Come ti costruisco un romanzo poliziesco (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Dopo i primi spunti qui ecco qualche altro consiglio per il futuro scrittore di romanzi polizieschi.
Intanto potete partire da una stanza ermeticamente chiusa da tutte le parti dove infilare un morto ammazzato e dare vita al classico delitto della camera chiusa. Però nella stanza o camera chiusa che dir si voglia, non ci deve passare nemmeno uno spiffero d’aria perché se ci passa uno spiffero d’aria siete spacciati. Il lettore saprà già come andrà a finire. Chiunque sia addetto a risolvere il mistero lo risolverà in quattro e quattr’otto. L’assassino, per lui/lei, è passato senza ombra di dubbio nella stanza o camera chiusa attraverso quello spiffero d’aria portando a termine il suo terribile misfatto. Troppo facile. Stanza o camera chiusa meglio se fa parte di una casa, di una casona bella grande, di una villa, insomma, chiusa anche questa dalla neve in modo che non possa arrivare proprio nessuno da fuori e l’assassino si trovi tra le mura domestiche. Il tutto a creare un clima claustrofobico che assilli il lettore facendogli allargare la bocca per tirare su un po’ d’aria e respirare meglio. E se il lettore allarga la bocca, tira su un po’ d’aria e respira meglio il gioco è fatto e il romanzo poliziesco, basato sulla stanza o camera e la casona chiusa, sarà un successone. In questo caso come assassino ci potete infilare tranquillamente il maggiordomo, così da completare un classico nel classico che il maggiordomo ci va a pennello nelle storie con le stanze o camere e le case chiuse (ma non in quel senso!). Tenetelo a mente.
Un altro elemento da sfruttare e che va tanto di moda è l’occulto, la magia, la stregoneria, la cartomanzia e altre parole che finiscano in “ia” tali da innescare sin dall’inizio un brividino per tutto il corpo del solito lettore che già potrebbe essere passato attraverso la lettura della citata stanza o camera e casona chiusa in modo da beccarsi, qui, il colpo di grazia. In senso positivo, s’intende, che il citato lettore del giallone classicone e del goticone gode come una bestia dentro questo tipo di storie. Quindi scaraventateci dentro streghe, maghi, occulto, fantasmi e tutte le diavolerie che vi vengono in mente incorniciati in un ambiente dove la pioggia che scroscia, il vento che ulula, il tuono che tuona e la cornacchia che gracchia formano il concerto necessario per accrescere tensione e mandare in brodo di giuggiole quello di prima. Da infilarci pure una serie di riti satanici con le orge sataniche, più l’inseguimento nella notte del pazzo assassino dalla faccia disumana brandente un coltello e la fuga disperata (mamma!) dell’inseguito e siamo a posto.
Se volete creare una storia in sintonia coi tempi infilateci internet, altro elemento essenziale del moderno romanzo poliziesco. Fate incontrare la vittima con l’assassino via internet in qualche modo che oggi è la maniera migliore, sempre nel suddetto moderno romanzo poliziesco, rispetto all’incontro per strada o al bar ormai un’anticaglia medievale da far venire gli sbadigli.
Non deve mancare, a mio avviso, anche la ripresa di una scena registrata da una telecamera. Scena che viene vista e rivista dall’allocco di turno che non ci raccatta un fico secco, poi arriva l’intelligentone, la guarda, la riguarda al rallentatore fino a quando “Fermo!”, dice all’allocco di turno, “Ritorna un po’ indietro… piano, piano…” ed ecco il gioco è fatto perché, ritornando indietro (mai avanti!), si capisce subito quale sia l’assassino. E l’allocco di turno è ancora lì che ci rimugina sopra.
Altra idea da sfruttare, magari in futuro, quella del “doppio”. Ovvero create un personaggio, magari un po’ strambo, che se ne sta tranquillo in casa e lo fate assalire all’improvviso da un intruso da lui ucciso dopo una lotta tremenda da buttare all’aria tutta la stanza e che, guarda caso, risulta uguale spiccicato al vostro strambo personaggio. Il quale strambo personaggio prenderà il suo posto nella vita… Beh, se poi la storia dovesse risultare un tantinello simile a quella di un altro giallo famoso, pazienza. Ce ne sono tanti in giro esperti in copiature. Uno più, uno meno…

Dunque, per concludere, possiamo costruire un bel romanzo poliziesco attraverso:
1) Una stanza o camera chiusa da tutte le parti senza spifferi di sorta.
2) Una casa grande o villa chiusa dalla neve dove ci sia la suddetta stanza o camera chiusa.
3) L’assassino il maggiordomo che si va sul sicuro.
4) Oppure l’occulto con riti satanici.
5) Internet.
6) Una scena registrata vista per prima dall’allocco di turno e poi dall’intelligentone.
7) Un “doppio” da infilare dove vi pare.
Ed il gioco è fatto.

