Clima (Le varie di Valerio 134)

Angelo Tartaglia
Clima. Lettera di un fisico alla politica
Edizioni GruppoAbele Torino, 2020
Scienza

Pianeta Terra. 2020. Alcuni hanno l’irragionevole speranza che dialogando, cercando di capire e di spiegare, ognuno di noi si renda conto che alla fin fine guardare lontano nello spazio e nel tempo è più conveniente del chiudersi in sé stessi; perseguire l’interesse generale salvaguarda anche nel migliore dei modi l’interesse personale e non viceversa. Il grande fisico in pensione Angelo Tartaglia (Foggia, 1943), piemontese d’adozione, già ordinario di Fisica presso il Politecnico di Torino, ha deciso di scrivere una lettera al presidente del Consiglio e, per il suo tramite, alla politica in generale. Coglie l’occasione della maggiore attenzione per la scienza e forse per i temi della sostenibilità, connessa alla drammaticità dell’epidemia che stiamo vivendo, per formulare dubbi e proposte sulle evidenti contraddizioni nella narrazione degli organi di informazione, nelle politiche istituzionali, nelle politiche aziendali. La questione cruciale è quella del clima. Sembra vi sia ormai un consenso generale sul fatto che il rapido mutamento climatico sia un complesso di fenomeni più che reale: da un secolo e mezzo a questa parte vi è stata una crescita della temperatura superficiale del nostro pianeta (circa 1,3 °C dal 1880 a oggi), più marcata nelle regioni artiche che in quelle tropicali, con conseguenti innalzamento del livello medio dei mari (di circa 20 centimetri), aumento dell’intensità e frequenza degli eventi meteorologici estremi, ampie migrazioni forzate di masse di disperati. Tuttavia, “guardandomi intorno, mi pare di non cogliere molti indicatori di politiche di prevenzione/mitigazione, né su scala nazionale né su scala regionale né su altra scala: sembrerebbe quasi che si preferisca intervenire dopo che qualche guaio si è verificato, non prima. Eppure generalmente costa meno prevenire che curare, tanto più che in qualche caso la cura potrebbe risultare impraticabile… Lei, quale strada pensa di seguire?” L’autore suggerisce di muoversi bene e in fretta sulla base di analisi concrete.

È colpa nostra, dobbiamo aver ben chiara la premessa dell’azione: la responsabilità dell’aumento della temperatura risiede nei processi di combustione provocati dall’umanità per ottenere maggiore disponibilità di energia, che immettono nell’aria tanta anidride carbonica e, attraverso una pluralità di fenomeni specifici, riscaldano l’atmosfera. Dunque, non c’è scelta: bisogna abbattere le emissioni di CO2 di origine antropica, tagliare la ricerca (e le relative trivellazioni) di combustibili fossili (anche quella e quelle sostenute dall’Italia o da gruppi italiani), riconsiderare i miti della crescita dei consumi energetici e delle grandi opere. Non sarà l’innovazione tecnologica a salvarci: la tecnologia riguarda le applicazioni della scienza, l’innovazione avviene e avverrà comunque all’interno dei vincoli che le scienze fisiche hanno scoperto e vengono scoprendo. La presenza di limiti fisici invalicabili si esprime con uno slogan semplice e chiaro: non c’è nessun “pianeta B”. Un’azione decisa per ridurre le emissioni appare anche come una questione di giustizia e di redistribuzione della ricchezza: il combinato disposto di crescita e competizione partorisce diseguaglianze crescenti e un tracollo prossimo venturo. Ciò significa anche cambiare le regole del gioco economico. Una transizione ecologica richiede una radicale trasformazione anche nella sfera della consapevolezza, un’azione auto-pedagogica per sconfiggere la triade egoismo-ignoranza-superstizione, ancor più urgente in questi tempi di pandemia Covid-19. L’autore conclude la lettera con le grandi parole di un poeta: le Operette morali di Leopardi hanno ancora molto da insegnare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Giugno 2020

Andiamo subito al sodo…
L’inverno più nero di Carlo Lucarelli, Einaudi 2020.
Avevo cominciato a leggere e prendere appunti per tirar fuori la solita recensione. Bologna 1944, in piena occupazione tedesca, infestata da scontri tra la guerriglia partigiana e le Brigate Nere. Tre morti ammazzati tutti sul groppone del commissario De Luca: un ingegnere, un tedesco e un professore universitario, tre morti e tre storie da sciogliere per committenti diversi. Poi mi sono messo a seguire le indagini del Nostro, a cercare di cogliere la sua personalità, il suo spessore umano e l’ho visto spesso in azione tutto eccitato ma anche con la sensazione di paura che talvolta lo schiaccia e lo attanaglia. Non è un violento, e se una volta non riesce a trattenersi e schiaffeggia qualcuno viene preso da “un senso di smarrimento, quasi di vergogna, per quel gesto per lui così strano, e ancora un altro, di rabbia, per quel pudore così assurdo…” È lui che deve risolvere i casi perché, come gli dice qualcuno “…siete il più bravo e vi piace dimostrarlo. Perché vi ho messo in testa un piccolo tarlo che già sta lavorando e non ci dormirete la notte finché non metterete tutto a posto”. Un personaggio vivo, concreto, “particolare”. Che fiuta, costruisce, sbaglia, ripensa, ritenta, capisce. Poi mi sono segnato, qua e là, le caratteristiche di altri personaggi come Rassetto, Vilma, Altea, Sandrina, il Dentista, il Notaio, il dottor Petrarca… tutti quanti ben delineati con le loro diverse peculiarità a creare un coro di voci, umori e situazioni diverse. Ecco che la recensione stava per prendere corpo come sempre…
Ma ad un certo punto ho smesso di prendere appunti e mi sono lasciato avvolgere dal contesto, dal momento storico, dal dramma nel suo complesso che mi faceva ritornare alla mente certe storie ascoltate da ragazzo in famiglia e che circolavano nel mio paese. Certe storie che ora si ripetevano in una Bologna squallida, con bambini infagottati, donne in cerca di cibo, lotte immani per la sopravvivenza, in una Bologna di freddo e gelo che sa di fumo vecchio, di cenere, di sporco e canzoni a rammentarci il triste periodo. Al diavolo le indagini, al diavolo controllare se tutto torna, se tutto quadra. Al centro il dramma della guerra, della miseria, dell’uomo, lo schifo delle sue azioni, l’odio, la brutalità, il tradimento, la violenza, un misto di orrore, di paura e vergogna. Solo ogni tanto, dal vaso dell’orrido esce fuori, a stento e timida, qualche goccia di umanità, qualche goccia di commozione. Anche in quell’inverno “ruvido e freddo”. Nero.

