La Debicke e… Predatori e prede

Kathy Reichs
Predatori e prede
Rizzoli, 2020
Traduzione di Luisa Piussi

È da pochi giorni in libreria l’ultimo – in ordine di arrivo – romanzo della fortunata serie che ha come protagonista Temperance Brennan detta Tempe, nata dalla penna di Kathy Reichs e ormai arcinota al grande pubblico anche per la serie televisiva interpretata da Emily Deschanel.
Temperatura alle stelle e afa soffocante a Charlotte, nella Carolina del Nord. L’antropologa forense Temperance Brennan è ancora debole, in fase di ripresa dall’intervento riparatore di chirurgia endovascolare che ha dovuto affrontare per colpa di un aneurisma cerebrale. Non solo: la morte di Larabee, il medico legale suo capo dipartimento, rimpiazzato Margot Heavner, medico ma anche scrittrice, un’esibizionista poco attendibile e in cerca di pubblicità per i suoi libri, con la quale la nostra antropologa forense ha avuto insanabili contrasti anni prima, l’hanno messa fuori dai giochi come consulente investigativa locale.
Temperance deve farsi un po’ di conti in tasca, portare avanti l’incarico di insegnante alla University of North Carolina. Per di più è sola perché Ryan è a Montreal, in Canada, in partenza per l’Europa per seguire un nuovo caso, mentre lei è costretta ad affrontare le apprensive telefonate materne, il senso di impotenza, l’abulia, l’insonnia e le spiacevoli emicranie che le fanno paura, quando con i nervi a fior di pelle vede, o crede di vedere, fuori dalla finestra in giardino una sagoma maschile con addosso un impermeabile alla Humphrey Bogart in Casablanca. Qualcuno che sembra sia là per spiarla. Il suo tentativo di inseguimento va a vuoto ma la lascia con una spiacevole sensazione di insicurezza, incerta se la presenza di quell’uomo sia stata reale o solo frutto dei suoi incubi.
Ma neppure una settimana dopo, al ritorno da un concerto, alle 20.34 riceve sul suo I-Phone quattro SMS, quattro foto, ognuna delle quali mostra una diversa e spaventosa immagine del cadavere di un uomo dentro un sacco, con il volto e il corpo massacrato e le mani e i piedi amputati. Foto sconvolgenti, inviate da un mittente sconosciuto, che per un attimo le fanno credere di essere piombata in un’altra allucinazione, di essere finita dentro un bruttissimo scherzo giocatole dal suo cervello affaticato. Ciò nondimeno, come prima cosa si chiede chi diavolo sia il morto e perché quelle foto siano stati mandate proprio a lei.
La notizia del ritrovamento di un cadavere martoriato, che scoprirà poi essere il cadavere delle sue foto, da parte di due ragazzini che andavano a pescare mette in moto il suo cervello da detective. Però deve temporeggiare, perché la nuova medico legale capo, la MCME Margot Heavner, che non intende coinvolgerla come consulente, fa identificare arbitrariamente il cadavere senza volto come quello di un giovane uomo asiatico. Ma la faccenda non torna e la nostra Temperance, infuriata per gli svariati errori commessi dalla Heavner e ancora di più per il fatto che la Heavner ha voluto fornire tutta una serie di cruenti dettagli durante una conferenza stampa, avvia di nascosto la sua personale indagine.
Deve saperne di più ma, per ottenere delle risposte, compresa l’identità dell’uomo, deve aggirare gli ostacoli. Non le resta perciò che chiedere aiuto ai vecchi collaboratori, tra cui il suo fidanzato di Montreal Andrew Ryan e l’ex investigatore della Omicidi Skinny Slidell, passato ai Casi irrisolti. Servendosi di metodologia forense all’avanguardia, Tempe riuscirà ad avvicinarsi alla verità, ma più scava, più salteranno fuori indizi che rischiano di portarla fuori strada.
Insomma Temperance stavolta dovrà servirsi di tutti i trucchi del mestiere per riuscire a determinare l’identità di un cadavere senza volto, trovare la inimmaginabile connessione con il caso di una bambina scomparsa dieci anni prima e scoprire come mai il morto avesse il suo numero di telefono.
Un’avvincente avventura per un mosaico dell’orrore che Tempe Brennan dovrà ricomporre, un quadro spaventoso che la porterà a toccare con mano quanto possa pericolosamente assottigliarsi il confine che separa la realtà dagli incubi.

Kathy Reichs è nata a Chicago, lavora come antropologa forense in Québec e insegna all’Università di Charlotte, North Carolina. È tra le più affermate autrici di thriller a livello mondiale grazie al personaggio della dottoressa Temperance Brennan, protagonista anche della serie televisiva Bones prodotta da Fox. Tutti i suoi romanzi sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e sono in gran parte disponibili nel catalogo BUR.

