Giallo e Scacchi (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Continuiamo un po’ questo viaggetto tra Re, Regine e morti ammazzati.
I pezzi degli scacchi possono servire addirittura a smascherare l’assassino. Trascinando i suoi centoventi chili, il commissario De Carli, personaggio di Giuseppe Porta in Scacco all’assassino, la mattina del 20 dicembre entra in un appartamento di via Martinengo da Barco, a Brescia, dove è stato commesso un delitto. Il signor Bozzini è stato ritrovato ucciso da un colpo di pistola al petto. Davanti alla scacchiera. Bozzini tiene in mano due pezzi bianchi: il Re e la Torre. Al termine delle indagini il commissario De Carli accusa la moglie, Annalisa Rocco, e spiega il motivo dei due pezzi tenuti in mano dal morto.
Passiamo a L’uomo degli scacchi di Peter May. Isola di Lewis delle Ebridi esterne. Cade un aereo. Era un piccolo velivolo, a motore singolo, che giaceva in mezzo a un cumulo di sassi piegato con una leggera angolazione. Scomparso diciassette anni prima con Roddy Mackenzie. Ora irriconoscibile. Trovato da Fin e l’amico Whistler. Non è un incidente perché si tratta di omicidio. E saranno proprio gli scacchi, gli scacchi giganti di Whistler che rappresentano fieri vichinghi, un mezzo per scoprire l’assassino. Ecco il punto cruciale con la foto rivelatrice.
Fin esaminò tutte le foto con attenzione prima di scegliere la terza.
– Guarda, George. Si può vedere bene qui. La mano tesa quasi a toccare il pezzo caduto degli scacchi.
Gunn aggrottò la fronte.
– Perché avrebbe cercato di raggiungere un pezzo di legno, signor Macleod? Stava morendo, per amor di Dio!
– Probabilmente lo sapeva. Stava cercando di dirci chi l’aveva ucciso, George.
Gunn rivolse uno sguardo costernato all’uomo più giovane.
– Indicando un pezzo degli scacchi?
Fin si sentì stanco.
– Non un pezzo qualunque. – Puntò il dito contro quello caduto. – Questo è quello che chiamano Berserker. Il più feroce di tutti i guerrieri vichinghi…. Somigliante a…

