ispettore). Finale inaspettato e nello stesso tempo inserito dentro una salda tradizione poliziesca. Mai avresti detto che è lui, però si sa che spesso è proprio lui.
A termine lettura una certa leppa che scivola sinuosa fra le mie/nostre italiche chiappe.

scomparso hansenScomparso di Joseph Hansen, LIT 2013.
Da ragazzetto degli anni Cinquanta i froci erano froci, via. A trovarli per le strade di paese insulti, sberleffi, sghignazzate. Altri tempi. Da vergognarsi. Come leggendo i libri di Joseph Hansen in cui compare l’investigatore Dave Brandstetter della Pinnacle Assicurazioni. Gay. Con i ricordi struggenti del suo compagno Rod venuto a mancare che lasciano un  tocco al cuore tanto lievi e puri.
In California a Pima (anni Sessanta). Fox Olson, famoso speaker radiofonico, musicista e scrittore, sparisce dopo un incidente in macchina, spappolata in un burrone. Dave alla sua ricerca. Piano, piano attraverso gli incontri con i membri della famiglia e i personaggi a lui in qualche modo legati, ecco i primi spunti, il quadro che si delinea, gli intrecci relazionali, i possibili moventi di una sua possibile morte violenta (il sindaco Chalmers che forse ce l’aveva con lui per una questione di appalti, un tizio francese che voleva vederlo…).
Incontri e incontri, persone e persone (perfino una partita a scacchi con un bambino in carrozzella), luoghi diversi tratteggiati con amore, ricordi e ricordi, il tempo che passa, i desideri che cambiano (il padre puttaniere vorrebbe, addirittura, un nipote). La ricerca va avanti, ferma, incrollabile, svela sentimenti e passioni, risvolti insospettati fino all’ultima pagina con il passato che ritorna inflessibile. Non una parola mancante, non una parola di troppo. Il racconto fila spedito senza il peso della scrittura con straordinaria delicatezza.
Il Nostro al centro della scena insieme al Tempo. Dimagrito e addolorato, lasagne e salsiccia, pane tostato all’aglio e vino (anche un Martini se ci sta bene), Madge vecchia amica lesbica lasciata dalla compagna di turno, una stretta di mano, spunti sulla vita, la Traviata a ricordargli, tremenda, il suo Rod. Il Tempo, dicevo, che scolora e il Tempo che ravviva. Perché per Hansen la vita ha da continuare. Per Dave, per Madge. Per tutti.
E insomma un po’ di commozione e un certo rossore per quello stupido ragazzetto degli anni Cinquanta.

Sherlock Magazine 28
Oggi segnalo due racconti: Sherlock Holmes batte un colpo di Simone Nava e Una tranquilla gita fuori porta di Aristide Bergamastro.
Partiamo dal primo. Siamo a Londra nel 1924. Lettera di Watson a Holmes che è diventato apicultore nel Sussex. Dal giorno della sua supposta morte e quella, purtroppo vera, dell’adorata moglie Mary, il dottore vive ritirato in depressa solitudine. Spinto dalla signora Kemp, che svolge i lavori di casa, ad una seduta spiritica, sente la voce della moglie. Altra seduta ed ecco lo spirito di Holmes che lo accusa del suo tentato omicidio nei gorghi delle cascate e dell’uccisione di Mary. Possibile?…
Veniamo al secondo. Per la famosa coppia arriva un invito a Bridlington da parte di Arthur Ginsburg, campione nazionale di scacchi 1885, 1886 e 1887 (Watson spera che Holmes venga sonoramente battuto). Tra gli ospiti Jack Orson “il più abile cacciatore di taglie del regno”, avendo aiutato più volte con successo Scotland Yard, l’ispettore di polizia del luogo Homer Bradley (ce l’ha fina con Orson per avergli rovinato la carriera) e la signorina Quigley, innamorata respinta sempre del suddetto Orson. Un biglietto minaccioso “Presto verrà il tuo momento” e il di sopra nominato rimane stecchito per avvelenamento da aconito. Avvelenato, ma come? In che modo? E per quale motivo?
Racconti ben costruiti e di gradevole lettura.
Da ricordare, inoltre, un sacco di belle rubriche tra cui la Disanima del Canone di Enrico Solito. Questa volta è preso in considerazione I signori di Reigate (REIG). Holmes si riposa proprio in questo luogo nel Sussex. Watson e un vecchio amico camerata dell’Afghanistan, ora colonnello, vanno a trovarlo. Furto in una villa poco distante, seconda rapina con morto ammazzato nella villa di Cunningham, buoni vicini del colonnello. È stato ucciso il maggiordomo colpito al cuore. Holmes sta male, commette uno sbaglio, sembra essere fuori di testa. Sparisce (tipico del personaggio). Ma c’è un perché a tutto questo…

