Sveltine di Inachis Io

sveltine Inachis IoSi va dalla passione per il cioccolato all’amore di una vita, dalle relazioni virtuali all’amore “rubato” (ma sarà poi davvero così?), dal tradimento al classico ménage a trois, dall’amore irrimediabilmente perduto al futuristico “social sex” del futuro… Brevi racconti di raffinato erotismo conditi spesso dal sentimento, o almeno dalla passione divorante.

Il misterioso autore si cela dietro lo pseudonimo di Inachis Io. Di lui sappiamo che è un uomo sposato (capito, donne?) con figli che nella vita lavora con le parole e per passione scrive racconti che pubblica (anche) sul sito Dire fare l’amore.

15 racconti che si leggono in un tempo brevissimo (quindici, dieci minuti, anche meno), pubblicati da Emma Books e disponibili solo in formato elettronico. Questo è il link per acquistarli su Amazon a un prezzo più che accessibile.

I titoli:

Il gioco
Sai tenere un segreto?
Il primo bottone
Passepartout
Cose che possono succedere alla tua vita sessuale in dieci minuti
Dopamina
Calibro 18
iSex
Finestra sul cortile
Strip poker
Adrenalina
Il reggiseno no
La venticinquesima ora
Quattro chiamate senza risposta
La scopata al contrario

“Morto e mangiato” e il ritorno di Jeeves

Cattura Morto e mangiatoSegnalo un’iniziativa a scopo benefico ideata da Paolo Franchini e Chiara Poli. Si tratta di Morto e mangiato, un’antologia di 100 storie zombie donate da altrettanti autori. Poche, semplici regole: scrivere una storia da 1800 caratteri (spazi compresi) nella quale gli zombie siano protagonisti e inviarla (insieme a biografia e liberatoria) entro il 2 novembre 2013 con la modalità indicata sul sito (alla voce Contatti).

Attenzione: se si arrivasse prima a 100 racconti, il termine verrebbe anticipato.

I guadagni saranno devoluti a A.I.S.EA Onlus e Associazione ST Onlus.

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Per una volta una buona notizia: Jeeves, il maggiordomo di Bertie Wooster nato dalla splendida penna di P.G. Wodehouse, che tante estati della mia vita ha accompagnato, tornerà nel primo sequel autorizzato a opera di Sebastian Faulks. Uscita prevista in UK, novembre 2013.

Nemmeno il tempo di sognare di Pierluigi Porazzi

Nemmeno il tempo di sognareQuando l’ispettore Cavani è uscito dall’ufficio, Erri appoggia la schiena alla poltrona e chiude gli occhi. Gli fa sempre un certo effetto, emettere un mandato di arresto. Sa che dietro a ogni persona c’è una famiglia, ci sono motivazioni, dolore, rabbia. Spesso quelli che finiscono in prigione sono gli anelli più deboli della società, quelli che non ce la fanno a vivere la miseria quotidiana, che si rifugiano nella droga o che cercano di fare una rapina in banca con un taglierino. I veri criminali, in Italia, non ci vanno mai, in galera. [pag. 36, Nemmeno il tempo di sognare, Marsilio 2013]

È in libreria il secondo romanzo di Pierluigi Porazzi, Nemmeno il tempo di sognare (disponibile anche in ebook). Squadra che vince non si cambia: stesso editore del primo romanzo, L’ombra del falco (buon successo di pubblico e critica e tradotto anche all’estero), stesso investigatore, Alex Nero.

La transessuale Barbie è stata uccisa e i sospetti ricadono sull’ultimo – e più assiduo – cliente, Stefano Sonnino. Ma Annalisa Sonnino è convinta dell’innocenza del fratello e contatta un vecchio compagno di scuola, Alex, per indagare più a fondo. Sonnino non era certo l’unico frequentatore di Barbie: altri nomi, ben più illustri, potevano avere interesse a tenere nascosta una relazione scottante. Ma la procura sconsiglia di guardare oltre e il giudice Erri Martello ha le mani legate. Chi meglio di Alex Nero, ex poliziotto che non ha più nulla da perdere, può indagare dove non è lecito cercare?

Pierluigi Porazzi è una cara persona e mi ha persino citata nei ringraziamenti finali. Ringrazio a mia volta, lieta di ritrovarlo in piena forma al banco di prova della seconda opera narrativa, e gli faccio qualche domanda.

pierluigi porazziAB –  Tra L’ombra del falcoNemmeno il tempo di sognare sono passati quasi tre anni. Cosa è cambiato nel frattempo?
PP – A livello personale, credo di essere cresciuto, anche come scrittore, dopo aver avuto la possibilità di lavorare con Marsilio per l’editing di L’ombra del falco.
Nella realtà che ci circonda è cambiato qualcosa in peggio: c’è sempre meno fiducia nel futuro, sempre più disperazione. Si respira un’atmosfera molto cupa, di grande incertezza e rabbia. E la conseguenza logica è un aumento esponenziale della violenza.

