A tutto Sherlock! (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Martin Davies La Signora Hudson e la rosa del Malabar
Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna.
Nel caso di Sherlock Holmes ce ne sono almeno due. La prima è senz’altro Irene Adler, l’unica che abbia saputo tenergli testa (“Uno scandalo in Boemia”). Ma ce n’è un’altra, più inaspettata e misteriosa, e risiede niente di meno che in Baker Street 221B. Anzi, è lei la vera “padrona di casa”. Stiamo ovviamente parlando della Signora Hudson, landlady di Holmes e Watson.
Sir Arthur Conan Doyle è estremamente avaro di dettagli quando si riferisce a Mrs Hudson. Nel canone compare soltanto in 11 storie su 60 e parla solo 3 volte, per un totale di 26 linee di dialogo. Ovviamente la vediamo sempre attraverso gli occhi di Watson, che fa da filtro e narratore. Per il buon dottore, la Signora Hudson poteva ben apparire come un mero personaggio di sfondo, un elemento di ambientazione. Ma se così non fosse?
Quello che è un elemento oscuro e poco definito nel canone diventa una miniera da esplorare per gli autori di apocrifi holmesiani come Martin Davies, che a Mrs Hudson ha già dedicato un altro romanzo, La Signora Hudson e la maledizione degli spiriti, pubblicato l’agosto scorso (Il Giallo Mondadori Sherlock n. 48).
In questa seconda avventura, la Signora Hudson e la sua assistente Flottie, la sguattera di casa, se la dovranno vedere con una situazione capace di mettere alle strette persino il grande Sherlock.
La Rosa del Malabar, gemma inestimabile donata da un maragià indiano alla regina Vittoria, è a Londra per essere esposta al pubblico. In contemporanea, è giunto in città anche il Grande Salmanazar, celebre illusionista ed escapista, una figura misteriosa, non immune da sospetti per una serie di furti di gioielli avvenuti durante i suoi spettacoli. Chi avrà la meglio? L’uomo capace di far sparire nel nulla la propria assistente con i suoi trucchi o un altro genere di “donna invisibile”, come la nostra insospettabile eroina? Non vi resta che leggerlo, per scoprirlo.

Enrico Solito Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano
Quante volte è stato in Italia Sherlock Holmes? Elementare, nemmeno una.
Non secondo il canone, almeno. Tuttavia, nei racconti e nei romanzi apocrifi, come quello di Enrico Solito, in edicola a novembre, l’investigatore di Baker Street è stato parecchie volte nel nostro Bel Paese, dove ha aiutato le autorità locali, e persino il Papa, a risolvere crimini, enigmi e misteri apparentemente inspiegabili.
Un altro apocrifo sherlockiano ambientato nella Roma dei papi e pubblicato a gennaio di quest’anno è Richard T. Ryan, Il Segreto dei cammei vaticani (Sherlock n. 41). In quell’avventura, Sherlock e Watson tirano fuori dai guai papa Leone XIII, risolvendo un intricato caso di ricatto legato ai cammei di papa Alessandro VI Borgia. Guarda caso, anche Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano ha per oggetto un misterioso cammeo, appartenuto però a un altro papa, Pio IX.
È davvero un caso? In realtà no, perché entrambi gli apocrifi, proprio come due ricostruzioni diverse dello stesso delitto, si poggiano sullo stesso indizio, in questo caso contenuto in una sibillina affermazione di Sherlock Holmes stesso ne “Il Mastino dei Baskerville”: “mi trovavo infognatissimo nella questione dei cammei vaticani e nella mia ansia di far cosa grata al Sommo Pontefice ho perso il contatto con molti casi accaduti qui in Inghilterra.”

W.P. Lawler Sherlock Holmes. Il villaggio della morte
Dicembre 1905.
Una serie di efferati omicidi scuote l’animo sonnacchioso della cittadina di mare di Torquay, nel sud dell’Inghilterra. Fra apparizioni spettrali, storie di pirati e morti misteriose, la località turistica, di solito meta ideale per chi si voglia rilassare, inizia a vivere nella paura, e la gioia e la serenità tipiche delle imminenti festività natalizie sembrano sempre più lontane. Per questo l’avvocato James Cary, proprietario di uno degli edifici più prestigiosi del posto, decide di appellarsi al noto duo di Baker Street, pregando Sherlock Holmes e il dottor Watson di recarsi nel Devonshire per far luce sui terribili fatti accaduti. Tuttavia, sarà solo grazie all’aiuto inaspettato di una vivace ragazzina del luogo, l’aspirante detective Aggie Miller, se il più famoso investigatore del mondo riuscirà a non rimetterci le penne. Chi è Aggie Miller? Qualcuno avrà già indovinato di chi si tratta in realtà… L’arrivo di Holmes e Watson non mette fine alla scia di cadaveri. A continuare lo stillicidio, un uomo, amico personale dell’avvocato James Cary, è stato incatenato agli scogli dell’insenatura ed è annegato per l’alta marea. Fra lugubri intrighi, misteri locali e colpi di scena, Sherlock Holmes e il suo compagno di mille avventure si ritrovano dunque ad affidarsi a un insolito terzo “socio” nella loro celebre attività. Vediamo cos’ha da dire a sua discolpa la piccola Aggie quando viene colta in flagrante a praticare la sua attività di detective dilettante:

