Come ti costruisco un romanzo poliziesco (3) – Le lunghine di Fabio Lotti

Facciamo un riepilogo delle due puntate precedenti per vedere come si possa buttar giù una decente storia poliziesca. Allora, come scrivevo, basta:
1) Un detective, maschio o femmina, incasinato da diversi punti di vista.
2) Il passato che ritorna funesto.
3) Qualche personaggio “particolare” a suscitar sorriso.
4) Superiori che martellino i coglioni al detective di turno.
5) Il classico bischero in gattabuia.
6) La buona cucina e l’altrettanto classico salto sul letto.
7) Un luogo da esaltare dove avvengono i misfatti.
8) Una trama incasinata, incasinatissima con un finale incredibile, diciamo pure impossibile che tanto è lo stesso.
Inoltre è possibile sfruttare
1) Una stanza o camera chiusa da tutte le parti senza spifferi di sorta.
2) Una casa grande o villa chiusa dalla neve dove ci sia la suddetta stanza o camera chiusa.
3) L’assassino il maggiordomo che si va sul sicuro.
4) Oppure l’occulto con riti satanici.
5) Internet.
6) Una scena registrata vista per prima dall’allocco di turno e poi dall’intelligentone.
7) Un “doppio” da infilare dove vi pare.
A tutto ciò possiamo aggiungere un titolo “particolare” che possa attirare l’attenzione dell’incuriosito lettore ed il gioco è fatto. Basta prenderne spunto da qualcuno che si trova in giro. Per esempio: Giallo Ciliegia, La circonferenza delle arance, Come la pioggia sul cellofan, Squadra speciale minestrina in brodo, Delitto metafisico, La confraternita dei mancini, Aglio, olio e assassino, Sguardo da mucca, Il teorema del pappagallo, Anche le pulci prendono la tosse.
Prendendo spunto, come dicevo, dai suddetti siamo in grado di tirar fuori anche noi qualche titolo che spiazzi, e nello stesso tempo attiri l’attenzione, lo ripeto, dell’incuriosito, esterrefatto lettore. Potremo così intitolare il nostro parto sanguinolento: 1) Rosso Cocomero;
2) Il volume delle pesche;
3) Come la neve sulla carta igienica;
4) Squadra speciale polpettine al tartufo;
5) Assassinio metà fisico e metà no;
6) La Confraternita degli strabici;
7) Insalata russa, peperoncino e morto stecchito al cartoccio;
8) Sguardo da cane bastonato;
9) Il teorema della zanzara tigre e, per finire,
10) Anche le zecche prendono la diarrea.
Ora, davvero, avete tutti gli spunti per tirar fuori un piccolo capolavoro giallistico.

In bocca al lupo!

A tutto Sherlock! (3) – Le lunghine di Fabio Lotti

M.J.H. Simmonds Sherlock Holmes. Il delitto impossibile
Londra, 1884. Il noto investigatore di Baker Street ha risolto sei casi in sei giorni, e a meno di un mese di distanza è in piena crisi di astinenza da investigazione. Almeno finché l’Ispettore Gregson di Scotland Yard non gli si presenta con quello che, per lui, è un antidepressivo naturale, ovvero un caso apparentemente irrisolvibile. Il proprietario di una tenuta di campagna nel Bedfordshire è stato trovato morto strangolato nella sua casa, in cui erano presenti numerosi ospiti. Nessuna traccia dell’arma del delitto, niente indizi. Proprio quello che ci voleva per ridestare Sherlock Holmes dall’apatia…L’indagine, un vero rompicapo per la polizia, si rivela tutt’altro che semplice anche per Sherlock, conducendo il duo Holmes & Watson fino alla lontana Africa. Vi invitiamo quindi a fare i bagagli e a prepararvi a partire con l’immaginazione grazie a questo nuovo apocrifo tutto da scoprire.
E dopo il romanzo, appuntamento con Luigi Pachì Sotto la lente di Sherlock, con l’approfondimento dal titolo Cultura sociale e storica attraverso Sherlock Holmes.

