La Debicke e… I segreti di Westhill House

Jess Ryder
I segreti di Westhill House
Newton Compton, 2020

Già dal prologo incontriamo i due protagonisti, che si muovono in un diverso piano temporale, Stella e Jack. Non sono sposati, convivono da qualche mese e Stella ha convinto Jack a farle da compagno e testimone in un’avventura che, comunque la si guardi, sembra troppo grande per lei. Alla morte dei genitori Stella ha ereditato un bel po’ di soldi e adesso cerca una casa in cui investirli. Così quando un’agenzia di Navansey – paesino sperduto sulla costa della Gran Bretagna, abbastanza lontano dalle spiagge alla moda – le propone Westhill House, una villa con otto camere da letto che si erge a strapiombo sul mare, in una straordinaria posizione e con un panorama mozzafiato, se ne innamora a prima vista. Ma Westhill House è rimasta disabitata per molti, troppi anni. Oggi è fatiscente e per rinnovarla abbastanza da poterci vivere bene bisogna imbarcarsi in costosi lavori di ristrutturazione. Ciò nondimeno Stella, benché non abbia abbastanza denaro per un restauro con tutti i crismi, la vuole a ogni costo e, convinta di riuscire a riportarla all’antico splendore, completa l’acquisto. Poi, non potendosi permettere un’impresa edile vera e propria, si affida ad Alan, un vecchio artigiano muratore della zona, disposto a lavorare in economia. Ma c’è tanto, troppo da fare e Alan da solo va avanti lentamente. Intanto i rapporti di Jack con Stella, che per seguire l’avanzamento dei lavori si è trasferita o meglio accampata nella vecchia villa, sono un po’ tesi. La loro attuale sistemazione è scomoda e Jack, che deve fare avanti indietro ogni giorno da Londra per andare in ufficio, si adatta malvolentieri a mangiare piatti pronti e, anche se la sera escono, in confronto alla grande città trova Navansey noiosa. Per alleggerire la tensione, Stella fa arrivare un letto nuovo comodissimo e si mette a cucinare apposta per lui. Ma proprio quando stanno finalmente degustando una cena perfetta, accompagnata da ottimo vino rosso, qualcuno bussa alla porta. Stella va ad aprire (si potrebbe quasi dire: la sventurata rispose) e, da quel momento, la loro già precaria quotidianità sarà sconvolta dall’arrivo di Lori, che diventerà la terza protagonista della storia. Lori, in fuga da un marito violento, si presenta piena di lividi e sporca di sangue e dichiara di essere stata indirizzata a Westhill House quando ha chiesto aiuto per telefono. Nei giorni successivi Stella non se la sente di allontanare Lori, anche se quest’ultima non vuole che si rivolgano alla polizia per sporgere denunzia. Questo suo strano atteggiamento, appoggiato da Stella, riuscirà a incrinare il rapporto con Jack. Perché poi, a conti fatti, chi è Lori veramente? E quella che racconta è proprio la sua storia? Lori trova appoggio anche in Alan, il muratore tuttofare, ma poco dopo la casa comincerà a svelare strani segreti: disegni fatti da bambini, nascosti sotto la carta da parati in una camera da letto, vecchie carte che Stella e Lori troveranno infilate sotto le assi del pavimento, nella stanza della torretta. Pare che in passato Westhill House avesse fama di essere un rifugio sicuro per le donne in disgrazia o maltrattate. Forse le sue mura nascondono terribili e pericolosi segreti?
Una terza linea temporale mette in scena una quarta protagonista Kay, giovane madre degli anni ’70 che incontra e sposa l’affascinante “Foxy”, forse per sfuggire ai genitori che stigmatizzano la sua condizione di madre single con un figlio avuto fuori dal matrimonio. Ma non sarà una scelta felice…
I segreti di Westhill House è una storia al femminile, con diversi punti di vista narrativi, che si svolge in una casa abbandonata su una scogliera. Stella, che sembrerebbe affranta e sconvolta per la morte prematura dei genitori e si dedica anima e corpo alla ristrutturazione di Westhill House, man mano svela la sua vera natura. Al suo fianco c’è Jack, all’inizio il suo compagno, una figura evanescente, con sentimenti normali ma con ben poca voce in capitolo. Lei lo ama, o forse crede di amarlo, ma non abbastanza. Jack sembra molto preso da lei che invece quasi istintivamente fa di tutto per allontanarlo.
Una trama piena di buona volontà ma che affastella in modo confusionario tanti, troppi problemi esistenziali. E tuttavia I segreti di Westhill House ha il pregio di affrontare, anche se in modo abbastanza soft, il tema della violenza domestica. Un tema molto sentito e all’ordine del giorno in ogni parte del mondo. E purtroppo non si riesce a capire cosa possa costringere una donna a continuare a subire delle angherie giorno dopo giorno. La paura forse? Il bene e l’amore per i figli? L’illusione di riuscire a cambiare la persona al suo fianco?