Barry S. Brown La signora Hudson e i segreti di Parkerton Manor
E se il vero investigatore del 221B di Baker Street non fosse Sherlock Holmes ma… la sua padrona di casa? Nelle brillanti avventure scritte da Barry S. Brown, è la signora Hudson la vera mente investigativa, mentre il famoso detective ne è semplicemente… il prestanome maschile. In questo romanzo, il dottor Watson confessa di aver dovuto mentire in passato, distorcendo i propri resoconti, a causa della mentalità di un’epoca che relegava le donne ai margini della società. Ma da adesso in poi, finalmente, le storie possono essere narrate senza più sotterfugi. È in una triste giornata invernale che lady Parkerton si presenta all’agenzia investigativa della signora Hudson. La vedova le chiede aiuto per risolvere l’enigma della morte del marito, che all’apparenza sarebbe stato avvelenato durante la cena di Natale in famiglia. La cosa strana è che tutti gli altri ospiti sono rimasti illesi, pur avendo mangiato e bevuto alla medesima tavola. La trama si infittisce quando viene rinvenuto un secondo cadavere, quello del cocchiere di famiglia, e quando le indagini coinvolgono personaggi inquietanti come non mai: il leggendario Rajah Bianco di Sarawak e i suoi seguaci cacciatori di teste. Riuscirà la geniale governante a risolvere l’enigma prima che la sua testa diventi un macabro trofeo nelle giungle del Borneo malese?

Amy Thomas Sherlock Holmes. La leggenda del pirata
Trovare il tesoro di un pirata… o dimostrare che non esista. È questa la nuova sfida lanciata al noto detective di Baker Street, accompagnato in un’avventura oltreoceano dall’affascinante e arguta Irene Adler, coprotagonista della vicenda al posto del buon vecchio Dottor Watson (impegnato, diciamo, in… altro). Leggende locali sull’oro del pirata Gaspar hanno attirato gente poco raccomandabile sulla pacifica isola di Sanibel, turbando la quiete locale, e così la caccia al tesoro tra le isole a largo della Florida si rivelerà ben presto più complicata del previsto per l’affiatato duo Holmes-Adler. I due vecchi nemici-amici devono assolutamente trovare il tesoro prima che ci metta le mani sopra il “Barone“, misterioso criminale a capo di un gruppo di loschi figuri. Complotti, pirati, servizi segreti e un pizzico di atmosfera alla Stevenson, questi gli ingredienti che vi aspettano tra le pagine del nuovo libro di Amy Thomas!

James Moffett Sherlock Holmes. La notte degli inganni
È in un’emblematica notte “buia e tempestosa” che la tranquillità del  221B di Baker Street viene stravolta. Sherlock Holmes e il dottor Watson si stanno svagando con i loro passatempi prediletti, avvolti nel calore confortevole del caminetto, quando un nuovo caso bussa letteralmente alla porta. Una giovane pallida, impaurita e zuppa di pioggia cade svenuta non appena fatta entrare. Si chiama Eleonora Harper ed è sconvolta dalla repentina scomparsa della sua cara e unica amica: Lucy Ward, una donna che per guadagnarsi da vivere fa… il mestiere più antico del mondo. L’unico indizio a disposizione è il brandello annerito di una lettera minatoria, che recita: …niente più intrusioni. Potrebbe arrivare il giorno in cui anche tu non vedrai più l’alba. È questo l’inizio di un‘insidiosa e logorante avventura tra i più infimi vicoli di Londra, terribili omicidi e pericolosi criminali in grado di mettere alla prova il più famoso investigatore del mondo, in un’indagine che, come si può dedurre dal titolo originale (An Element of Deceit), si trova in bilico sul labile confine tra menzogna e verità.

Su questo ci ritornerò sopra.