Daniele Pisani Sherlock Holmes e il furto della Gioconda
Il numero 221B di Baker Street è vuoto. Sherlock Holmes si è ritirato in campagna, e un malinconico dottor Watson ripensa ai bei tempi passati nel suo appartamento di Queen Anne Street, quando all’improvviso riceve una visita inaspettata. Si tratta del Commissario Capo Lestrade e di Louse Lépine, prefetto della polizia francese, e il motivo della visita è un caso… fuori dall’ordinario: qualcuno ha rubato la Gioconda. E se è vero che senza Sherlock Holmes Londra è ancora più grigia, senza la Monna Lisa, il Louvre lo è anche di più, avendo perso la sua stella più luminosa. Di fronte al furto dell’opera d’arte più famosa del mondo, il vecchio duo Holmes-Watson non potrà che tornare in azione.
Ma ora lasciamo la parola all’autore, Daniele Pisani: “Ambientato nel 1913, tra Londra, Parigi e Firenze, è il racconto di come il capolavoro leonardesco sia stato recuperato e il ladro arrestato grazie a Holmes. Occorre dire che non mi sono preso nessuna licenza. Si sa chi ha rubato la Gioconda, è storia ufficiale, e si conoscono le modalità, gli indizi lasciati, le false piste e molto altro. Nel romanzo c’è tutto, riportato fedelmente, offerto al lettore nella veste più accattivante possibile. Ciò che ho fatto è stato prendere questi ingredienti e far muovere Holmes, dalla prima all’ultima pagina, in maniera credibile senza modificare la Storia, di modo che, chiuso il libro, il lettore abbia la dolce illusione che a ritrovare la Gioconda sia stato davvero Sherlock Holmes. E perché no, dico io. Parallelamente all’indagine, poi, sviluppo anche diversi temi emozionali, tra cui uno che mi è molto caro: siamo nel 1913, Holmes e Watson non sono più giovincelli, questa potrebbe essere la loro ultima avventura. Inoltre, con l’età, Holmes potrebbe sentire il bisogno di un degno successore…”
Corrobora il romanzo l’articolo Sherlock Holmes a caccia del capolavoro leonardesco scomparso dal Louvre di Luigi Pachì, nella rubrica Sotto la lente di Sherlock.

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. Il culto che uccide
Una piccola scatola polverosa rivela un inedito del dottor Watson a lungo rimasto nascosto. I fatti risalgono all’equinozio di primavera del 1899. Sherlock Holmes viene chiamato dall’ispettore Lestrade di Scotland Yard per un misterioso delitto rituale, avvenuto nientedimeno che tra i monoliti di Stonehenge. Il cadavere di una giovane ragazza è stato ritrovato barbaramente ucciso su una delle pietre del famoso sito archeologico, usata come altare sacrificale. Ma l’orrore non finisce lì… Gli organi interni della ragazza accoltellata sono stati disposti come una macabra cornice attorno al corpo senza vita; il sangue è stato usato per dipingerle addosso simboli arcani, mentre dei rami di tasso le sono stati messi fra i capelli come per incoronarne il capo. I primi sospetti ricadono sugli uomini appartenenti al culto neopagano dell’Antico ordine dei druidi. Ma si tratterà davvero di un sacrificio umano? Il più grande investigatore del mondo non crede, anche perché la soluzione più ovvia di un’indagine non sempre si rivela essere quella giusta.
In coda, il consueto appuntamento di approfondimento su romanzo e autore con Luigi Pachì, direttore dello Sherlock Magazine, nell’articolo dal titolo Sherlock Holmes tra riti pagani e sapienza druidica.

Barry S. Brown La signora Hudson e i crimini degli invincibili
Torna la signora Hudson nei panni di “mente occulta” del terzetto investigativo di Baker Street in una nuova, turbolenta indagine. Tutto ha inizio con una cliente di nome Moira Keegan, e fin qui nulla di insolito. Peccato che la cliente in questione abbia le treccioline, nastri colorati tra i capelli, un bel grembiulino bianco sopra il vestito… e circa dodici anni. La bambina teme per la vita di suo padre, minacciata – a suo dire – da “persone orribili”, e quindi ha pensato bene di rivolgersi al famoso Sherlock Holmes (senza sospettare minimamente che a tirare le fila dell’agenzia investigativa, in realtà, sia la sua padrona di casa). Il racconto di Moira è un fumoso insieme di suggestioni, da cui è difficile cavare un ragno dal buco, e il trio di investigatori fatica a credere che si possa trattare di un vero caso. Ma quando il cadavere del padre di Moira viene ritrovato nei pressi del porto sul Tamigi, brutalmente assassinato, Sherlock & Co. sono costretti a ricredersi. Non solo il caso esiste, ma è anche una bella gatta da pelare. Il padre di Moira, infatti, sembra essere collegato agli Invincibili, un gruppo di radicali irlandesi responsabili di una serie di omicidi accaduti a Dublino alcuni anni prima, incluso quello di un funzionario britannico. Riuscirà la signora Hudson a risolvere il caso, districandosi tra gli attentati dei fanatici religiosi e i contrasti con lo Special Branch di Scotland Yard… continuando al contempo a servire puntualmente il tè delle cinque?
E per la rubrica Sotto la lente di Sherlock, La vera mente di Baker Street, di Luigi Pachì.

