Lasciami entrare (2008)

Lasciami entrareChe differenza tra i vampiri patinati e trendy di Twilight e la piccola Eli. Magra, solitaria, selvaggia, Eli si rifugia insieme a Håkan in uno sperduto sobborgo di Stoccolma. Eli non ha freddo, non sopporta la luce e ha uno strano odore. Ha bisogno di sangue per sopravvivere e non seleziona le sue prede (anzi, è Håkan che le sceglie per lei). L’incontro con Oskar, anche lui un castaway (magro, pallido, figlio di genitori separati e bersaglio dei bulli della scuola), cambierà le vite di entrambi. Oskar scopre un sentimento nuovo, Eli lo aiuta ad affrontare i suoi problemi. Ognuno dei due permette all’altro di entrare nel suo mondo. Si innamorano, di quell’amore pulito e totale come sanno esserlo solo certi sentimenti infantili.
Il film – scarno, essenziale – è ambientato in un sobborgo di Stoccolma sommerso dalla neve. Vengono rappresentati bisogni semplici, basilari: mangiare, bere, dormire, amare qualcuno. E oggetti semplici: non ci sono cellulari, macchine di lusso, abiti firmati. Nel mondo di Eli e Oskar si lotta per sopravvivere e a volte nemmeno ci si riesce.

La metafora del vampiro come “diverso”, come predatore, è una metafora violenta, ma mai quanto certe realtà apparentemente normali. E l’amore come (àncora di) salvezza l’ultima favola a cui ci permettiamo di credere.

Dal romanzo omonimo dello svedese John Ajvide Lindqvist, che è anche sceneggiatore del film, un horror senza tempo, vincitore del Tribeca Film Festival 2008.

Lasciami entrare
Regia di Tomas Alfredson
Svezia, 2008

L’ipnotista (2012)

l'ipnotistaHo appena visto L’ipnotista, il film di Lasse Hallstrom tratto dall’omonimo romanzo di Lars Kepler. Una sorpresa, visto che le recensioni lo definivano pesante. E invece è proprio come dovrebbe essere, coinvolgente senza effetti speciali, abbastanza aderente al romanzo, con la giusta dose di suspense e ambientazione affascinante (tutto quel bianco non manca mai di colpirmi, ogni volta mi chiedo come sia vivere con l’abitudine al gelo e alla neve).

E mi sono ricordata che nel 2010, in occasione dell’uscita del libro, avevo intervistato gli autori, intervista che – miracoli della tecnologia – sono riuscita a recuperare… Eccola.

lars keplerIntervista telefonica alla coppia di scrittori del momento: Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, autori (con lo pseudonimo di Lars Kepler) del discusso thriller L’ipnotista, appena pubblicato da Longanesi, best seller in Svezia. Dopo le prime scontatissime battute della conversazione (“Piacere, Alexandra”, “Piacere, Alessandra”, “Piacere, Alexander”, “Piacere, Alessandra”, “Oh che bel nome”) passiamo alle domande serie:

AB – Come mai avete deciso di usare uno pseudonimo e da dove viene Lars Kepler?
Alexander – È successo che io e Alexandra abbiamo finito un romanzo – ciascuno con il suo nome – contemporaneamente. Quando hai terminato un romanzo ti prende una sorta di malinconia: vorresti scrivere ma non sai cosa. Ti senti in astinenza, hai una sensazione di vuoto. Vorresti sentirti creativo. Così ci siamo guardati e ci siamo detti: perché non scriviamo qualcosa insieme?
Alexandra – Io e mio marito Alexander siamo entrambi autori pubblicati in Svezia, di narrativa. Volevamo scrivere qualcosa insieme, ma quando abbiamo provato a scrivere per il teatro litigavamo, perché sembrava che la voce di ciascuno dei due cercasse di soverchiare quella dell’altro. Così abbiamo scelto un genere che non fosse né il mio né il suo, e in questo modo siamo riusciti a essere due voci diverse su una pagina bianca, un nuovo autore. Lars è un tributo a Stieg Larsson, e Kepler è lo scienziato (Keplero). Ed ecco il nuovo scrittore.
Abbiamo mandato il manoscritto agli editori anonimamente: volevamo che il manoscritto venisse giudicato in modo imparziale, che chi leggeva non pensasse agli scrittori già noti Alexander e Alexandra. È stato molto liberatorio per noi essere un nuovo scrittore. Volevamo che anche i lettori restassero all’oscuro dei nostri veri nomi, ma l’editore era molto negativo rispetto all’idea di uno pseudonimo, e la stampa ha iniziato a cercarci perché c’era un libro ma non si poteva intervistare l’autore. Così hanno iniziato a cercarci. E una notte di agosto – eravamo nella nostra casa in campagna – hanno bussato alla porta e c’erano i giornalisti e i fotografi con i flash… Game over.