Come ti costruisco un romanzo poliziesco (Le lunghine di Fabio Lotti)

Ormai sono tutti uguali. Quasi tutti uguali. I romanzi polizieschi, via. Si tratti di mystery, thriller, noir poco importa. Partiamo dal personaggio principale. Uomo o donna che sia. Prima domanda e prima decisione. Che cosa gli facciamo fare? Le risposte sono sempre le stesse: poliziotto/a, avvocato/essa, detective, giornalista oppure qualche amico/a del commissario di turno. Ma va bene anche un tipo qualsiasi che covi in se l’arte struggente di scovare assassini.
Scelto il lavoro ora creiamo il personaggio. Partiamo dall’uomo. Qui ci si può sbizzarrire come ci pare. Sia dal punto di vista fisico che del comportamento, del suo “essere” in definitiva. Meglio se solo che male o bene accompagnato, qualche tic, qualche fissazione, qualche tormento che lo caratterizzi. Naturalmente in stretto rapporto con la disgrazia per renderlo più vicino a noi che siamo pieni di disgrazie. Non so, tanto per dirne una, che abbia perso la moglie in un incidente stradale o che gli abbiano assassinato i genitori o abbia, come minimo, una sorella impasticcata. E la salute? Dove la mettiamo la salute? Di casi ne abbiamo già millanta. C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare. Lo stesso vale per la donna poliziotta, detective o anche semplice cittadina attratta inesorabilmente dai casini del crimine. Che sia impantanata, magari, in un matrimonio in crisi o già andato a male, così la facciamo del tutto simile ai millanta esseri femminili in giro per il mondo. Per quanto riguarda gli orientamenti sessuali niente problema. Anzi, se lesbica va pure di moda.
Per costruire un buon romanzo poliziesco occorre, dunque, un passato che ritorni funesto a tormentare il protagonista anche nei momenti più felici, o meno miserevoli della sua esistenza. Magari consolato da un altro personaggio allietato da altrettante disgrazie che in due si patisce meglio. E, a proposito degli altri personaggi, devono essere completamente diversi fra loro, con qualcuno, portatore sano di dialetto stretto (siculo, sardo, toscano…), a dare sorridente vivacità al linguaggio e diventare la macchietta simpatica del racconto. Immancabili, poi, le alte sfere a rompere i coglioni al povero detective di turno. E fai qui e fai là e fai presto, non c’è tempo da perdere altrimenti… Se mancassero le alte sfere a rompere i coglioni la vita del nostro detective sarebbe troppo banale, troppo facile via. Essenziale anche il classico bischero che viene infilato in gattabuia senza che c’entri un’acca con il terribile misfatto. Così sembra tutto compiuto, tutto risolto. A meno che il classico bischero in gattabuia non sia il vero assassino. Ma il lettore medio conosce anche questa eventualità per cui, quando si trova di fronte il classico bischero in gattabuia, sorride sornione fra sé e sé come a dire non ci casco mica, furbetto di un autore!
La trama, naturalmente, deve essere complessa e incasinata al punto giusto e con un finale così imprevedibile da far esclamare al solito lettore allibito “Ma che bella trovata!”, oppure talmente incasinata e incredibile da fargli comunque esclamare “Ma che bella stronzata!” In ogni caso bisogna farlo esclamare, pena la non riuscita del parto sanguinoso. Sanguinoso perché sangue ci dev’essere spruzzato per ogni dove. Altrimenti che noia che barba che noia alla Mondaini.
Tuttavia non bastano la trama e i personaggi per ottenere un buon risultato. Oggi bisogna infilarci anche la cucina. Se non ci si infila la cucina, la buona cucina siamo perduti. Il libello non venderà una copia. Dunque armatevi di pazienza e tirate fuori qualche ricetta deliziosa, magari tipica del luogo dove si svolgono gli avvenimenti. Ricetta condita, naturalmente, da qualche ottimo ed efficace strizzabudella. Fate ingozzare soprattutto il personaggio principale, fategli strabuzzare gli occhi che il lettore si diverte a vederlo su di giri. E bisogna infilarci anche il classico salto sul letto, soprattutto alla maniera del che ci do che ci do che ci do senza il quale il racconto perderebbe quel brividino sensuale attizzante la fantasia del citato lettore. Se poi i salti sul letto sono due o tre ancora meglio.
Per quanto riguarda il luogo in cui ambientare la storia maledetta basta scegliere quello in cui vivete. Ormai non c’è più posto libero dove siano avvenuti efferati crimini cartacei da sbrogliare. Tutta la penisola italiana è stata occupata. Anche il sottoscritto per i suoi tre libercoli ha fatto così. Visto che vive vicino a Siena la scelta del luogo misfattifero (mio conio) è stata proprio questa città adatta, tra l’altro, ad essere esaltata per le sue bellezze artistiche. E qui ne approfitto spudoratamente per citarli che la faccia tosta non mi manca: Partita a scacchi con il morto, Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine e La diabolica setta di Caissa. Scacchi e sesso in collaborazione con il Maestro di scacchi Mario Leoncini.