Bel libro dove campeggia la natura con i suoi spazi immensi, i suoi lochs, i lampi, la pioggia, dove le amicizie si rompono e ricompongono, gli amori si accendono e appassiscono. Il lato bello e quello oscuro dell’uomo.
Anche Rex Stout ha fatto cimentare il suo strabordante Nero Wolfe con Re e Regine. In Scacco al re per Nero Wolfe, una tal signorina Sally Blount si presenta dal Nostro in cerca di aiuto per suo padre Matthew, che è stato accusato di omicidio. La scena del delitto è il Gambit Club, un circolo di scacchi dove il giovane Paul Jerin stava sfidando contemporaneamente dodici avversari, tra cui anche Matthew Blount, in una sala separata e quattro messaggeri facevano la spola tra lui e gli altri giocatori per comunicargli le mosse. Jerin beveva sempre cioccolata calda ma questa volta qualcuno ha pensato bene di riempirla di arsenico. A portargliela e a ritirarla è stato Blount e questo comportamento così sospetto non ha lasciato dubbi agli inquirenti. Ma Sally è convinta dell’innocenza di suo padre. Analizzando il caso con occhio e mentalità scacchistica, Nero Wolfe coglie una strana analogia tra il delitto e un gambetto in cui si sacrifica un pedone (in questo caso Jerin) per un altro obiettivo.
In La morte viaggia in autobus di Leslie Cargill sul mezzo di trasporto c’è Morrison Shape, uno scapolo di mezza età fissato con l’enigmistica e gli scacchi. Dunque, potenza del nostro gioco, può prevedere le mosse dell’assassino che ha fatto fuori uno dei passeggeri. Qualche citazione: ad un certo punto il Nostro si perde in una intricata partita a scacchi, manovrando mentalmente pezzi bianchi contro pezzi neri con magistrale efficienza (pag. 9); assorto nel nuovo caso in relazione agli scacchi e al movimento dei pezzi (pag. 18); Il dottore ammirato di Morrison. Risposta Cruciverba e scacchi (pag. 63); Come ha fatto a sapere che si erano accordati per incontrarsi? Semplice movimento di scacchi. Me li sono figurati come due torri. (pag. 119); a pag. 121 a ogni pezzo fa corrispondere un personaggio; Lo studio degli scacchi dovrebbe essere obbligatorio tra le forze dell’ordine (pag. 141); Gli scacchi un addestramento ideale. Sulla scacchiera c’è tutto (pag. 170); Questo caso è come una partita a scacchi. E il grande segreto è pensare sempre con l’anticipo di una mossa… due mosse… tre prima dell’avversario (pag. 170). Il morto ammazzato viene fuori poco oltre metà del percorso, quando il motore dell’autobus incomincia a rumoreggiare. Un colpo di pistola al petto e arma sparita. Arriva la polizia nella persona del sergente Matthews (anche lui gioca a scacchi) e l’”ometto”, che si intrufola nelle indagini, suggerisce spunti e suscita discussioni. Intanto sembra che un passeggero si sia volatilizzato (ma come?) e al primo defunto forzato se ne aggiunge un altro per avvelenamento di stricnina. Il caso si ingrossa, se ne possono notare gli echi sempre più vasti sulla stampa. C’è di mezzo un furto di gioielli e un intrigo gigantesco. Non manca la fuga del probabile assassino con relativo processo. Un lavoro apprezzabile con il connubio nobil giuoco-giallo che continua imperterrito il suo bel viaggio insieme a tanti altri compagni di avventura.
In Strane cose, domani di Raul Montanari, Baldini Castoldi Dalai 2012, il protagonista del romanzo, uno psicologo, sta giocando una partita in internet con un ragazzo, analizzando le mosse con un software (bricconcello). Diverse considerazioni, ora negative, ora positive, sugli scacchi. “Gli inglesi dicono che in nessun posto al mondo si spreca tanta intelligenza come nelle agenzie pubblicitarie e nei club scacchistici, e hanno ragione”. “In questo gioco non contano conoscenze, favori, appoggi. Non fa differenza se sei bello o brutto, ricco o povero. Non conta niente tranne il talento”. “Puoi coltivare il vizio della solitudine, il più delizioso di tutti i peccati”. “…perdere è molto più brutto di quanto sia bello vincere” (66-68). Ricordo di una partita persa in un torneo per avere occhieggiato di continuo le gambe della ragazza dell’avversario (138). “Gli scacchi assomigliano proprio alla vita. Ma tanto” (183). Pulizia di scrittura, rispetto per la parola, un’ombra di malinconia che scivola lungo tutto il racconto, sprazzi di critica al mondo in disfacimento: guerre, integralismo islamico, economia in ginocchio, inflazione, povertà. Se c’è qualche passaggio in cui si perde un po’ di “atmosfera” è nelle scene di movimento, di scontro fisico diretto, di “esterno” che mi pare la parte meno riuscita (si fa per dire). Alla fine la pagina si libra nel cielo come una mongolfiera. Ma sì, saliamo in alto che di lassù tutto si ama.
Com’è morto il baronetto? di H. H. Stanners, Polillo 2019.
Qui ritrovo i miei amati scacchi addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Il romanziere giocherà con il professor Harding (classico detective dilettante) durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso per un colpo sparato con la sua pistola (ha anche un ematoma sul viso). Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio, come riferirà al suo capo Philip Pannell, anche perché il morto aveva un sacco di problemi: finanziari, fisici (di salute) e sentimentali. La moglie se la intendeva con un amante (l’avvocato Newth) e lui stesso si era innamorato non ricambiato di Brenda Derwenth Smith, una bella sventola di venti anni, troppo più giovane di lui e affollata di corteggiatori.
Ma non è tutto così chiaro per il professor Harding. Diversi i sospettati ognuno con il suo bel movente e altri particolari a rendere complessa l’indagine… Altro punto fondamentale della vicenda è il classico problema degli orari, a partire da quello della morte, dentro il quale si muovono i personaggi assai complicato ed arduo da sbrogliare. Narrazione trattata con una cura davvero felicemente minuziosa nella complessità della trama, nella caratterizzazione dei protagonisti e dell’ambiente con citazioni imprescindibili di Sherlock Holmes. Alla fine spiega tutto il professore. O quasi… E gli scacchi hanno qui il loro bel rilievo.
Il caso Maloney di Graham Hurley, Time Crime 2012.
“L’indagine era diventata una partita a scacchi, uno contro uno. Finora Oomes aveva giocato in modo eccellente, aveva ancora tutti i pezzi, ma stava iniziando a mostrare la prima piccola breccia nella sua difesa e l’SOS annullato era una crepa che Faraday non poteva permettersi di ignorare. Come tutti i bravi scacchisti, poteva arrivare a Oomes di soppiatto, da dove lui meno si aspettava.” (283). Siamo a Portsmouth, città povera e violenta dell’Inghilterra. Difficile vivere qui da semplice cittadino ma anche da poliziotto. Ne sa qualcosa l’ispettore Joe Faraday alle prese con malviventi ed un sistema poliziesco che non gli piace. Soprattutto il metodo poco ortodosso di Paul Winter che basa il suo lavoro sullo sfruttamento degli “informatori”. Il caso nuovo è la scomparsa di Stewart Maloney (prima, a dir la verità, c’è la morte a calci di un uomo), docente a contratto all’università, denunciata dalla figlia di nove anni. Qualche breve indagine lo convince che Stewart è stato ucciso in contrasto con le opinioni di certi colleghi che si trovano impegnati soprattutto nella operazione “Red Rum”, tesa a mettere le mani su un grosso commerciante di droga. Faraday è una specie di eroe raccolto in se stesso, quasi sbiadito nella sua testarda normalità. E forse per questo ancora più forte. Una buona lettura senza urletto finale di gioia e le solite cinquanta pagine di sovraccarico che si trovano ormai dappertutto.

