Letture al gabinetto – Gennaio 2021

A cura di Fabio Lotti

Ancora tra i miei libri. Un altro bel ricordo è l’Odissea di Omero che, da studentello implume, lessi avidamente in soffitta una giornata intera appassionandomi alle mirabolanti vicende di Ulisse e facendo il tifo per lui contro tutto e tutti. Colpito in particolare dallo scontro con Polifemo che mi fece ricordare un film interpretato magnificamente da Kirk Douglas (ciao, Kirk!). Mandai a memoria un bel po’ di versi che declamavo come un grande attore…

La grande storia degli scacchi di Mario Leoncini, Le Due Torri 2020.
Una grande storia degli scacchi di un grande esperto e appassionato del nobil giuoco, il Maestro e amico Mario Leoncini, con il quale ho condiviso la pubblicazione di tre volumetti sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca che mi hanno permesso di verificare la sua incredibile capacità di ricercatore.
Questo, però, rappresenta il suo capolavoro che ha avuto addirittura l’onore di una prefazione di Neri Marcoré e dell’introduzione di un altro esperto come Augusto Caruso, a suggello di un’edizione davvero speciale. Impossibile fare una disamina completa di tutti gli aspetti che sono in qualche modo collegati agli scacchi e alla loro storia.
Ci vorrebbe un altro libro intero per metterne in risalto almeno qualche caratteristica. Ci limiteremo solo a pochi spunti, a un’esile carrellata saltellando in qua e là, perché questo con Mario è un viaggio lungo, lunghissimo e affascinante partendo dalla notte dei tempi fino ad oggi tra voci, miti (gli scacchi un dono degli dei?), leggende arabo-persiane e leggende occidentali, fatti veri vissuti e acclarati.
Lungo tutta una serie incredibile di paesi dove gli scacchi hanno subito una loro particolare evoluzione dall’India all’Europa. In compagnia di personaggi storici di vario livello e cultura (poeti, scrittori, filosofi, matematici, capi di stato, califfi, re e chi più ne ha più ne metta) davvero ragguardevoli che abbiamo incontrato in altre, diverse letture.
Basti citare per tutti l’incommensurabile Leonardo e il grande Einstein.
Gli scacchi. Ah, gli scacchi! E chi credeva che avrebbero dato vita ad una così ampia riflessione e discussione umana? Visti ora come una specie di magia, ora come simbolo di moralità e liceità, ora coltivati dalle menti più aperte del tempo o addirittura osteggiati dalla Chiesa e bruciati in piazza come da datazione storica. Perché gli scacchi hanno avuto fedeli, incrollabili beniamini e accaniti detrattori, a dimostrazione, comunque la si giri, della loro grandezza e importanza. Perfino nel campo politico che il nostro Mario aveva già messo in evidenza in Scaccopoli, come si evince anche da una sua intervista “Le dittature hanno sempre ravvisato nello sport uno strumento di distrazione di massa e di propaganda. I totalitarismi del novecento hanno cercato di fare qualcosa di più: hanno tentato di ridisegnare lo sport, come ogni altro settore della società, secondo la loro visione del mondo”.
E qui non può che venire in mente lo scontro titanico fra Fischer e Spassky del 1972 che fu visto da molti, a ragione o a torto, anche come lo scontro tra la libera e aperta America contro l’opprimente regime russo. Lo stesso nazismo si servì degli scacchi “per dimostrare la superiorità dell’uomo ariano. Il gioco ariano doveva essere un gioco d’attacco che privilegiava i sacrifici e i gambetti, mentre quello ebreo era dipinto come chiuso e finalizzato ai piccoli guadagni.”
E ancora furono visti come simbolo dell’emancipazione femminile, partendo dalle donne benestanti del XVI secolo (in realtà ancora in condizione subalterna) fino ad arrivare al momento dell’industrializzazione e al primo torneo internazionale femminile tenuto a Londra nel 1897.
Quante battaglie e quanti sviluppi anche pratici e teorici! Con le partite che all’inizio, vedi lo storico torneo di Londra del 1851, non avevano un limite di tempo tanto da far esclamare ad un forte scacchista e storico britannico del tempo “La lentezza di un genio è dura da sopportare, ma quella di un mediocre è intollerabile”.
Abbiamo conosciuto lo stile romantico tutto teso all’attacco con il grande Morphy e poi la scuola Moderna ed il gioco posizionale di Steinitz, e poi ancora la nascita della corrente ipermoderna con la quale al concetto di occupazione del centro si contrappose il suo controllo. Idee nuove, concetti diversi. Sviluppo. Evoluzione. In tutti i sensi. Anche nella notazione scacchistica e nella stessa forma degli scacchi che oggi conosciamo come il modello Staunton.
Quante battaglie, dicevo, quanti personaggi, ognuno con il proprio carattere, la propria forma mentis, il proprio destino, ora brillante, ora decisamente sfortunato.
Gli scacchi, la vita. La vita, gli scacchi.
Quanti nomi, conosciuti e meno conosciuti beccati in qua e là: Capablanca, Alekhine, Lasker, Marshall, Cigorine, Rubinstein, Tal, Karpov, Kasparov fino ad arrivare al tritatutto Carlsen! E ancora la nascita della FIDE, le Olimpiadi, le sfide per telegrafo, quelle per corrispondenza dove pure il sottoscritto ha fatto la sua parte, gli scacchi eterodossi in cui si è distinto proprio l’autore del libro, la nascita e lo sviluppo della problemistica, l’arrivo del computer ed il gioco via internet.
C’è tutto e di più in questo splendido libro di Mario Leoncini e a fine lettura continua la voglia di ritornare indietro, di scorrere ancora anche solo per rigodere l’interessante iconografia, o rileggere e approfondire certi documenti d’epoca, certe lotte avvincenti, certe teorie, certi contrasti che fanno degli scacchi, almeno per i tanti appassionati come il sottoscritto, il gioco più bello del mondo.