La Debicke e… La fiamma nel buio

Michael Connelly
La fiamma nel buio
Piemme, 2020
Traduzione di Alfredo Colitto

Il nuovo thriller di Michael Connelly riporta in scena – ed è la terza volta – la nuova coppia di detective Bosch/Ballard. Lui si porta da una vita il nome di Hieronymus Bosch – la madre era una ammiratrice del grande pittore olandese –, lei è Renée Ballard, detective di grandi capacità relegata al turno di notte, detto l’Ultimo Spettacolo, punizione per aver osato presentare un reclamo per molestie sessuali contro il suo ex capo, il tenente Olivas.
Anche stavolta Connelly è riuscito a sorprendermi perché, quando pareva che finalmente si fosse arrivati a una messa a punto dei ruoli tra coprotagonisti, sia pur con nuove opportunità di collaborazione, invece zac, tutto potrebbe dover cambiare. Ma tant’è. Si sa che i legami di sangue contano e legano, volenti o nolenti, ogni persona alla propria famiglia, ciò nondimeno capita a tutti di incontrare un qualcuno per noi importante, qualcuno a cui voler assomigliare e da cui poter imparare tutto e il meglio. Potrebbe essere questo il tipo di legame che si sta creando fra Ballard e Bosch: reciproco rispetto fra insegnante e allieva? Non ancora, perché finora sono rimasti nella fase della reciproca conoscenza, attenti a controllarsi e non invadere gli spazi altrui. Il loro rapporto/scambio è alla pari, perché entrambi hanno ancora molto da insegnare e da imparare.
Ma torniamo al romanzo: un ragazzo, con precedenti penali per droga, è stato trovato in un vicolo nella zona della città in mano a criminali e spacciatori, ucciso da un colpo di pistola sparato a bruciapelo. Un caso come un altro? No, un cold case che risale a vent’anni prima, ma nessuno è mai riuscito trovare l’assassino e, quando arriva tra le mani del nostro detective Harry Bosch, è il giorno del funerale dell’ex poliziotto John Jack Thompson, una leggenda del Los Angeles Police Department. Tanti al dipartimento hanno imparato il mestiere da Thompson, e tra questi proprio Bosch, che lo rimpiange sia come amico che come maestro, anche perché John Jack Thompson aveva lo straordinario talento di saper intuire quando qualcuno mentiva. Un caso irrisolto, dunque, che gli arriva come “insolita” eredità tramite la vedova di Thompson, contenuto in un fascicolo che il collega aveva trafugato dagli archivi del LAPD prima di morire. Spetta a Bosch il compito di accollarsi il caso, gli pare quasi un dovere morale, anche se quegli appunti, che non avrebbero dovuto trovarsi in casa del suo vecchio mentore, scottano. Tuttavia la faccenda lo stuzzica abbastanza da fargli coinvolgere Ballard e metterla davanti a una serie di potenziali piste da seguire, testimoni da interrogare, documenti da analizzare e tanti, troppi rischi da correre, in un crescendo di suspense che ci accompagna fino all’ultima pagina tenendoci con il fiato sospeso.
Perché niente è come sembra, per cui quell’indagine si trasformerà nel pericoloso innesco di una bomba a scoppio ritardato che porterà lui, e per riflesso la collega e allieva Renée Ballard, a rischiare davvero di brutto.
Una storia alla quale Connelly ha scelto di dare un diversa impostazione, con Ballard in prima linea e Bosch relegato a un ruolo meno attivo del solito. In questo romanzo si percepisce un punta di affanno e per forza: Bosch comincia ad accusare anni e acciacchi e lo dà a vedere. Il ginocchio operato gli fa male, deve usare il bastone: niente di grave, ciò nondimeno Connelly adotta, nell’impatto descrittivo del suo personaggio, toni più malinconici rispetto all’abituale scanzonatezza.
Ma tranquilli, secondo me la coppia Ballard-Bosch è ormai ben affiatata e promette di restare in pista ancora un po’. È proprio la capacità di Connelly di creare e far muovere personaggi così affascinanti e diversi tra loro a stuzzicare i suoi lettori. Vedi ad esempio il fratellastro di Bosch, l’avvocato Haller, che con la sua presenza porta in scena quel pizzico di “legal” che in un thriller non guasta mai. Micheal Connelly ha imbroccato da tempo la giusta via: si avvale di due o tre linee narrative che ti tengono incollato alle pagine, spingendoti ad andare avanti, e ci riesce alla grande. Una preziosa formula magica che gli fa scrivere uno dopo l’altro romanzi indovinati. Una brillante alchimia per avere successo che forse gli preclude la possibilità di scrivere un vero, grande capolavoro. Ma per me è ok, fa sempre molto piacere leggerlo e quindi va bene lo stesso.