Paul Schullery Sherlock Holmes. Una minaccia per l’impero
Londra, 23 giugno 1897. Mentre torna a Buckingham Palace, la regina assiste a un incidente in St James Park. Due uomini, all’apparenza saliti su un albero per assistere dall’alto al corteo per il suo Giubileo di Diamante, cadono vicino alla carrozza, proprio al suo passaggio…
Chi saranno? La nostra storia, però, ha inizio una settimana prima del grande evento, quando Samuel Clemens, in arte Mark Twain, si presenta al 221B di Baker Street in cerca di aiuto. Il celebre scrittore teme per la propria incolumità e per quella della sua famiglia a causa delle apparizioni sempre più ravvicinate di un inquietante, losco figuro. La pubblicazione del suo ultimo libro, fortemente critico verso certi membri del governo sudafricano, potrebbe averlo messo nei guai fino al collo. Il duo investigativo Holmes & Watson si mette subito all’opera insieme all’insolito terzo elemento, in un’indagine che spazia dai bassifondi fino agli alti piani governativi di Londra, in un perfetto intreccio di cronaca, letteratura e storia. Ben presto il trio scopre che in gioco potrebbe esserci molto di più della vita dello scrittore: è l’intero Impero britannico a essere in pericolo! Riusciranno Holmes, Watson & Twain a fermare i nemici della Corona senza lasciarci la pelle? E chi saranno mai i due uomini misteriosi arrampicatisi sull’albero durante il corteo del Giubileo di Diamante della Regina Vittoria?
In appendice, non poteva mancare l’appuntamento con Luigi Pachì e la sua rubrica Sotto la lente di Sherlock, con un approfondimento dal titolo: Sherlock Holmes in aiuto di Mark Twain e dell’Impero britannico, ricco di curiosità su Paul Schullery, autore statunitense inedito in Italia.

Nicholas Meyer Sherlock Holmes. Il fantasma di Parigi
1891. Dopo la finta morte di Sherlock Holmes nella cascata di Reichenbach, il celebre investigatore viaggia per l’Europa sotto falso nome, spacciandosi per il norvegese Sigerson, finché approda nella capitale francese e decide di restare lì per un po’. Si imbatte così in un mistero al teatro dell’Opéra di Parigi. Dopo il tutto esaurito per l’esibizione del giovane soprano Christine Daaé, un violinista dà forfait in modo eclatante, gridando e dando spettacolo per ragioni ignote. Attratto dal mistero come un’ape al miele, Holmes ne approfitta per fare un’audizione per il posto di violinista… e indagare sulla sua misteriosa e improvvisa defezione. Scopre così che il pittore Dégas è un assiduo frequentatore degli spettacoli, e che… un fantasma infesta l’Opéra de Paris, i cui sotterranei un tempo avevano funto da prigione e si dice siano ancora traboccanti di cadaveri. Il caso resta piuttosto fumoso finché una sera, a esibirsi sul palco con il violino di Holmes, arriva la bellissima Irene Adler. Dopo lo spettacolo, la Donna ragguaglia il detective su alcuni retroscena: la sera della defezione del vecchio violinista, il capo macchinista del teatro era stato trovato impiccato durante il secondo atto dello spettacolo. La Adler, molto amica di Christine Daaé, chiede a Holmes di proteggere il soprano da oscure minacce. Il macchinista aveva una cotta per la giovane, ed era rivale in amore del visconte De Chagny. Inoltre, c’è  un terzo uomo misterioso che visita la bella cantante nel suo camerino e, ogni sera, un misterioso posto sempre vuoto in prima fila, per quanto pieno sia il teatro. Lo scettico investigatore si rifiuta di credere in un fantasma dell’Opera. Ma allora, quali intrighi si celano nel dietro le quinte del teatro?