Come ti costruisco un romanzo poliziesco (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Dopo i primi spunti qui ecco qualche altro consiglio per il futuro scrittore di romanzi polizieschi.
Intanto potete partire da una stanza ermeticamente chiusa da tutte le parti dove infilare un morto ammazzato e dare vita al classico delitto della camera chiusa. Però nella stanza o camera chiusa che dir si voglia, non ci deve passare nemmeno uno spiffero d’aria perché se ci passa uno spiffero d’aria siete spacciati. Il lettore saprà già come andrà a finire. Chiunque sia addetto a risolvere il mistero lo risolverà in quattro e quattr’otto. L’assassino, per lui/lei, è passato senza ombra di dubbio nella stanza o camera chiusa attraverso quello spiffero d’aria portando a termine il suo terribile misfatto. Troppo facile. Stanza o camera chiusa meglio se fa parte di una casa, di una casona bella grande, di una villa, insomma, chiusa anche questa dalla neve in modo che non possa arrivare proprio nessuno da fuori e l’assassino si trovi tra le mura domestiche. Il tutto a creare un clima claustrofobico che assilli il lettore facendogli allargare la bocca per tirare su un po’ d’aria e respirare meglio. E se il lettore allarga la bocca, tira su un po’ d’aria e respira meglio il gioco è fatto e il romanzo poliziesco, basato sulla stanza o camera e la casona chiusa, sarà un successone. In questo caso come assassino ci potete infilare tranquillamente il maggiordomo, così da completare un classico nel classico che il maggiordomo ci va a pennello nelle storie con le stanze o camere e le case chiuse (ma non in quel senso!). Tenetelo a mente.
Un altro elemento da sfruttare e che va tanto di moda è l’occulto, la magia, la stregoneria, la cartomanzia e altre parole che finiscano in “ia” tali da innescare sin dall’inizio un brividino per tutto il corpo del solito lettore che già potrebbe essere passato attraverso la lettura della citata stanza o camera e casona chiusa in modo da beccarsi, qui, il colpo di grazia. In senso positivo, s’intende, che il citato lettore del giallone classicone e del goticone gode come una bestia dentro questo tipo di storie. Quindi scaraventateci dentro streghe, maghi, occulto, fantasmi e tutte le diavolerie che vi vengono in mente incorniciati in un ambiente dove la pioggia che scroscia, il vento che ulula, il tuono che tuona e la cornacchia che gracchia formano il concerto necessario per accrescere tensione e mandare in brodo di giuggiole quello di prima. Da infilarci pure una serie di riti satanici con le orge sataniche, più l’inseguimento nella notte del pazzo assassino dalla faccia disumana brandente un coltello e la fuga disperata (mamma!) dell’inseguito e siamo a posto.
Se volete creare una storia in sintonia coi tempi infilateci internet, altro elemento essenziale del moderno romanzo poliziesco. Fate incontrare la vittima con l’assassino via internet in qualche modo che oggi è la maniera migliore, sempre nel suddetto moderno romanzo poliziesco, rispetto all’incontro per strada o al bar ormai un’anticaglia medievale da far venire gli sbadigli.
Non deve mancare, a mio avviso, anche la ripresa di una scena registrata da una telecamera. Scena che viene vista e rivista dall’allocco di turno che non ci raccatta un fico secco, poi arriva l’intelligentone, la guarda, la riguarda al rallentatore fino a quando “Fermo!”, dice all’allocco di turno, “Ritorna un po’ indietro… piano, piano…” ed ecco il gioco è fatto perché, ritornando indietro (mai avanti!), si capisce subito quale sia l’assassino. E l’allocco di turno è ancora lì che ci rimugina sopra.
Altra idea da sfruttare, magari in futuro, quella del “doppio”. Ovvero create un personaggio, magari un po’ strambo, che se ne sta tranquillo in casa e lo fate assalire all’improvviso da un intruso da lui ucciso dopo una lotta tremenda da buttare all’aria tutta la stanza e che, guarda caso, risulta uguale spiccicato al vostro strambo personaggio. Il quale strambo personaggio prenderà il suo posto nella vita… Beh, se poi la storia dovesse risultare un tantinello simile a quella di un altro giallo famoso, pazienza. Ce ne sono tanti in giro esperti in copiature. Uno più, uno meno…

Dunque, per concludere, possiamo costruire un bel romanzo poliziesco attraverso:
1) Una stanza o camera chiusa da tutte le parti senza spifferi di sorta.
2) Una casa grande o villa chiusa dalla neve dove ci sia la suddetta stanza o camera chiusa.
3) L’assassino il maggiordomo che si va sul sicuro.
4) Oppure l’occulto con riti satanici.
5) Internet.
6) Una scena registrata vista per prima dall’allocco di turno e poi dall’intelligentone.
7) Un “doppio” da infilare dove vi pare.
Ed il gioco è fatto.