Le tre Meduse di J.J. Connington, Il Giallo Mondadori 2020.
Castello di Ravensthorpe nella campagna inglese. La storia si apre con il colloquio tra il sovrintendente di polizia sir Clinton Driffield, ritornato dal Sudafrica, e Cecil Chacewater, fratello minore di Maurice che ha ereditato tutti i beni dal defunto padre. È in programma una festa mascherata per festeggiare il ventunesimo compleanno della loro sorella Joan. Il che non rende tranquillo Clinton. Un ballo è sicuramente apprezzabile se tutti gli invitati sono a viso scoperto, ma se le facce sono coperte da maschere… Anche perché Maurice è in possesso di una preziosa collezione ereditata che vuole vendere a un magnate americano, tra cui tre medaglioni autentici con relative copie attribuiti a Leonardo da Vinci che raffigurano la mitologica Medusa.
E qui viene il bello. Qualcuno, ovvero proprio Cecil, la cugina Ida e l’amico Faustus decidono di organizzare uno scherzo, un furto simulato rubando le Meduse, dopo aver spento l’interruttore centrale e immobilizzato il custode. Alle ventitré e quarantacinque prima che vengano tolte le maschere. E così avviene. Ma qualcosa non quadra perché si sente addirittura uno sparo e il ladro è un’altra persona diversa da quella stabilita che fugge via rincorso da Michael Clifton, fidanzato di Joan. Niente, non si trova, sparito nel nulla. E c’è di più. Nella vetrina spaccata contenente i medaglioni sono ritornati quelli originali. Chi li ha riportati e perché rubare solo le copie? Pazzesco…
Bella gatta da pelare per sir Clinton, ironico e burlesco ma anche ostinatamente deciso al momento opportuno e l’ispettore della polizia Armadale. Due personaggi che si contrasteranno con le loro ipotesi lungo tutto il racconto, mettendo in rilievo soprattutto le indubbie capacità del primo, fornito anche di ottima cultura (legge pure Edgar Allan Poe) e di una brillante fantasia.
Impossibile fare un resoconto senza svelare troppo anche perché i meccanismi d’azione risultano veramente complicati. Buttiamo giù qualche spunto. Intanto possiamo dire che l’artefice del furto doveva essere venuto a conoscenza, in qualche modo, dello scherzo. Sono da tenere d’occhio altri personaggi come il referente del magnate americano che deve acquistare la collezione prestigiosa, il suo cameriere, il suo autista e il guardiacaccia. Inoltre i due fratelli Chacewater si odiano proprio a causa dell’eredità e perché innamorati della stessa ragazza, ci saranno sparizioni, falsi personaggi, una bizzarra maledizione delle fate, passaggi segreti, superstizione, l’Uomo Bianco e l’Uomo Nero in giro (giuro), lettere false, un otofono Marconi (a cosa servirà?) e altre diavolerie compresi i morti ammazzati, naturalmente. Trucco finale del nostro sir Cecil per smascherare l’assassino con relativo inseguimento e sua ricostruzione di tutto il pazzesco ambaradan nei minimi particolari. Una storia davvero incredibile.
Per I racconti del giallo abbiamo La suggeritrice di Filippo Semplici
Piove. Una donna, Alma Guerrieri, su una panchina del Parco delle Viole. È sola con i suoi pensieri. Rimugina sul marito Albert che continuamente la tradisce. Pillole, unico antidoto per tristezza e paura. Ed ecco arrivare una signora alla quale, entrata in confidenza, confessa il suo tormento. Anche la signora ha avuto un marito simile. Ma se ne è liberata. Con l’omicidio…