AB – A pagina 70 c’è un omaggio a Sebastian Fitzek (La terapia): come mai?
PP – Perché è un autore che ho scoperto da alcuni anni, un autore europeo, che amo molto e che dimostra come il thriller di qualità non sia solo prerogativa dei grandi scrittori anglosassoni.

AB – Bellissimo l’incontro tra Erri e Marika. Grazie per averci ricordato che ci si può innamorare anche dopo l’adolescenza. Ma grazie, eh 🙂
PP – Un po’ di ottimismo ci vuole, anche in un romanzo noir! 😉
(Nota della blogger: questa può capirla solo chi ha letto il romanzo…)
Scherzi a parte, ritengo che ci si possa innamorare a qualunque età. Certo, la maturità dà più consapevolezza, o almeno dovrebbe, si conoscono di più la vita e il mondo, e il sentimento è condizionato dalle esperienze già vissute. È senz’altro un sentimento più profondo e sentito.

AB – Come ti sei trovato a lavorare con personaggi seriali? Alex Nero, Santoruvo, Erri Martello, persino Il Profeta…
PP – Sono personaggi a cui mi ero affezionato durante la stesura del primo romanzo, e che mi è piaciuto riportare in scena. Nel frattempo qualcosa è cambiato, per ognuno di loro, perché Nemmeno il tempo di sognare non è immediatamente successivo, come tempi, a L’ombra del falco. Scrivendo, mi sono trovato decisamente a mio agio, con i personaggi che tornano in questo nuovo romanzo.

AB – Le premesse da cui muove il romanzo non sono vere ma sono verosimili: non hai temuto di urtare la suscettibilità di qualcuno?
PP – No, perché, come giustamente scrivi, i fatti di cronaca portano alla luce situazioni e vicende che tutti sanno che esistono. Legami tra escort, trans e personaggi politici o di potere sono stati sulle prime pagine dei giornali molte volte, negli ultimi anni, ma non solo. Anche in passato si sono verificati casi analoghi. Poi, spesso, la realtà supera addirittura la fantasia: uno degli episodi che racconto nel romanzo riguarda un giudice che viene ricattato per le sue frequentazioni con una transessuale, e nella realtà è accaduto, dopo che avevo finito di scrivere il romanzo, un caso simile, solo che nella realtà questo giudice pare ricevesse le trans addirittura nel suo ufficio in tribunale, cosa che difficilmente un autore avrebbe osato scrivere, tanto sembra poco verosimile.

AB – Non posso non rimarcare l’incredibile rimescolamento di carte che rende implausibile ogni intuizione del lettore. Sai come succede quando leggi un giallo: già dal primo omicidio ti sforzi di leggere tra le righe e indovinare il nome dell’assassino. Ovviamente nel tuo romanzo è impossibile riuscirci. Tu, invece, come sei riuscito a creare questo meccanismo?
PP – In teoria dovrebbe essere possibile scoprire chi è l’assassino: come ne L’ombra del falco ho disseminato qualche piccolo indizio che potrebbe aiutare il lettore a scoprire la verità. Creare un meccanismo di questo tipo è una delle sfide più difficili, nella scrittura di romanzi gialli, ed è frutto di molto lavoro e fatica. Un lavoro che ritengo necessario, proprio per fare in modo che, alla fine, tutte le caselle del puzzle finiscano al loro posto.

AB – I moventi del crimine sono quelli tradizionali, i soldi e l’amore. Qua però sono declinati in terra friulana. Qual è la specificità di Udine come “città criminale”, oggi?
PP – Una specificità di Udine è il suo recente passato. Un passato di civiltà contadina, in cui una serie di valori era sentita in modo molto forte, in cui la criminalità quasi non esisteva. La società di questi anni è profondamente mutata, e Udine è diventata molto più simile alle altre città. Questo ha inevitabilmente creato un certo spaesamento; chi ha vissuto la vecchia realtà friulana non può non restare stupito di fronte a ciò che accade di recente. È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo omicidio, che ha catalizzato l’attenzione dei mass media nazionali, la scorsa estate un altro duplice omicidio a Lignano. E la serie è destinata ad aumentare, perché sia la crisi, di cui tanto si parla, sia la mancanza di riferimenti per le nuove generazioni stanno portando miseria e infelicità. E rabbia. Rabbia che si traduce in violenza, contro se stessi o verso gli altri. La speranza è che venga compreso in tempo il rischio che tutti stiamo correndo.

Sperando di rivederci presto, ti ringrazio di cuore per la bellissima intervista!