AB – Per entrambi questo è il primo tentativo nel genere thriller. Come mai questa scelta?
Alexandra: Io e Alexander guardiamo moltissimi film, almeno uno ogni sera, e ne discutiamo insieme – della trama, dei personaggi. Penso che la scelta del genere sia stata molto influenzata dal cinema. Siamo stati anche ispirati da Stieg Larsson, che ha innovato il genere. Inoltre i nostri romanzi tengono in gran considerazione la lingua e lo stile. Ma penso che in un crime novel il linguaggio debba essere chiaro, che non debba frapporsi tra la trama e il lettore. Eravamo più interessati all’atmosfera e agli eventi che allo stile.

ipnotistaAB – Sapendo che Alexander è uno scrittore di teatro, non è difficile notare che alcune scene – come quelle della terapia di gruppo – sono costruite come scene di un dramma, sembrano scritte per essere rappresentate su un palcoscenico. Mi sbaglio?
Alexander – Non ci avevo mai pensato ma sì, è possibile di sì.

AB – Come vi siete divisi il lavoro? Chi ha fatto cosa?
Alexandra – Scriviamo come un solo autore. Ogni mattina parliamo della trama, decidiamo cosa scrivere, ognuno siede al suo pc e inizia a scrivere. Poi ci scambiamo i pezzi via mail, e io continuo a scrivere il suo pezzo e lui il mio, fino a quando la scena è completa. Abbiamo scritto tutto insieme, eravamo l’uno nelle frasi dell’altro. Abbiamo lavorato in modo assolutamente paritario e organico.

AB – Penso che le nuove generazioni di scrittori svedesi debbano confrontarsi con antecedenti noti in tutto il mondo, come Sjowall e Wahloo e Stieg Larsson. Si tratta più di un’eredità o di un fardello?
Alexandra – Bella domanda! Siccome io e Alexander siamo una coppia, il confronto con Sjowall e Wahloo è inevitabile… Loro sono una leggenda. Noi siamo cresciuti con i loro libri e certamente ne siamo stati influenzati. Ma siamo lontanissimi per modo di scrivere. I loro libri sono molto buoni ma sono anche molto legati al tempo in cui sono stati scritti. Sono indubbiamente molto importanti per la tradizione. A Stieg Larsson siamo molto debitori, lui ha reso i polizieschi svedesi internazionali in un modo che nessuno aveva fatto prima.

AB – Ok, ora un paio di curiosità, La prima: ho saputo che in una versione iniziale il libro terminava con un’orsa…
Alexandra – Sì! Incredibile, come hai fatto a saperlo? Inizialmente sì, avevamo pensato a un’orsa che si inferociva per proteggere i cuccioli. Ma abbiamo cambiato il finale e abbiamo introdotto il tema dell’acqua perché ci fosse una connessione con le sedute di Erik, quando induce l’ipnosi nei suoi pazienti e nel frattempo immagina di essere nell’acqua. Abbiamo pensato che fosse più elegante, e più coerente con quanto accade prima.