Ho conosciuto la banda di Omar Di Monopoli nel relativo blog tenuto con grande competenza e signorilità dall’autore di Uomini e cani (basta questo titolo). Qui ho portato la mia passione per i libri e un po’ di ironia toscana con le mie “satirette”. Oggi mi piace presentare un paio di interventi dei suoi frequentatori.

Ecco il contributo di Sabrina Vannini (Pimpi).

in morte di un collegaIn morte di un collega di Fabrizio Rinaldini, Sassoscritto 2011.
Sono una bibliotecara padovana con sangue etrusco (il babbo è di Arezzo), con un amore spasmodico per il libro in quante tale.
Sono una di quelle persone che ai mercatini dell’antiquariato (e dell’usato) li annusa i libri, prima di comprarli.
Sto oscillando da più di un anno sulla decisione di comprare quell’aggeggio che mi permetterà di scaricare (!) e leggere libri che sono pubblicati solamente su ebook… ma sono talmente legata alla pagina, alla carta, al tocco della mia mano sulla copertina che non mi sono ancora decisa.

Vado a più presentazioni di libri possibili (orari di lavoro permettendo) e cerco di far comprare alla mia biblioteca autori giovani ed emergenti.
Nella biblioteca dove lavoro (Abano Terme) ho creato la prima sezione Sugarpulp su territorio nazionale e, diamine, me ne vanto perché con la crisi di fondi per nuovi acquisti e nuovi progetti è stato proprio un grande successo.

Il libro segnalato è un tipico titolo Sugarpulp. Storia avvincente ed intrigante, con un riflesso socio politico non troppo pesante ma che lo rende qualitativamente una spanna più in alto di tanti altri.
Ovviamente è un mio personalissimo giudizio ma sul fatto che sia scritto in maniera egregia non ammetto discussioni… (e poi l’autore è di Scandicci… e questo è già un bel biglietto da visita).
Gli ingredienti ci sono tutti: un suicidio che si scopre omicidio, un informatico con innate doti investigative, un lato ideologico non troppo nascosto e un amore tanto travolgente quanto inaspettato.
Un giallo intriso di “nero”…

Ed ecco il secondo di Annalisa (ho letto che ha pure un blog ma non so dove).

tutto ha un prezzoTutto ha un prezzo di Lotte e Søren Hammer, Feltrinelli 2012 (anche in ebook).
Camilleri afferma che il giallo si addice alla democrazia, perché solo in una democrazia ti puoi permettere di trasgredire e poi di essere ricercato alla bella vista di tutti. In una dittatura, invece, nessuno trasgredisce. Nessuno ruba, nessuno uccide, e se il capo inciampa scendendo le scale nessuno, ovviamente, lo vede.
Ecco perché svedesi e norvegesi e danesi ci stanno invadendo con i loro gialli. È la democrazia, gente.
Poi, ecco, non tutte le ciambelle riescono col buco. Io, per esempio, ne ho appena trovata una che è stata cotta malino.
L’idea, mi dicono, si chiama “cold case”: a differenza di quel che pare, non è un caso caldo ma un caso freddo. Anni prima qualcuno uccide una ragazza e il cadavere viene scoperto nelle prime pagine mentre la prima ministra tedesca, ospite dei danesi, sorvola con un elicottero i ghiacciai della Groenlandia (e già qui…). Il caso, comunque, è freddo non per via della Groenlandia, ma per via degli anni che sono passati dall’uccisione. Il computo degli anni esatto non riesco a farlo, perché si continua a saltare avanti, indietro e poi, ahimè, in mezzo, roba che se uno avesse un libro in carne e ossa ci può provare, a sfogliare indietro le pagine finché non nota un numerino e capisce quando succede questo e quello, ma con l’e-book non se ne parla. Così vi trovate a simpatizzare con il commissario (Konrad Simonsen, detto Simon, ma questo lo capite dopo, quando lui si decide a spiegarlo, perché per un po’ andate avanti incerti, col sospetto che Konrad e Simon siano due persone diverse), simpatizzate con lui, dicevo, quando “non aveva idea di che cosa stesse parlando ma un generico spirito di cortesia lo spinse a replicare con un’innocua bugia”. Ecco, il vostro generico spirito di cortesia, unito al fatto che non avete pagato personalmente il libro, vi spinge a continuare, strattonati di qui e di là da personaggi che in un amen cambiano atteggiamento e persino carattere…(tagliato solo per motivi di spazio e mi scuso con Annalisa che me ne dirà tre o quattro, ma anche cinque).