Jess Ryder ha lavorato per anni come sceneggiatrice e la sua passione è guardare serie TV poliziesche. Ha pubblicato numerosi libri di successo, molti dei quali per bambini e adolescenti, ma la sua vera passione sono i thriller. Newton Compton ha pubblicato La ex moglie e I segreti di Westhill House.

A tutto Sherlock! (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Libri che parlano dell’Investigatore per antonomasia, oltre a quelli dell’autore Conan Doyle, ce ne sono millanta in giro curati amorevolmente dal nostro Luigi Pachì. Vediamone qualcuno.

Laurie R. King Sherlock Holmes. L’isola della follia
Mary Russell riceve la disperata richiesta d’aiuto di un’amica: sua zia, la rispettabilissima ma mentalmente instabile Lady Vivian Beaconsfield, è scomparsa. Mary è già sconvolta da recenti eventi, che l’hanno vista affrontare un efferato delitto, una terribile perdita e sconvolgenti relazioni su Sherlock Holmes, l’uomo che un tempo era il suo mentore e per cui ormai prova qualcosa di molto più complicato. Tutto vorrebbe tranne che farsi coinvolgere in questa storia… ma non può tirarsi indietro, e l’investigatore con lei. Tutto farebbe pensare che Lady Beaconsfield sia sfuggita dal manicomio di Bedlam per rubare e portare via con sé i preziosi gioielli di famiglia. Ma qualcosa non torna… E se invece fosse stata incastrata?

Daniel D. Victor Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene
E se dietro i grandi omicidi politici ci fosse una misteriosa organizzazione segreta? Quando lo scrittore americano Jack London si presenta al 221B di Baker Street vestito da barbone e inizia a farneticare di complotti e assassini, il dottor Watson fatica a credere che una simile accusa possa essere vera. Sherlock Holmes ha la stessa reazione una volta che il fedele amico gli riporta la storia. Ma quando i macabri dettagli di un folle piano omicida iniziano a emergere attorno a loro, persino l’investigatore più famoso al mondo e il suo scettico amico devono ricredersi. Lo scrittore Jack London è al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. La prima parte del libro parla proprio di un’organizzazione criminale nota come “Assassini S.p.A.”. Un libro destinato a rimanere per sempre incompiuto. Come se non bastasse, sembra che i dettagliatissimi resoconti delle imprese di Holmes redatti dal dottor Watson siano finiti nelle mani sbagliate. È proprio attingendo a essi che qualche losco figuro ha messo in moto un’infernale macchinazione, usando le informazioni raccolte per complottare… l’omicidio di Mycroft Holmes!

Albert Hall Sherlock Holmes. L’ombra della gorgone
Sherlock Holmes e il Dottor Watson accettano di indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia di Mr Avery Quill.
Il corpo viene ritrovato poco dopo l’accettazione del caso e lo stesso Mr Quill viene ucciso poco dopo con l’identico modus operandi della figlia. L’assassino lascia sulle scene del crimine dei biglietti da visita che riportano la testa di Medusa, la Gorgone, un dettaglio che Holmes riesce a connettere allo strano “Club del Cento per Cento”, un ritrovo per i reietti delle famiglie nobili.
E state pur certi che i rampolli rinnegati hanno tutta l’intenzione di impedire all’investigatore di Baker Street di svelare il loro vero intento…

