La Debicke e… I segreti di Westhill House

Jess Ryder
I segreti di Westhill House
Newton Compton, 2020

Già dal prologo incontriamo i due protagonisti, che si muovono in un diverso piano temporale, Stella e Jack. Non sono sposati, convivono da qualche mese e Stella ha convinto Jack a farle da compagno e testimone in un’avventura che, comunque la si guardi, sembra troppo grande per lei. Alla morte dei genitori Stella ha ereditato un bel po’ di soldi e adesso cerca una casa in cui investirli. Così quando un’agenzia di Navansey – paesino sperduto sulla costa della Gran Bretagna, abbastanza lontano dalle spiagge alla moda – le propone Westhill House, una villa con otto camere da letto che si erge a strapiombo sul mare, in una straordinaria posizione e con un panorama mozzafiato, se ne innamora a prima vista. Ma Westhill House è rimasta disabitata per molti, troppi anni. Oggi è fatiscente e per rinnovarla abbastanza da poterci vivere bene bisogna imbarcarsi in costosi lavori di ristrutturazione. Ciò nondimeno Stella, benché non abbia abbastanza denaro per un restauro con tutti i crismi, la vuole a ogni costo e, convinta di riuscire a riportarla all’antico splendore, completa l’acquisto. Poi, non potendosi permettere un’impresa edile vera e propria, si affida ad Alan, un vecchio artigiano muratore della zona, disposto a lavorare in economia. Ma c’è tanto, troppo da fare e Alan da solo va avanti lentamente. Intanto i rapporti di Jack con Stella, che per seguire l’avanzamento dei lavori si è trasferita o meglio accampata nella vecchia villa, sono un po’ tesi. La loro attuale sistemazione è scomoda e Jack, che deve fare avanti indietro ogni giorno da Londra per andare in ufficio, si adatta malvolentieri a mangiare piatti pronti e, anche se la sera escono, in confronto alla grande città trova Navansey noiosa. Per alleggerire la tensione, Stella fa arrivare un letto nuovo comodissimo e si mette a cucinare apposta per lui. Ma proprio quando stanno finalmente degustando una cena perfetta, accompagnata da ottimo vino rosso, qualcuno bussa alla porta. Stella va ad aprire (si potrebbe quasi dire: la sventurata rispose) e, da quel momento, la loro già precaria quotidianità sarà sconvolta dall’arrivo di Lori, che diventerà la terza protagonista della storia. Lori, in fuga da un marito violento, si presenta piena di lividi e sporca di sangue e dichiara di essere stata indirizzata a Westhill House quando ha chiesto aiuto per telefono. Nei giorni successivi Stella non se la sente di allontanare Lori, anche se quest’ultima non vuole che si rivolgano alla polizia per sporgere denunzia. Questo suo strano atteggiamento, appoggiato da Stella, riuscirà a incrinare il rapporto con Jack. Perché poi, a conti fatti, chi è Lori veramente? E quella che racconta è proprio la sua storia? Lori trova appoggio anche in Alan, il muratore tuttofare, ma poco dopo la casa comincerà a svelare strani segreti: disegni fatti da bambini, nascosti sotto la carta da parati in una camera da letto, vecchie carte che Stella e Lori troveranno infilate sotto le assi del pavimento, nella stanza della torretta. Pare che in passato Westhill House avesse fama di essere un rifugio sicuro per le donne in disgrazia o maltrattate. Forse le sue mura nascondono terribili e pericolosi segreti?
Una terza linea temporale mette in scena una quarta protagonista Kay, giovane madre degli anni ’70 che incontra e sposa l’affascinante “Foxy”, forse per sfuggire ai genitori che stigmatizzano la sua condizione di madre single con un figlio avuto fuori dal matrimonio. Ma non sarà una scelta felice…
I segreti di Westhill House è una storia al femminile, con diversi punti di vista narrativi, che si svolge in una casa abbandonata su una scogliera. Stella, che sembrerebbe affranta e sconvolta per la morte prematura dei genitori e si dedica anima e corpo alla ristrutturazione di Westhill House, man mano svela la sua vera natura. Al suo fianco c’è Jack, all’inizio il suo compagno, una figura evanescente, con sentimenti normali ma con ben poca voce in capitolo. Lei lo ama, o forse crede di amarlo, ma non abbastanza. Jack sembra molto preso da lei che invece quasi istintivamente fa di tutto per allontanarlo.
Una trama piena di buona volontà ma che affastella in modo confusionario tanti, troppi problemi esistenziali. E tuttavia I segreti di Westhill House ha il pregio di affrontare, anche se in modo abbastanza soft, il tema della violenza domestica. Un tema molto sentito e all’ordine del giorno in ogni parte del mondo. E purtroppo non si riesce a capire cosa possa costringere una donna a continuare a subire delle angherie giorno dopo giorno. La paura forse? Il bene e l’amore per i figli? L’illusione di riuscire a cambiare la persona al suo fianco?

