Lontani parenti – Veit Heinichen

Veit Heinichen
Lontani parenti
Edizioni e/o, 2022
Traduzione di Monica Pesetti
Recensione di Patrizia Debicke

Torna in scena Proteo Laurenti, ora vice questure aggiunto, con i compagni di squadra (e qualche new-entry) e con l’apporto della variegata famiglia Laurenti.
Il preludio è a giugno, a Montecarlo, con l’uccisione per strada di Jacques Minuzzi, un ricco cittadino monegasco. L’omicidio, secondo il funzionario in carica della Police Judiciaire, potrebbe essere la vendetta su un figlio per le colpe del padre durante la II guerra mondiale. Di mezzo ci sarebbe il testamento di un’anziana signora, mai sposata, mutilata di guerra, e residente a Chambéry, in Savoia.
E si salta a febbraio, otto mesi dopo: a Trieste c’è tempo ballerino, vento teso. Mentre in città è arrivato qualcuno dalla Francia con idee chiare e intenti criminosi, il nostro Laurenti deve fare i conti con l’addensarsi di temporali domestici: prima la fuga di nonna e pronipote con conseguente caccia al tesoro per Trieste per ritrovarle, poi fortunatamente recuperate e ricondotte all’ovile dalla 95enne amica Ada. E quando finalmente quel sabato sera Proteo Laurenti riesce a mettere i piedi sotto la tavola per la cena organizzata da sua moglie Laura, in cui dovrà affrontare la decisione di Livia, ormai trentenne, di sposare il suo Dirk, l’avvocato di Francoforte, ragion per cui dovrà rassegnarsi all’idea del genero tedesco e organizzare un matrimonio civile a maggio, con sposa in rosso e catering diretto e gestito dal figlio Marco. Neppure il tempo di digerire la cena e la notizia, dormire qualche ora e il cellulare della grintosa ispettrice capo Pina Cardareto, di turno quella domenica, lo informa del ritrovamento di un cadavere a Prosecco (frazione di Trieste sull’altopiano carsico, a metà strada circa tra Opicina e Santa Croce). Un morto giace davanti al Memoriale, monumento dei caduti sul Carso, dove si commemorano le vittime dell’occupazione nazista e del fascismo. Un luogo carico di simbolismo. Il monumento è stato imbrattato con una svastica al contrario, tracciata con vernice rossa fluorescente. Nell’aria svolazza un drone intento a riprendere la macabra scena del delitto.
Come se non bastasse, appena finiti i rilievi su quel primo cadavere, il morto è tal Giorgio Dvor ucciso da una freccia di balestra che l’ha colpito al cuore, Laurenti viene chiamato per un secondo omicidio. Stavolta la vittima, il settantunenne Lauro Neri, è stata ammazzata, sempre con freccia lanciata da una balestra, poco lontano sulla salita che porta al Santuario Mariano del Monte Grisa.
Due uomini uccisi nel giro di poche ore, tutti e due con una balestra professionale, è logico pensare alla stessa mano. Ma quando i due omicidi vengono collegati dall’ostico e tignoso procuratore capo Pasquale Cirillo (il so tutto e ho fatto tutto io), che reclama la direzione delle indagini, ad altri avvenuti negli ultimi mesi in zone più o meno limitrofe, il caso potrebbe inserirsi in un contesto politico. Per Laurenti però, tutta la faccenda puzza di bruciato, ragione per cui bisogna cambiare prospettiva, intanto risalendo al burattinaio del drone-spia. Per non guastarsi del tutto la domenica, decide tuttavia di farsi una pizza a Barcola con la famiglia. A cui naturalmente dovrà spiegare il perché della levataccia. E descrivere lo sfregio al Memoriale. Per lui l’attuale atmosfera politica italiana è sconvolgente tanto più che le terribili atrocità belliche delle SS durante l’occupazione tedesca e i numerosi omicidi dei partigiani sloveni nel dopo guerra non hanno risparmiato quasi nessuna famiglia che abitava a Trieste e dintorni… Ironia della sorte, in un momento in cui il populismo è in gran crescita e parte dell’attuale politica italiana fomenta e incoraggia il ravvivarsi delle rivendicazioni.