Dunque riepiloghiamo. Per buttar giù un buon romanzo poliziesco basta:
1) un detective, maschio o femmina, incasinato da diversi punti di vista;
2) il passato che ritorna funesto);
3) qualche personaggio “particolare” a suscitar sorriso;
4) superiori che martellino i coglioni al detective di turno;
5) il classico bischero in gattabuia;
6) la buona cucina e l’altrettanto classico salto sul letto;
7) un luogo da esaltare dove avvengono i misfatti;
8) una trama incasinata, incasinatissima con un finale incredibile, diciamo pure impossibile che tanto è lo stesso.

E il gioco è fatto. In bocca al lupo!

P.S.
Dimenticavo! Infilateci anche internet che oggi va tanto di moda.

A tutto Sherlock! (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Libri che parlano dell’Investigatore per antonomasia, oltre a quelli dell’autore Conan Doyle, ce ne sono millanta in giro curati amorevolmente dal nostro Luigi Pachì. Vediamone qualcuno.

Laurie R. King Sherlock Holmes. L’isola della follia
Mary Russell riceve la disperata richiesta d’aiuto di un’amica: sua zia, la rispettabilissima ma mentalmente instabile Lady Vivian Beaconsfield, è scomparsa. Mary è già sconvolta da recenti eventi, che l’hanno vista affrontare un efferato delitto, una terribile perdita e sconvolgenti relazioni su Sherlock Holmes, l’uomo che un tempo era il suo mentore e per cui ormai prova qualcosa di molto più complicato. Tutto vorrebbe tranne che farsi coinvolgere in questa storia… ma non può tirarsi indietro, e l’investigatore con lei. Tutto farebbe pensare che Lady Beaconsfield sia sfuggita dal manicomio di Bedlam per rubare e portare via con sé i preziosi gioielli di famiglia. Ma qualcosa non torna… E se invece fosse stata incastrata?

Daniel D. Victor Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene
E se dietro i grandi omicidi politici ci fosse una misteriosa organizzazione segreta? Quando lo scrittore americano Jack London si presenta al 221B di Baker Street vestito da barbone e inizia a farneticare di complotti e assassini, il dottor Watson fatica a credere che una simile accusa possa essere vera. Sherlock Holmes ha la stessa reazione una volta che il fedele amico gli riporta la storia. Ma quando i macabri dettagli di un folle piano omicida iniziano a emergere attorno a loro, persino l’investigatore più famoso al mondo e il suo scettico amico devono ricredersi. Lo scrittore Jack London è al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. La prima parte del libro parla proprio di un’organizzazione criminale nota come “Assassini S.p.A.”. Un libro destinato a rimanere per sempre incompiuto. Come se non bastasse, sembra che i dettagliatissimi resoconti delle imprese di Holmes redatti dal dottor Watson siano finiti nelle mani sbagliate. È proprio attingendo a essi che qualche losco figuro ha messo in moto un’infernale macchinazione, usando le informazioni raccolte per complottare… l’omicidio di Mycroft Holmes!

Albert Hall Sherlock Holmes. L’ombra della gorgone
Sherlock Holmes e il Dottor Watson accettano di indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia di Mr Avery Quill.
Il corpo viene ritrovato poco dopo l’accettazione del caso e lo stesso Mr Quill viene ucciso poco dopo con l’identico modus operandi della figlia. L’assassino lascia sulle scene del crimine dei biglietti da visita che riportano la testa di Medusa, la Gorgone, un dettaglio che Holmes riesce a connettere allo strano “Club del Cento per Cento”, un ritrovo per i reietti delle famiglie nobili.
E state pur certi che i rampolli rinnegati hanno tutta l’intenzione di impedire all’investigatore di Baker Street di svelare il loro vero intento…

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. La pietra del destino
Gennaio 1901, Londra. Mentre l’Inghilterra è in lutto per la morte della regina Vittoria, Sherlock e il dottor Watson vengono ingaggiati da Mycroft Holmes per assicurarsi che i gruppi separatisti irlandesi e scozzesi non approfittino dell’occasione per colpire. Quello che nessuno, neanche il più grande investigatore del mondo, si aspetta, è che la minaccia degli attentati sia solo un diversivo per un furto degno di un vero maestro del crimine. A venire rubata è l’antica Pietra del Destino, un cimelio della storia scozzese sottratto vari secoli prima e nascosto sotto il trono delle incoronazioni nell’abbazia di Westminster. Avvolta nelle leggende, l’antica reliquia, altresì nota come Pietra delle Incoronazioni, non è soltanto un simbolo di rivalsa per i separatisti. Senza di essa, infatti, l’erede della regina Vittoria, Edoardo VII, non potrà essere incoronato per non infrangere una tradizione che dura ininterrotta dal XIV secolo. Soltanto Sherlock Holmes sarà in grado di mettersi sulle tracce del cimelio. Ma per farlo dovrà rischiare il tutto per tutto e infiltrarsi sotto mentite spoglie nella Fratellanza Repubblicana Irlandese, e questa volta non gli basteranno tutti i quadrifogli dell’isola per farla franca.