Jess Ryder ha lavorato per anni come sceneggiatrice e la sua passione è guardare serie TV poliziesche. Ha pubblicato numerosi libri di successo, molti dei quali per bambini e adolescenti, ma la sua vera passione sono i thriller. Newton Compton ha pubblicato La ex moglie e I segreti di Westhill House.

La Debicke e… L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre

Marilù Oliva
L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre
Solferino, 2020

Riporto, perché bello e calibrato, il commento di Matteo Strukul: «Con il suo stile raffinato, Marilù Oliva ci regala una riflessione d’autore inedita e attuale sull’Odissea, cogliendo in pieno la carica eversiva e dirompente di uno dei poemi epici più straordinari». Ha ragione e mi è piaciuto percepire la realistica ed efficace impostazione, anche filologica, di questa Odissea al femminile, con la memoria degli eroi di Troia sullo sfondo quasi fosse un tenue filo conduttore e, in veste di protagonista, un Odisseo diverso da quello che avevo incontrato nel mio primo lontano impatto omerico sui banchi di scuola. Odissea non è solo la storia del lungo fantastico e travagliato viaggio di ritorno a casa di un uomo, di un eroe, ma anche la storia dell’amore per lui di molte donne.
Odissea di Marilù Oliva racconta le avventure di Odisseo dal punto di vista delle donne che l’hanno conosciuto e amato. Tante donne che per lui si trasformano in voci narranti e vivono da coprotagoniste al suo fianco. Saranno loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, le tante tappe della sua grande avventura, rovesciando l’antica visione del poema condotta da una voce narrante solo al maschile, nella musica a più voci del coro femminile. Un coro compatto, efficiente, battagliero, formato da principesse, maghe, dee, mogli, nutrici… Alle loro voci si aggiunge in controcanto quella possente di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco che Odisseo a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In questo libro, saranno le donne a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile che conquista, risolve e combatte.
Odisseo, il più astuto e il più intelligente dei re Greci, il vero vincitore morale della guerra di Troia, con la protezione di Pallade Atena riuscirà ad avvalersi delle sue poliedriche facoltà per sormontare ogni ostacolo. Saprà cavarsela da naufrago, da prigioniero, da migrante, farsi carpentiere e fingersi mendicante, ogni volta in grado di rialzarsi e risorgere delle sue disgrazie. Mito fantastico, coinvolgente, favolosa leggenda tramandata a voce, messa ancora una volta per iscritto, che si rifà a un’epica biografia quasi fosse una vera storia, tangibile. Richiamandosi all’Odissea e senza mai tradire il poema omerico (non una rielaborazione dunque, ma un fedele omaggio al testo originale) Marilù Oliva ci regala una limpida trama dotata di una perfetta ricostruzione ambientale. Trama che riesce a catapultarci nell’antichità e riporta in scena oggi, quasi fosse un antico spettacolo, una Tragedia con un coro tutto al femminile, la narrazione delle tremende avventure e terribili sofferenze che accompagnarono il disgraziato, interminabile e solitario ritorno dell’eroe a Itaca.
Odisseo ha sfidato gli dei e loro, con divina forza incontrollabile, gli remano contro, per usare un termine marinaro, che ben si adatta alla storia. Fin dall’inizio infatti tutto andrà storto, niente gli verrà risparmiato: i mangiatori di loto apportatori di oblio, l’illusione di Eolo, i lestrigoni, le immortali e pericolose tentatrici, la maga Circe la dominatrice, che disprezza i maschi finché non incontra lui, Odisseo, diverso dagli altri, e la ninfa Calipso. Lei, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamorerà di Odisseo ma dovrà lasciarlo andare, le demoniache sirene volanti ciecamente decise a distruggerlo e i cannibaleschi gorghi di Scilla e Cariddi ma non basta. Perché Odisseo dovrà addirittura scendere nell’Ade per conoscere il suo futuro e rendere omaggio ai tanti vecchi amici trapassati. Il drammatico incontro/scontro che lo segnerà per sempre sarà quello con il gigantesco ciclope Polifemo che lui accecherà ma poi – ebbro di superbo e vittorioso compiacimento, per troppi anni è stato solo un guerriero – sfiderà gridando il suo nome, provocando la maledizione del mostro e la terribile vendetta di suo padre, il dio del mare, Poseidone. Neppure uno dei suoi uomini si salverà. Ma altre donne veglieranno su di lui: Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo… E naturalmente lei, Penelope, l’amata sposa, che non si limita ad attendere il marito e pari a lui in ingegnosità e intelligenza controlla i Proci.
Quando finalmente, dopo vent’anni, Odisseo potrà far ritorno a Itaca, sarà il giorno dell’allegria e della felicità, ma anche quello del regolamento di conti. Perché dovrà di nuovo usare tutta la sua astuzia, non svelare la sua identità e battersi come leone, usando l’arco che solo lui sa tendere, fatto di corna d’ariete, per vendicarsi su chi gli ha fatto torto e riportare l’ordine e la giustizia nel suo regno.
Per Odisseo ci sono molte lacrime al passivo e poche gioie – ma che contano – all’attivo. Infinite lacrime sparse sulla lunghissima scia di amici e compagni morti dietro di lui, compensate però alla fine dal commovente incontro con il figlio e il padre e le morbide braccia di Penelope sua sposa. L’Odissea è il prototipo ideale di una fiction di amore e di avventura.
Un lavoro di riscrittura quello di Marilù Oliva, ripeto volutamente perché lo merita, fedele al testo originale, ma dove l’impianto narrativo è stato ben adattato al gusto del lettore moderno, con Odisseo che entra subito in scena, senza aspettare il capitolo quinto come nell’originale. L’unico spazio in cui l’autrice si è presa la libertà di allargarsi un tantino è magari sulle reazioni emotive dell’animo umano. Ma se nelle sue pagine ci sono scene di un pasto e quindi si parla di vivande, o si spiega la costruzione di un’imbarcazione, sono dati e fatti riportati tali e quali nell’Odissea originale.
Insomma pagina dopo pagina, impotenti, inquieti e increduli ma avvinti dall’avventura, assistiamo alla spettacolare scenografia e tragedia riportata in scena da Marilù Oliva, mentre tentiamo di convincerci, come bambini al cinema, che quello che scorre turbinosamente davanti ai nostri occhi è succo di pomodoro e non sangue. Che si tratta solo di finzione. E che quando il sipario si chiuderà gli eroi e cattivi, che abbiamo pianto morti, si rialzeranno e verranno a inchinarsi per raccogliere gli applausi…