P.S.
Dimenticavo le citazioni! In modo particolare quelle, ormai rituali, di Sherlock e Watson che se non ci sono al lettore viene un colpo e stramazza sulla poltrona. Poi infilateci citazioni di ogni genere, soprattutto di opere e scrittori famosi, che il solito lettore, stravaccato sulla poltrona, ma anche disteso sul divano, capisce che sono proprio per lui, per la sua raffinata cultura e si sente come librare nel cielo.

P.S. del P.S. Se volete scrivere un libro, potete affidarvi ai consigli di Fabio oppure fare un salto in libreria dove troverete, fresco di stampa, L’arte di costruire un romanzo di Elizabeth George (Longanesi, 2020). 

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Lettura veloce e sempre gradevole quella de Il signor Cardinaud di Georges Simenon, Adelphi 2020. Il signore del titolo ha praticamente tutto: una bella casa con giardino, va alla messa la domenica con il figlio, salutato e rispettato da tutti. Non gli manca niente, nemmeno una splendida moglie, Marthe, conosciuta da giovanissimo di cui è perdutamente innamorato. Solo che questa un bel giorno se ne scappa con un amante portando via tremila franchi. Pensate che Cardinaud si metta a piangere e disperarsi? Manco pe’ gnente. Si rimbocca le maniche e via a riprendersi l’adorata, birichina sposa. Leggere per credere…

Chi vuole buttarsi su un thriller psicologico si becchi La casa delle voci di Donato Carrisi, Longanesi 2019.
Naturalmente dovete essere preparati ad infilarvi nei misteri e negli angoli bui della mente umana che il protagonista, Pietro Gerber, è uno psicologo che cura con l’ipnosi bambini vittime di abusi. Fino a quando, caso nuovo, decide di curare, a Firenze dove vive, una donna, Hanna Hall, che crede di avere ucciso da piccola il fratellino Ado. Ed ecco l’incontro. Un incontro particolare, la donna sembra conoscerlo… Un affondo nella psiche, nei meandri oscuri della memoria con colpi di scena da brivido horror.

A questo aggiungerei un classico come A sangue freddo di Truman Capote, Garzanti 2005, che ci riporta nel novembre del 1959, ovvero ad un fatto di cronaca tremendo, ad una strage avvenuta nel Kansas dove fu sterminata una famiglia intera. L’autore partecipò di persona, insieme all’amica Harper Lee (famosa autrice de Il buio oltre la siepe), alle indagini per scrivere un resoconto della vicenda da pubblicare sul New Yorker che poi trasformerà in un libro dando vita al nuovo genere di “romanzo-inchiesta-verità.” Un libro che suscitò enorme scalpore ed emozione nei lettori e nella pubblica opinione, soprattutto perché portò a galla tutto il mondo dell’esperienza umana dei due autori dell’incredibile delitto.

Altro lavoro ispirato ad una storia vera Che cosa hai fatto, Lizzie Borden? di Sarah Schmidt, Piemme 2020.
Ovvero la storia di Lizzie Borden del 1892 a Fall River nel Massachussets. Siamo ad agosto quando una mattina scopre l’uccisione del padre a colpi di ascia e quello della matrigna finita allo stesso modo. Verrà accusata (aveva dichiarato di non aver sentito niente, nessun rumore) e prosciolta per mancanza di indizi ma per tutta l’America sarà lei l’assassina. Lei, lei sola in casa insieme alla domestica che non aveva alcun movente. La scrittrice ripercorre il caso mettendo soprattutto in rilievo i problemi della famiglia, un padre violento, una matrigna “cattiva” come nelle favole, le incomprensioni e gli scontri tra Lizzie e la sorella maggiore Emma entrambe nubili, legate da un intreccio indissolubile di amore-odio.

Ci si può fidare di una che è stata condannata per l’omicidio del proprio futuro marito? È quello che cerca di scoprire la produttrice televisiva Laurie Moran della serie Under Suspicion che si occupa di vecchi casi irrisolti, i cosiddetti cold case. Precisamente in Non chiudere gli occhi di Mary Higgins Clark e Alafair Burke, Sperling & Kupfer 2019. Questa volta si trova di fronte quello di Casey Carter che, dopo aver trascorso quindici anni in carcere per l’omicidio del fidanzato Hunter, rampollo di una famiglia molto ricca e potente, le chiede di indagare per la riabilitazione del suo nome portando la storia in TV con il titolo La Bella Addormentata Assassina (dormiva sul divano, aveva giurato, quando il compagno fu ucciso in casa). Solo che, andando avanti nell’indagine, viene fuori un ritratto di Casey piuttosto particolare, aggressivo e violento. E qui il lettore incomincia a dubitare e la suspense a crescere…