Davies David Stuart Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore
L’arrivo al 221B di uno sconvolto Ronald Temple spinge Sherlock Holmes e il Dottor Watson a lanciarsi nella caccia ai rapitori di un bambino. Ma quando nessuna richiesta di riscatto arriva e iniziano anzi a profilarsi sinistre connessioni con i piani alti della società vittoriana, il caso si fa inquietante. Non è un rapimento qualsiasi. Proseguendo le indagini, la vita del duo di Baker Street si trova ben presto in pericolo, mentre emergono ulteriori dettagli sul misterioso lignaggio del bimbo rapito e inquietanti connessioni con gli omicidi avvenuti nel quartiere di Whitechapel un decennio prima. Se il nome del quartiere non vi suona nuovo, un motivo c’è. Il titolo originale di questo apocrifo sherlockiano è The Ripper Legacy, l’eredità (o il “retaggio”) di Jack the Ripper, alias “lo Squartatore”.

David D. Victor Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge
Le stroncature letterarie sono un colpo duro per uno scrittore, ma quando è uno scrittore illustre a stroncare l’operato del più celebre detective del mondo, la questione potrebbe avere ripercussioni ancora più pesanti. Soprattutto se lo scrittore è Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain. Clemens e Holmes avevano collaborato mesi prima durante un’indagine di omicidio a Thor Bridge nello Hampshire, e Watson come sempre aveva narrato il tutto sotto forma di romanzo. Ma ora Clemens ha dichiarato che il detective di Baker Street è tutt’altro che infallibile e che avrebbe commesso un grave errore nelle indagini, mettendone in dubbio la professionalità… State pur certi che Holmes non lascerà correre e vorrà mettere chiarezza, a tutti i costi e una volta per tutte, sui fatti di Thor Bridge. Perché la storia potrebbe non essere affatto andata come raccontato da Watson…

Martin Davies Sherlock Holmes. La Signora Hudson e il testamento di Lazzaro
Nuovo appuntamento a Baker Street con gli apocrifi di Martin Davies. E ad aprirci la porta del numero 221B è, ancora una volta, la Signora Hudson, pronta a rientrare in azione dopo La Maledizione degli Spiriti (Il Giallo Sherlock n. 48) e La Rosa del Malabar (Il Giallo Sherlock n. 52). Come per altre avventure, la padrona di casa del più famoso investigatore al mondo affiancherà Sherlock Holmes nelle indagini su un caso apparentemente impossibile, rivelando di possedere un acume al di fuori dell’ordinario. Fra le colline innevate e gli sbuffi di nebbia della Londra vittoriana, i nostri eroi dovranno affrontare l’enigma del “Testamento di Lazzaro”, una mitica reliquia che avrebbe il potere, sostengono alcuni, di riportare i morti in vita. La storia inizia quando con un uomo investito da una carrozza a pochi passi dal 221B della nota via londinese. Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, raccoglie le ultime, farneticanti parole dell’uomo, che muore lasciando un preciso messaggio per Sherlock Holmes: un morto è stato visto risorgere dalla tomba.
Con Il testamento di Lazzaro si conclude la pubblicazione in italiano della trilogia dedicata alla Signora Hudson da Martin Davies (1965), almeno in attesa che il brillante autore britannico non sforni qualche nuova avventura per la padrona di casa di Baker Street 221B e per la sua “Watson”, la cameriera Flotsam.

Arthur Hall Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo
In questa avventura ai limiti del sovrannaturale Sherlock Holmes e il dottor Watson sono convocati da Lady Heminworth nella sua spettrale residenza di Thobald Grange, nel Warwickshire. Da quando il figlio e il marito sono stati assassinati, la donna vive nel terrore in una dimora costruita sulle rovine di un antico castello, in cui sembrano aleggiare oscure presenze. Il terrore raggiunge il culmine con il ritrovamento di una pergamena che rivela l’esistenza di una maledizione contro i proprietari del castello e tutti i loro discendenti, lanciata da un giullare di corte giustiziato in quello stesso luogo secoli addietro. Soltanto facendo appello a tutte le sue straordinarie capacità deduttive Sherlock Holmes riuscirà a sbrogliare i fili di un intrigo diabolico e a sconfiggere un avversario apparentemente immune dai colpi di arma da fuoco e in grado di sparire nel nulla, come un fantasma…

