La Debicke e… Leonardo da Vinci deve morire

Christian Gálvez
Leonardo da Vinci deve morire
Newton Compton, 2018

Un caso editoriale in Spagna, che preannuncia il 2019 e i cinquecento anni dalla morte del grande e versatile genio italiano, colui che a ragione si può definire “l’uomo immagine del Rinascimento” per eccellenza.
Europa, seconda metà del XV e primo ventennio del XVI secolo. Mentre soffrendo, stringendo alleanze e combattendo, Spagna, Francia e Inghilterra si avviano lentamente verso l’unificazione nazionale, la religione, ma anche il potere e l’ansia di espandere i confini rendono la situazione politica estremamente instabile. Nella penisola italiana gli Stati sono frammentati e perennemente coinvolti in conflitti territoriali tra loro. Venezia, a prezzo di sangue e in virtù della sua flotta, riesce a conservare la sua gloriosa indipendenza oligarchica repubblicana, mentre il papato cerca di far valere la sua forza. Solo i Medici si distinguono tra i signori italiani. I Medici infatti, supportati dalla ricchezza della potente multinazionale costruita da Giovanni de’ Bicci ed espansa da Cosimo il Vecchio, nonno del Magnifico, fino ad allargarsi in tutta l’Europa, sono gli unici che mirano a fare di Firenze la capitale di uno stato. Ma, anche se guerre e divisioni piagano la penisola, il periodo storico vede una grande esplosione dell’arte in tutte le sue più ampie manifestazioni.
E sarà proprio a Firenze, in quella città che all’epoca, in virtù del colto mecenatismo mediceo, stava diventato l’epicentro del Rinascimento culturale, che una lettera anonima accuserà di sodomia il giovane Leonardo da Vinci, astro nascente nel panorama artistico locale, e tre suoi coetanei di differenti classi sociali.
La biografia romanzata di Gálvez è impostata su una carrellata di flash back. L’incipit, funereo e possente. è la morte del grande maestro a Blois, a fianco del suo ultimo mecenate, Francesco I, re di Francia.
Leonardo da Vinci deve morire è un romanzo che ci mostra il lato più vulnerabile del grande artista italiano, che prova a spiegarci cosa deve essere stato per lui sopportare il peso della sua fama di genio e continuare ad esserlo nonostante le avversità. Come molti sanno, Leonardo, primogenito illegittimo del notaio Ser Piero da Vinci e di una servente, bambino intelligente e curioso, crebbe a Firenze nella casa paterna, con il padre e la matrigna e, dimostrando presto spiccata attitudine al disegno, fu introdotto da ser Piero nella bottega/laboratorio del Verrocchio il più famoso pittore del suo tempo. Con gli anni l’allievo arrivò a superare il maestro ma. oltre a dipingere e a dedicarsi alla scultura, fino ai ventiquattro anni Leonardo si immerse in studi di anatomia, in costruzioni scientifiche e ingegneristiche e, azzardando esperimenti, in funambolesche invenzioni. Si dice che la ragione per cui Leonardo Da Vinci scriveva da destra verso sinistra fosse un metodo per rendere incomprensibile agli estranei il suo lavoro. In realtà Leonardo si serviva di un’insolita scrittura speculare (come gli arabi, tanto da farlo ritenere persino eretico) e spesso cominciava a scrivere dall’ultimo foglio per poi arrivare al primo. Per questa sua caratteristica si arrivò addirittura a definirlo “scrittore del diavolo”. In realtà, si trattava solo del suo modo. I neurologi infatti hanno dimostrato che la sua era un’abitudine acquisita nell’infanzia, abitudine naturale per i mancini che, come Leonardo, non sono stati corretti. Scriveva anche con calligrafia “normale”, ma con minore facilità e soprattutto in casi dimostrativi, come per esempio per illustrare alcune carte topografiche. Ma la sua bravura e duttilità in ogni campo scatenò invidie e gelosie nel suo ambiente, dove essere un artista arrivato significava fama, potere e grande ricchezza. Qualcuno quindi voleva eliminare un rivale scomodo.
Leonardo scoprì a sue spese che quando si tenta di raggiungere il successo è bene non fidarsi di nessuno. Certo è che ci fu la famosa accusa di sodomia. Ma chi fu ad accusarlo? Per quale motivo? E qui l’autore, per dar maggiore sapore alla parte fiction, cita prigione, interrogatori, torture e turpi sopraffazioni e angherie dei carcerieri fino all’assenza di prove a sfavore e la successiva scarcerazione, anche per l’intervento di Lorenzo de’ Medici, ma ingigantisce la realtà storica, falsandola. Comunque l’accusa prostrò Leonardo sia nel corpo che nello spirito. Con la reputazione compromessa, abbandonò Firenze verso nuovi orizzonti dove dimostrare il suo geniale talento. Secondo Gálvez andò prima in Catalogna, a cercare certe leggendarie origini della sua famiglia, e si fermò nell’abbazia di Montserrat, dove allora era abate Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II, ma, costretto ad allontanarsi anche da là, si recò a Milano, alla corte degli Sforza, per tanti anni sua seconda patria. Tornerà anche a Firenze e sarà al servizio di Cesare Borgia durante la sua sanguinosa e infuocata parabola nella penisola.
Seguendo gli eventi bellici farà ritorno a Milano, e poi ancora a Firenze e andrà a Roma.
Christian Gálvez dà vita a un romanzo ricco di avventura e suspense, senza snaturare la biografia dei vari personaggi che ci fa incontrare, quali Lorenzo de Medici, Girolamo Savonarola, Ludovico Sforza, il Machiavelli, Cesare Borgia, Raffaello e Michelangelo Buonarroti, e scrive una specie di guida per viaggiare in una fase del Rinascimento, inserendo molti dati storici veri o plausibili, utili per approfondire sia l’arte che la politica di allora. Certo non sapremo mai se Michelangelo abbia veramente avvertito Leonardo che a Roma per lui tirava una brutta aria. E neppure quale possa essere stata la menzogna di Botticelli. L’interpretazione però, o meglio dire il ritratto biografico che Gálvez fa di Leonardo da Vinci, rende più intrigante la storia. E infatti Gálvez, ovviamente con la fantasia, ricostruisce i dialoghi, i pensieri, i sogni mancati del magnifico artista che danno un senso a tutto quello che egli è riuscito a fare e a quello che avrebbe voluto fare, e regala un tributo alla figura di un genio che ha lasciato al mondo una straordinaria eredità scientifica, artistica e culturale.
Libro interessante, che porta alle luce tante ombre a cui è stato esposto il grande maestro. Amico dei suoi amici, uomo solitario ma divertente, ironico, duttile… Il passato lo perseguitava, mentre il futuro era in continuo mutare per non volersi mai sottomettere a dogmi consolidati. E la verità è sempre difficile da distinguere chiaramente, persino per il più grande genio di tutti i tempi.
Oggi possiamo affermare che tutti ammirano il genio, ma pochi conoscono e conoscevano l’uomo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.