Una luce in fondo al tunnel – Le lunghine di Fabio Lotti

Una luce in fondo al tunnel
Con dubbio incorporato…
Gli scrittori di romanzi polizieschi intesi in senso lato sono ottimisti o pessimisti nei riguardi dell’animo umano? Stando ai loro parti mostruosi di morti ammazzati da tutte le parti verrebbe da considerarli più pessimisti dei filosofi più pessimisti. In molti casi il nero dell’uomo persiste fino all’ultima pagina. In altri, invece, proprio al termine dei loro massacri, ecco spuntare una luce nel buio. Una luce in fondo al tunnel.
Naturalmente non è una novità ed il sottoscritto riporta solo qualche esempio tratto da passate letture. Partiamo da Perfidia di James Ellroy, un librone mastodontico che mette angoscia solo a guardarlo. Spunti veloci. Los Angeles. Sta arrivando la seconda guerra mondiale. Quattro rapine in un mese e uno stupratore in giro. Alla loro caccia Hideo Ashida, giapponese di seconda generazione, laureato in biologia e chimica, poliziotto insieme a Pinker, Blanchard, Meeks e altri personaggi più o meno citati in precedenti libri dell’autore. Poi ecco quattro giapponesi sventrati della famiglia Watanabe, quattro spade sporche di sangue. Suicidio o omicidio? Non la faccio lunga. Tradimenti, documenti falsi, accordi illegali, barbarie, si uccide, ci si ammazza di botte, si sfrutta l’altro amico o nemico, impasticcamenti, droghe, sesso dappertutto, il marcio dell’uomo che dilaga come una puzzolente chiazza di petrolio nell’America in guerra. Mitragliate di parole a getto continuo, a volte anche nelle parti basse.
Ma l’amore, il sentimento d’amore, quello vero, quello del cuore? Si può trovare in questo orrido miscuglio di merda? Si può trovare. In fondo. Proprio in fondo all’ultima pagina. William Parker, uno dei tanti poliziotti fradici (alcolizzato), entra in casa di Katherine Ann Lake (infiltrata). Un colpo di vento attizzò la fiamma del camino e illuminò di rosso i suoi capelli. Parker sentì l’odore della prateria e disse: Katherine, amore. Come a dire che c’è sempre speranza. Speriamo.
Si continua con Scarafaggi di Jo Nesbø. Bangkok, gennaio 1998. Dim, prostituta sventurata come tante altre. Appuntamento con un cliente. Solo che lo trova “sdraiato sul letto a pancia in giù” con un coltello che spunta dalla giacca. Un pezzo grosso, Atle Mones, diplomatico norvegese, cosa assai spiacevole per l’attuale governo. Occorre qualcuno che vada laggiù e risolva il caso “in silenzio”, ovvero Harry Hole sbevazzone spilungone dai capelli chiari tagliati corti. Accetta solo se gli danno mano libera sul caso dello stupro della sorella down non risolto. Tra una indagine e l’altra, non priva di movimento, di suspense e pericolo per il nostro Harry, ecco spiattellata una società dove emergono: la prostituzione di ogni genere compresa quella infantile, i gay, i travestiti, le scommesse, la boxe thailandese (colpi con ogni arto), i fumatori d’oppio, i combattimenti di galli a porte chiuse. Relazioni sessuali a go-go e situazioni inconcepibili rese del tutto normali, polizia marcia o che chiude un occhio. Scontri e scontri, botte da orbi e pistolettate. Finale in crescendo (Harry si incazza di brutto) e una specie di sogno provocato dall’oppio. Una ragazza, quella di cui si era innamorato in piedi, sulla veranda. Un tuffo nell’acqua. Poi si fece silenzio e l’acqua verde rifletté nuovamente il cielo, come se lei non fosse mai esistita. Lui aspirò un’ultima volta prima di sdraiarsi sulla stuoia di bambù e chiudere gli occhi. Poi sentì il battere smussato delle bracciate. Ah, l’amore…
L’incanto delle sirene di Gianni Biondillo. Milano, settembre e caldo boia. L’ispettore Ferraro in piscina per togliersi qualche chilo di troppo (la figlia Giulia lo tratta come una palla di lardo), lui che, giovanotto secco secco, era chiamato Chiodo dagli amici del quartiere. Vorrebbe defilarsi un po’ da tutto ma questa volta deve vedersela con l’omicidio di una modella, una di quelle “sirene” o “divinità iperuranie” che volteggiano sinuose nella sfilata di moda del noto Varaldi. In effetti il colpo di fucile (un M24 SWS con mirino ottico) doveva toccare proprio a lui ma si è chinato al momento giusto a raccogliere delle orchidee. Da qui l’indagine che Ferraro conduce soprattutto per l’insistenza di una vecchia amica nel mondo della moda, Luisa Donnaciva, con la quale si ritrova abbracciato nella doccia come dieci anni prima (corsi e ricorsi storici). Una pista potrebbe essere quella di uno sgarro che il suddetto Varaldi avrebbe fatto a chi gli forniva la droga.
Accanto all’indagine la storia di Aisha, nove anni, riccioli ribelli e due occhioni azzurri (Occhiblù) e il fratello Mu’ammar costretti a lasciare il proprio paese bombardato per l’Italia dove vive un altro fratello. La bambina si ritroverà sola lungo il viaggio, avrà l’aiuto del clochard Baffo (Oreste) che vuole ritornare a casa perché sente giungere la sua fine e anche quello della prostituta Marta che accoglie i suddetti al momento del bisogno (da fiaba).
Al termine di un quadro desolante della nostra società (non sto a raccontarvi tutto) arriva Ferraro che nulla lo turba, nulla lo infastidisce. Lui non crede alla storia della livella. Siamo tutti diversi, anche nella morte. Ma qualcosa all’improvviso si rompe nel suo petto proprio davanti ad una bara. Ferraro si accorse che stava singhiozzando, sempre più forte. Senza freni.
Senza ragione apparente di Grazia Verasani. Siamo a Bologna con l’investigatrice Giorgia Cantini. Caso da seguire un suicidio di uno studente senza ragione apparente come da titolo. Ma la madre vuole vederci chiaro. Allora via attraverso il mondo degli adolescenti, il loro rapporto con il sesso, le trasgressioni, le inquietudini, incertezze e paure. Le indagini per scoprire la verità sono un pretesto per un altro tipo di indagine sugli altri e su noi stessi, sulla nostra umanità. Finale con rete ingarbugliata di sentimenti, tristezza grigia e piovosa come il tempo con qualche sprazzo di luce.
Alla fine del libro Mattia, il figlio sedicenne del capo della Omicidi Luca Bruni, compagno attuale dell’investigatrice Giorgia Cantini, corona il suo sogno d’amore con Celeste. In prima persona dalla suddetta Oh, cazzo dico ad alta voce, e mi sfrego gli occhi ridendo. Oh, cazzo. Poi mi metto a piangere.
Qualcosa che si smuove dentro di noi, un raggio di speranza, una luce in fondo al tunnel, dicevo. Magari con pianto liberatorio.
P.S.
Piccolo dubbio. Speranza vera dello scrittore o trucchetto per “sciogliere” il lettore dopo l’esposizione di tanto male e tenerselo caro per il futuro? D’accordo, sono cattivo.

