Il bicchiere della staffa (Le brevi di Valerio 369)

Dominique Manotti
Il bicchiere della staffa
Sellerio, 2020 (orig. À nos chevaux, 1997; prima ed. italiana Tropea 2003)
Traduzione di Francesco Bruno (quella della prima ed.)
Noir

Parigi. Estate-autunno 1989. Il commissario della narcotici Théo Daiquin, spalle larghe e buoni muscoli per un metro e ottantacinque, volto squadrato, occhi castani, propensione per i maschietti (non esclusiva), ha superato i quaranta e vive nel XIV°, un’ora di cammino tutte le mattine fino al mitico Quai des Orfèvres. Il suo amante tedesco Rudi è attratto dai fatti di Berlino. Ora un’informatrice colombiana dell’ispettore Romero è stata trovata sgozzata nella toilette dell’ippodromo di Longchamp, contemporaneamente ad altri delitti e attentati nel mondo dell’ippica, sempre connessi a grandi traffici di droga. Vivida indagine di squadra.
Buon secondo atto della stupenda serie per Dominique Manotti (Parigi, 1942), storica ed ex sindacalista, ancora in terza persona varia al presente, come flash di una sceneggiatura ben documentata sul capitalismo reale. Letteratura (nera) e musica (jazz) di qualità. Bellissimo pure Il bicchiere della staffa, ora opportunamente riedito da Sellerio.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il corpo del peccato (Le brevi di Valerio 368)

Silvia Di Giacomo
Il corpo del peccato
Foschi, Santarcangelo di Romagna, 2019

Bologna. Aprile 2017. Il commissario della squadra mobile Claudio Degli Esposti, separato sesso dipendente, alto e robusto, capelli neri ondulati, sta facendo giochi di ruolo con la sua amante Mary, lui dominante, lei schiava, bassa e magra, forme perfette e viso incantevole, ucraina sposata col Nano (ora in carcere), quando la giovane bionda ispettrice Giulia Nanni lo chiama perché i dottori Zorbi hanno trovato morta l’anziana madre Maddalena Costa, una delle famiglie più potenti della città, amici soprattutto delle alte sfere ecclesiastiche. Sono stati rubati due preziosi orologi svizzeri e il caso si rivela più complicato del previsto. In Il corpo del peccato sono tanti i corpi che peccano.
La creativa scrittrice e professionale gemmologa Silvia Di Giacomo (1974) intreccia noir ed erotismo in un romanzo che alterna narrazione in terza varia al passato, momenti in prima (sia di Claudio che di Mary) e il racconto terribile di Eva in corsivo, una ragazza in catene da 42 anni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il Muro (Le brevi di Valerio 367)

John Lanchester
Il Muro
Sellerio Palermo, 2020 (originale 2019)
Traduzione di Federica Aceto

Gran Bretagna. Forse tra poco tempo, potrebbe essere vero a breve. I cambiamenti climatici antropici hanno innalzato il livello dei mari, molte terre costiere sono sommerse. La Gran Bretagna ha costruito tutto intorno all’isola un muro lungo centinaia di chilometri. A impedire che qualcuno tenti di attraversarlo ci sono i Difensori, giovani in servizio obbligatorio con un’arma assegnata dopo un breve addestramento impartito da quelli che stavano lì prima, e che loro impartiranno ai sostituti dopo due anni. Una vitaccia al freddo: ogni volta che un Altro riesce a invadere, un Difensore viene abbandonato in mare. Arriva Joseph Kavanagh, di origini irlandesi, e narra in prima persona la sua storia a difesa del confine. John Lanchester (Amburgo, 1962) è cresciuto a Hong Kong, ha studiato in Inghilterra, ormai da tempo vive e lavora a Londra nel mondo informativo, con all’attivo cinque interessanti romanzi fra il 1996 e il 2019. In Il Muro affronta con disperato acume migrazioni e clima.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Storia della colonna infame (Le brevi di Valerio 366)

Alessandro Manzoni
Storia della colonna infame
Con una nota finale di Leonardo Sciascia
Sellerio Palermo, 2020 (sesta edizione, 1^ ed. 1981, 1° ed. orig. 1840)

Milano. 1630. Fra il 1629 e il 1633 il Nord Italia fu colpito dalla peste. La stima è che morirono 1.100.000 persone su una popolazione di circa 4 milioni, oltre 180.000 su 250.000 nella sola città di Milano. Ne “I promessi sposi” (1827) Alessandro Manzoni manifesta l’idea di farne specifica trattazione, nel successivo saggio Storia della colonna infame racconta l’episodio emblematico della condanna come presunti untori del commissario di sanità Piazza e del barbiere Mora. Accusati dalla “donnicciola” Caterina Rosa, furono interrogati con tortura, condannati a torture atroci e a poi morte con il supplizio della ruota. La donna aveva visto il primo la mattina presto del 21 giugno 1630 toccare i muri con le mani; la casa del secondo fu demolita e, al suo posto, venne eretta la colonna infame.
Espliciti i riferimenti al Verri, impliciti quelli all’attualità della pandemia Covid-19. Il famoso testo fu criticato da Croce e molto apprezzato da Sciascia, che ne firma la nota conclusiva.

