La Debicke e… Non si uccide per amore

Non si uccide per amore
di Rosa Teruzzi
Sonzogno, 2018

Un flash-back di vent’anni ci riporta alla morte in diretta di Saverio, poliziotto, marito di Libera, padre di Vittoria e genero di Iole nel terzo capitolo della saga della fioraia del Giambellino. Un flash-back annunciato che, dopo il fortuito ritrovamento di un foglietto ingiallito in una vecchia camicia di Saverio, conservata per ricordo nel fondo di un armadio, ha riportato Libera all’episodio più doloroso della sua vita, che ha reso lei vedova e sua figlia orfana. Un caso, un delitto lontano, mai risolto che ha spinto Vittoria a seguire le orme paterne e arruolarsi in polizia. Un delitto per il quale non è mai stato trovato il colpevole, e a cosa può servire ora quel biglietto, che sembra scritto da una donna? Che dovrebbe essere una certa Loredana Pace, bella e giovane moglie di un mafioso in prigione e madre dei suoi figli. L’orrendo sapore di cose irrisolte, il dolore e l’angoscia, tormentano Libera e gli incubi affollano le sue notti. Quel biglietto riapre tutte le piste: cosa è davvero successo la notte in cui Saverio è morto? Chi è stata a ucciderlo? Perché? Su cosa indagava? La sua morte è collegabile alla mafia calabrese? Qualcuno della polizia l’ha tradito? Ossessionata dalle tante, troppe domande senza risposta che le riempiono la testa, collegate anche a Gabriele, da anni suo nume protettore, migliore amico di suo marito e padrino di sua figlia, Libera, dubita persino di lui, perché non riesce a far riaprire il caso. Insomma Libera, per cercare la verità, deve rivangare il passato e, dopo essersi guadagnata sul campo nei romanzi precedenti una fama di quasi detective, per mantenerla deve coinvolgere di nuovo nella sua personale indagine Temperante Cagnaccio. Chi altri se non lui, detto il Dog, capocronista del giornale del pomeriggio La Città, che sopravviveva grazie alle pagine dello sport, degli spettacoli e soprattutto della cronaca nera, poteva aiutarla? Ne era sicura, le aveva dato una mano, in passato, e lo avrebbe fatto ancora. Bastava presentargli una polpetta abbastanza appetitosa e il caso di Saverio lo è. Cagnaccio metterà subito all’opera la sua giornalista di nera o il suo cane da punta Irene Milani, da lui soprannominata Smilza o Smortina. Le informazioni che saltano fuori convinceranno Libera a partire di nascosto con la madre Iole, estroversa, stravagante e prepotente ex figlia dei fiori con velleità amorose, verso la Calabria, in un avventuroso viaggio sulle tracce della verità che l’aiuterà a chiarirsi le idee ma anche ad arrivare a mettere la parola fine alla più dolorosa fase della sua esistenza.
La nostra rossa o Julianne Moore del Giambellino (così chiamata proprio per il fulgore della sua chioma) è un personaggio speciale, figlia di Iole e mamma di Vittoria, quasi schiacciata tra due donne dalla personalità molto forte, importante. Lei è più fragile, più insicura. Ma lo è veramente? Come giovane vedova con una bambina da crescere ha preso tante botte dalla vita. Sua madre, quando lei era piccola, la trascurava, inseguendo la sua libertà. Sua grande figura di riferimento nonno Spartaco, il colto ferroviere che sapeva il vocabolario a memoria, ma ora non c’è più da anni. Libera sembra in attesa, come se avesse premuto il tasto “pausa” della sua vita. Spesso incerta, non riesce a parlare, a spiegarsi, ad aprirsi, ma quando vuole sa tirare fuori grinta e coraggio quanto basta. E se se in futuro dovrà affrontare nuove esperienze, nuovi interessi, saprà farlo.
Ancora una volta Rosa Teruzzi fa centro con una storia che convince e intriga, allo stesso tempo dura e delicata e, con una sana dose di intelligente ironia, continua a far vivere alla grande i suoi tre ormai irrinunciabili personaggi: Iole, Libera e Vittoria. Felici lo stesso, benché sfumate stavolta, le comparsate dell’amico-corteggiatore cuoco e del suo cane, ma vuoi mettere, caro lettore, l’atmosfera di una riunione d’indagine in un gelido e umido agosto milanese dove domina il profumo di polenta coperta di parmigiano messo a confronto con i magici spunti calabresi soffusi di sole e di profumi che fanno sognare?

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.