La Debicke e… Il bacio della mantide

Roberto Mistretta
Il bacio della mantide
Fratelli Frilli, 2019

Frutto di una corposa e sostanziale rivisitazione del precedente Il diadema di pietra, completamente riscritto e in parte aggiornato per concedere maggiore e meritato spazio alla figura del Maresciallo Bonanno, Il bacio della mantide merita un occhio di riguardo anche perché, afferma Roberto Mistretta, è il prequel di La profezia degli incappucciati, romanzo che quest’anno ha vinto il Premio Tedeschi del Giallo Mondadori.
La mantide in questione è la perfida e intrigante Agatina Barresi, detta la Catanisa, sposata con il professor Cristenzio Marchiafava, rampollo di una ricca famiglia nobiliare di Villabosco, proprietario di uno sfarzoso palazzo barocco nel centro storico. Agatina è una bella e prestante rossa trentanovenne dai capelli corti che, dopo essersi illusa per tre anni di poter dare l’ambìto erede al marito, ha dovuto accettare la realtà: non avrebbe mai potuto avere figli. Tuttavia la convivenza tra marito e moglie era andata avanti, senza grandi voli pindarici, anzi con esoticheggianti e rischiosetti peccati dell’est da parte di lei e frequenti assenze di lui per soggiorni “di lavoro” nella magione di campagna. Ma sempre ufficialmente insieme, per riguardo alle apparenze. Fino a quando Agatina la Catanisa, durante una fredda serata imbiancata da un invernale velo di neve, spara due colpi di pistola contro il marito. Pare quasi un dispetto al maresciallo Saverio Bonanno, impegnato in un romantico (e luculliano) invito a cena nella vicina abitazione della seducente Rosalia Santacroce, la nuova assistente sociale. Naturalmente quelle inconfondibili esplosioni guastano irrimediabilmente il perfetto e tenero clima di comprensione creatosi tra i due piccioncini in amore e costringono Bonanno a chiedere a Rosalia di telefonare al 112, mentre lui si precipita in maniche di camicia, nonostante il gelo, nel palazzo poco distante, dove trova il professore sanguinante colpito alla spalla da un colpo di pistola. La storia che gli viene propinata è che la signora, nel pulire la pistola…
Ma Bonanno, che per principio detesta la gente altezzosa e prepotente, a maggior ragione se questa gente crede di avere i santi in paradiso, ascolta invece il suo intuito. E quello gli dice che la faccenda del ferimento fatto passare per incidente puzza. Insomma non quadra proprio, tanto che lui va avanti dritto come un fuso seguendo il suo naso, insofferente delle pastoie gerarchiche e burocratiche, spalleggiato per fortuna dal nordico, efficiente e modernissimo brigadiere Stoppani e coperto dalla ruvida ma vigile bonomia del procuratore Provenzano. Contro tutto e tutti. Anche se, per vergogna e coscienza sporca, il professor Marchiafava dal letto d’ospedale sostiene la favola della consorte. E dall’alto si mettono bastoni tra le ruote investigative di Bonanno. Ciò nondimeno gli ostacoli, la presunzione dei superiori e il piano perverso della mente crudele di una mantide non l’avranno vinta su Bonanno, esaltato dalla complice e rassicurante tenerezza di Rosalia.
Ma quando i suoi peggiori presentimenti si avverano, sotto forma di un delitto infame, Bonanno non si tira indietro: c’è il buon nome dell’Arma da tutelare e la pistola d’un carabiniere da ritrovare. Lo spirito di corpo, facendo scordare i dissapori, stringe i ranghi dell’arma. Una pistola ha sparato uccidendo chi ha incontrato sulla sua strada: siciliani ma anche albanesi. Ma quale mano o mani hanno premuto il grilletto? A Bonanno spetta sbrogliare la matassa, con l’atroce barbarie della guerra civile balcanica che fa da cornice a un angosciante mosaico che predica la violenza sui più deboli anche sotto il cielo siciliano. Un mosaico che si insinua di prepotenza nella vicenda e ci costringe a seguire la tragedia di un ragazzino kosovaro, Mishna, costretto in fretta e furia a diventare adulto per colpa di belve senza scrupoli che stuprano, saccheggiano, uccidono senza mai volgere lo sguardo al cielo. Mishna sa di dover recuperare un paio di stivali e di dover completare la sua missione, ma non potrà mai recuperare la sua innocenza o dimenticare. Toccante e struggente l’immagine finale di Mishna vittima, reso adulto dalla vendetta, mentre nella memoria collettiva di un popolo domina ancora la grandezza rinascimentale di Scandberg. I veri cattivi saranno puniti, l’ombra del male sembra allontanarsi. Il cerchio si chiude.
Una straordinaria storia giallo noir, barbaramente intrisa di violenza ma anche di umana poesia.
Roberto Mistretta: nato morto in una domenica di settembre e riportato in vita dalle cure energiche di un medico di altri tempi, Roberto Mistretta avrebbe subìto “danni irreparabili al cervello” che lo portano a scrivere noir durissimi alternati a romanzi per ragazzi e saggi/interviste a siciliani perbene. Vive e lavora in Sicilia, a Mussomeli (CL), la Villabosco letteraria dei suoi romanzi. Con il protagonista Saverio Bonanno ha già pubblicato: Il maresciallo Bonanno, Il canto dell’upupa e Il bacio della mantide (Fratelli Frilli Editori). È anche autore dei volumi Giudici di frontiera. Interviste in terra di mafia (con introduzione di Giancarlo De Cataldo), Il miracolo di don Puglisi, Rosario Livatino. L’uomo, il giudice, il credente. È autore del radiodramma Onkel Binnu (Zio Binnu) sulla cattura del capomafia Bernardo “Binnu” Provenzano, mandato in onda con successo dalla WDR di Colonia, con attori professionisti tedeschi.

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