(Recensioni di Valerio Calzolaio)

Il gioco dei vestiti (Le brevi di Valerio 365)

Silvana Pisa
Il gioco dei vestiti. Passione, politica e altre storie del ‘68
Bordeaux Roma, 2020
Prefazione di Rosa Mordenti

In Italia e nel mondo. Dal ’68. “Arrivo da sola a Gorizia in un buio pomeriggio di gennaio”. Silvana, ragazza borghese di fresca ingenua politicizzazione, capelli lunghi e chiari, sguardo diretto, studentessa bolognese a Giurisprudenza, è andata come volontaria nell’ospedale psichiatrico diretto da Franco Basaglia, un’esperienza “irreversibile”. Collettivo femminista dove si vive, maternità, sindacato, partiti, prima deputata poi senatrice, nonna, nella vita di alcune donne si tiene tutto insieme. Silvana Pisa, con Il gioco dei vestiti non scrive un’autobiografia o una storia politica. Riprende interviste, interventi, commenti di prima; aggiunge riflessioni e memorie urgenti oggi; inserisce squarci di sentimenti e foto con una cronologia ondivaga e volutamente omissiva, grande cura delle parole e degli altri. “Complessivamente, la passione per la vita l’ha vinta sulla fatica di vivere”. Il gioco del titolo, sul corpo nudo e su ciò che s’indossa, iniziò in gruppo in treno decenni fa.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Storia della bambina che volle fermare il tempo (Le brevi di Valerio 364)

Jenny Erpenbeck
Storia della bambina che volle fermare il tempo
Sellerio Palermo, 2020 (orig. Geschichte vom alten Kind 1999)
Traduzione di Ada Vigliani

Berlino, pare. Fine secolo scorso. La polizia ferma una ragazza in strada di notte con un secchio vuoto in mano. Appare smarrita, confusa, sbiadita. Dice di avere quattordici anni e poco altro, è grande e grossa tipo un alto barilottino, ha i capelli neri e smunti, cammina lenta curva sfuggente. La lasciano nel principale orfanotrofio, al confine con la foresta. Lei si adatta silenziosamente, cerca solo di occupare uno degli ultimi invisibili posti nella gerarchia della scuola. Sono tutti gentili, si sistema nel dormitorio con biancheria pulita a rotazione, frequenta le lezioni, sbaglia di proposito, si sa immutabile (e non ci sono specchi per verificarlo), lentamente dimagrisce e cambia aspetto. L’esordio letterario di Jenny Erpenbeck (Berlino Est, 1967) fu un toccante lungo racconto di successo (dedicato alla madre), la Storia della bambina che volle fermare il tempo (nel titolo italiano). L’autrice ha scritto poi ancora molto e bene, premiata in Germania e all’estero.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

E poi basta (Le brevi di Valerio 363)

Espérance Hakuzwimana Ripanti
E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana
People Gallarate, 2020

Italia. Fino a ora. Espérance Hakuzwimana Ripanti è nata in Ruanda nel 1991 e cresciuta in provincia di Brescia, ha studiato a Trento, dal 2015 si è trasferita a Torino per frequentare la scuola Holden, svolgere attività culturali e avviare un percorso di scrittrice. Il primo libro è un testo poetico e militante. Spiega: “c’è una narrazione sbagliata e carica d’odio che sta iniziando a rendere difficile la vita di chi, come me, in questo Paese ci è cresciuto… Si sta insinuando l’idea che l’origine o il colore di un corpo siano molto più importanti della sua dignità e della sua vita. E non è giusto, è terrificante e soprattutto non è una realtà con cui sono disposta a convivere”. Così in E poi basta racconta le paure diffuse e cerca di trasformarle in sentimenti coinvolgenti, riflessioni aperte, emozioni letterarie, alternando brevi capitoli e missive in corsivo, frasi secche e ragionamenti argomentati, elementi e percorsi autobiografici, dialoghi e citazioni mirate.

(Recensione di Valerio Calzolaio)