Il sole illumina implacabile l’andirivieni di piccole esistenze, uomini e donne che si aggirano impazziti, inconsapevoli dell’inutilità delle loro vite, della piccolezza delle loro ambizioni. Ognuno con il suo buio dentro, ognuno con il proprio inferno.
Negli occhi che incrocia camminando, Alex Nero vede solo rabbia, frustrazione, rassegnazione. La crisi senza fine degli ultimi anni ha colpito tutti. È iniziata con l’euro e l’ingresso in Europa, che ha dimezzato tutti gli stipendi. Poi la crisi finanziaria, una crisi di numeri, che ha eroso conti in banca e certezze. I disoccupati aumentano ogni giorno, e nessuna famiglia riesce a farsi bastare più nemmeno due stipendi. Se continua così, pensa Alex, ci sarà una rivoluzione. I banchieri e i potenti che sono seduti nelle stanze dei bottoni non capiscono che la miseria crea disperazione, e quando la gente è disperata e non ha più qualcosa da perdere, diventa pericolosa. [pag. 192, Nemmeno il tempo di sognare, Marsilio 2013]

Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore

nessuno indispensabile fiore[…] Il momento successivo, l’attesa della risposta del pubblico, era quello che temeva di più. E la risposta fu lapidaria: dieci secondi di silenzio. Dieci secondi, alla fine di quel discorso, pesavano trent’anni. Trent’anni di lotte, di manifestazioni della Cgil a braccetto coi compagni della sezione Majakovsij di Borgata Finocchio, picchetti, campeggi a Caorso, notti di attacchinaggio, rincasate all’alba con la moglie che urla perché puzzi di colla e sporchi le lenzuola, e abbassa la voce che svegli i ragazzini, e vattene fuori di casa, e dormi in macchina, e le risate in sezione il giorno dopo, e Guccini, e Rino Gaetano, e Stefano Rosso, «che bello | due amici una chitarra e uno spinello», e le occupazioni di Pietralata per fare il centro sociale, e le ronde, e il cineforum, e il presidio sotto al ministero, e i gruppi di recupero dall’eroina, e i funerali di quelli che invece c’erano rimasti sotto, la sensazione di essere gli unici sopravvissuti della Storia, ma la vita continua, e allora le foto delle ferie a Cuba col sigaro in bocca e il ciuccio e il bambino emaciato, davanti al murales di Fidel Castro, e insomma tutto quell’armamentario di comunismo elementare e borgataro che per trent’anni aveva tenuto insieme migliaia di Arturo Melogna in tutto il mondo, e che infatti quel martedì mattina si confermava finito per sempre, senza nessuna speranza di remissione. Così. Dieci glaciali, interminabili secondi in cui il sindacalista della Montefoschi fissò ad uno ad uno i dodici spettatori mentre i dodici spettatori fissavano lui.

Dal romanzo surreale Nessuno è indispensabile (anche in ebook) di Peppe Fiore, Einaudi 2012. Scheda sul sito dell’editore.

Un’inspiegabile catena di suicidi sta falcidiando i dipendenti della Montefoschi, fiorente azienda casearia laziale. L’indolente ricerca di motivazioni fa emergere il ritratto di una generazione fallita, sola e corrotta. Non si salva nessuno, perché nessuno è – appunto – indispensabile. Il che spiega molto di ciò che sta accadendo in questi giorni ai piani alti. Letto con una certa mestizia, consigliabile, per lo più.

Premio Tedeschi e Premio GialloStresa

bandi e concorsiAncora due segnalazioni per chi ha un romanzo o un racconto nel cassetto. Segnalazioni valide perché – come è giusto che sia – non è richiesto alcun contributo per partecipare. Attenzione alle scadenze e… in bocca al lupo!

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Il Giallo Mondadori bandisce il premio Alberto Tedeschi, edizione 2013, per il miglior romanzo giallo italiano inedito.
Sono ammesse solo le opere in lingua italiana, inedite, mai pubblicate neppure parzialmente. I romanzi dovranno avere una lunghezza minima di 200 cartelle dattiloscritte e una massima di 250 […] e dovranno essere inviati al seguente indirizzo:

PREMIO ALBERTO TEDESCHI 2013
c/o IL GIALLO MONDADORI
20090 SEGRATE (MILANO)

entro e non oltre il 30 aprile 2013. Vale la data del timbro postale.

Per partecipare è indispensabile ritagliare e allegare al dattiloscritto copia in originale del Certificato di Partecipazione (CdP) che si trova nelle ultime pagine di ogni fascicolo del Giallo Mondadori.

Bando completo qui.

PREMIO GIALLOSTRESA 2013 – seconda edizione
Il festival letterario “Stresa, un aperitivo con…”, insieme alla Città di Stresa, all’Associazione Turistica Pro Loco, al Distretto dei Laghi e alla Provincia Verbano Cusio Ossola organizza in collaborazione con la Eclissi Editrice-Milano la seconda edizione del concorso letterario GIALLOSTRESA per racconti inediti di genere giallo ambientati sulla sponda piemontese del lago Maggiore e nelle località adiacenti agli altri laghi del Verbano Cusio Ossola, redatti in lingua italiana.
Il premio è aperto a tutti i maggiori di 18 anni. La lunghezza dei racconti deve essere tra le 15.000 e le 30.000 battute, spazi compresi. Ogni autore può partecipare con un massimo di tre elaborati. I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 7 copie ciascuno, al seguente indirizzo:

Concorso Giallostresa
c/o IAT – Ufficio Turistico “Città di Stresa”
Piazza Marconi, 16 28838 Stresa (VB)

e dovranno pervenire entro e non oltre il 24 maggio 2013. Una copia dovrà essere inviata per e-mail a giallostresa@gmail.com
Bando completo qui.