P.S.
Dimenticavo le citazioni! In modo particolare quelle, ormai rituali, di Sherlock e Watson che se non ci sono al lettore viene un colpo e stramazza sulla poltrona. Poi infilateci citazioni di ogni genere, soprattutto di opere e scrittori famosi, che il solito lettore, stravaccato sulla poltrona, ma anche disteso sul divano, capisce che sono proprio per lui, per la sua raffinata cultura e si sente come librare nel cielo.

P.S. del P.S. Se volete scrivere un libro, potete affidarvi ai consigli di Fabio oppure fare un salto in libreria dove troverete, fresco di stampa, L’arte di costruire un romanzo di Elizabeth George (Longanesi, 2020). 

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Lettura veloce e sempre gradevole quella de Il signor Cardinaud di Georges Simenon, Adelphi 2020. Il signore del titolo ha praticamente tutto: una bella casa con giardino, va alla messa la domenica con il figlio, salutato e rispettato da tutti. Non gli manca niente, nemmeno una splendida moglie, Marthe, conosciuta da giovanissimo di cui è perdutamente innamorato. Solo che questa un bel giorno se ne scappa con un amante portando via tremila franchi. Pensate che Cardinaud si metta a piangere e disperarsi? Manco pe’ gnente. Si rimbocca le maniche e via a riprendersi l’adorata, birichina sposa. Leggere per credere…

Chi vuole buttarsi su un thriller psicologico si becchi La casa delle voci di Donato Carrisi, Longanesi 2019.
Naturalmente dovete essere preparati ad infilarvi nei misteri e negli angoli bui della mente umana che il protagonista, Pietro Gerber, è uno psicologo che cura con l’ipnosi bambini vittime di abusi. Fino a quando, caso nuovo, decide di curare, a Firenze dove vive, una donna, Hanna Hall, che crede di avere ucciso da piccola il fratellino Ado. Ed ecco l’incontro. Un incontro particolare, la donna sembra conoscerlo… Un affondo nella psiche, nei meandri oscuri della memoria con colpi di scena da brivido horror.

A questo aggiungerei un classico come A sangue freddo di Truman Capote, Garzanti 2005, che ci riporta nel novembre del 1959, ovvero ad un fatto di cronaca tremendo, ad una strage avvenuta nel Kansas dove fu sterminata una famiglia intera. L’autore partecipò di persona, insieme all’amica Harper Lee (famosa autrice de Il buio oltre la siepe), alle indagini per scrivere un resoconto della vicenda da pubblicare sul New Yorker che poi trasformerà in un libro dando vita al nuovo genere di “romanzo-inchiesta-verità.” Un libro che suscitò enorme scalpore ed emozione nei lettori e nella pubblica opinione, soprattutto perché portò a galla tutto il mondo dell’esperienza umana dei due autori dell’incredibile delitto.

Altro lavoro ispirato ad una storia vera Che cosa hai fatto, Lizzie Borden? di Sarah Schmidt, Piemme 2020.
Ovvero la storia di Lizzie Borden del 1892 a Fall River nel Massachussets. Siamo ad agosto quando una mattina scopre l’uccisione del padre a colpi di ascia e quello della matrigna finita allo stesso modo. Verrà accusata (aveva dichiarato di non aver sentito niente, nessun rumore) e prosciolta per mancanza di indizi ma per tutta l’America sarà lei l’assassina. Lei, lei sola in casa insieme alla domestica che non aveva alcun movente. La scrittrice ripercorre il caso mettendo soprattutto in rilievo i problemi della famiglia, un padre violento, una matrigna “cattiva” come nelle favole, le incomprensioni e gli scontri tra Lizzie e la sorella maggiore Emma entrambe nubili, legate da un intreccio indissolubile di amore-odio.

Ci si può fidare di una che è stata condannata per l’omicidio del proprio futuro marito? È quello che cerca di scoprire la produttrice televisiva Laurie Moran della serie Under Suspicion che si occupa di vecchi casi irrisolti, i cosiddetti cold case. Precisamente in Non chiudere gli occhi di Mary Higgins Clark e Alafair Burke, Sperling & Kupfer 2019. Questa volta si trova di fronte quello di Casey Carter che, dopo aver trascorso quindici anni in carcere per l’omicidio del fidanzato Hunter, rampollo di una famiglia molto ricca e potente, le chiede di indagare per la riabilitazione del suo nome portando la storia in TV con il titolo La Bella Addormentata Assassina (dormiva sul divano, aveva giurato, quando il compagno fu ucciso in casa). Solo che, andando avanti nell’indagine, viene fuori un ritratto di Casey piuttosto particolare, aggressivo e violento. E qui il lettore incomincia a dubitare e la suspense a crescere…

