La puntualità del destino di Patrick Fogli

Patrick Fogli è tornato in libreria con La puntualità del destino (Piemme, 2012). Dopo un paio di romanzi a sfondo storico-sociale sulle stragi di Stato (Il tempo infranto e Non voglio il silenzio) Fogli ha scritto un thriller, lo stesso genere che lo aveva lanciato con Lentamente prima di morire. Una storia “piccola”, ambientata in provincia, che diventa spunto di riflessione ampia sulla famiglia, sui mass media, sull’inevitabilità dell’imponderabile.

La puntualità del destino si svolge a San Sebastiano degli Appennini e prende l’avvio dalla scomparsa di un’adolescente, Alessia, che dopo una serata trascorsa con l’amica Giovanna sparisce nel nulla nel tragitto verso casa. Nella stessa sera il paese è scosso da un terremoto: pochi danni ma molta confusione. L’indomani per i genitori di Alessia inizia la penosa trafila: le telefonate al cellulare spento, le domande a Giovanna, le ricerche presso gli ospedali, i giornalisti in fila davanti alla soglia di casa… Nel frattempo iniziano le indagini ufficiali (dei Carabinieri) e quelle ufficiose dell’ex poliziotto Gabriele Riccardi.

L’autore in questi giorni sta presentando il nuovo romanzo in giro per l’Italia e, da come ne parla, si sente che è molto legato alla sua ultima “creatura”. Di seguito qualche riflessione emersa durante la presentazione romana con Pierluigi Celli e Sebastiano Triulzi.

Come nasce La puntualità del destino – L’idea è raccontare la realtà girando la telecamera dall’altra parte. Si parte dalla scomparsa di una ragazzina – uno di quegli eventi che attraggono morbosamente i media e di conseguenza gli spettatori – e si racconta cosa accade all’interno di una famiglia normale che improvvisamente si trova a essere “la prima notizia del telegiornale”. Un tempo si voleva sapere “chi”, si cercava il colpevole; adesso ciò che conta è scoprire se la bambina è viva o morta. Tutto il resto è irrilevante. Così, mentre le telecamere indugiano sui dettagli – l’esterno di una villetta di periferia, la cancellata ricoperta da bamboline, bigliettini, peluche… – ci sono persone la cui vita privata viene scavata nel momento in cui sono già preda del dolore. Io volevo raccontare la storia di questa routine domestica scossa dall’imprevisto.
La storia in sé è lineare, ma quelli che la vivono la rendono complicata.

La provincia – Questa storia aveva bisogno di un ambiente piccolo, in cui le pulsioni potessero venire fuori. Nella prima fase delle indagini la scomparsa di Alessia viene attribuita a Claudio Zanetti, un immigrato di seconda generazione. La “paura del diverso” è nelle cronache: nei casi di Erika e Omar, Yara Gambirasio e Sarah Scazzi in prima battuta c’è stata la caccia allo straniero, e questo è un tratto della nostra società che mi spaventa molto. La storica contesa “Nord contro Sud” si è spostata sul terreno “italiani contro stranieri”. Viviamo in contesti frammentati mentre il quadro globale si è incancrenito. Il rischio è anche quello di cadere nello stereotipo opposto: l’immigrato “poveretto” massacrato dall’italiano cattivo. Nessuna delle due rappresentazioni è vera per definizione. La verità è che la realtà è cambiata in un senso, mentre noi siamo cambiati nel senso opposto.

Il ritorno di Riccardi – Gabriele Riccardi arriva direttamente dal primo romanzo e non ha mai fatto pace con la vita. Sono un pessimo lettore seriale. Il mio editore ha insistito perché ci fosse Riccardi e questa storia è nata con Riccardi perché era l’unico che poteva raccontarla. Non sopporta la gente, non sopporta il mondo, è un alieno. Guarda un mondo che gli fa schifo. Quando contesta a una giornalista “State parlando del nulla”, lei replica: “L’etica è morta e anche la morale non se la passa troppo bene”.

