La Debicke e… Sola nell’auto

Patrizia Calamia
Sola nell’auto
Bertone, 2018

30 gennaio 2017: nell’alba lattiginosa di Firenze, in via Lupo, una traversa di Lungarno Serristori, viene ritrovato il cadavere di Linda Donati. una tredicenne di buona famiglia, nella Porsche rossa intestata al padre, noto manager bancario cittadino. Linda è stata strangolata (ma non violentata), ciò nondimeno sul cadavere si trovano tracce biologiche che presumibilmente appartengono all’assassino. Le indagini vengono affidate al commissario Cosimo Cavaliero che, affiancato dalla collega e criminologa ispettore Monica Quanti, intraprende un formale interrogatorio dei famigliari. I genitori della vittima sono divorziati, il padre è single, la madre si è risposata e ha avuto un bambino dal secondo marito. Quando le analisi del DNA dimostrano che la traccia biologica riscontrata sul corpo della ragazzina appartiene al padre, il caso sembra risolto. Ma Monica Quanti non è d’accordo. Perché un padre evidentemente molto affezionato alla figlia, della quale condivideva l’affidamento con la ex moglie e che non aveva mai mostrato turbe comportamentali, avrebbe commesso un delitto tanto efferato? Lasciando poi Linda così esposta, adagiata sul sedile posteriore della sua auto, con un’inconfutabile e incriminante traccia biologica, quasi una firma, o peggio un’autodenuncia? Insomma pare tutto troppo artefatto, quasi un segnale in codice, un avvertimento voluto dal vero assassino in modo analitico e premeditato. Tanto dice e fa, che riesce a convincere e coinvolgere il commissario Cavaliero e, con il suo appoggio, anche il questore, a esplorare una seconda linea di indagini che mirano ad allargare il tiro. Andando a scavare negli archivi informatici italiani, la Quanti riesce a trovare alcuni casi analoghi, figlie adolescenti uccise e ritrovate con inequivocabili tracce biologiche all’interno dell’auto paterna. Tracce che automaticamente hanno incriminato i padri. Elemento inconfutabile che accomuna tutti i casi e che non si riesce a spiegare. E se invece si trattasse di un unico assassino? Della premeditata macchinazione di un diabolico killer seriale? Monica Quanti, anche lei madre di una figlia adolescente, non si arrende, annota tutti i particolari, li sviscera, richiama alla mente elementi di profiling anche di casi oltreoceano per riuscire a individuare chi potrebbe essere dietro a quei delitti e perché.
I pochi e brevi tratti di leggerezza nella trama non allentano la morsa di questo thriller psicologico a tinte fosche, che riesce a privarsi crudelmente anche di una conclusione consolatoria ma che, a mio vedere, ogni tanto, invece di inquadrare l’indagine per il lettore, si perde un po’ per strada e sarebbe stato avvantaggiato da un’impostazione narrativa più rapida e stringata.

Patrizia Calamia, nata a Roma, vive a Trieste insieme al marito e ai due figli, conciliando lavoro, passione per il tango e scrittura. Ha pubblicato diversi romanzi. Sola nell’auto è il suo primo romanzo per Bertoni editore.

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