La Debicke e… La bugiarda

Hannelore Cayre
La bugiarda
Edizioni Le Assassine, 2020
Traduzione di Tiziana Prina

Il bestseller francese da cui è stato tratto il film omonimo con Isabelle Huppert del regista Jean-Paul Salomé, uscito il 9 settembre nelle sale cinematografiche d’oltralpe.
Protagonista del romanzo è Patience Portefeux. È lei la bugiarda, una bella donna dai capelli bianchi che mettono in risalto splendidi occhi azzurri. Una donna oggi cinquantatreenne, la cui strana e movimentata famiglia (padre di origine franco-tunisina e madre unica sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti) ha vissuto sempre in un ambiente al centro di  un impetuoso vorticare di traffici ben poco leciti. Patience è una sognatrice, adora i fuochi d’artificio: quando appaiono in cielo quei mazzi di crisantemi colorati e incandescenti si sente bene, appagata e piena di gioia. Tanto le piacciono che, a costo di indebitarsi, ha ricomprato all’asta a caro prezzo una fotografia di lei bambina in Svizzera, ripresa accanto a Audrey Hepburn e intitolata La piccola collezionista di fuochi d’artificio.
Si era sposata giovanissima con l’amore della sua vita. Il futuro si preannunciava fulgido e luminoso come i suoi amati giochi pirotecnici in cielo. Portefeux, suo marito, bello e brillante, le ha dato due figlie e l’ha fatta vivere nel lusso fino al giorno della sua prematura dipartita a Muskat, nel sultanato dell’Oman, dove si erano conosciuti e dove stavano festeggiando il settimo anniversario di matrimonio.
Suo marito, come suo padre, navigava a vista in affari nebulosi e viveva alla grande, ma era giovane, quindi niente patrimonio da parte in grado di garantire un futuro a moglie e prole.
Dal quel momento per Patience, vedova Portefeux, è cominciata una triste e  progressiva discesa verso gli inferi. Finiti i risparmi in pochi anni, e si è affacciato con prepotenza l’incubo della miseria. Patience ha dovuto trovarsi un lavoro per mandare avanti la famiglia. Niente l’aveva preparata a questo, ma sfruttando la perfetta conoscenza dell’arabo si è “sistemata” come interprete e traduttrice per il Ministero della Giustizia. Passando da una sezione all’altra, sorbendosi pazientemente le lunghe e talvolta penose udienze nei tribunali, dopo anni è infine approdata alla Sezione Narcotici. Qui si è adattata, per pochi euro, ad ascoltare ore su ore di dialoghi telefonici tra trafficanti di droga o presunti tali, per poi trascriverne la traduzione dettagliata. Ma questo lavoro, anche se per buona parte eseguito da casa, oltre ad essere noioso, ripetitivo e deprimente, purtroppo le viene pagato in nero. Privata di ogni copertura sociale, Patience si trova di fronte la prospettiva di uno squallidissimo futuro.
Attualmente Patience, vedova Portefeux, ha due brave figlie, che ha cresciuto spartanamente e fatto studiare alla grande ma che non vede mai, un tiepido rapporto affettivo con un degno poliziotto cinquantottenne e padre single e, ohimè, una vecchia madre afflitta da demenza grave e ricoverata in una casa di riposo, la cui retta da sanguisuga peggiora la sua già difficile, se non drammatica, situazione economica. E come può fare Patience a resistere, lei, una persona per la quale i soldi e il benessere erano l’essenza stessa della vita. Potrà mai riuscire a rialzare la testa, a sognare ancora, a riemergere da quella torbida palude e nuotare nuovamente nell’oro? Poi un giorno, mentre ascolta e traduce le intercettazioni tra membri di una famiglia di presunti trafficanti di droga marocchini, le si presenta finalmente la circostanza per cogliere al volo un’opportunità, legata auna partita di cocaina abbandonata. Da quel momento, muovendosi con prudenza e destrezza, forse sarà in grado di conciliare di nuovo la sua vita con i suoi sogni.
Un inquietante ma divertente romanzo squisitamente psicologico, in cui il confine fra lecito e illecito è molto labile, quasi impercettibile, in una strana guerra fra il bene e il male. Ma, a ben guardare cos’è il bene? E il male?