Chi vuole fare un viaggetto nella Berlino del 1936 (l’anno delle Olimpiadi durante le quali Jesse Owens fece incazzare Hitler) può tranquillamente sfogliare Violette di marzo di Philip Kerr, Fazi 2020. Qui potrà conoscere l’investigatore Bernhard “Bernie” Gunther, ex poliziotto, gran bevitore e donnaiolo incallito, tutto preso dal proprio tornaconto piuttosto in linea con l’asprezza dei tempi. Deve ritrovare una bellissima e preziosissima collana di diamanti rubata ad Hermann Six, ricco magnate dell’acciaio, che ha pure perso la figlia Greta e il genero Paul Pfarr uccisi nel loro letto a colpi di pistola e poi bruciati. Tra l’altro Paul faceva parte di coloro che erano spregiativamente denominati “violette di marzo” (da qui il titolo del libro) perché aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo quando era già in grande ascesa. E si scopre in cattivi rapporti proprio con il suocero… Un viaggio nella crudezza, brutalità, odio e violenza dei tempi durante la dittatura di Hitler attraverso l’intreccio di personaggi realmente esistiti e inventati.

Dalla Berlino del 1936 alla Bari di oggi con I quattro cantoni di Gabriella Genisi, Sonzogno 2020.
Con il commissario Lolita Lobosco detta Lolì, già incontrata dal sottoscritto ne La circonferenza delle arance sulla quale avevo scritto “Alcuni spunti: 36 anni, capelli lunghi corvini, quinta di reggiseno, arance sempre a portata di mano, si sposta su una Bianchina cabriolet celeste pallido del ‘62, adora la musica napoletana, madre siciliana e padre carabiniere napoletano morto ammazzato davanti a casa, ottima cuoca, detesta le smancerie, adora i bagni rilassanti nella vasca e i massaggi del centro benessere.” Questa volta se la deve vedere con il brutale assassinio di un fotografo a pochi giorni dalla festa di San Nicola. La sera successiva una Mercedes, che cerca di sfuggire ad un posto di blocco, si infrange contro un muro facendo morire gli occupanti, due uomini di etnia rom. E quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine il caso sembra risolto scatenando rabbia, odio e razzismo. Ma la nostra Lolita non ne è affatto convinta, anche perché altri delitti insanguineranno la città. Cocciuta come sempre, tra relazioni complicate, buona cucina e rischio della propria vita, saprà arrivare alla verità.

Dalla Bari di oggi alla Palermo, sempre di oggi, con Mercato nero di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020.
E qui incontriamo un altro personaggio femminile, la poliziotta Angela Mazzola, belloccia anzichenò, che si è messa in proprio e ora è chiamata a risolvere il caso dell’uccisione di Ernesto Altavilla con un colpo di arma da fuoco, figlio del classico pezzo grosso della città. Viaggio attraverso una Palermo difforme tra i quartieri multietnici di Ballarò, dove regna lo spaccio e la droga, e quelli dei cosiddetti “alti” dove impera l’arroganza. Importante l’aiuto della donna di cui si era innamorato Ernesto e di un ragazzo nigeriano. Da tutta la storia Angela ne esce fuori come un personaggio allegro, intraprendente e nello stesso tempo duro e caparbio per raggiungere il suo scopo.

A volte un personaggio me ne fa ritornare alla mente un altro. Vedi Al Giambellino non si uccide di Matteo Lunardini, Piemme 2020, dove possiamo incontrare Ruggero Casipolidis, soprannominato Zappa, conduttore del programma radiofonico Kriminalia alla Radio Milano Libera. Ex carcerato, vive da solo con la madre in una città invasa dal caldo (siamo d’agosto), quando in redazione arriva un messaggio che annuncia l’uccisione di una prostituta. La mattina seguente una donna viene davvero trovata morta e su di lui nascono i sospetti. Per salvarsi deve risolvere il mistero tra mafia milionaria, rapine, tossici, puttane, travestiti, passato e presente che si mischiano, girando per Milano con la sua Vespa…
Ecco, proprio questo girare con una Vespa mi ha fatto ricordare Enrico Radeschi, il giornalista hacker, simpatico e scanzonato, protagonista di alcuni romanzi di Paolo Roversi pubblicati da Marsilio. Originario della Bassa (del paese di fantasia Capo di Ponte Emilia) gira sempre in sella ad una vespa gialla del 1974, il Giallone, e risolve i case più intricati avvalendosi delle sue doti informatiche e dell’aiuto del vicequestore Loris Sebastiani.