Ferragosto con i Bassotti (Le lunghine di Fabio Lotti)

In viaggio coi Bassotti (2)… E buon Ferragosto!

Gli omicidi di Beacon Hill di Roger Scarlett
Frederick Sutton è un uomo che si è fatto da sé. Per anni ha lottato per diventare qualcuno e ora è finalmente riuscito a coronare tutti i suoi sogni: la ricchezza, una splendida casa a Beacon Hill, il quartiere più elegante di Boston, la possibilità di frequentare la buona borghesia della città. Tuttavia, il buon Sutton rimane un parvenu, tanto è vero che l’avvocato Underwood, di cui lui è cliente, accetta con riluttanza un suo invito a cena. La famiglia Sutton è presente al gran completo insieme ad altri ospiti, ma di certo l’avvocato non si aspettava di trovare anche la bellissima e affascinante Mrs Anceney, una delle donne più in vista di Boston, modello di signorilità ed eleganza. Cosa c’entra Mrs Anceney con Sutton? Durante la serata accadono alcuni episodi spiacevoli, ed è dunque con grande sollievo che Underwood, verso le undici, si congeda per tornare a casa. Proprio in quel momento si ode un colpo di pistola provenire dal primo piano della dimora e, quando tutti accorrono per vedere cos’è successo, si trovano di fronte a un corpo senza vita. Ma non è finita qui: a distanza di un paio d’ore un’altra persona viene uccisa sotto gli occhi della polizia. Vero e proprio cult per gli amanti dei “delitti impossibili”, Gli omicidi di Beacon Hill viene presentato in edizione italiana per la prima volta

Se muoio prima di svegliarmi di Sherwood King
Ispirandosi a questo romanzo del 1938, Orson Welles diresse nel 1946 il celeberrimo film La signora di Shanghai, interpretato da Rita Hayworth e dallo stesso regista. Welles spiazzò pubblico e critica, così come il lettore resterà spiazzato dalle svolte sorprendenti nell’intreccio di questo piccolo capolavoro della letteratura noir. Scritta in uno stile immediato e asciutto, come osservò la rivista Time, la storia segue le vicende di Laurence Planter, un giovane e aitante ex marinaio che viene ingaggiato come autista da un grosso avvocato di New York sposato a una donna bellissima. Un giorno, il socio dell’avvocato gli fa una curiosa e ardita proposta, e Laurence, pur sentendo puzza di bruciato, è tentato dalla prospettiva di una vita migliore. Quando si rende conto di essere capitato in un nido di vipere in cui è impossibile distinguere gli amici dai nemici, è già in trappola, una trappola raffinatissima che lui stesso ha inconsapevolmente contribuito a costruire, e sul suo capo pende un’accusa di omicidio. Lo attende la pena di morte se non riuscirà a dimostrare la propria innocenza.

Se morirò di lunedì di Charles Barry
È una gelida notte di febbraio quando il bookmaker inglese Peter Perley, proprietario di una fiorentissima agenzia ippica della capitale, scompare. Si era recato nel nord del paese per una riunione di famiglia, e da quel momento si sono perse le sue tracce. Poco più di una settimana dopo, il cadavere dell’uomo viene ritrovato in una cava di sabbia, e l’inchiesta del coroner per appurare la causa del decesso si chiude con un verdetto di morte per assideramento. La dinamica della morte non è tuttavia chiara, e ancor meno lo è il giorno esatto in cui essa è avvenuta, il che non è un dettaglio da poco. Subito prima della scomparsa, infatti, Perley aveva letto ai familiari il suo testamento in cui s’impegnava a lasciare il grosso del patrimonio a uno solo dei parenti con una curiosa clausola: se fosse morto di lunedì, l’eredità sarebbe andata a un certo nipote, se invece fosse morto di martedì sarebbe andata a un altro, e così via per i successivi giorni della settimana. Determinare la data del decesso diventa quindi altrettanto cruciale che scoprire come si sono realmente svolti i fatti, anche perché esiste il fondato sospetto che ci sia lo zampino di uno dei potenziali eredi… Sarà Laurence Gilmartin, ex commissario di polizia, a spalleggiare Scotland Yard in questa delicata indagine. Il romanzo (Murder on Monday…?), finora inedito in Italia, fu pubblicato nel 1932.

