A ruota (gialla) libera – A braccetto con Patrizia

Rubrica a cura di Fabio Lotti

Ricordo a tutti i lettori qualche libro della nostra inossidabile Patrizia Debicke.

La gemma del Cardinale de’ Medici di Patrizia Debicke Van Der Noot, TEA 2019.
“Firenze era parata a lutto. La città piangeva il suo granduca. Francesco I era morto il 19 ottobre nella villa di Poggio a Caiano. Due settimane prima aveva accusato lievi disturbi gastrici. Vomito, nausea”. Siamo nel 1587. All’annuncio del decesso muore anche la moglie granduchessa Bianca “in preda a brividi, dolore e vomito”. L’erede, il cardinale Ferdinando de’ Medici, scopre casualmente qualcosa che lo mette in guardia. Nel cassetto di uno scrittoio-forziere rinviene una bottiglietta che, secondo il suo medico, contiene arsenico, un veleno letale. Allora Francesco è stato assassinato e qualcuno vuol far ricadere la colpa su di lui! E forse dietro a questo c’è il fratello Pietro “invidioso, tenebroso, invelenito”. Meno male che l’altro fratello Giovanni può dargli una mano in un momento storico allo stesso tempo grandioso e difficile. Il Granducato di Toscana è uno stato florido, ricco, guidato dalla potente famiglia dei Medici, mercanti e banchieri il cui oro fa gola a molti. Il pericolo più grande proviene dalla Spagna di Filippo II che vuole liberarsi di Ferdinando altrimenti “l’eresia e le tenebre governeranno”, ora preso anche dai preparativi della Invincibile Armada per conquistare il regno d’Inghilterra, mentre la Francia è in fiamme percorsa da eserciti che predano e fanno terra bruciata. L’unica difesa potrebbe essere costituita da una coalizione con i Farnese, gli Este, Venezia, l’impero e lo stesso papa. E occorrono uomini fidati che proteggano le spalle come il luogotenente Donati e Niccolò Fieschi comandante della guardia.
Ma qualcuno della setta, voluta da Filippo II e guidata dall’Illuminato, ovvero un frate di origine francese, riesce ad inserirsi, a trovare da loro un impiego. “Il prescelto aveva eseguito gli ordini, facendosi accettare come agnello nella tana del leone”. Così come Pamela, la ragazza che si è fatta mettere incinta dal più piccolo dei fratelli Juan Batista, pagata dall’ambasciatore Olivares per avere un “orecchio attento” nella casa di Don Giovanni. Ad aumentare ancor più i sospetti dei Medici si aggiungerà in seguito la premonizione di Rodolfo II d’Asburgo durante una delle sue allucinazioni “Guardatevi dai corvi… Volano a frotte, neri, incontrollabili. Hanno un capo che li guida, li sprona e un monarca che li appoggia… Vedo invidia, sangue, la religione. Non la vera, ma il fanatismo crudele. È una setta? Sì!”
La combatterà soprattutto Don Giovanni, giovane biondo, alto, sul collo una catenella d’oro dalla quale pende una “sferetta porta aromi a forma di tritone in oro e smalto, con rubini, perle e un grosso granato”. Aiutato, in seguito, anche dal generale Ottavio Colonna e dal suo piccolo eunuco Alizeth (e qui preparatevi a una sorpresa). Difesa personale e alleanze, dunque continuamente in giro tra gli stati amici a cercare appoggio, aiuto, ora con promesse, ora con favori e ricchi regali.
Romanzo ampio e complesso. Personaggi storici realmente vissuti e inventati ben costruiti e fatti vivere con pochi tratti efficaci. Ognuno con i suoi tic, le sue manie, le malattie che li tormentano (vedi, per esempio la gotta di Filippo II o la depressione di Rodolfo II). Complotti, intrighi, l’assassinio, il potere, lo sfarzo, gli abbigliamenti, i banchetti, le cerimonie, l’amore, il sesso, angherie e umiliazioni (come la storia della bella Clelia Farnese, la “gemma” di Ferdinando de’ Medici) ma anche l’amicizia, la devozione, il sacrificio, la commozione che può nascere all’improvviso da una scena inaspettata, da qualcosa che colpisce nel profondo, una piccola luce nel buio di tanta grettezza e crudeltà. In giro tra i palazzi più potenti ma anche in bettole malfamate e avventure all’aperto dove si rischia la vita, come durante una lotta sanguinosa contro i lupi.
Capitoletti brevi alternati a quelli più lunghi in cui vengono espresse le intenzioni dei vari attori sulla scena. Lettura veloce, piacevole, che si avvale di una profonda conoscenza degli aspetti storici e sociali dell’epoca, ovvero ricerca storica e invenzione felicemente a braccetto lungo il racconto, dove grandeggia l’uomo con tutto il male e il bene che si porta appresso. Scontro finale che potrebbe preparare un altro seguito…