Hannelore Cayre è avvocato penalista e vive a Parigi. Ha al suo attivo quattro romanzi oltre a La bugiarda e diversi cortometraggi. Pur trattando nei suoi libri temi seri, ha una scrittura pungente, ironica, che ben si adatta al suo temperamento brillante e originale, serio e nello stesso tempo stravagante: nella prima edizione francese del libro appare infatti sulla copertina. Si è fatta fotografare, travestita da protagonista del romanzo, di notte in un parcheggio della periferia parigina dalla figlia Louise, accanto a sé due borsoni del grande magazzino Tati, che hanno un ruolo non secondario nella storia.

La Debicke e… L’ora buca

Valerio Varesi
L’ora buca
Frassinelli, 2020

Valerio Varesi aveva preannunciato questo libro come un figlio dell’attuale crisi culturale, un libro di rinuncia, di rabbia di fronte all’impossibilità di una purchessia visione sociale a breve. Insomma l’impossibilità di pensare a un progetto o a un’idea valida di vita in un mondo, quello di oggi, dove la sovranità dell’apparenza e dell’immediato appagamento sono al top ovunque si guardi. Tra la gente, nel sistema o in azienda, i valori sembrano pronti ad essere spazzati via dalla paura e invece conta solo l’esplosione mediatica di un attimo, un’ideale supernova. Lo si vede in ogni situazione, anche in politica, con il frenetico e osannato boom di nuovi incompetenti e la futura prospettiva del tirare a sorte coloro che dovranno governare. Si assume il dogma che tutti sappiano fare tutto. E, per spiegarcelo, Valerio Varesi, a suo buon modo, ha deciso di raccontarlo con il successo e poi la rovina di una di queste supernove, un anonimo professore di fisica, definito solo il Professore, che si sente vuoto, inutile e vorrebbe appagare la propria ambizione. Per farlo dovrà asservirsi alle perverse regole del gioco per raggiungere la fama. Anche a costo di sacrificare tutto, persino la vita.

Nell’aula professori, due insegnanti di materie scientifiche di una non meglio identificata scuola superiore, comunque un liceo, durante le ore buche dagli orari di lezione discutono e fanno colazione a base di fumanti arancini sotto lo sguardo accomodante del bidello Mario. Lui, la mezz’età onnipresente, godereccio, so tutto e, forse, appagato dalla vita. Il protagonista della storia di Varesi, il Professore, spiegherà cervelloticamente al collega, afflitto dal ridicolo cognome di Pampaluga, come rapportare la loro attuale condizione umana a quella di un pianeta, paragonabile a una specie di arancino (crosta fragile con centro incandescente) che vaga nell’universo infinito. Per lui insegnare sta diventando sempre più difficile e quasi impossibile attenersi al programma. Non gli piace rivendere con granitica certezza leggi fisiche oggi comunque confutabili da allievi – strano direte di questi tempi e invece – attenti curiosi, consapevoli e che amano contestare a parole e discutere la materia. Insomma vegeta, lavorando con poca convinzione, e con il collega Pampaluga, in crisi matrimoniale, si lascia trascinare per pigrizia in lussuosi locali di scambisti, finché non riceve un’offerta molto particolare da una misteriosa Agenzia. L’Agenzia per cominciare gli propone un lavoro part time, tramite il quale potrebbe rimpolpare le sue finanze, per poi puntare più in alto, magari arrivare a conquistare un posto di alto livello nel mondo.
Ci riflette, accetta; il primo di una serie di complicati test e prove pratiche da affrontare, sarà indossare l’identità di un morto, avvalendosi di sofisticate tecniche virtuali, per poter consolare Gina, bella vedova capricciosa poco più che cinquantenne, che vuol tenere in vita il marito senza ricorrere a una medium. Il secondo test, forse più crudele e impegnativo, lo metterà alla prova in un compito compromettente: distruggere completamente la reputazione di un integerrimo giudice che, con le sue indagini, intralcia il cammino della politica. Il Professore ci riuscirà costruendo e diffondendo un sofisticato ventaglio di fake news. Niente di più facile, sappiamo tutti quanto danno possano fare e anche se poi vengono smentite…
Insomma questi primi successi saranno per il Professore la piattaforma dalla quale lanciare la sua nuova carriera. Non importa se la scuola l’ha messo in congedo per uno scontro ideologico-religioso con un ragazzo, ormai lui è in pista, pronto per decollare. Ma accontentare tutte le complicate richieste dell’influente ma inquietante Agenzia non sarà facile. E il patto stretto dal Professore è molto rischioso e prevede un prezzo altissimo da pagare.