Paul D. Gilbert Sherlock Holmes. Il ratto gigante di Sumatra
Una nave abbandonata lungo una banchina di Canary Wharf, a Londra, senza equipaggio. A bordo solo un giovane mozzo in fin di vita, che muore di lì a poco. Tutti gli altri, scomparsi nel nulla. Unico indizio, oscuri segni incisi sulle assi del ponte di coperta, forse lettere di un alfabeto sconosciuto. Il resoconto dell’ispettore Lestrade, in visita al 221B di Baker Street, è musica per le orecchie di Sherlock Holmes, bramoso di nuovi casi da risolvere. E il mistero della Matilda Briggs, destinata al trasporto del tè dall’India, appare quanto mai degno della sua attenzione. Cosa può aver condannato a un simile destino il bastimento fantasma? Una letale epidemia che ha decimato i marinai, gettati via via in acqua per arginare l’infezione, oppure un ammutinamento dagli esiti tragici? Nessuna ipotesi ordinaria offre a Holmes risposte soddisfacenti. E a suscitare un brivido nello sconcertato dottor Watson non è soltanto il vento gelido che soffia sul Tamigi. Si racconta di un essere terrificante come la morte stessa, proveniente dalla lontana Sumatra. Una vicenda per la quale il mondo non è ancora pronto.

Giallo e Scacchi (1) di Fabio Lotti

Presento qualche spunto su un binomio, che si trova spesso nella letteratura poliziesca, di cui mi occupo da molto tempo e che vorrei far conoscere anche ai lettori di questo blog.
In primis gli scacchi come arma del delitto. La regina del giallo Agatha Christie fu una delle prima a capire cosa succede nell’animo tormentato degli scacchisti. In Poirot e i quattro fa usare all’omicida un pezzo degli scacchi (il “Testa d’uovo” in un altro giallo dichiara “È difficile vincermi a questo giuoco”) per uccidere il suo avversario. L’Alfiere di Re del Bianco è attraversato da un elettrodo e il circuito elettrico si chiude nella casa b5, così quando il suo conduttore sposta l’Alfiere proprio in quella casa, come è solito fare, viene fulminato e muore di paralisi cardiaca (li mortacci!). Idea affascinante, talmente affascinante che è stata poi ripresa pari pari da Roberto Berna in L’avventura del vice-campione mondiale di scacchi, il Giallo Mondadori 1962, ripubblicato nel 1986 con la piccola variante della scossa elettrica che si becca, questa volta, nella casa b4, e da Roberto Gravina in Eterodelitto (si copia dappertutto!) dove l’omicidio avviene attraverso un metodo ancor più subdolo e sottile. Con un vermicida liquido e trasparente l’assassino ricopre l’Alfiere nero che serve per uccidere, non un antipatico avversario ma evidentemente una ancor più antipatica mogliera. In questo caso, però, il colpevole non viene scoperto e il fatale Bishop (alla lettera il vescovo ma nella terminologia scacchistica si tratta sempre dell’Alfiere) è posto in una piccola vetrina a perenne memoria del sublime misfatto. Ecco qualche spunto per gli scacchisti che vogliono usare a loro vantaggio questa nuova, incredibile arma…
D’altra parte che tra gli scacchi e il giallo, e viceversa, ci sia un feeling del tutto particolare anche da un punto di vista del ragionamento logico, questo è un dato di fatto confermato da diverse personalità. “Il giallo è come una partita a scacchi: assassino, vittima e complice si muovono sempre secondo una logica ferrea come pedine su una scacchiera; poi arriva il detective che conosce le regole del giuoco e riesce immancabilmente ad acciuffare il colpevole” scrive la giornalista Paola Sorge su Repubblica del 10 febbraio 2005, presentando La promessa di Friedrich Dürrenmatt che in realtà si svolge in maniera diversa dal giallo tradizionale. Un personaggio del bel romanzo La tavola fiamminga di Arturo Pérez-Reverte afferma “Io dico che, più che con l’arte della guerra, gli scacchi sono strutturalmente correlati con l’arte dell’assassinio”. E già che siamo in tema di citazioni non posso tralasciare il bell’articolo di Alberto Miatello Le straordinarie analogie tra pensiero scacchistico e indagine poliziesca pubblicato su L’Italia Scacchistica del maggio 2005, che mette bene in rilievo i diversi punti di contatto tra le due attività mentali.
Il giallo non è un’opinione. Come la matematica. Ce lo spiega Carlo Toffalori in Il matematico in giallo. Con l’appetitoso sottotitolo Una lettura scientifica del romanzo poliziesco. Che la matematica, ovvero il ragionamento logico e scientifico, stia alla base di questo genere letterario lo sappiamo fin dalla sua nascita, quando il “padre” Edgar Allan Poe tirò fuori dal cilindro delle invenzioni quell’Auguste Dupin che del ragionamento matematico, appunto, fece l’arma principale dei suoi successi investigativi… Fra matematica e logica non potevano mancare diversi riferimenti al gioco degli scacchi che si introducono con grande sicurezza in questo contesto così perfetto e razionale. Libro godibilissimo.
Talvolta gli assassini si firmano proprio con i pezzi degli scacchi. “Alfiere” è lo pseudonimo usato da uno di questi per una serie di delitti in L’enigma dell’Alfiere di S.S. Van Dine. Il campione di tiro con l’arco J.C. Robin viene assassinato con una freccia nel campo di tiro situato nella villa del fisico Bertrand Dillard. Il famoso Philo Vance (ricordo una bella interpretazione di Giorgio Albertazzi alla TV negli anni che furono) è chiamato a risolvere il mistero. Si tratta della prima vittima di una serie di omicidi sulla scena dei quali viene trovato un Alfiere nero.
Lo stesso accade in La Scacchiera del delitto di David Keith Cohler. New York. A poche ore di tempo l’una dall’altra, muoiono tre famosi atleti, un giocatore di baseball, un fantino, una tennista, mentre un pugile rimane gravemente ferito dall’esplosione di un pacco dono. Accanto alle vittime viene trovato un pezzo degli scacchi: un Cavallo per il fantino e il pugile, una Donna per la tennista, un Alfiere per il giocatore di baseball. Durante un incontro di basket arriva un messaggio di sfida: Adesso che conoscete le regole, possiamo cominciare a giocare.
Se non sono gli scacchi sono i loro antenati che si intrufolano nelle storie di morti ammazzati. Il bel romanzo di Danila Comastri Montanari Cui prodest? è ambientato nella Roma del I secolo d.C. Un serial killer uccide giovani schiavi ma commette l’errore di sgozzare Glauco, il copista greco di Publio Aurelio Stazio. L’assassino lascia come firma un pezzo del gioco dei latruncoli, l’antico gioco degli scacchi romano. Le indagini portano il lettore a conoscere ambienti diversi, dalle fabbriche di scarpe, dalle terme ai postriboli, dalla caserma dei vigiles agli scarichi di immondizia, alle caldaie degli ipocausti dove gli schiavi fuochisti si logoravano in un lavoro durissimo, ai circoli di latruncoli dove dei veri e propri maestri giocano da professionisti, puntando sesterzi e facendo puntare su di loro il pubblico stesso.

