Indipendenza – Javier Cercas

Javier Cercas
Indipendenza
Guanda, 2021
Traduzione di Bruno Arpaia
Recensione di Patrizia Debicke

Anche quel sabato mattina di luglio, come ormai ogni fine settimana da quattro anni, il 34enne poliziotto Melchor Marín arriva nel piccolo cimitero adagiato sul fianco della collina alla periferia di Gandesa. Con delicatezza ripulisce con uno straccio umido la lapide della tomba della moglie Olga Ribera (1978-2021), cambia l’acqua nel vaso e sostituisce con un mazzo di fiori freschi quelli appassiti. Poi l’aggiorna sui fatti della settimana, pochi di solito. Le parla soprattutto della loro figlia Cosette (chiamata come la figlia adottiva di Jean Valjean dei Miserabili), che ormai ha quasi sette anni. Dopo mezzora circa s’incammina e, passando accanto alla cappella marmorea della famiglia Adell, imbocca la stretta stradina fiancheggiata da cipressi. Alla rotonda successiva, seduta sui gradini sotto la grande croce di pietra, vede Rosa Adell. Melchor ha conosciuto Rosa, madre di quattro figlie grandi e coetanea di sua moglie Olga, quattro anni prima, quando ha indagato sulla sanguinosa morte dei suoi genitori e della loro cameriera romena per poi far arrestare il marito che aveva commissionato il brutale assassinio. Prendono un caffè insieme. Rosa ora gestisce il complesso aziendale di famiglia con l’unico aiuto del solido e roccioso novantenne signor Grau, sempiterno amministratore delle Graficas Adell. Le quattro figlie di Rosa, più grandi di Cosette, sono andate a studiare a Barcellona.
Ispirato dal “mosso d’esquadra” che nel 2017 eliminò i terroristi di Cambrils, Javier Cercas ha creato in Terra Alta (2019) il poliziotto Melchor Marín: figlio di una prostituta assassinata, ex detenuto, impenitente grande lettore di romanzi classici (innamorato soprattutto de “I miserabili” di Víctor Hugo), intelligente e veloce nel suo lavoro, che dopo aver perso la moglie Olga è rimasto solo con la figlia Cosette, allora una bambina di tre anni.
Melchor che, quando serve, fa pulizia e blocca drasticamente un giro di sfruttamento di minorenni di colore; studia alla facoltà di Informazione e Comunicazione della Clau e dà una mano nella biblioteca cittadina, forse in attesa di vincere un concorso per lasciare la polizia e farsi assumere. Legge sempre quando e quanto può (romanzi non contemporanei per sé o la sera ad alta voce alla figlia, per farla addormentare) e ha accettato di fare il giurato per un concorso letterario, compito che lo costringerà persino a fare un discorso alla cerimonia di consegna dei premi.
Lo ritroviamo in questo nuovo romanzo, Indipendenza. Melchor Marín, uomo schivo, dotato di intelligenza e delicatezza che si coniugano tuttavia con una violenza mirata. Dunque Marin è un personaggio a sé, molto particolare, da inserire a pieno titolo nella galleria dei protagonisti dei gialli degli ultimi decenni, al fianco di Pepe Carvalho di Vázquez Montalbán o di Kurt Wallander di Henning Mankell.
Ma i suoi ozi di Gandesa vengono interrotti dall’ispettore Blai, suo vecchio ex sergente promosso a dirigere la Sezione centrale Indagini sulle persone presso la sede del corpo catalano dei Mossos d’Esquadra, nel complesso Egara vicino a Barcellona, che gli chiede il favore di trasferirsi per il tempo necessario nella metropoli catalana per prendere parte a una missione speciale. Dovrebbe dargli una mano a sbrogliare un caso complicatissimo di soldi e caste, che impone di agire con destrezza e sotto copertura. Qualcuno sta ricattando Virginia Oliver, la multiforme, duttile e pragmatica sindaca della città, minacciando di mettere in circolazione un video porno di tanti anni prima. Lei ha già pagato trecentomila euro tentando