Michael Connelly è uno scrittore statunitense di thriller. Laureatosi in ingegneria, nel 1980 comincia a lavorare presso la redazione di alcuni giornali. Nel 1986 produce un reportage insieme ad altri due giornalisti intervistando i sopravvissuti di un disastro aereo. Il loro lavoro viene candidato per il Premio Pulitzer. In seguito a questa esperienza Connelly trova impiego come giornalista criminologo al «Los Angeles Times». Vincitore del Premio Bancarella nel 2000 con Il ragno, la maggior parte dei suoi libri riguarda le indagini di un detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, Hieronymus “Harry” Bosch: il suo nome è lo stesso del famoso pittore olandese, da cui la madre del detective era affascinata. Connelly è particolarmente attento a far emergere l’evoluzione psicologica del suo protagonista, al di là degli stereotipi narrativi del genere “hard boiled”. Molti dei libri di Connelly sono ambientati a Los Angeles. Dal suo Debito di sangue è stato tratto l’omonimo film diretto da Clint Eastwood. Con molta ironia lo scrittore, in un romanzo successivo (Il buio oltre la notte) ha fatto commentare causticamente il film ai suoi stessi personaggi, in un piacevole intreccio tra realtà e finzione. Del 2011 è L’uomo di paglia, mentre la saga relativa a Harry Bosch è giunta al diciannovesimo capitolo con Il lato oscuro dell’addio del 2018. I suoi libri sono stati tradotti in 31 lingue diverse; in Italia sono stati pubblicati inizialmente da Hobby & Work e ora sono editi da Piemme. L’autore è stato insignito nel 2010 del prestigioso Raymond Chandler Award, il premio letterario istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate dedicato alla scrittura noir. Tra i suoi libri più recenti: Il dio della colpa (2015), La strategia di Bosch (2016), Il passaggio (2017), Il lato oscuro dell’addio (2018), L’ultimo giro della notte (2018), Doppia verità (Piemme 2019), La notte più lunga (Piemme 2019) e La fiamma nel buio (Piemme, 2020).

La Debicke e… Violette di marzo

Philip Kerr
Violette di marzo
Fazi Darkside, 2020
Traduzione di P. Bernardini

Violette di marzo è il primo capitolo di una trilogia (che prosegue con Il criminale pallido e Un requiem tedesco) di Philip Kerr, scrittore scozzese che trasporta i suoi lettori nella Germania del Terzo Reich e dà vita a un nuovo, indimenticabile personaggio. Un personaggio nella migliore tradizione hard boiled, un riuscito e smaliziato erede germanico di Dashiel Hammett e Raymond Chandler: l’emblematico Bernie Gunther, detective privato, ex ispettore di polizia antinazista, berlinese purosangue, ironico e dongiovanni, costretto confrontarsi quotidianamente con una città incupita e ingiuriata dalla corruzione a tutti i livelli, dall’antisemitismo e dal crescente strapotere dei gerarchi hitleriani.
In Violette di marzo siamo a Berlino nel 1936, alla vigilia delle Olimpiadi, nel cuore pulsante della Germania nazista, dove le Camicie Brune sono impegnate a nascondere i loro soprusi per mascherare e “indorare” Berlino. Perciò, onde farle assumere una parvenza di città “accogliente” per i turisti in arrivo, strade e muri vengono ripuliti, dalle bacheche spariscono le accuse antiebraiche e nelle librerie cittadine ricompaiono i libri proibiti dal Reich.