Iniziò con un bacio, finì con un delitto di Derek Smith
Con quattro edizioni in pochi mesi L’enigma della stanza impenetrabile (I bassotti n. 167) è stato il maggior successo della Polillo Editore degli ultimi anni. Questo secondo romanzo di Smith, Iniziò con un bacio, finì con un delitto (Come to Paddington Fair), che pure tratta di un “delitto impossibile”, inizia con l’arrivo all’ispettore capo di Scotland Yard Steve Castle di due biglietti per una pièce teatrale accompagnati da una misteriosa nota: «Vieni alla fiera di Paddington». Incuriosito, Castle chiede all’amico Algy Lawrence, geniale investigatore dilettante, di andare con lui. Seduti in prima fila, i due si godono lo spettacolo nel quale è previsto che la protagonista venga uccisa da un colpo di pistola. Il problema è che la giovane attrice muore sul serio, ma, dopo un concitato inseguimento, il colpevole viene catturato e affidato alla polizia. Il caso sembrerebbe risolto se non fosse che la pallottola mortale e l’angolo di tiro raccontano un’altra storia. Possibile che il vero assassino sia un altro? Eppure tutti hanno un alibi inattaccabile, nessuno può aver commesso quel delitto… Il romanzo, come lo ha giustamente definito il Washington Post, è «un capolavoro».

Il libro che uccide di W.F. Harvey
Mr Athelstan Digby, gentiluomo vecchio stampo, non è certo il tipo che si fa pregare per dare una mano. Così quando un amico libraio gli chiede di sostituirlo per un giorno nel negozio in cambio di ospitalità per la notte, accetta di buon grado. Oltretutto questo gli permetterà di accompagnare il nipote Jim, giovane medico, nella cittadina della campagna inglese dove si trova il suo nuovo posto di lavoro. Mentre Mr Digby presidia la libreria, accade un fatto strano: tre clienti entrano uno dopo l’altro per chiedere la copia di un volume di cui lui non ha mai sentito parlare e che comunque in negozio non c’è. Il titolo è Vita e morte di Mr Badman. Il suo stupore aumenta quando, verso la fine della giornata, alla porta si presenta un ragazzo con una pila di libri usati che gli propone di acquistare. E tra questi… c’è proprio Vita e morte di Mr Badman! A una prima occhiata il testo non sembra nulla di che, ma Mr Digby, vinto dalla curiosità, decide di comprarlo. Forse, col senno di poi, ne avrebbe fatto volentieri a meno, perché quel volumetto in apparenza tanto inoffensivo sarà oggetto di più tentativi di furto, metterà in pericolo un importante membro del Parlamento e lascerà dietro di sé due misteriosi omicidi.

La morte invisibile di Will Levinrew
Dopo una cena di famiglia organizzata dal milionario americano Rodney Borger, sette dei nove commensali vengono ricoverati con sintomi di avvelenamento. Tutti si ristabiliscono in breve tempo, ma anche a distanza di anni il vecchio Borger, ormai malato terminale, non riesce a togliersi dalla testa quell’episodio e prima di stilare il proprio testamento vuole trovare la risposta a una domanda: uno dei suoi familiari aveva forse cercato di ucciderlo? Così si rivolge al professor Herman Brierly, un celebre scienziato appassionato di criminologia che, avendo pochi elementi su cui indagare, preferisce non sbilanciarsi, ma si sente di escludere che si sia trattato di un’intossicazione alimentare. Di lì a poco Borger passa a miglior vita, e solo quarantott’ore dopo la lettura del suo testamento il radiogiornale riporta che quel giorno sette degli eredi sono stati avvelenati, tra gli stati di New York e del New Jersey, e quattro di loro sono morti. L’aspetto a dir poco curioso è che le vittime sembrano essere state avvelenate quasi simultaneamente, pur vivendo a miglia di distanza l’una dall’altra. Ed ecco che si fa strada una folle ipotesi: è possibile che dietro l’accaduto ci sia proprio la mano del defunto milionario? Pubblicato originariamente nel 1930 e tradotto in Italia per la prima volta, La morte invisibile è un giallo sorprendente e astuto.

Uno sparo in biblioteca di Anthony Berkeley
In questo romanzo del 1925 fece la sua prima apparizione Roger Sheringham, l’investigatore dilettante dai modi un po’ bruschi già incontrato nel celebre Caso dei cioccolatini avvelenati. Ospite della lussuosa residenza di campagna del finanziere Victor Stanworth, Sheringham conta di trascorrere alcuni giorni di riposo in compagnia di gente piacevole e interessante. Ma un mattino Victor non compare come al solito a colazione, e dopo una breve ricerca il suo cadavere viene trovato nella biblioteca della villa. Porte e finestre della stanza sono chiuse dall’interno e la mano del morto impugna ancora la pistola che ha sparato il colpo fatale. Un suicidio, è evidente, visto che sul tavolino di fronte c’è persino un biglietto nel quale il padrone di casa annunciava l’intenzione di farla finita. Eppure… Fino al giorno prima l’uomo si era intrattenuto cordialmente con tutti e non aveva affatto l’aria di chi medita di togliersi la vita. E poi dov’è finito il vaso di porcellana blu che si trovava sulla mensola del camino proprio alle spalle di Victor? Perché quel curioso interesse degli ospiti per il contenuto della cassaforte della villa? E come mai Lady Stanworth, la cognata, così come il maggiordomo Graves e il segretario tuttofare, il maggiore Jefferson, non sembrano molto sconvolti da quella morte?

