La Debicke e… Il nostro piccolo pazzo condominio

Il nostro piccolo pazzo condominio
di Fran Cooper
Newton Compton, 2018

Edward è un giovane inglese che arriva a Parigi in una bollente giornata di giugno, ancora sotto choc per la morte della sorella travolta da un automobile sotto i suoi occhi. Solo l’affetto e la capacità di persuasione di Emilie, compagna di studi a Oxford e amica dal cuore d’oro, che gli ha offerto di usare il suo miniappartamento vuoto, l’hanno convinto a cambiare aria, lasciare l’amata campagna inglese del Warwickshire e tentare di tirarsi fuori dall’incubo. L’appartamento al quinto piano dell’edificio, sotto il tetto, è veramente mini, un buco arroventato dal calore delle tegole soprastanti e, viste le inveterate abitudini della disordinatissima Emilie, completamente nel caos. Il palazzo, un classico esempio di architettura del Novecento, è al numero 37 di una anonima strada in fondo alla Rive Gauche. Non certo la Parigi pubblicizzata sulle cartoline o quella conosciuta da Edward in precedenti gite scolastiche. Niente celebri boulevard, famose piazze, illustri monumenti, strepitosi musei e romantiche luci del lungo Senna. Però, se si sale sul tetto e si allunga lo sguardo in lontananza, si riesce persino a vedere la Tour Eiffel. Insomma è quella Parigi dove si arriva scendendo quasi al capolinea della linea 4 della metropolitana. E nel condominio del 37, dove pulsano la vita, i sogni, ma anche le tristezze, le angosce, e i segreti dei suoi coinquilini, Edward non troverà un rifugio monastico per meditare e ritemprarsi, ma una spinta a sfogarsi, a piangere per poi ritrovare la forza di affrontare nuovamente la realtà. Tra le mura del palazzo c’è gente che parla, altri sono silenziosi, c’e chi si ama, chi ride e chi piange. Alcuni preferiscono stare da soli, altri vorrebbero avere compagnia. Frederique, la zia di Emilie, straordinaria donna dai capelli d’argento, gestisce una libreria di nicchia al pian terreno, un vecchio signore mette ogni giorno sul davanzale della finestra gli avanzi di pane per i passerotti, mentre una giovane madre stenta a crescere i figli ed è sull’orlo di un crollo nervoso. Ci sono coppie di sposi che si ingannano, una donna che ha perso un figlio e uomini e donne alla ricerca del loro posto nel mondo. Una casa, fatta di pareti che si toccano sfiorando le vite altrui, di luci che si accendono e si spengono dietro grandi finestre, velate dalle tende. Anche senza volere, Edward si trova impigliato ma anche immerso e vivificato da questa rete di normale umanità che gli riporta sensazioni che pensava ormai sopite… Il nostro piccolo pazzo condominio è come la tela di un quadro che prende vita sotto il pennello di un bravo pittore che man mano la arricchisce di un altro appartamento per dar il via a un intreccio di storie. A questo vivace quadro vivente, inserito in una moderna Parigi, si sommano una serie di importanti tematiche. Come quella della sofferenza, e cito quella senza rimedio di Frederique, che da quando ha perso un figlio esorcizza il dolore vivendo nell’appartamento dove è nata e cresciuta e tenendo aperta una vecchia libreria di famiglia. La sofferenza accomuna. Frederique ed Edward insieme capiranno che nonostante il dolore si può continuare a vivere. Altra tematica della storia è quella della depressione post partum. La maternità cambia la vita e questo lo sa molto bene Anais che, dopo tre figli uno dietro l’altro e ancora molto piccoli, distrutta fisicamente e psicologicamente, stenta a riconoscersi e ritrovare la gioia di vivere. E altra importante e quanto mai attuale, l’integrazione. Per aumentare la suspense della narrazione l’autore ingigantisce, con presa di ostaggi e decine di morti e feriti in chiesa, i drammatici effetti dell’attentato di Notre Dame del 2017. E allora il diverso viene isolato e rifiutato anche senza ragione, la politica ammorba l’aria di pregiudizi. E perché mai alla paura e alla violenza si deve rispondere con altra violenza e altra paura? Il nostro piccolo pazzo condominio è un romanzo che si deve leggere. Intanto perché la storia, con ispirata soavità, emoziona, coinvolge, costringendo a riflettere ma anche perché, sfogliando le sue pagine, ci sembra di stare dietro le quinte di una bella e drammatica rappresentazione teatrale, ambientata in questa attualità che lascia tanto a desiderare. Un’attualità che avrebbe bisogno di fermarsi a fare il punto per scegliersi il futuro.

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