In attesa dell’arrivo del gran pubblico internazionale, la capitale vegeta quieta e sorniona, nonostante la gente continui a sparire, l’afflusso di dissidenti e di ebrei nei campi di concentramento aumenti e il malaffare lieviti alle stelle, sia nei bassifondi che nei quartieri più su. Ma, benché le forze dell’ordine abbiano aumentato la pressione su tutte le strade, una giovane coppia di sposi di buon livello sociale, Grete e Paul Pfarr, viene brutalmente assassinata, l’appartamento incendiato e la cassaforte ritrovata aperta e vuota. Potrebbe trattarsi di un furto sconfinato malamente in un doppio omicidio, con il ladro, o i ladri, che hanno appiccato il fuoco per fare sparire le tracce? Il padre della donna, Hermann Six, industriale metallurgico multimilionario, ben addentellato con le altissime sfere ma non pago delle indagini ufficiali, vuole ottenere giustizia, o forse rivuole la preziosissima collana di diamanti di Grete, sua figlia, che era nella cassaforte ed è stata rubata. Six si rivolge a Bernie Gunther, ex-poliziotto riciclatosi in investigatore privato. Per di più il multimilionario Six ha il dente avvelenato anche nei confronti dell’ex genero perché, visto che la figlia non ha fatto testamento, i suoi beni (tra cui la collana) andrebbero in toto al marito Paul, membro delle SS, che ha nominato suo unico erede il Reich. E, come scoprirà in fretta Bernie Gunther, Pfarr era una “violetta di marzo”, appellativo affibbiato agli affiliati dell’ultima ora al Partito Nazionalsocialista. Non è chiaro dove l’indagine potrà andare a parare, ma la paga promessa è allettante, ragion per cui Gunther accetta. Dovrà mettersi in gioco e intraprendere la nuova inchiesta in veste di perito di una società di assicurazioni. Ma presto si troverà invischiato in una vicenda pericolosissima fra personaggi della nomenclatura nazista e altre figure di fantasia che toccano le alte sfere del potere, tormentato in quel momento da un conflitto interno. Bugie, eccessi, corruzione e brutalità sono all’ordine del giorno, mentre a muovere le fila di tutto ci sono i due rivali in campo: Himmler e Göring. Un pasticciaccio brutto, sporco e pericoloso perché a quei tempi, per salvare la pelle, sarebbe stato meglio non immischiarsi nelle faccende altrui. Un pasticciaccio sporco e pericoloso al punto che il povero Gunther, per arrivare alla soluzione, sarà costretto a passare da Dachau, sperando di venirne fuori presto e ancora intero.
Al centro della trama di Violette di marzo Berlino, dove devi fare il saluto nazista ovunque, Berlino dominata da un clima cupo e feroce, una città completamente asservita al regime con spie dappertutto, Gestapo, SS sempre all’opera. La Berlino del ’36, con le sue atmosfere e le sue paure. Kerr sfiora con occhio impietoso il marcio di una città in preda alla violenza, in cui tutto e tutti sono comprabili, ma ti regala anche un sorriso nel raccontare con ironia la vittoria della gazzella nera Jesse Owens davanti ai palchi deserti del Terzo Reich. La bravura di uno scrittore di gialli storici sta soprattutto nel saper ricreare il tempo e l’atmosfera attraverso fatti e vicende apparentemente di fantasia, ma conditi di realtà. Kerr l’ha fatto con Bernie Gunther, l’investigatore che si batte per le giuste cause e non dice mai sissignore ai potenti. Dovrebbe ritrovare una collana di diamanti rubata durante una sanguinosa rapina, il committente non gli ha chiesto altro, lui invece si intestardisce, vuole scoprire la verità, circondato da una pesante atmosfera con l’etichettatura “tedesco” che campeggia dappertutto: targhe, uffici, insegne, negozi di moda, generi alimentari. Questo non è il solito romanzo storico perché in Violette di marzo il subdolo e implacabile fantasma del nazismo serpeggia pericolosamente inesorabile, imbattibile parrebbe. E fa ancora paura.