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. La pietra del destino
Gennaio 1901, Londra. Mentre l’Inghilterra è in lutto per la morte della regina Vittoria, Sherlock e il dottor Watson vengono ingaggiati da Mycroft Holmes per assicurarsi che i gruppi separatisti irlandesi e scozzesi non approfittino dell’occasione per colpire. Quello che nessuno, neanche il più grande investigatore del mondo, si aspetta, è che la minaccia degli attentati sia solo un diversivo per un furto degno di un vero maestro del crimine. A venire rubata è l’antica Pietra del Destino, un cimelio della storia scozzese sottratto vari secoli prima e nascosto sotto il trono delle incoronazioni nell’abbazia di Westminster. Avvolta nelle leggende, l’antica reliquia, altresì nota come Pietra delle Incoronazioni, non è soltanto un simbolo di rivalsa per i separatisti. Senza di essa, infatti, l’erede della regina Vittoria, Edoardo VII, non potrà essere incoronato per non infrangere una tradizione che dura ininterrotta dal XIV secolo. Soltanto Sherlock Holmes sarà in grado di mettersi sulle tracce del cimelio. Ma per farlo dovrà rischiare il tutto per tutto e infiltrarsi sotto mentite spoglie nella Fratellanza Repubblicana Irlandese, e questa volta non gli basteranno tutti i quadrifogli dell’isola per farla franca.

Davies David Stuart Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore
L’arrivo al 221B di uno sconvolto Ronald Temple spinge Sherlock Holmes e il Dottor Watson a lanciarsi nella caccia ai rapitori di un bambino. Ma quando nessuna richiesta di riscatto arriva e iniziano anzi a profilarsi sinistre connessioni con i piani alti della società vittoriana, il caso si fa inquietante. Non è un rapimento qualsiasi. Proseguendo le indagini, la vita del duo di Baker Street si trova ben presto in pericolo, mentre emergono ulteriori dettagli sul misterioso lignaggio del bimbo rapito e inquietanti connessioni con gli omicidi avvenuti nel quartiere di Whitechapel un decennio prima. Se il nome del quartiere non vi suona nuovo, un motivo c’è. Il titolo originale di questo apocrifo sherlockiano è The Ripper Legacy, l’eredità (o il “retaggio”) di Jack the Ripper, alias “lo Squartatore”.

David D. Victor Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge
Le stroncature letterarie sono un colpo duro per uno scrittore, ma quando è uno scrittore illustre a stroncare l’operato del più celebre detective del mondo, la questione potrebbe avere ripercussioni ancora più pesanti. Soprattutto se lo scrittore è Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain. Clemens e Holmes avevano collaborato mesi prima durante un’indagine di omicidio a Thor Bridge nello Hampshire, e Watson come sempre aveva narrato il tutto sotto forma di romanzo. Ma ora Clemens ha dichiarato che il detective di Baker Street è tutt’altro che infallibile e che avrebbe commesso un grave errore nelle indagini, mettendone in dubbio la professionalità… State pur certi che Holmes non lascerà correre e vorrà mettere chiarezza, a tutti i costi e una volta per tutte, sui fatti di Thor Bridge. Perché la storia potrebbe non essere affatto andata come raccontato da Watson…

Martin Davies Sherlock Holmes. La Signora Hudson e il testamento di Lazzaro
Nuovo appuntamento a Baker Street con gli apocrifi di Martin Davies. E ad aprirci la porta del numero 221B è, ancora una volta, la Signora Hudson, pronta a rientrare in azione dopo La Maledizione degli Spiriti (Il Giallo Sherlock n. 48) e La Rosa del Malabar (Il Giallo Sherlock n. 52). Come per altre avventure, la padrona di casa del più famoso investigatore al mondo affiancherà Sherlock Holmes nelle indagini su un caso apparentemente impossibile, rivelando di possedere un acume al di fuori dell’ordinario. Fra le colline innevate e gli sbuffi di nebbia della Londra vittoriana, i nostri eroi dovranno affrontare l’enigma del “Testamento di Lazzaro”, una mitica reliquia che avrebbe il potere, sostengono alcuni, di riportare i morti in vita. La storia inizia quando con un uomo investito da una carrozza a pochi passi dal 221B della nota via londinese. Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, raccoglie le ultime, farneticanti parole dell’uomo, che muore lasciando un preciso messaggio per Sherlock Holmes: un morto è stato visto risorgere dalla tomba.
Con Il testamento di Lazzaro si conclude la pubblicazione in italiano della trilogia dedicata alla Signora Hudson da Martin Davies (1965), almeno in attesa che il brillante autore britannico non sforni qualche nuova avventura per la padrona di casa di Baker Street 221B e per la sua “Watson”, la cameriera Flotsam.