L’ora buca è una metafora dell’odierno vuoto esistenziale. In un mondo in cui l’essenza vitale troppo spesso è solo legata all’immagine, ci narra cosa può arrivare a fare un uomo e quali limiti può decidere di valicare, pur di farsi conoscere e sfuggire alla costrizione dell’anonimato, toccare la celebrità, lasciare una traccia tangibile dietro di sé. In L’ora buca, vero capolavoro del genere dissacratorio, Valerio Varesi ci spiega, con bravura e crudele ironia, cosa può riuscire ad accettare il suo protagonista, a cui addirittura rifiuta di dare un nome, e con lui una certa pseudo umanità che gli pone a fianco, pur di emergere a ogni costo. Niente giallo stavolta, molto caro a Valerio Varesi, che tuttavia ci vizia con un romanzo acuto e intelligente che scava a fondo in certe oscure miserie umane pur facendo l’occhiolino al fantascientifico. Un romanzo contraddistinto come sempre dalla sua elegante scrittura e ma anche dalla sua feroce e talvolta spiazzante analisi sociale.

Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de «La Repubblica» di Bologna. Romanziere eclettico, è il creatore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi del commissario Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo. Varesi ha inoltre pubblicato per Frassinelli La sentenza e Il rivoluzionario, con cui ha iniziato una propria personale ricognizione della Storia. Lo stato di ebbrezza conclude questo percorso, arrivando fino ai giorni nostri.

La Debicke e… La donna nel bosco

John Connolly
La donna nel bosco
Time Crime, 2020
Traduzione di Stefano Bortolussi

È primavera, epoca di disgelo nel Maine, quando un brutto acquazzone provoca il crollo di un peccio, una vecchia pianta abbarbicata a un pendio della foresta, e la successiva pioggia, oltre a scoprirne le radici, porta alla luce il teschio e il cadavere semi-preservato dalla torba di una giovane donna. La ragazza era stata sotterrata vicino all’albero caduto e sul tronco qualcuno aveva inciso una stella di Davide. Il simbolo fa pensare, al sergente della Polizia intervenuto sul posto, che la giovane morta debba essere di religione ebraica. Per il medico legale è chiaro che la ragazza avesse partorito poco prima di morire e che il distacco della placenta,prima del parto, avesse provocato un’emorragia fatale. La placenta e il cordone ombelicale sono stati ritrovati accanto al cadavere ma, nonostante approfondite ricerche a tappeto nella zona, portate avanti dal sergente della polizia e dai volontari anche nei giorni successivi, del bambino non si trova traccia. Questo fa sperare che sia sopravvissuto e magari raccolto da qualcuno.
La zona è isolata, chilometri su chilometri di foreste con poche fattorie e pochissimi abitanti. Difficile ritrovare qualcosa, soprattutto perché, secondo il medico legale e la scientifica, la morte della giovane donna risale a più o meno cinque anni prima.
Per fare luce sul mistero e svolgere indagini più approfondite, affiancando la polizia, verrà chiamato in causa il detective privato Charlie Parker. Parker verrà ingaggiato dall’amico, e accanito datore di lavoro, Moxie Castin, avvocato ebreo che, intenerito da quella stella di Davide, vuole che sia approfondito il mistero della storia e della fine di quella povera ragazza e, se possibile, ritrovare il suo bambino.
Non è difficile immaginare che la morta portasse con sé un segreto letale. E infatti Parker non sarà l’unico a indagare e a cercare a tutti i costi quel bambino.C’è qualcuno, con potenti legami in ogni dove e che gode di incommensurabili appoggi economici anche in America, che sta meticolosamente ricostruendo una dopo l’altra le poche tracce lasciate da quella povera donna in fuga dalla schiavitù e dalla perversione. Qualcuno venuto da lontano, per il quale un bambino scomparso è oggetto di interesse perverso. Qualcuno implacabile, pronto a lasciare solo cadaveri dietro di sé.
Nel frattempo, in una casa nella foresta, comincia a squillare senza tregua un telefono giocattolo. Un inquietante gioco della fantasia o una spaventosa inimmaginabile realtà? Perché un bambino dovrebbe ricevere chiamate da una donna morta che vuole assolutamente conoscerlo?
Un altro romanzo della serie di Charlie Parker, un felice ciclo narrativo che, nonostante le tante e diverse storie che lo riguardano, resta sempre facile da seguire.Ogni romanzo comprende di solito una o più vicende autonome e autoconclusive,alle quali di volta in volta si rifanno le indagini. Tuttavia, sia l’ambientazione che i personaggi ricorrenti e i relativi riferimenti permettono al lettore di ritrovare i collegamenti tra le diverse storie. I romanzi su Charlie Parker fanno parte del genere thriller con ambientazione contemporanea che si rifà alla tradizione dell’hard boiled classico. Nella trama, gli eventi legati alle indagini si intrecciano con le vicissitudini del protagonista che spesso diventala voce narrante. Come molti detective del genere hard boiled, prima di diventare investigatore privato Charlie Parker è stato un poliziotto. Figlio e nipote di poliziotti, Parker, come loro, faceva parte del Dipartimento di New York, fino a quando la tragica uccisione della moglie Susan e della figlioletta Jennifer ha stravolto la sua vita. Uscito dall’alcolismo, Parker è diventato detective privato con lo scopo di aiutare coloro che non sono più in grado di farlo da soli. Insomma coloro che lo “chiamano”, gli chiedono giustizia, sono i morti, o meglio i morti ammazzati. E infatti, accanto agli elementi tipici della tradizione gialla e poliziesca, i romanzi di Charlie Parker introducono anche un diverso elemento, quello esoterico. Parker infatti riesce a mettersi in contatto con il mondo dei morti. Ma salvo gli amici Louis ed Angel, il duo gay spesso sua insostituibile spalla, Parker non ha mai rivelato ad altri questa sua capacità. La sua condotta quasi sempre sta in equilibrio sul sottile e ambiguo confine che divide la legge dalla giustizia, ma l’etica di Parker – e quella di coloro che lo affiancano – pur se talvolta violenta è sempre giustificabile.

