Broken (Le gialle di Valerio 250)

Don Winslow
Broken
HarperCollins Milano, 2020
Traduzioni di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto
Noir

New Orleans. Inutile dire alla piccola mite Eva McNabb che il mondo è a pezzi. Lavora di notte per smistare le chiamate alla sala operativa del Pronto intervento, sente la disperazione umana per otto ore buone, cinque giorni a settimana e nei doppi turni. Incidenti, rapine, sparatorie, omicidi, mutilazioni; paura, panico, rabbia, furia, caos. Il marito è un poliziotto in pensione, John, un omone alto un metro e novantatré col torace ampio e le spalle larghe dei suoi progenitori irlandesi, una leggenda, molto violento sia a casa che fuori, ormai spesso sbronzo. Anche i suoi figli sono poliziotti, abbastanza diversi fra loro: il maggiore, Jimmy, simile al padre, iroso e inasprito, potente ed efficiente, non ha mai una ragazza fissa, tende a odiare tutti; il minore, Danny, alto snello allampanato, sensibile e buono, fidanzato con la splendida allegra infermiera Jolene. Accade che la oleata squadra della Narcotici guidata da Jimmy sequestri un carico di anfetamine del trafficante Oscar Diaz per un valore di un paio di milioni di dollari e mandi saluti irridenti al boss; che Diaz faccia rapire e personalmente spezzi tutte le ossa più grandi di Danny, torturandolo fino alla morte, e invii al fratello il relativo video; che Eva chieda al figlio rimasto vivo di uccidere tutta la banda degli assassini per vendetta. Eva conosce la vita, conosce il mondo: sa che comunque tu ci entri, ne esci a pezzi, rotto. Il primo racconto lungo è per stomaci forti, i quattro successivi meno, l’ultimo più. Il violento episodio della famiglia McNabb è ambientato nell’estuario del Mississippi, ancora sofferente per le conseguenze dell’uragano Katrina. La madre dell’autore era nata lì, lì conobbe il padre durante la seconda guerra mondiale, era agli ultimi giorni di vita durante la stesura della novella.

Ennesimo mirabile capolavoro per Don Winslow (New York, 1953), il migliore scrittore americano dell’ultimo quarto di secolo. Non un libro minore o di transizione, non una raccolta di racconti; sei dettagliate novelle o romanzi brevi, crime stories tecnicamente, attente ai poliziotti, capaci di toccare più generi letterari e corde emotive, con alcuni personaggi che ricorrono, almeno quattro ripresi da differenti precedenti testi. Imperdibile. Non a caso, l’ottima traduzione è stata assegnata ai due ottimi traduttori dei romanzi passati dello stesso autore, Giuseppe Costigliola (le prime tre) e Alfredo Colitto (le seconde tre). In esergo Stephen King, i due si apprezzano. La prima novella, Broken (con citazione di Hemigway) dà il titolo al volume, pure nell’edizione americana. La seconda (per Steve McQueen) è dedicata a un eccelso non violento rapinatore, operativo sulla U.S. Route 101, la PCH, Pacific Coast Highway, el camino real, circa 2500 chilometri da Messico a Canada, oltre la metà in California. Proprio lì a sud agisce Davis, elegante e volatile: non compra niente, non possiede niente, paga in contanti con svariate identità pratiche. Tra l’aprile 2008 e l’ottobre 2018 ha messo a segni perfetti colpi mentre gioiellieri affidano a corrieri merce di enorme valore, due o tre lavori l’anno, mai nello stesso posto. L’unico a pensare che il colpevole sia lo stesso uomo solo è però il tenente Ronald Lou Lubesnick, nessuno dà credito alla teoria e, dopo l’ultima rapina, lui è costretto a separarsi dalla moglie che lo tradisce, pateticamente affitta un piccolo appartamento vista mare a Solana Beach. Casualmente frequenta il complesso residenziale anche Davis, sarà una bella sfida all’O.K. Corral fra i due. La terza novella (per Elmore Leonard) è una divertente mirabolante storia d’amore che inizia con lo scimpanzé Champion in giro con una pistola fuori dallo zoo di San Diego; Lou c’è. Anche la quarta (per Raymond Chandler) si svolge a San Diego e ruota intorno al surf e al Duca, Duke Kasmajian, ricchissimo malandato capo della più grossa agenzia di garante delle cauzioni della zona; Lou c’è ancora e ci sono anche sia il cacciatore di taglie Boone Daniels e i suoi amici della pattuglia dell’alba, sia il 65enne professor Neal Carey e la 68enne moglie pokerista (ex maestra) Karen; tutti in forma, a rischiare la vita. La quinta è un’avventura intermedia di Ben, Chon e O nel 2008, droga e surf nel pericoloso paradiso delle Hawaii, in sorprendente compagnia di Frank Machine e di Bobby Z. La sesta e ultima (anche come scrittura) è meravigliosa e terribile, descrive con cruda poesia quel che avviene ai bimbi strappati alle famiglie immigrate, buttati nelle gabbie del confine col Messico, a El Paso e altrove; il 37enne Cal lavora con le Pattuglie, ha votato per l’uomo del muro ed è un gran segugio; poi incontra Luz, una bambina salvadoregna di sei anni, isolata e silente. Trump c’è e non lotta insieme a noi, Winslow lo avversa con intelligenza e maestria letterarie (oltre che con militanti ottimi tweet quotidiani), solidale col figlio Thomas che lavorò per Obama e ora è nello staff di Biden. Tanto jazz e cioccolato fondente.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Riccardino (Le gialle di Valerio 249)