Arthur Hall Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo
In questa avventura ai limiti del sovrannaturale Sherlock Holmes e il dottor Watson sono convocati da Lady Heminworth nella sua spettrale residenza di Thobald Grange, nel Warwickshire. Da quando il figlio e il marito sono stati assassinati, la donna vive nel terrore in una dimora costruita sulle rovine di un antico castello, in cui sembrano aleggiare oscure presenze. Il terrore raggiunge il culmine con il ritrovamento di una pergamena che rivela l’esistenza di una maledizione contro i proprietari del castello e tutti i loro discendenti, lanciata da un giullare di corte giustiziato in quello stesso luogo secoli addietro. Soltanto facendo appello a tutte le sue straordinarie capacità deduttive Sherlock Holmes riuscirà a sbrogliare i fili di un intrigo diabolico e a sconfiggere un avversario apparentemente immune dai colpi di arma da fuoco e in grado di sparire nel nulla, come un fantasma…

Paul D. Gilbert Sherlock Holmes. Il ratto gigante di Sumatra
Una nave abbandonata lungo una banchina di Canary Wharf, a Londra, senza equipaggio. A bordo solo un giovane mozzo in fin di vita, che muore di lì a poco. Tutti gli altri, scomparsi nel nulla. Unico indizio, oscuri segni incisi sulle assi del ponte di coperta, forse lettere di un alfabeto sconosciuto. Il resoconto dell’ispettore Lestrade, in visita al 221B di Baker Street, è musica per le orecchie di Sherlock Holmes, bramoso di nuovi casi da risolvere. E il mistero della Matilda Briggs, destinata al trasporto del tè dall’India, appare quanto mai degno della sua attenzione. Cosa può aver condannato a un simile destino il bastimento fantasma? Una letale epidemia che ha decimato i marinai, gettati via via in acqua per arginare l’infezione, oppure un ammutinamento dagli esiti tragici? Nessuna ipotesi ordinaria offre a Holmes risposte soddisfacenti. E a suscitare un brivido nello sconcertato dottor Watson non è soltanto il vento gelido che soffia sul Tamigi. Si racconta di un essere terrificante come la morte stessa, proveniente dalla lontana Sumatra. Una vicenda per la quale il mondo non è ancora pronto.

La Debicke e… L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre

Marilù Oliva
L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre
Solferino, 2020