L’oro dei Medici di Patrizia Debicke Van Der Noot, TEA 2018.
“Granducato di Toscana, 1597. L’Italia è ormai caduta in mano agli eserciti stranieri, ma la sua cultura si diffonde in tutta Europa. E non solo quella: anche il denaro. I banchieri più potenti che servono i sovrani europei sono italiani, sono genovesi, sono fiorentini. Firenze è uno stato ricco in mano a una dinastia di banchieri: i Medici. E l’oro dei Medici fa gola a tanti e chi non riesce ad averlo in prestito, può anche cercare di sottrarlo in modo illecito. Per esempio organizzando il rapimento dei figli del granduca Ferdinando I…”
E il rapimento è al centro di questo libro, bello, complesso, ricco di personaggi e avvenimenti storici. Rapimento fissato il 3 dicembre durante la rappresentazione della Dafne di Ottavio Rinuccini (alla fine della seconda scena quando Amore medita la sua vendetta contro Apollo), ma rimandato all’8 per indisposizione della granduchessa nel palazzo di Ferdinando I, attraverso cospiratori travestiti da frati e il classico traditore interno.
Sarà il fratellastro don Giovanni de’ Medici, con l’aiuto del capo della polizia, a condurre un’indagine per scoprire i malfattori che richiederanno un compenso astronomico da portare a Piombino. E qui avverrà uno scontro micidiale…
Libro complesso, ricco di personaggi e avvenimenti storici, dicevo. Ricco di spunti sulla vita, gli abbigliamenti, le cerimonie, i fasti signorili, sui più piccoli dettagli tesi a ricostruire l’atmosfera del tempo. Ricco di dubbi, assilli, momenti di intimità, pathos, tensione, tradimento, paura e morte (ci saranno diversi uccisi e un suicidio). Capitoletti ora brevi ora più ampi a creare un certo ritmo della narrazione attraverso una scrittura che sa essere competente nella ricerca storica e gradevolmente leggera nella finzione.

L’uomo dagli occhi glauchi di Patrizia Debicke Van Der Noot, Corbaccio 2010.
Cambridge, febbraio 1543. William Cyssel di Burghley, professore proprio in questa città, al ritorno da un lungo viaggio trova la moglie morta. Decide di andare via con il figlio Thomas ed entra al servizio di Edward Seymour, conte di Hertford, zio del principe Edward, erede al trono, come consigliere, spia e sicario (al bisogno).
Lord Francis Templeton, figlioccio del duca di Norfolk, viene inviato in Italia come “osservatore”, per difendere una personalità inglese nel Concilio di Trento sotto la minaccia di un complotto organizzato alla corte di Enrico VIII. Pretesto il suo ritratto da parte del famoso pittore Tiziano Vecellio.
Durante la missione si mette sotto l’ala protettrice del cardinale Alessandro Farnese, nipote del papa Paolo III. Siamo nei giorni del carnevale di Venezia, viene organizzato un complotto per uccidere il Farnese con il coinvolgimento della cortigiana Angela Gradi detta Tempesta (raggirata dagli stessi sicari), donna bellissima che diventa la sua amante.
Da Venezia ci si sposta a Roma con tutte le difficoltà che comporta un viaggio a quei tempi, infiocchettato da un episodio sentimentalone riguardante Puccio, ragazzo sfruttato come ladro e riscattato dal Farnese.
Incontro amoroso appassionato tra Lord Templeton e la contessa Riario (amante trascurata del Farnese), la piena del Tevere e via tutti a Marino dove si assiste a scontri armati tra i complottatori e gli amici di Lord Templeton.
Durante la lettura sorgono spontanei dubbi e domande che serpeggiano in qua e là mantenendo viva la curiosità del lettore: chi è veramente Lord Templeton? Che cosa significa la frase sibillina “Quando l’uccello lascerà la gabbia, la morte colpirà implacabile per sua mano?” Che fine ha fatto William Cyssel? Dove finirà il ritratto di Tiziano?
Ricerca storica accurata, ritratti precisi, convincenti, atmosfera gioiosa del carnevale, intrighi politico-religiosi, momenti di suspense e di pericolo e momenti di passione amorosa. La storia vera ben coniugata con la fantasia.
Un bel libro.

