Muro di nebbia – Michele Catozzi

Michele Catozzi
Muro di nebbia
TEA, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Ben tornato commissario Aldani: burbero, abitudinario, mente fina, la cinquantina passata da poco, tre figli piccoli che gli piacerebbe godersi di più e una moglie bella e intelligente che lo vorrebbe incline alle tentazioni culinarie, trasferito da poco a Mestre con la famiglia.
E però martedì, 12 novembre 2013, non sarà un buon risveglio per il commissario Nicola Aldani. Una telefonata della Questura ha appena interrotto il suo dormiveglia. Quando chiude la comunicazione ormai del tutto è sveglio. «Hanno trovato un cadavere, devo andare» spiega a sua moglie Anna, svegliata anche lei dalla suoneria. Sta per albeggiare e una fitta foschia avvolge Mestre. Siamo in autunno inoltrato, foriero di freddo e umidità. Aldani passa a prendere in macchina l’ispettore Manin che l’attende già per strada e alle sue domande borbotta brusco e a mezza bocca: «Una brutta storia, una disgrazia», e, senza distogliere lo sguardo dalla strada, spiega infine: «Una studentessa di Ca’ Foscari è stata appena ritrovata morta nel fondo di una calle».
All’imbocco del ponte della Libertà la nebbia lo costringe a rallentare. Lasciano la macchina nel cortile della Questura e raggiungono la Porta d’acqua, per poi mettere piede sulla volante e raggiungere Venezia con la densa nebbia che grava sulla laguna, annullando persino i confini tra riva e canale.
All’arrivo trovano sul posto un gruppo indistinto di persone che si aggirano intorno al cadavere, quasi come fantasmi.
Il commissario Aldani si fa avanti per studiare il cadavere della ragazza, lasciato sui masegni di un sotoportego senza uscita in riva al Canal Grande, accessibile soltanto da una stretta calle. Un mare di sangue inonda il selciato tutto intorno. Oscenamente sfigurata da morta, dopo essere stata drogata e assassinata con una mezza dozzina di coltellate allo stomaco, la ragazza giace riversa a terra. I suoi documenti dicono che ha ventiquattro anni e frequenta un corso di specializzazione alla Ca’ Foscari. Ma chi mai l’avrà attirata in quella specie di trappola per farne scempio?
Prima di mettere a fuoco altri particolari, il commissario Aldani e la dottoressa Privitieri, la piemme che l’ha raggiunto sulla scena del crimine, notano che la vittima pare quasi sia stata messa in posa dopo morta. Uno spaventoso delitto che viene a guastare la pace e la bellezza autunnale della laguna. Come la prenderanno sindaco, prefetto, questore, il rettore della Ca’ Foscari e soprattutto media e cittadini? Non è difficile immaginare la loro reazione. Si scateneranno tutti e l’unica parola d’ordine sarà: individuare prima possibile l’omicida. Da subito, richieste e pressioni vengono rovesciate sul commissario Aldani e la sua squadra. Si chiede che il colpevole – il mostro di Venezia, come lo hanno già definito le testate mattutine della stampa locale e nazionale – venga immediatamente braccato e arrestato. Ma le prime, frenetiche indagini, allargate in ogni direzione, sembrano sbattere inesorabilmente contro lo stesso implacabile muro di nebbia che ha imprigionato la laguna. Pare sia impossibile imboccare una pista concreta. Come se non bastasse, certe modalità dell’omicidio, esaltate dalla cassa di risonanza mediatica e dalla smania di protagonismo di un noto psichiatra che comincia a blaterare in televisione di serial killer, fanno temere che potrebbe non trattarsi di un caso isolato. Venezia ha paura.
Aldani va avanti, ma i potenziali sospetti si rivelano alla prova dei fatti una bolla di sapone. Si susseguono false rivelazioni, montature, pseudo ricatti e attacchi indiscriminati che coinvolgeranno persino la crema di Ca’ Foscari, il celebre ateneo veneziano. Fino al punto che spinte e pressioni dall’alto costringeranno autorità e questura ad allargare la compagine investigativa. Arriva pertanto da Roma un sostegno inaspettato: un’agente dell’Unità di analisi del crimine violento, la giovane e bella commissaria Dalia Santoro. Aldani non vorrebbe che la nuova venuta falsasse gli equilibri della sua consolidata squadra o lo costringesse a cambiare le sue abitudini investigative, ma ammette francamente di aver bisogno di aiuto. Dopo una settimana, infatti, verrà ritrovato il cadavere di un’altra ragazza… e anche stavolta si tratta di una studentessa della Ca’ Foscari, compagna di studi della prima vittima. Ogni plausibile pista pare evaporare e neppure la consulenza, imposta forzosamente dall’alto, del noto psichiatra riuscirà a sbloccare la situazione. Per incastrare l’assassino e risolvere il caso, al commissario Aldani non resterà che muoversi sottotraccia, da cane sciolto, con l’inossidabile appoggio della squadra e dei suoi amici.
Accanto a lui infatti ricalcano le scene Schinco, ovverosia Claudio Danieli, il compagno d’infanzia diventato giornalista del Gazzettino, il capitano Colucci della Guardia di Finanza, l’insostituibile ispettore che porta con discrezione il nome Manin, e l’irrinunciabile Vitiello, poliziotto di origini rigorosamente laziali trapiantato a Venezia, sempre al timone del Toni, vecchio, mitico e rombante motoscafo della sezione Mare, minacciato di disarmo. E la felice new entry della commissaria Santori che saprà mostrare alla squadra le sue qualità.
È sempre Venezia l’ideale scenario e la grande indiscussa coprotagonista del quarto caso del commissario Aldani, non la Venezia da cartolina ricordo, con San Marco, il sole e le gondole, ma una città diversa, sconosciuta ai più e bagnata dalla nebbia di novembre che implacabile gela le ossa. Una città in cui aleggia sinistra e in agguato l’ombra paurosa della morte con la sua falce pronta a colpire.
Anche stavolta Catozzi e il suo commissario Aldani ci piacciono e ci intrigano. La trama è avvincente, l’attenta caratterizzazione dei personaggi come sempre stuzzicante e azzeccata. La sua magica e cinematografica Venezia, poi, a tratti sembra addirittura palpabile.

Michele Catozzi, nato a Mestre nel 1960, ha vissuto a lungo in Veneto. Ha passato molti anni a Treviso, dove si è occupato di editoria e giornalismo. Dopo aver scritto diversi racconti, pubblicati in antologie e riviste, nel 2015 ha pubblicato Acqua morta, il primo romanzo della serie che vede come protagonista il commissario Nicola Aldani, cui hanno fatto seguito Laguna nera (2017) e Marea tossica (2019).

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