Tre passi per un delitto di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni, Einaudi Stile Libero Big 2020.
Partiamo dal morto ammazzato. Giada Colonna, ventotto anni, nata a Casal Velino Scalo nel Cilento. Laurea in Storia dell’arte. Bella, bellissima. Solare. Avvenente e spregiudicata con la fame di emergere e riuscire con qualsiasi mezzo. Assassinata con una palla di bronzo in un appartamento nel quartiere Prati a Roma, ricco di quadri e oggetti d’arte.
Chi conduce le indagini è il commissario Davide Brandi di Giancarlo De Cataldo. Due stanze con terrazzino nel quartiere Talenti. Uno sguardo alla scena, ovvero “un delitto che sa di sentimento”. Diffida delle intuizioni ma non può farne a meno. Domande su domande e c’è anche qualcosa lì intorno che stona… Tracce di sperma nella vagina. Il delitto del “dopo”?…
All’opera con la sua squadra variegata. Ricerca, foto, filmati, un sospettato, un negro. O il potente e ricco Marco Valerio Guerra?…
Ed ecco proprio Marco Valerio Guerra di Maurizio de Giovanni. Che parla. La sua vita. Suo nonno, suo padre, nobile e snob. Le sue sofferenze di ragazzo, il riscatto attraverso il gioco. La laurea. Le conoscenze di suo padre e l’incontro con il potente Sebastiano Carli di Bosconero. Un incontro-scontro e un bel trampolino di lancio. L’incontro con Anna Carla, la figlia “del re dei cessi”, ovvero della più grande azienda dei sanitari, la morte violenta del marito e, vedete un po’, il suo fidanzamento proprio con lei. “E da allora cominciò il bello.”
Infine abbiamo la citata Anna Carla di Cristina Cassar Scalia. Anche lei in prima persona rivolta ai lettori. Si trova in vacanza a Viterbo nello stabilimento termale con due amiche. Qui scopre che è stata assassinata Giada Colonna, l’amante di suo marito (di queste scappatelle era già a conoscenza). E che lui stesso si è autoaccusato!
A questo punto si ricomincia il giro dei personaggi con la scoperta di un altro possibile assassino…
Una storia, un intreccio, tre vite, anzi quattro se si considera anche quella dell’uccisa, scandagliate nei minimi particolari all’esterno e all’interno, dal passato al presente, tre punti di vista diversi che ci riportano ad un famoso capolavoro con il dubbio che si insinua in ogni parola perché la verità è difficile portarla alla luce. E poi non esiste una sola verità, essa è multipla, diversa, sfaccettata.
Quello che viene fuori dal superbo trittico, dalla prova corale, è la realtà con tutto il casino che si porta appresso. Un oscuro mondo di intrallazzi, conoscenze, manipolazioni, crudezza, pregiudizio, gelosia, cinismo, voglia di emergere, di apparire, di far carriera sfruttando le debolezze, le “crepe” altrui. E l’amore? C’è un piccolo spazio per questo bistrattato sentimento? Forse c’è in chi meno se lo aspetta. Ed è un amore terribile che può portare solo sofferenza e disperazione.