La Sentinella del Papa di Patrizia Debicke van der Noot, Todaro 2013.
1506 a Roma. Brutta fine del vescovo Giovanni Burcardo, torturato e ucciso nel suo palazzo, recisa la carotide, “un disegno inciso rozzamente con una lama affilata sul petto del morto” che si rifà al culto pagano di Ankh, simbolo egiziano della vita. Uccisa anche Lavinia Sabina, cortigiana di classe che teneva compagnia al nostro vispo uomo di chiesa (a quel tempo prassi normale).
Al centro della vicenda un complotto per uccidere la figlia del Papa Giulio II, Felice della Rovere che si deve sposare con Giangiordano Orsini. Indaga il leutnant svizzero Julius von Hertenstein, la “sentinella” del Papa, sopracciglia folte e scure, capelli biondi, occhi azzurri, poliglotta, uditore all’Università di Basilea, poi nell’esercito, addirittura sotto Luigi XII e ora preposto a questa funzione. In netto contrasto con gli sbirri capitanati da Marco Alteri che si rode per essere stato estromesso proprio dagli svizzeri.
Vicenda movimentata con sacrifici umani, intrighi, ricatti, colpi di scena, duelli, morti ammazzati, il classico passaggio segreto, spunto di sesso, squarci di vita della società del tempo, personaggi storici di rilievo ben sbozzati come lo stesso Giulio II, il banchiere senese Agostino Chigi, Michele Corella (il boia dei Borgia), Machiavelli malaticcio, l’allettante cortigiana Imperia che fa battere il cuore al nostro Julius (ed altri). Racconto che si dirama e si amplia, si contorce un pochettino nel variare degli avvenimenti (un vero tourbillon che mi ricorda certe avventure di cappa e spada) ma resta sempre di stimolo alla lettura.
Di questo leutnant svizzero, belloccio e sveglio, risentiremo parlare.
La congiura di San Domenico di Patrizia Debicke van der Noot, Todaro 2016.
Il leutnant Julius von Hertenstein lo abbiamo già trovato ne La Sentinella del Papa, Todaro 2013. Vediamolo più da vicino sfruttando quasi le stesse parole dell’autrice. Fratello minore di Peter von Hertenstein, camerlengo del pontefice e vice di Kaspar von Silenen, comandante della Guardia pontificia. Biondo come il lino, spalle imponenti e lunghe gambe, insondabili occhi chiari, faccia maschia e squadrata. Straordinaria capacità di apprendere, dotato di eccezionale memoria, “in grado di ripetere parola per parola” ciò che sentiva e leggeva (gli sarà utile anche nella presente storia). A quattro anni parlava tedesco, francese, italiano, latino. Un “mostro” che aveva fatto inorridire il suo confessore ritenendolo, addirittura, affiliato al demonio (mi ricorda, in questo caso, don Attilio Verzi di Andrea Franco). Con il passare del tempo aveva imparato a nascondere queste sue “diaboliche” capacità.
E ora, nella Bologna del 26 novembre 1506 (freddo e neve), deve vedersela con un terribile delitto. Ucciso il giovane padre inquisitore fra’ Consalvo nella Basilica di San Domenico, pugnalato alla schiena con un prezioso Cristo d’argento dorato staccato dalla croce e accanto un gatto nero strangolato con il cordone del saio. Altro fatto inquietante quello dell’Erbolaia, ovvero Maria di Bezzo, ritenuta una strega, accusata di avere rapito un bambino, torturata e infine fuggita dalla prigione insieme alla sentinella. E sembra che il morto ammazzato abbia avuto un colloquio con la suddetta. Che ci sia un legame tra i due fatti?
Ancora un omicidio (e non sarà l’ultimo) quello di padre Mattia Rozzi della canonica di Santa Maria Celeste imbavagliato e sgozzato. Uomo ricco invischiato in affari poco puliti. Le indagini della “Sentinella” saranno, dunque, lunghe e difficili, in stretto rapporto con il pontefice Giulio II “temerario, impulsivo, orgoglioso, irascibile e prepotente, ma anche un diplomatico e un uomo d’armi”. E pure un’ottima forchetta, aggiunge il sottoscritto, se si butta su cibi saporiti “quali ravioli bianchi senza sfoglia, maltagliati al sugo, pasticcio di lepre, coscio di capriolo arrosto, cappone marinato alla griglia”… innaffiati di Sangiovese, Trebbiano o Pignoletto (mica male e mica scemo). E accanto a lui una caterva di personaggi storici illustri e meno noti come Michelangelo Buonarroti, Ippolito e Alfonso d’Este, Angela e Lucrezia Borgia, Marcantonio Colonna, Ercole Bentivoglio, Ginevra Sforza e tanti altri (una loro lista all’inizio ci sarebbe stata bene) a ricreare l’atmosfera dei primi anni del ‘500 fatta di alleanze, lotte di potere, intrighi, tradimenti, attentati (ne sarà vittima anche il Papa), feste e festini, banchetti, cacce, amori e sesso, lussuria, lascivia, pedofilia, matrimoni combinati spesso infelici.
E in questo mondo di splendori e di miserie il nostro Julius conduce la ricerca della verità con tutte le armi possibili, dalla memoria eccezionale al travestimento fino al servizio di una banda di ragazzi muniti di fionde e occhi acuti per sorvegliare certi infidi stranieri. Se c’è da rischiare in prima persona si rischia senza tema del pericolo, e se c’è da fare un po’ di sesso lo si fa che la Sentinella attrae prepotentemente le grazie femminili.
Una ricerca storica accurata, precisa e bene amalgamata con la fantasia dell’autrice che si affida a capitoletti brevi, per non creare fastidiosi appesantimenti, e ad un movimento via via sempre più veloce fino allo scontro conclusivo. Una vicenda ricca di fatti, dubbi, assilli, tensione, svolta con una scrittura attenta e priva di svolazzi retorici.
Leggete e moltiplicatevi.

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