AB – I lettori italiani hanno contestato che, in un momento cruciale di un inseguimento in un cimitero, nottetempo, l’investigatore si scontra con un’anziana signora che era andata a portare una candela sulla tomba di Ingrid Bergman. Innanzitutto, mi confermi che a Stoccolma, come nei paesi anglosassoni, i cimiteri sono aperti anche la notte?
Alexandra – Sì, certamente! In Svezia la gente va al cimitero anche la sera, ed è comune che accendano candele. Siamo in un paese molto buio…

AB – E mi confermi che ci sono persone che ancora visitano la tomba di Ingrid Bergman?
Alexandra – Sì, certo. Non l’abbiamo affatto dimenticata.

AB – Ho notato che il libro è incentrato su problematiche familiari “forti”: il primo omicidio matura in ambiente familiare, i bambini sono abbandonati a sé stessi, Erik ha problemi con la moglie… È un problema molto sentito, quello della perdita del senso della famiglia?
Alexandra – Mi piace che tu l’abbia notato. La famiglia è anche una metafora della società, ci sono famiglie di ogni tipo nell’Ipnotista. Noi abbiamo scritto su ciò che temevamo di più. Abbiamo dei figli e cerchiamo di proteggerli, e ci sentiremmo impotenti e rabbiosi se accadesse loro qualcosa.

AB – E adesso, che succede?
Alexandra – Abbiamo terminato il secondo libro – ne abbiamo in progetto otto – con il detective Joona Linna, e i diritti cinematografici sono già stati acquistati… Siamo stupiti anche noi di questo successo. Ora non rimane che scriverli… Ma abbiamo molte idee, è stato piacevole scrivere questo romanzo insieme, è una cosa fantastica, un nuovo capitolo della nostra vita.

AB – Ed Erik Bark?
Alexandra – Forse Joona ed Erik si incontreranno ancora, nel corso di un’indagine. Chissà…

L’ultima indagine di Leif G.W. Persson and the story so far

tra la nostalgia dell'estateUna coincidenza a dir poco straordinaria, pensò l’ex capo della polizia Lars Martin Johansson, che aveva imparato a diffidare delle coincidenze sin dall’inizio della sua brillante carriera (pag. 145, L’ultima indagine)

In principio fu Tra la nostalgia dell’estate e il gelo dell’inverno (Marsilio, 2004, anche in ebook). Un modo poetico per dire “autunno” e il primo incontro con Leif GW Persson, incontro di cui si è persa traccia (e le mie maledizioni arrivino sempiterne a coloro che hanno prodotto questo risultato).

Fu amore a prima vista.

Poi c’è stato Un altro tempo, un’altra vita (Marsilio, 2005), di cui invece per fortuna ho mantenuto la bozza. Eccola.

un altro tempoGiovedì 24 aprile 1975: un gruppo di terroristi tedeschi attacca l’ambasciata della Repubblica Federale Tedesca a Stoccolma. Giovedì 30 novembre 1989: mentre buona parte delle forze di polizia è impegnata a sedare dei tumulti, un uomo viene assassinato nel suo appartamento. Si chiama Eriksson, vive da solo, i vicini non sanno quasi niente di lui. È un oscuro impiegato dell’Istituto di Statistica, ma la casa e l’arredamento fanno pensare a una persona benestante. Le indagini vengono affidate a Bäckström, un poliziotto oltremodo ottuso che decide di battere la pista omosessuale (per sua intima convinzione, se un uomo vive da solo deve avere da qualche parte riviste con uomini depilati e vestiti da marinai). Nonostante l’impegno degli ispettori Bo Jarnebring e Anna Holt, che cercano indizi in varie direzioni, l’indagine viene archiviata qualche mese dopo senza che sia emerso alcun colpevole. Marzo 2000: Lars Martin Johansson, nuovo capo dei Servizi di Sicurezza, è costretto a riprendere in mano il vecchio caso per cercare di dare risposta a certe pressanti richieste politiche. Non facile, visto che i fascicoli hanno subito pesanti “tagli” dopo la caduta del Muro di Berlino. Ma Johansson è un poliziotto vero e un segugio di prim’ordine.