di incastrare i ricattatori che puntualmente si sono ripresentati chiedendo altrettanto. E lei sarebbe persino disposta a pagare ancora… Ma Blai monta un squadra ad hoc formata dal Sergente Vasquez e da Melchor con l’intento bloccare il criminale gioco al rialzo. A Barcellona Melchor si sistema con Cosette da Vivales, avvocato e amico paterno che lo aveva aiutato da ragazzino. Ma la caccia al ricattatore si presenta subito molto complicata. Tanto per cominciare bisogna capire se il ripetuto tentativo di estorsione non celi un preciso progetto di destabilizzazione politica, visto che il caso ruota intorno alla sindaca, una camaleontica opportunista che nel corso della sua lunga carriera politica è stata in grado di affermare tutto e tutto il suo contrario.
La vicenda si svolge a Barcellona, nell’estate del 2025, quando la sindaca messa sotto ricatto non dovrebbe essere più Ada Colau (anche se evidentemente il personaggio di Victoria Oliver la rispecchia perfettamente). Ragion per cui Cercas scrive di un caso immaginario per descrivere il presente di una Catalogna intrecciata con il movimento sovranista. Un Catalogna in balia solo di una ricca e potente collettività (vedi Casas, Vidal e Rosell), frutto di generazioni di figli di papà, abituati ad agire impunemente come i padroni naturali della regione, depravati fino alla nausea, cinici, corrotti e che, dall’alto della potenza sociale ed economica garantita dalla loro classe sociale, manipolano la vita altrui. Davanti a loro, Ricky Ramírez, vecchio compagno di scuola figlio di un sindacalista, è solo un povero tapino da usare e disprezzare.
Javier Cercas racconta il presente e, attraverso un giallo teso, popolato da personaggi significativi, delinea un ritratto spietato delle varie élite locali politico-economiche.
Un caso complicato e controverso che costringerà Marin a fare i salti mortali per varcare i confini di quella zona grigia in cui regnano il cinismo, l’ambizione sfrenata e la corruzione di coloro che esercitano il potere nell’ombra. Un ottimo romanzo poliziesco, dal ritmo serrato e ricco di intrighi fino alla fine, e un caso importante per Marin, segnato dal dolore di non aver mai scoperto gli assassini di sua madre, in cerca di spiegazioni alla sua vicenda personale.
Tra i personaggi che affollano meritoriamente la trama segnalo il bipolare bravo poliziotto Vàzquez e l’ottimo vero “padre di fatto” di Melchor, l’avvocato Vivales, che ha sempre versato 250 euro al mese a Open Arms. Allusiva la pluralità dei significati del titolo: politica, personale, fisica e morale. Melchor Marin ormai beve solo Coca-cola, s’abbandona ai superalcolici solo dopo qualche vendetta, magari ascoltando Like a Virgin di Madonna. Molto sfiziosa l’idea di Melchor Marin assediato da ammiratori che hanno divorato le pagine delle sue eroiche avventure nel romanzo Terra Alta, che lui invece non ha ancora letto.

Javier Cercas è nato nel 1962 a Ibahernando, Cáceres. La sua opera, tradotta in più di trenta lingue, è pubblicata in Italia da Guanda: Soldati di Salamina (Premio Grinzane Cavour 2003), Il movente, La velocità della luce, La donna del ritratto, Anatomia di un istante, Il nuovo inquilino, La verità di Agamennone, Le leggi della frontiera, L’avventura di scrivere romanzi (con Bruno Arpaia), L’impostore, Il punto cieco, Il sovrano delle ombre e Terra Alta. Anatomia di un istante ha vinto nel 2010 il Premio Nacional de Narrativa e nel 2011 il Premio Salone Internazionale del Libro di Torino e il Premio Letterario Internazionale Mondello. L’impostore è stato finalista al Man Booker International Prize 2018. Terra Alta ha vinto nel 2019 il Premio Planeta.

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