Giallo e Scacchi (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Continuiamo un po’ questo viaggetto tra Re, Regine e morti ammazzati.
I pezzi degli scacchi possono servire addirittura a smascherare l’assassino. Trascinando i suoi centoventi chili, il commissario De Carli, personaggio di Giuseppe Porta in Scacco all’assassino, la mattina del 20 dicembre entra in un appartamento di via Martinengo da Barco, a Brescia, dove è stato commesso un delitto. Il signor Bozzini è stato ritrovato ucciso da un colpo di pistola al petto. Davanti alla scacchiera. Bozzini tiene in mano due pezzi bianchi: il Re e la Torre. Al termine delle indagini il commissario De Carli accusa la moglie, Annalisa Rocco, e spiega il motivo dei due pezzi tenuti in mano dal morto.
Passiamo a L’uomo degli scacchi di Peter May. Isola di Lewis delle Ebridi esterne. Cade un aereo. Era un piccolo velivolo, a motore singolo, che giaceva in mezzo a un cumulo di sassi piegato con una leggera angolazione. Scomparso diciassette anni prima con Roddy Mackenzie. Ora irriconoscibile. Trovato da Fin e l’amico Whistler. Non è un incidente perché si tratta di omicidio. E saranno proprio gli scacchi, gli scacchi giganti di Whistler che rappresentano fieri vichinghi, un mezzo per scoprire l’assassino. Ecco il punto cruciale con la foto rivelatrice.
Fin esaminò tutte le foto con attenzione prima di scegliere la terza.
– Guarda, George. Si può vedere bene qui. La mano tesa quasi a toccare il pezzo caduto degli scacchi.
Gunn aggrottò la fronte.
– Perché avrebbe cercato di raggiungere un pezzo di legno, signor Macleod? Stava morendo, per amor di Dio!
– Probabilmente lo sapeva. Stava cercando di dirci chi l’aveva ucciso, George.
Gunn rivolse uno sguardo costernato all’uomo più giovane.
– Indicando un pezzo degli scacchi?
Fin si sentì stanco.
– Non un pezzo qualunque. – Puntò il dito contro quello caduto. – Questo è quello che chiamano Berserker. Il più feroce di tutti i guerrieri vichinghi…. Somigliante a…