Delitti in campagna di Marie Belloc Lowndes, Henry Wade e Ethel Lina White, Il Giallo Mondadori 2020.
“Se c’è un posto in cui gli autori di polizieschi hanno fatto morire con più gusto una legione di poveri sventurati, questa è la campagna inglese”, scrive il nostro Mauro Boncompagni nella sua Introduzione, dandocene un breve, succoso saggio. E allora vediamo un po’ cosa succede in questi due romanzi e un racconto…
La dama di compagnia di Marie Belloc Lowndes
All’inizio abbiamo la prima parte di un processo contro Eva Raydon, accusata di avere avvelenato con l’arsenico il marito Birtley. Poi si ritorna indietro di diciotto mesi. In concreto la storia dei due sposi, la ricerca di una bella casa, ovvero The Mill, le differenze di carattere e di vita, lei bella vedova spendacciona malvista dalla suocera, lui taccagno, entrambi serviti dalla dama di compagnia Adelaide Strain con il figlio Gilly che deve far studiare. A scuotere l’ambiente l’arrivo dell’ex ammiratore, diventato milionario, Jack Mintlaw, i loro incontri, l’aiuto finanziario che le dispensa, gli scontri con il marito. Durante il racconto sarà svelato il nome dell’avvelenatore ma tutto ruoterà intorno al fatto se, ritornando al giudizio della corte, Eva verrà giudicata colpevole o innocente. Gran tuffo nella psicologia dei personaggi e uno squarcio sui meccanismi del processo inglese.
L’ultima sera di Henry Wade
Siamo a Ferris Court. “Presso una delle finestre, quella più lontana dell’uscio, sullo sfondo scuro del tendone di velluto, un corpo sospeso nel vuoto dondolava orribile e sinistro”. Il morto è Albert Sterron, quindici anni più vecchio della bella moglie Griselda che ha un debole per Charles Venning, sceriffo della contea, ritornato in patria dopo molto tempo. Per il dottor Tanwort, un ometto tutto fuoco, trattasi sicuramente di suicidio, ma per l’ispettore Dawle qualcosa non torna. Ci si chiede soprattutto “come mai sia stato possibile che un uomo grande e grosso come il capitano Sterron si sia lasciato soffocare senza resistenza alcuna, senza lotta, senza gridare e, soprattutto, come possa il suo cadavere non presentare la minima traccia di violenza.”
Inizia un’indagine piuttosto controversa (scontri tra Dawle e il maggiore Threngood) partendo dal fratello Julius in contrasto con il morto perché stava lasciando decadere la tenuta, ormai desolata e abbandonata. Soprattutto importante sarà stabilire l’ora in cui è terminata la sua partita a scacchi (richiesta più volte) con l’amico James Hamsted la sera precedente il fatto terribile. E importante risulteranno pure l’autopsia del cadavere, il testamento, il rapporto della signora con il reverendo Speyd, la ricostruzione della personalità del morto (si scoprirà qualcosa di molto interessante), i suoi legami con uno studio legale di Londra. Decisivi un’ultima occhiata al luogo del delitto e un portasigarette d’argento trovato nella tasca posteriore dei calzoni del morto. Di mezzo il classico personaggio potente con conseguente arrivo dell’ispettore Lott di Scotland Yard. Una indagine veramente complessa in cui verrà fuori l’abilità di fiuto e osservazione dell’ispettore Dawle.
La vacanza di Ethel Lina White (inedito!)
Una mattina d’agosto. In un piccolo condominio quasi tutti sono pronti a partire per le vacanze come Janet Lewis, ragazza bella e attraente che occupa l’appartamento al quinto piano. Mentre al pianterreno Charles Bevan è costretto a letto per un infortunio, ad ascoltare il passaggio dell’acqua dei bagni nelle tubature. Nel palazzo accanto anche il cassiere di una piccola filiale di banca sta pensando alle vacanze, quando viene interrotto dall’arrivo di un bandito che lo stende secco con una pallottola in testa e si rifugia al quinto piano dove abita la ragazza. Janet è costretta a restare chiusa in casa terrorizzata insieme a lui e a svolgere il suo lavoro battendo a macchina e facendosi portare da mangiare dal portiere. Chi può aiutarla? Chi può salvarla? Forse proprio Charles Bevan. Ma in che modo se è costretto a letto?… Lotta disperata di una eroina. Brividoso.
Sfruttando la bella Introduzione di Mario Boncompagni c’è da dire che La dama di compagnia si basa su un famoso caso vittoriano irrisolto, quando fu ucciso Charles Bravo. In questa edizione, rispetto a quella vecchia italiana, abbiamo un finale a sorpresa perché nella precedente erano stati inserite delle aggiunte arbitrarie contro la volontà dell’autrice. Come già detto uno svisceramento dal punto di vista psicologico dei personaggi e analisi dei meccanismi del processo inglese. Sistema giudiziario sottoposto a critica anche, e soprattutto, ne L’ultima sera di Wade “qui ben visibile nelle schermaglie tra l’ispettore Dawle e il maggiore Threngood, il capo della polizia di contea”. Infine nell’inedito La vacanza c’è il sogno di scappare, almeno per un po’, dalla città ma non è detto che in campagna, come abbiamo visto, si stia più sicuri…

Sherlock Holmes. La notte degli inganni di James Moffett, Il Giallo Mondadori 2020.
Dicembre 1895 al 221B di Baker Street. “La poverina era inzuppata dalla testa ai piedi: l’acqua le gocciolava dai capelli scuri. Salendo, il suo vestito fradicio aveva lasciato una scia sul tappeto. Il viso, nascosto dietro ciocche di riccioli bagnati, era pallido, mentre gli occhi erano socchiusi, impauriti e stanchi. Ci scrutò entrambi, poi incespicò e cadde a terra, svenuta”. Trattasi di Eleonora Harper che chiede aiuto a Sherlock Holmes. È scomparsa Lucy Ward, una donna di facili costumi ma anche sua grande amica in un momento assai doloroso. Qualcuno le ha lasciato una lettera davanti alla porta, lei l’ha letta, poi l’ha messa sul fuoco e infine ripresa. Si leggono queste ultime parole… niente più intrusioni. Potrebbe arrivare il giorno in cui anche tu non vedrai più l’alba. A.S. E ora chiede l’aiuto di Sherlock Holmes. Che accetta…
Primo incontro proprio con la signorina Harper nella sua casa in una zona benestante di Warner Street e primo indizio, ovvero un lungo, sporco pezzetto di unghia ritrovata sul gradino dove era stata posta la lettera. Poi via a ricercare la casa della scomparsa in Sekforde Street e qui viene ritrovata uccisa sul letto con uno squarcio lungo tutto il collo. Sul tappeto della camera un altro pezzetto di unghia rotta simile alla precedente, mentre sul comodino un cumulo di cenere dall’aroma forte e speziato come quello fumato da un venditore ambulante incontrato in precedenza. Urge il contatto con l’ispettore Lestrade e già ci possiamo immaginare gli scontri con il Nostro…
La situazione si complica con la sparizione della stessa Eleonora. La domestica Celestine Tilcott ha ritrovato il suo cappellino non molto lontano dalla casa in Farringdon Lane. Sarà un’indagine dura quella dell’inseparabile coppia dentro un’atmosfera da tempo infame con pioggia, freddo, neve, squarci di paesaggio e vita di ambienti diversi, continua tensione, paura, scontri contro il capo di una banda che ha l’idea folle di mettere ordine nell’illegalità che impera a Londra. Con Holmes al centro della scena preso nei suoi pensieri, nelle sue deduzioni, da improvvisi cambiamenti di umore che mettono in sussulto l’amico Watson. Ma deciso ad andare fino in fondo usando tutti mezzi come il travestimento e l’aiuto degli Irregolari di Baker Street. Brividoso.
Per la rubrica Sotto la lente di Sherlock di Luigi Pachì qualche succosa notizia sull’autore e sull’apocrifo. All’interno anche il racconto Uno studio a sei zampe di Antonella Mecenero.
Luglio 1886. Suicidi a Folkestone: il medico del paese, il curato del luogo e la signora Jane Ross che si è buttata da un precipizio. “L’ispettore Cooper, non sapendo dove sbattere la testa” ha chiesto la consulenza di Sherlock che non è per niente convinto dell’ultimo suicidio. Via da chi ha eseguito l’autopsia, via sul luogo dell’accaduto, via dal dottor Finimore che ha scritto una interessante monografia sul comportamento di certi insetti attirando l’attenzione del Nostro. Infine dal marito della defunta con una scoperta davvero interessante. Sherlock deve affrontare il caso di petto anche a rischio della vita. E meno male che c’è vicino Watson…
Ottimo racconto e interessanti informazioni su certi insetti parassiti…