Philp Kerr è nato a Edimburgo, viveva tra Wimbledon e la Cornovaglia. Dopo la laurea in Legge ha cambiato completamente ambito e ha lavorato per anni come copywriter in alcune delle più importanti agenzie pubblicitarie inglesi. Ha all’attivo numerosi romanzi, i più famosi dei quali compongono la serie noir in cui compare il detective Bernie Gunther, indimenticabile protagonista de La notte di Praga. Autore bestseller in Gran Bretagna e in Francia, Philip Kerr è amatissimo tanto dal pubblico quanto dalla critica, che gli ha tributato numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ellis Peters Historical Award.

La Debicke e… I cerchi nell’acqua

Alessandro Robecchi
I cerchi nell’acqua
Sellerio, 2020

Nuovo appuntamento con Alessandro Robecchi e la sua Milano in I cerchi nell’acqua, titolo “parlante” adatto a descrivere le dilaganti e concentriche conseguenze del malaffare nella città che ama tanto definirsi “capitale morale d’Italia”. Nel suo nuovo libro Robecchi imprigiona il suo storico protagonista, Carlo Monterossi, famoso autore televisivo bello, ricco e viziato, nel ruolo di comparsa e lo costringe, in veste di anfitrione, a tenersi fuori dai giochi offrendo solo un whisky di grande marca, un divano accogliente e ascolto a Tarcisio Ghezzi, sovrintendente di polizia ormai vicino alla pensione.
Insomma questa volta Carlo Monterossi deve restare alla finestra e lasciare la scena a Ghezzi e Carella, i due poliziotti che i lettori di Alessandro Robecchi hanno già incontrato, e ascoltare sbalordito e scettico la storia di Ghezzi. Una storia amara, difficile da digerire, che lo ha quasi portato al punto di essere radiato dalla polizia per aver aiutato l’amico che si era imbarcato in una avventura troppo grande per lui. Una storia che fa scoprire a Monterossi, scelto come testimone di quell’impietoso racconto, un mondo lontano che lo sconcerta e lo sgomenta.
Una storia che finirà col far convergere in un’unica indagine due casi paralleli: l’incomprensibile omicidio di un anziano antiquario ucciso in casa, apparentemente senza che sia stato rubato nulla, e l’implacabile caccia a un assassino appena uscito di prigione e svanito nel nulla. E tuttavia una storia che saprà dare un preciso senso di umanità allo spasmodico frullare senza ufficialità di Ghezzi e Carella.
Ghezzi infatti è in cerca di un certo Salina, di mestiere ladro e quindi esperto scassinatore, che è sparito da una settimana, lasciando uno strano messaggio a Franca, la sua donna, di mestiere prostituta, che ha esercitato ed esercita tuttora. E proprio lei, la Franca, morta di paura, ha chiesto aiuto a Ghezzi, il poliziotto che tanti anni prima ha incastrato e messo in gattabuia il Salina per la prima volta.
Ma nel frattempo il vicequestore Gregori, pur dannandosi l’anima per il misterioso omicidio dell’antiquario, vorrebbe sapere cosa diavolo stia combinando Carella. Perché Carella ha preso dei giorni di ferie? Lui, che ha cumuli di vacanze arretrate ma non le usa mai. Le avrebbe prese per andare alle Maldive? Eh no, perché è stato visto da colleghi frequentare locali notturni in odore di mala e loschi giri di lusso a bordo di un grosso Suv color argento. E addirittura buttare denaro sui tavoli di gioco del Giambellino. Insomma su Carella girano voci poco simpatiche ma Ghezzi, che conosce il collega e amico, sa che se ha chiesto quei giorni di ferie l’avrà fatto per lavorare da solo e risolvere un caso. Però, conoscendolo, teme che la faccenda possa rivelarsi molto più rischiosa del previsto. E non sbaglia, perché Carella sta dietro a un fatto personale, un vecchio conto da regolare con un losco picchiatore che anni prima ha mandato in rianimazione una testimone, una dolce ragazza diventata amica del poliziotto.
Sono diversi, loro. Ghezzi è uno che i criminali, se c’è da prenderli, zitto zitto mette loro le manette. Poi li consegna al magistrato e dopo, cavoli loro, ma Carella no. Carella è uno che per avere giustizia è disposto a fare la guerra, rischiando tutto in prima persona.
Due casi non ufficiali, celati da Ghezzi e Carella nelle pieghe della quotidianità e tenuti ben fuori dagli ordini del giorno di un commissariato di PS. Ma, alla fine, a contare in questo libro ci saranno loro: i due bravi poliziotti, di quelli che agiscono ma non fanno mai carriera, e una brutta Milano dura, sotterranea, spietata.
Ghezzi e Carella sono due opposti, il primo reso più accomodante da impreviste nostalgie, l’altro deciso e temerario, uniti e resi complici dalla umana sensibilità per il dolore altrui. Stavolta i casi da risolvere sono risorti da quel passato di mala milanese che si è ripreso la scena e pare descritto dalla penna di Scerbanenco. Contentino in più, che non guasta per questo giallo denso di colpi di scena e dai tratti dell’hard boiled americano, un’amorale ma giusta moralità per un libro doloroso condito appena da un tantino di ironia, forse meno del solito.