Andrea Camilleri
Riccardino
Sellerio Palermo, 2020
Noir
(Volume cartonato anche con la prima stesura del 2005)

Vigata, Montelusa. Novembre 2004. Chi ha ucciso all’alba davanti al Bar Aurora l’impiegato della Banca Regionale Riccardo Lopresti, bello inappuntabile elegante sportivo espansivo, cittadino esemplare e cattolico osservante? Aveva appuntamento con tre inseparabili amici per una giornata da trascorrere insieme; sembra sia arrivata una grossa motocicletta Yamaha 1100 da strada, il conducente con casco integrale gli ha poi sparato due colpi in faccia. Lo strano è che poco prima la vittima aveva sbagliato numero e chiamato a casa il 54enne commissario Salvo Montalbano, presentandosi con un “Riccardino sono!” e ingiungendogli di sbrigarsi. L’indagine parte subito: gli amici erano tutti coetanei (del 1972), si erano conosciuti in prima elementare e non si erano più persi di vista; i giovani “quattro moschettieri” facevano giri e palestra insieme e avevano messo su famiglie intrecciate. Liotta e Licausi avevano sposato le due sorelle di Bonanno, Bonanno quella di Liotta; Lopresti, invece, Else, una tedesca, con la quale però gli altri non mantenevano buoni rapporti, lei sorella minore della sposa di un vigatese. Probabilmente, si capisce subito, Riccardo era amante di una moglie dei tre amici, due geometri e un ragioniere, loro tutti a vario titolo impiegati nella società della miniera Cristallo a Montereale. La vittima aveva fatto anche un’altra telefonata prima di morire. Corna o affari o altro dietro al delitto? Il commissario è molto incerto, sballottato su più fronti, distratto anche dalla voluminosa chiromante chiaroveggente Augustina Tina Macca che denunzia uno strano rumoroso traffico da parte di di un camionista che tutte le notti lascia un pacco nascosto sulla via davanti casa, per poi riprenderlo il giorno dopo con un’auto. Indaga su tutto e si consola mangiando in trattoria da Enzo o quel che Adelina gli lascia in frigo, parlando con Livia al telefono (pur pericolosamente incerta fra Rio e Johannesburg per le vacanze), bevendo whisky a canna.