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere.
Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.

La Debicke e… L’umanità in pericolo

Fred Vargas
L’umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito
Einaudi, 2020

L’umanità è in pericolo. “Ma ora basta, cambiamo rotta” è lo straziante grido di allarme diretto a noi tutti per salvare il pianeta. È il titolo e poi il contenuto dell’ultimo libro di Fred Vargas, famosa nel mondo intero per i romanzi polizieschi. Ma questa famosa autrice è anche laureata in archeozoologia e ha lungamente lavorato come ricercatrice presso il CNR.
Dieci anni fa Fred Vargas aveva scritto un breve testo sull’ecologia del globo, un manifesto di denuncia che era diventato un simbolo per i paladini del settore. Alcune frasi di questo testo/manifesto erano state stampate su magliette in Cina e in Brasile, era stato portato in teatro e figurava persino su Facebook. Ciò nondimeno due anni fa, quando Vargas sente dire che il suo manifesto ormai vecchio di dieci anni verrà letto da Charlotte Gainsbourg durante l’inaugurazione della COP 24 (la Conferenza delle parti sul clima) del dicembre 2018, decide seduta stante che è giunta l’ora di riprendere in mano la faccenda e dedicare un libro vero e proprio alla denuncia dei pericoli che affliggono l’umanità. Pericoli che si rivelano peggio delle calamità annunciate da Mosè al Faraone. In questo saggio, tagliente come l’acciaio di una lama di Cordova, la Vargas riporta puntualmente la serie di crimini commessi contro l’integrità del pianeta. Comincia con la descrizione dall’emissione dei gas dovuti all’effetto serra, incontrollabili, in perpetuo aumento e responsabili del riscaldamento globale (di oggi il dato che la temperatura registrata all’osservatorio astronomico del Polo Sud ha toccato i 18°!). Continua descrivendo il progressivo esaurimento delle risorse naturali, la penuria di acqua, la barbara e incontrollabile deforestazione dell’America del Sud per poi elencare le molteplici cause delle attuali deplorevoli condizioni del nostro pianeta, prospettando ciò che accadrà nei prossimi venticinque anni se non facciamo qualcosa per porvi rimedio.
Già nelle prime pagine traccia un abisso divisorio tra Loro, i governanti e gli industriali miliardari che governano le multinazionali, le élite politiche e finanziarie e Noi, la gente normale, i miliardi di persone diverse e pensanti ma accusa sia Loro che Noi di aver messo la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere la realtà. La conclusione è negativa e fa paura: senza una drastica riduzione delle emissioni di CO2, prima del 2100 fino al 75% degli abitanti del pianeta potrebbe essere annientata da ondate di calore. E tuttavia Vargas, invece di rinunciare, ci ingiunge di lottare, di batterci con tutte le nostre idee e forze contro questa deriva per cominciare subito a cambiare qualcosa.
Indispensabile intanto adottare misure per controllare il fenomeno, evidenziando però anche gli effetti secondari, magari anche scomodi. Per spiegare meglio, propone azioni tese a ridurre gli eccessi della speculazione agroalimentare intensiva (fra le principali cause di penuria d’acqua, di deforestazione, eccetera). Offre consigli facili da seguire: tornare a consumare solo frutta e verdura di stagione, controllare gli eccessi del riscaldamento e dell’aria condizionata, utilizzare meglio le macchine (lavatrice e lavastoviglie), mangiare meno carne, bere l’acqua del rubinetto al posto della minerale e comprare solo gli abiti necessari. Ridurre gli eccessi nell’utilizzo della tecnologia elettronica che provoca la stessa quantità di gas dell’aviazione. Basta con la plastica e dunque niente sacchetti, imballaggi, utensili non indispensabili, basta con i mozziconi per strada e tante altre raccomandazioni in ogni campo… Insomma dovremmo trasformarci in consumatori in grado di saper dire no. Realista e smaliziata, Fred Vargas sa bene che il suo saggio è solo una goccia, incapace di scalfire l’incredula e addormentata corazza di milioni di persone tanto da portarle a cambiare drasticamente il loro modo di vita, ma spera di riuscirci anche attraverso il continuo e incontrollabile flusso di informazione sul web. Cambiare è necessario. Bisogna modificare la nostra dieta, ridurre drasticamente la produzione di rifiuti e passare quanto prima all’energia pulita. Solo lavorando tutti insieme, riflettendo e cercando, giorno dopo giorno, nuove soluzioni, l’umanità forse è ancora in tempo per salvare sé stessa e il pianeta. Sulla scia di Greta la giovane idealista svedese, Noi altri, tutti la gente comune, dobbiamo provare a farlo. A cominciare da adesso.