Chi vuole fare un viaggetto nella Berlino del 1936 (l’anno delle Olimpiadi durante le quali Jesse Owens fece incazzare Hitler) può tranquillamente sfogliare Violette di marzo di Philip Kerr, Fazi 2020. Qui potrà conoscere l’investigatore Bernhard “Bernie” Gunther, ex poliziotto, gran bevitore e donnaiolo incallito, tutto preso dal proprio tornaconto piuttosto in linea con l’asprezza dei tempi. Deve ritrovare una bellissima e preziosissima collana di diamanti rubata ad Hermann Six, ricco magnate dell’acciaio, che ha pure perso la figlia Greta e il genero Paul Pfarr uccisi nel loro letto a colpi di pistola e poi bruciati. Tra l’altro Paul faceva parte di coloro che erano spregiativamente denominati “violette di marzo” (da qui il titolo del libro) perché aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo quando era già in grande ascesa. E si scopre in cattivi rapporti proprio con il suocero… Un viaggio nella crudezza, brutalità, odio e violenza dei tempi durante la dittatura di Hitler attraverso l’intreccio di personaggi realmente esistiti e inventati.

Dalla Berlino del 1936 alla Bari di oggi con I quattro cantoni di Gabriella Genisi, Sonzogno 2020.
Con il commissario Lolita Lobosco detta Lolì, già incontrata dal sottoscritto ne La circonferenza delle arance sulla quale avevo scritto “Alcuni spunti: 36 anni, capelli lunghi corvini, quinta di reggiseno, arance sempre a portata di mano, si sposta su una Bianchina cabriolet celeste pallido del ‘62, adora la musica napoletana, madre siciliana e padre carabiniere napoletano morto ammazzato davanti a casa, ottima cuoca, detesta le smancerie, adora i bagni rilassanti nella vasca e i massaggi del centro benessere.” Questa volta se la deve vedere con il brutale assassinio di un fotografo a pochi giorni dalla festa di San Nicola. La sera successiva una Mercedes, che cerca di sfuggire ad un posto di blocco, si infrange contro un muro facendo morire gli occupanti, due uomini di etnia rom. E quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine il caso sembra risolto scatenando rabbia, odio e razzismo. Ma la nostra Lolita non ne è affatto convinta, anche perché altri delitti insanguineranno la città. Cocciuta come sempre, tra relazioni complicate, buona cucina e rischio della propria vita, saprà arrivare alla verità.

Dalla Bari di oggi alla Palermo, sempre di oggi, con Mercato nero di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020.
E qui incontriamo un altro personaggio femminile, la poliziotta Angela Mazzola, belloccia anzichenò, che si è messa in proprio e ora è chiamata a risolvere il caso dell’uccisione di Ernesto Altavilla con un colpo di arma da fuoco, figlio del classico pezzo grosso della città. Viaggio attraverso una Palermo difforme tra i quartieri multietnici di Ballarò, dove regna lo spaccio e la droga, e quelli dei cosiddetti “alti” dove impera l’arroganza. Importante l’aiuto della donna di cui si era innamorato Ernesto e di un ragazzo nigeriano. Da tutta la storia Angela ne esce fuori come un personaggio allegro, intraprendente e nello stesso tempo duro e caparbio per raggiungere il suo scopo.

A volte un personaggio me ne fa ritornare alla mente un altro. Vedi Al Giambellino non si uccide di Matteo Lunardini, Piemme 2020, dove possiamo incontrare Ruggero Casipolidis, soprannominato Zappa, conduttore del programma radiofonico Kriminalia alla Radio Milano Libera. Ex carcerato, vive da solo con la madre in una città invasa dal caldo (siamo d’agosto), quando in redazione arriva un messaggio che annuncia l’uccisione di una prostituta. La mattina seguente una donna viene davvero trovata morta e su di lui nascono i sospetti. Per salvarsi deve risolvere il mistero tra mafia milionaria, rapine, tossici, puttane, travestiti, passato e presente che si mischiano, girando per Milano con la sua Vespa…
Ecco, proprio questo girare con una Vespa mi ha fatto ricordare Enrico Radeschi, il giornalista hacker, simpatico e scanzonato, protagonista di alcuni romanzi di Paolo Roversi pubblicati da Marsilio. Originario della Bassa (del paese di fantasia Capo di Ponte Emilia) gira sempre in sella ad una vespa gialla del 1974, il Giallone, e risolve i case più intricati avvalendosi delle sue doti informatiche e dell’aiuto del vicequestore Loris Sebastiani.

