La Debicke e… Il secondo cavaliere

Alex Beer
Il secondo cavaliere
Edizioni e/o, 2018

Ambientato in una Vienna dissanguata, impoverita e in mano alla borsa nera dopo la drammatica sconfitta subita nella Prima guerra mondiale, Il secondo cavaliere è allo stesso tempo un bel romanzo storico e un buon thriller. La copertina del romanzo di esordio di Alex Beer, pubblicato in Italia da e/o, raffigura una bella e suasiva foto d’epoca del Café Central di Vienna, il famosissimo locale aperto nel 1876 nel cuore del Primo Distretto, fra Santo Stefano e il Rathaus, che fu per anni il principale luogo di incontro di letterati e artisti. E non solo: fra i suoi più celebri clienti si annoverano anche Trotsky, Lenin, Freud e un giovane Hitler avviato verso il suo diabolico futuro. Il romanzo di Alex Beer comincia nel tardo autunno del 1919. Siamo a pochi mesi dalla fine della Prima Guerra Mondiale, la pace di Versailles ha sancito la fine dell’Impero austro-ungarico e la proclamazione della Repubblica Socialdemocratica. La grande Vienna, la gloriosa ex capitale di un millenario impero, è affamata e in rovina. Una grande città, invasa da migliaia di senzatetto, da reduci che riparano in caritatevoli e fatiscenti sistemazioni, da orfani, da vedove che non sanno come sfamare la famiglia e da donne costrette a prostituirsi per sopravvivere. Una città ancora dominata del secondo Cavaliere dell’Apocalisse, apportatore di Guerra, ma in cui si prepara a giungere anche il terzo, quello della Carestia: allignano miseria, fame, freddo, rabbia sociale, mentre la popolazione, priva di casa, cibo, legna, carbone, medicine, cova grande frustrazione per la disfatta e il crollo dell’Impero austro-ungarico. Tutti vorrebbero andarsene. Emigrare è un sogno, meglio se in Sud America, mentre i trafficanti che vendono alla borsa nera generi di prima necessità si arricchiscono immensamente. E nel 1919, durante quei primi frenetici e slegati mesi della neonata Repubblica democratica austriaca, il Café Central è uno dei pochi posti dove si serve ancora del vero caffè. Ma nella città in miseria, in quel gelido e disperato autunno del dopoguerra, solo la casta privilegiata dei nuovi ricchi può permettersi di sedere ai suoi tavoli. Nuovi ricchi come Veit Kolja, il re della borsa nera. La polizia cerca di incastrarlo, il nuovo governo socialdemocratico chiede lo smantellamento del fiorente mercato clandestino che vende di tutto, dai vini alle medicine, ma Kolja è troppo astuto per farsi prendere con le mani nel sacco.

Il romanzo si apre con l’omicidio di un reduce della Prima guerra mondiale, Dietrich Jost: l’assassino gli ha sparato alla testa in un bosco alla periferia della città cercando di farlo apparire un suicidio. A indagare sul fatto viene inviato l’ispettore di polizia August Emmerich che con il giovane Winter, assistente alle prime armi, stava pedinando un borsanerista. Emmerich, che non lavora alla sezione Omicidi ma vorrebbe riuscire a farne parte, è cresciuto in un orfanotrofio: mentre pedina Kolja scoprirà che era un suo vecchio amico d’infanzia. Emmerich ha combattuto nelle trincee, ha una gamba martoriata da una scheggia di granata che lo costringe a cercare sollievo nelle compresse di eroina. Ha una compagna, Luise, che ama teneramente e vive con lei e i figli, ma il destino vorrà altrimenti…

August Emmerich spera di risolvere il caso di Jost. La guerra aveva fatto di lui un handicappato, cosa che non quadra con il suicidio e invece fa pensare a un omicidio. E un secondo successivo strano suicidio, seguito da un terzo, lo allarmano, perché scoprirà che i tre uomini facevano parte della stessa compagnia, sotto accusa per essersi macchiata di atroci delitti contro i civili durante la guerra. Ma rimestare nel torbido è molto pericoloso, tanto che intestardirsi a mandare avanti l’indagine, anche a costo della propria reputazione, finirà con il costringerlo ad agire da fuggiasco. Solo con l’ appoggio del borsanerista Kolja e del giovane Winter potrà affrontare la mano armata dell’assassino e, a costo della vita, finire per scoprire la verità.

Vienna è la degna cornice del romanzo: con i suoi meravigliosi boschi intorno, depredati da chi tagliava legna per riscaldarsi, con i suoi locali storici, le sue zone malfamate, gli ospedali, la Fortezza, l’enorme sotterraneo con il segretissimo quartier generale della borsa nera, le grandi sale dell’Hofburg, dove la vita continuava come prima ma solo per pochi. Dove vesti di lusso e abiti da sera si contrapponevano scandalosamente a migliaia di uomini, donne e bambini affamati e denutriti, ogni giorno in cerca di cibo per sopravvivere, stremati dalla malattia, dall’inedia, dal freddo, dalla tubercolosi e dall’alcolismo.

Quando il destino lo priverà di tutto, August Emmerich troverà asilo per qualche giorno in casa di Winter, nell’immensa residenza nobiliare con tante, troppe stanze ormai vuote e invase dal gelo, salvo un piccolo appartamento del palazzo, dove si è rifugiata la nonna di Winter, unica sopravvissuta della famiglia all’epidemia di spagnola. Una vecchia signora di altri tempi, tipica rappresentante della Finis Austriae che tenta di resistere alla fine del suo mondo, del suo imperatore, della sua ricchezza e dei suoi privilegi. A simbolo del nuovo secolo che avanza, l’autrice sceglie invece il Modernismo viennese, rappresentato dal “palazzo senza sopracciglia” di Adolf Loos, nella Michaelerplatz, odiato da Francesco Giuseppe, ma tuttora privilegiata meta dei conoscitori della grande architettura novecentesca.

In attesa di nuove avventure di August Emmerich, grazie ad Alex Beer per l’attenta e fedelissima passeggiata storica (densa di luoghi e fatti) con gli inediti particolari economici, sociali e di costume che ricostruiscono la durissima fase del dopoguerra della Prima Guerra Mondiale vissuto dei viennesi, innocenti vittime di una sconfitta e della caduta di un mito, quello della potenza imperial-regia su cui il mondo austriaco si era retto per secoli.

Alex Beer è lo pseudonimo di Daniela Larcher, nata a Bregenz, in Austria, nel 1977. Ha studiato archeologia a Vienna, dove vive. Il secondo cavaliere è il suo primo romanzo: bestseller in Austria e Germania con Penguin-Random House, è in corso di traduzione in dieci lingue tra cui l’inglese con Europa Editions.

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