Un salmo per Falconer di Ian Morson, Il Giallo Mondadori 2020.
Dal prologo assistiamo già alla fine di John de Langetoft che è giunto “sull’argine del minaccioso Keer” pronto per la traversata. Ma qualcuno, forse la persona che lo accompagna, lo colpisce alle spalle facendolo sprofondare nelle acque gelide. I suoi resti scheletrici, ritrovati ben quindici anni dopo, insieme a una croce d’argento, offriranno l’occasione per una indagine di William Falconer che si è recato al convento di Conishead, sulle sponde del fiume Leven Water, secondo richiesta dell’amico Ruggero Bacone alla ricerca di libri rari. Lasciandosi alle spalle la morte sospetta della giovane sorella Eleanor, nel convento di Godstow alle cui indagini parteciperà l’amica Ann Segrim mandata lì da Peter Bullock, guardia della città di Oxford. Due avvenimenti che si alterneranno lungo tutto l’arco del racconto.
Intanto dall’indagine, difficile e complessa del nostro maestro reggente, viene fuori uno scritto di John de Langetoft da cui si evince che era in lotta per diventare priore e conosceva le debolezze dei suoi confratelli. In un convento luogo di segreti e di loschi traffici dove qualcuno, un ricattatore, verrà ucciso e dove diversi libri della biblioteca spariscono e vengono rubati per essere venduti. Ma da chi?…
E dove qualcun altro si è addirittura impossessato di certi fondi del convento stesso.
A questo si aggiungano personaggi fuori di testa, momenti di panico e di lotta mortale nelle sabbie fangose del Leven e della baia di Lancaster. Ma anche sogni premonitori che mettono a posto “tutti i pezzi dell’enigma”. Il gioco è fatto.
E Ann, la sua amica Ann Segrim, come se la caverà nel convento delle suorette “allegre” prima dell’arrivo della Badessa? Bene, basta ricordarsi di una suora particolare, ma molto particolare…
Grande conoscenza del periodo storico, sapere e cultura intrecciati in un mondo oscuro di invidie, gelosie, intrighi e intrallazzi che dovrebbe essere, invece, solo accoglienza dei sentimenti più buoni e profondi.

Il concerto dei destini fragili di Maurizio de Giovanni, Solferino 2020.
Questa volta niente commissario Ricciardi, niente bastardi di Pizzofalcone, niente detective Sara Morozzi.
Solo un dottorino, un avvocato e una donna dell’Est al tempo dell’invisibile macellaio.
Un dottorino di trentacinque anni che sta vivendo un’esperienza terribile in ospedale. Sua caratteristica che lo differenzia dagli altri l’aspetto umano. Voce gentile e rassicurante, appassionato al proprio lavoro. Situazioni tremende, l’angoscia per i pazienti, la rabbia che cresce di fronte ai troppi problemi come la mancanza dei posti letto. Bisogna arrangiarsi. E fuori viene visto, addirittura, come un untore…
Un ricco avvocato, “figlio unico, con una madre svampita chiusa in un universo di due badanti e tre chihuahua, senza moglie né figli”, che vive “la situazione come un noioso, logorante impedimento.” Lasciato da Simona. La loro storia durata tre anni e finita da due. Attaccato all’alcol e alla droga. Dentro di lui, però, c’è sempre lei a tormentarlo anche nel sogno…
La donna dell’Est, Svetlana, con il marito Vlad e la figlia Sonia avuta da un altro uomo. Vita tremenda fatta di violenza, miseria, fame. Lavora come donna di servizio, come collaboratrice familiare, ma c’è la crisi. La vita in casa diventa difficile, violenze del marito, scontri con la figlia. Deve fare qualcosa, deve “mettere a posto le cose” e Sonia respingere gli assalti sessuali di Vlad. Bisogna liberarsi di lui e accettare anche lavori pericolosi per il virus…
Tre personaggi principali, tre racconti, tre storie, tre vite raccontate con estrema delicatezza che si incontreranno, insieme ad altre, in un unico commovente finale. Perché questa è anche, e soprattutto, la storia dei Sentimenti che si intrecciano indissolubilmente fra loro in un momento storico terribilmente difficile dove la morte è in continuo agguato: dolore, rabbia, sofferenza, rimpianto, compassione, coraggio, paura, odio, amore.
Amore, dicevo, quello vero che prorompe di getto o nasce e rinasce improvviso, quasi spontaneo in un momento particolare quando meno te lo aspetti. L’Amore, come tratto indelebile dell’umanità. Che ci potrebbe, forse, salvare.
La tecnica della struttura con l’alternarsi dei personaggi mi ricorda quella di un altro bel libro, ovvero Tre passi per un delitto recensito sopra.