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011). Con Sellerio ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018), I tempi nuovi (2019) e I cerchi nell’acqua (2020).

La Debicke e… Saint X

Alexis Schaitkin
Saint X
Bompiani, 2020
Traduzione di Milena Sanfilippo

Saint X è una lussuosa isoletta nel golfo che a nord, con il suo lato irto e roccioso, guarda l’Atlantico mentre a Sud si specchia verso l’incantevole laguna caraibica. Uno scenario da sogno con un incubo in agguato, minacciosamente celato dalle tenebre della notte. Un scenario semiartificiale, costruito su misura per il piacere e i gusti di una clientela occasionale e pretenziosa. Uno scenario che ospita fantastici resorts per le costose vacanze natalizie di facoltose famiglie americane. Dall’aeroporto Internazionale John F. Kennedy di New York ci si può imbarcare su voli diretti verso circa venti isole dei Caraibi. In meno di quattro ore si possono raggiungere la Giamaica, Haiti, la Repubblica Dominicana, Cuba, Turks e Caicos, le Isole Cayman, Saint Martin, Saint Thomas e Puerto Rico; mentre per arrivare ad Antigua, Santa Lucia, Barbados, Saint Kitts, Grenada, Trinidad, Aruba e La Martinica ce ne vogliono un po’ meno di cinque. Ogni anno più o meno quindici milioni di turisti americani visitano i Caraibi. Le isole sono talmente vicine… tuttavia la maggior parte dei turisti viaggia a occhi chiusi e impara poco o niente da quei posti. Pare quasi che considerino i Caraibi una “via di fuga” o, per usare le parole dell’autrice Alex Schaitkin, un “incantevole nulla”. E l’incantevole nulla di questa storia contempla lo scenario di Saint X, che si estende per un mini territorio di quaranta chilometri per dodici, con abitanti che ci nascono, ci vivono e ci lavorano da sempre, dove al lusso sfrenato dei villeggianti si contrappongono economici localini tradizionali frequentati dai residenti e di tanto in tanto da qualche turista in cerca di trasgressione. Uno scenario rigorosamente controllato dalla polizia locale che sa voltare gli occhi, se necessario, davanti a piccole, occasionali marachelle dei turisti, qualche bicchiere di rhum di troppo, qualche canna che regala l’estasi… Alison Thomas, fresca di college, è una diciottenne bionda, bella, vivace, seducente, marchiata da una cicatrice che le deturpa appena il fisico quasi perfetto e anzi aggiunge al suo fascino un pizzico di perversione e mistero, quando cammina a piedi nudi nella bianca e incontaminata spiaggia dell’isola con il bikini appena velato da un leggero camicione. Alison è arrivata a Saint X con i genitori e la sorellina Claire, di appena sette anni, per trascorrere una lussuosa settimana di vacanza lontano dal freddo e dalla neve di New York. Ma Alison si annoia con la famiglia, tra gli ospiti del resort non c’è nessuno che le interessa veramente, e ha trovato il modo di scappare ogni sera perché preferisce girare l’isola con Edwin e Clive, due giovani camerieri del resort. Flirta sfacciatamente con tutti e due e, con loro, va a mangiare, bere, fumare erba e ballare in localini che servono piatti caratteristici. Ma la sera prima del ritorno a casa Alison scompare. La sorellina Claire, che dorme in camera con lei, la mattina ha trovato il letto vuoto ed è corsa a svegliare i genitori. La polizia arriva, fa domande, dà il via alle ricerche. Si mobilitano anche i volontari del servizio civile che mettono l’isola a soqquadro, ma… Dopo pochi giorni di ricerche il corpo di Alison, senza vita, viene ritrovato nel laghetto dell’isola delle Capre, un’isoletta deserta della laguna raggiungibile anche a nuoto. Gli indizi puntano sui camerieri che erano con lei quella sera. I due vengono arrestati ma gli indizi non bastano a incriminarli. Solo Clive sconterà una condanna per possesso di droga, ma per la morte di Alison le varie testimonianze li scagionano. Non avrebbero avuto il tempo materiale di andare fino all’isola e tornare. E poi l’autopsia non è in grado di determinare quale sia il vero contesto della morte di Alison. Elenca solo trauma da impatto e soffocamento in seguito a immersione in acqua, ma è impossibile stabilire se la causa sia stata accidentale, intenzionale o forzata. Ai Thomas non resta che tornare stravolti a casa senza aver trovato un colpevole, e soprattutto senza una figlia. Ma anche la vita di Edwin e Clive, i due camerieri del resort, sarà marchiata per sempre.
Passano gli anni. Claire, ormai giovane donna che lavora nell’editoria, riconosce nell’autista di un taxi di New York Clive. Per lei, che non ha mai cessato di porsi domande, è arrivato il momento di scavare più a fondo e provare a scoprire cosa è successo veramente quell’estate. C’è un mistero da sbrogliare, ci saranno una lunga serie di colpi di scena, un largo ventaglio di personaggi sottilmente ambigui, prima fra tutti l’inquietante, affascinante, provocante ma anche ingenua e fragile Alison. Il tutto arricchito da una girandola di flash back e dai differenti punti di vista dei tanti attori che uno dopo l’altro risalgono in scena.
C’è anche l’abilità di Alexis Schaitkin, al suo romanzo d’esordio, nel descrivere la psicologia e i punti di vista di tante persone diverse tra loro ma credibili come Claire, vittima del suo tormento interiore, solo protesa a cercare la verità anche se forse per tanti anni l’ha sempre saputa. Oppure il povero Clive, il grassone, vittima predestinata dei giochi perfidi di chi lo considera solo un molle, uno stupido, ma che non vuole accettare il destino. E come ignorare la sottile, edonistica e perversa superficialità della società di oggi dove la malinconica e mai veramente spiegata morte di una ragazza su un’isoletta deserta diventa la scusa per farneticanti dibattiti sui social, trampolino di lancio per godere di un attimo di fama con un instant book, addirittura soggetto per un serial televisivo o magari macabra attrazione per visitare il posto della tragedia.
Avvincente e fantasioso, Saint X è una specie di caccia all’uomo provocata dalla volontà di arrivare al nocciolo di un fatto lontano e incomprensibile, nell’illusione che la verità possa portare all’autoassoluzione o almeno alla pace. Un romanzo approfondito, che concede ampio spazio (troppo? forse) a pensieri e idee dei tanti controversi personaggi. Un thriller aspro e tormentato ma anche un abile giallo psicologico che si avvale dei più collaudati trucchi del genere, che coinvolge e trascina fino all’inatteso e commovente finale.
Alexis Schaitkin si è laureata a Princeton e vive in Massachusetts con il marito e il figlio. Suoi racconti sono stati pubblicati su riviste prestigiose. Saint X è il suo primo romanzo.