Delitti al chiuso – Omaggio a Marco Polillo (Le lunghine di Fabio Lotti)

C’è stato un periodo in cui i delitti più orrendi venivano perpetrati soprattutto in luoghi circoscritti come quelli della camera chiusa. Vediamo un po’ di dare qualche suggerimento di lettura.
A fagiolo viene, appunto, I delitti della camera chiusa di AA. VV., Polillo 2007, (un saluto all’editore scomparso è doveroso) con il quale anche noi possiamo cimentarci in questa stuzzicante sfida all’ultimo neurone.
1) La 51a stanza sigillata di Robert Arthur Jr.
Siamo alla riunione mensile del MWA, cioè dell’associazione del Mystery Writers of America (citati, tra gli altri, Brett Halliday, John Dickson Carr e George Simenon). Lo scrittore Gordon Waggoner ha una nuova idea su come evadere da una stanza chiusa a chiave. Invano Harrison Mannix, anch’egli scrittore di minor fama, cerca di carpirgli il segreto. Qualche settimana dopo Gordon viene trovato cadavere nel suo cottage “seduto alla scrivania, una mano posata sui tasti della macchina da scrivere, l’altra apparentemente, nell’atto di manovrare la leva dello spaziatore. Il corpo era senza testa”. Harrison non ci vede chiaro e va sul posto a indagare…
2) Omicidio per procura di Matthias Mcdonnell Bodkin.
Eric Neville sta parlando con il suo giardiniere quando sentono il colpo di uno sparo e vedono una nuvoletta di fumo salire da una finestra quasi sopra le loro teste. Eric si lancia di corsa su per le scale e trova l’altro cugino John chino sul divano dove giace lo zio colpito dietro la testa da una rosa di pallini. L’inchiesta viene affidata al placido ma “robusto e tarchiato” Paul Beck. L’esame della stanza in cui è avvenuto il delitto rivela: una bottiglia d’acqua, un grande globo di vetro trasparente semipieno, posata su un libro vicino al fucile; dei pezzetti di carta costellati di forellini bruciacchiati; il fucile con la sola canna destra scaricata e le due canne in posizione di sicurezza. Il caso è risolto…
3) Mistero all’obitorio di Fredric W. Brown.
Jerry Grant è uno studente universitario che si mantiene agli studi con un impiego notturno all’obitorio del comune. Un morto non riconosciuto viene messo in una teca di vetro per eventuale riconoscimento. Sembra che la dipartita sia stata accidentale. Investito da una macchina. Ma a Jerry vengono dei dubbi. Quando il probabile fratello del morto arriva per l’identificazione si scopre che la teca di vetro è stata rotta e il cadavere orrendamente mutilato al volto. Perché? Aggiungo (ma questo vale solo per me) che tra due personaggi del racconto avviene una bella partita a scacchi…
4) Il terzo proiettile di John Dickson Carr.
Il giudice Mortlake viene assassinato in una stanza della sua casa. Davanti a lui c’è Gabriel White con una pistola fumante. Ha sparato due colpi. Un’altra pistola viene trovata dentro un vaso. Ma il proiettile che ha ucciso il giudice appartiene ad un’altra pistola ancora… (li mortacci!)
5) Il sogno di Agatha Christie.
Hercule Poirot è invitato dall’eccentrico milionario Benedict Farley nel suo studio, per avere un giudizio su un sogno che lo tormenta una notte dopo l’altra. È seduto alla scrivania, sono le tre e ventotto minuti, si alza, prende la pistola da un cassetto della scrivania, la carica, si avvicina alla finestra e poi si spara. Che significa? Colpa del regime alimentare? Di un trauma infantile? Di una forma di autodistruzione? Oppure c’è di mezzo l’ipnotismo? Fatto sta che dopo una settimana il sogno diventa, per lui, cruda realtà…