I Maigret di Marco Bettalli

Félicie del 1944
Storia anomala. Maigret irretito da una ventenne povera, brutta, insopportabile, tanto da passare un’infinità di tempo (e risolvere, alla fine, il caso) nella casetta dove la fanciulla, domestica di “Gambadilegno”, un anziano solitario e orso, viveva ormai da sola dopo il misterioso assassinio del suo padrone. Tutto il romanzo (brutalmente tradotto, nelle prime edizioni italiane, con La ragazza di Maigret), il cui scioglimento è sufficientemente ben costruito, anche se non particolarmente interessante, ruota intorno al loro rapporto, sostanzialmente privo di ambiguità sessuali (il commissario è, come ben sappiamo, assolutamente casto), ma poco spiegabile altrimenti, se non si vuole adottare un pattern banale e abusato come “padre-figlia”. Fatto sta che il racconto non appare particolarmente scorrevole, Maigret è scorbutico e raggiunge il massimo della trascuratezza con i suoi sottoposti, i soliti, cui ruba anche, senza alcuna spiegazione apparente, una magnifica aragosta per mangiarsela insieme a Félicie. Tutto sommato, non una delle prove migliori di Simenon, con un che di costruito e irrisolto che non giova al giudizio complessivo sul romanzo.

La prima inchiesta di Maigret del 1949
Un tuffo nel tempo. Simenon, con attenzione filologica ai minimi particolari, torna all’aprile 1913, quando il ventiseienne Maigret, assunto da quattro anni nella polizia, si trova alle prese, un po’ casualmente, con la sua prima inchiesta. La signora Maigret, con una parte di rilievo, è invece la sua sposina solo da 5 mesi: “era una ragazzona bianca e rossa, come se vedono solo nelle pasticcerie o dietro i banconi di marmo dei lattai, una ragazzona piena di vitalità che sapeva passare giornate intere nell’appartamentino di boulevard Richard-Lenoir senza annoiarsi un attimo”. Il contrappunto tra il potente commissario sicuro di sé e profondo conoscitore della natura umana e il giovane alle prime armi imbarazzato e insicuro di queste pagine ottiene un sicuro effetto, e la lettura è certo piacevole. Simenon indugia più del solito sui sogni di Maigret, poi realizzati, come in questo passo spesso citato: “immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado in un’occhiata di intuire il destino delle persone. Un uomo da consultare come si consulta un medico. Una specie di accomodatore di destini… Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli accomodatori di destini?”. E non è certo un caso che, in questa sua prima avventura, Maigret si scontri subito con l’ostilità, la diffidenza e l’ipocrisia delle classi “alte”, da lui cordialmente detestate in ogni momento della sua vita. Con i delinquenti, gli emarginati, invece, l’intesa è spesso possibile: come in questo caso, in cui il poco raccomandabile Dedè, che tra l’altro ha rischiato di farlo ammazzare con una botta in testa micidiale, gli spiega in una trattoria di campagna il dipanarsi della faccenda che Maigret aveva potuto solo intuire.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Le unghie rosse di Alina di Christine von Borries, Giunti 2020.
Secondo romanzo per Giunti di Christine von Borries dopo il fortunato A noi donne basta uno sguardo. Stesso colorito scenario fiorentino, stessi personaggi di punta e di contorno e un nuovo mistero da risolvere, un nuovo spietato delitto per le quattro amiche Valeria Parri, Pm alla Procura di Firenze; Erika Martini, ispettore di polizia; Giulia Gori, giornalista e Monica Giusti, commercialista. Quattro poliedriche donne in carriera che riescono a mischiare assoluta incoscienza, professionalità, volontà, rischio, voglia di verità e giustizia a ogni costo, in una complessa trama dai tratti giallorosa. Tanto per cominciare però s’impone che ve le presenti. Dunque andiamo per ordine: Valeria Parri, pubblico ministero madre di due bambini con un terzo in arrivo e il pancione del settimo mese ma, purtroppo per lei, in fase di sofferta rottura con il marito, un professore universitario di successo concupito da una bella dottoranda.
Numero due: Erika Martini, cazzuta, pratica con successo arti marziali, ispettrice di polizia, molto volubile nei rapporti con gli uomini, madre single di un bambino di otto mesi, Tommaso, avuto da un professore tedesco. Tra loro è ancora burrasca (in via di accomodamento?) perché lei gli aveva nascosto il bambino e lui aveva cercato di prenderselo. Terza: Giulia, brava giornalista per una piccola testata di assalto, sempre sul pezzo, sempre pronta a cogliere ogni occasione al volo, in cerca dello scoop, in rapporti affettivi di astinenza forzata perché convinta di essere stata presa in giro dall’ispettore Nistri. Quarta e ultima Monica, valente commercialista in fase di ricarica (nel romanzo precedente lo studio per cui lavorava è andato a gambe quarantotto per colpa dei soci coinvolti in una brutta storia anche per la sua denuncia). Lei si è rimboccata le maniche, ha iniziato una nuova attività da sola, stringe i denti e comincia a farsi dei clienti, ma dal lato affetti sogna solo un bambino in casa, però è sempre impelagata con l’attore bellone egoista, che non vuole sentirne parlare.
Ma torniamo al romanzo e al cadavere di una donna, trovato da un pescatore nelle acque di un torrente poco lontano da Montelupo Fiorentino. La vittima ripescata dalla scientifica, una bella ragazza, vestita bene, con lunghi capelli biondi e le unghie laccate di rosso, è stata strangolata. Dopo i primi successivi fortunati accertamenti salterà fuori che si tratta di una prostituta ucraina di livello, Alina, che abitava con due amiche in piazza del Carmine. Un delitto legato alla prostituzione? Alina è stata punita per uno sgarro? Un cliente insoddisfatto? Tuttavia qualcosa non quadra e l’autopsia indirizza presto verso un diverso scenario. Infatti si prospetta anche l’ipotesi che quello che si vorrebbe far sembrare un omicidio commesso d’impeto celi invece una complicata storia criminosa. Saltano fuori giri di denaro che collegano quella brutta faccenda agli interessi di un certo giro altolocato di Firenze, disposto a tutto pur di soddisfare le proprie voglie. Voglie che contemplano l’avere un figlio, scavalcando leggi e regole, a ogni prezzo e a ogni costo. Un bell’impiccio, tanto lavoro da fare e un’infinità di problemi e contrasti da sormontare. E tuttavia tra una cena, un caffè, un allenamento, un aperitivo e una serata a teatro, le inseparabili amiche Valeria, Erika, Giulia e Monica, riunendo forze e intelletto, non solo riusciranno a far quadrare il gran casino di trame sentimentali, tradimenti e tensioni familiari che affollano le loro vite, ma riusciranno a incastrare i pezzi di un camaleontico puzzle legato alla morte di Alina. Tutto questo in virtù di un’arma in più, potente ed efficace: intanto essere donne, e come tutte le donne costrette da sempre a giocare su più tavoli e sbrogliare più situazioni, ma soprattutto per il senso di amicizia, la complicità e la solidarietà che le ha legate per tanti anni. Ma il pericolo, abilmente mascherato, è in agguato e pronto a colpire, tanto che stavolta il nostro agguerrito quartetto al femminile rischierà addirittura la vita per scoprire la verità.