Fred Vargas è uno pseudonimo. L’autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all’uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall’85. Dal ’92 ha pubblicato quasi un libro l’anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l’anti-Patricia Cornwell.

La Debicke e… La ragazza col cappotto rosso

Nicoletta Sipos
La ragazza col cappotto rosso
Piemme, 2020

La ragazza col cappotto rosso, nuovo romanzo di Nicoletta Sipos ispirato a una storia vera, riprende molti dei temi di La promessa del tramonto con nuove atroci e dettagliate testimonianze sulla persecuzione nazista in Ungheria e sul successivo e drammatico avvento dell’era comunista e la repentina calata della Cortina di Ferro.
Nives Schwartz, coprotagonista e voce narrante della storia, ignorava che la madre Sara conservasse gelosamente alcuni segreti. Tuttavia dopo la sua morte, inattesa benché fosse ammalata da tempo, sarà costretta a mettere da parte il dolore e ad accollarsi le tante incombenze necessarie per svuotare completamente la casa e ridistribuire i ricordi e le testimonianze di un’intera vita. Ma, quando crederà di aver finalmente portato a termine il suo compito, troverà, seminascosta in cima allo scaffale più alto del ripostiglio, una scatola di latta da biscotti. Dopo averla infilata in un borsone di plastica, la porterà in ufficio e la dimenticherà per giorni prima di trovare il tempo di aprirla. Dentro, solo una vecchia fotografia di due ragazzi sconosciuti, un passaporto ungherese del 1950, altre cianfrusaglie ma anche una lettera in una busta indirizzata a sua madre. Incuriosita, l’aprirà e, benché sconvolta dalla terribile prima frase, continuerà a leggere. Tuttavia forse certi segreti appartengono solo agli altri perché quelle pagine la costringono a confrontarsi all’improvviso con un mondo di spaventose verità, ignorate per più di mezzo secolo.
Una donna, dal tono un’amica, di nome Bekka Kis aveva scritto nel 1965 una lunga lettera a sua madre, confidando le proprie angosce, la indimenticabile sofferenza di essere sopravvissuta alla Shoah, la perdita di coloro che amava e soprattutto la convinzione di non aver saputo impedire, per mero istinto di sopravvivenza o forse per vigliaccheria, la morte di tanti. Da quel momento, Nives sente di dover ritrovare Bekka Kis. Sarà una difficile ricerca, e poi un tuffo nei segreti più intimi della sua famiglia, per riportare alla luce tante incomprensibili verità legate a Bekka, o meglio Rebecca Fischer, l’indomita e decisa protagonista del romanzo, diciassettenne ebrea della buona borghesia, figlia di un antiquario di Szeged. Orfana di madre, il padre, la matrigna e tutta la famiglia non le hanno mai voluto imporre precisi vincoli, Bekka è una specie di sfrenato e scatenato maschiaccio, che ama studiare e dipingere. Capacità che la porteranno prima al collegio ebraico di Budapest poi addirittura farsi accettare all’Accademia nazionale d’arte. Ma siamo nell’autunno del 1943, il resto del mondo è in tumulto e l’innamoramento di Bekka, ricambiato, per il figlio del suo professore di pittura non fermerà la catastrofe che nella primavera del 1944 sta per infrangere il suo universo. Un occasionale viaggio di ritorno a casa per correre al capezzale della nonna materna infatti la farà cadere, a fine maggio, con tutta la famiglia, in una retata nazista, strappandola alla sua vita. È un’indomita ribelle che lotta per sopravvivere con una determinazione che le vale il rispetto dei suoi aguzzini. L’ultimo regalo dei genitori – un bellissimo cappotto rosso – diventerà il suo talismano. L’unico simbolo di quella che pareva una resistenza impossibile, l’unico raggio di speranza quando sembra che non resti più niente.