I Maigret di Marco Bettalli

La trappola di Maigret del 1955
Un Maigret diverso dal solito: in un torrido agosto parigino, il commissario è alle prese niente meno che con un serial killer, che ha già ucciso, a partire da inizio anno, cinque donne, tutte per la strada, tutte nello stesso quartiere.
La tensione è mantenuta con grande maestria, mentre Maigret imbastisce una complessa trappola per l’assassino, basandosi sulla chiacchierata avuta con un luminare di psichiatria, durante una delle solite cene a casa Pardon.
La trappola riuscirà: ne sortirà un colpevole molto anomalo, debole, fragile e amorevolmente accudito da ben due donne, entrambe, anch’esse, ai limiti della pazzia: una moglie all’apparenza molto tranquilla e dolce, e una madre tipica castratrice, a livelli decisamente patologici. Una delle due cercherà di compiere un ulteriore delitto simile a quelli compiuti dal loro uomo, mentre questi è ormai stato catturato, nel disperato tentativo di salvarlo: e sarà proprio la dolce e protettiva mogliettina ad avere la meglio, in questa terribile gara, sulla madre.
Plot un po’ anomalo e forse poco verisimile (i serial killer sono, solitamente, solitari, questo ha ben due donne che vegliano sulla sua persona), ma il racconto fila via liscio e si fa leggere con grande piacere.

