Shibumi (1979)

shibumiShibumi – Il ritorno delle gru è il raffinato action-thriller di Trevanian che ha per protagonista l’enigmatico Nicholai (Nikko) Hell. L’ho letto anni fa e l’ho adorato.
Romanzo datato ma di gran lunga migliore del seguito, Satori (malriuscito esperimento affidato alla pur abile penna di Don Winslow).
Per avere un’idea di cosa sia lo Shibumi, questa è la definizione che se ne dà nel libro:

«Ne sono sicuro. È un uomo che ha tutto il mio rispetto. Possiede una sorta di… come dire?… di shibumi
«
Shibumi, signore?» Nicholai conosceva questa parola, ma solo nella sua applicazione ai giardini o all’architettura, dove aveva il significato di bellezza poco appariscente. «In che senso usa questa parola signore?»
«Oh, vagamente. E scorrettamente sospetto. Un goffo tentativo di descrivere una qualità ineffabile. Come sai,
shibumi allude a una grande raffinatezza sotto apparenze comuni. È un’affermazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così acuta che non dev’essere bella, così vera che non deve essere reale.
Shibumi è comprensione più che conoscenza. Silenzio eloquente. Nel modo di comportarsi, è modestia senza pruderie. Nell’arte, dove lo spirito di shibumi prende la forma di sabi, è elegante semplicità, articolata brevità. Nella filosofia, dove shibumi emerge come wabi, è una serenità spirituale non passiva; l’essere senza l’angoscia del divenire. E nella personalità di un uomo, è… come dire? Autorità senza dominio? Qualcosa del genere.»
L’immaginazione di Nicholai rimase galvanizzata dal concetto di
shibumi. Nessun altro ideale lo aveva mai tanto commosso. «Come si raggiunge questo shibumi, signore?»
«Non lo si raggiunge, lo si… scopre. E solo pochi uomini d’infinita raffinatezza arrivano a scoprirlo. Uomini come il mio amico Otake-san.»
«Vuol dire che bisogna imparare un mucchio di cose per essere
shibumi
«Vuol dire, caso mai, che bisogna passare attraverso la sapienza e arrivare alla semplicità.»