La Debicke e… Una donna normale

Roberto Costantini
Una donna normale
Longanesi, 2020

Aba Abate è una “persona normale”: una quarantenne che non si vergogna di dimostrare la sua età, senza grilli per la testa, funzionaria al Ministero, vive in seno a una famiglia come tante. Vent’anni prima ha sposato per amore Paolo, un uomo colto e tranquillo che lavora con profitto in pubblicità ma ha il sogno nel cassetto di diventare uno scrittore di grido. Aba è madre di Francesco e Cristina, due adolescenti molto viziati e, come tanti coetanei, pieni di problemi e conflitti con se stessi e gli altri. Francesco va male a scuola e sogna solo il rugby, Cristina è la testarda matematica della famiglia, è sempre in contestazione con la madre e in guerra con la bilancia. Aba e il marito hanno un gruppo ristretto di conoscenti con i quali è soprattutto Paolo a mantenere dei veri rapporti. Invece Aba ha un’unica vera amica e confidente fin dalla scuola, alla quale chiede aiuto per le ambizioni letterarie di Paolo. Lei è Tiziana, la bella quarantenne single sempre in tiro che gestisce una libreria e, forse invidiosa della quieta felicità di Aba, continua imperterrita a cercare il grande amore nelle persone più sbagliate. Aba cerca di provvedere a tutto e tutti, fa letteralmente le capriole per gestire casa e famiglia con l’aiuto di Rodica, una brava domestica, con la quale tratta lasciando solo istruzioni per scritto. Come un funambolo si barcamena tra i suoi affetti e il lavoro. Ma è tutto meno che semplice perché Aba Abate è anche “Ice”, una donna con due facce e due nomi. Aba, la donna “normale” madre, moglie, amica sincera e Ice, la spia fredda distaccata, implacabile.
Aba infatti non è una tranquilla funzionaria amministrativa del ministero degli Interni ma un’agente segreto che lavora per i Servizi italiani con un difficile e delicato incarico: coordinare una rete di infiltrati musulmani nelle moschee. Proprio attraverso uno dei suoi infiltrati, caduto in una trappola e morto in uno scontro a fuoco con i carabinieri, Aba Ice scopre che The Little Boy (nome in codice americano che identifica i terroristi suicidi), un perfetto sconosciuto purtroppo, sta per imbarcarsi in Libia diretto in Italia per farsi esplodere tra una settimana in mezzo alla folla. Ma quando e dove? Aba è invischiata, si trova costretta a intervenire…
Ammetto che c’è una cosa che mi spiazza nel personaggio di Aba: come mai, dopo vent’anni circa di abili menzogne, di strane partenze repentine, di impossibili giravolte, perennemente ossessionata dalle continue pressanti telefonate familiari in cui è riuscita miracolosamente a coordinare la sua doppia vita, da una giorno all’altro non ci riesce più? La quarantina che incombe crea insicurezza esistenziale, o forse avrà vissuto situazioni simili in passato ma le ha gestite da lontano, in modo chirurgicamente asettico, e invece ora non può più. La spaventosa pericolosità della posta in gioco la costringe a coinvolgersi in prima persona e sperimentare sulla sua pelle quanto diventi difficile coabitare nella sua doppia identità. Certo le emergenze familiari e lavorative si sovrappongono, in pochi giorni succede di tutto e Aba non ha altra scelta che trasformarsi in “Ice”. Il che la costringe a orari folli, riunioni combattive, decisioni azzardate, contatti con pericolosi personaggi, atroci torture in diretta e improvvisi voli a bordo dei “Falcon 900” in dotazione ai Servizi. E contemporaneamente, gestire la colf, gli amorazzi dell’amica, il marito, i figli, e cosa comprare per cena. Ci riuscirà?
Con un’impostazione narrativa che coinvolge il lettore, Roberto Costantini ha optato per far spaziare il romanzo – un thriller che affronta tematiche molto controverse e attuali, come quelle degli attentati, del terrorismo e delle cronache degli sbarchi – su tre diversi piani e punti di vista: prima persona, terza persona e autoanalisi della protagonista. Ha scelto la prima persona quando la prima attrice, Aba, veste i panni domestici di moglie e madre, la terza persona quando Aba come un serpente cambia pelle e diventa Ice. Brillante trovata per evidenziare la sua doppia vita, gli affetti, le debolezze, la comprensione forse esagerata e motivata da un senso di inadeguatezza o colpa da una parte, e l’indispensabile ferreo distacco sempre più difficile da mantenere dall’altra per fare bene e a ogni prezzo il proprio lavoro. E ha impostato il terzo piano, stampato dall’editore in corsivo, sull’autoanalisi di Aba che esprime i suoi inquieti, spesso traballanti impulsi contrapposti alla coerenza a alle indispensabili valutazioni sugli amici colleghi e rivali. Senza tralasciare i ricordi: nella sua testa incombe ossessiva la lontana presenza del padre, troppo spesso collegata a sofferti e mutevoli pensieri, i suoi dubbi e infine la volontà di scegliere solo per se stessa e secondo la sua coscienza.

Roberto Costantini (Tripoli, 1952), ingegnere, Master in Management Science all’università di Stanford (California), è dirigente della “Luiss Guido Carli” di Roma dove insegna Negoziazione e Leadership. Consulente aziendale, ha lavorato per società italiane e internazionali. È autore di una serie di romanzi che hanno come protagonista il commissario Michele Balistreri, bestseller tradotti negli Stati Uniti e nei principali paesi europei. Con la Trilogia del male ha vinto il Premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 come «migliore opera noir degli anni 2000». Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016.