Riporto, perché bello e calibrato, il commento di Matteo Strukul: «Con il suo stile raffinato, Marilù Oliva ci regala una riflessione d’autore inedita e attuale sull’Odissea, cogliendo in pieno la carica eversiva e dirompente di uno dei poemi epici più straordinari». Ha ragione e mi è piaciuto percepire la realistica ed efficace impostazione, anche filologica, di questa Odissea al femminile, con la memoria degli eroi di Troia sullo sfondo quasi fosse un tenue filo conduttore e, in veste di protagonista, un Odisseo diverso da quello che avevo incontrato nel mio primo lontano impatto omerico sui banchi di scuola. Odissea non è solo la storia del lungo fantastico e travagliato viaggio di ritorno a casa di un uomo, di un eroe, ma anche la storia dell’amore per lui di molte donne.
Odissea di Marilù Oliva racconta le avventure di Odisseo dal punto di vista delle donne che l’hanno conosciuto e amato. Tante donne che per lui si trasformano in voci narranti e vivono da coprotagoniste al suo fianco. Saranno loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, le tante tappe della sua grande avventura, rovesciando l’antica visione del poema condotta da una voce narrante solo al maschile, nella musica a più voci del coro femminile. Un coro compatto, efficiente, battagliero, formato da principesse, maghe, dee, mogli, nutrici… Alle loro voci si aggiunge in controcanto quella possente di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco che Odisseo a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In questo libro, saranno le donne a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile che conquista, risolve e combatte.
Odisseo, il più astuto e il più intelligente dei re Greci, il vero vincitore morale della guerra di Troia, con la protezione di Pallade Atena riuscirà ad avvalersi delle sue poliedriche facoltà per sormontare ogni ostacolo. Saprà cavarsela da naufrago, da prigioniero, da migrante, farsi carpentiere e fingersi mendicante, ogni volta in grado di rialzarsi e risorgere delle sue disgrazie. Mito fantastico, coinvolgente, favolosa leggenda tramandata a voce, messa ancora una volta per iscritto, che si rifà a un’epica biografia quasi fosse una vera storia, tangibile. Richiamandosi all’Odissea e senza mai tradire il poema omerico (non una rielaborazione dunque, ma un fedele omaggio al testo originale) Marilù Oliva ci regala una limpida trama dotata di una perfetta ricostruzione ambientale. Trama che riesce a catapultarci nell’antichità e riporta in scena oggi, quasi fosse un antico spettacolo, una Tragedia con un coro tutto al femminile, la narrazione delle tremende avventure e terribili sofferenze che accompagnarono il disgraziato, interminabile e solitario ritorno dell’eroe a Itaca.
Odisseo ha sfidato gli dei e loro, con divina forza incontrollabile, gli remano contro, per usare un termine marinaro, che ben si adatta alla storia. Fin dall’inizio infatti tutto andrà storto, niente gli verrà risparmiato: i mangiatori di loto apportatori di oblio, l’illusione di Eolo, i lestrigoni, le immortali e pericolose tentatrici, la maga Circe la dominatrice, che disprezza i maschi finché non incontra lui, Odisseo, diverso dagli altri, e la ninfa Calipso. Lei, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamorerà di Odisseo ma dovrà lasciarlo andare, le demoniache sirene volanti ciecamente decise a distruggerlo e i cannibaleschi gorghi di Scilla e Cariddi ma non basta. Perché Odisseo dovrà addirittura scendere nell’Ade per conoscere il suo futuro e rendere omaggio ai tanti vecchi amici trapassati. Il drammatico incontro/scontro che lo segnerà per sempre sarà quello con il gigantesco ciclope Polifemo che lui accecherà ma poi – ebbro di superbo e vittorioso compiacimento, per troppi anni è stato solo un guerriero – sfiderà gridando il suo nome, provocando la maledizione del mostro e la terribile vendetta di suo padre, il dio del mare, Poseidone. Neppure uno dei suoi uomini si salverà. Ma altre donne veglieranno su di lui: Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo… E naturalmente lei, Penelope, l’amata sposa, che non si limita ad attendere il marito e pari a lui in ingegnosità e intelligenza controlla i Proci.
Quando finalmente, dopo vent’anni, Odisseo potrà far ritorno a Itaca, sarà il giorno dell’allegria e della felicità, ma anche quello del regolamento di conti. Perché dovrà di nuovo usare tutta la sua astuzia, non svelare la sua identità e battersi come leone, usando l’arco che solo lui sa tendere, fatto di corna d’ariete, per vendicarsi su chi gli ha fatto torto e riportare l’ordine e la giustizia nel suo regno.
Per Odisseo ci sono molte lacrime al passivo e poche gioie – ma che contano – all’attivo. Infinite lacrime sparse sulla lunghissima scia di amici e compagni morti dietro di lui, compensate però alla fine dal commovente incontro con il figlio e il padre e le morbide braccia di Penelope sua sposa. L’Odissea è il prototipo ideale di una fiction di amore e di avventura.
Un lavoro di riscrittura quello di Marilù Oliva, ripeto volutamente perché lo merita, fedele al testo originale, ma dove l’impianto narrativo è stato ben adattato al gusto del lettore moderno, con Odisseo che entra subito in scena, senza aspettare il capitolo quinto come nell’originale. L’unico spazio in cui l’autrice si è presa la libertà di allargarsi un tantino è magari sulle reazioni emotive dell’animo umano. Ma se nelle sue pagine ci sono scene di un pasto e quindi si parla di vivande, o si spiega la costruzione di un’imbarcazione, sono dati e fatti riportati tali e quali nell’Odissea originale.
Insomma pagina dopo pagina, impotenti, inquieti e increduli ma avvinti dall’avventura, assistiamo alla spettacolare scenografia e tragedia riportata in scena da Marilù Oliva, mentre tentiamo di convincerci, come bambini al cinema, che quello che scorre turbinosamente davanti ai nostri occhi è succo di pomodoro e non sangue. Che si tratta solo di finzione. E che quando il sipario si chiuderà gli eroi e cattivi, che abbiamo pianto morti, si rialzeranno e verranno a inchinarsi per raccogliere gli applausi…