Un villaggio scomparso di Tim Weaver, TimeCrime 2020.
Da dieci anni conosciamo David Raker, ex poliziotto del Met, la celeberrima polizia metropolitana inglese, che ormai opera come detective specializzato nella ricerca di persone scomparse. E Un villaggio scomparso è la sua decima avvincente avventura. David Raker ha appena accettato uno spinoso incarico da Ross Perry. Due anni e mezzo prima, nel 2015, i nove residenti dell’elegante complesso abitativo di Black Gale (quattro danarose coppie di amici: i Perry, i Davey, Randolph Solomon e la compagna Emilie Wilson e i Gibbs con il figlio diciannovenne Mark) avevano deciso di cenare e passare insieme la serata di Halloween. Era sabato e dalle foto, il loro ultimo ricordo, scattate in quelle ore e poi ritrovate in seguito, avevano chiacchierato, giocato, mangiato, bevendo e brindando allegramente. Insomma si erano divertiti. Indossavano maschere, scherzavano… Ma il giorno dopo, la mattina di domenica 1° novembre, il figlio dei Perry, Ross, aveva chiamato senza riuscire a rintracciarli; aveva riprovato la sera e aveva cominciato a impensierirsi la mattina dopo, ma impellenti impegni di lavoro l’avevano costretto a rimandare una corsa a Black Gale fino al giorno 3, quando Rina Blake, figlia dei Davey, gli aveva telefonato da Cambridge. Neppure lei riusciva a contattare i genitori da giorni. E aveva provato a chiamare anche gli altri vicini senza successo. Solo a quel punto Ross Perry, spaventato, aveva preso la macchina per raggiungere Black Gale, situato a circa trenta chilometri a nord di Cressington, centro rurale del Devonshire. Al suo arrivo, il deserto. Insomma aveva trovato le case chiuse in perfetto ordine, non si vedevano segni di effrazione o colluttazione ma nove persone erano sparite. Gli allarmi non erano inseriti e le macchine erano al loro posto in garage, mancava solo il furgoncino Volkswagen di Salomon…
Siamo davanti a una ghost story che ha visto persone dissolte nel nulla? Di loro appena un soffuso ricordo. Una beata comunità di nove persone scomparse senza lasciare traccia di sé? Ma poi sono veramente esistite? E, se lo sono, cosa mai ha rotto l’idillio? Qualcosa che aspettava minaccioso nell’ombra, nel buio di una pace trasformata improvvisamente in trappola mortale? Cosa si nasconde dietro questa storia di un villaggio scomparso?… Con un romanzo che pareva volersi ammantare del pathos di un evento fuori dal normale capitato proprio la notte di Halloween, quando vanno i giro i fantasmi, ancora una volta Weaver centra il bersaglio e coinvolge il lettore fino all’ultima delle sue ben 449 pagine.