John Connolly è nato a Dublino nel 1968. Ha lavorato come barista e tuttofare nei grandi magazzini Harrods e come giornalista freelance per il quotidiano The Irish Times, per il quale continua a scrivere. Della serie dedicata al detective Charlie Parker Fanucci Editore ha già pubblicato, nella collana Timecrime, Tutto ciò che muore, Il ciclo delle stagioni, Gente che uccide, I tre demoni, Un’anima che brucia, La rabbia degli angeli, Il lupo in inverno, La canzone delle ombre, Un tempo per soffrire.

La Debicke e… Il criminale pallido

Philip Kerr
Il criminale pallido
Fazi, 2020
Traduzione di Patrizia Bernardini

A Berlino, durante la torrida estate del 1938, i nazisti sono saldamente al comando e il popolo tedesco è in attesa degli esiti della conferenza di Monaco. Hitler, ormai cancelliere e presidente della Germania, sta ancora pianificando a tavolino possibili alleanze e l’ormai prossimo conflitto sembra soltanto una minaccia sottovalutata dai capi di stato europei. Ma venti di guerra serpeggiano minacciosamente nell’aria… Philippe Kerr – profondo conoscitore dell’essenza storica e ambientale degli anni precedenti la seconda guerra mondiale – con Il criminale pallido ci regala il secondo drammatico episodio della trilogia berlinese con protagonista Bernie Gunther, un ex-ispettore di polizia ora investigatore privato, un tipo tutto d’un pezzo, forse un po’arrogante e maschilista, ma un uomo retto, dotato di un innato senso di giustizia e di rispetto per la verità. Una condizione morale e mentale molto difficile da mantenere in quei tempi, dominati dalla perversa aberrazione della dittatura.
Il criminale pallido si svolge due anni dopo gli eventi di Violette di marzo; Bernhard (Bernie) Günther, dopo aver lasciato la Kripo (la polizia criminale di cui non condivideva lo spirito nazista) per lavorare come investigatore, ha preso come socio e partner Bruno Stahlecker, un altro ex poliziotto suo amico.
Il romanzo prende il via in una soffocante estate: i due soci vengono ingaggiati da Frau Lange, la ricchissima proprietaria di una grande e celebre casa editrice, per scoprire e fermare la persona che la ricatta per alcune compromettenti lettere d’amore. Lettere d’amore che suo figlio Reinhardt, omosessuale, ha inviato al suo psicoterapeuta, Dr. Kindermann, famoso medico molto ben ammanicato con esponenti di spicco del partito nazista. Nel contesto politico del momento, benché si contino diversi casi anche tra le alte sfere del partito, l’omosessualità è un tabù che, oltre a distruggere la reputazione di un uomo, rischia di far finire in campo di concentramento. Apparentemente il caso sembra di facile risoluzione, e infatti Bernie Günther e Stahlecker scopriranno in fretta che il ricattatore è Klaus Hering, un ex impiegato della clinica di Kindermann, ora licenziato. Ma Bruno Stahckler viene ucciso durante un appostamento davanti alla casa di Hering. E, di conseguenza, Bernie Günther viene prima convocato e interrogato dagli scagnozzi del potente capo della Kriminalpolizei, Arthur Nebe, e poi trasferito nel Palazzo Prinz Albrecht, dove si trovano gli uffici del gran capo della Gestapo, Reinhard Heydrich. Heydrich costringe Günther, che può vantare il successo nella divisione criminale della polizia per avere catturato “lo Strangolatore”, ad accettare di rientrare temporaneamente nella Kripo con la qualifica di Kriminalkommissar per dare la caccia a un assassino seriale che, da alcuni mesi, a Berlino rapisce e poi uccide barbaramente delle ragazzine, tutte studentesse adolescenti bionde e con gli occhi azzurri. Gunther ottiene completa autonomia nelle indagini e pieno appoggio a ogni sua decisione, quindi, coadiuvato da una squadra, comincia a indagare.