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere.
Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.

Il Dio dei migranti (Le brevi di Valerio 346)

Maurizio Ambrosini, Paolo Naso e Claudio Paravati (a cura di)
Il Dio dei migranti. Pluralismo
Il Mulino Bologna, 2018

Da qui a là, da là a qui, sempre, ovunque. Siamo mescolati, meticci. Chi studia le religioni sa che dentro spazi geografici (ecosistemi umani) si ricompongono sincronicamente antichi paesaggi e un mosaico diacronico di culture e spiritualità. Un sociologo (Ambrosini), uno scienziato politico (Naso) e un filosofo (Paravati) hanno raccolto e introdotto tre importanti ricerche recenti sugli adattamenti delle esperienze religiose ai contesti nuovi: gli iman nelle moschee italiane, gli ortodossi rumeni immigrati, i volti del cristianesimo tra immigrati milanesi. Non si tratta di riconoscere burocraticamente Il Dio dei migranti, non si possono mettere filtri religiosi sui migranti, eventualmente “si tratta di riconoscere Dio nei migranti” (prefazione di Alberto Melloni): “sentire la voce dei Giona scaricati da un dag in forma di gommone che chiedono una conversione di giustizia che, nei sistemi politici democratici, può e deve diventare una politica di giustizia, di fraternità, di pace”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

I quattro cantoni (Le gialle di Valerio 228)

Gabriella Genisi
I quattro cantoni
Sonzogno Venezia, 2020
Noir

Bari. Fine autunno, circa un annetto fa. All’alba del 3 dicembre la brava attraente commissaria Lolita Lolì Lobosco, diffidente di carattere e corvina di capelli, madre siciliana e padre napoletano (carabiniere ammazzato davanti casa quand’era piccolina), profilo civetta su Facebook, amica di Montalbano (una vecchia breve storia di passione), ormai 45enne, si sveglia nella casa in affitto sul mare di Giancarlo Caruso, il bel vicequestore separato (con figlio) dai capelli lunghi e brizzolati, con il quale aveva vissuto una mezza storia durante il mandato a Padova e che l’ha raggiunta in Puglia per consolidare il rapporto. Sono presenti sia la gatta Penelope che il cane Buck, vivono con lui, il risveglio è piacevole. Però lei non è ancora pronta a mettersi un uomo nella sua di casa, di scottature ne ha già avute parecchie, sui maschi ormai non fa affidamento affettivo, le brucia ancora il gioco delle tre carte dell’ex marito Michele e del più recente Giovanni Panebianco, narcisista patologico. Poi l’avvisano di un omicidio avvenuto poche ore prima, cambia tutto, ne è totalmente assorbita. Dopo una tortura lenta e raffinata hanno ucciso un fotografo professionista, il 50enne Nanni De Carne, basso e magrolino, trovato appeso a un gancio del soffitto, a testa in giù, bocca imbavagliata e corpo flagellato con un coltello da bistecca. Faceva foto a prostitute nigeriane dalla finestra, aveva materiale pedopornografico, in qualche modo era coinvolto in una rete di ricatti. Bisogna vederci chiaro. All’inizio sembra che siano stati due rom, certo avevano di che vendicarsi, però le prove scarseggiano. Arriva il Ministro che ci mette il carico da undici. Lolita è sconvolta dal clima di odio e razzismo e coinvolta dai drammi della comunità rom e delle bambine violate. Caruso è inspiegabilmente scomparso (con una donna?), Panebianco improvvisamente morto di malattia, tutto turbina intorno con altre uccisioni efferate. Qualcuno di vicino la mette sotto tiro e gioca con lei, agli angoli le pedine, lei al centro, rischia la vita.