Maigret e il ministro del 1954
Cinquant’anni prima di Le Pen (e del Movimento 5 Stelle in Italia…), l’odio profondo per la politica e per tutti i politici attraversa già la Francia. Quanto meno, colpisce profondamente Simenon e il suo alter ego Maigret, entrambi disgustati nei confronti dei giochi di potere della Quarta Repubblica.
Uno che si salva, tra i politici, c’è: l’ignaro e anomalo (vabbè, anche un po’ inverosimile) ministro dei Lavori Pubblici, una specie di fratellino di Maigret (viene descritto come sostanzialmente identico al nostro), che il commissario giunge come per miracolo a salvare da uno scandalo colossale.
All’origine dei suoi guai, una stretta di mano negata in pubblico al re dei deputati maneggioni: e Maigret, quasi inconsapevolmente, ripete il gesto in un ristorante, nei confronti della stessa persona. Tutto molto simbolico, tutto vagamente irritante: con gli “estremisti” dipinti come spiritati coglioni, i “pederasti” come osceni alieni, tutti coloro che hanno una minima fetta di potere come amorali e depravati, le donne o sante laiche come la signora Maigret o, perlopiù, stirpe di Satana, buone solo a soddisfare le voglie animali degli uomini e/o a rovinarli, il mondo di Simenon a volte toglie il fiato.
Ma Simenon è Simenon, e soprattutto Maigret è Maigret: e la purezza assoluta con la quale il commissario attraversa qualsiasi vicenda, senza che nemmeno la più piccola macchia si depositi sulla sua ingombrante figura, è commovente.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Intrigo ad Asmara di Giorgio Ballario, Edizioni del Capricorno 2020.
Gennaio 1937. Sul nuovo percorso ferroviario, onore e vanto degli ingegneri italiani, una fiammante littorina Fiat porta, in poco più di tre ore e mezzo e per tre volte al giorno, da Massaua all’Asmara. Un incredibile balzo verso l’alto, ammorbidito da curve, ponti, gallerie e altri semi-futuristici accorgimenti per collegare le due città, divise da un dislivello di 2.000 metri ed entrambe sotto il giogo dell’emergente e da poco proclamato Impero italiano. Impero apportatore di una serie di importanti cambiamenti anche per le forze dell’ordine, e in special modo per i carabinieri che, per volere del duce, saranno sostituiti dalla nascente Polizia dell’Africa Italiana (PAI). E, per il nostro maggiore dei carabinieri Aldo Morosini (questo è il quinto romanzo targato Ballario che lo vede protagonista), l’impellente necessità di fare una scelta. Tra le due possibilità, e cioè tornarsene in Italia e magari essere trasferito in una sede disagiata o invece passare al nuovo corpo di polizia, allettato da stipendio doppio e mantenimento del grado, non c’è storia. Ma passare alla Polizia dell’Africa Italiana vuol dire comunque un trasferimento nella sfolgorante Asmara, all’epoca la più bella, dinamica e moderna città del Continente Nero.
Un bel cambiamento anche climatico per Morosini, dal soffocante caldo umido delle rive del Mar Rosso, al fresco, ai prati verdi, all’aria fina dei duemila metri di Asmara e alle recenti e semi faraoniche modernità della nuova capitale dell’Eritrea. Non sarà più quindi la piccola, afosa e sonnolenta Massaua a fare da cornice alla nuova avventura del maggiore Aldo Morosini ma la bella Asmara fascista.
Con Morosini si trasferisce il fido maresciallo Barbagallo che, sostenuto dalla moglie, è passato anche lui al PAI. Ma per i due ex carabinieri non saranno né inizi tranquilli, né gioco facile. Neppure il tempo di guardarsi intorno, cominciare ad ambientarsi con i nuovi colleghi e sottoposti e con il comandante, colonnello Delle Piane, che il nostro maggiore e il fido maresciallo si troveranno a indagare sull’omicidio di una bella ragazza meticcia: Dafne Christodolou, metà greca e metà eritrea.
La vittima, brutalmente seviziata e strangolata in un campo, frequentava come etera o cortigiana d’alto bordo, oggi si direbbe escort, gli ambienti dell’alta società della capitale eritrea. Una brutta faccenda che si presenta subito piuttosto ingarbugliata.
Ma non basta perché, oltre a dover trovare gli assassini di Dafne, Morosini viene anche coinvolto in un’altra inchiesta dalle pressioni dell’ispettore Satriano, un agente dell’OVRA, la polizia segreta del Duce.
A Morosini non piacciano i metodi di Satriano, con il quale ha già collaborato in passato, ma non può tirarsi indietro e deve mettergli a disposizione parte dei suoi uomini per controllare presunte pericolose infiltrazioni comuniste nella colonia. Infiltrazioni finanziate, pare tra l’altro, dalla perfida Albione e a sostegno della resistenza antitaliana in Etiopia.
Ma la mano o le mani assassine che hanno ucciso la bella Dafne non si fermano. Una dopo l’altra altre due donne verranno uccise: Semira, sciarmutta eritrea, miserabile prostituta indigena e Luisa Battiston detta La Tripolina, lucciola italiana regolarmente schedata.
I tre omicidi potrebbero essere legati tra loro?  Insomma, per risolvere la situazione il povero maggiore sarà costretto a districarsi tra le spire di femmes fatales pronte a sedurlo, dovrà giostrare tra agenti segreti, giornalisti ficcanaso confinati in Africa da sporchi giochi politici, letali e crudeli ribelli etiopi e subdoli congiurati in uniforme.
Eh già, perché Morosini si troverà invischiato in un pericoloso complotto che sembra compromettere le altissime sfere militari. Un bel pasticcio in cui, per non rischiare il collo, dovrà muoversi in punta di piedi.
Giallo interessante e coinvolgente per la trama ma, soprattutto, per l’accurata ricostruzione storico-ambientale della vita e delle abitudini degli italiani in Africa poco prima della seconda guerra mondiale.