Il bell’intreccio di storia, politica e crimini comuni fa di Un altro tempo, un’altra vita un giallo decisamente al di sopra della media. Persson parla in maniera elegante e ironica di vizi e virtù (ma soprattutto i primi) della società svedese. In quel mondo ovattato che è Stoccolma, sepolta sotto la neve per svariati mesi l’anno, un po’ ai margini delle vicende politiche europee, può accadere di tutto, con grande disappunto delle forze dell’ordine, che vorrebbero che non venisse mai turbato il tranquillo andamento della vita dei cittadini. E della loro vita, soprattutto, fatta di colossali sbronze, piccoli abusi e donne compiacenti. Non è dato sapere se le forze di polizia svedesi siano davvero così ottuse come vengono dipinte, ma certo il motto prudenziale di Churchill “He who is forewarned, is also forearmed” trova larga applicazione: meglio evitare i guai con della sana prevenzione che affrontarli dopo che sono accaduti. Perché “dopo” sarà difficile trovare qualcuno che possa venire a capo dei problemi.

E poi In caduta libera come in un sogno (ebook), Anatomia di un’indagine (ebook), Uccidete il drago (ebook).

ultima indagineAdesso siamo a L’ultima indagine (Marsilio, 2013).

Il titolo è di per sé esplicativo. Lars Martin Johansson, ormai in pensione, è colpito da un ictus. Prontamente soccorso dai suoi ex colleghi, inizia una lunga fase di riabilitazione. La dottoressa Ulrika Stenholm che lo ha in cura gli sottopone un cold case, un caso appena caduto in prescrizione: l’omicidio di una bambina di nove anni, Yasmine. Un altro caso inopinatamente assegnato al pessimo Bäckström e destinato a sicuro fallimento. Infatti l’assassino non è mai stato scoperto. Dopo qualche anno i genitori di Yasmine si sono separati: della madre si sono perse le tracce, il padre è andato negli Stati Uniti, ha cambiato nome ed è diventato miliardario. Venticinque anni dopo Lars Martin inizia a indagare, prima dal suo letto di ospedale e poi da casa, con l’aiuto del vecchio amico Jarnebring, del fratello Evert, del cognato e di un’inedita coppia di badanti, la tatuatissima Matilda e il russo Max. Nonostante il mal di testa, l’oppressione al petto e il braccio destro malfunzionante, Lars Martin continua a essere uno che “vede dietro gli angoli”.
Indaga e sfrutta al massimo le potenzialità concesse dal suo corpo. Non si risparmia: «Perché vivere aspettando la fine di ogni giorno non è vita» (pag. 375). Trova il tempo di aiutare Matilda e Max e di scoprire segreti sepolti nel cuore delle persone.
Ma se anche trovasse il colpevole, si pone il dilemma etico: si tratta di un caso ormai prescritto, per il quale la legge non prevede punizione. Cosa fare?

Ci sono precedenti illustri, uno citato dallo stesso autore (lo splendido Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt) ma penso anche a Sipario – L’ultima avventura di Poirot di Agatha Christie. Si chiude un ciclo, e non è mai una chiusura indolore. Tutto il romanzo, che si svolge nell’arco di un’estate, è una sfida e un lungo commiato dall’uomo che vede dietro gli angoli. Un breve, fulminante ultimo capitolo scioglie tutti i nodi e ci lascia pieni di rimpianti.

Non posso che ringraziare Leif GW Persson per averci regalato le belle storie di Lars Martin Johansson, l’uomo del Norrland.

L’ultima indagine è considerato – a ragione – il capolavoro di Persson. Consigliatissimo.

L’autore – Leif GW Persson (GW sta per Gustav Willy) è nato nel 1945 e vive a Herrensitz, in Svezia. Ha insegato Analisi del crimine alla scuola superiore di Polizia. È esperto di Medicina Legale, è stato docente di Criminologia all’Università di Stoccolma e consulente del Ministero di Giustizia e dei Servizi Segreti. Attualmente è uno dei più quotati autori svedesi di polizieschi. Dai suoi romanzi è in lavorazione una serie tv prodotta dalla Cbs.

