La Debicke e… In viaggio contromano

In viaggio contromano
di Michael Zadoorian
Marcos y Marcos, 2009

In questi giorni è comparso nei cinema italiani il film di Paolo Virzì, Ella & John, acclamato alla Biennale di Venezia e mirabilmente interpretato da Donald Sutherland e Helen Mirren nei panni dei due stagionati protagonisti scappati da casa su un vecchio camper del 1978. “The Leisure Seeker”, che vuol dire più o meno “Chi cerca il tempo libero”, è il nome di un mitico camper della Winnebago, molto in voga negli Stati Uniti, nome che nel romanzo assume anche le caratteristiche di una metafora esistenziale, quasi un esorcismo venato di poesia. Ma mentre nel film i due anziani e malandati protagonisti si mettono in viaggio da Boston verso la Florida lungo la dorsale Est, nel romanzo invece vanno a prendere la antica ma famosa Route 66 partendo da Detroit, con l’unico vero scopo andare via da tutto per vivere quel po’ d’inatteso che resta: “in barba a ogni cautela, a ogni pallosa ragionevolezza”.
Ella e John non hanno più vent’anni, ma ottanta, hanno due figli, dei nipoti già all’università, stanno insieme da una vita, ma adesso Ella ha deciso che hanno bisogno di un viaggio, devono concedersi una vacanza come ai vecchi tempi e regalarsi tante belle cose prima del black out. E allora? Come si fa? Poche storie. Obiettivo Disneyland, dall’altra parte degli States. Non resta che fare i bagagli caricarli di nascosto, portare la vecchia pistola per sicurezza, salire a bordo e sedersi. John gira la chiave dell’accensione del vecchio Leisure Seeker, da più di trent’anni fedele e amato compagno di tanti viaggi e avventure – il motore gira che è una bellezza – pronti si parte: via. Chi se ne frega dei tanti no, delle ansie dei figli, delle raccomandazioni, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti impestano a suon di suggerimenti, esami, prescrizioni e inutili precauzioni. Ella ha un cancro terminale, spesso sta male e qualche volta riesce ad avere un po’ di tregua soltanto grazie all’abbuffata di pillole anestetiche che prende, John, invece, da due anni si è ammalato di “amnesie” e qualche volta non ricorda il nome della moglie, ma in due formano ancora una persona intera. Uniti da così tanto e compagni da una vita, dunque questo loro necessario ultimo viaggio dovrà essere insieme.

Partendo da Detroit, raggiungono Chicago poi puntano verso ovest e ripercorrono tappa su tappa la vecchia Route 66, ormai in gran parte sepolta sotto il cemento della nuova autostrada, per puntare verso Disneyland, loro meta finale. Il loro sarà un viaggio contromano nella realtà, con la cosciente consapevolezza da parte di Ella che macinare chilometri significa tornare indietro nel tempo e far rivivere tanti ricordi di quello che erano, ma anche degli amici che non ci sono più. Però ne vale la pena se serve a rammentare tanti particolari preziosi delle vacanze di allora, gli itinerari più svariati, gli scherzi dei figli piccoli, i loro visetti bagnati dalle lacrime ma pronti a distendersi in un sorriso e soprattutto riassaporare il significato di un amore, il loro amore che non si è assopito, ma ha retto a molti colpi del destino. Significa anche lanciarsi in una costellazione di bugie durante le rare e rassicuranti telefonate fatte ai figli lontani, trovarsi davanti a nuove impreviste avventure, a tentativi di rapina sventati mettendo in fuga i ladri con la pistola, pericolose e improvvise assenze di John, continue soste che mettono lo stomaco alla prova in fast-food scalcinati, ma anche nuovi insuperabili tramonti e attimi in cui il mondo rivela la sua parte migliore. Un viaggio imbenzinato anche a base di cocktail vietati, con straordinari irrinunciabili incontri e, con le serate, alzato un vecchio lenzuolo, animate dalle proiezioni di insostituibili diapositive, ritagli della memoria di una vita. Un romanzo che è anche un inno alla Strada che diventa quasi il terzo protagonista del romanzo. La famosa Route 66 esiste ancora, anche se da un trentennio pare cancellata dalle mappe stradali. Come tante altre negli Stati Uniti, fu costruita negli anni ’20 per reggere il crescente traffico automobilistico e lo sviluppo dell’economia. Ma c’è di più. La Route 66 fin dall’inizio acquistò nell’immaginario degli americani il significato di una fuga verso l’Ovest, verso il sole, la libertà, il sogno dell’Eldorado, l’ultima frontiera in California. E dunque un romanzo che ci regala un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ma che soprattutto rappresenta un perfetto coacervo di ansie, sogni, timori: quello che è stato, che si è amato, quello che c’è ora e non potrà più essere… perché la vita, profondamente nostra, deve essere teneramente, drammaticamente grande, fino alla fine, fino all’ultimo chilometro. L’indimenticabile amore di Ella e John li ha trasformati nella memoria storica l’una dell’altro. E forse il loro unico grande segreto è stato non lasciare mai la mano dell’altro. In viaggio contromano è un libro profondo, appassionante, toccante ma soprattutto imperdibile, un libro che riesce a farci sorridere e contemporaneamente riflettere. Ma non ci lasciamo ingannare dall’ambientazione, dagli usi e costumi diversi. Zadoorian non ha scritto solo una storia americana carica di emozione. No, lui ha parlato a beneficio di tutti, di vita, di amore, del trascorrere del tempo, della malattia, della forza e della fragilità dei legami familiari. E in più ha affrontato con delicatezza i temi ahimè tanto attuali dell’Alzheimer e del cancro, dell’eutanasia. Ma in realtà ci obbliga a porci la domanda che forse dovremmo affrontare: c’è un’eredità morale ed affettiva che lasciamo ai nostri cari dopo la morte?