Con l’avanzare delle indagini, Proteo Laurenti si renderà conto che le cause della catena di delitti non sono da ricercare nel presente ma nel passato, nella guerra, nell’occupazione tedesca dopo l’8 settembre, nelle atrocità legate alla Risiera di San Sabba, alla Resistenza. I collaboratori hanno sostenuto il dominio nazista, pronti a cambiare cappello con l’invasione e le successive mostruose e incontrollate vendette dei partigiani di Tito. E le conseguenze morali e politiche delle numerose deportazioni ed esecuzioni sommarie allungano inesorabilmente i tentacoli fino ai giorni nostri.
Gli omicidi con cui deve fare i conti il Commissario Laurenti sono atti di vendetta. E forse i ricordi dei triestini più anziani possono aiutare a prevenire altri crimini e nuove vittime. Ma quello che l’ispettore non sa è che Trieste non perdona né dimentica. Nella città portuale, ognuno ha la propria verità e tace, anche se la prossima vittima di un balestriere sconosciuto è là fuori da qualche parte, con il carnefice pronto a colpire ancora.
Il lettore conosce i fatti dai resoconti della storia su quei terribili giorni. Giorni che si sperava fossero stati superati. Ma così non è. Affidandosi a una fiction, Veit Heinichen racconta il passato di Trieste, il passato di una città che non riesce ancora a dimenticare le lunghe ombre e fa una vera e propria rivalutazione storica servendosi della sua trama.
Ancora una volta una storia ben congegnata, con personaggi credibili, ben costruiti e dialoghi brillanti e coinvolgenti, che si trasformano nel gustoso condimento di questo nuovo giallo/noir di Veit Heinichen. Imperdibile l’attonita “reazione” di Laurenti nell’accettare la possibilità che forse la figlia Patrizia è incinta, mentre il suo storico fidanzato è in navigazione da mesi.
E se i libri di Heinichen, tradotti dal tedesco da Monica Pesetti, non riscuotono in Italia il successo che meritano, in Germania il commissario Laurenti, salernitano trapiantato a nord, è il fortunato protagonista di una omonima e famosa serie televisiva ormai da moltissimi anni.
Il valore di quanto dice Heinichen va ascritto soprattutto all’acuta analisi politica, sociologica, economica e di usanze. Ci parla di Trieste come di una città ricca, privilegiata, ma con una matrice sregolata che la rende violenta e razzista, dove gli outsider, ex galeotti o stranieri, immigrati regolari e non, diventano troppo spesso oggetto di aggressioni, di violenza, di ostracismo. Veit Heinichen condanna senza peli sulla lingua questa nuova e inquietante forma di razzismo, di populismo, di cui spiega le motivazioni scontate legate alla più recente storia europea, alle insurrezioni armate che ne hanno mutato il volto, alle guerre che ne hanno piagato il confine orientale e alle migrazioni oceaniche che caratterizzano questa era storica e che forze politiche sempre più presenti vorrebbero arrestare.
Quadro che, con gli attuali equilibri che vorrebbero affermarsi in Europa, pare purtroppo destinato a peggiorare.

Veit Heinichen, scrittore noir di gran successo, di nazionalità tedesca ma che da molti anni ormai vive a Trieste, ambienta le sue inchieste politicamente scomode e coraggiose in una città dove il noir nordico sposa quello mediterraneo. Le Edizioni E/O hanno pubblicato I morti del Carso, Morte in lista d’attesa, A ciascuno la sua morte, Le lunghe ombre della morte, Danza macabra, La calma del più forte, Trieste. La città dei venti, scritto assieme ad Ami Scabar, Nessuno da solo, Il suo peggior nemico, La giornalaia, Ostracismo e Borderless.

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