La stagione del fango di Antonio Fusco, Giunti 2020.
Un’altra notte difficile per il commissario Casabona nella sua bella casa sulle colline di Valdenza. Il Natale si avvicina e lui si è preso una decina di giorni di ferie per riposarsi, ma anche e soprattutto per fare i conti con se stesso e la sua nuova realtà. Da quando ha dovuto accettare la separazione da Francesca, sua moglie per più di venticinque anni, dorme male. Quando arriva la notte si fanno strada la malinconia e la rabbia. Lo tormentano i ricordi, le aspettative deluse, i rimpianti e l’unica soluzione sembra bere del rhum per non pensare e stordirsi e poi finalmente, verso le due o le tre, riuscire ad appisolarsi.
Ma quella mattina alle sei, ancora buio profondo, l’insistente suono del campanello lo risveglia implacabile. Chi può essere a quell’ora? Casabona non può certo immaginare che dietro la porta si trova Mauro Grisanti, dirigente della Criminalpol di Firenze, venuto per una formalità, una perquisizione delegata dall’autorità giudiziaria di Firenze. Con lui, taciturni, inquieti e imbarazzati, gli agenti della squadra di Casabona che asseriscono di non sapere… Sono là solo per ordine del questore.
Di cosa è sospettato il commissario?  Quando Grisanti appoggia sul tavolo il verbale completo di notifica, Casabona capisce che si tratta di un mandato di arresto in piena regola e riesce persino a scorgere che l’imputazione è omicidio. Sono venuti per arrestarlo. Reagisce immediatamente. Non fa una piega, chiede di potersi vestire, lascia socchiusa la porta di camera e, mentre gli agenti perlustrano le altre stanze, si cala dalla finestra. Sale in macchina, taglia la corda e richiude il cancello automatico dietro di sé per rallentare il loro inseguimento.
Ma non sa quale omicidio gli si imputa e perché. Come prima reazione, è quasi l’alba, vola in questura a svuotare i suoi cassetti e là, incontrando la sua vice, che ignora il tentato arresto del capo, scoprirà che il delitto per il quale è imputato è il barbaro omicidio del dottor Marco Romoli, l’uomo per il quale sua moglie ha chiesto e ottenuto la separazione.
Ora gli è tutto chiaro. Qualcuno ha fatto in modo da incastrarlo, ma come e perché?
Per fortuna nella sua squadra praticamente tutti sono convinti della sua innocenza e vogliono dargli una mano nelle indagini per scagionarsi. Ciò nondimeno, per salvare il suo onore dall’infamia e liberarsi da tutte le accuse, dovrà darsi da fare, ma anche accettare la delusione di quei falsi amici che si rivelano solo dei vigliacchi pronti a tradire. E, da latitante, trovare il modo di scoprire perché si è voluto trasformarlo nel capro espiatorio di una sporca operazione di camorra. Insomma, dovrà  smontare a fatica e con pazienza, pezzo per pezzo, la macchina del fango che qualcuno ha messo in moto per rovinarlo.
Stavolta Fusco ci regala un giallo particolare, molto diverso dai precedenti, che ci rimanda in parte al celebre film Il fuggitivo interpretato da Harrison Ford. Due diversi piani narrativi in parallelo: quello dei cacciatori e quello della selvaggina, il fuggitivo Casabona che stavolta si trova dall’altra parte della barricata e deve fare di tutto per togliersi di dosso quell’infamante accusa, tenuta artificialmente in piedi anche per giochi di potere che vogliono le prime pagine dei giornali.
Romanzo appassionante che si legge di volata. Buon relax, ora che è finito, commissario Casabona.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Cena con mistero di Geronimo Stilton, Piemme 2018.
“Ciccetto!!! Scendi subito! Dai, non fare il fifone!”. Questa è Tenebrosa, la fidanzata di Geronimo, che lo invita ad una cena con mistero. Per fortuna ha invitato anche Tea, la sorella di Geronimo, altrimenti sarebbe stato fritto!
Accettato l’invito si dirigono verso Casteltenebrax. La cena con mistero, a cui partecipano altri strani invitati, si svolge così: verrà rubata una tomba falsa e chi la ritrova sarà il vincitore.
C’è una lunghissima tavola apparecchiata e, appena arriva il primo piatto, la luce si spenge e tutti gli invitati incominciano a urlare. Cosa sarà successo? È tutta una finta? Riuscirà Geronimo a superare anche questa prova?
Un libro pauroso e nello stesso tempo divertente.
Leggetelo!

Le letture di Jessica

Cari bambini,
oggi vi presento Sesto viaggio nel regno della fantasia di Geronimo Stilton, Piemme 2005.
Vermelia, la cattiva Regina delle Regine delle Streghe, vuole impossessarsi dello Zaffiro Blu custodito dal saggio Azul.
Con questo potente cristallo, insieme al Grande Rubino di Fuoco che ha già con sé, potrebbe conquistare il Regno della Fantasia.
Geronimo Stilton dovrà impedirlo in ogni modo. Aiutato da un’arpa parlante che suona melodiosamente, una penna chiacchierona che scrive solo la verità e un cavaliere misterioso che cerca la sua amata.
Incontrerà anche nuovi amici come l’oca, lo scarafaggio, il drago, il camaleonte pronti ad aiutarlo ma dovrà anche combattere contro orchi, la Regina dei dolci, il Re dei giocattoli e un grande libro che vuole rinchiuderlo fra le sue pagine.
Mamma mia!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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