Omar di Monopoli torna in libreria…

NEWSLETTER-REPRINT…con una nuova edizione di Uomini e cani. E quale migliore occasione per ricordare che sì, lo avevo già intervistato, reduce dalla lettura di La legge di Fonzi? Ecco qua:

AB – Innanzitutto, chi è Omar Di Monopoli? E perché non è su FaceBook?
OdM – Sono nato a Bologna da genitori terroni e con il capoluogo emiliano mantengo a tutt’oggi un legame particolare, avendovi passato gli anni dell’università. Attualmente risiedo in pianta più o meno stabile in Puglia dopo innumerevoli tentativi di fuga, evasioni puntualmente sabotate da un’insopprimibile “saudade” per le coste mediterranee, i colori del cielo al tramonto e le friselle col pomodoro. Adoro il Meridione ma al tempo stesso questa terra è la mia croce, perché talvolta vivere quaggiù richiede una bella dose di coraggio. Oppure forse no, è solo un modo per raccontarsela: magari diciamo che talvolta occorre coraggio per vivere, punto. Ho esordito nel 2007 con la casa editrice milanese ISBN, ancora oggi l’editore di tutti i miei romanzi, ma bazzico la radio e il cinema e quando posso scrivo anche articoli per il web.
Sono stato su FaceBook per un buon biennio, due lunghi anni di febbrili “mi piace” cliccati e di “poke” inviati a destra e manca, ma a un certo punto la commistione di pubblico e privato che inevitabilmente sedimenta nei social-network mi ha procurato un certo disagio: venivo contattato da appassionati di scrittura di genere e da lettori entusiasti che finivano per trovare nel mio account foto di me mentre immergevo la faccia in una fettona d’anguria a qualche cena con amici oppure i messaggi sciocchi (e molto poco letterari) che scambiavo con qualche ex-fidanzata. La mia casa editrice ha proposto di gestire un account più istituzionale, magari tramite qualcuno in redazione, ma io ho semplicemente preferito chiuderla lì: chi vuole venirmi a trovare visiti il mio blog dove il tempo per cazzeggiare lo centellino io, personalmente (è tutta una questione di controllo, ecco tutto!).

AB – Dai tuoi libri – e dal tuo blog, sartoris – emerge una cultura vasta e variegata su film, musica, fumetti e libri altrui (che letteralmente divori). Con una certa passione per la cultura di serie B americana, mi sembra. Da cosa nasce questa curiosità vorace e poliedrica?
OdM – Ritengo questa forma di curiosità famelica assolutamente imprescindibile dall’attività scrittoriale: un autore deve necessariamente aggiornarsi, confrontarsi e studiare i colleghi per mettere a fuoco la propria ricerca e per non adagiarsi sugli allori. E poi c’è sempre tanto da imparare, di continuo, tanto di cui sorprendersi. E persino molto da invidiare, grazie a Dio!
Ho una predilezione quasi patologica per la narrativa del sud degli USA, in particolare per il cosiddetto filone del southern-gothic che vede in Faulkner e Flannery O’Connor i padri fondatori (naturalmente passando per i vari Caldwell, Burke, Lansdale e via discorrendo) ma sono un lettore onnivoro per cui mi sciroppo senza problemi anche Vollmann, Roth, Amis o Pavese, Fenoglio, Kundera e persino Liala, insomma mi documento senza alcuna preclusione, non storcendo il naso davanti alla peggiore robaccia (anzi, se proprio devo dirlo spesso è quella che mi fornisce gli spunti migliori) e questo vale anche per il cinema e i fumetti, o per la fotografia e la grafica…

omardimonopoli

AB – Nei tuoi romanzi invece dipingi spietatamente una terra di Puglia che è estrema periferia del sud del mondo, ignorante, povera e disperata. Non senza un tratto d’ironia (il sosia di Ridge Forrester che anima la festa del paese e infiamma le signore locali…). Cosa potrebbe salvare il sud (parlo da siciliana, eh) da una fine grottesca e ignominiosa?
OdM – Mah, direi che il Mezzogiorno è una realtà sfaccettata e che esistono numerosi sud, molti dei quali sono oggettivamente il riflesso degenere della attuale società civile, ma limitarsi ad un’atavica prospettiva figlia della Questione Meridionale sarebbe riduttivo. Il sud in realtà contiene già in sé tutti gli anticorpi a ciò che l’ha reso culturalmente e politicamente retrogrado, l’unica via d’uscita percorribile credo consista nel non rassegnarsi e continuare a lavorare sulla consapevolizzazione di sé (questo potrebbe valere – e vale – anche per l’esperienza di ogni individuo singolo, a ogni latitudine del pianeta). Io sono felice dei grandissimi passi da gigante che la mia Regione ha fatto in termini di turismo e accoglienza, però (da buon innamorato della mia terra) sono anche profondamente critico e mi piace, col mio lavoro, accendere i riflettori sulle storture di un sistema di disservizi e criminalità che certe brochure promozionali vorrebbero accantonare solo perché poco fruttiferi dal punto di vista dell’immagine. Poi, sia chiaro, scrivo dei «western-noir» e quindi non mi metterò certo a decantare la magia della pizzica o a disquisire della bontà dei nostri taralli al Primitivo – o peggio dei pregi di questa o quell’altra amministrazione, come talvolta sembra vorrebbero le autorità locali!