Termino con la imprescindibile Patrizia Debicke (la Debicche)
un quieto impercettibile omicidioUn quieto impercettibile omicidio di Lene Kaaberbol e Agnete Friis, Fazi Editore 2012 (anche in ebook).
Sempre più spesso nell’affrontare la lettura di un nuovo libro per fare una recensione mi torna a mente la famosa ‘allegria’ di Mike Bongiorno. Eh sì, ce ne sarebbe bisogno davanti a una serie di storie sfigate, con personaggi ombrosi, cupi, plagiati dalla vita e da un crudele destino e che sembra non possano in alcun modo condurre un’esistenza normale. E anche stavolta con Un quieto impercettibile omicidio è così: noir de noir, non fa sconti.
Insomma in poche parole, e senza voler sindacare sulla capacità narrativa delle due autrici, ecco a voi. Servendosi abilmente del doppio binario di una Danimarca in attesa di un pericoloso vertice internazionale e di un’Ungheria afflitta dal neonazionalismo e dalla crisi monetaria, la storia introduce Tamas, un giovane zingaro che vuol tentare il colpo grosso ed esportare e vendere in Danimarca del materiale radioattivo altamente tossico ritrovato nei sotterranei di un antico dislocamento militare.
La sua folle impresa provocherà la disgrazia sociale di Sandor, il suo fratellastro, che ha dedicato tutta la vita allo studio e al tentativo di integrarsi, sarà foriera di morte, di atroci sofferenze e coinvolgerà di nuovo, in un ritorno come protagonista, Nina Borg, l’infermiera danese paladina delle minoranze, afflitta da irrisolti problemi di rapporti familiari, che i lettori hanno già incontrato in Il bambino nella valigia. Un gioco estremamente pericoloso che porta purtroppo ad alcune conseguenze irrimediabili. Anche se dietro a quella che si credeva una trama terroristica si nascondeva solo quieta follia, il maldestro tentativo di rimuovere una possibile ‘contaminazione sociale’.
Comunque sia, un brutto affare, una storia dove chi, spinto dal bisogno di aiutare il prossimo e da buoni sentimenti, viene punito atrocemente tanto da dover rinunciare a una vita normale, agli affetti più cari. Dove parole come amore e dovere sembrano cambiare di significato, fare paura. Quasi un suggerimento a chiudere gli occhi a farsi solo gli affari propri. Quale nuova morale se ne può trarre?

Un caro saluto a tutti i lettori e collaboratori da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti.

Sherlock, la seconda serie

Inizia sabato prossimo su Premium Crime la seconda stagione di Sherlock, andata in onda su BBC 1 dal 1 gennaio 2012. Anche questa stagione prevede (solo) tre episodi: A Scandal in Belgravia, The Hounds of Baskerville e The Reichenbach Fall.

Questo è il trailer del primo episodio della seconda stagione:

La stagione 1 era partita vagamente in sordina, ma dopo i primi tre episodi (A study in pink, The Blind Banker, The Great Game) Sherlock era già diventato un’icona.

Nella brillante trasposizione attuale il dottor John Watson tiene un blog su consiglio della sua psichiatra (un medico di colore), è tormentato dagli incubi della guerra in Afghanistan e zoppica come Dr House. Sherlock Holmes è un consulting detective. I CSI lo odiano per il modo in cui invade le scene del crimine, mentre un tal ispettore Lestrade lo cerca perché non può fare a meno delle sue straordinarie capacità deduttive: Holmes infatti è in grado di capire se un uomo è separato, alcolizzato, il lavoro che ha e molto altro… dall’analisi del suo cellulare.
Watson e Holmes sono destinati a incontrarsi, piacersi e dividere lo stesso appartamento londinese al 221 B di Baker Street, di proprietà della gentilissima signora Hudson.
Ambientato ai giorni nostri, lo straordinario Sherlock – interpretato da Benedict Cumberbatch – ha riscosso un enorme successo: brillante, cinico, nicotinomane (ma rimedia con i cerotti alla nicotina), sociopatico.