A tutto Sherlock! (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Martin Davies La Signora Hudson e la rosa del Malabar
Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna.
Nel caso di Sherlock Holmes ce ne sono almeno due. La prima è senz’altro Irene Adler, l’unica che abbia saputo tenergli testa (“Uno scandalo in Boemia”). Ma ce n’è un’altra, più inaspettata e misteriosa, e risiede niente di meno che in Baker Street 221B. Anzi, è lei la vera “padrona di casa”. Stiamo ovviamente parlando della Signora Hudson, landlady di Holmes e Watson.
Sir Arthur Conan Doyle è estremamente avaro di dettagli quando si riferisce a Mrs Hudson. Nel canone compare soltanto in 11 storie su 60 e parla solo 3 volte, per un totale di 26 linee di dialogo. Ovviamente la vediamo sempre attraverso gli occhi di Watson, che fa da filtro e narratore. Per il buon dottore, la Signora Hudson poteva ben apparire come un mero personaggio di sfondo, un elemento di ambientazione. Ma se così non fosse?
Quello che è un elemento oscuro e poco definito nel canone diventa una miniera da esplorare per gli autori di apocrifi holmesiani come Martin Davies, che a Mrs Hudson ha già dedicato un altro romanzo, La Signora Hudson e la maledizione degli spiriti, pubblicato l’agosto scorso (Il Giallo Mondadori Sherlock n. 48).
In questa seconda avventura, la Signora Hudson e la sua assistente Flottie, la sguattera di casa, se la dovranno vedere con una situazione capace di mettere alle strette persino il grande Sherlock.
La Rosa del Malabar, gemma inestimabile donata da un maragià indiano alla regina Vittoria, è a Londra per essere esposta al pubblico. In contemporanea, è giunto in città anche il Grande Salmanazar, celebre illusionista ed escapista, una figura misteriosa, non immune da sospetti per una serie di furti di gioielli avvenuti durante i suoi spettacoli. Chi avrà la meglio? L’uomo capace di far sparire nel nulla la propria assistente con i suoi trucchi o un altro genere di “donna invisibile”, come la nostra insospettabile eroina? Non vi resta che leggerlo, per scoprirlo.

Enrico Solito Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano
Quante volte è stato in Italia Sherlock Holmes? Elementare, nemmeno una.
Non secondo il canone, almeno. Tuttavia, nei racconti e nei romanzi apocrifi, come quello di Enrico Solito, in edicola a novembre, l’investigatore di Baker Street è stato parecchie volte nel nostro Bel Paese, dove ha aiutato le autorità locali, e persino il Papa, a risolvere crimini, enigmi e misteri apparentemente inspiegabili.
Un altro apocrifo sherlockiano ambientato nella Roma dei papi e pubblicato a gennaio di quest’anno è Richard T. Ryan, Il Segreto dei cammei vaticani (Sherlock n. 41). In quell’avventura, Sherlock e Watson tirano fuori dai guai papa Leone XIII, risolvendo un intricato caso di ricatto legato ai cammei di papa Alessandro VI Borgia. Guarda caso, anche Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano ha per oggetto un misterioso cammeo, appartenuto però a un altro papa, Pio IX.
È davvero un caso? In realtà no, perché entrambi gli apocrifi, proprio come due ricostruzioni diverse dello stesso delitto, si poggiano sullo stesso indizio, in questo caso contenuto in una sibillina affermazione di Sherlock Holmes stesso ne “Il Mastino dei Baskerville”: “mi trovavo infognatissimo nella questione dei cammei vaticani e nella mia ansia di far cosa grata al Sommo Pontefice ho perso il contatto con molti casi accaduti qui in Inghilterra.”

W.P. Lawler Sherlock Holmes. Il villaggio della morte
Dicembre 1905.
Una serie di efferati omicidi scuote l’animo sonnacchioso della cittadina di mare di Torquay, nel sud dell’Inghilterra. Fra apparizioni spettrali, storie di pirati e morti misteriose, la località turistica, di solito meta ideale per chi si voglia rilassare, inizia a vivere nella paura, e la gioia e la serenità tipiche delle imminenti festività natalizie sembrano sempre più lontane. Per questo l’avvocato James Cary, proprietario di uno degli edifici più prestigiosi del posto, decide di appellarsi al noto duo di Baker Street, pregando Sherlock Holmes e il dottor Watson di recarsi nel Devonshire per far luce sui terribili fatti accaduti. Tuttavia, sarà solo grazie all’aiuto inaspettato di una vivace ragazzina del luogo, l’aspirante detective Aggie Miller, se il più famoso investigatore del mondo riuscirà a non rimetterci le penne. Chi è Aggie Miller? Qualcuno avrà già indovinato di chi si tratta in realtà… L’arrivo di Holmes e Watson non mette fine alla scia di cadaveri. A continuare lo stillicidio, un uomo, amico personale dell’avvocato James Cary, è stato incatenato agli scogli dell’insenatura ed è annegato per l’alta marea. Fra lugubri intrighi, misteri locali e colpi di scena, Sherlock Holmes e il suo compagno di mille avventure si ritrovano dunque ad affidarsi a un insolito terzo “socio” nella loro celebre attività. Vediamo cos’ha da dire a sua discolpa la piccola Aggie quando viene colta in flagrante a praticare la sua attività di detective dilettante:

Barry S. Brown La signora Hudson e i segreti di Parkerton Manor
E se il vero investigatore del 221B di Baker Street non fosse Sherlock Holmes ma… la sua padrona di casa? Nelle brillanti avventure scritte da Barry S. Brown, è la signora Hudson la vera mente investigativa, mentre il famoso detective ne è semplicemente… il prestanome maschile. In questo romanzo, il dottor Watson confessa di aver dovuto mentire in passato, distorcendo i propri resoconti, a causa della mentalità di un’epoca che relegava le donne ai margini della società. Ma da adesso in poi, finalmente, le storie possono essere narrate senza più sotterfugi. È in una triste giornata invernale che lady Parkerton si presenta all’agenzia investigativa della signora Hudson. La vedova le chiede aiuto per risolvere l’enigma della morte del marito, che all’apparenza sarebbe stato avvelenato durante la cena di Natale in famiglia. La cosa strana è che tutti gli altri ospiti sono rimasti illesi, pur avendo mangiato e bevuto alla medesima tavola. La trama si infittisce quando viene rinvenuto un secondo cadavere, quello del cocchiere di famiglia, e quando le indagini coinvolgono personaggi inquietanti come non mai: il leggendario Rajah Bianco di Sarawak e i suoi seguaci cacciatori di teste. Riuscirà la geniale governante a risolvere l’enigma prima che la sua testa diventi un macabro trofeo nelle giungle del Borneo malese?

Amy Thomas Sherlock Holmes. La leggenda del pirata
Trovare il tesoro di un pirata… o dimostrare che non esista. È questa la nuova sfida lanciata al noto detective di Baker Street, accompagnato in un’avventura oltreoceano dall’affascinante e arguta Irene Adler, coprotagonista della vicenda al posto del buon vecchio Dottor Watson (impegnato, diciamo, in… altro). Leggende locali sull’oro del pirata Gaspar hanno attirato gente poco raccomandabile sulla pacifica isola di Sanibel, turbando la quiete locale, e così la caccia al tesoro tra le isole a largo della Florida si rivelerà ben presto più complicata del previsto per l’affiatato duo Holmes-Adler. I due vecchi nemici-amici devono assolutamente trovare il tesoro prima che ci metta le mani sopra il “Barone“, misterioso criminale a capo di un gruppo di loschi figuri. Complotti, pirati, servizi segreti e un pizzico di atmosfera alla Stevenson, questi gli ingredienti che vi aspettano tra le pagine del nuovo libro di Amy Thomas!

James Moffett Sherlock Holmes. La notte degli inganni
È in un’emblematica notte “buia e tempestosa” che la tranquillità del  221B di Baker Street viene stravolta. Sherlock Holmes e il dottor Watson si stanno svagando con i loro passatempi prediletti, avvolti nel calore confortevole del caminetto, quando un nuovo caso bussa letteralmente alla porta. Una giovane pallida, impaurita e zuppa di pioggia cade svenuta non appena fatta entrare. Si chiama Eleonora Harper ed è sconvolta dalla repentina scomparsa della sua cara e unica amica: Lucy Ward, una donna che per guadagnarsi da vivere fa… il mestiere più antico del mondo. L’unico indizio a disposizione è il brandello annerito di una lettera minatoria, che recita: …niente più intrusioni. Potrebbe arrivare il giorno in cui anche tu non vedrai più l’alba. È questo l’inizio di un‘insidiosa e logorante avventura tra i più infimi vicoli di Londra, terribili omicidi e pericolosi criminali in grado di mettere alla prova il più famoso investigatore del mondo, in un’indagine che, come si può dedurre dal titolo originale (An Element of Deceit), si trova in bilico sul labile confine tra menzogna e verità.

Su questo ci ritornerò sopra.

Come ti costruisco un romanzo poliziesco (Le lunghine di Fabio Lotti)