Ottava avventura (in dieci anni) della divertente serie (presto in televisione) sull’intraprendente decisa commissaria Lolita (nome popolare evocativo) per la brava scrittrice Gabriella Genisi (Bari, 1965). Il titolo fa appunto riferimento al gioco, nome che la protagonista assegna infine all’intera operazione. La scrittura è cresciuta per stile e maturità, davvero un buon romanzo, leggero ma non leggiadro, complesso al punto giusto. La trama riprende tante questioni d’attualità, il personaggio (che scarica le tensioni al poligono di tiro) e le dinamiche sociali funzionano, dialoghi e battute non annoiano, l’arte c’entra, pochi ingranaggi “gialli” non vengono approfonditi (per esempio il delitto del 1983). In tal senso, anche la nuova protagonista individuata dall’autrice in Salento, “il” maresciallo 28enne Francesca Chicca Lopez, appare frutto di una stessa complementare ottima ricerca letteraria. Sintetica ed efficace la descrizione delle famiglie zingare nei campi rom, distanti dal preteso nomadismo. Appare pure il giustiziere di Macerata a pagina 42. La telefonata con Salvo è tutto un programma! Il rum risulta davvero ottimo con la cioccolata fondente (per quella di Modica è più incerto), per quanto dica Del Giudice, il collega della Digos tornato da Roma. Comunque, come da tradizione, vi sono oltre una decina di reinterpretate succulente ricette pugliesi in fondo, memoria di generazioni di nonne, talora anche con l’abbinamento dei vini (il Negroamaro per esempio) e del vestiario (Loubuotin e Chanel N. 5).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Prima di noi (Le brevi di Valerio 345)

Giorgio Fontana
Prima di noi
Sellerio Palermo, 2020

Nordest e Milano. 1917-2012. Quasi un secolo, quattro generazioni nella storia d’Italia, dal fante Maurizio Sartori a cavallo di Caporetto al figlio Gabriele, ai nipoti, ai pronipoti di oggi. Lo sceneggiatore e docente creativo Giorgio Fontana (Saronno, 1981) prende spunto dai racconti orali, da diari e scritti del nonno Luigi (cui il libro è dedicato), friulani soldati e migrati nell’hinterland milanese, riferiti anche al bisnonno Giovanni per raccontare una densa magnifica saga familiare del Novecento Prima di noi, appassionati passionali cittadini resistenti, non eroi, segnati dal caos esterno, dai casi, da successi e sfortune, dagli errori, da qualche scelta. La narrazione è corale, in terza varia lungo undici periodi (con intervalli) che intrecciano i punti di vista dei singoli parenti nel peregrinare più o meno forzato dai monti alle valli, dalle campagne alle città, dai campi alle fabbriche, dal passato comune al presente incombente, emigranti e immigrati insieme, erranti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… L’umanità in pericolo

Fred Vargas
L’umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito
Einaudi, 2020