Romanzo emozionante e coinvolgente, per la commovente confessione/rivelazione di Bekka alla figlia della sua vecchia amica Sara. La storia di uno splendido amore che è andato oltre la morte ma anche la storia di un percorso durissimo, un lungo e triste percorso che va dalle prime persecuzioni, all’inferno del viaggio verso il campo di smistamento di Auschwitz, alla miracolosa fuga e alle successive infinite scelte e peripezie per salvarsi. Un viaggio nel cuore più fragile e dilaniato della Seconda guerra mondiale, la spiegazioni di quell’inconscio e irrazionale senso di colpa per avercela fatta che solo i sopravvissuti possono provare. Ma sarà anche la storia di un amore più forte della guerra, della separazione. Più forte della morte. Un romanzo che racconta di quel cupo dolore dentro, che in un certo senso segnerà tutta la vita di Bekka. Quel suo sentirsi un granello di sabbia tra milioni di altri sterminati, annientati dalla implacabile e perversa follia di un solo uomo.
Un libro che consiglio: bisogna leggere queste buie pagine di storia anche solo per coltivare la speranza che quanto di orrendo e inutilmente crudele accadde allora non debba ripetersi mai più.

Nicoletta Sipos è sposata, madre di quattro figli e nonna di sei nipoti. Dopo avere vissuto in Ungheria, in Germania e negli Stati Uniti risiede da tempo a Milano. Ha mezzo secolo di esperienza in quotidiani e settimanali. Ha pubblicato Il buio oltre la porta e Perché io no, entrambi per Sperling & Kupfer, e La promessa del tramonto (Premio Giuditta 2018) per Garzanti. Due suoi romanzi – Favola in nero e Storia di Chiara – sono apparsi in tedesco presso Zebulon Verlag.

La Debicke e… L’arte sconosciuta del volo

Enrico Fovanna
L’arte sconosciuta del volo
Giunti, 2020

Un romanzo intenso e toccante in cui un adulto, forse solo grazie all’amore, riuscirà a sconfiggere certi fantasmi della sua infanzia. E per raccontarcelo Enrico Fovanna torna nella sua terra natia. «Da bambino ogni tanto facevo un sogno, che non ha smesso di riproporsi in altre versioni anche da adulto. Volessi semplificare, direi che sognavo di volare. Ma sarebbe riduttivo: controllavo piuttosto la forza di gravità, pedalando nell’aria». Un sogno che Fovanna introduce nel prologo spiegando anche: «Credo di aver cominciato a volare nell’inverno del 1969». Allora aveva poco più di otto anni. Era una domenica mattina, suo padre non era al lavoro e quindi raccontò a lui e sua madre ciò che era accaduto…
Che i ricordi riaffiorino dopo tanti anni è normale, ma è raro che questi ricordi, legati a un mistero o un incubo mai veramente risolto, diventino così forti e pressanti da costringere il protagonista a tornare a Premosello, nel Piemonte settentrionale, nella Val Grande (Vald’Ossola), dove c’era la casa della sua infanzia. Questo accadrà a Tobia quando una telefonata inattesa lo raggiungerà dopo quarant’anni. All’altro capo del filo c’è Ettore, un vecchio amico e compagno di giochi, e la sua voce lo rimanda a ritroso con la memoria fino ai suoi sei anni, addirittura al suo primo giorno di scuola nel 1967, per poi ripercorrere passo passo impressioni, idee, fatti e avvenimenti degli anni successivi, lo sbocciare del suo amore innocente ed esaltante per la bruna Carolina, i giochi spensierati con padre Camillo e l’indimenticabile, Lupo, il savio matto del paese. Ma poi implacabili erano arrivati l’agosto e l’autunno del 1969, con gli omicidi di Gioacchino e Fioretta, due suoi compagni di classe di allora. Omicidi che avevano sconvolto la sua infanzia.