Il terremoto – Pierluigi Celli nota che nel romanzo c’è una scossa di terremoto (fisica) che “terremota le persone”, nel senso che da quel momento in poi niente è come prima. Fogli ci tiene a precisare che La puntualità del destino è stato scritto otto mesi prima del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna. “Ed è un libro casuale, perché volevo scriverne un altro ma poi è venuto fuori questo”.

Le voci e la scrittura – Questo libro nasce con le lettere scritte dai genitori alla figlia, lettere nelle quali loro raccontano cosa è successo prima che lei nascesse e cosa accadrà quando lei tornerà. Le lettere sono state scritte subito, poi è venuta la storia. Ogni personaggio ha la sua “voce”. Gabriele può essere raccontato solo in prima persona. L’uomo in corsivo può essere raccontato solo in terza persona. E così via. Negli altri romanzi c’era una voce narrante, qua invece la voce narrante è esterna. È voluto, anche se quando scrivo sono molto spontaneo.
La puntualità del destino è un libro breve: normalmente scrivo in pausa pranzo e dopo cena, ma con questo romanzo ho scoperto che mi piace scrivere di notte. È successo che certe sere la scrittura proprio “non veniva”: allora spegnevo il computer e mi preparavo per andare a dormire, poi magari mi veniva in mente qualcosa e iniziavo a scrivere sull’Iphone; l’indomani mi rendevo conto di aver scritto moltissimo. La notte mi piace perché mi dà la sensazione di poter scrivere tutto quello che voglio quando voglio.

La puntualità del destino – Nessuno dei personaggi del romanzo è eccessivamente abietto, eppure nessuno si salva. I genitori sono normali, eppure attraverso la scomparsa della figlia scoprono cose che non sapevano l’uno dell’altra. Se la figlia non fosse scomparsa forse queste cose non sarebbero stata affrontate e se ne sarebbero andate dal sole, con il tempo. Con la scomparsa della figlia, invece, le cose deflagrano. In qualche modo, nessuno sfugge al proprio destino.

Anche in ebook.

Catastrofi, disgrazie: perdere un figlio, perdere tutto

Di solito non intervengo a caldo sui fatti di cronaca. Non mi piacciono le reazioni isteriche della folla forcaiola, non mi piace parlare senza conoscere i fatti. Sulla bomba di Brindisi ho una tesi che tengo per me; aspetto ulteriori elementi prima di lanciarmi in analisi che in questo momento non avrebbero dati su cui fondarsi. Però, indipendentemente da quelli che saranno gli esiti delle indagini e le verità processuali che – forse fra anni – saranno resi noti, il pensiero oggi va alle persone. A Melissa, figlia unica su cui i genitori avranno interamente investito sogni, speranze e desideri. A quei genitori che in un attimo hanno perso tutto e ai quali le cause poco interessano. Alle vite che dovranno essere ricostruite pagando il prezzo del dolore.

Casualmente ieri, durante un viaggio in treno, mi ha fatto compagnia l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, Il metodo del coccodrillo. In cui si parla della perdita di un figlio, appunto. Argomento che de Giovanni tratta con il carico di emotività che contraddistingue la sua scrittura, e che racconta da vari punti di vista: il figlio morto, il figlio non voluto, il figlio mai avuto, il figlio negato. La vicenda è ambientata nel presente e introduce un nuovo investigatore, l’ispettore Lojacono, dolorante come Ricciardi ma per motivi diversi. Ne riparlerò.

Stamattina, infine, un pensiero va agli abitanti dell’Emilia che stanotte alle 4 si sono svegliati con il terremoto. Anche se i fatti della vita hanno reso le distanze difficilmente colmabili, non dimentico che a San Felice sul Panàro e a Mirandola ho passato una delle giornate più serene degli ultimi anni. Un pensiero caldo a chi vive da quelle parti, con l’augurio di tornare al più presto a una tranquilla normalità.