La Debicke e… Appuntamento con la morte

Stuart MacBride
Appuntamento con la morte
Newton Compton, 2020

Arriva in libreria la dodicesima indagine di Logan McRae, firmata da Stuart MacBride, l’autore che per il “Sunday Times” è il numero uno del tartan nero.
In Appuntamento con la morte MacBride non ci fa mancare niente. Sorprese impensabili e avventure rocambolesche, esilaranti intermezzi domestici delle diaboliche scatenate Naomi e Jasmine con il maestoso ma complice distacco della gatta Cthulhu, sfacciato umorismo che si mischia alla paura e alla rabbia, lo scontato e prevedibile caos delle forze dell’ordine, l’iconica, rugosa e simbolica regina lesbica, la detective Roberta Steel, l’inimmaginabile caldo nord della Scozia di un’estate soffocante, con il sole che brucia la pelle togliendo il fiato e un Logan ancora acciaccato, dopo che nel precedente libro era riuscito per miracolo a sopravvivere a un accoltellamento. Costretto a riprendere servizio dopo ben un anno di convalescenza, l’ispettore Logan McRae spererebbe di potersi dedicare a un caso semplice e poco impegnativo. Ma il destino ha deciso di giocargli un brutto scherzo.
Il suo nuovo capo di Professional Standards, il sovrintendente e fan dell’uncinetto Julie Bevan, lo ha assegnato come agente di supporto all’ispettore Frank King nell’indagine sulla scomparsa del professor Wilson, scoperta da una collega di università. Wilson, voce di spicco che sostiene l’unione e ridicolizza i sostenitori dell’indipendenza, ha fama di prepotente rompiscatole, attaccabrighe per vocazione ed è unanimemente detestato sia dagli studenti che dai colleghi. Apparentemente il professore si è volatilizzato. Di lui in casa sono rimaste solo abbondanti e inquietanti tracce di sangue sul tavolo della cucina ma non il corpo.
La storia scotta parecchio, si teme un movente politico mentre le indagini mirano a scoprire se il professore sia stato rapito o ucciso e sepolto da qualche parte. E, dato che un gruppo di fanatici estremisti sta cercando di portare la tensione tra indipendentisti e unionisti al limite della rottura, è importante evitare passi falsi e magari chiudere il caso prima possibile. Anche perché la polizia di Aberdeen è sotto pressione. L’ispettore King, affidato a McRae, quando aveva sedici anni era entrato a far parte del gruppo Alt-Nat, estremisti nazionalisti scozzesi. E un pesce piccolo della stampa locale, voglioso di scoop, pare abbia intenzione di far esplodere una bomba mediatica relativa alla faccenda. Un grana grossa come una casa per tutta la polizia e per McRae. Grana che rischia di trasformare il suo frustrante lavoro di baby sitting a King in un catastrofico disastro.
Non basta, da giorni è sparito anche un assessore comunale. Si è pensato a un allontanamento volontario, a un suicidio… possibile che invece ci sia una relazione tra i due casi?
La faccenda esplode quando, con un colpo di scena in diretta, un minaccioso messaggio delirante e le mani mozzate del professor Wilson vengono recapitate nella sede della BBC, dove il professore avrebbe dovuto partecipare a un incontro televisivo. A giudicare dai tweet sul computer di Wilson, trovati dal detective Roberta Steel, il professore ha un sacco di nemici e ha sempre risposto per le rime agli insulti ricevuti. E perché la notizia della sua scomparsa è arrivata alla stampa prima dell’arrivo delle forze dell’ordine? Toccherà a Logan Mc Rae confrontarsi con la gerarchia della polizia, sotto stress per la pressione mediatica e pronta a scaricare le colpe sui sottoposti, controllando King, tenendo al guinzaglio il detective Steel e cercando di cavare qualcosa dall’agente Ciuffo e dal sergente Rennie.
Appuntamento con la morte è un romanzo a cento all’ora, con le tipiche stigmate di MacBride, che funziona bene e senza stancare dall’inizio alla fine. Ci sono pathos, suspence, violenza a occhi aperti, un gran senso dell’humour che per fortuna pervade l’atmosfera e lui, Logan Balmoral McRae, nell’inconsueto ruolo di baby sitter burattinaio. Un nuovo libro che piacerà senz’altro ai fan di MacBride per le sue caratteristiche intrinseche: descrizioni precise, ritmo incalzante, prosa diretta, saporita e piena di intrighi e complotti che poi è la garanzia della sua scatenata scrittura. Un thriller appassionante, geniale e con trovate spassose. Ad esempio chiamare un panino di, a occhio, circa 8.000 calorie “la delizia del cardiologo”…

Stuart MacBride ha svolto molti lavori, da addetto alle pulizie a sviluppatore di applicazioni per l’industria del petrolio. Newton Compton ha pubblicato in Italia i suoi thriller Il collezionista di bambini (Barry Award come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa e La porta dell’inferno, con protagonista il sergente Logan McRae. Nel 2013 Newton Compton ha pubblicato anche Cartoline dall’inferno, romanzo che ha per protagonista il detective constable Ash Henderson, e La stanza delle torture.
MacBride ha ricevuto nel 2007 il prestigioso premio CWA Dagger in the Library, per l’insieme delle sue opere, e nel 2008 l’ITV Crime Thriller Award come rivelazione dell’anno. Vive nel nord-est della Scozia con sua moglie Fiona. Il suo sito internet è stuartmacbride.com