Impossibile dimenticare. Era il primo novembre, la vigilia del giorno dei morti, e quella mattina, preannunciata da una lettera anonima ai Carabinieri che segnalava il posto dove cercare, un’agghiacciante scoperta stava per risvegliare l’orrore di un paese. Sepolto in profondità sulla strada di campagna che portava al ruscello, i carabinieri avevano ritrovato il corpo di un suo compagno di scuola. Ad agosto avevano già ritrovato quello di una coetanea, ragazzina. Entrambi uccisi con colpo inflitto alla testa. In paese era dilagato il panico. Nelle campagne intorno a Premosello si nascondeva un mostro che uccideva i bambini. Ma nei confronti di Gioacchino, Tobia era sopraffatto dal senso di colpa, perché Gioacchino era sì un compagno di scuola ma da sempre non perdeva occasione di umiliarlo. La sera della sua scomparsa tra loro due era finita a botte vicino al capanno della stradina lungo la ferrovia e Tobia non aveva avuto il coraggio di raccontarlo. Gioacchino gliele aveva date di santa ragione e in quel momento Tobia l’aveva odiato, avrebbe persino voluto che sparisse dalla faccia della terra. E poi forse proprio lui era stato l’ultima persona a vederlo ma, in preda alla vergogna e alla paura, aveva taciuto con i carabinieri. Da quel momento, da quelle morti, tutto era cambiato a Premosello. Impossibile riprendere la vita di prima.
Poi, quando tutto faceva pensare che il colpevole fosse stato individuato, a Tobia invece era rimasto il dubbio che fosse stato qualcun altro. Soprattutto quando i sospetti si erano concentrati su una persona a lui cara, alla cui innocenza voleva disperatamente credere. Ma in fondo al cuore una punta di dubbio l’aveva costretto a tirare su un muro con il passato.
Quarant’anni dopo, Tobia vive a Milano e lavora come medico legale. Poco incentivato nel suo lavoro, nella sanità troppe cose stanno cambiando, e divorziato, la moglie l’ha lasciato per l’impossibilità di avere un figlio, sta passando un brutto momento aureolato di insicurezza e depressione. Sarà proprio la telefonata di Ettore, vecchio compagno di scuola, a convincerlo a tornare dopo tanti anni nei luoghi dell’infanzia, per il funerale di Lupo. E con questo inatteso ritorno provare ad ascoltare i testimoni di allora ancora in vita, cercare di rileggere tutti gli episodi di quei giorni… Perché oggi Tobia adulto ha deciso di togliersi quel dubbio una volta per tutte e tentare di scoprire finalmente la verità.
L’arte sconosciuta del volo è un giallo travestito da romanzo di formazione che sa narrare l’evoluzione psicologica del protagonista, con il nascere interiore di nuove profonde emozioni, ma anche una struggente favola dolce amara. Un favola che, proprio per sanarne in qualche modo la memoria sfregiata da un ingiusto silenzio, costringerà Tobia a intraprendere un viaggio di coerente emancipazione alla ricerca della verità.