A tutto Sherlock! (2) – Le lunghine di Fabio Lotti

Martin Davies La Signora Hudson e la rosa del Malabar
Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna.
Nel caso di Sherlock Holmes ce ne sono almeno due. La prima è senz’altro Irene Adler, l’unica che abbia saputo tenergli testa (“Uno scandalo in Boemia”). Ma ce n’è un’altra, più inaspettata e misteriosa, e risiede niente di meno che in Baker Street 221B. Anzi, è lei la vera “padrona di casa”. Stiamo ovviamente parlando della Signora Hudson, landlady di Holmes e Watson.
Sir Arthur Conan Doyle è estremamente avaro di dettagli quando si riferisce a Mrs Hudson. Nel canone compare soltanto in 11 storie su 60 e parla solo 3 volte, per un totale di 26 linee di dialogo. Ovviamente la vediamo sempre attraverso gli occhi di Watson, che fa da filtro e narratore. Per il buon dottore, la Signora Hudson poteva ben apparire come un mero personaggio di sfondo, un elemento di ambientazione. Ma se così non fosse?
Quello che è un elemento oscuro e poco definito nel canone diventa una miniera da esplorare per gli autori di apocrifi holmesiani come Martin Davies, che a Mrs Hudson ha già dedicato un altro romanzo, La Signora Hudson e la maledizione degli spiriti, pubblicato l’agosto scorso (Il Giallo Mondadori Sherlock n. 48).
In questa seconda avventura, la Signora Hudson e la sua assistente Flottie, la sguattera di casa, se la dovranno vedere con una situazione capace di mettere alle strette persino il grande Sherlock.
La Rosa del Malabar, gemma inestimabile donata da un maragià indiano alla regina Vittoria, è a Londra per essere esposta al pubblico. In contemporanea, è giunto in città anche il Grande Salmanazar, celebre illusionista ed escapista, una figura misteriosa, non immune da sospetti per una serie di furti di gioielli avvenuti durante i suoi spettacoli. Chi avrà la meglio? L’uomo capace di far sparire nel nulla la propria assistente con i suoi trucchi o un altro genere di “donna invisibile”, come la nostra insospettabile eroina? Non vi resta che leggerlo, per scoprirlo.

Enrico Solito Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano
Quante volte è stato in Italia Sherlock Holmes? Elementare, nemmeno una.
Non secondo il canone, almeno. Tuttavia, nei racconti e nei romanzi apocrifi, come quello di Enrico Solito, in edicola a novembre, l’investigatore di Baker Street è stato parecchie volte nel nostro Bel Paese, dove ha aiutato le autorità locali, e persino il Papa, a risolvere crimini, enigmi e misteri apparentemente inspiegabili.
Un altro apocrifo sherlockiano ambientato nella Roma dei papi e pubblicato a gennaio di quest’anno è Richard T. Ryan, Il Segreto dei cammei vaticani (Sherlock n. 41). In quell’avventura, Sherlock e Watson tirano fuori dai guai papa Leone XIII, risolvendo un intricato caso di ricatto legato ai cammei di papa Alessandro VI Borgia. Guarda caso, anche Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano ha per oggetto un misterioso cammeo, appartenuto però a un altro papa, Pio IX.
È davvero un caso? In realtà no, perché entrambi gli apocrifi, proprio come due ricostruzioni diverse dello stesso delitto, si poggiano sullo stesso indizio, in questo caso contenuto in una sibillina affermazione di Sherlock Holmes stesso ne “Il Mastino dei Baskerville”: “mi trovavo infognatissimo nella questione dei cammei vaticani e nella mia ansia di far cosa grata al Sommo Pontefice ho perso il contatto con molti casi accaduti qui in Inghilterra.”

W.P. Lawler Sherlock Holmes. Il villaggio della morte
Dicembre 1905.
Una serie di efferati omicidi scuote l’animo sonnacchioso della cittadina di mare di Torquay, nel sud dell’Inghilterra. Fra apparizioni spettrali, storie di pirati e morti misteriose, la località turistica, di solito meta ideale per chi si voglia rilassare, inizia a vivere nella paura, e la gioia e la serenità tipiche delle imminenti festività natalizie sembrano sempre più lontane. Per questo l’avvocato James Cary, proprietario di uno degli edifici più prestigiosi del posto, decide di appellarsi al noto duo di Baker Street, pregando Sherlock Holmes e il dottor Watson di recarsi nel Devonshire per far luce sui terribili fatti accaduti. Tuttavia, sarà solo grazie all’aiuto inaspettato di una vivace ragazzina del luogo, l’aspirante detective Aggie Miller, se il più famoso investigatore del mondo riuscirà a non rimetterci le penne. Chi è Aggie Miller? Qualcuno avrà già indovinato di chi si tratta in realtà… L’arrivo di Holmes e Watson non mette fine alla scia di cadaveri. A continuare lo stillicidio, un uomo, amico personale dell’avvocato James Cary, è stato incatenato agli scogli dell’insenatura ed è annegato per l’alta marea. Fra lugubri intrighi, misteri locali e colpi di scena, Sherlock Holmes e il suo compagno di mille avventure si ritrovano dunque ad affidarsi a un insolito terzo “socio” nella loro celebre attività. Vediamo cos’ha da dire a sua discolpa la piccola Aggie quando viene colta in flagrante a praticare la sua attività di detective dilettante:

Barry S. Brown La signora Hudson e i segreti di Parkerton Manor
E se il vero investigatore del 221B di Baker Street non fosse Sherlock Holmes ma… la sua padrona di casa? Nelle brillanti avventure scritte da Barry S. Brown, è la signora Hudson la vera mente investigativa, mentre il famoso detective ne è semplicemente… il prestanome maschile. In questo romanzo, il dottor Watson confessa di aver dovuto mentire in passato, distorcendo i propri resoconti, a causa della mentalità di un’epoca che relegava le donne ai margini della società. Ma da adesso in poi, finalmente, le storie possono essere narrate senza più sotterfugi. È in una triste giornata invernale che lady Parkerton si presenta all’agenzia investigativa della signora Hudson. La vedova le chiede aiuto per risolvere l’enigma della morte del marito, che all’apparenza sarebbe stato avvelenato durante la cena di Natale in famiglia. La cosa strana è che tutti gli altri ospiti sono rimasti illesi, pur avendo mangiato e bevuto alla medesima tavola. La trama si infittisce quando viene rinvenuto un secondo cadavere, quello del cocchiere di famiglia, e quando le indagini coinvolgono personaggi inquietanti come non mai: il leggendario Rajah Bianco di Sarawak e i suoi seguaci cacciatori di teste. Riuscirà la geniale governante a risolvere l’enigma prima che la sua testa diventi un macabro trofeo nelle giungle del Borneo malese?

Amy Thomas Sherlock Holmes. La leggenda del pirata
Trovare il tesoro di un pirata… o dimostrare che non esista. È questa la nuova sfida lanciata al noto detective di Baker Street, accompagnato in un’avventura oltreoceano dall’affascinante e arguta Irene Adler, coprotagonista della vicenda al posto del buon vecchio Dottor Watson (impegnato, diciamo, in… altro). Leggende locali sull’oro del pirata Gaspar hanno attirato gente poco raccomandabile sulla pacifica isola di Sanibel, turbando la quiete locale, e così la caccia al tesoro tra le isole a largo della Florida si rivelerà ben presto più complicata del previsto per l’affiatato duo Holmes-Adler. I due vecchi nemici-amici devono assolutamente trovare il tesoro prima che ci metta le mani sopra il “Barone“, misterioso criminale a capo di un gruppo di loschi figuri. Complotti, pirati, servizi segreti e un pizzico di atmosfera alla Stevenson, questi gli ingredienti che vi aspettano tra le pagine del nuovo libro di Amy Thomas!

James Moffett Sherlock Holmes. La notte degli inganni
È in un’emblematica notte “buia e tempestosa” che la tranquillità del  221B di Baker Street viene stravolta. Sherlock Holmes e il dottor Watson si stanno svagando con i loro passatempi prediletti, avvolti nel calore confortevole del caminetto, quando un nuovo caso bussa letteralmente alla porta. Una giovane pallida, impaurita e zuppa di pioggia cade svenuta non appena fatta entrare. Si chiama Eleonora Harper ed è sconvolta dalla repentina scomparsa della sua cara e unica amica: Lucy Ward, una donna che per guadagnarsi da vivere fa… il mestiere più antico del mondo. L’unico indizio a disposizione è il brandello annerito di una lettera minatoria, che recita: …niente più intrusioni. Potrebbe arrivare il giorno in cui anche tu non vedrai più l’alba. È questo l’inizio di un‘insidiosa e logorante avventura tra i più infimi vicoli di Londra, terribili omicidi e pericolosi criminali in grado di mettere alla prova il più famoso investigatore del mondo, in un’indagine che, come si può dedurre dal titolo originale (An Element of Deceit), si trova in bilico sul labile confine tra menzogna e verità.

Su questo ci ritornerò sopra.

Come ti costruisco un romanzo poliziesco (Le lunghine di Fabio Lotti)

