La Debicke e… Ciak: si uccide

Emilio Martini
Ciak: si uccide. Le indagini del commissario Berté
Corbaccio, 2019

La telefonata in mezzo alla notte del sovrintendente Parodi, che sveglia Bertè e Marzia a Milano, dove sono in vacanza post natalizia e impegnati nel restauro dell’appartamento di famiglia, è peggio di una condanna. Perché, caschi il mondo, il nostro lungocrinito commissario Bertè deve correre immediatamente per affrontare le indagini legate a una rapina con morto in una villa di Lungariva, lasciando Marzia a intrattenere l’idraulico. Tutto un gran pasticcio che per il nostro crea almeno un diversivo a cui pensare. Infatti quella notte era partita decisamente male. Berté non stava certo dormendo, dopo la brutta notizia ricevuta poco prima, sempre per telefono, che ribalta le sue speranze di tornare finalmente a Milano: per colpa di un disgraziato cambio al vertice della questura milanese, sembra destinato a rimanere bloccato nel suo lavorativo esilio ligure (un esilio quasi dorato, ma non importa). Partenza al volo, dunque, con la sua scassata carretta per fortuna appena ripresa dal meccanico, e Marzia lo raggiungerà appena possibile… Al suo arrivo a Lungariva, nemmeno fosse tratto da un manuale di giallo classico, si trova davanti un granguignolesco orrido delitto ambientato nell’idilliaca cornice di una bella villa immersa nel verde costiero della prima collina ligure. Dico granguignolesco perché il corpo di una bella e giovane donna giace scompostamente in un lago di sangue, la testa è stata tranciata a colpi di katana (affilatissima spada rituale giapponese) e appoggiata a terra poco lontano, offrendo l’orrido effetto ottico di un macabro sostegno di una parrucca. I gioielli che portava sono spariti, come il denaro dalla borsa, il cellulare e i computer suoi e dei suoi due collaboratori che erano usciti insieme. La vittima, Paola Olgiati, nota regista, sceneggiatrice di una serie televisiva di successo e scrittrice di romanzi rosa, era stata riaccompagnata a casa intorno alla mezzanotte dal suo manager dopo una cena all’Hotel Miramonti, ospiti del produttore Cazzaniga. Alla cena, tra gli altri, partecipavano anche due attori della serie. Potrebbe trattarsi di un furto finito male, ma la faccenda puzza, troppi particolari non quadrano. Difficile che un ladro, avendo a disposizione per ore una casa vuota da svaligiare senza correre rischi, abbia atteso proprio il rientro di qualcuno. Berté infatti pensa ad altro. Un colpo di follia o un delitto su commissione? Considerando le modalità, parrebbe proprio opera di un assassino di professione. Un’esecuzione vera e propria, magari addirittura di Cosa Nostra?
Con una girandola di potenziali colpevoli a disposizione, le giornate di Berte si allungano affannosamente. Paola Olgiati stava cercando di portare in scena, in un film, una nuova opera di denuncia, completamente diversa da quanto aveva fatto in precedenza, forse anche per riscattare lontani e drammatici risvolti familiari. Possibile che questo progetto possa avere un legame con la sua morte? Ma per il povero Bertè i problemi non finiscono qua e la situazione si ingarbuglia inchiodandolo alla scrivania, perché il Pubblico Ministero con cui si è sempre trovato bene sul lavoro, la dottoressa Graffiani, è scomparsa senza avvertire nessuno. E bisogna ritrovarla. Possibile che ci sia un legame con l’atroce omicidio?
Unico porto e pilastro sicuro Marzia, tornata in treno a Lungariva, che governa con serenità i suoi dubbi e nelle brevissime fughe tra le mura domestiche lo rifocilla sia fisicamente che mentalmente.
Bertè indaga: davanti a lui passano attrici, attori, sceneggiatori e produttori sciorinando le loro storie vere e menzognere. Scopre vecchie e nuove relazioni incrociate, tradimenti, pseudo ricatti, meravigliose vecchie e grandi amicizie che forse il tempo ha logorato, compromesso, doppi giochi, pericolosi intrighi passionali. Alcuni particolari cominciano a saltar fuori… sembrano importanti, ma poi svaniscono come bolle di sapone, altri si precisano. Forse?
Insomma saltabeccando qua e là Bertè si fa le pulci addosso, teme di non essere all’altezza, di non farcela a venir fuori dalle rogne di quello che pare un delitto perfetto. Si accusa, si pone dubbi, si fa domande, deve scartare per forza una serie di ipotesi che gli si sgretolano in mano fino a quando la sua squadra, la perseveranza e la coesione di tutti loro porterà a intravedere la meta…
Ben ritrovato commissario Bertè, la sua coda e i suoi azzeccati coprotagonisti di un giallo sicuramente tra i migliori della saga. Funziona e stuzzica a ogni pagina e i pensieri di Bertè e della sua “Bastarda” ben di sposano con l’affetto vero dedicato a Marzia, sua perfetta compagna e sicuro sostegno morale sempre. Un’indagine classica che, se riesce a far scoprire tanti inconfessabili debolezze e segreti, ci mostra anche tutti i pregi e gli umani difetti di Berté.
Stavolta dimentichiamoci il surplus dei racconti, rimpiazzati dalla storia romanzata e abbozzata da Paola Olgiati, poi senza darci respiro ci avviamo alla conclusione più amara che dolce della storia. Però parafrasando un celebre testo di Giorgio Gaber gridiamo a gran voce: ma per fortuna che c’è …la Marzia!
Libro da leggere ma certamente con molto maggior piacere se si sono già letti anche gli altri della serie, per sentirsi ormai quasi parte della squadra Berté.

Emilio Martini sono Elena e Michela Martignoni – e ho detto TUTTO!

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