Enrico Fovanna è nato a Premosello nel 1961. Vive a Milano, dove si occupa di temi sociali, immigrazione, diritti umani. Il 9 novembre 1989, giorno della caduta del Muro di Berlino, è stato assunto dal quotidiano «Il Giorno» dove ancora oggi lavora. Ideatore e responsabile dal 2005 della pagina “Le buone notizie”, ha realizzato reportage da Iraq (tra cui La caduta di Bagdad, 2003); Afghanistan, India, Thailandia (Tsunami 2004), Kurdistan turco e iracheno. Tra le sue pubblicazioni, i romanzi Il pesce elettrico (1996, Baldini & Castoldi – premio Stresa 1996 e Premio Festival 1° romanzo, Salone Torino 1997) e Tra Fès e Meknès (1999, E/L), e la biografia L’inventore dell’Invisibile (2012, Utet).

La Debicke e… La bella sconosciuta

Gianni Farinetti
La bella sconosciuta
Marsilio, 2019

Una commedia giallo/nera e un inestricabile rompicapo, anzi due per il maresciallo dei carabinieri Giuseppe (Beppe) Buonanno, comandante della stazione CC di Monesiglio, coadiuvato dall’appuntato Scalise e dal carabiniere scelto, e impeccabile traduttore, De Ruvo. Il dialetto locale può essere ostico per Buonanno, unico romano tra tanti piemontesi, ma lui è ben contento di restare in quel piccolo centro perché innamorato e coabitante con la fascinosa Giulia, giovane cavallerizza di buona famiglia divorzianda.
Ambientazione non insolita per Farinetti, che ci riporta nella Alta Langa, basso Piemonte, nella valle, a Cortemilia e Belbo al confine con la Liguria per una nuova commedia nera a tinte piacevolmente british. E, nelle campagne semi arrostite da un agosto infuocato, Farinetti ci fa incontrare un colorito mix di personaggi di diversa età, estrazione sociale, abitudini, modelli di vita, a cui dedica ben due pagine introduttive di presentazione.
Metti una torrida e languida notte di San Lorenzo, in un magico rutilare di stelle cadenti, con una festosa brigata di amici a tavola sul prato di un rinomato agriturismo, dai Chiovero, dove vengono serviti cibo e vini buonissimi. Ne dubitavate? Penso di no, siamo in campagna e nell’Alta Langa piemontese. Pensate poi al tutto condito da una scanzonata atmosfera imbevuta di sano erotismo. Bello, no? Peccato che questo clima da novella e bucolica arcadia venga bruscamente rovinato dal disgraziato irrompere sulla scena, vomitando insulti e contumelie, di Bruno Chiovero, fratello del padrone di casa, un violento ubriacone, mascalzone e sporcaccione di tre cotte. Beh, fine della serata, funestata la mattina successiva dalla scoperta del cadavere di Bruno Chiovero, precipitato in una vecchia cisterna. Una disgrazia? O un omicidio? Sicuramente un rovello per il maresciallo Buonanno. L’uomo, infatti, aggressivo, indebitato fino alle orecchie, pieno di livore, e inviso a tanti, potrebbe essere stato vittima di una vendetta. Come se non bastasse, salta fuori anche la sparizione di un preziosissimo gioiello. Insomma il maresciallo deve impegnarsi per sbrogliare un’intricata matassa che si sta rivelando uno sfuggente gioco di specchi, di bugie e di omissioni. Un’indagine arricchita da più di un mistero: la strana serie di bizzarri furti di stufe, affettatrici, caminetti e gioielli e una morte sospetta, forse un omicidio. Il tutto raccontato con una perfetta miscela di spassosa ironia.
Il vero fascino di La bella sconosciuta infatti, oltre che nella spiritosa trama gialla, sta nella ricostruzione di un ambiente e di una serie di personaggi assolutamente speciali. I due simpaticissimi gay, Sebastiano e Roberto; le ricche aristocratiche eredi di cadenti magioni, la baronessa Bimba e Rosanna, così reali nella loro parole e movenze. Senza parlare del compagno di Bimba, il quasi centenario Oliviero de Sanfront, fedele, spassosa macchietta che rivive i suoi gloriosi ricordi di incontri con principi e reali. Ma perfetti anche i dialoghi con i tre romeni, Tatiana, Florin e Mircea, prodigiosi tuttofare e colonne portanti dei loro datori di lavoro, bravi in ogni faccenda, dalla cucina, alle opere di costruzioni, all’idraulica e alla falegnameria, che parlano italiano sbagliando tutte le doppie. E infine c’è la bella sconosciuta del titolo, che saprà far innamorare di sé il ricco e viziato Momo, giovanotto erede di enormi fortune, prossimo sposo di una sua pari, con madre super perfettina, Fabrizia. Un romanzo notevole che va molto oltre il sapido sapore estivo, con la calura che abbiocca e la natura agostana ammantata di tinte dorate.
Gianni Farinetti ci regala una nuova commedia dai risvolti neri, gustosa come la buona cucina della zona, ben scritta, con una trama lineare e intelligente, in cui ritroviamo i ben collaudati personaggi mischiati a nuove figure ma immersi come sempre nel panorama delle Langhe, dove convivono antiche certezze e nuove mode. Commedia che deve gran parte della piacevolezza alla colta e accurata descrizione dello scenario piemontese e alla vitalità dei suoi personaggi, rappresentazione veritiera e autentica di un pezzo di Italia ancora raro esempio di umanità. Da non tralasciare il parsimonioso uso che Farinetti fa del dialetto, capace di ricostruire atmosfere eccezionali che ci rimandano a certi grandi narratori piemontesi del secolo scorso. Dalle parti di Belbo, vedi Cesare Pavese.

Gianni Farinetti vive fra Torino e le Langhe. Copywriter, sceneggiatore e regista (ha realizzato alcuni documentari e cortometraggi), Farinetti ha esordito in narrativa nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa (Marsilio), con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour, Il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L’isola che brucia (Marsilio, 1997). Tra gli altri romanzi pubblicati: Lampi nella nebbia (Marsilio, 2000), Regina di cuori (Marsilio, 2011), La verità del serpente (Marsilio, 2011), Prima di morire (Marsilio, 2014), Rebus di mezza estate (Marsilio, 2014) e Il ballo degli amanti perduti (Marsilio, 2016) con il quale ha vinto il Premio NebbiaGialla per la Letteratura Noir e Poliziesca. I suoi romanzi sono tradotti nei maggiori Paesi europei.

La Debicke e… I tre cuori del Polpo

Riccardo Besola, Andrea Ferrari, Francesco Gallone
I tre cuori del Polpo
Laurana, 2019

