La Debicke e… Naviganti delle tenebre

Carlo Mazza
Naviganti delle tenebre
edizioni E/O, 2018

Dopo Lupi di fronte al mare e Il cromosoma dell’orchidea, torna in scena il massiccio, ombroso e granitico capitano dei carabinieri Bosdaves, qualche incomprensione familiare ancora da risolvere ma finalmente in dirittura d’arrivo con la promozione a maggiore, in un romanzo cupo che rivede come palcoscenico la sua Bari. Una Bari sempre più difficile da gestire, con i contrasti legati all’epopea dei migranti, sotto costante attacco della criminalità che ne approfitta senza scrupoli e riesce a infiltrarsi dappertutto, con lucida malvagità e senza far sconti a nessuno. Fulcro e fil rouge della storia, ambientata nei rumorosi e festaioli giorni di San Nicola, simbolo di universale e spirituale messaggio di salvezza, è l’indagine affidata al capitano Bosdaves sulla scomparsa, o meglio il rapimento, di Samira Estifanos, quarantenne etiope, brava e bella donna che gestisce un banco di pesce alla Vucciria e unica sopravvissuta alla strage della sua famiglia. Ma l’indagine in realtà sarà doppia perché rimanda anche al cold case collegato a quella strage, un vile attentato di matrice estremista alla palestra di una scuola che risale a più di vent’anni prima.
Bosdaves si muove con la discrezione chiesta dal suo superiore, avvalendosi della pignola professionalità del veterano tenente Sallustio, comandante del Norm. Samira è stata rapita davanti alla porta di casa sua. Il giorno dopo i vicini hanno trovato la porta aperta e la sua borsa intonsa e abbandonata per terra. La perquisizione dell’appartamento, un bilocale ordinatissimo, e il rinvenimento di una copia del Cantico dei Cantici, lei era cristana copta e profondamente credente, con alcune pagine segnate, fanno pensare a un recente amore. Bisogna cercare il rapitore tra gli immigrati, certo, ma anche scavare più a fondo nella vecchia storia della strage dove qualche particolare non quadra. L’indagine allora fu chiusa troppo in fretta. E per farlo al meglio e riuscire a sbrogliare l’intricata matassa, servirà il disinvolto approcci dell’amico Ermanno, donnaiolo, cronista locale che un infarto ha semipensionato e di Martina, intrigante bisex, fatto che non esclude tentazioni amorose. Tra i tanti coloriti personaggi della storia, un cinico e brutale faccendiere, un vice parroco molto ma molto particolare, una donna profondamente infelice, amante di un sanguinario capoclan paraplegico e un intellettuale inquieto ossessionato dalla smania di espiazione. Un’umanità alla deriva popola questo denso e irrituale romanzo criminale, con qualcuno che intende far scontare antichi e ambigui crediti morali, quando qualcun altro solo per affetto aveva coperto la loro colpa mentre l’altro, il manipolatore, il vero deus ex machina, aveva sperato di redimersi, dedicandosi ai reietti africani della terra.

Carlo Mazza è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Ha lavorato in banca per trentotto anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale. Con il personaggio di Antonio Bosdaves ha pubblicato per la collezione Sabot/Age i polizieschi Lupi di fronte al mare (Edizioni E/O 2011), incentrato sulle relazioni tra politica, finanza e sanità, finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012 e tradotto in lingua spagnola dalle Ediciones Seronda, Il cromosoma dell’orchidea (Edizioni E/O 2014), imperniato sui crimini ambientali, il racconto Valetudo, inserito nell’antologia Giochi di ruolo al Maracanà (Edizioni E/O 2016), e ora il romanzo Naviganti delle tenebre (Edizioni E/O 2018).

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