L’umanità è in pericolo. “Ma ora basta, cambiamo rotta” è lo straziante grido di allarme diretto a noi tutti per salvare il pianeta. È il titolo e poi il contenuto dell’ultimo libro di Fred Vargas, famosa nel mondo intero per i romanzi polizieschi. Ma questa famosa autrice è anche laureata in archeozoologia e ha lungamente lavorato come ricercatrice presso il CNR.
Dieci anni fa Fred Vargas aveva scritto un breve testo sull’ecologia del globo, un manifesto di denuncia che era diventato un simbolo per i paladini del settore. Alcune frasi di questo testo/manifesto erano state stampate su magliette in Cina e in Brasile, era stato portato in teatro e figurava persino su Facebook. Ciò nondimeno due anni fa, quando Vargas sente dire che il suo manifesto ormai vecchio di dieci anni verrà letto da Charlotte Gainsbourg durante l’inaugurazione della COP 24 (la Conferenza delle parti sul clima) del dicembre 2018, decide seduta stante che è giunta l’ora di riprendere in mano la faccenda e dedicare un libro vero e proprio alla denuncia dei pericoli che affliggono l’umanità. Pericoli che si rivelano peggio delle calamità annunciate da Mosè al Faraone. In questo saggio, tagliente come l’acciaio di una lama di Cordova, la Vargas riporta puntualmente la serie di crimini commessi contro l’integrità del pianeta. Comincia con la descrizione dall’emissione dei gas dovuti all’effetto serra, incontrollabili, in perpetuo aumento e responsabili del riscaldamento globale (di oggi il dato che la temperatura registrata all’osservatorio astronomico del Polo Sud ha toccato i 18°!). Continua descrivendo il progressivo esaurimento delle risorse naturali, la penuria di acqua, la barbara e incontrollabile deforestazione dell’America del Sud per poi elencare le molteplici cause delle attuali deplorevoli condizioni del nostro pianeta, prospettando ciò che accadrà nei prossimi venticinque anni se non facciamo qualcosa per porvi rimedio.
Già nelle prime pagine traccia un abisso divisorio tra Loro, i governanti e gli industriali miliardari che governano le multinazionali, le élite politiche e finanziarie e Noi, la gente normale, i miliardi di persone diverse e pensanti ma accusa sia Loro che Noi di aver messo la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere la realtà. La conclusione è negativa e fa paura: senza una drastica riduzione delle emissioni di CO2, prima del 2100 fino al 75% degli abitanti del pianeta potrebbe essere annientata da ondate di calore. E tuttavia Vargas, invece di rinunciare, ci ingiunge di lottare, di batterci con tutte le nostre idee e forze contro questa deriva per cominciare subito a cambiare qualcosa.
Indispensabile intanto adottare misure per controllare il fenomeno, evidenziando però anche gli effetti secondari, magari anche scomodi. Per spiegare meglio, propone azioni tese a ridurre gli eccessi della speculazione agroalimentare intensiva (fra le principali cause di penuria d’acqua, di deforestazione, eccetera). Offre consigli facili da seguire: tornare a consumare solo frutta e verdura di stagione, controllare gli eccessi del riscaldamento e dell’aria condizionata, utilizzare meglio le macchine (lavatrice e lavastoviglie), mangiare meno carne, bere l’acqua del rubinetto al posto della minerale e comprare solo gli abiti necessari. Ridurre gli eccessi nell’utilizzo della tecnologia elettronica che provoca la stessa quantità di gas dell’aviazione. Basta con la plastica e dunque niente sacchetti, imballaggi, utensili non indispensabili, basta con i mozziconi per strada e tante altre raccomandazioni in ogni campo… Insomma dovremmo trasformarci in consumatori in grado di saper dire no. Realista e smaliziata, Fred Vargas sa bene che il suo saggio è solo una goccia, incapace di scalfire l’incredula e addormentata corazza di milioni di persone tanto da portarle a cambiare drasticamente il loro modo di vita, ma spera di riuscirci anche attraverso il continuo e incontrollabile flusso di informazione sul web. Cambiare è necessario. Bisogna modificare la nostra dieta, ridurre drasticamente la produzione di rifiuti e passare quanto prima all’energia pulita. Solo lavorando tutti insieme, riflettendo e cercando, giorno dopo giorno, nuove soluzioni, l’umanità forse è ancora in tempo per salvare sé stessa e il pianeta. Sulla scia di Greta la giovane idealista svedese, Noi altri, tutti la gente comune, dobbiamo provare a farlo. A cominciare da adesso.

Fred Vargas è uno pseudonimo. L’autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all’uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall’85. Dal ’92 ha pubblicato quasi un libro l’anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l’anti-Patricia Cornwell.