Giallo e Scacchi (3)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Rubrica a cura di Fabio Lotti

In La felicità è un muscolo volontario di Rosa Mogliasso, Salani 2012, “Lei viveva poco, faceva traduzioni, l’aveva sedotta a suon di sguardi prolungati, partite a scacchi e un appartamento borghese dove il riscaldamento non costituisce un problema” (pag. 114). “Dopo una settimana di sesso sfrenato, partite a scacchi e suonate a quattro mani, Serena aveva confessato…” (pag. 120). Come si vede gli scacchi servono sia prima che dopo!
In Il macellaio sghignazzante di Fredric Brown, in Delitti impossibili di AA. VV., Polillo 2012, si parla di un nano che cinque anni prima aveva battuto a scacchi il personaggio Kathy. “Con un nano”, spiegai. “Una sola partita. A Corbyville. E fu battuta” (pag. 10). In effetti tutto quanto il racconto si basa sul rapporto che c’è fra un sacrificio di Cavallo nella partita, effettuato dal nano, e la soluzione di un caso intricato. “Come negli scacchi, Wally”, disse Kathy che mi sedeva in grembo. “Un gambetto… quando si sacrifica un pezzo per vincere. Come Joe, il nano, che mi regalò un Cavallo e poi mi diede scacco matto. Fu così che Joe e Len, giocando per una volta sullo stesso lato della scacchiera, diedero scacco matto al macellaio” (pagg. 30-31). In realtà il paragone mi pare piuttosto forzato e confuso.
In Peter Wimsey e il cadavere sconosciuto di Dorothy Sayers, il primo della serie con Lord Peter, l’assassino, nella lettera in cui confessa i suoi misfatti, inizia dicendo: “Caro lord Peter, quando ero un giovanotto, avevo l’abitudine di giocare a scacchi con un vecchio amico di mio padre. Era un giocatore pessimo e molto lento, non riusciva mai ad accorgersi quando lo scacco matto era inevitabile, ma insisteva ugualmente nel giocare ogni mossa fino ad arrivarci. Io non ho mai avuto pazienza con un atteggiamento simile e adesso sono pronto ad ammettere apertamente che il gioco è vostro”.
Nel racconto Veil in visita in Una coppia perfetta di Joe R. Lansdale, Einaudi Stile Libero Big 2013, abbiamo una partita di scacchi tra Leonard e il suo avvocato Veil. Leonard toglie un pezzo dalla scacchiera e poi, sotto pressione di Veil, lo rimette a posto. Comunque dà scacco al Re (pag. 103).
In La neve di piazza del Campo di Salvo Figura in Oscuri presagi di Margery Allingham, Mondadori 2013, un biglietto viene portato al personaggio principale “Negli scacchi accanto al cavallo quattrocento gradini, e ti mangi il guadagno di Tano” che gli permette di risolvere il caso (pag. 174).
In L’esperimento di Mauro Covacich, Einaudi 2013, non propriamente un giallo, abbiamo un padre deciso a far diventare la figlia, colpita da un grave handicap, una campionessa nel gioco degli scacchi. Gioia, la protagonista, ha ventisei anni, gioca a scacchi anche in rete per guadagnarsi da vivere, le sue gambe non funzionano bene ma ha delle visioni che la seguono per sempre. Personaggi di tali visioni il Re e la Regina.
In Una tranquilla gita fuori porta di Aristide Bergamasco in Sherlock Magazine n° 28, il nostro investigatore e il fidato Watson sono invitati alla villa di Arthur Ginsburg, campione nazionale di scacchi vincitore dell’edizione 1885, 1886 e 1887. Riportata anche una definizione del grande Kasparov per cui gli scacchi sono “il gioco più crudele e spietato” (pag. 59). Watson spera che Arthur riesca “ad impartirgli una sonora lezione alla scacchiera. Così, per vedere resa la pariglia al suo abituale – e imbattuto – compagno di gioco” (pag. 57).
In Il caso è risolto di Paolo Delpino, Todaro 2013, abbiamo l’ispettrice di polizia Silvana Santi che “ha una passione per il gioco degli scacchi le cui regole e abilità le saranno utili nella risoluzione dello spinoso enigma che le hanno affidato”.
In Giochi d’estate di Diana Lama nell’antologia Estate in Giallo, Newton Compton 2013, proprio alla fine “La vita è come una scacchiera, per chi sa giocare. Ecco lì, davanti ai suoi occhi, un cerchio che si sta quadrando, o viceversa. Ha perso un pedone ingombrante e stupido come Patrizio Sposito. La poliziotta gli ha reso un favore, ma nelle tenebre c’era anche lui, pronto a sacrificare il proprio pedone troppo loquace. Il gioco è appena cominciato, e oltre alla regina ora ha anche individuato l’alfiere” (pag. 83). Da notare che Regina e Alfiere andrebbero scritti con la maiuscola.
In La settima ipotesi di Paul Halter, Mondadori 2013, abbiamo una partita tra il criminologo Alan Twist e l’ispettore di polizia Archibald Hurst, mentre tengono d’occhio una porta d’ingresso. Il criminologo lascia la Regina in presa che Hurst si affretta a catturare non vedendo la trappola. Anzi, spera proprio in una vittoria. “Hurst spostò il suo re e Twist gli diede scacco matto” (pagg. 64-65). Venti pagine più avanti un personaggio fa vedere una copia perfetta del Giocatore di Scacchi di Maelzel, un marchingegno in grado di battere ogni avversario, dato che poteva nascondere al suo interno un abile scacchista di piccola taglia. Tale automa costituisce anche una delle idee di questo giallo straordinario.
In La morte viaggia in autobus di Leslie Cargill, Polillo 2014, sul mezzo di trasporto c’è Morrison Shape, uno scapolo di mezza età fissato con l’enigmistica e gli scacchi. Dunque può prevedere le mosse dell’assassino che ha fatto fuori uno dei passeggeri.
Alcuni spunti. Ad un certo punto il Nostro si perde “in una intricata partita a scacchi, manovrando mentalmente pezzi bianchi contro pezzi neri con magistrale efficienza” (pag. 9). Assorto nel nuovo caso in relazione agli scacchi e al movimento dei pezzi (pag. 18). “Un pedone fuori misura, diciamo, dà la tentazione di fargli fare una mossa di alfiere, il che non va” (pag. 33). Il dottore ammirato di Morrison. Risposta “Cruciverba e scacchi”. (pag. 63). “Come ha fatto a sapere che si erano accordati per incontrarsi?” “Semplice movimento di scacchi. Me li sono figurati come due torri” (pag. 119). A pag. 121 ad ogni pezzo fa corrispondere un personaggio. “Lo studio degli scacchi dovrebbe essere obbligatorio tra le forze dell’ordine” (pag. 141). Gli scacchi un addestramento ideale. Sulla scacchiera c’è tutto (pag. 170). Questo caso come una partita a scacchi. E il grande segreto è pensare sempre con l’anticipo di una mossa… due mosse… tre prima dell’avversario (pag. 170). Alla fine “Mr Sharpe era seduto davanti alla scacchiera, preso dalla soluzione di un problema che lo impegnava più del solito” (pag. 249).

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