Le letture di Jonathan
Cari ragazzi,
oggi vi presento Benvenuti a Rocca Taccagna di Geronimo Stilton, PIEMME 2015.
Geronimo, Tea e Trappola sono stati invitati al matrimonio del loro cugino Virgulto con Cloachina a Rocca Taccagna. Arrivati al castello sono accolti in un modo un po’ strano: per cena gli è stata offerta una lenticchia farcita come antipasto, consommé di noccioli di oliva per primo, una fettina di pisello lesso per secondo e una fagiolo in umido come contorno.
La notte prima del matrimonio Geronimo sente dei rumori metallici e va a controllare in soffitta. Lì vede suo cugino Virgulto che conta le monete e scopre che vuole sposare Cloachina solo perché è ricca.
Allora Geronimo e Tea convincono Cloachina a non sposarsi. Cosa farà Cloachina? Si sposerà o no? Ma soprattutto, Geronimo, Tea e Trappola riusciranno a tornare a Topazia? Perché il loro cugino Virgulto è molto arrabbiato…

Le letture di Jessica
Cari ragazzi,
oggi vi presento Il gatto con gli stivali di Charles Perrault, Giunti 2017.
Un mugnaio ha tre figli. Alla sua morte lascia al primo figlio il mulino, al secondo l’asino e al terzo il gatto. Il terzo figlio si lamenta perché è troppo povero ma il gatto lo rincuora, gli basta un cappello, un sacco e gli stivali per farlo ricco. Va nel bosco, cattura un coniglio e lo porta al re dicendo che è un dono del suo padrone, il marchese di Carabas. In seguito gli porta altri doni e gli farà conoscere anche il suo padrone. Poi sconfiggerà un orco che può trasformarsi in qualsiasi animale. Gli chiede di trasformarsi in un topo e se lo mangia. Così gli prende tutte le sue ricchezze e lo fa sposare con la figlia del re. Il gatto è furbo e l’orco brutto, antipatico e bischero.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Cento Gianni Rodari (Le varie di Valerio 133)

Gianni Rodari
Cento Gianni Rodari. Cento storie e filastrocche. Cento illustratori
Einaudi Ragazzi, 2019 (edizione per il centenario)
Infanzia (di tutte le età)

Italia democratica e repubblicana. Cento strampalate magistrali splendide filastrocche, favole, avventure, brevi novelle, estratti di racconti, storie di Gianni Rodari, godibili in ogni momento della nostra vita qualunque sia la nostra attuale fase esistenziale. Fatevele leggere se siete in là con gli anni e se vi è capitato già di averle lette voi a figli o nipoti, vi entrerà ancora della musica dentro, comprenderete meglio pensieri o emozioni che erano forse sfuggiti. Nel 2020 ricorrono i due anniversari decisivi per il Maestro Giovanni Gianni Rodari, insegnante elementare, clandestino e partigiano, inviato e cronista, pedagogo, uno dei più grandi scrittori del Novecento, il sesto autore italiano più tradotto al mondo: la nascita povera cento anni fa (Omegna, sul lago d’Orta, 23 ottobre 1920) e la prematura morte quaranta anni fa (Roma, 14 aprile 1980). E proprio cinquant’anni fa nel 1970 vinse il prestigioso Hans Christian Andersen, il premio Nobel per la letteratura per ragazzi. Scriveva per tutti, non visse spensierato, sperimentò generi diversi, inventò linguaggi. L’idea bella di questo volume celebrativo consiste nella selezione di esattamente cento testi di Rodari pubblicando a fianco a sinistra cento diversissime colorate inedite tavole, ciascuna realizzata per l’occasione da un affermato autore contemporaneo, quasi tutti italiani, donne e uomini. L’ordine è quello alfabetico degli illustratori, da Antonella Abbatiello (la filastrocca “Un bambino al mare”) a Margherita Zichella (la fiaba “La domenica mattina”). Non possono più esserci Bruno Munari (1907-1998) ed Emanuele Luzzati (1921-2007), ovviamente ci sono anche Francesco Altan (la filastrocca “Alla formica”) e artiste o artisti che hanno ri-illustrato specifici volumi che escono sempre quest’anno come Beatrice Alemagna (“A sbagliare le storie”), Manuele Fior (“Pianoforte Bill”), Camilla Pintonato (“La freccia azzurra”), Gaia Stella (“Bambini e bambole”), Olimpia Zagnoli (“L’omino di niente”).

Illustrare oggi la geniale fantasia letteraria di Gianni Rodari implica abbinare una danza grafica di vite e colori a una danza di parole pulite ed essenziali, pensate per educare attraverso magia e stupore, tolleranza e accoglienza, il rispetto del diverso, la bellezza dello stare in pace, valori che servono a noi adulti almeno quanto ai bambini e alle bambine. L’intreccio, l’empatia, la sintonia fra testi e tavole stanno non nella corrispondenza materiale, piuttosto nella fedeltà alla sorpresa emotiva e allo scarto cognitivo. Per capirla, la realtà va reinventata, contraddetta, introiettata con la personale accettazione dell’altro e del vivere sociale. Meglio aggiungere un punto interrogativo a ogni regola da rispettare per farla diventare “nostra”. E Giovannino Perdigiorno è un vero punto di riferimento pedagogico. Il volume contiene 56 filastrocche, 28 tratte dal magnifico “F. in cielo e in terra”, 6 da “Prime fiabe e f.”, 3 da “F. lunghe e corte”, 4 da “Il secondo libro delle f.”, 12 da “Il libro degli errori”, una da “I viaggi di Giovannino Perdigiorno” e 2 da “F. per tutto l’anno”; 44 fiabe e storie, 2 da “Fiabe lunghe un sorriso”, una da “Le avventure di Cipollino”, una da “Novelle fatte a macchina”, 37 da “Favole al telefono”, una da “Il libro dei perché”, una da “La freccia azzurra” e una da “Tante storie per giocare”. Le pagine complessive sono quasi trecento visto che circa la metà dei cento testi non si conclude a destra della tavola e si sviluppa su più (sempre poche) pagine. Lo spunto è sempre un oggetto della realtà quotidiana di un bambino, che sia reale o immaginario, che sia a casa o a scuola, tutto animato da un respiro vitale e da un tocco d’artista (con gusto, olfatto, odorato, vista, udito, voce, ascolto), attento a un approccio ironico tanto alla scienza quanto alla tecnologia, senza mai farci la morale. Prendiamo lo spunto del centenario dalla nascita di Rodari e degli altri suoi anniversari del 2020 per rileggerlo tutto, a caratteri grandi e con tanti spazi bianchi sulla pagina. Il portale 100giannirodari.com riporta le pubblicazioni e le iniziative in corso, convegni mostre laboratori creativi, in biblioteche, librerie, musei, luoghi della cultura di tutt’Italia (e non solo). Stanno uscendo su Rodari anche biografie e saggi aggiornati, meglio dare uno sguardo di persona in libreria.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il bicchiere della staffa (Le brevi di Valerio 369)