Alla fine della prima serie avevamo lasciato Holmes alle prese con Moriarty al bordo di una piscina.

A Scandal in Belgravia ricomincia dalla stessa piscina, ma [spoiler!] Moriarty si dilegua quasi subito in seguito a una telefonata (la suoneria del cellulare è la celeberrima Staying Alive…); Holmes e Watson tornano alla loro vita quotidiana fino a quando compare Irene Adler, l’unica donna che – in qualche modo – riesca a suscitare l’interesse di Holmes.

Ovviamente la Adler del XXI secolo non può che essere una raffinatissima mistress in possesso di scottanti segreti di Stato. Non sono mancate le polemiche per qualche – pudicissima – scena di nudo appena accennato. In effetti, ciò che sembra strano è che gli inglesi si scandalizzino per la foto riportata sopra e non per frustini e bondage…
So’ strani, eh.

L’episodio, per la verità, è a dir poco entusiasmante. Il genio di Sherlock è messo a dura prova e lo spettatore è travolto dai continui colpi di scena fino all’ultimo dei 90 minuti di messa in onda. Un episodio che lascia spazio a un solo commento: “Ancora!”.

The Hounds of Baskerville e The Reichenbach Fall non sono da meno. Nel frattempo in rete si è scatenata una vera e propria sherlock-mania: la pagina di FaceBook dedicata alla serie tv conta 309.000 “mi piace”.

Sherlock e i suoi attori (Benedict Cumberbatch e Martin Freeman) hanno fatto incetta di premi agli ultimi Bafta e sembra ormai certo che ci sarà una terza serie, compatibilmente con gli impegni di sceneggiatori e protagonisti. E questo nonostante l’ultimo episodio sia legato al celebre scontro fra Holmes e Moriarty nel quale, secondo le intenzioni di Conan Doyle, entrambi avrebbero perso la vita.

Ma se Holmes è potuto tornare in vita nei romanzi e sul grande schermo, potrà ben farlo anche in tv…

Elementary (2012)

Potevo perdermelo? No. E quindi mi sono fiondata sulla prima puntata di Elementary, andato in onda sulla CBS il 27 settembre. Joan Watson è l’assistente prezzolata di Sherlock Holmes, ricchissimo rampollo inglese alle prese con la riabilitazione da alcol e droghe. Lei è Lucy Liu, bella, tonica e boho-chic. Lui è Jonny Lee Miller, tatuato, schizzato e bored, come insegna il britannico omonimo. Ha lasciato l’Inghilterra e adesso vive a New York – una NY straordinariamente somigliante a Londra -, dove ha deciso di continuare il suo lavoro di “consulente” con il capitano Gregson (Aidan Quinn) del NYPD, conosciuto in occasione dell’11 settembre.
Sherlock non indovina, osserva. E poi deduce. E ciò che non si può dedurre… lo apprende da Google. Non osserva alcuna procedura (una pugnalata per chi è fissato con le regole) ed è appassionato di apicoltura (in questo risponde esattamente al canone, che lo vuole in procinto di scrivere il libro “Practical Handbook of Bee Culture, with some Observations upon the Segregation of the Queen” una volta ritiratosi a vita privata).
Gregson non è inetto come Lestrade e Watson al femminile è più smart dell’omologo maschile; molta della spigolosità di Holmes è stata attenuata nella versione americana (più politically correct e meno incline a dar credito a un sociopath, per quanto higly-functioning possa essere) e ogni sospetto di omosessualità è stato eliminato.
Forse non all’altezza dello Sherlock britannico, che è decisamente più caustico e inaspettato e forse insuperabile, ma anche la versione americana del detective più geniale mai partorito da mente umana merita la visione.

Aggiornamento: dopo la seconda puntata, non sono più così sicura di volerlo seguire. Non ha nulla a che vedere con Sherlock Holmes, non ha il genio e la psicoticità dell’originale. Siamo lontani anni luce dall’originalità che contraddistingue lo Sherlock di BBC. La cosa peggiore è che è prevedibile. Insomma, rispetto ai precedenti questo è un pallido riflesso…