Ormai sono tutti uguali. Quasi tutti uguali. I romanzi polizieschi, via. Si tratti di mystery, thriller, noir poco importa. Partiamo dal personaggio principale. Uomo o donna che sia. Prima domanda e prima decisione. Che cosa gli facciamo fare? Le risposte sono sempre le stesse: poliziotto/a, avvocato/essa, detective, giornalista oppure qualche amico/a del commissario di turno. Ma va bene anche un tipo qualsiasi che covi in se l’arte struggente di scovare assassini.
Scelto il lavoro ora creiamo il personaggio. Partiamo dall’uomo. Qui ci si può sbizzarrire come ci pare. Sia dal punto di vista fisico che del comportamento, del suo “essere” in definitiva. Meglio se solo che male o bene accompagnato, qualche tic, qualche fissazione, qualche tormento che lo caratterizzi. Naturalmente in stretto rapporto con la disgrazia per renderlo più vicino a noi che siamo pieni di disgrazie. Non so, tanto per dirne una, che abbia perso la moglie in un incidente stradale o che gli abbiano assassinato i genitori o abbia, come minimo, una sorella impasticcata. E la salute? Dove la mettiamo la salute? Di casi ne abbiamo già millanta. C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare. Lo stesso vale per la donna poliziotta, detective o anche semplice cittadina attratta inesorabilmente dai casini del crimine. Che sia impantanata, magari, in un matrimonio in crisi o già andato a male, così la facciamo del tutto simile ai millanta esseri femminili in giro per il mondo. Per quanto riguarda gli orientamenti sessuali niente problema. Anzi, se lesbica va pure di moda.
Per costruire un buon romanzo poliziesco occorre, dunque, un passato che ritorni funesto a tormentare il protagonista anche nei momenti più felici, o meno miserevoli della sua esistenza. Magari consolato da un altro personaggio allietato da altrettante disgrazie che in due si patisce meglio. E, a proposito degli altri personaggi, devono essere completamente diversi fra loro, con qualcuno, portatore sano di dialetto stretto (siculo, sardo, toscano…), a dare sorridente vivacità al linguaggio e diventare la macchietta simpatica del racconto. Immancabili, poi, le alte sfere a rompere i coglioni al povero detective di turno. E fai qui e fai là e fai presto, non c’è tempo da perdere altrimenti… Se mancassero le alte sfere a rompere i coglioni la vita del nostro detective sarebbe troppo banale, troppo facile via. Essenziale anche il classico bischero che viene infilato in gattabuia senza che c’entri un’acca con il terribile misfatto. Così sembra tutto compiuto, tutto risolto. A meno che il classico bischero in gattabuia non sia il vero assassino. Ma il lettore medio conosce anche questa eventualità per cui, quando si trova di fronte il classico bischero in gattabuia, sorride sornione fra sé e sé come a dire non ci casco mica, furbetto di un autore!
La trama, naturalmente, deve essere complessa e incasinata al punto giusto e con un finale così imprevedibile da far esclamare al solito lettore allibito “Ma che bella trovata!”, oppure talmente incasinata e incredibile da fargli comunque esclamare “Ma che bella stronzata!” In ogni caso bisogna farlo esclamare, pena la non riuscita del parto sanguinoso. Sanguinoso perché sangue ci dev’essere spruzzato per ogni dove. Altrimenti che noia che barba che noia alla Mondaini.
Tuttavia non bastano la trama e i personaggi per ottenere un buon risultato. Oggi bisogna infilarci anche la cucina. Se non ci si infila la cucina, la buona cucina siamo perduti. Il libello non venderà una copia. Dunque armatevi di pazienza e tirate fuori qualche ricetta deliziosa, magari tipica del luogo dove si svolgono gli avvenimenti. Ricetta condita, naturalmente, da qualche ottimo ed efficace strizzabudella. Fate ingozzare soprattutto il personaggio principale, fategli strabuzzare gli occhi che il lettore si diverte a vederlo su di giri. E bisogna infilarci anche il classico salto sul letto, soprattutto alla maniera del che ci do che ci do che ci do senza il quale il racconto perderebbe quel brividino sensuale attizzante la fantasia del citato lettore. Se poi i salti sul letto sono due o tre ancora meglio.
Per quanto riguarda il luogo in cui ambientare la storia maledetta basta scegliere quello in cui vivete. Ormai non c’è più posto libero dove siano avvenuti efferati crimini cartacei da sbrogliare. Tutta la penisola italiana è stata occupata. Anche il sottoscritto per i suoi tre libercoli ha fatto così. Visto che vive vicino a Siena la scelta del luogo misfattifero (mio conio) è stata proprio questa città adatta, tra l’altro, ad essere esaltata per le sue bellezze artistiche. E qui ne approfitto spudoratamente per citarli che la faccia tosta non mi manca: Partita a scacchi con il morto, Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine e La diabolica setta di Caissa. Scacchi e sesso in collaborazione con il Maestro di scacchi Mario Leoncini.

Dunque riepiloghiamo. Per buttar giù un buon romanzo poliziesco basta:
1) un detective, maschio o femmina, incasinato da diversi punti di vista;
2) il passato che ritorna funesto);
3) qualche personaggio “particolare” a suscitar sorriso;
4) superiori che martellino i coglioni al detective di turno;
5) il classico bischero in gattabuia;
6) la buona cucina e l’altrettanto classico salto sul letto;
7) un luogo da esaltare dove avvengono i misfatti;
8) una trama incasinata, incasinatissima con un finale incredibile, diciamo pure impossibile che tanto è lo stesso.

E il gioco è fatto. In bocca al lupo!

P.S.
Dimenticavo! Infilateci anche internet che oggi va tanto di moda.

A tutto Sherlock! (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Libri che parlano dell’Investigatore per antonomasia, oltre a quelli dell’autore Conan Doyle, ce ne sono millanta in giro curati amorevolmente dal nostro Luigi Pachì. Vediamone qualcuno.