AB – Parliamo della scrittura: nei tuoi romanzi fai ampio uso del dialetto locale, però è l’italiano che colpisce: vocabolario ricco e incisivo, narrare fluido. Da vero letterato, non da scrittore improvvisato. Come si arriva a questi risultati?
OdM – Lavorando molto e costantemente sulla lingua, sullo stile, sulla parola e sul ritmo, niente di più e niente di meno. Ho già detto della mia compulsiva volontà di sondare tutto ciò che mi circonda (creativamente parlando) e questo di per sé favorisce una messa a punto perpetua della propria “voce” letteraria. Ma naturalmente non basta: servono entusiasmo e disciplina, e un paio di buoni amici editor (Mario Bonaldi di ISBN è diventato ormai un po’ una sorta di confessore, lo ammorbo anche coi miei problemi sentimentali!). Poi al solito va tenuto a mente l’adagio anglosassone che ritiene una buona storia il prodotto esatto del 1% di “inspiration” e del 99% di “perspiration”, cioè detto in soldoni: molto lavoro e un pizzico di talento…

AB – Ma tu, ti senti un po’ Fonzi?
OdM – Credo, come molti maschi della mia generazione, di aver a lungo aspirato a diventare un po’ come lui, il bullo buono cui tutto andava bene. Forse per qualche anno, nella mia fase spensierata, ho anche lavorato parecchio su me stesso per assomigliargli un po’; ma la vita bastona chiunque, costringendoci a dismettere le maschere: ecco perché il Fonzi del mio romanzo eponimo è un ex-bandito cresciuto all’ombra della Sacra Corona Unita e che del personaggio vincente della serie tv finisce per portarsi dietro solo una certa spavalderia, ma è uno sconfitto, un disincantato che sa di aver perduto tutto per una causa sbagliata, forse anche la vita…

(13 agosto 2011)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Aprile

fabioenipoteSiamo giunti al decimo appuntamento. Non male per uno che ha ormai un piede e tre quarti nella tomba (mia fissazione e alla fine ci azzecco). Tanti libri, qualche riflessione ponzatoria, alcuni contributi dalle tazze esterne. Che volete di più? (un lucano…).

Soprattutto un aumentare consistente di lettori da gabinetto che mi riempie di orgoglio. Nel mio condominio ormai tutti hanno incorporato questa esaltante abitudine. Ho fatto mettere nella sala sociale una serie di tazze in circolo dotate del relativo sciacquone. Praticamente il primo gabinetto di lettura vero e proprio della storia.

Sono arrivati tutti e tutti lì seduti come natura comanda dopo avere tirato a sorte i relativi posti che ognuno aveva il suo preferito. Io mi sono ritrovato accanto, da una parte la sora Maria, un donnone spropositato che ha tappato tutta la tazza e, dall’altra, il sor Eugenio che, invece, se non si attacca saldamente ai lati finisce per affogarci dentro. La parola al “professore”, cioè al sottoscritto, che ha delineato in breve il succo dell’incontro. Ognuno a ruota libera tenendo sempre presente la lettura in primo piano. E ruota libera è stata con una serie di proposte davvero stimolanti: fumetti, ricette, giornali, riviste, poesie, romanzi rosa, pure le sfumature che vanno di moda con il serpente mostruoso del sor Pasquino che, affacciandosi inopinatamente come pitone acquatico fuori del water, attirava occhiate interessate di qualche vispa condomina coinvolta dalle succitate sfumature. Alla fine ho distribuito diversi gialli classici e ho rifilato pure, con studiata nonchalance, i miei tre gialletti che saranno oggetto del prossimo incontro. Poi tirata di sciacquone finale e tutti a casa felici e contenti anche se un po’ paonazzi per lo sforzo profuso.

Durante questo mese ho ripreso in mano l’Iliade che non posso stare troppo tempo senza leggere di morti e di battaglie (da visita psichiatrica). Avete visto quanti scontri per non far cadere il corpo di un soldato ucciso in mano al nemico? Per quello di Patroclo si fa un casino del diavolo e ci si mettono pure gli dei. Allora sì che ci tenevano ai propri compagni di viaggio! (pure in terra stecchiti). Oggi se ti potessero accoltellare da vivo…

È uscita la nuova traduzione dell’Ulisse di James Joyce, Einaudi 2013, per opera di Gianni Celati. Una volta mi sono messo di buzzo buono sulla tazza con il malloppone artistico ma dopo un po’ sono scivolato, ho battuto il capo sul lavandino di fronte e sono quasi svenuto. (mi dicono però che questa traduzione sia molto più scorrevole della precedente, nota della Buccheri)

Il declino della violenza nella società secondo Steven Pinker. Insomma siamo tutti più buoni. Vallo a dire alle centinaia di donne che ogni anno vengono picchiate, violentate, stuprate e uccise nel nostro paese!

