La Debicke e… Il fratello unico

Il fratello unico
di Alberto Garlini
Mondadori, 2017

Con Il fratello unico scopriamo con piacere Garlini giallista. Risultato: un indovinato connubio vincente. La sua scelta è stata quella di buttarsi sul giallo classico e usare come ambientazione la bassa parmense perché, a suo dire «aveva bisogno di una zona speciale e Parma e la sua provincia sono la culla di storie incredibili, fascinose, tragiche, spietate e sognanti. Sembra che la pianura, a differenza della montagna, non possa nascondere nulla… La pianura, e il Po, con le sue acque che scorrono implacabili e a volte tracimano, sono lo sfondo dei delitti e dei misteri di fantasia che in questo libro ho raccontato».
Un territorio così infatti parrebbe fatto su misura per un ricco (azionista di una banca di affari) investigatore letterario come Saul Lovisoni, ex poliziotto dotato di un talento infallibile, ex studente modello laureato ad Harvard, ex ragazzo della buona società ed (ex?) scrittore di gran successo. Un uomo che ha deciso di estraniarsi quasi completamente dalla vita pubblica finché qualcosa non busserà di nuovo alla sua porta. Si parte bene. Voce narrante: la sua assistente Margherita Pratts, ventiseienne inquieta che, per sua ammissione, nella vita ha combinato poco, segnata dal piercing e da un tatuaggio (Stieg Larrson aleggia), apprezza il buon vino e va in giro su una Twingo scalcagnata. Tornata di recente dall’Angola, dopo una breve e infelice esperienza lavorativa e stufa di dividere la casa con il suo ex, vede sulla Gazzetta, per sua fortuna, l’annuncio di Saul Lovisoni che dice “Cerco una segretaria che sappia leggere. Lavoro di investigazione e di archivio” e parte in caccia. L’impatto iniziale, abbastanza faticoso, la costringe a vagare sotto un temporale, che imperversa con fulmini e saette, fino all’arrivo a un casone trasandato della campagna parmigiana dove incontra Saul Lovisoni. Descrizione dell’autore: «tratti marcati ma eleganti. Sembrava fatto di nulla, anche se i muscoli urgevano contro il tessuto della camicia. Meno di quarant’anni, forse trentasette o trentotto. Capelli scuri. Labbra carnose. Un pallore malinconico, come di certe montagne». (Sublime il pallore malinconico di certe montagne, mi fa subito pensare alle Apuane). Margherita viene assunta immediatamente per aver superato il test di prova, letto da Lovisoni, riconoscendo fin dalle prime battute Emma di Jane Austen. Incarico ufficiale archivista di dodicimila libri e in realtà segretaria tuttofare. Salario proposto ottimo e in più avrà diritto a vitto e alloggio. E lei zac, fa le valigie e trasloca. A metà novembre piomba a tradimento la prima cliente “Bionda, abbagliante, smalto rosso. Borsa Hermès”. Si presenta: è la contessa Cosima Allandi di Porporano. Il fratello Bernardo (detto Bernie), appartenente a una abbiente e importante famiglia proprietaria del castello di San Secondo (celebre edificio rinascimentale Rocca dei Rossi) è scomparso da tre giorni. La polizia non vuole muoversi: è un maschio adulto e vaccinato, tre giorni sono pochi ma secondo la sorella non è da lui. Ḕ preoccupata e vuole che Lovisoni lo cerchi. Bernardo (Bernie) si è innamorato di una tale Sabina Ruffini, una qualunque, ex drogata e divisa dal marito, che da poco ha perso un figlio, un bambino investito da una macchina. Cosima sa che il fratello prima di sparire ha litigato di brutto con lei. Lovisoni accetta di occuparsene, incarica Margherita di fissare la parcella e lei, per l’importo, si rifà a quella di Philip Marlowe (vedi gialli di Chandler). Ben presto (elementare no?) Lovisoni trova il cadavere di Bernardo. Più d’uno in zona aveva motivi per ucciderlo, sospetti, arresti ma solo alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, scopriremo, con un deliberato colpo di scena in una riunione finale alla Ellery Queen, l’identità dell’assassino. Ricco di citazioni letterarie, gialle e no, Il fratello unico è un intrigo perfetto, un raffinato omaggio al mystery classico di Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Rex Stout e tutti gli altri maestri del genere. Saul Lovisoni è un calibrato mix di certi miti investigativi. Per alcuni versi ricorda Maigret ma soprattutto somiglia a Sherlock Holmes con le sue improvvise sparizioni, i suoi sbalzi di umore e il modo in cui anticipa tutti con le sue deduzioni, irritando soprattutto Margherita. Però, pur essendo un personaggio ispirato al’eroe di Conan Doyle, per arrivare alla verità e svelare il nome dell’assassino Saul Lovisoni applica alle indagini un suo particolare metodo, strettamente collegato ai meccanismi letterari…
Margherita, inevitabilmente, è attratta e affascinata dalle stravaganze e genialità del suo capo. Saul, si capisce al volo, soffre e nasconde qualcosa: quali sono i motivi del suo isolamento in campagna dopo l’eccezionale successo del primo libro? Si informa in giro. Certe risposte non le piacciono ma…
Scrittura serrata e gradevolmente ironica, dialoghi realistici e brevi frasi per un ritmo incalzante, con momenti di dolorosa pausa. Garlini, tuttavia, per il suo romanzo, non solo si ispira ai polizieschi ma attinge a piene mani anche dalla “letteratura”. E infatti per Bernardo (il fratello unico che presta il titolo al romanzo, prendendo spunto da una canzone di Rino Gaetano) ci rimanda a due “signori” personaggi: Don Chisciotte di Miguel de Cervantes e Francis Macomber, protagonista di un racconto di Hemingway.

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