Laurie R. King Sherlock Holmes. L’isola della follia
Mary Russell riceve la disperata richiesta d’aiuto di un’amica: sua zia, la rispettabilissima ma mentalmente instabile Lady Vivian Beaconsfield, è scomparsa. Mary è già sconvolta da recenti eventi, che l’hanno vista affrontare un efferato delitto, una terribile perdita e sconvolgenti relazioni su Sherlock Holmes, l’uomo che un tempo era il suo mentore e per cui ormai prova qualcosa di molto più complicato. Tutto vorrebbe tranne che farsi coinvolgere in questa storia… ma non può tirarsi indietro, e l’investigatore con lei. Tutto farebbe pensare che Lady Beaconsfield sia sfuggita dal manicomio di Bedlam per rubare e portare via con sé i preziosi gioielli di famiglia. Ma qualcosa non torna… E se invece fosse stata incastrata?

Daniel D. Victor Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene
E se dietro i grandi omicidi politici ci fosse una misteriosa organizzazione segreta? Quando lo scrittore americano Jack London si presenta al 221B di Baker Street vestito da barbone e inizia a farneticare di complotti e assassini, il dottor Watson fatica a credere che una simile accusa possa essere vera. Sherlock Holmes ha la stessa reazione una volta che il fedele amico gli riporta la storia. Ma quando i macabri dettagli di un folle piano omicida iniziano a emergere attorno a loro, persino l’investigatore più famoso al mondo e il suo scettico amico devono ricredersi. Lo scrittore Jack London è al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. La prima parte del libro parla proprio di un’organizzazione criminale nota come “Assassini S.p.A.”. Un libro destinato a rimanere per sempre incompiuto. Come se non bastasse, sembra che i dettagliatissimi resoconti delle imprese di Holmes redatti dal dottor Watson siano finiti nelle mani sbagliate. È proprio attingendo a essi che qualche losco figuro ha messo in moto un’infernale macchinazione, usando le informazioni raccolte per complottare… l’omicidio di Mycroft Holmes!

Albert Hall Sherlock Holmes. L’ombra della gorgone
Sherlock Holmes e il Dottor Watson accettano di indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia di Mr Avery Quill.
Il corpo viene ritrovato poco dopo l’accettazione del caso e lo stesso Mr Quill viene ucciso poco dopo con l’identico modus operandi della figlia. L’assassino lascia sulle scene del crimine dei biglietti da visita che riportano la testa di Medusa, la Gorgone, un dettaglio che Holmes riesce a connettere allo strano “Club del Cento per Cento”, un ritrovo per i reietti delle famiglie nobili.
E state pur certi che i rampolli rinnegati hanno tutta l’intenzione di impedire all’investigatore di Baker Street di svelare il loro vero intento…

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. La pietra del destino
Gennaio 1901, Londra. Mentre l’Inghilterra è in lutto per la morte della regina Vittoria, Sherlock e il dottor Watson vengono ingaggiati da Mycroft Holmes per assicurarsi che i gruppi separatisti irlandesi e scozzesi non approfittino dell’occasione per colpire. Quello che nessuno, neanche il più grande investigatore del mondo, si aspetta, è che la minaccia degli attentati sia solo un diversivo per un furto degno di un vero maestro del crimine. A venire rubata è l’antica Pietra del Destino, un cimelio della storia scozzese sottratto vari secoli prima e nascosto sotto il trono delle incoronazioni nell’abbazia di Westminster. Avvolta nelle leggende, l’antica reliquia, altresì nota come Pietra delle Incoronazioni, non è soltanto un simbolo di rivalsa per i separatisti. Senza di essa, infatti, l’erede della regina Vittoria, Edoardo VII, non potrà essere incoronato per non infrangere una tradizione che dura ininterrotta dal XIV secolo. Soltanto Sherlock Holmes sarà in grado di mettersi sulle tracce del cimelio. Ma per farlo dovrà rischiare il tutto per tutto e infiltrarsi sotto mentite spoglie nella Fratellanza Repubblicana Irlandese, e questa volta non gli basteranno tutti i quadrifogli dell’isola per farla franca.

Davies David Stuart Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore
L’arrivo al 221B di uno sconvolto Ronald Temple spinge Sherlock Holmes e il Dottor Watson a lanciarsi nella caccia ai rapitori di un bambino. Ma quando nessuna richiesta di riscatto arriva e iniziano anzi a profilarsi sinistre connessioni con i piani alti della società vittoriana, il caso si fa inquietante. Non è un rapimento qualsiasi. Proseguendo le indagini, la vita del duo di Baker Street si trova ben presto in pericolo, mentre emergono ulteriori dettagli sul misterioso lignaggio del bimbo rapito e inquietanti connessioni con gli omicidi avvenuti nel quartiere di Whitechapel un decennio prima. Se il nome del quartiere non vi suona nuovo, un motivo c’è. Il titolo originale di questo apocrifo sherlockiano è The Ripper Legacy, l’eredità (o il “retaggio”) di Jack the Ripper, alias “lo Squartatore”.