Ormai sono tutti uguali. Quasi tutti uguali. I romanzi polizieschi, via. Si tratti di mystery, thriller, noir poco importa. Partiamo dal personaggio principale. Uomo o donna che sia. Prima domanda e prima decisione. Che cosa gli facciamo fare? Le risposte sono sempre le stesse: poliziotto/a, avvocato/essa, detective, giornalista oppure qualche amico/a del commissario di turno. Ma va bene anche un tipo qualsiasi che covi in se l’arte struggente di scovare assassini.
Scelto il lavoro ora creiamo il personaggio. Partiamo dall’uomo. Qui ci si può sbizzarrire come ci pare. Sia dal punto di vista fisico che del comportamento, del suo “essere” in definitiva. Meglio se solo che male o bene accompagnato, qualche tic, qualche fissazione, qualche tormento che lo caratterizzi. Naturalmente in stretto rapporto con la disgrazia per renderlo più vicino a noi che siamo pieni di disgrazie. Non so, tanto per dirne una, che abbia perso la moglie in un incidente stradale o che gli abbiano assassinato i genitori o abbia, come minimo, una sorella impasticcata. E la salute? Dove la mettiamo la salute? Di casi ne abbiamo già millanta. C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare. Lo stesso vale per la donna poliziotta, detective o anche semplice cittadina attratta inesorabilmente dai casini del crimine. Che sia impantanata, magari, in un matrimonio in crisi o già andato a male, così la facciamo del tutto simile ai millanta esseri femminili in giro per il mondo. Per quanto riguarda gli orientamenti sessuali niente problema. Anzi, se lesbica va pure di moda.
Per costruire un buon romanzo poliziesco occorre, dunque, un passato che ritorni funesto a tormentare il protagonista anche nei momenti più felici, o meno miserevoli della sua esistenza. Magari consolato da un altro personaggio allietato da altrettante disgrazie che in due si patisce meglio. E, a proposito degli altri personaggi, devono essere completamente diversi fra loro, con qualcuno, portatore sano di dialetto stretto (siculo, sardo, toscano…), a dare sorridente vivacità al linguaggio e diventare la macchietta simpatica del racconto. Immancabili, poi, le alte sfere a rompere i coglioni al povero detective di turno. E fai qui e fai là e fai presto, non c’è tempo da perdere altrimenti… Se mancassero le alte sfere a rompere i coglioni la vita del nostro detective sarebbe troppo banale, troppo facile via. Essenziale anche il classico bischero che viene infilato in gattabuia senza che c’entri un’acca con il terribile misfatto. Così sembra tutto compiuto, tutto risolto. A meno che il classico bischero in gattabuia non sia il vero assassino. Ma il lettore medio conosce anche questa eventualità per cui, quando si trova di fronte il classico bischero in gattabuia, sorride sornione fra sé e sé come a dire non ci casco mica, furbetto di un autore!
La trama, naturalmente, deve essere complessa e incasinata al punto giusto e con un finale così imprevedibile da far esclamare al solito lettore allibito “Ma che bella trovata!”, oppure talmente incasinata e incredibile da fargli comunque esclamare “Ma che bella stronzata!” In ogni caso bisogna farlo esclamare, pena la non riuscita del parto sanguinoso. Sanguinoso perché sangue ci dev’essere spruzzato per ogni dove. Altrimenti che noia che barba che noia alla Mondaini.
Tuttavia non bastano la trama e i personaggi per ottenere un buon risultato. Oggi bisogna infilarci anche la cucina. Se non ci si infila la cucina, la buona cucina siamo perduti. Il libello non venderà una copia. Dunque armatevi di pazienza e tirate fuori qualche ricetta deliziosa, magari tipica del luogo dove si svolgono gli avvenimenti. Ricetta condita, naturalmente, da qualche ottimo ed efficace strizzabudella. Fate ingozzare soprattutto il personaggio principale, fategli strabuzzare gli occhi che il lettore si diverte a vederlo su di giri. E bisogna infilarci anche il classico salto sul letto, soprattutto alla maniera del che ci do che ci do che ci do senza il quale il racconto perderebbe quel brividino sensuale attizzante la fantasia del citato lettore. Se poi i salti sul letto sono due o tre ancora meglio.
Per quanto riguarda il luogo in cui ambientare la storia maledetta basta scegliere quello in cui vivete. Ormai non c’è più posto libero dove siano avvenuti efferati crimini cartacei da sbrogliare. Tutta la penisola italiana è stata occupata. Anche il sottoscritto per i suoi tre libercoli ha fatto così. Visto che vive vicino a Siena la scelta del luogo misfattifero (mio conio) è stata proprio questa città adatta, tra l’altro, ad essere esaltata per le sue bellezze artistiche. E qui ne approfitto spudoratamente per citarli che la faccia tosta non mi manca: Partita a scacchi con il morto, Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine e La diabolica setta di Caissa. Scacchi e sesso in collaborazione con il Maestro di scacchi Mario Leoncini.

Dunque riepiloghiamo. Per buttar giù un buon romanzo poliziesco basta:
1) un detective, maschio o femmina, incasinato da diversi punti di vista;
2) il passato che ritorna funesto);
3) qualche personaggio “particolare” a suscitar sorriso;
4) superiori che martellino i coglioni al detective di turno;
5) il classico bischero in gattabuia;
6) la buona cucina e l’altrettanto classico salto sul letto;
7) un luogo da esaltare dove avvengono i misfatti;
8) una trama incasinata, incasinatissima con un finale incredibile, diciamo pure impossibile che tanto è lo stesso.

E il gioco è fatto. In bocca al lupo!

P.S.
Dimenticavo! Infilateci anche internet che oggi va tanto di moda.