L’assassino del suo socio è stato ritrovato impiccato, un evidente suicidio di comodo che gli permette di chiudere in qualche modo il caso e dedicarsi solo al serial killer. Tanto per cominciare, Bernie Günther e la sua squadra sono costretti a scartare alcune false piste: la prima è quella di un ebreo, Joseph Kahn, scagionato dal fatto di essere già in prigione durante il quarto e ultimo rapimento; la seconda è collegata a un certo Gottfried Baut, individuo con gravi precedenti sessuali, che viene arrestato e incriminato fino a quando una telefonata anonima, che rivela la posizione di una quinta vittima, fa cadere l’accusa. Mentre pare evidente che si stia cercando di far cadere la colpa della strage di ragazzine sugli ebrei, per scatenare un pogrom anche a Berlino come è già accaduto in Baviera, il neo-commissario Gunther allarga coscienziosamente le sue indagini, andando a scavare nei bassifondi della città, negli ambienti della pedofilia e della prostituzione. Il regime non permette che sulla stampa si parli dei delitti perché non vuole che venga scalfia la facciata di perfezione idilliaca della società ariana, ma intrigo, lurida sporcizia morale, violenza e perversione dilagano nelle alte sfere del Reich e, via via che l’indagine procede, il Kriminalkommissar scopre il coinvolgimento di membri influenti del regime.
Forte dell’appoggio nelle alte sfere della polizia e della Gestapo, Gunther andrà avanti, dritto per la sua strada, fino a scoperchiare una diabolica macchinazione costruita in una Berlino torbida e oscura che si vorrebbe tenere “nascosta”.
Un poliziesco di stampo classico, con continui colpi di scena e tanti personaggi, in una riuscita mescolanza di verità e invenzione, interpretato da questo poliziotto (hard boiled alla tedesca?), simpatico nella sua apparente rudezza, tanto antinazista quanto abile e corretto nelle indagini.
Un romanzo che appassiona il lettore, riproponendo fedelmente l’essenza storica del momento, compresi i fermenti, le speranze e i vizi di quella folle società.
Teniamo presente che la storia raccontata da Kerr si chiude il 10 novembre, il giorno dopo di uno dei più sinistri momenti del regime nazista, “La notte dei cristalli”, avvenuta tra il 9 e il 10 novembre 1938. Notte che vide devastazioni incontrollate, omicidi ingiustificati e incendi in migliaia di luoghi di culto ebraici, con decine di migliaia di ebrei avviati alla deportazione.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, pubblicato per la prima volta nel 1989. Grazie alla trilogia berlinese di Bernie Gunther (Violette di marzo, Il criminale pallido e Un requiem tedesco) viene considerato un maestro del thriller. Fazi Editore ha pubblicato Violette di marzo nel 2020. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per farne una miniserie in coproduzione con HBO.