E qui mi fermo perché mi gira la testa. Gli altri racconti:

6) Il gufo alla finestra di G.D.H. e M.I. Cole.
7) I delitti di X street di Joseph Commins.
8) La prima camera chiusa di Lillian de la Torre.
9) Il pugnale d’alluminio di Richard Austin Freeman.
10) La foglia di tè di Edgar Jepson e Robert Eustace.
11) L’episodio del chiodo e del requiem di C. Daly King.
12) Dopo accurata ispezione di Ronald A. Knoch.
13) A mille miglia nel cielo di John F. Suter.

A questo aggiungerei Delitti impossibili di AA. VV., Polillo 2012.
Qui abbiamo riunite nove menti diaboliche pronti a farci strabuzzare gli occhi con le loro trovate altrettanto diaboliche. Ce ne sono di tutti i tipi. Per esempio qualcosa che sparisce in una stanza perfettamente chiusa. Era lì ed ora non c’è più. Si tratta di un testamento tenuto da una signora a letto svanito nel nulla. Nessuno l’ha portato via. Dovrebbe essere da qualche parte della camera, eppure una brancata di poliziotti non riesce a trovarlo. Ma c’è, mannaggia alla miseria se c’è…
Oppure, oppure un corpo accasciato nella neve, morto insomma, con una serie di orme che portano al cadavere ma nemmeno una nella direzione opposta. Opera del diavolo? E poi ecco quella del palombaro che si immerge per ritrovare i corpi di quattro annegati e ritorna su colpito a morte con un coltello che si usa per sfilettare il pesce. Annegati da giorni, dico, e nessuno in acqua!
Continuo. Una vendetta, due morti ammazzati. Ora tocca al terzo. Impossibile perché in quella stanza dove è stato ucciso non può entrare nessuno. Ma per Loreto Santos, curioso del crimine, è un gioco da ragazzi dimostrarlo. Aggiungo un accoltellato in una cabina di una funivia (era solo, naturalmente), un omicidio ne “La Casa delle Tenebre” di un Luna Park dove qualcuno è stato “capace di piazzare quattro pallottole in un’area di pochi centimetri nella schiena della sua invisibile vittima”. Meno male che arriva Ellery Queen a rischiarare il buio. Così come meno male che c’è il piccolo avvocato Malone a risolvere il problema di una impiccagione in cella di un suo assistito. Sembra un suicidio. Dico, sembra…
Sentite questa. Una lettera “Mr John Delaunay: lei sta per morire… Non c’è potenza umana che possa evitare la sua morte”. Il suddetto ricevente si incavola di brutto, butta fuori qualche imprecazione e schianta a terra morto stecchito. E sentite, ormai che ci siamo, pure questa. Un tizio ad un altro “Ha messo il suggello al suo destino. A meno che non riesca ad intercedere per lei, morirà per sua stessa mano”. Detto fatto.
Non sono estranei agli omicidi questioni di cuore, di gelosia, di sghei, l’accuratezza delle descrizioni, la vivacità dei personaggi, momenti di tensione, ansia e paura. Ma, soprattutto, il desiderio di sbalordire. E io mi immagino i nostri eroi chini sul tavolo da lavoro o seduti a fumare in poltrona e, magari, perfino a mangiare a tavola (la moglie incazzicchiata alquanto) che sono lì a sfruculiare di continuo con la mente per fregarci e farci restare a bocca aperta come stoccafissi.