La Route 66 La US Route 66 inizia dal centro di Chicago nel Grant Park e dopo 2.400 miglia attraverso tre fusi orari e otto stati – Illinois, Missuri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California – termina a Los Angeles esattamente all’incrocio del Santa Monica Boulevard con Ocean Avenue. Insomma, comincia sulle sponde del lago Michigan e arriva alle spiagge dell’Oceano Pacifico ed è stata una delle prime strade asfaltate a collegare l’Est con l’Ovest del Continente Americano. Tutti gli americani conoscono la Route 66 (una delle strade più famose del mondo), spesso chiamata localmente con i nomi delle antiche piste indiane sulle quali corre: Pontiac Trail, Osage Indian Trail, Postal Highway, Ozark Trail, Grand Canyon Route, National Old Trails Highway, Mormon Trail, Will Rogers Highway. “Lanciata” negli anni 20 con un’azione pubblicitaria degna di un prodotto commerciale di consumo. La Route 66 divenne immediatamente la “via Maestra” verso l’Ovest, la strada da percorrere per raggiungere la California, le spiagge dorate, le fortune milionarie, la Mecca del cinema. Certo aveva tutte le carte in regola per diventare un prodotto di successo. Il suo tracciato attraversava alcune tra le più belle aree del continente, dal Missouri al Texas, dagli altopiani del New Mexico ai Canyon dell’ Arizona, un viaggio a ritroso alla fine del secolo scorso, i tempi della grande colonizzazione dell’Ovest. Hollywood prima e la televisione poi, fecero la loro parte costruendo con centinaia di film il mito della frontiera americana. La lunga strada che collegava Chicago con Los Angeles e viceversa diventò un sinonimo di avventura, fu celebrata da scrittori e musicisti, ebbe risonanza nazionale in un famoso serial televisivo degli anni ’60, si guadagnò insomma un suo posto. Woody Guthrie vi scrisse le sue ballate “on the road”, Steinbeck vi collocò il suo capolavoro “Furore” chiamandola la Mother Road, la Strada Madre di tutti gli americani, Kerouac vi ambientò le sue opere migliori… Ma la Route 66 fu anche un potente strumento di sviluppo economico e culturale per gli stati che attraversava, portò milioni di persone nel South West americano. Nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale milioni di automobilisti la percorsero per cercare la fortuna in California o per sfuggire alla Grande Depressione. Senza considerare che durante i suoi cinquant’anni di esistenza, la Route 66 è diventata qualcosa di più di un nastro di asfalto perché si è trasformata in una specie museo a cielo aperto. Un museo che attraversando alcuni posti tra più interessanti degli Stati Uniti, permette di riscoprire la storia del paese e della sua evoluzione culturale nell’ultimo secolo. La nuova rete di Interstate, autostrade a quattro corsie, completate negli anni ’70 e in grado di affrontare la crescente motorizzazione di massa, rese più facile viaggiare ma decretò la rovina di gran parte di quel mondo nato e cresciuto intorno alla Route 66. Le autostrade infatti hanno scarsi contatti con il territorio circostante. Solo i paesi che ottennero un’uscita sopravvissero, anzi si svilupparono, ma quelli tagliati fuori declinarono inesorabilmente: in meno di un decennio sparirono centinaia di Motel, autofficine officine e i piccoli ristoranti familiari. Ma non del tutto perché uno sparuto numero di “sopravvissuti” continuarono a vivere e lavorare ai bordi della vecchia strada, spesso più per nostalgia che per convenienza, conservando ancora intatto quello che fu lo spirito della Route 66. Tanti piccoli centri si spopolarono completamente ma alcuni riuscirono a conservare le loro caratteristiche, quasi come una magica bolla protetta dal mondo esterno. Ripercorrendo l’antico tracciato, dove è ancora agibile, si viene accolti da una civiltà fatta ancora di rapporti umani, di personaggi semplici e di piccole grandi cose che si penserebbero ormai dimenticate nei tempi. Oltre allo splendido paesaggio non ancora invaso dal turismo di massa, la Route 66 regala ancora emozioni insospettabili al viaggiatore non frettoloso e incontri impossibili da dimenticare. Per questo motivo la Route 66 è diventata un parco nazionale, caso unico al mondo per una strada, ed è stata vincolata dal Ministero Federale dei Beni Culturali come un pezzo significativo della storia d’America. E con i suoi oltre 4.000 chilometri di lunghezza e uno di larghezza, è il parco naturale più lungo del mondo.

3 thoughts on “La Debicke e… In viaggio contromano

  1. Recensione profonda e coinvolgente sul piano umano ed esistenziale e sintesi superba dell’indomito spiirito di avventura degli americanio e della loro capacità di adeguarsi ad ogni circostanza umana e reale. Vien voglia di leggere subito il libro!

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