Le gialle di Valerio/125: Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane

Massimo Carlotto
Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane
Edizioni e/o, 2017
Noir hard-boiled

Berna, Padova, Vienna, Monaco. Inverno 2016. Marco Alligatore Buratti, investigatore sprovvisto di licenza per indagini non autorizzate e guadagni di provenienza spesso illecita, è sotto ricatto. Angela Marino, bella affascinante vice questore carogna degli apparati ministeriali romani, vuole proteggere il pessimo Giorgio Pellegrini, infiltrato nel crimine mitteleuropeo, e chiede di aiutarla. Marco e gli storici carissimi amici Max la Memoria (grasso ex militante dei movimenti sociali dei Settanta, con problemi di salute) e Beniamino Rossini (elegante vecchio contrabbandiere rapinatore, l’unico ben capace di qualche fisica violenza) odiano Giorgio e decidono di giocarsi tutto, libertà e vita: “andremo ai resti”! Anche il latitante Pellegrini era ricattato dai poliziotti; odiando i “nostri” tre, li aveva attirato in una trappola, con l’accordo che Marino avrebbe usato pure loro (per scoprire la banda di killer assassini delle sue moglie e amante a Padova), poi li avrebbe scaricati e definitivamente gettati. Loro indagano; le tracce portano prima in Svizzera, poi in Austria e Baviera; ciascuno ha una missione personale o “segreta”, comunque non coincidente con quella formalmente dichiarata; tutti vogliono fare i cinici burattinai di altri e sono anche mossi da infidi fili altrui; molti prevedono di non lasciare testimoni; per ognuno sarà complicato tornare vivo e libero in Italia. Anche a causa dell’amore. Marco si invaghisce a prima vista di Edith, prostituta portoghese 42enne, schiavizzata dall’anziana maitresse e dai suoi sgherri. Vuole salvarla, vuole conquistarla, andarci a letto (senza pagare e non per riconoscenza) nel caso verrà dopo. Ci scappano svariati morti, qualche verità, poca giustizia.

Il grande Massimo Carlotto (Padova, 1956) ha scritto una trentina di ottimi testi, perlopiù documentati noir di stile hard-boiled; dopo 5 avventure fra 1995 e 2002, una ripresa nel 2009, a forte spinta popolare la serie Buratti ha ripreso a marciare con foga, tre storie tra il 2015 e il 2017 e si capisce che non è finita qui. Ora fa incrociare finalmente e direttamente il buon Buratti con il protagonista cattivo della miniserie Pellegrini (2 avventure nel 2001 e nel 2011, il secondo romanzo del 2015 come premessa di questo). La bella novità è una prima persona duplice, su undici capitoli in sette racconta Marco, in quattro Giorgio. Intrecci in parte diversi, in larga parte paralleli; punti di vista morali opposti. Il nostro eroe è il primo e, come alcune “vecchie puttane”, sta fra gli illegali perbene, quelli “all’antica”, lui senza armi; il secondo è cruciale solo come letale genio del male, bello immondo indistruttibile scienziato della propria sopravvivenza a spese di chiunque incontra. Per i nostri tre (pure diversi tra loro) un certo folle “cuore fuorilegge” (di qui il titolo) impone di cercare a qualsiasi costo risposte veritiere per correggere brutte storie, di non usare tortura e violenza sessuale oppure sequestri e assalti in casa, di evitare sempre danni collaterali alle vittime e ai loro parenti. A testa alta. L’autore degusta con perizia vino (anche austriaco, ma davvero ce n’è per i palati più fini), liquori e musica (il blues di genere, quello delle “signore”, oltre 30 brani, ma anche folk e Paoli). Camardi lo trova dal cuoco in disgrazia (zuppa di zucca con castagne e speck, il cabernet sauvignon Marchese di Villamarina). L’Alligatore è ormai certificato (a Cagliari): sette parti di calvados, tre di Drambuie, ghiaccio e mela verde.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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