Il giallo I tre cuori del Polpo segna l’atteso ritorno del “Trio della Madonnina”: Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone. Un storia geniale, una giostra infernale che incastra l’incosciente protagonista in un inarrestabile gioco a nascondino e che, volente o nolente, non potrà né saprà mai fermare. Un incontrollabile e tormentato tour che guiderà i lettori per le strade e gli anfratti meno conosciuti di Milano, immergendoli in un caleidoscopico e fantasioso universo, ricco di menzogne, verità, maschere, dal quale sarà quasi impossibile districarsi. Una giostra decisamente pericolosa, che lo costringe di continuo a confrontarsi con un vorticare di vite e a impersonare di volta in volta diverse personalità. Una Milano magari meno conosciuta ma non per questo meno reale, una farraginosa metropoli che sa dimostrarsi pericolosamente avvolgente e seduttrice ma può trasformarsi anche in una trappola mortale. In questa Milano il protagonista della storia, Ulisse (questo pare essere il suo nome) va e viene, vegeta forzosamente ammantato da una sequela di identità dopo essere stato arruolato con il ricatto da uno dei tanti Servizi Segreti che tirano le fila del Bel Paese. Ulisse detto il Polpo perché ha sempre vissuto cambiando aspetto all’occorrenza. Le sue specialità erano truffe, furti e raggiri. Non è particolarmente coraggioso né geniale, tuttavia può contare su quel corposo passato da imbroglione che gli ha regalato un passaporto efficace per il nuovo “lavoro”. Ma il nostro piccolo fregoli, per poter lavorare a tempo pieno per l’Agenda Proteo, è stato costretto ad abbandonare le sue precedenti “attività”. Compresa la vita con una moglie appena sposata e in attesa di un bambino. Da sette anni infatti non parla con Terry, Teresa sua moglie, e non ha mai conosciuto sua figlia Greta, ma quando è a tiro le segue e le sorveglia come può e provvede al loro mantenimento, lasciando di nascosto nella cassetta delle lettere dell’appartamento, per troppo poco tempo anche il suo, buste dal sostanzioso contenuto. Stavolta ha appena ricevuto un incarico che lo mette in agitazione e non lo convince appieno. La Proteo gli ha affidato il compito di distruggere la ricca e famosa Louise Calemmi, ex soubrette, moglie di un magnate genovese, di poliedrico ingegno e ora trasformata in una politica ecologista d’assalto. Ma non sarà facile, perché all’improvviso parte delle sue multiformi identità sembrano sotto tiro e dalla nebbia dei suoi passati i nemici di ogni sua personalità lo braccano e minacciano la sua famiglia, unica àncora affettiva per la quale potrebbe rinunciare alla sua natura di trasformista. Non sarà facile, perché qualcosa non andrà come previsto. Messo sotto attacco, “il Polpo” dovrà mettere in campo tutte le sue arti di fregolismo per salvare la sua vita e quella dei suoi cari. Anche perché, per proteggerli, dovrà guardarsi dai nemici accumulati con gli anni, ma anche da qualcuno che credeva amico. Dovrà imparare a essere cattivo. Ma la necessità aguzza l’ingegno e lui dispone di una legione di “io” dalla sua parte. Un rutilante carosello di agenti sotto copertura, un pericoloso svolazzare di ambigui personaggi e di terroristi pasticcioni, mentre incombe spietato un clan mafioso calabrese, assetato di sangue e seminatore di morte, per arrivare a uno spettacolare finale.
Il trio non si smentisce e si cimenta ogni volta con un’altra sfida in caccia di nuove opportunità per crescere e sperimentare. Stavolta ha dedicato ai suoi lettori I tre cuori del Polpo, una specie di compendio noir/spystory denso di pagine esilaranti e altre di suspense a cento all’ora, senza mai trascurare i risvolti umani e psicologici del protagonista e dei comprimari. E ha perfettamente azzeccato la giusta atmosfera con un gustoso mix di ironia e grand guignol. Ma ritengo che questo romanzo in particolare sia stato anche uno scherzo e una sfida per il nostro inossidabile trio Besola, Ferrari e Gallone, loro che da anni sono diventati i tre irrinunciabili tentacoli e, perché no?, i tre cuori di un prolifico polpo letterario.

Riccardo Besola è nato a Milano nel 1974. Lavora nel settore pubblicitario televisivo. Ha pubblicato Nera la notte (Rai Eri, 2011), Piombo, Mala Femmina, Al bar con le ragazze (Eclissi editrice 2011, 2012, 2014), Milano Disco Inferno (Novecento Editore, 2016). Con Andrea Ferrari e Francesco Gallone ha scritto Operazione Madonnina, Operazione Rischiatutto, Il colosso di corso Lodi (Fratelli Frilli editori, 2013, 2014, 2015), Assassinio alla Scala (Centauria, 2016), oltre ai racconti nelle antologie Un giorno a Milano, Una notte a Milano (Novecento Editore, 2013, 2014), Giallo Metropoli (Piemme, 2015), Giallo di rigore (Giallo Mondadori, 2016).
Andrea Ferrari è nato a Milano nel 1977 e lavora come responsabile di un centro anziani e centro giovani del Comune di Milano. Con Eclissi sono usciti tutti i suoi romanzi “noir” con protagonista il detective privato Andrea Brandelli. Tra le sue pubblicazioni, in trio con Riccardo Besola e Francesco Galone, ricordiamo Operazione Madonnina – Milano 1973 (2013) e Il colosso di Corso Lodi (2015), entrambi per Fratelli Frilli. I loro racconti sono apparsi nelle antologie: Un giorno a Milano (2013) e Una notte a Milano (Novecento Editore 2014); Giallo Metropoli (Piemme, 2015) e Giallo di rigore (2016) nella collana “Il Giallo Mondadori”.
Francesco Gallone è nato a Milano nel 1978, vende fiori finti al mercato e si barcamena tra innumerevoli altre attività. Il suo primo romanzo, Milano è un’Arma (Eclissi), ha vinto il Primo Premio Belgioioso Giallo 2008. Per Eclissi Editrice ha pubblicato anche La Metropoli stanca e Lapidi d’asfalto. Con Besola/Ferrari/Gallone – R/A/F ha scritto Operazione Madonnina, Operazione Rischiatutto, Il colosso di corso Lodi (Fratelli Frilli editori, 2013, 2014, 2015), Assassinio alla Scala (Centauria, 2016), oltre ai racconti nelle antologie Un giorno a Milano, Una notte a Milano (Novecento Editore, 2013, 2014), Giallo Metropoli (Piemme, 2015), Giallo di rigore (Giallo Mondadori, 2016).