I casini dello Strega, uno dei premi più ambiti degli instancabili facitor di parole (qua l’elenco dei 26 libri presentati, n.d.b.). Quello esce, quell’altro vuole entrare, critiche, sotterfugi, sgambetti, coltellate nella schiena. Io sono sempre per la soluzione dell’altra volta che non sto a ripetere. Sui premi tempo fa scrissi questa goliardata che poi tanto goliardata non è.

Test sui cinque milioni di libri di letteratura pubblicati dal 1900 al 2000. Sempre più rare le parole come felicità, rabbia, disgusto. Resiste la paura”. Da parte mia resiste orgoglioso anche un “vaffa” a chi ha tempo da perdere con queste cazzate.

Sono usciti i libri a 0,99 centesimi e tutti giù a comprarli (400.000 in una settimana). Non è che manchi la voglia di leggere. Mancano proprio gli sghei.

Siamo tutti più ignoranti, più analfabeti. Ce lo ricorda una ricerca, ce lo ripete Tullio De Mauro. Io no ci creddo pe gnente.

Se non sapete cosa sono i Vedovi Neri (fate finta di non saperlo per farmi contento) vi consiglio caldamente di conoscerli. Qualche titolo: I racconti dei Vedovi Neri, Dodici casi per i Vedovi Neri, I banchetti dei Vedovi Neri e Gli enigmi dei Vedovi Neri pubblicati dalla Minimun Fax negli anni 2006, 2007, 2008, 2009 (beccati tutti e quattro).

Ed ecco una spiegazione dell’autore, il grande Isaac Asimov “Thomas Trumbull, Mario Gonzalo, Emmanuel Rubin, Roger Halsted, James Drake, Geoffrey Avalon: sono i nomi cui corrispondono gli stimati membri del club dei Vedovi Neri. Sei gentiluomini, forse un po’ troppo litigiosi, che ogni mese si riuniscono in un ristorante per mangiare cibi raffinati, bere del buon brandy e conversare amabilmente. Hanno con sé Henry, il fidato cameriere che democraticamente hanno eletto a membro onorario del club, e a ogni riunione invitano un ospite, che meno democraticamente tormentano, in sei contro uno, con il loro “interrogatorio”, “Come giustifica la sua esistenza?”, chiedono i Vedovi Neri al malcapitato di turno. Si sviluppa così un vivace contraddittorio, fatto di arguzie e provocazioni, riflessioni filosofiche ed erudizione storica, che non tarda a colorarsi delle tinte del mistero quando l’ospite, rivelando un dettaglio della sua vita, innesca involontariamente un piccolo o grande enigma alla cui soluzione si dedicheranno i sei… i sette Vedovi Neri”.

Aggiungo qualcosa anch’io. Ogni personaggio svolge un proprio lavoro e ha una sua caratteristica che lo distingue dagli altri: Rubin è uno scrittore di gialli alto un metro e sessantacinque, porta occhiali con due lenti spesse ed ha una barbetta rada che sembra vivere per conto suo; Halsted insegna matematica, è timido, interviene spesso in modo esitante ed è attirato dalle torte; Drake fa il chimico, fuma come una ciminiera, ha la voce bassa e roca; Avalon è avvocato, alto un metro e ottantotto, il criticone dalle sopracciglia scure (anch’esse sembrano avere una vita propria come la barbetta di Rubin) che fuma la pipa; Gonzalo dipinge, sembra un “d’Artagnan tirato a lucido” con “la lunga chioma”, gli occhi grandi e un po’ sporgenti e disegna la caricatura degli ospiti, mentre Trumbull lavora per il governo come esperto di codici cifrati, arriva sempre in ritardo, è aggressivo con tutti. Per renderli vivi e veri ad Asimov basta un accenno, una lieve pennellata, un aggettivo o un verbo al posto giusto. Non c’è bisogno di tanti ghirigori come succede agli scrittori modesti.

Chi risolve i problemi dopo lunghe e spesso divertenti discussioni è però Henry, il cameriere dal “viso liscio malgrado i suoi sessant’anni”. Gli argomenti che vengono affrontati sono di varia natura e vanno da quelli più modesti e frivoli ad altri più corposi che riguardano la scienza, il cosmo, i problemi dell’editoria, del fumo, ecc…

Nelle note in fondo ad ogni racconto l’autore spiega l’occasione in cui è nato e rivela aneddoti e curiosità della sua vita (ha letto tre volte Il signore degli anelli di Tolkien, non sopporta il fumo, suo idolo è Agatha Christie ecc…) con il solito stile lieve, elegante, garbatamente ironico e talvolta anche autoironico, rara avis negli scrittori di qualunque tipo e caratura.

Un vero godimento della parola.

Oggi non la faccio lunga e consiglio solo un altro libro per lasciare il posto ai contributi esterni che sono polposi. Hanno ammazzato Montalbano di Mario Quattrucci, Robin edizioni 2013.