La Debicke e… La casa dei bambini perduti

Nicola Arcangeli
La casa dei bambini perduti
Clown bianco, 2020

La casa dei bambini perduti, terzo romanzo di Nicola Arcangeli per Clown Edizioni, è ambientato in Emilia-Romagna, a Rimini; dimenticate le atmosfere nostalgiche degli anni Sessanta del precedente Rimini Graffiti, mette al centro un’infuocata campagna elettorale senza esclusione di colpi.
In questo clima rovente incontriamo già dalle prime pagine Mauro Giani, giornalista a capo di una televisione d’assalto, la 7FuturaTV, intento a perfezionare un dossier che scotta sul candidato considerato vincente, Massimo Biraghi, ex questore con il pelo sullo stomaco e fama di picchiatore. Biraghi è a capo di una lista civica che ha fatto il pieno di consensi nella destra reazionaria e populista, andando a pescare anche nell’orticello di quella parte della sinistra del “fare” e, pur senza essere il candidato di bandiera del maggior partito, ha buone chance di aggiudicarsi le elezioni a presidente dell’Emilia Romagna. Ma Biraghi nasconde altarini e ci sono seri indizi che lo vogliono coinvolto in giri sporchi.
Giani, nell’intento di vederci chiaro, ha scavato a fondo sebbene il clan di Biraghi gli abbia indirizzato allusioni e perfino minacce. Marco Giani va avanti per la sua strada fino alla scomparsa di suo figlio Mirko, nove anni. La mamma lo ha accompagnato a scuola, come tutte le mattine, ma quando il padre va a prenderlo scoprirà che in classe non è mai arrivato. Per Giani non c’è dubbio: Mirko è stato rapito su ordine di Biraghi. Terrorizzato dalle possibili conseguenze sul figlioletto, sceglie di non parlare alla polizia. E tuttavia, nei giorni seguenti, Mirko non torna e anzi scompaiono altri tre bambini. Rapiti anche loro? Il caso verrà affidato a una task force un po’ raccogliticcia della polizia, guidata da Simon Groff, uomo di solidi ideali ma in crisi dopo la morte della moglie per cancro e da mesi schiavo dell’alcol. Simon Groff, da tempo relegato al lavoro da scrivania, stranamente reagisce bene all’incarico e comincia a darsi da fare, rischiando di scoperchiare un maledetto vaso di Pandora. Ma nella alte sfere si rema contro e si cerca di metterlo a tacere. Bisogna andare avanti scansando minacce e ricatti, far fronte al sospetto che qualcuno, dall’interno della task force, miri a scardinarla, ignorare le false piste.
Arcangeli si diverte a riesumare vecchi personaggi dati per morti, a cominciare da Ferrari che non solo è testimone oculare del rapimento di un altro bambino, ma addirittura dichiara a Groff di aver sognato gli altri rapimenti prima che accadessero. Insomma avrebbe delle visioni precognitrici. Arcangeli si serve anche di Tore Renzetti, il trasformista, che, tra semplici cammeo, menzioni o veri e propri ruoli da protagonista, è l’unico personaggio che torna sempre nelle sue storie. Anche a Renzetti dà la facoltà di prevedere in anticipo quanto di terribile deve ancora accadere. Nell’inchiesta si fanno largo le percezioni sensoriali di Ferrari e di Tore Renzetti e il romanzo di Arcangeli diventa un thriller sovrannaturale.
Riusciranno tutti insieme, la raccogliticcia squadra di polizia e i loro indispensabili “veggenti”, a fermare la follia in atto ed evitare che l’atroce piano criminale governato dalla sete di potere possa andare a buon fine.
Anche in La casa dei bambini perduti, come mi si dice avesse fatto nei precedenti libri, Arcangeli ha mischiato l’indagine all’aspetto umano dei suoi personaggi. Ci sono i buoni con la maiuscola, come Simon Groff che, messo all’angolo dal dolore per la morte della moglie Aurora, vuole combattere la dipendenza dall’alcol e riscattarsi anche per sua figlia, e i suoi amici e alleati con i loro affanni giornalieri, e poi i cattivi, i cattivissimi, veri diavoli, dotati al 100 per cento della crudele e incontrollabile protervia del male. C’è anche l’amore, quella cosa che dovrebbe riuscire a sconfiggere la morte. E, non ultimo, l’aspetto politico-sociale che avvicina la trama all’attualità, con le campagne elettorali perennemente avvelenate, gli slogan berciati ogni giorno, scontri a colpi di social network.