Dominique Manotti
Il bicchiere della staffa
Sellerio, 2020 (orig. À nos chevaux, 1997; prima ed. italiana Tropea 2003)
Traduzione di Francesco Bruno (quella della prima ed.)
Noir

Parigi. Estate-autunno 1989. Il commissario della narcotici Théo Daiquin, spalle larghe e buoni muscoli per un metro e ottantacinque, volto squadrato, occhi castani, propensione per i maschietti (non esclusiva), ha superato i quaranta e vive nel XIV°, un’ora di cammino tutte le mattine fino al mitico Quai des Orfèvres. Il suo amante tedesco Rudi è attratto dai fatti di Berlino. Ora un’informatrice colombiana dell’ispettore Romero è stata trovata sgozzata nella toilette dell’ippodromo di Longchamp, contemporaneamente ad altri delitti e attentati nel mondo dell’ippica, sempre connessi a grandi traffici di droga. Vivida indagine di squadra.
Buon secondo atto della stupenda serie per Dominique Manotti (Parigi, 1942), storica ed ex sindacalista, ancora in terza persona varia al presente, come flash di una sceneggiatura ben documentata sul capitalismo reale. Letteratura (nera) e musica (jazz) di qualità. Bellissimo pure Il bicchiere della staffa, ora opportunamente riedito da Sellerio.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Una lettera per Sara (Le gialle di Valerio 240)

Maurizio de Giovanni
Una lettera per Sara
Rizzoli Milano, 2020
Noir

Napoli. Aprile 2020. Un lunedì mattina alle 11 il vecchio afflitto ex vicecommissario Fusco interrompe il sacro irrinunciabile rito del caffè dell’ispettore Davide Pardo nel solito anonimo locale. Era stato suo superiore e lo aveva aiutato in un momento cruciale, ora ha un tumore allo stomaco all’ultimo stadio e gli chiede di favorire, con procedura poco ortodossa, il colloquio con l’anziano detenuto 67enne Antonino Nino Lombardo che lo ha mandato a chiamare e sta messo pure peggio. Pardo è perplesso, ancora non sa che c’è un qualche nesso con una storia del maggio 1990, circa trent’anni prima: era scomparsa la brava calma ingenua commessa di una libreria antiquaria, dopo aver rinvenuto per caso nella guida Things Seen In The Bay of Naples una lettera scritta con grafia elementare nella quale si parlava di un regalo da consegnare a Maddalena, libro venduto da un figlio in cerca di una dose e riacquistato a seimila lire da un padre affannato e scortese, proprio per riprendere quel prezioso foglio. Come ogni lunedì sera Sara Mora Morozzi cucina a casa di Viola, la madre del nipotino Massimiliano, ex compagna del defunto figlio, fotografa e investigatrice nata, un appuntamento cui partecipa, in qualità di amico e zio acquisito, anche Pardo che racconta quanto gli è accaduto; il nome del carcerato dice qualcosa a Sara, ha un vago ricordo di un teso accalorato incontro col suo superiore e poi compianto amore Massimiliano Tamburi, dialogo che lei aveva seguito e interpretato a distanza. Torna a casa e va a verificare nel segreto archivio cartaceo ereditato proprio dal capo della segreta unità dei Servizi dove lavoravano, non trova nulla, molto strano. Prova a rivolgersi all’amico ed ex collega cieco Andrea Catapano, in pensione da sette anni; un lieve tremore del mento le fa capire che ne sa qualcosa ma lui dichiara di non ricordare nulla al riguardo. C’è una catena di segreti e misfatti da svelare e qualcosa che mette in crisi la fiducia sincera di Sara per l’amore.

Consolida il successo la nuova interessante serie di Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958): Sara risolve anche tristi antichi intrighi, ancora nella stessa città contemporanea del tifosissimo autore. Mora era una brillante graduata della Polizia di Stato, sposata con prole, prima di entrare nella sede napoletana dell’unità speciale che veglia sulla sicurezza nazionale (fra misteriosi rituali e codici oscuri) e di innamorarsi del bravo leale democratico Capo, Massimiliano Tamburi, più vecchio di 23 anni, intensamente ricambiata. Per lui aveva abbandonato un marito fedele e un pargolo piccolo, conducendo poi con fermezza e coerenza un’altra esistenza in coppia, nel lavoro e fuori, finché si era ammalato. Sara aveva lasciato tutto, ritirata a invisibile vita privata per assisterlo. Da qualche anno sono morti prima Massi, 76enne, indi Giorgio, il figlio (abbandonato) in un incidente stradale. Lei ha ormai circa 55 anni, si è nascosta da tutto e tutti, pur colta e vivace, riservata e sostanziosa, finché non ha scoperto il nipotino. La narrazione è più che altro in terza persona, al passato sui vari personaggi alle prese con vicende (antiche e contemporanee) destinate a intersecarsi per il tramite di un ragazzo poco più che ventenne, dagli occhi scuri e penetranti, i ricci neri, la pelle olivastra, all’inizio conflittuale poi oggettivamente alleato rispetto alla squadra di Sara. La lettera del titolo appare nella prima scena, ma non è l’unica che contrassegna il romanzo e i destini intrecciati: vi sono quella non scritta che Lombardo consegna a un infermiere prima di morire (con conseguente senso di colpa di Pardo), quella forse indirizzata a Sara stessa dal reticente Massimiliano (all’insaputa pure dell’amica e attuale responsabile Teresa Bionda Pandolfi), quella con i risultati delle analisi del sangue del nipotino che annuncia un tema del prossimo romanzo della serie. Viola si difende dalla pessima madre con Marvin Gaye e Mamas & the Papas.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Predatori e prede