Questo beccatevelo. Un libretto tascabile. Piccolo, piccolo, da mettere in tasca (appunto), portarselo dietro e tirarlo fuori al bisogno (il libretto). In qualsiasi luogo e qualsiasi momento. Leggerezza. Ecco, se dovessi esprimere la mia prima sensazione dopo lettura, direi leggerezza. Di stile e contenuto. Cinque racconti leggeri, gradevoli, spiritosi. Ironici e autoironici. Con il commissario Marè (Marelli) che si intrufola nelle storie come fosse a casa sua. Il racconto centrale è quello che dà il titolo al gioiellino (oggi sono sotto l’influsso benefico dei nipotini). Un convegno all’Università della Sapienza per un dibattito letterario su “un possibile paesaggio del giallo all’italiana”. Riuniti tutti protagonisti delle storie (sì, avete capito bene): “i commissari, gli ispettori, i sergenti, gli avvocati, i magistrati, i giornalisti…” e insomma tutta quella banda di indagatori di professione e non che strapiombano le librerie dell’italico suolo. Ucciso il più noto, il più famoso, il commissario Salvo Montalbano in pieno centro di Roma. La Mafia, naturalmente, ma Marè storce la bocca. Troppo facile. Si siede ad un tavolino del bar “Boschetto”, apre il suo bel quadernetto che si porta sempre appresso e incomincia e segnare i possibili indiziati…

Non aggiungo altro. Tutti i trucchi e tutta la tecnica del giallo (sospetti, sparizioni, il passato che ritorna ecc…). Qualche pizzicotto in qua e là (vedi certi “filmetti di CSI”) e, se la verità uscita dalle “cose” lascia un po’ perplesso il lettore e lo stesso autore, è “cosa” di poco conto nel computo generale. Scrittura veloce, sapiente, incorniciata con un linguaggio spiritosamente aulico intriso di modi di dire, battute, dialetto popolare e insomma un impasto delizioso che apre la bocca al sorriso. Personaggi sbloccati con pochi tocchi e c’è pure un profumo di buona cucina e di vinello garzoncello che ti solletica l’appetito.

Bellino. Ma parecchio, parecchio (alla toscana è un complimentone).

E ora spazio alle tazze esterne! Iniziamo con quella di Livio Romano. Però prima ricordiamo alcuni suoi lavori: Diario elementare, Fernandel 2012; Il mare perché corre, Fernandel 2011; Calypso mon amour, Manni 2009; Niente da ridere, Marsilio 2007 e Mistandivò, Einaudi 2001.

“Il giorno di una vigilia di Natale dal barbiere lessi un racconto di tal Pier Vittorio Tondelli. Mi parve roba scottante, estremamente scoppiettante, piena di ritmo e verve e vitalità, totalmente intrisa della tradizione avanguardistica eppure così fresca, comunicativa, festosa. Dopo le vacanze portai il giornale alla mia prof. Mi guardò male. Non aveva mai sentito parlare di Tondelli. Lei. Come osi propormi un autore che io non conosco? Prese nota. Dopo una settimana tornò con quella che fino a quel giorno era l’opera completa dello scrittore emiliano. Mi chiamò alla cattedra, mi bisbigliò: “È un assoluto genio, ma non mostrare questi libri al professore di religione sennò ti scomunica”, e ridacchiò. Altri libertini. Uscito per la prima volta con Feltrinelli. Subito sequestrato su tutto il territorio nazionale dall’allora celeberrimo Questore di L’Aquila il quale censurava tutto ciò che secondo lui offendesse la pubblica morale e la religione nazionale. Un caso. Uno spartiacque. Un libro-confine. Tutto quel che c’è prima e tutto quel che c’è dopo. Sì ok. Tondelli è solo uno degli scrittori delle pianure, per parafrasare il pur immenso Celati del quale Lunario del paradiso è uno degli altri miei libri-imprinting. Ma nei racconti di Altri libertini c’era una forza in più, un’energia, un’esuberanza, un amore per la vita e per lo stare al mondo che fu capace di resettare qualsiasi cosa fosse stata fatta fino a quel momento. Il neorealismo e la propensione anti sperimentalista di Pasolini in primis. Amore per l’esserci che aveva addirittura – lo sentivo bene, io, allora ancora inquieto frequentatore di parrocchie – un che di religioso. E quando poi ho approfondito l’opera di Tondelli, e letto quel che se ne scriveva all’epoca e – dopo la morte a 36 anni per AIDS, nel 1991– quel che si è scritto dopo: ho constatato che lo scrittore, come spesso accade ai narratori omosessuali italiani, era profondamente cattolico, e che il maggior studioso italiano è il gesuita Antonio Spadaro. Corse in automobile e nichilismi da eroina, farsi belli per girare per party (iniziavano appena i rutilanti Ottanta) e rimorchiare per la serata. Grandissime sofferenze d’amore (gli “scoramenti”) e grandissime resurrezioni. Una folgorazione. Non avrei mai scritto un rigo se non avessi letto quel libro…”.

Continuo con il contributo di Romano De Marco autore, tra gli altri, di A casa del diavolo, Time Crime 2013; Ferro e fuoco, Pendragon 2012 e Milano a mano armata, Foschi 2011.

La caduta di Giovanni Cocco – Nutrimenti edizioni 2013.