 

 

“Delitto al trentunesimo piano” di Per Wahlöö

Delitto al trentunesimo piano di Per Wahlöö (Einaudi, 2012) è un romanzo scritto nel 1964. La precisazione della data è doverosa per rendere conto di alcuni particolari che altrimenti sembrerebbero “fuori sincrono”. Tolti i quali, però, il romanzo è drammaticamente attuale.
In un futuro imprecisato, ma terribilmente simile al mondo in cui viviamo, il solitario e dispeptico commissario Jensen del XVI distretto di Stoccolma è chiamato a indagare su un messaggio anonimo che preannuncia una bomba nella “Casa”, l’editore più importante del Paese, o per meglio dire l’unico, visto che produce e stampa tutti i quotidiani e le riviste a tiratura nazionale:

– In pratica questo significa che il gruppo controlla tutte le pubblicazioni del Paese, o no?
– Se ci si vuole esprimere in questi termini. Ma tengo a sottolineare che le loro pubblicazioni sono estremamente diversificate, lodevoli sotto ogni punto di vista. In particolare i settimanali hanno dimostrato la capacità di soddisfare, in modo moderato, ogni legittimo gusto. In passato la stampa aveva spesso un effetto eccitante, che inquietava i lettori. Non è più così. Adesso struttura e contenuti mirano a essere utili ai lettori…
Lanciò un’occhiata all’incartamento e girò pagina.
– …e a renderli felici. Si rivolgono alla famiglia, per essere leggibili da tutti, per non dar luogo ad aggressività, insoddisfazione o inquietudine. Soddisfano anche il naturale bisogno di evasione della persona comune. Detto in breve, lavorano per la concordia sociale.

Si tratta di un falso allarme, ma i Capi sono preoccupati e a Jensen viene chiesto di trovare il colpevole. Con gli scarsi indizi a disposizione, Jensen inizia il solito rituale di indagini scientifiche e interrogatori. E ogni potenziale colpevole gli rivela qualcosa a proposito della Casa.

La soluzione del caso ruota intorno al mistero del 31° piano: quel piano, infatti, ufficialmente non esiste.

Lo scenario in cui vive il commissario Jensen è agghiacciante, ma lui sembra essersi perfettamente adeguato. Tutto è controllato dallo Stato, dall’alimentazione al consumo degli alcolici alle abitazioni (arredamenti inclusi). Ogni individuo ha una macchina. Il numero dei suicidi è drasticamente calato, ma nessuno dice che sono aumentate le morti “ad altro titolo”. La delazione è d’obbligo. La censura all’ordine del giorno:

– Tutto è censurato, il cibo che mangiamo, i giornali che leggiamo, i programmi televisivi che guardiamo e le trasmissioni radiofoniche che ascoltiamo. Perfino le partite di calcio sono censurate, pare che taglino situazioni nelle quali i calciatori s’infortunano o quando vengono commesse gravi infrazioni al regolamento. Tutto questo accade per il bene della gente.

Possibile che nessuno si opponga? Che non ci sia “resistenza”? C’è, ma le sacche di resistenza vengono annullate, con le buone o con le cattive maniere.

Delitto al trentunesimo piano è uno straordinario romanzo asfissiante. Paradigma di come il genere si presti a raccontare “altro”, in questo caso la deriva potenziale di un sistema orientato alla concordia sociale. D’altra parte le posizioni critiche della coppia Sjöwall-Wahloo a proposito del welfare scandinavo erano note. Illuminanti le pagine su come i mass media veicolino solo informazioni controllate, e come la manipolazione passi anche e soprattutto per la pubblicazione di articoli “neutri”, privi di giudizio critico. E se stanno così in Svezia, figuriamoci da noi…

Da leggere, assolutamente (e mi chiedo come mai non se ne sia parlato troppo in giro…).

Anche in ebook:

Buon ferragosto a tutti!