Per chiudere in bellezza, l’immenso Andrea Camilleri (1925-2019) ha scelto una narrazione tridimensionale, con espliciti riferimenti a Pirandello e ad altri scrittori. Leggerete un impeccabile noir (senza verità e giustizia) imperniato sul solito protagonista (in terza persona fissa), con attorno i suoi mitici fedeli accoliti personaggi (Catarella e Fazio, Enzo e Adelina, la fidanzata Livia e il vice Augello a distanza) ed altre personalità (soprattutto questore, pm e vescovo). Leggerete del complicato locale impatto sociale dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare dei rapporti conflittuali con l’immaginario prodotto dall’attore televisivo che interpreta Montalbano e dall’intera serie che stravolge la vita di tutto il paese. Leggerete della pessima relazione ormai instauratasi fra Salvo Montalbano e l’Autore dei romanzi ambientati, hanno opinioni diverse praticamente su ogni questione (eccetto che sullo scrivere o leggere americanate): da una parte sull’indagine, la sua evoluzione, la sua conclusione; dall’altra sulle reciproche biografie, l’invecchiamento e il futuro che, eventualmente, li aspetta. Sono tre le dimensioni, non due! Il vero Montalbano è infastidito dalla popolarità del falso, che gli complica il lavoro di polizia, lo fa sentire insieme bravo attore e inerte spettatore e, soprattutto, è più giovane, fisicamente non gli assomiglia affatto e non deve improvvisare come fa lui, impara la parte e via. Il vero Montalbano ha ormai propri codice e coerenza e sopporta sempre meno le idiosincrasie del pur altrettanto vero Autore che da Roma telefona a Vigata (la sua Porto Empedocle). Dovrà trovare non solo i colpevoli ma pure il modo di liberarsi delle verosimili fiction, una volta per tutte. Camilleri ideò il romanzo nel 2004, comunque come quello conclusivo della serie, voleva essere ironico e autoironico sul personaggio che lo aveva reso famoso nel mondo e gli aveva ingombrato le scritture oltre che la vita. Abbiamo continuato a godere le sue avventure anche dopo, a prescindere, altri diciotto romanzi e vari racconti. Nell’estate 2005 lo consegnò a Elvira Sellerio (1936-2010), amica del cuore e responsabile dell’omonima casa editrice; nell’attesa, Elvira custodì il manoscritto, poi gestito dal figlio quando lei morì e l’autore decise di “sistemarlo” un poco, rimodulandolo nella lingua e nelle sfumature (a 91 anni, nel 2016). Segnalo l’esame di filosofia di Montalbano a pagina 216 e la lettera rivoltagli dall’Autore con le opinioni sul governo del 2004-2005 a pag. 259. Teatralità e musicalità ovunque. Imperdibile.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Come la pioggia sul cellofan (Le gialle di Valerio 248)

Grazia Verasani
Come la pioggia sul cellofan
Marsilio Venezia, 2020
Noir

Bologna. Fine estate. Dopo un anno di convivenza, l’irreprensibile giudizioso Luca Bruni, dirigente della questura a capo della squadra Mobile, ha lasciato la graziosa conciliante Giorgia Cantini, esperta titolare di una piccola agenzia di investigazioni private, incallita fumatrice e bevitrice, impulsiva atea solitaria. Lui aveva avuto una bella infatuazione, ora è tornato sui suoi passi, ha radunato le proprie poche cose mentre lei era fuori, ha lasciato le chiavi sul tavolo e se n’è andato senza lasciare un biglietto. Tre mesi prima il figlio Mattia aveva avuto un grave incidente con una settimana di coma, è ancora in convalescenza, la madre Giusi aveva vietato a Giorgia di fargli visita, Bruni non si era opposto e anzi aveva progressivamente scelto di tornare in “famiglia”. Lei si compiange e si ubriaca spesso. Un amico la distrae suggerendole un lavoro: la famosa pop star alcolista cocainomane Furio Salvadei ha una devota ammiratrice non più giovanissima, la 44enne Adele Fossan residente a Mestre ed ex proprietaria di un negozio di abbigliamento. Si è fatta troppo insistente, è stata già ammonita dalla polizia; il musicista è in piena crisi artistica ed esistenziale, se ne vorrebbe liberare senza ricorrere a forza e giustizia. Giorgia va a trovarlo in un appartamento da capogiro, che uomo! Vicino ai cinquanta, niente di artificiale, capelli folti e castani schiariti dal sole, setto nasale deviato in modo fascinoso, occhi marroni luminosi; un fratello quasi altrettanto affascinante. L’incarico si rivela meno facile del previsto: si tratta di uno stalking intermittente, la donna molestatrice è sfuggente enigmatica strana mutevole. A Giorgia, in parallelo, viene anche chiesto di verificare la biografia della possibile futura nuora di una riccona. E poi ci scappa un omicidio.