Kathy Reichs
Predatori e prede
Rizzoli, 2020
Traduzione di Luisa Piussi

È da pochi giorni in libreria l’ultimo – in ordine di arrivo – romanzo della fortunata serie che ha come protagonista Temperance Brennan detta Tempe, nata dalla penna di Kathy Reichs e ormai arcinota al grande pubblico anche per la serie televisiva interpretata da Emily Deschanel.
Temperatura alle stelle e afa soffocante a Charlotte, nella Carolina del Nord. L’antropologa forense Temperance Brennan è ancora debole, in fase di ripresa dall’intervento riparatore di chirurgia endovascolare che ha dovuto affrontare per colpa di un aneurisma cerebrale. Non solo: la morte di Larabee, il medico legale suo capo dipartimento, rimpiazzato Margot Heavner, medico ma anche scrittrice, un’esibizionista poco attendibile e in cerca di pubblicità per i suoi libri, con la quale la nostra antropologa forense ha avuto insanabili contrasti anni prima, l’hanno messa fuori dai giochi come consulente investigativa locale.
Temperance deve farsi un po’ di conti in tasca, portare avanti l’incarico di insegnante alla University of North Carolina. Per di più è sola perché Ryan è a Montreal, in Canada, in partenza per l’Europa per seguire un nuovo caso, mentre lei è costretta ad affrontare le apprensive telefonate materne, il senso di impotenza, l’abulia, l’insonnia e le spiacevoli emicranie che le fanno paura, quando con i nervi a fior di pelle vede, o crede di vedere, fuori dalla finestra in giardino una sagoma maschile con addosso un impermeabile alla Humphrey Bogart in Casablanca. Qualcuno che sembra sia là per spiarla. Il suo tentativo di inseguimento va a vuoto ma la lascia con una spiacevole sensazione di insicurezza, incerta se la presenza di quell’uomo sia stata reale o solo frutto dei suoi incubi.
Ma neppure una settimana dopo, al ritorno da un concerto, alle 20.34 riceve sul suo I-Phone quattro SMS, quattro foto, ognuna delle quali mostra una diversa e spaventosa immagine del cadavere di un uomo dentro un sacco, con il volto e il corpo massacrato e le mani e i piedi amputati. Foto sconvolgenti, inviate da un mittente sconosciuto, che per un attimo le fanno credere di essere piombata in un’altra allucinazione, di essere finita dentro un bruttissimo scherzo giocatole dal suo cervello affaticato. Ciò nondimeno, come prima cosa si chiede chi diavolo sia il morto e perché quelle foto siano stati mandate proprio a lei.
La notizia del ritrovamento di un cadavere martoriato, che scoprirà poi essere il cadavere delle sue foto, da parte di due ragazzini che andavano a pescare mette in moto il suo cervello da detective. Però deve temporeggiare, perché la nuova medico legale capo, la MCME Margot Heavner, che non intende coinvolgerla come consulente, fa identificare arbitrariamente il cadavere senza volto come quello di un giovane uomo asiatico. Ma la faccenda non torna e la nostra Temperance, infuriata per gli svariati errori commessi dalla Heavner e ancora di più per il fatto che la Heavner ha voluto fornire tutta una serie di cruenti dettagli durante una conferenza stampa, avvia di nascosto la sua personale indagine.
Deve saperne di più ma, per ottenere delle risposte, compresa l’identità dell’uomo, deve aggirare gli ostacoli. Non le resta perciò che chiedere aiuto ai vecchi collaboratori, tra cui il suo fidanzato di Montreal Andrew Ryan e l’ex investigatore della Omicidi Skinny Slidell, passato ai Casi irrisolti. Servendosi di metodologia forense all’avanguardia, Tempe riuscirà ad avvicinarsi alla verità, ma più scava, più salteranno fuori indizi che rischiano di portarla fuori strada.
Insomma Temperance stavolta dovrà servirsi di tutti i trucchi del mestiere per riuscire a determinare l’identità di un cadavere senza volto, trovare la inimmaginabile connessione con il caso di una bambina scomparsa dieci anni prima e scoprire come mai il morto avesse il suo numero di telefono.
Un’avvincente avventura per un mosaico dell’orrore che Tempe Brennan dovrà ricomporre, un quadro spaventoso che la porterà a toccare con mano quanto possa pericolosamente assottigliarsi il confine che separa la realtà dagli incubi.

Kathy Reichs è nata a Chicago, lavora come antropologa forense in Québec e insegna all’Università di Charlotte, North Carolina. È tra le più affermate autrici di thriller a livello mondiale grazie al personaggio della dottoressa Temperance Brennan, protagonista anche della serie televisiva Bones prodotta da Fox. Tutti i suoi romanzi sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e sono in gran parte disponibili nel catalogo BUR.

Il corpo del peccato (Le brevi di Valerio 368)

Silvia Di Giacomo
Il corpo del peccato
Foschi, Santarcangelo di Romagna, 2019

Bologna. Aprile 2017. Il commissario della squadra mobile Claudio Degli Esposti, separato sesso dipendente, alto e robusto, capelli neri ondulati, sta facendo giochi di ruolo con la sua amante Mary, lui dominante, lei schiava, bassa e magra, forme perfette e viso incantevole, ucraina sposata col Nano (ora in carcere), quando la giovane bionda ispettrice Giulia Nanni lo chiama perché i dottori Zorbi hanno trovato morta l’anziana madre Maddalena Costa, una delle famiglie più potenti della città, amici soprattutto delle alte sfere ecclesiastiche. Sono stati rubati due preziosi orologi svizzeri e il caso si rivela più complicato del previsto. In Il corpo del peccato sono tanti i corpi che peccano.
La creativa scrittrice e professionale gemmologa Silvia Di Giacomo (1974) intreccia noir ed erotismo in un romanzo che alterna narrazione in terza varia al passato, momenti in prima (sia di Claudio che di Mary) e il racconto terribile di Eva in corsivo, una ragazza in catene da 42 anni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)