L’autore è uno bravo, questo me lo avevano assicurato in tanti, compreso Raul Montanari che lo ha avuto come allievo al suo corso di scrittura creativa (caso più unico che raro, in Italia, di vera e propria fucina di talenti destinati a pubblicare con editori importanti).  A rincarare la dose è arrivato il giudizio di Giulio Mozzi (scrittore apprezzato nonché uno dei migliori editor italiani contemporanei) che di certo non dispensa complimenti a vanvera. Insomma, mi sono avvicinato alla lettura di La caduta di Giovanni Cocco con la strana sensazione di non potermi aspettare alcuna sorpresa, viste le aspettative già così alte in partenza. Sono bastate dieci pagine per fare tabula rasa di ogni preconcetto e lasciarmi rapire dalla lettura di quello che non esito a definire come un vero e proprio capolavoro. Fa bene Mozzi a paragonarlo ai grandi romanzi americani del novecento. Nell’intreccio di trame e personaggi abilmente ordito dall’autore, si respira l’aria della grande letteratura contemporanea, la consapevolezza di trovarsi al cospetto di qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, rigorosamente classico. La caduta dell’occidente, raccontata attraverso un complesso gioco di incastri narrativi ambientati nell’ultimo decennio, viene fotografata senza compiacimenti, senza clamore, con una lucida tragicità a tratti raggelante ma sempre e comunque vera, convincente, drammaticamente viva. Stilisticamente l’autore ha operato un gioco di “sottrazione” che ha reso la prosa asciutta e tagliente, implacabile nel racconto di una realtà “fotografata” da punti di vista originali e illuminanti.

Un romanzo magistrale, primo tassello di un progetto narrativo più ampio da parte di un autore del quale sicuramente dovremo abituarci a sentir parlare bene e spesso.

Per terminare due interventi della nostra inossidabile Patrizia Debicke (sempre la Debicche). Bianco come la notte di Stefano Mazzesi, Foschi 2012.

Nella notte di giovedì 16 mese? Maah??? Comunque tardo autunno/inverno, Michele Rio, Dj di Radio Lilla, mentre va a un appuntamento in un locale di Marina di Ravenna, apprende dalla polizia che il cadavere irriconoscibile e barbaramente scempiato di una giovane donna è stato ritrovato sulla spiaggia Lido Adriano. Michele Rio sta sulle spine e frigge. Teme di conoscere l’identità della morta. Da giorni infatti una ragazza gli telefona ogni mattina alla radio: alla ricerca  della sorella scomparsa…

Giallo farraginoso con tanta carne al fuoco, truculento (feriti, morti, orride carneficine e per unico indizio comune un clown tatuato) ambientato in inverno nella riviera Ravennate con la nebbia che acceca, la corruzione malavitosa che impera mentre la prostituzione e il contrabbando, in mano a un clan locale diretto da una paralitica, hanno stretto alleanza con la mafia albanese.

Boh! Per chi ama il genere…

L’invisibile di Pontus Ljunghill, Guanda 2012.

Definirlo solo thriller come fa la casa editrice mi pare riduttivo. Mi pare piuttosto un solido e ben costruito giallo classico (e persino storico, visto che è ambientato nell’altro secolo) che rispetta una procedura d’indagine da manuale pur introducendo fin dall’inizio la terribile ossessione dell’assassino.

Stoccolma 1953: il bicchiere di saluto ai colleghi fa del commissario Stierna un uomo stanco, zoppicante e avviato alla pensione, a soli cinquantanove anni.

Chiude le valigie, lascia la capitale e la sua meta è un albergo di Visby nell’isola di Gotland, bella e interessante con la sua cinta medievale: un incrocio tra la vecchia Stoccolma e una città mediterranea. Ma Stierna è un uomo solo, inquieto con troppi ricordi e soprattutto lo rode l’angoscia di uno orrendo omicidio che non ha saputo risolvere tanti anni prima, quando era ancora molto giovane.

La telefonata e l’arrivo di un giornalista, che intende scrivere una serie di articoli sui crimini svedesi e vorrebbe cominciare proprio da quello, lo costringe a tornare indietro nel  passato e poi scoprire quanto gli era vicina la soluzione.

Un grazie sentito soprattutto ai nuovi intervenuti.

Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

(e per fortuna che c’è il Lotti, aggiungo io, che se aspettate i miei tempi di lettura e scrittura… evviva il gabinetto di Lotti e dei suoi compagni di ponzamento 🙂 )

Cartoline da Romics 2013

stand tunuèDavvero poca roba, purtroppo: a Romics 2013 versione primaverile è un trionfo di gadget e cosplayer. Di fumetti c’è davvero poco, se si escludono il meritevole editore Tunuè (stand sopra), un grosso distributore e un po’ di venditori di usato.
Su tutto troneggia, terrificante, l’odore dei noodles. Rimanere due ore in un ambiente saturo di manzo bollito non è il massimo, eh.La giornata viene archiviata in positivo solo grazie alle due mugs qui sotto:

tazza sherlock

tazza game of thrones
(A proposito: è iniziata la terza stagione di Game of Thrones. Epica).