La scrittrice e cantautrice, attrice e doppiatrice Grazia Verasani (Bologna, 1964) confeziona l’ennesimo bel noir, come sempre narrato in prima persona al presente dalla riuscita protagonista. Scrive buone storie e musiche da oltre trent’anni, il primo romanzo con Cantini nel 2004 (ne furono tratti un film da Salvatores e una serie televisiva). Questo è il sesto, a quattro anni dal precedente; la vita cartacea scorre più lenta, è trascorso solo un anno dalla vicenda narrata nel 2016. Ora che è tornata sola, Giorgia incontra di nuovo molti dei soliti interessanti amici, sempre aiutata dalla mitica Genzianella. Il titolo parte dalla pioggia persistente della stagione e riprende un effetto sensoriale, gli involucri che ci proteggono e separano dal fastidio e dal dolore, in un contesto dove tutto appare disilluso, falsato da miti e tecnologie. La stalker e l’investigatrice sono donne disperate e lottano insieme a noi, nell’ombra, in un continuo rimando di citazioni cinematografiche e letterarie, perlopiù di testi e film di genere giallo e noir. Come epitaffio della sua storia d’amore Giorgia sceglie, comunque, Françoise Sagan: “per un istante furono sul punto di conoscersi”. La gioia di veder cadere chi è salito in cima si chiama Schadenfreude, lo sapete? Come spesso, la lotta interiore è, invece, a metà tra il senso di colpa e lo scaricabarile. Liquori, birra e vino in gran quantità, anche amarone e traminer. Pure molta musica, compreso il pezzo di Dalla che piaceva alla scomparsa sorella Ada: “leva il tuo sorriso dalla strada e fai passare la mia malinconia”. Beati quelli che ci riescono.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La salita dei saponari (Le gialle di Valerio 247)

Cristina Cassar Scalia
La salita dei saponari
Einaudi Torino, 2020
Noir

Catania. Fine novembre scorso. Due informatori scientifici farmaceutici scendono dall’aereo, recuperano la macchina e trovano un cadavere in un’altra auto parcheggiata (male) lì vicino, hanno sparato al conducente. L’ispettore capo Carmelo Spanò chiama subito la stimata 39enne vicequestore e sua dirigente Vanina Guarrasi, da due settimane in trasferta a Palermo per collaborare alla cattura del latitante diabetico Salvatore Bazzuca Fratta, riuscito però ancora una volta a farla franca. Il morto si chiama Esteban Torres, nato a L’Avana il 3 febbraio 1942, espatriato a Miami nel 1960, arricchitosi nel business degli alberghi e dei casinò a Las Vegas, cittadino americano trasferitosi in Italia nel 1990, residente in Svizzera, plurisposato, ora ucciso con una Makarov 9 mm, pistola russa. Bisognerà approfondire un poco la storia e la cultura cubane per capirci qualcosa. Si vedeva spesso in Sicilia, ma le prime indagini non conducono a nulla. Poi viene trovato nel pozzo del giardino di un magnifico hotel di Taormina il cadavere di Roberta Bubi Geraci, nata a Catania nel 1957, separata e residente a Noto, esperta di pubbliche relazioni, lasciata nell’acqua stagnante del fondo per almeno dieci giorni. Tra gli effetti personali c’è una sua foto proprio con Esteban, erano amanti, i delitti sono in qualche modo collegati. Vanina fa lo slalom fra veri indizi e false piste, interessi d’affari e legami di sangue; alla fine si districa con acume, aiutata soprattutto dall’anziano commissario in pensione Biagio Patanè (nonostante l’incredibile gelosia della moglie Angelina) e distratta soprattutto dal proprio rapporto d’amore col sostituto procuratore palermitano Paolo Malfitano, il magistrato più minacciato e detestato dai criminali dell’isola, con il quale non si sente d’impegnarsi a fondo, tristemente memore del padre trucidato da cosa nostra venticinque anni prima.

La medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) fa bene a insistere col giallo, siamo al terzo ottimo romanzo della bella serie. La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sulla protagonista, oppure sugli altri investigatori. Lo stile appare simpatico, scorrevole, colto e attento alle parole. Il titolo fa riferimento a un indirizzo nella strada verso l’Etna, appena fuori dal comune di Viagrande, verso Trecastagni, Salita dei Saponari appunto, la strada da cui un tempo ascendevano con fatica i fedeli durante le feste o chi barattava pezzi di sapone con ogni possibile oggetto. Esteban aveva una casa da quelle parti. Lei ormai è impregnata di “catanesate” e si appassiona, appunta e aggiorna di continuo note sul suo iPhone relative ai modi di dire e alle abitudini sociali tipiche dei catanesi, come la storia dei ricchi monfiani e dei poveri mammoriani. Ancora una volta si dimostra all’altezza della situazione, caratteraccio integro, fumatrice abbastanza incallita, scientificamente disordinata, sempre armata, affetta da ossessioni cinefile, in Mini o auto di servizio, ostile a arredi e cucine, accudita da vicine amorevoli brave cuoche, cioccolato (fondente)-dipendente come Patanè e vari lettori. Ormai si è orientata sulla musica classica e sulle opere liriche, anche se le canzoni di De André e il vino bianco ghiacciato conciliano gli arrapamenti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Gli eletti (Le gialle di Valerio 246)

Jeffery Deaver
Gli eletti
Rizzoli Milano, 2020 (originale 2020, The Goodbye Man)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

California. Giugno 2019. Avevamo lasciato incerto Colter Shaw, sprofondato in una sedia da giardino nella Silicon Valley: rintracciare i due ragazzi probabili autori di un crimine d’odio nazista a Gig Harbor nello Stato di Washington o buttarsi finalmente alla ricerca del segreto nascosto dal padre alla Tenuta nella Sierra Nevada.
Colter di mestiere fa il localizzatore, potrebbero andar bene entrambe le missioni. Lui insegue ricompense, materiali e affettive. In genere, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non lavora per criminali, risulta allergico alle burocrazie.
Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, talento da vendere nello sviscerare ogni tipo di indizio, calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross), affitta auto servizievoli. Il padre gli ha insegnato il grande Libro del Mai, l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; prima o poi dovrà scoprire perché era stato perseguitato. Intanto, parte per il selvaggio nord e trova subito complicazioni. Non è detto che i due sospetti siano colpevoli e, quando riesce a rintracciarli prima della polizia, il 27enne si lancia felice nel vuoto da un dirupo. Era stato ospite di una strana Fondazione Osiride, isolata tra le valli delle Montagne Rocciose. Vuole capire e vi si intrufola, ottima idea; sono vietati armi e cellulare, pessimo posto; non è fatto per uscirne felici vivi. C’è una Victoria a motivarlo.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, insiste con il nuovo affascinante personaggio. Anche il secondo romanzo è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, forte e veloce corridore, gran lottatore e arrampicatore, incapace di incassare bene la gratitudine, continuamente alle prese con le regole del mai apprese e aggiornate; se ne contano citate in corsivo oltre venti, in contrapposizione con altrettanto numerose regole obbligatorie durante le settimane del Percorso per i novizi. Il titolo fa riferimento al particolare ristretto esclusivo gruppo di accoliti e affiliati della setta, l’ipnotico guru Maestro Eli propone presto a Colter di entrare a farne parte, lui capisce però di essere un Elemento Tossico. La sua salvezza si chiama Mack McKenzie, donna detective stanziale in grado di creare a tavolino le premesse di ogni attività dell’uomo d’azione. L’autore ci introduce con maestria nel mondo delle variegate sette americane, sono tutte programmate e poi servono deprogrammatori. Alcolici apparentemente vietati, il vino rosso potrebbe essere adulterato, i liquori circolano di straforo. Nel campo risuonano a ogni ora le note dell’introduzione dell’Inno alla gioia, il movimento corale della Nona sinfonia di Beethoven. L’occasionale alleato canticchia Paverelli (Pavarotti).

(Recensione di Valerio Calzolaio)