David D. Victor Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge
Le stroncature letterarie sono un colpo duro per uno scrittore, ma quando è uno scrittore illustre a stroncare l’operato del più celebre detective del mondo, la questione potrebbe avere ripercussioni ancora più pesanti. Soprattutto se lo scrittore è Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain. Clemens e Holmes avevano collaborato mesi prima durante un’indagine di omicidio a Thor Bridge nello Hampshire, e Watson come sempre aveva narrato il tutto sotto forma di romanzo. Ma ora Clemens ha dichiarato che il detective di Baker Street è tutt’altro che infallibile e che avrebbe commesso un grave errore nelle indagini, mettendone in dubbio la professionalità… State pur certi che Holmes non lascerà correre e vorrà mettere chiarezza, a tutti i costi e una volta per tutte, sui fatti di Thor Bridge. Perché la storia potrebbe non essere affatto andata come raccontato da Watson…

Martin Davies Sherlock Holmes. La Signora Hudson e il testamento di Lazzaro
Nuovo appuntamento a Baker Street con gli apocrifi di Martin Davies. E ad aprirci la porta del numero 221B è, ancora una volta, la Signora Hudson, pronta a rientrare in azione dopo La Maledizione degli Spiriti (Il Giallo Sherlock n. 48) e La Rosa del Malabar (Il Giallo Sherlock n. 52). Come per altre avventure, la padrona di casa del più famoso investigatore al mondo affiancherà Sherlock Holmes nelle indagini su un caso apparentemente impossibile, rivelando di possedere un acume al di fuori dell’ordinario. Fra le colline innevate e gli sbuffi di nebbia della Londra vittoriana, i nostri eroi dovranno affrontare l’enigma del “Testamento di Lazzaro”, una mitica reliquia che avrebbe il potere, sostengono alcuni, di riportare i morti in vita. La storia inizia quando con un uomo investito da una carrozza a pochi passi dal 221B della nota via londinese. Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, raccoglie le ultime, farneticanti parole dell’uomo, che muore lasciando un preciso messaggio per Sherlock Holmes: un morto è stato visto risorgere dalla tomba.
Con Il testamento di Lazzaro si conclude la pubblicazione in italiano della trilogia dedicata alla Signora Hudson da Martin Davies (1965), almeno in attesa che il brillante autore britannico non sforni qualche nuova avventura per la padrona di casa di Baker Street 221B e per la sua “Watson”, la cameriera Flotsam.

Arthur Hall Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo
In questa avventura ai limiti del sovrannaturale Sherlock Holmes e il dottor Watson sono convocati da Lady Heminworth nella sua spettrale residenza di Thobald Grange, nel Warwickshire. Da quando il figlio e il marito sono stati assassinati, la donna vive nel terrore in una dimora costruita sulle rovine di un antico castello, in cui sembrano aleggiare oscure presenze. Il terrore raggiunge il culmine con il ritrovamento di una pergamena che rivela l’esistenza di una maledizione contro i proprietari del castello e tutti i loro discendenti, lanciata da un giullare di corte giustiziato in quello stesso luogo secoli addietro. Soltanto facendo appello a tutte le sue straordinarie capacità deduttive Sherlock Holmes riuscirà a sbrogliare i fili di un intrigo diabolico e a sconfiggere un avversario apparentemente immune dai colpi di arma da fuoco e in grado di sparire nel nulla, come un fantasma…

Paul D. Gilbert Sherlock Holmes. Il ratto gigante di Sumatra
Una nave abbandonata lungo una banchina di Canary Wharf, a Londra, senza equipaggio. A bordo solo un giovane mozzo in fin di vita, che muore di lì a poco. Tutti gli altri, scomparsi nel nulla. Unico indizio, oscuri segni incisi sulle assi del ponte di coperta, forse lettere di un alfabeto sconosciuto. Il resoconto dell’ispettore Lestrade, in visita al 221B di Baker Street, è musica per le orecchie di Sherlock Holmes, bramoso di nuovi casi da risolvere. E il mistero della Matilda Briggs, destinata al trasporto del tè dall’India, appare quanto mai degno della sua attenzione. Cosa può aver condannato a un simile destino il bastimento fantasma? Una letale epidemia che ha decimato i marinai, gettati via via in acqua per arginare l’infezione, oppure un ammutinamento dagli esiti tragici? Nessuna ipotesi ordinaria offre a Holmes risposte soddisfacenti. E a suscitare un brivido nello sconcertato dottor Watson non è soltanto il vento gelido che soffia sul Tamigi. Si racconta di un essere terrificante come la morte stessa, proveniente dalla lontana Sumatra. Una vicenda per la quale il mondo non è ancora pronto.