Bel libro dove campeggia la natura con i suoi spazi immensi, i suoi lochs, i lampi, la pioggia, dove le amicizie si rompono e ricompongono, gli amori si accendono e appassiscono. Il lato bello e quello oscuro dell’uomo.
Anche Rex Stout ha fatto cimentare il suo strabordante Nero Wolfe con Re e Regine. In Scacco al re per Nero Wolfe, una tal signorina Sally Blount si presenta dal Nostro in cerca di aiuto per suo padre Matthew, che è stato accusato di omicidio. La scena del delitto è il Gambit Club, un circolo di scacchi dove il giovane Paul Jerin stava sfidando contemporaneamente dodici avversari, tra cui anche Matthew Blount, in una sala separata e quattro messaggeri facevano la spola tra lui e gli altri giocatori per comunicargli le mosse. Jerin beveva sempre cioccolata calda ma questa volta qualcuno ha pensato bene di riempirla di arsenico. A portargliela e a ritirarla è stato Blount e questo comportamento così sospetto non ha lasciato dubbi agli inquirenti. Ma Sally è convinta dell’innocenza di suo padre. Analizzando il caso con occhio e mentalità scacchistica, Nero Wolfe coglie una strana analogia tra il delitto e un gambetto in cui si sacrifica un pedone (in questo caso Jerin) per un altro obiettivo.
In La morte viaggia in autobus di Leslie Cargill sul mezzo di trasporto c’è Morrison Shape, uno scapolo di mezza età fissato con l’enigmistica e gli scacchi. Dunque, potenza del nostro gioco, può prevedere le mosse dell’assassino che ha fatto fuori uno dei passeggeri. Qualche citazione: ad un certo punto il Nostro si perde in una intricata partita a scacchi, manovrando mentalmente pezzi bianchi contro pezzi neri con magistrale efficienza (pag. 9); assorto nel nuovo caso in relazione agli scacchi e al movimento dei pezzi (pag. 18); Il dottore ammirato di Morrison. Risposta Cruciverba e scacchi (pag. 63); Come ha fatto a sapere che si erano accordati per incontrarsi? Semplice movimento di scacchi. Me li sono figurati come due torri. (pag. 119); a pag. 121 a ogni pezzo fa corrispondere un personaggio; Lo studio degli scacchi dovrebbe essere obbligatorio tra le forze dell’ordine (pag. 141); Gli scacchi un addestramento ideale. Sulla scacchiera c’è tutto (pag. 170); Questo caso è come una partita a scacchi. E il grande segreto è pensare sempre con l’anticipo di una mossa… due mosse… tre prima dell’avversario (pag. 170). Il morto ammazzato viene fuori poco oltre metà del percorso, quando il motore dell’autobus incomincia a rumoreggiare. Un colpo di pistola al petto e arma sparita. Arriva la polizia nella persona del sergente Matthews (anche lui gioca a scacchi) e l’”ometto”, che si intrufola nelle indagini, suggerisce spunti e suscita discussioni. Intanto sembra che un passeggero si sia volatilizzato (ma come?) e al primo defunto forzato se ne aggiunge un altro per avvelenamento di stricnina. Il caso si ingrossa, se ne possono notare gli echi sempre più vasti sulla stampa. C’è di mezzo un furto di gioielli e un intrigo gigantesco. Non manca la fuga del probabile assassino con relativo processo. Un lavoro apprezzabile con il connubio nobil giuoco-giallo che continua imperterrito il suo bel viaggio insieme a tanti altri compagni di avventura.
In Strane cose, domani di Raul Montanari, Baldini Castoldi Dalai 2012, il protagonista del romanzo, uno psicologo, sta giocando una partita in internet con un ragazzo, analizzando le mosse con un software (bricconcello). Diverse considerazioni, ora negative, ora positive, sugli scacchi. “Gli inglesi dicono che in nessun posto al mondo si spreca tanta intelligenza come nelle agenzie pubblicitarie e nei club scacchistici, e hanno ragione”. “In questo gioco non contano conoscenze, favori, appoggi. Non fa differenza se sei bello o brutto, ricco o povero. Non conta niente tranne il talento”. “Puoi coltivare il vizio della solitudine, il più delizioso di tutti i peccati”. “…perdere è molto più brutto di quanto sia bello vincere” (66-68). Ricordo di una partita persa in un torneo per avere occhieggiato di continuo le gambe della ragazza dell’avversario (138). “Gli scacchi assomigliano proprio alla vita. Ma tanto” (183). Pulizia di scrittura, rispetto per la parola, un’ombra di malinconia che scivola lungo tutto il racconto, sprazzi di critica al mondo in disfacimento: guerre, integralismo islamico, economia in ginocchio, inflazione, povertà. Se c’è qualche passaggio in cui si perde un po’ di “atmosfera” è nelle scene di movimento, di scontro fisico diretto, di “esterno” che mi pare la parte meno riuscita (si fa per dire). Alla fine la pagina si libra nel cielo come una mongolfiera. Ma sì, saliamo in alto che di lassù tutto si ama.
Com’è morto il baronetto? di H. H. Stanners, Polillo 2019.
Qui ritrovo i miei amati scacchi addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Il romanziere giocherà con il professor Harding (classico detective dilettante) durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso per un colpo sparato con la sua pistola (ha anche un ematoma sul viso). Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio, come riferirà al suo capo Philip Pannell, anche perché il morto aveva un sacco di problemi: finanziari, fisici (di salute) e sentimentali. La moglie se la intendeva con un amante (l’avvocato Newth) e lui stesso si era innamorato non ricambiato di Brenda Derwenth Smith, una bella sventola di venti anni, troppo più giovane di lui e affollata di corteggiatori.
Ma non è tutto così chiaro per il professor Harding. Diversi i sospettati ognuno con il suo bel movente e altri particolari a rendere complessa l’indagine… Altro punto fondamentale della vicenda è il classico problema degli orari, a partire da quello della morte, dentro il quale si muovono i personaggi assai complicato ed arduo da sbrogliare. Narrazione trattata con una cura davvero felicemente minuziosa nella complessità della trama, nella caratterizzazione dei protagonisti e dell’ambiente con citazioni imprescindibili di Sherlock Holmes. Alla fine spiega tutto il professore. O quasi… E gli scacchi hanno qui il loro bel rilievo.
Il caso Maloney di Graham Hurley, Time Crime 2012.
“L’indagine era diventata una partita a scacchi, uno contro uno. Finora Oomes aveva giocato in modo eccellente, aveva ancora tutti i pezzi, ma stava iniziando a mostrare la prima piccola breccia nella sua difesa e l’SOS annullato era una crepa che Faraday non poteva permettersi di ignorare. Come tutti i bravi scacchisti, poteva arrivare a Oomes di soppiatto, da dove lui meno si aspettava.” (283). Siamo a Portsmouth, città povera e violenta dell’Inghilterra. Difficile vivere qui da semplice cittadino ma anche da poliziotto. Ne sa qualcosa l’ispettore Joe Faraday alle prese con malviventi ed un sistema poliziesco che non gli piace. Soprattutto il metodo poco ortodosso di Paul Winter che basa il suo lavoro sullo sfruttamento degli “informatori”. Il caso nuovo è la scomparsa di Stewart Maloney (prima, a dir la verità, c’è la morte a calci di un uomo), docente a contratto all’università, denunciata dalla figlia di nove anni. Qualche breve indagine lo convince che Stewart è stato ucciso in contrasto con le opinioni di certi colleghi che si trovano impegnati soprattutto nella operazione “Red Rum”, tesa a mettere le mani su un grosso commerciante di droga. Faraday è una specie di eroe raccolto in se stesso, quasi sbiadito nella sua testarda normalità. E forse per questo ancora più forte. Una buona lettura senza urletto finale di gioia e le solite cinquanta pagine di sovraccarico che si trovano ormai dappertutto.